Di Maio e Salvini versus Boeri, ma i problemi sono altri

Pochi giorni fa il Presidente dell’INPS prof. Tito Boeri ha conquistato le prime pagine dei quotidiani, perché ha irritato i Vice Presidenti del Consiglio Matteo Salvini e Luigi Di Maio: avrebbe invaso un terreno che questi ritengono a Lui precluso. E non è la prima volta, dopo la visita all’on. Fico all’indomani della sua elezione a Presidente della Camera per perorare la sua tesi del ricalcolo dei vitalizi degli ex parlamentari e relative reversibilità, palesemente incostituzionale.

In verità l’affermazione di Boeri nella sua formulazione letterale, è di una banalità sconcertante. E’ infatti ovvio che se si abbatte e non si sostituisce la contribuzione obbligatoria si altera l’equilibrio del sistema.

Il fatto è che Boeri riferisce la sua affermazione solo alla platea dei lavoratori dipendenti extracomunitari regolarmente assicurati presso datori di lavoro che pagano regolarmente e integralmente la loro contribuzione.

Non si vede come dal punto di vista istituzionale del Presidente dell’INPS possa avere rilevanza lo status o l’atteggiamento del Governo in ordine al problema dei migranti che sbarcano in Italia. Se non che si tratta di mano d’opera giovane che versa e non riscuote (almeno per ora); ma allora il problema è un altro e non riguarda solo i migranti. Né ci possiamo accontentare dell’assioma che ci sono tipi di lavori che gli italiani non vogliono più fare e che i migranti fanno per necessità primarie.

In verità l’INPS potrebbe intervenire sulla riforma che ha sottratto l’attività ispettiva agli Enti previdenziali, riservandola all’INL, dal momento che il lavoro nero (purtroppo non è una battuta) dei lavoratori migranti raggiunge percentuali altissime. E non si ha notizia di miglioramento, ad esempio, della lotta al caporalato in agricoltura.

Ma potrebbe intervenire anche sull’organizzazione dell’Ente - dopo la incorporazione di altri Enti di previdenza obbligatoria – Ente che però avrebbe bisogno di una seria revisione delle sue competenze istituzionali e soprattutto di un’operazione di distinzione delle competenze assistenziali da quelle previdenziali fatta in concreto, da tutti auspicata e mai effettivamente realizzata.

Non è un esercizio di revisione estetica, ma addirittura di attuazione in concreto della Costituzione nella parte che definisce i diritti dei lavoratori e le loro caratteristiche e soprattutto il principio che riserva al Fisco e non alla contribuzione il finanziamento dell’assistenza. 

Il passaggio alla corretta e legittima applicazione del principio di solidarietà è consequenziale. 

Dalla lettura della relazione Boeri, specie nel capitolo dedicato alla Inconsapevolezza demografica non sembra scontata la distinzione delle fonti di finanziamento sopra accennata, anzi sembra proprio sostenersi la situazione attuale. Basti pensare che non si accenna minimamente all’incremento demografico strettamente connesso all’applicazione dello ius soli che continua ad essere relegato a strumento di propaganda elettorale o di polemica politica endopartitica.

Ed infine una iniziativa del genere non può certo essere affidata a un soggetto istituzionale con una governance sostanzialmente monocratica anche se si autodefinisce professionista della protezione socialenell’afasia totale del Parlamento e delle parti sociali. Eppure si tratta di una riforma che non costa, dal momento che i soggetti interessati sono tutti all’interno dell’INPS.

Ci sarà pure un problema di competenza istituzionale, ma almeno è dato sapere se e quando si affronterà il problema? Che non può ridursi a una disputa fra tifosi a favore o contro la prof.ssa Emma Fornero.