Risale la fiducia degli europei per paura di perdere stabilita'

L’Unione Europea è divenuta un terreno di scontro. Non tanto, comunque: non soltanto, in ambito europeo. Fra i diversi Stati nazionali. Ma anche al loro interno. I confronti e le divisioni politiche, infatti, si stanno sviluppando sempre più e soprattutto lungo questo asse.

Fra sostenitori e oppositori della prospettiva europea. Europeisti contro euroscettici. E il confronto è destinato ad acuirsi e a divenire scontro, in vista delle elezioni Europee della prossima primavera. Quando si potrebbero affrontare due schieramenti. Il primo, europeista, intorno all’asse franco-tedesco, fra Macron e Merkel, allargato al PPE e ai socialdemocratici. L’altro impostato sul cosiddetto fronte sovranista e populista, guidato da Salvini e Marine Le Pen. E appoggiato dai Paesi della nuova Europa (orientale), legati al – e dal – gruppo di Visegràd.

Matteo Salvini: è divenuto il leader del fronte euro-scettico.

Per non dire eur-ostile. Verso l’Euro. E verso la Ue. D’altronde è il vice-premier, ma il premier di fatto, di un Paese fondatore, ispirato da padri fondatori, come Altiero Spinelli e Alcide De Gasperi. È comprensibile, anzi: inevitabile, che proprio per questo, Matteo Salvini – assai più di Luigi Di Maio – divenga una sorta di padre af-fondatore del progetto e dell’ideale europeo.

Perché la Lega di Salvini è un partito che viene da lontano.

Dalla prima Repubblica. Mentre il M5s è un “non-partito” che viene da vicino. Confluenza del disagio democratico degli italiani nell’ultimo decennio.

Eppure le opinioni degli italiani sul presente e sul futuro dell’Unione e, a maggior ragione, della moneta Europea, l’Euro, restano prudenti.

Contrastate e contrastanti. In una certa misura: contraddittorie. Come e più che in passato. Condizionate dalle preferenze politiche, ma anche dalle differenze demografiche.

In particolare, l’età. Quando si scende sotto i trent’anni, infatti, la fiducia nella UE sale. Fino al 60%. Quasi il doppio rispetto alla media della popolazione (36%).

Ma oggi i giovani, lo sappiamo, sono “una generazione senza frontiere”. Appena possono, partono. Per ragioni di studio, poi: di lavoro. E spesso non rientrano. Così il Paese diventa sempre più vecchio. Sempre più preoccupato del “Mondo che incombe”.

Del resto, come abbiamo già osservato e detto in passato: gli italiani, più che euro-scettici, sono euro-cinici. Euro-tattici. Si atteggiano verso la UE e verso l’Euro ostentando poca fiducia.

Ma non al punto di rischiare…l’abbandono. Perché non si sa mai… cosa potrebbe capitare alla nostra economia, ai nostri redditi, alla nostra condizione sociale e familiare se solo pensassimo di abbandonare. L’Unione e la sua moneta. Di affidarci alle nostre istituzioni, da sole. Di tornare alla nostra liretta. Allora meglio non rischiare. Meglio tenerci dentro la nostra insoddisfazione. Peraltro, giustificata. Perché la UE ha contribuito ad alimentare la nostra sfiducia. Il progetto europeo dei padri fondatori non si è mai compiuto. Più che una con-federazione, in grado di governare, la UE è rimasta sede di relazioni e negoziati fra governi nazionali. Più che orientare e decidere la “politica”, ha imposto le “politiche”. E dunque ha stabilito i limiti e le regole alle scelte degli Stati nazionali. Più che un “governo” è apparsa – e divenuta – un “apparato burocratico”. Anche per questo la fiducia verso la UE ha continuato a scendere.

Soprattutto dopo l’avvio della moneta unica. Bersaglio e capro espiatorio delle nostre preoccupazioni. Dal 57% nel 2000 la fiducia nelle istituzioni europee è, infatti, calata al 49% nel 2010. E poi è caduta, complice la crisi. Fino al 29- 30%, dopo il 2014. Tuttavia, negli ultimi 6 mesi, dopo le elezioni, è risalita. Non per caso. Per reazione. Perché il successo dei partiti euroscettici, come la Lega, Fi e lo stesso M5s, hanno fatto temere il peggio. Cioè: l’effettivo distacco dall’Unione.

E dunque: la crisi, se non la fine, della UE. Così la fiducia nella UE è risalita quasi di colpo. Fino al 40%, nello scorso maggio. Oggi si è ridimensionata al 36%. Ma si tratta ancora del livello più alto negli ultimi 4 anni. Gli stessi partner di governo, Salvini per primo, hanno stemperato i toni e gli intenti apertamente anti-europei. Sono divenuti più prudenti. Comunque, più ambigui. Euro-cinici ed euro-tattici. Come gli italiani.

Come i loro elettori. Che non amano la UE, tanto meno l’Euro.

Ma a uscirne proprio non ci pensano. Figurarsi. Lo spread, i mercati e tutto il resto. Cosa ci potrebbe capitare? Così, l’ipotesi di uscire dall’Euro-moneta è accolta positivamente da una minoranza di cittadini. Che negli ultimi tempi è divenuta ancor più minoritaria. Fino a 2 anni fa, infatti, questa prospettiva era considerata positivamente da circa un terzo di italiani. Una componente che oggi si è ridotta ulteriormente. A un quarto. Tre italiani su quattro, dunque, non vogliono proprio “uscire dall’euro”.

Anche tra gli elettori dei partiti più critici verso la UE – Lega e M5s – prevale la prudenza. I due terzi della loro base, infatti, preferiscono non rischiare. Solo gli elettori di Forza Italia sembrano aver accentuato il distacco verso la UE. Un atteggiamento che riflette la contraddizione del Capo. Da sempre “diviso”, fra la denuncia della “cospirazione internazionale” e la ricerca di legittimarsi come leader “moderato”. Coerente con l’orientamento dei Popolari europei. Dopo il crollo elettorale – e post-elettorale – i suoi elettori sono rimasti in pochi. E tra di loro è cresciuto il risentimento.

Tuttavia, una larga maggioranza di italiani pensa ancora che sia meglio restare. Tenersi l’Euro.

Perché tornare alla vecchia, cara liretta potrebbe costarci molto, molto caro. E scivolare a Est, verso e oltre Visegràd, potrebbe essere – sarebbe – fatale. Una via senza ritorno. Così continuiamo ad essere “europei nonostante”.

“Nonostante” la UE non ci piaccia e l’euro ancor di meno. E – anche per questo – nella UE contiamo poco. Mentre la UE, a sua volta, continua a contare poco nella nostra visione politica e sociale. Agli occhi degli italiani: è un vincolo, un rischio che incombe. Di certo, non una patria.

In fondo, com’è possibile riconoscersi cittadini dell’Euro(pa)?

 

*La Repubblica 23-9-2018