Rifiuti, basta dire NO. L’esempio di Berlino

Nel paese modello della gestione dei rifiuti e sede del più forte movimento ambientalista del mondo si producono ogni anno 50 milioni di tonnellate di rifiuti: l’80% di essi viene recuperato. Una quota minima va in discarica. Dell’80% recuperato, il 70% è riciclo, il 10% va nei termovalorizzatori (inceneritori) per produrre vapore o energia utili.

 Il modello tedesco

Il modello tedesco è comune all’intero Nord Europa dove sono in operazione oltre 500 inceneritori. Berlino produce 1 milione di tonnellate di rifiuti e manda negli inceneritori più della metà di essi. Dalla termovalorizzazione guadagna anche risparmi sulla tariffa energetica.

Roma e Napoli producono quantità eguali ma, senza termovalorizzatori sufficienti, smaltiscono prevalentemente in discarica (tra cui quelle abusive) o con il trasferimento costoso dei rifiuti all’estero e al Nord.

Il ciclo dei rifiuti in Germania (con un gran numero di termovalorizzatori) è il fiore all’occhiello dei Verdi tedeschi che hanno contribuito a decidere una delibera europea “waste to energy” (rifiuti per l’energia) che la Germania applica alla lettera. I Verdi tedeschi sono i più forti nel mondo anche per la loro politica sui rifiuti.

 I ritardi della sinistra italiana

E in Italia? Invece di copiare dagli ambientalisti tedeschi, la sinistra italiana, subalterna e fagocitata da un gruppetto di professionisti (senza voti ed esercito) dell’ambientalismo, da Roma in giù, si è fatta trascinare in una battaglia contro gli inceneritori (termovalorizzatori) e contro ogni modalità di “waste to energy” (rifiuti per l’energia) in nome di un’ideologia woohoo secondo cui “qualunque emissione in atmosfera, anche la più priva di qualunque inquinante, è da vietare”.

Mentre i Verdi tedeschi (e del Nord Europa) sono la parte più attiva nel promuovere il waste to energy, i Verdi italiani sono i più attivi nelle battaglie Nimby (“non nel mio giardino”) cioè del “No a tutto”, a partire dagli impianti che producono energia o combustibile per l’energia. Il no agli inceneritori è la bandiera di questo piccolo esercito di retroguardia dei Verdi italiani che ha conquistato la guida della politica ambientale dell’intera sinistra. E che ispira le politiche di governo del Pd laddove, ancora, guida le amministrazioni (Lazio, Campania e altre del Sud).

 L’ambientalismo perverso del M5S

I 5 Stelle, nel caso dei rifiuti, degli inceneritori e dell’ambientalismo straccione del “No a tutto” (No Tav, No Tap, No Triv ecc) non sono gli inventori del No. Sono gli eredi di un perverso ambientalismo, paralizzante e reazionario (contro il progresso) inventato dai Verdi italiani (non a caso i più deboli ed evanescenti del mondo), assunto e perseguito, privi di autonomia culturale, dalla sinistra e dal Pd (specie al Sud) che si è fatto conquistare dalla subcultura conservatrice del Verdismo italiano. Ora non c’è più tempo. Sui rifiuti la politica “ambientalista” (versione italiana) della sinistra e del Pd (a Roma e nel Lazio, in Campania e nel Sud) è “letteralmente” sommersa da… montagne di immondizia.

* da libertàeguale   nov.2018