Cantone: ''Chi governa trovi soluzioni''

«L’unica cosa che bisogna fare in Campania è evitare una nuova emergenza legata ai rifiuti. E dunque chi ha l’autorità di governo deve proporre soluzioni il più possibile condivise, senza limitarsi a sollevare questioni». Raffaele Cantone, presidente dell’autorità Anticorruzione, ci tiene a sottolineare di «voler parlare come magistrato che all’Antimafia ha svolto indagini su questi temi, ma anche come cittadino di una Regione che non merita di trovarsi in situazioni gravi come qualche anno fa».

La situazione è a rischio? 

«Da qualche mese ci sono incendi che mi preoccupano per il numero e per la ripetizione. Mi ricordano situazioni inquietanti ed evidentemente non sono l’unico visto che il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, che è la massima autorità in materia, ha manifestato gli stessi timori». 

Crede che dietro ci sia la camorra?

«Le interdittive emesse e le inchieste — alcune tuttora in corso — dimostrano come la criminalità organizzata non abbia mai smesso di occuparsi di questo settore. In molte zone il ciclo continua a non essere regolato in modo chiaro e quindi non vorrei che l’obiettivo fosse proprio quello di creare una nuova emergenza».

Invece la gestione dei rifiuti è sotto controllo?

«Rispetto al passato la situazione è certamente migliorata. Io vivo a Giugliano e posso dire che la differenziata funziona bene anche se nel resto della Regione troppo ancora bisogna fare. Mancano gli impianti di trattamento del compostaggio e non ci sono quelli per l’indifferenziata. Tutto questo genera oneri pesanti perché dobbiamo continuare a mandare i rifiuti all’estero e ciò basta a comprendere quanto il sistema sia instabile».

Come si stabilizza?

«Prendendo una decisione. Siamo già stati sanzionati dall’Unione Europea e dunque quanto è stato fatto non è sufficiente, ma non è solo per questo che si deve intervenire. Bisogna trovare una soluzione perché continuare ad intervenire in emergenza o pagare lautamente le spedizioni all’estero non fa onore alla Campania».

Il ministro Salvini dice che bisogna costruire un termovalorizzatore in ogni provincia. 

«Altri quattro impianti mi sembrano eccessivi, ma almeno su uno si potrebbe ragionare. Anche a me non piace: ha un grosso impatto paesaggistico e so bene che l’ideale sarebbe una soluzione alternativa che a oggi però nessuno propone concretamente».

Il Movimento 5 Stelle è pronto alle barricate, il sindaco di Napoli Luigi de Magistris dice no e molti cittadini minacciano di scendere in piazza. Hanno tutti torto?

«Con chi dissente bisogna confrontarsi ma poi una decisione va presa, anche assumendosi le proprie responsabilità, per evitare di restare in balia dell’emergenza. Del resto in molte città del Nord ci sono termovalorizzatori così come a Vienna e a Parigi. Anche Acerra funziona e nessuno a oggi ha rilevato conseguenze negative».

 

Secondo lei non è concreto neppure il rischio di infiltrazioni camorristiche?

«Non lo ritengo un argomento convincente. Non mi risulta che ad Acerra ci sia stato questo problema, mentre è vero che i clan hanno in mano la gestione dei trasporti e dunque se si arriva all’emergenza è quello il settore che può causare maggiori rischi. Senza dimenticare il problema legato alla rimozione delle ecoballe».

Che cosa intende?

«Gli appalti non procedono perché non si sa dove smaltirle e ciò comporta ulteriori costi e soprattutto rischi enormi rispetto alla possibilità che la situazione precipiti».

Quindi il termovalorizzatore è l’unica strada?

«Purtroppo lo diventa se non si è in grado di proporre alternative valide. Chi ha responsabilità politiche deve prendere decisioni, non limitarsi a sollevare ulteriori problemi. Si pensa al compostaggio? Ad altro? I cittadini hanno bisogno di risposte. Non vorrei che mentre le istituzioni litigano ci sia chi ha già trovato il modo di sfruttare illecitamente la situazione. È questo il rischio che davvero non possiamo più correre».

 

*Intervista, Corriere della Sera, 17 novembre, 2018