La pandemia cambia il lavoro e il modo di fare sindacato.

Nel 2019 ragionavamo di sindacato senza frontiere, si celebravano i 30 anni della caduta del muro di Berlino, si ragionava della globalizzazione, si celebravano i 30 anni di piazza Tienanmen, erano in crescita le idee sovraniste e poi.....nel 2020, anno bisesto: il 23 febbraio abbiamo avuto il primo caso di Covid-19 a Codogno di Lodi, il cosiddetto paziente zero. 

Da quella data è cambiato tutto! 

Cosa è successo nella Pubblica AmministrazioneI dipendenti si sono trasformati da fannulloni ad eroi.La Pubblica Amministrazione ha realizzato in sei mesi quello che non avrebbe mai fatto in sei anni se non fosse arrivato un piccolissimo virus. 

Nella sanità chi curava le persone si è trovato ammalato prima ed untore poi, negli altri comparti pubblici la necessità di contenere i contagi ha portato il lavoro a casa.La pubblica amministrazione è diventata indispensabile, non più un fardello costoso ed inutile.La salute, per tutti un valore. 

La nostra Cisl ha messo al centro la persona, poi il lavoro. Esattamente come avevamo detto nel congresso confederale del 2017 il cui titolo era “per la persona, per il lavoro”.
La sicurezza al primo posto, ma il “distanziamento sociale” individuato come necessario per contenere la pandemia ha reso impossibile continuare a svolgere la nostra attività sindacale nelle modalità in cui eravamo abituati. Incontri, trattative ed assemblee in presenza, tutto sostituito da videoconferenze. 

La scelta fatta al nostro congresso di realizzare un “sindacato di prossimità” dentro i posti di lavoro sembrava messa in discussione. Sembrava non più realizzabile.
E allora come continuare l’azione sindacale?
Se il lavoro diventa più frammentato e fragile, incerto e pericoloso, cresce il bisogno di un sindacato tutelante e nuovo, un sindacato resiliente e valoriale. 

Ecco la fase di rivendicazione dei “protocolli per la sicurezza”, la fase delle denunce della mancanza dei DPI, delle mascherine. Arrivarono presto anche i primi licenziamenti di chi denunciava la situazione molto critica.
Nei posti di lavoro non si poteva più entrare; accedevano solo i lavoratori ma non avevano certo il tempo per pensare al sindacato o al proselitismo. 

Dentro l’organizzazione si è avviata, allora, una riflessione su come rivedere la struttura organizzativa; infatti per un periodo non definito non potremo effettuare meeting, congressi, assemblee in presenza.
Come rianimare la nostra presenza nei diversi livelli per trovare nuove disponibilità e sensibilità nei diversi luoghi di lavoro? 

Come continuare la nostra azione?
Riflettendo sui contenuti della nostra “assemblea organizzativa” abbiamo individuato alcune piste di lavoro da sperimentare. Si era infatti deciso, in quella sede, di aprire spazi di attività sindacale sulle identità professionali e sanitarie, di avviare i coordinamenti in ogni settore. Avevamo deciso d’implementare i 20 coordinamenti già esistenti delle funzioni centrali con i coordinamenti del terzo settore, delle professioni sanitarie, dell’area educativa scolastica e dell’area della polizia locale. Questo ha permesso di avviare una serie di videoconferenze tematiche dedicate alle singole professioni. I delegati si potevano collegare da casa o dai posti di lavoro garantendo la continuità delle attività.
Gli organismi sono stati convocati in videoconferenza, abbiamo eletto i segretari generali e le segreterie con la modalità digitale. Una rivoluzione che ci ha fatto familiarizzare con il web, abbiamo ben compreso che si risparmiava tempo e risorse per gli spostamenti. Mancava la relazione della comunicazione non verbale, mancavano gli sguardi di sfida o di sostegno. Le riunioni virtuali sono sicuramente più asettiche ed emotivamente limitanti.
Era l’unico modo possibile e così stiamo proseguendo. Quando finirà la pandemia non ci sarà comunque un ritorno a come eravamo, alterneremo riunioni in presenza a riunioni a distanza. Ci sono vantaggi e limiti nelle due esperienze. 

Il cambiamento non ha riguardato solo la convocazione degli organismi statutari, consigli generali, esecutivi, coordinamenti ma abbiamo utilizzato le videoconferenze per le trattative, per presentare le piattaforme contrattuali, per incontri informali. 

In questo periodo abbiamo voluto dedicare una particolare attenzione a chi cerca di entrare nel mondo della pubblica amministrazione; le federazioni territoriali hanno avviato una preparazione per le prove concorsuali a distanza per coloro che si associano alla Cisl Fp attraverso una “tessera speciale”. Va in questa stessa direzione la convenzione attivata con l’Istituto Cappellari per acquistare pacchetti formativi a prezzi vantaggiosi per gli iscritti e famigliari. 

Il cambiamento ha riguardato anche numerose azioni di tutela e vertenza specifiche legate alle esigenze delle singole aziende, enti e posti di lavoro. La prossimità è proprio questo, ascolto ed azione sindacale.
Il periodo di isolamento ha messo a dura prova anche la raccolta cartacea della delega d’iscrizione. La federazione nazionale ha attivato una APP che permette la preiscrizione on-line e l’attivazione dei diversi servizi in convenzione compreso l’attivazione dell’assicurazione colpa grave obbligatoria per i professionisti sanitari. La APP si chiama “Effepi” ed è molto più di una riforma organizzativa. Questo permette ai lavoratori, ai delegati, che continuano a frequentare il posto di lavoro di attivare, dal loro smartphone, l’iscrizione alla Cisl Fp. Questa modalità permette di raggiungere anche i lavoratori in smart working; nella pubblica amministrazione sono veramente tanti, più del 50% in questa fase. 

Ma questo non basta, i delegati vanno aiutati, sostenuti, supportati.
Ci vorranno strutture territoriali diverse che prevedano la valorizzazione e la formazione dei delegati attraverso: 

•Supporto al delegato per dare le risposte ai lavoratori e servizi dedicati on-line.

•Formazione dei delegati all’utilizzo delle nuove modalità comunicative.

•La struttura territoriale/provinciale dovrà organizzare il contatto con chi è in lavoro agile. 

Il cambiamento che stiamo vivendo non sarà un periodo fra parentesi in  cui poi si tornerà a come eravamo; buona parte di questa riorganizzazione diverrà strutturale a partire dal lavoro agile. Non saremo a casa tutta la settimana, come ora , ma ci sarà un diverso equilibrio tra giornate in presenza e giornate al proprio domicilio. Gli spazi fisici verranno utilizzati in modo diverso, saranno spesso condivisi. Tutto il lavoro ripetitivo e standardizzabile passerà ad essere gestito a distanza. Io penso che la pandemia abbia avviato una vera riforma della Pubblica Amministrazione che gradualmente diventerà strutturale.
C’è bisogno, quindi, di un sindacato nuovo, un sindacato maieutico, catartico.
Un sindacato capace di proposte,
capace di intravvedere la direzione per riformare il modello organizzativo e di rappresentanza, attento alle persone, ai lavoratori ed ai loro bisogni.
Capace di garantire servizi adeguati.
Capace di frequentare le agorà virtuali ed i social.

Ecco le prime esperienze di lavoratori che creano gruppi con Whatsapp di posto di lavoro ove poi si inserisce un operatore sindacale o un delegato e crea una sorta di assemblea virtuale permanente, da lì poi le risposte anche ai bisogni dei singoli e il proselitismo. 

Come frequentare i non luoghi sarà la nuova sfida. 

La scommessa che ci attende è di trasformare il sindacato di prossimità da reale a virtuale, la Cisl Fp con tentativi ed errori la sfida l’ha già colta.

*Segretario nazionale CISL Funzione Pubblica