{"id":100,"date":"2013-03-12T16:20:34","date_gmt":"2013-03-12T15:20:34","guid":{"rendered":"http:\/\/5.249.146.118\/le-politiche-del-welfare-vanno-gestite-a-360-gradi\/"},"modified":"2013-03-12T16:20:34","modified_gmt":"2013-03-12T15:20:34","slug":"le-politiche-del-welfare-vanno-gestite-a-360-gradi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/le-politiche-del-welfare-vanno-gestite-a-360-gradi\/","title":{"rendered":"Le politiche del welfare vanno gestite a 360 gradi"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019unificazione tra Inps, Inpdap ed Enpals pu\u00f2 aiutarci a riflettere sul tema della governance, non solo degli istituti previdenziali ma anche dell\u2019intero sistema del welfare allargando lo sguardo anche all\u2019azione del Parlamento, del Governo. Infatti, alla\u00a0luce dell\u2019esperienza degli ultimi 20 anni, come cercher\u00f2 di illustrare nel mio intervento, abbiamo bisogno di rinnovare la strumentazione complessiva di governo delle politiche del welfare.<br \/>Sul tema degli Istituti penso che avere un\u2019unica tecnostruttura che presieda alla gestione operativa del sistema previdenziale e assistenziale sia importante anche se vi \u00e8 un ambito, al quale accenner\u00f2 in seguito, per il quale l\u2019integrazione non mi convince.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019integrazione \u00e8 peraltro coerente con il fatto che andiamo verso un sistema previdenziale governato tendenzialmente con le stesse regole. Certo questa \u00e8 una tendenza e non certo l\u2019aspetto prevalente per i prossimi 10 anni, ancora caratterizzati dal prevalere quantitativo di pensioni liquidate sostanzialmente con i pregressi sistemi\u00a0retributivi. Non mi convince l\u2019obiezione che viene fatta all\u2019unificazione relativa alla rilevante differenza che ancora permane tra il sistema delle pensioni Inpdap, da quello Inps, differenza che comporterebbe la necessit\u00e0 di una specifica gestione; infatti se andiamo ad analizzare concretamente cosa \u00e8 oggi l\u2019Inps, ci accorgiamo che al suo interno sono amministrati, prima della confluenza di Inpdap e Enpals, ben 22 fondi pensionistici e 14 fondi per prestazioni temporanee e varie. Alcuni di questi hanno caratteristiche diversificate sia sulle prestazioni che sui contributi, non meno diversificate da quelle di Inpdap ed Enpals. Tali specificit\u00e0 possono benissimo essere tenute in considerazione attraverso specifiche modalit\u00e0 di gestione degli specifici fondi. In tal modo, le specifiche gestioni si avvarranno per\u00f2 di una stessa struttura di servizi comuni, che potr\u00e0 aumentare sia l\u2019efficienza ma anche l\u2019efficacia dei servizi resi. Certamente i risparmi che si potranno conseguire saranno importanti ma non come quelli iperbolici, che erano stati favoleggiati nel periodo del secondo governo Prodi. Il \u201critorno\u201d dell\u2019unificazione potr\u00e0 essere molto importante soprattutto in termini di efficacia del sistema del welfare. A patto che la riorganizzazione interna sia adeguata a questo scopo; occorre quindi che tale unificazioni sia messa in condizione di funzionare. Vi \u00e8 qui un problema che riguarda non solo la governance in termini di assetto dei poteri apicali della struttura, ma anche di management. Vi \u00e8 la necessit\u00e0 di rendere pi\u00f9 autorevole ed adeguata la tecnostruttura ai compiti che ha. Negli ultimi anni, si \u00e8 affievolita quella positiva \u201cterziet\u00e0\u201d della struttura sia rispetto al governo che alle parti sociali. Con ci\u00f2 non si vuole ipotizzare un\u2019autoreferenzialit\u00e0 dannosa, ma a mio avviso c\u2019\u00e8 bisogno di aumentare il livello di adeguatezza e di autonomia tecnica che sia in grado di garantire la tutela dei diritti previdenziali e assistenziali in maniera \u201csuper partes\u201d. Per questo occorre un investimento adeguato sulle competenze del management, guardando pi\u00f9 alle future necessit\u00e0 che ai saperi del passato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A me convince un sistema di governance che veda la permanenza e il rafforzamento del sistema duale : un consiglio di amministrazione nominato dal Parlamento e un<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Comitato di indirizzo e vigilanza espressione delle forze sociali e degli interessi che rientrano nella sfera d\u2019azione dell\u2019Istituto, con compiti di sorveglianza, indirizzo e vigilanza. Tali compiti vanno per\u00f2 rafforzati con una strumentazione adeguata ad esercitare il controllo e la vigilanza in maniera effettiva. A questi due poli ne va affiancato e valorizzato adeguatamente un altro, rappresentato dalla tecnostruttura e dal management. Il ruolo delle parti sociali a mio avviso deve rimanere centrale , proprio in quella funzione di controllo, indirizzo e vigilanza che \u00e8 stato il criterio ispiratore del sistema duale che va rafforzato e mantenuto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Occorre per\u00f2 prendere atto di come l\u2019ambito di operativit\u00e0 dell\u2019Inps riguarda ormai un insieme di prestazioni sociali che hanno a che fare con la dimensione generale della protezione sociale e non solamente con quella strettamente previdenziale e lavoristica. Anche se si analizza la questione dal punto di vista delle risorse, ci accorgiamo che ormai la maggior parte delle risorse finanziarie che alimentano l\u2019Inps derivano dallo Stato e dagli altri enti pubblici. Da qui discende un certo anacronismo delle posizioni di chi vede la presenza delle parti sociali all\u2019interno dell\u2019Inps in un ruolo di \u201cgestione\u201d in quanto esso spetterebbe agli \u201cazionisti\u201d o contribuenti principali. Alla fine degli anni \u201980, quando fu ridefinita la governance dell\u2019Inps l\u2019istituto gestiva una parte molto pi\u00f9 piccola di spesa pubblica ed il finanziamento pubblico era molto pi\u00f9 limitato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per avere la dimensione di quali sono le principali voci amministrate dall\u2019istituto unificato possiamo andare per grandi numeri. Abbiamo 300 miliardi su una spesa pubblica corrente complessiva che \u00e8 750 miliardi.. Da che cosa sono composti questi 300 miliardi? 20 miliardi di assistenza: invalidi civili, pensioni sociali, pensioni assistenziali etc.; 10 miliardi di maternit\u00e0, assegni familiari e malattia; 13 di ammortizzatori sociali, 10 di liquidazioni pagate o dall\u2019Inpdap o dall\u2019Inps. Poi abbiamo altre voci varie, 10 miliardi, 7 di trasferimenti passivi, mentre le pensioni sono ben 225 miliardi, Quindi la parte previdenziale pesa 225 sui 300 complessivi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa spesa sta a fronte o di contribuzione dei datori di lavoro e dei lavoratori, oppure \u00e8 costituita da trasferimenti pubblici ai quali vanno aggiunti i contributi che pagano le pubbliche amministrazioni. Nel complesso, \u00e8 lo Stato che sostiene l\u2019onere pi\u00f9 rilevante sia della spesa sociale complessiva che di quella previdenziale. Infatti, su circa 300 miliardi di entrate noi abbiamo 65 miliardi i lavoratori, 90 miliardi i datori di lavoro, 140\u00a0miliardi lo Stato e le altre pubbliche amministrazioni. In questa ripartizione del finanziamento, quasi la met\u00e0 di tutte le prestazioni \u00e8 un finanziamento che viene dalla fiscalit\u00e0 generale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma la questione centrale \u00e8 quella sollevata nel terzo punto della scaletta che stiamo discutendo e cio\u00e8 il legame con le politiche del lavoro. La riforma della governance dovrebbe essere un appuntamento importante per costruire in Italia quello che c\u2019\u00e8 in molti altri paesi europei e che manca da noi e cio\u00e8 un\u2019agenzia unica che gestisca insieme politiche attive e politiche passive del lavoro. Sarebbe utile, a mio avviso, scorporare dall\u2019Inps tutto il settore che gestisce gli ammortizzatori sociali e le relative risorse e riorganizzarlo facendolo confluire in un\u2019Agenzia del lavoro che abbia la titolarit\u00e0 insieme delle politiche attive e passive del lavoro. A tale Agenzia, che dovrebbe avere una struttura fortemente federale, e quindi con la partecipazione delle Regioni, potrebbero essere ricondotte le strutture nazionali che operano sul terreno delle politiche del lavoro e le strutture che sul territorio (centri per l\u2019impiego) si occupano di servizi per l\u2019occupazione. In tal modo avremmo una struttura nazionale ma fortemente articolata e partecipata dal territorio, con un raccordo forte con le Regioni, che sia in grado di dare gambe alle politiche del lavoro avendo la possibilit\u00e0 di governare insieme le risorse per gli ammortizzatori sociali e per le politiche attive, per gli incentivi e la formazione, contribuendo in modo rilevante al funzionamento dei servizi per l\u2019impiego decentrati. Io penso che tale occasione non vada persa anche perch\u00e9 tale struttura potrebbe avere la possibilit\u00e0 di attingere le informazioni alla pi\u00f9 estesa banca dati sulle persone (che andrebbe opportunamente orientata anche a tale scopo implementando meglio le informazioni in essa contenute), con informazioni preziose per la definizione degli strumenti di sostegno alle prospettive occupazionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma l\u2019unificazione degli istituti si rilever\u00e0 molto utile perch\u00e9 comprendendo in un unico bilancio la maggior parte delle risorse e delle erogazioni per le prestazioni sociali, consentir\u00e0 di rendere pi\u00f9 evidente sia alla societ\u00e0 italiana che alla politica quale sia e come si evolve il sistema della protezione sociale italiano, sia in termini di caratteristiche delle prestazioni che di andamenti della spesa. Se osserviamo gli andamenti economici delle risorse e della spesa per protezione sociale in Italia negli ultimi decenni, ci accorgiamo di quanto siano state rilevanti le dinamiche e di come abbiano assunto via via il ruolo decisivo nel determinare gli andamenti complessivi della spesa pubblica italiana. L\u2019idea che il sistema previdenziale al netto della componente assistenziale fosse stabile e sostenibile finanziariamente \u00e8 stata una delle idee che ha nei fatti danneggiato lo stesso sistema di protezione sociale che ha dovuto fare i conti improvvisamente e in maniera drammatica con necessit\u00e0 di correzione dei principali istituti previdenziali, pena il default del sistema. La cartina di tornasole \u00e8 il fatto che in appena due decenni \u00e8 stata aumentata l\u2019et\u00e0 di pensionamento di vecchiaia di 12 anni per le donne e di 7 anni per gli uomini. Se vi fosse stata una maggiore consapevolezza e trasparenza sugli andamenti della spesa e sulle sue caratteristiche le politiche di correzione avrebbero potuto essere pi\u00f9 tempestive e quindi meno dirompenti e inique. Se osserviamo gli andamenti confrontandoli con l\u2019insieme delle voci che costituiscono spesa pubblica la dimensione dei problemi \u00e8 molto chiara.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra il 1990 e il 2012 l\u2019aumento della spesa pubblica \u00e8 rappresentato sostanzialmente dalle prestazioni sociali in denaro, e all\u2019interno di queste dalla spesa previdenziale. Voglio subito dire che tale incremento \u00e8 motivato in gran parte dal processo di invecchiamento che ha caratterizzato l\u2019ultimo ventennio, ma quello che rende perplessi \u00e8 che il concetto di \u201c vecchiaia\u201d da un punto di vista delle prestazioni erogate, si \u00e8 esteso a fasce di et\u00e0 al di sotto dei 60 anni. La spesa pubblica corrente \u00e8 aumentata dal 1990 al 2011 del 223%, passando da 336 miliardi a 750 miliardi di euro. All\u2019interno della spesa le prestazioni sociali in denaro che ammontavano a 105 miliardi e rappresentavano il 31% della spesa sono passate a 305 miliardi, con un aumento quasi del 300%.. Le altre due macro voci della spesa pubblica, interessi passivi e consumi finali (tutte le spese per l\u2019erogazioni dei servizi comprese le retribuzioni pubbliche) sono aumentate rispettivamente del 111 e del 229%.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra le prestazioni sociali, le spese pi\u00f9 dinamiche sono state quelle connesse alle prestazioni previdenziali che sono aumentate del 291% e che ammontano nel 2011 a 281 miliardi dei quali 245 per pensioni previdenziali. La parte assistenziale, che ammonta nel 2011 a 24 miliardi \u00e8 aumentata ad un ritmo pi\u00f9 lento della parte\u00a0previdenziale. Questi andamenti hanno modificato la struttura della spesa pubblica italiana. Nel 1990 il 29% della spesa pubblica era costituito da previdenza, nel 2011 questa quota \u00e8 salita al 37%. La sanit\u00e0 \u00e8 passata dall\u201913 al 15 % circa, mentre l\u2019istruzione ha visto ridurre il proprio peso dal 10 all\u20198%.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come si vede, l\u2019andamento della spesa pensionistica \u00e8 stato molto rilevante e determinante nello spiegare le dinamiche della spesa negli ultimi 20 anni. Tutto ci\u00f2 nonostante che tra il 1990 e il 2011 si siano succedute numerose riforme del sistema pensionistico. La ragione per cui tali dinamiche siano state cos\u00ec rilevanti, \u00e8 spiegato in buona parte dal venire a maturazione di pensioni di anzianit\u00e0 con importi molto pi\u00f9 alti degli anni passati ed et\u00e0 di pensionamento inferiori ai 60 anni. Si pensi solo che dal 2000 ad oggi la spesa per pensioni godute da soggetti con un\u2019et\u00e0 pi\u00f9 bassa dei 65 anni se uomini e 60 anni per donne, \u00e8 valutabile in quasi 38 miliardi di euro l\u2019anno. Cio\u00e8 il sistema previdenziale italiano paga 38 miliardi annui di pensione a persone che hanno un\u2019et\u00e0 inferiore all\u2019et\u00e0 di vecchiaia. Se voi proiettate questo nel tempo, vi spiegate perch\u00e9 c\u2019\u00e8 stato un avvitamento anche sul debito pubblico. Se vi fosse stata una norma, nel 2000, per cui l\u2019et\u00e0 di vecchiaia non poteva precedere i 60 anni per le donne e i 65 per gli uomini, il debito pubblico sarebbe stato verosimilmente attorno al 95% e non al 120% come stiamo adesso. Abbiamo avuto delle dinamiche sulla spesa previdenziale che a un certo punto non sono state pi\u00f9 governate con uno spostamento di risorse a favore di una parte della popolazione con redditi medio altri. Circa 2.500.000 di persone si sono pensionate in appena 10 anni con pensioni di anzianit\u00e0 con et\u00e0 medie di 57\/59 anni, con pensioni medie superiori di circa tre volte i livelli delle pensioni di vecchiaia. La riprova della forte iniquit\u00e0 distributiva, la si ha se si pensa che il 25% dei pensionati di anzianit\u00e0, prende circa il 70% dell\u2019ammontare delle pensioni complessive di anzianit\u00e0. Nel sistema pensionistico vi\u2019\u00e8 stata una redistribuzione rilevantissima del reddito a favore del ceto medio. Semplificando, quello che il ceto medio ha perso sul terreno dell\u2019incremento delle imposte \u00e8 rientrato con un sistema previdenziale che ha erogato pensioni assolutamente squilibrate rispetto ai contributi accumulati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le riforme degli ultimi anni ed anche in parte l\u2019ultima, hanno accentuato il peso dei sacrifici sui pensionamenti di vecchiaia , che come \u00e8 noto riguardano la parte pi\u00f9 debole del mercato del lavoro. Se si pensa che l\u2019attuale normativa per tutti coloro che sono nel sistema contributivo con redditi medio bassi (sicuramente operai e base qualifiche impiegatizi, e coloro con percorsi di carriera discontinui) prevede un pensionamento ad et\u00e0 superiori ai 67 e 70 anni, mentre continua a prevedere uscite ad et\u00e0 inferiori ai 66 anni per anzianit\u00e0 di 41 anni e livelli pensionistici pi\u00f9 alti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un unico bilancio del sistema di protezione sociale sar\u00e0 spero utile a riflettere complessivamente sulle dimensioni dei problemi che sono dietro al nostro sistema del welfare, una volta che si diradano le nebbie di sistemi di contabilizzazione che non hanno favorito la trasparenza delle cifre del sistema pensionistico. Io penso che questa sia una grande occasione, in termini di conquista di una governance adeguata dell\u2019intero sistema del welfare e non solo degli enti previdenziali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Video dell&#8217;Intervento di Stefano Patriarca, Ufficio Studi e Ricerche INPS <\/em><\/strong><span><strong><em>&gt;&gt;&gt;<\/em><\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019unificazione tra Inps, Inpdap ed Enpals pu\u00f2 aiutarci a riflettere sul tema della governance, non solo degli istituti previdenziali ma anche dell\u2019intero sistema del welfare allargando lo sguardo anche all\u2019azione del Parlamento, del Governo. 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