{"id":1004,"date":"2015-03-17T10:21:55","date_gmt":"2015-03-17T09:21:55","guid":{"rendered":"http:\/\/5.249.146.118\/un-europa-da-ricostruire\/"},"modified":"2015-03-17T10:21:55","modified_gmt":"2015-03-17T09:21:55","slug":"un-europa-da-ricostruire","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/un-europa-da-ricostruire\/","title":{"rendered":"Un\u2019Europa da ricostruire"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Grazie agli sforzi di tante persone di buona volont\u00e0 (non solo Mario Draghi, ma anche tanti altri del Governo nostro e degli altri Paesi dell\u2019Eurozona), sta lentamente cambiando l\u2019atteggiamento di Bruxelles nei confronti della crisi che &#8211; iniziata nel 2009 &#8211; \u00e8 ancora tra noi. E\u2019 una crisi non solo di debito, ma anche economica e sociale. E\u2019 soprattutto una crisi di fiducia: tra cittadini; di cittadini nei confronti dei loro Governi; e (ancor peggio) \u00e8 sfiducia reciproca tra Paesi che hanno gi\u00e0 da molti anni una comune sovranit\u00e0 monetaria. Non sar\u00e0 facile uscirne, anche perch\u00e9 una diagnosi condivisa della crisi stenta a emergere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0 \u00a0 Mi limito ad alcune osservazioni sulle cause e sulle conseguenze della crisi; per poi concentrarmi sui rimedi gi\u00e0 decisi e in corso di realizzazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Una crisi imprevista, ma prevedibile<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0 \u00a0 Come Jacques Delors &#8211; un cattolico socialista che \u00e8 stato Presidente della Commissione UE negli anni in cui l\u2019Euro fu deciso &#8211; non si stanca di ripetere, la forza dell\u2019<em>Unione economica e monetaria<\/em> dipende dal <em>mercato<\/em> che seleziona, ma anche dalla <em>solidariet\u00e0<\/em> che accomuna, e dalla <em>cooperazione<\/em> cha rafforza. E\u2019 questa triplice dimensione che consente al progetto Euro di riuscire a produrre sia integrazione economica (ciascun Paese si specializza nelle sue virt\u00f9) sia integrazione politica. Senza accontentarsi di ci\u00f2 che dall\u2019altro lato dell\u2019Atlantico chiamano \u201cStati Uniti\u201d: il progetto della nostra Unione \u00e8 molto pi\u00f9 ambizioso, e tiene conto di un passato che per pi\u00f9 di 2000 anni ha gi\u00e0 visto noi europei capaci di lavorare assieme, e di imparare ciascuno dall\u2019altrui meglio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0 \u00a0 Una crisi di fiducia di cui tanti cercano altrove un qualche \u201ccapro espiatorio\u201d, che eviti di dover dire la verit\u00e0: iniziata l\u2019unione economica e monetaria, il 1\u00b0 gennaio\u00a0 1999, ci siamo dimenticati che quello era solo l\u2019inizio di un progetto politico &#8211; senza precedenti nella storia dell\u2019umanit\u00e0 &#8211; molto ambizioso, che richiedeva lungimiranza e dedizione al bene comune. Una lunga \u201cluna di miele\u201d, durata 10 anni, \u00e8 terminata in un disastro. Non solo perch\u00e9 adesso siamo pieni di debiti (privati e\/o pubblici) inutili &#8211; e quindi, per definizione, eccessivi &#8211; ma perch\u00e9 abbiamo: meno capacit\u00e0 di crescita; meno reddito; e meno occupazione di 10 anni fa. Si sono aggravati i passati divari e si dubita che si possa presto recuperare il benessere che gi\u00e0 avevamo conseguito in passato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Le novit\u00e0 del 2015<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0 \u00a0 Merita considerare una serie di fattori positivi, che certo non bastano a ridurre subito la sofferenza dei tanti che hanno perso lavoro e\/o reddito, ma che possono gi\u00e0 nei prossimi mesi ridare un po\u2019 di speranza. Tre in particolare vanno sottolineati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1) <em>Il progetto della Commissione Juncker<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0 \u00a0 E\u2019 un progetto di investimenti pubblici (cofinanziati con fondi privati) esclusi dai limiti del \u201cPatto di stabilit\u00e0\u201d, in grado di rilanciare infrastrutture anche di interesse comune. L\u2019idea e il metodo proposti sono buoni, le dimensioni sono finora modeste. Ma se il progetto decollasse presto, non sarebbe poi difficile aumentarne le dimensioni, e far evolvere lo strumento in un modo intelligente per gestire &#8211; a livello comune, anche politiche di stabilizzazione, di cui l\u2019Unione \u00e8 per ora priva. Non saranno subito gli eurobonds di cui si parla da anni, n\u00e9 avremo presto un ufficio di grado non solo di predicare austerit\u00e0, ma anche di praticare (quando serve) il suo contrario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A volte, un \u201cnuovo inizio\u201d pu\u00f2 anche essere di dimensioni modeste, se poi la cosa si dimostra utile ed entra nelle consuetudini della \u201cmacchina di Bruxelles\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">2) <em>La \u201cmonetizzazione\u201d del debito<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0 \u00a0 Si preferisce copiare l\u2019America e parlare di <em>Quantitative Easing<\/em> (QE) con riferimento ai 1000 e pi\u00f9 miliardi di euro di titoli (privati e pubblici) che nel giro di un anno e mezzo la BCE (in proprio, e tramite le Banche centrali nazionali) ha deciso di immettere nel sistema monetario e finanziario europeo. Che fine faranno tutti questi soldi? Una parte si investir\u00e0 nel resto del mondo e questa uscita di fondi far\u00e0 scendere il cambio dell\u2019Euro: un cambio pi\u00f9 favorevole sosterr\u00e0 le esportazioni (e la profittabilit\u00e0) delle nostre imprese migliori, e quindi produzione e occupazione anche in Italia. Un\u2019altra parte di quella nuova liquidit\u00e0 si investir\u00e0 in titoli (privati e pubblici) italiani: arricchendo i loro possessori e tenendo bassi i tassi pagati sul nuovo debito. Una terza parte infine alimenter\u00e0 nuovo credito alle nostre imprese, riducendo il passato razionamento e favorendo cos\u00ec nuovi investimenti. Anche qui con un effetto positivo su reddito e occupazione. 60 miliardi di euro di nuova liquidit\u00e0 creata ogni mese dalla BCE e poi lasciata nel sistema finanziario per qualche anno (fino a quando i titoli comprati non scadono e non vengono pi\u00f9 rinnovati) fa la differenza rispetto alla situazione prevalsa negli ultimi anni, quando il bilancio della BCE si era man mano ridotto perch\u00e9 le banche rimborsavano la liquidit\u00e0 prima ottenuta da Francoforte, senza chiederne di nuova.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">3) <em>Le tante riforme del Governo Renzi<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0 \u00a0 Un primo anno di vita del Governo \u00e8 terminato, e si incominciano a tracciare pi\u00f9 o meno esaurienti bilanci dei risultati ottenuti. Alcune osservazioni sono abbastanza condivisibili. La <em>quantit\u00e0 <\/em>di riforme avviate, pi\u00f9 o meno prossime all\u2019arrivo sulla Gazzetta Ufficiale, \u00e8 semplicemente enorme. Ogni aspetto significativo del <em>chi-decide-come <\/em>e del <em>chi-fa-cosa<\/em> \u00e8 in corso di revisione. L\u2019elenco \u00e8 noto: si va dal ridimensionamento (politico) del Senato e delle Province, alla riforma del Titolo V della Costituzione, alla nuova legge elettorale volta a garantire &#8211; pi\u00f9 che in passato &#8211; la governabilit\u00e0. Ma si riformano, anche in modo radicale, le regole di funzionamento del mercato del lavoro, la giustizia, il fisco, la scuola, la pubblica amministrazione, le banche, e cos\u00ec via. Disegni di legge, o se appena possibile decreti legge oppure leggi delega con successivi decreti attuativi: ogni strumento disponibile \u00e8 utilizzato per accelerare i tempi di approvazione dei provvedimenti elaborati e\/o proposti dal Governo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0 \u00a0 L\u2019anomalia &#8211; da pi\u00f9 punti di vista &#8211; di questa situazione \u00e8 evidente: anzitutto, il programma del Governo non \u00e8 fondato sui programmi elettorali dei partiti che si sono presentati alle elezioni politiche del febbraio 2013. Ne risulta un Parlamento spesso forzato ad approvare leggi che non aveva affatto ritenuto prioritarie o in cui non sempre si riconosce. E\u2019 peraltro anche vero l\u2019argomento spesso usato dal Governo che \u00e8 da tempo elevato il consenso, nell\u2019opinione pubblica prima ancora che nella classe politica, che quelle riforme fossero in qualche modo indispensabili, se non altro perch\u00e9 se ne discute da molti (troppi!!) anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Manca ancora l\u2019Europa<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0 \u00a0 Le riforme che \u201cmodernizzano\u201d l\u2019Italia, la rendono <em>pi\u00f9 europea<\/em>?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qui il giudizio \u00e8 meno condiviso. Per alcuni aspetti, la conclusione \u00e8 di certo positiva. Dal ridimensionamento del Senato (per il quale \u00e8 stato citato, come modello di riferimento, il <em>Bundesrat<\/em> tedesco) alla riforma del mercato del lavoro (anche qui, si sono citate molte analogie con regole e istituti prevalenti in altri paesi dell\u2019Europa). Per altre cose pure importanti (dalla scuola al disegno di legge sulla concorrenza) non sembra invece che la logica adottata sia stata quella di ispirarsi a standard comuni con il resto d\u2019Europa, o di guardare alle altrui \u201cmigliori esperienze\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In altre parole, la crisi dell\u2019Euro che ci ha rivelato quanta \u201cpoca Europa\u201d abbia fatto seguito all\u2019ambiziosa condivisione della stessa moneta, rimane ancora un problema, anzitutto politico, irrisolto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0 \u00a0 Bisognerebbe riuscire a progredire da almeno due punti di vista:\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1) anzitutto, cercare di dire la verit\u00e0. Cosa non facile e che spesso non ispira i nostri dibattiti, dove c\u2019\u00e8 ancora tanta ipocrisia. Mi limito ad un esempio eclatante. La Grecia, oggi in crisi grave, entra nell\u2019Unione europea nel 1981 e vent\u2019anni dopo (nel 2001) entra nell\u2019euro. Non c\u2019\u00e8 traccia di alcun beneficio che l\u2019economia greca abbia ricevuto dal partecipare all\u2019integrazione europea (vedi Baldwin-Wyplosz, <em>The economics of European Integration<\/em>, 2009). Perch\u00e9 ha insistito &#8211; falsificando i bilanci pubblici &#8211; per entrare nell\u2019unione monetaria, se gi\u00e0 \u201cnon era mai entrata\u201d nell\u2019unione economica?\u00a0 Una buona economia di mercato &#8211;\u00a0 che quindi gode dei benefici della maggior integrazione prodotta dalla moneta comune &#8211; deve essere anzitutto caratterizzata dal rispetto del principio di legalit\u00e0 (<em>law and order<\/em>); da una ridotta evasione fiscale, da poca corruzione (come tale combattuta); da una amministrazione pubblica efficiente. Insomma, se non hai una buona economia di mercato, solo imbrogliando il prossimo potrai avere benefici dall\u2019avere una moneta in comune con altri Paesi che invece le leggi le rispettano, le tasse le pagano e i corrotti li mettono in galera. E\u2019 quanto pi\u00f9 volte, negli anni scorsi, il Fondo Monetario Internazionale ha ricordato ad Atene: stupisce che oggi gli uomini (e le donne) del FMI non siano pi\u00f9 graditi in Grecia? Se uno studia con cura le analisi sulla Grecia, scaricabili dal sito EU di Bruxelles, deve onestamente porsi la domanda: non sarebbe meglio per tutti (a cominciare dai greci) se Atene riconoscesse l\u2019errore fatto, e uscisse dall\u2019unione economica e monetaria?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">2) il secondo aspetto riguarda la strategia con cui ogni Paese membro sta facendo le \u201csue\u201d riforme. Poich\u00e9 queste sarebbero le riforme necessarie per avere i benefici, e non solo i costi, dell\u2019UEM, non sarebbe preferibile una strategia unitaria in base alla quale si converge verso il meglio in ciascun campo?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0 \u00a0 Nello scorso mese di febbraio, Italia e Francia hanno ambedue approvato una legge (in realt\u00e0, quella francese \u00e8 gi\u00e0 legge; mentre la nostra \u00e8 solo un disegno di legge) sulla concorrenza. Ma se guardate con cura i due testi, notate che non \u00e8 affatto comune il punto di arrivo n\u00e9 simile il percorso previsto. Ciascuno fa un po\u2019 di riforme auspicabilmente al fine di migliorare il benessere dei suoi cittadini. Per\u00f2, l\u2019impegno era che una volta fatto l\u2019euro avremmo poi fatto anche l\u2019Europa: quando incominciamo?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0(*) Docente di Economia Monetaria all&#8217;Universit\u00e0 Cattolica di Milano<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Grazie agli sforzi di tante persone di buona volont\u00e0 (non solo Mario Draghi, ma anche tanti altri del Governo nostro e degli altri Paesi dell\u2019Eurozona), sta lentamente cambiando l\u2019atteggiamento di Bruxelles nei confronti della crisi che &#8211; iniziata nel 2009 &#8211; \u00e8 ancora tra noi. 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