{"id":1008,"date":"2015-03-17T08:34:32","date_gmt":"2015-03-17T07:34:32","guid":{"rendered":"http:\/\/5.249.146.118\/la-grecia-e-il-lato-oscuro-dell-eurozona\/"},"modified":"2015-03-17T08:34:32","modified_gmt":"2015-03-17T07:34:32","slug":"la-grecia-e-il-lato-oscuro-dell-eurozona","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/la-grecia-e-il-lato-oscuro-dell-eurozona\/","title":{"rendered":"La Grecia e il lato oscuro dell\u2019Eurozona"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">La vittoria di Syriza, guidata da Alexis Tsipras, nelle elezioni greche del 25 gennaio ha creato un grande sconcerto nell\u2019eurozona. La cosa non sorprende trattandosi della prima vera crisi politica dell\u2019eurozona dopo la sua nascita quindici anni fa. Finora eravamo, infatti, abituati a discutere solo di difficolt\u00e0 economiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eppure la vittoria di Syriza era prevedibile. E\u2019 normale che in un paese sconvolto da una crisi economica e sociale che dura da sette anni, alla prova delle elezioni i partiti di governo possano essere sconfitti a favore di chi non ha avuto responsabilit\u00e0 di governo. Berlino e Bruxelles avevano fatto il possibile per evitarlo. Angela Merkel era andata ad Atene per sostenere il governo in carica di Antonis Samaras. Poi la Commissione europea aveva inviato Pierre Moscovici, il commissario francese all\u2019economia, per ammonire i greci sui rischi che correvano scegliendo l\u2019incognita di un partito della sinistra radicale.<\/p>\n<p>Ma questa volta le sirene dell\u2019eurozona non sono state in grado di incantare l\u2019elettorato greco. La vittoria di Tsipras ha rovesciato lo scenario politico greco degli ultimi 40 anni costantemente dominato, dopo la caduta del regime dei colonnelli, da Nuova Democrazia e dal Pasok, i due partiti della dinastia dei Papandreu e dei Karamanlis. Syriza ha vinto le elezioni con un programma coraggioso quanto arduo: liberare la Grecia dalla politica di austerit\u00e0 e dal controllo asfissiante della Troika, l\u2019arrogante gruppo di tecnocrati in rappresentanza della Commissione europea, Banca centrale e Fondo monetario internazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma che significava ripudiare la politica dell\u2019austerit\u00e0 imposta dalle autorit\u00e0 dell\u2019eurozona? Il nuovo governo deve ricevere una tranche di 7,2 miliardi di euro sulla base del programma concordato dal vecchio governo con il famigerato Memorandum del 2012. Senza questo versamento, la Grecia non pu\u00f2 rimborsare le quote di debito in scadenza fra marzo e luglio nei confronti della BCE e dell\u2019FMI . E il mancato rimborso significa entrare nella zona d\u2019ombra di un default della Grecia e della rottura dell\u2019eurozona. Il compromesso trovato all\u2019undicesima ora tra l\u2019eurogruppo, formato dai 19 ministri finanziari dell\u2019eurozona, e la Grecia non ha decretato n\u00e9 vincitori n\u00e9 vinti, ma un modo di guadagnare tempo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1.<\/strong> La Grecia ha la corda al collo di un debito gigantesco: 320 miliardi di euro, il 175 per cento del PIL. La maggior parte degli economisti \u00e8 convinta che, considerata la sua entit\u00e0, il debito non \u00e8 rimborsabile. Alan Greenspan, dall\u2019alto dell\u2019esperienza di presidente per quasi venti anni della Federal Reserve, \u00e8 stato brutalmente netto sull\u2019impossibilit\u00e0 per la Grecia di ripagare il debito e, alla fine, sulla sua uscita dall\u2019euro: \u201cCredo che la Grecia alla fine uscir\u00e0 (dall\u2019euro)\u2026E\u2019 solo questione di tempo perch\u00e9 tutti si rendano conto che uscire \u00e8 la migliore strategia\u201d(1).<\/p>\n<p>Il governo Tsipras \u00e8 certamente consapevole delle difficolt\u00e0, ma si muove in una direzione contraria a quella vaticinata da Greenspan. Non a caso, il programma del nuovo governo si articola lungo due linee principali: la prima riguarda, per l\u2019appunto, il riassetto del debito; la seconda \u00e8 centrata su una profonda revisione della politica economica e sociale imposta al paese dalle autorit\u00e0 europee negli anni della crisi.<\/p>\n<p>Sul primo punto, il nuovo ministro delle finanze Yanis Varoufakis, docente di economia nelle universit\u00e0 di Atene e di Austin (Texas) dove \u00e8 stato chiamato ad insegnare insieme con James Galbraith, ha presentano alle autorit\u00e0 dell\u2019eurozona una proposta complessiva che, assumendo la chiara volont\u00e0 di rimborsare il debito, chiede di rinegoziarne le condizioni. In sostanza, il nuovo governo avanza la proposta di una ristrutturazione basata sull\u2019indicizzazione degli oneri relativi al debito in rapporto all\u2019andamento del PIL Un modo per garantirne ai creditori il rimborso e, al tempo stesso, di evitare il peggioramento delle condizioni finanziarie del paese debitore nelle fasi di recessione o ristagno dell\u2019economia. In ogni caso, l\u2019avanzo primario \u2013 la quota del bilancio destinata al pagamento degli interessi &#8211; dovrebbe essere limitata all\u20191,5 per cento del PIL (contro l\u2019attuale previsione del 4,5), in modo da lasciare spazio agli investimenti e ai consumi collettivi necessari per rilanciare la crescita, in mancanza della quale il debito stesso diventa insolvibile.<\/p>\n<p>I mercati finanziari hanno mostrato di apprezzare la proposta del governo Tsipras che, per la prima volta, affronta apertamente il problema della solvibilit\u00e0 del debito e avanza una soluzione che ne rende credibile l\u2019impegno a rimborsarlo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2.<\/strong> Il secondo punto del programma Tsipras si concentra sulle misure di carattere interno, dirette a modificare le condizioni strangolatorie che la troika ha imposto al paese negli anni della crisi, provocandone il dissesto economico e una catastrofe sociale. I dati sono eloquenti. La cura dell\u2019austerit\u00e0 ha provocato l\u2019aumento del debito dal 110 per cento del PIL, all\u2019inizio della crisi, al 175 per cento attuale. Nel frattempo, il redito nazionale \u00e8 diminuito di un quarto e la disoccupazione ha superato il 25 per cento della forza lavoro. In un paese ridotto alla povert\u00e0, le famiglie che non sono pi\u00f9 riuscite a pagare la rate del mutuo hanno visto mettere all\u2019asta la casa di abitazione. Molte sono rimaste al buio e senza riscaldamento per il taglio della corrente elettrica. Gli ospedali pubblici sono rimasti senza farmaci, e la cura dei pazienti, quando possibile, affidata alle associazioni di volontari. Una catastrofe sociale che non si era pi\u00f9 vista dal tempo della Grande Depressione degli anni Trenta negli Stati Uniti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Syriza aveva condotto la campagna elettorale all\u2019insegna del ripudio del programma di austerit\u00e0 gestito dalla troika con la complicit\u00e0 dei passati governi. Era tuttavia chiara la necessit\u00e0 di trovare un compromesso con le autorit\u00e0 europee per la gestione del debito. Di qui la richiesta del governo Tsipras di concordare un programma- ponte di sei mesi durante i quali negoziare un nuovo accordo complessivo. In questa fase intermedia, il Fondo europeo di stabilit\u00e0 finanziaria (FEFS) avrebbe mantenuto l\u2019impegno di erogare l\u2019ultima tranche del prestito di 7,2 miliardi di euro.<\/p>\n<p>Una persona normale farebbe fatica a considerare irragionevole una proposta che prevede, nel quadro di una ristrutturazione concordata, il rimborso di 240 miliardi di euro, corrispondenti all\u201980 per cento del debito complessivo, in larga parte dovuto alle istituzioni e ai governi dell\u2019eurozona. Ma non \u00e8 cos\u00ec. Wolfgang Sch\u00e4uble, ministro delle finanze del governo tedesco, rigetta in toto la proposta presentata da Varoufakis. Il governo greco deve prolungare il programma di austerit\u00e0 e di riforme imposto dalla troika. II fatto che quel programma abbia messo in ginocchio il paese, e che il governo di coalizione di Samaras sia stato clamorosamente ripudiato dal voto popolare non conta nulla. La democrazia del voto \u00e8 un lusso che non pu\u00f2 appartenere a una piccola, periferica, provincia dell\u2019impero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">3. La Grecia ha la corda al collo: senza il versamento dell\u2019ultima tranche di prestiti del FEFS non pu\u00f2 rimborsare alla BCE e all\u2019FMI le quote di debito in scadenza. Senza un accordo, la Grecia rischia il default, la corsa agli sportelli delle banche per ritirare i risparmi, la fuga dei capitali all\u2019estero, e l\u2019inevitabile ricorso al controllo dei movimenti di capitale: una sequenza che prelude, in ultima analisi, all\u2019uscita della Grecia dall\u2019euro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma il problema non \u00e8 solo della Grecia. Il suo default non pu\u00f2 non colpire le istituzioni creditrici fra le quali i governi dell\u2019eurozona, e principalmente Germania, Francia, Italia e Spagna che sono i maggiori creditori nel quadro di 170 miliardi di euro forniti alla Grecia dal Fondo europeo di stabilit\u00e0 finanziaria. Il compromesso \u00e8, non ostante la disparit\u00e0 delle forze in campo, una necessit\u00e0 per entrambi i contendenti. Cercare di individuare vincitori e perdenti, come fa una grande parte della stampa italiana ed europea, \u00e8 un esercizio ingannevole. Tsipras dice: \u201cAbbiamo vinto una battaglia, ma non la guerra\u201d. E\u2019 un giudizio cautamente realistico. E\u2019 stato guadagnato tempo, e la Grecia \u00e8 impegnata a utilizzarlo per negoziare un accordo complessivo. Ma per le autorit\u00e0 europee il tempo dovr\u00e0 servire a piegare la resistenza della Grecia, riconducendo le pedine al punto di partenza.<\/p>\n<p>I rapporti di forza rimangono squilibrati. L\u2019eurogruppo sospende fino ad aprile l\u2019erogazione dell\u2019ultima tranche del prestito. La BCE e l\u2019FMI prendono le distanze dal compromesso. Nelle settimane successive Draghi ribadir\u00e0 che la Grecia \u00e8 esclusa dai nuovi scenari che si aprono col quantitative easing. Le banche centrali dei paesi dell\u2019euro sono autorizzate ad acquistare sul mercato secondario obbligazioni emessi dai rispettivi governi, ma alla Banca centrale greca questa possibilit\u00e0 \u00e8 negata. La parola d\u2019ordine sembra essere chiara: nessuna via d\u2019uscita a un governo che rompe la disciplina. Ma se le difficolt\u00e0 della Grecia sono evidenti, l\u2019intransigenza delle autorit\u00e0 europee maschera, come abbiamo visto, una difficolt\u00e0 dell\u2019eurozona nel suo complesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La partita rimane aperta, non ostante gli annunci precoci di una resa fatale del governo greco. I commentatori non pregiudizialmente allineati prendono posizione a favore delle proposte greche. Scrive Wolfgang M\u00fcnchau sul Financial Times: \u201c Il mio consiglio a Yanis Varoufakis \u00e8 di ignorare le minacce pi\u00f9 o meno velate, rimanendo fermo sulle sue posizioni. E&#8217; membro del primo governo della zona euro dotato di un mandato democratico per opporsi a una politica totalmente priva di senso. Una politica che si \u00e8 dimostrata economicamente analfabeta e politicamente insostenibile\u201d.(2)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Indipendentemente dal suo esito finale, il confronto ha il merito di chiarire i termini del conflitto che agita non solo la Grecia ma l\u2019intera eurozona. La ribellione del governo greco porta alla luce del sole i paradossi e le contraddizioni delle politiche imposte da Bruxelles con il sostegno determinate di Berlino.<\/p>\n<p>E\u2019 diventato definitivamente lampante che, paradossalmente, il vero centro dello scontro non riguarda la questione del debito, ma l\u2019altra faccia della medaglia: le riforme strutturali. Per il debito, come abbiamo visto, il governo greco ha presentato una chiara proposta, ed \u00e8 pronto a negoziarne i termini. Il dissenso esplode, prima ancora di aprire un negoziato, sul capitolo delle riforme strutturali, la faccia oscura dell\u2019austerit\u00e0.<\/p>\n<p>Non a caso, le autorit\u00e0 europee pretendono il pieno controllo della politica economica e sociale degli Stati membri. E\u2019 una questione di disciplina imposta dall\u2019alto sulla quale le autorit\u00e0 dell\u2019eurozona non transigono. L\u2019elenco delle riforme e delle misure anche di dettaglio comprende tutti gli aspetti della politica interna. Un esempio paradigmatico pu\u00f2 essere trovato nella famosa lettera della BCE al governo italiano di Berlusconi nell\u2019estate del 2011 \u2013 un minuzioso programma di governo la cui attuazione, iniziata da Monti e proseguita da Letta, avanza alacremente col governo Renzi .<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel caso greco, il governo Tsipras si considera impegnato a sviluppare un certo numero di riforme che considera centrali per la modernizzazione del paese. Fra queste, l\u2019impegno contro l\u2019evasione che tocca i privilegi accordati alle oligarchie che controllano uno dei pi\u00f9 potenti settori armatoriali del pianeta; la corruzione e il clientelismo che alimentano l\u2019inefficienza del sistema economico e amministrativo. Ma questi impegni sono accolti con sufficienza e scetticismo dalle autorit\u00e0 europee. Il cuore delle famigerate riforme strutturali \u00e8 per le istituzioni dell\u2019eurozona nelle politiche di privatizzazione, di taglio dei sistemi di welfare e di deregolazione del mercato del lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>4.<\/strong> Il capitolo delle privatizzazioni risale alle prime fasi della crisi greca, quando la Commissione europea chiede come contropartita degli aiuti finanziari l\u2019impegno a un vasto piano di privatizzazioni. L\u2019aspetto pi\u00f9 intrigante \u00e8 che i prestiti accordati al governo sono destinati al rimborso dei debiti contratti dalle banche greche nei confronti delle banche tedesche, francesi e olandesi. Un modo di trasferire i debiti privati delle banche a carico del bilancio pubblico, secondo uno schema che si ripete in Irlanda e in Spagna. Le privatizzazioni diventano uno strumento di ripianamento di una parte del debito pubblico, aumentato a dismisura a vantaggio delle banche creditrici straniere.<\/p>\n<p>Nelle prime versioni, si tratta di un piano di privatizzazioni gigantesco che dovrebbe portare nelle casse dello stato 50 miliardi di euro, come dire un ammontare dell\u2019ordine di 400-500 miliardi, se rapportato alla scala dell\u2019economia italiana o francese. In sostanza, tutto ci\u00f2 che \u00e8 pubblico deve passare in mani private: elettricit\u00e0, gas, l\u2019acqua di Atene e Salonicco, le ferrovie, i porti, gli aeroporti, le Poste, le strade, gli edifici pubblici pi\u00f9 importanti, senza tralasciare i casino. Il piano, amministrato da un nuovo ente di natura privatistica dovrebbe essere attuato nel giro di un triennio, entro il 2015. L\u2019Economist, pur tradizionalmente incline a valutare positivamente le politiche di privatizzazione, scrive: \u201d Con un target di 50 miliardi di euro (72 miliardi dollari) entro il 2015, il piano di privatizzazione della Grecia mira a raccogliere pi\u00f9 denaro come quota del PIL di quanto abbia mai attuato qualsiasi altro governo nell\u2019ambito dell\u2019 OCSE\u201d. Per di pi\u00f9, commenta l\u2019Economist,si tratta di \u201cun progetto di privatizzazione di beni e servizi da mettere in atto in un tempo assurdamente stretto\u201d.(3)<\/p>\n<p>I tempi slittano e l\u2019obiettivo quantitativo delle privatizzazioni \u00e8 ridimensionato entro 25 miliardi. Il governo Tsipras nel documento presentato all\u2019eurogruppo dichiara di non essere contrario in linea di principio alle privatizzazioni e di non mettere in discussione quelle gi\u00e0 attuate o in corso, ma rispetto all\u2019ampiezza e ai contenutisi riserva di verificarne articolatamente l\u2019opportunit\u00e0 e la convenienza. Alle autorit\u00e0 europee e al FMI non basta. Non ritengono che il compito debba rimanere nelle mani del governo greco. Si riservano i diritto di esercitare il loro controllo sui processi in atto, sulle modalit\u00e0 e sui tempi previsti per l\u2019integrale attuazione del piano. Il trasferimento di sovranit\u00e0 da un governo nazionale che ha un mandato democratico e popolare alle autorit\u00e0 europee non ammette eccezioni, nemmeno quando si tratta di funzioni proprie di uno stato moderno, come le decisioni in ordine alla propriet\u00e0 e alla gestione di infrastrutture strategiche e alla prestazione di servizi collettivi essenziali.<\/p>\n<p>In ogni caso, il punto cruciale delle riforme strutturali non \u00e8 quello delle privatizzazioni, ma si concentra intorno alle riforme del lavoro e dei sistemi di welfare. Qui si manifesta in tutta la sua pienezza il fondamentalismo ideologico delle politiche economiche e sociali dell\u2019eurozona. Le principali proposte di intervento del governo greco dirette ad alleviare lo stato di malessere e di povert\u00e0 di una grande parte della popolazione sono bocciate, o comunque sottoposte a una severa verifica di compatibilit\u00e0 con i vincoli di bilancio posti dalla Commissione europea.<\/p>\n<p>Alcuni esempi di misure sociali che Berlino e Bruxelles contestano sono eloquenti. L\u2019elenco comprende, da un lato, misure di carattere economico: l\u2019aumento graduale del salario minimo mensile fino a riportarlo nel 2016 al livello antecedente alla crisi, pari a 751 euro; il ripristino della contrattazione collettiva nazionale; l\u2019aumento delle pensioni pi\u00f9 basse con la reintroduzione della tredicesima mensilit\u00e0; il reintegro di una parte di dipendenti pubblici licenziati, Dall\u2019altro lato, misure di carattere umanitario: l\u2019ampliamento dell\u2019assistenza sanitaria, i buoni pasto per le famiglie pi\u00f9 bisognose, la mensa nelle scuole per l\u2019infanzia, e cos\u00ec via. Le autorit\u00e0 dell\u2019eurozona bloccano l\u2019insieme del programma, impedendo al governo greco di finanziarsi con l\u2019emissione di titoli anche a breve sia nei confronti delle banche private che della banca centrale greca. La corda al collo si stringe.<\/p>\n<p><strong>5<\/strong>. La politica delle riforme strutturali, nella specifica versione delle istituzioni europee, rivestono un carattere strategico. Prima o dopo le misure di austerit\u00e0 avranno esaurito il loro compito. Ma i cambiamenti apportati dalle riforme avranno introdotto un radicale cambiamento nel modello di rapporti sociali. Gli obiettivi di lungo termine delle riforme sono il drastico ridimensionamento dell\u2019intervento dello stato nell\u2019economia, la compressione e la tendenziale privatizzazione dei sistemi di welfare, l\u2019emarginazione del potere dei sindacati e della contrattazione collettiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In altri tempi, questa politica sarebbe stata definita reazionaria. In effetti, \u00e8 diventato il paradigma dominante nell\u2019eurozona. La particolarit\u00e0 sta nel fatto che in tutti i paesi democratici questa politica ha una connotazione di destra, e i governi che la praticano devono misurarsi con un\u2019opposizione che ha i colori pi\u00f9 o meno pronunciati della sinistra. Nell\u2019eurozona, la pi\u00f9 grande area economica del pianeta dopo gli Stati Uniti, la differenza tra destra e sinistra \u00e8 invece sbiadita fino a scomparire del tutto quando si tratta dipartiti al governo.<\/p>\n<p>L\u2019opinione dominante \u00e8 che l\u2019eurozona manchi di un governo politico. Questa affermazione \u00e8 parzialmente vera, se ci riferisce specificamente alla politica estera e di difesa. Ma \u00e8 infondata se ci si riferisce alle scelte che orientano, guidano e controllano le politiche economiche e sociali degli stati membri. Non si tratta solo della devoluzione della la sovranit\u00e0 monetaria a una Banca centrale, istituzionalmente vincolata al controllo dell\u2019inflazione \u2013 ci\u00f2 che fa una grande differenza rispetto all\u2019autonomia e ai compiti attribuiti alle banche centrali degli Stati Uniti, del Giappone o del Regno Unito. Con la progressiva modifica dei trattati e della loro interpretazione, l\u2019iniziale vigilanza sulle politiche di bilancio si \u00e8 estesa a tutti gli aspetti della politica economica e sociale, sottoposta al controllo preventivo, alla verifica, e al potere sanzionatorio della tecnocrazia di Bruxelles.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>6. <\/strong>Bisogna aver presente questo quadro, per cogliere pienamente la caratteristica politicamente\u201csovversiva\u201d del governo Tsipras. Il conflitto pi\u00f9 appariscente \u00e8 parso quello che ha opposto Tsipras e il ministro delle finanze Varoufakis al superfalco tedesco Sch\u00e4uble. Ma questa \u00e8 una visione monca. In effetti, l\u2019opposizione al nuovo governo greco ha messo insieme tutti i governi dell\u2019eurozona, con sfumature pi\u00f9 tattiche che di sostanza. Non sorprende l\u2019opposizione dei satelliti della Germania: dai paesi baltici, alla Finlandia, alla Slovacchia e all\u2019Olanda. Ma ancora pi\u00f9 signficativa \u00e8 la posizione della Spagna, espressa con brutale franchezza daI ministro delle finanze Crist\u00f3bal Montoro quando, riferendosi al nuovo governo greco, ha spiegato che \u201c non basta vincere le elezioni e cambiare governo per mettere in discussione i criteri che regolano l\u2019eurozona\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019convinzione generale dei governi dell\u2019eurozona che la Grecia debba essere ricondotta nel quadro della disciplina collettiva. Commentando il compromesso col governo greco, , il ministro delle finanze irlandese , Michael Noonan, trionfalmente annuncia: \u201cnon c\u2019\u00e8 nulla che possa essere considerata una concessione (al nuovo governo greco)\u201d . E la sua omologa portoghese, Maria Luis Albuquerque, sentenzia che non pu\u00f2 esserci altra base negoziale se non il vecchio programma stabilito dal Memorandum del 2012.<\/p>\n<p>L\u2019ostilit\u00e0 al nuovo governo greco ha ragioni profonde che toccano da vicino anche i principali governi di centro sinistra. Mostrando tolleranza nei confronti delle posizioni del governo Tsipras, rischierebbero di vedere sconfessate le proprie scelte politiche. Il caso francese \u00e8 eloquente. Nel 2014 Fran\u00e7ois Hollande licenzia Arnaud Montebourg ministro dell\u2019economia, della sinistra del Partito socialista, colpevole di opporsi all\u2019indissolubile binomio austerit\u00e0-riforme strutturali, e lo sostituisce con Emmanuel Macron, un giovane banchiere proveniente dal gruppo Rothschild: \u201cun segnale forte \u2013 si compiace il Corriere della Sera &#8211; che la Francia vuole dare all\u2019Europa (e a Berlino) dopo un biennio di esitazioni e zig zag che hanno fatto precipitare il credito del presidente Hollande\u201d . La speranza o piuttosto l\u2019illusione di Hollande \u00e8 di mantenere in vita la partnership franco-tedesca che un tempo, soprattutto in virt\u00f9 dell\u2019impegno della Francia, da Robert Schuman a Jacques Delors, fu l\u2019asse portante prima della Comunit\u00e0 e dell\u2019Unione europea e poi dell\u2019eurozona. Una partnership , ormai esangue, progressivamente svuotata dopo l\u2019unificazione tedesca e l\u2019assunzione da parte della Germania di un incontrastata egemonia sull\u2019eurozona.<\/p>\n<p>In Italia, il caso \u00e8 forse meno sorprendente di quello francese, ma non meno significativo. Matteo Renzi, muovendosi spregiudicatamente sul terreno delle riforme strutturali, punta ad assicurarsi il consenso innanzitutto di Angela Merkel. In Italia non \u00e8 rimasto molto da privatizzare, ma il governo non esita a offrire alle imprese europee e americane ci\u00f2 che rimane di efficiente nel settore industriale e nei servizi. Ma sappiamo che ci\u00f2 che pi\u00f9 conta agli occhi celle autorit\u00e0 europee \u00e8 la deregolazione finale del mercato del lavoro, fino alla sostanziale libert\u00e0 di licenziamento: un progetto che non era riuscito nemmeno al governo Berlusconi, ma che Renzi realizza col cosiddetto Jobs Act.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>7. <\/strong>I modelli di austerit\u00e0 e riforme strutturali, indicati dalle autorit\u00e0 dell\u2019eurozona come esempi di successo, sono l\u2019irlandese e lo spagnolo. Modelli, a un\u2019analisi ravvicinata, paradossali, caratterizzati insieme dall\u2019aumento del debito e dall\u2019esplosione della disoccupazione. Conviene prestare un po\u2019 di attenzione al molto reclamizzato caso irlandese. In un articolo pubblicato sul New York Times, Fintan O\u2019 Toole, scrittore e collaboratore dell\u2019Irish Times, cos\u00ec sintetizza i risultati delle politiche di austerit\u00e0 e riforme strutturali imposte dalle autorit\u00e0 europee all\u2019Irlanda: \u201cProcura un senso di profonda ingiustizia vedere che l\u2019Irlanda \u00e8 stata trasformata in uno dei paesi pi\u00f9 indebitati del pianeta per salvare i detentori internazionali di obbligazioni che avevano scommesso sulle banche canaglie irlandesi\u201d. Vale la pena di ricordare a questo proposito che l\u2019Irlanda che aveva un debito pubblico irrisorio prima della crisi, si ritrova oggi, dopo la cura dell\u2019 austerit\u00e0 con un debito del 110 per cento del PIL! \u201cE\u2019 stata adottata una politica, continua l\u2019autore irlandese,i che ha inflitto enormi sacrifici alla parte pi\u00f9 povera della popolazione. \u2026C&#8217;\u00e8 un profondo divario tra la storia che si racconta e l\u2019effettiva esperienza irlandese. I dati impressionanti (della crescita) del PIL sono frutto delle tecniche di compilazione dei bilanci delle multinazionali basate in Irlanda. La disoccupazione rimane molto alta \u2026i salari non sono aumentati e i debiti delle famiglie in relazione al reddito disponile sono al secondo posto nella graduatoria europea dei debiti pi\u00f9 alti\u201d.(4) Eppure l\u2019Irlanda \u00e8 presentato dalle autorit\u00e0 dell\u2019eurozona come un tipico modello di successo. Una trasfigurazione della realt\u00e0 che George Orwell avrebbe potuto assumere nel suo \u201c1984\u201d come esempio della \u201cneolingua\u201d dei regimi autoritari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro esempio \u00e8 quello spagnolo. Il capo del governo conservatore, Mariano Rajoy, \u00e8 considerato il migliore allievo della lezione impartita dalle autorit\u00e0 dell\u2019eurozona. I suoi record sono i peggiori dopo quelli della Grecia. Il debito pubblico che era il pi\u00f9 basso tra i grandi paesi dell\u2019eurozona, pari al 40 per cento del PIL, notevolmente pi\u00f9 basso anche di quello tedesco, \u00e8 pi\u00f9 che raddoppiato, fino a sfiorare la soglia del 100 per cento alla fine del 2014; contestualmente la disoccupazione si \u00e8 attestata intorno al 25 per cento della forza lavoro. Un fallimento clamoroso della ricetta dell\u2019austerit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma, per le autorit\u00e0 di Bruxelles, si tratta pur sempre di un modello eccellente sotto il profilo delle riforme strutturali e, segnatamente, delle riforme del mercato del lavoro. Non a caso, il governo Rajoy ha emarginato i sindacati, bloccato la contrattazione collettiva, ridotto i salari e liberalizzato i licenziamenti: risultati molto apprezzati a Berlino e Bruxelles. Ne \u00e8 la prova la tolleranza verso un disavanzo di bilancio che continua a superare il 5 per cento del PIL, mentre sono minacciate di sanzioni la Francia per un disavanzo di poco superiore al 4 per cento e l\u2019Italia con un disavanzo inferiore al 3 per cento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Siamo di fronte all\u2019ennesima prova di una politica che, dietro lo schermo dell\u2019austerit\u00e0, punta in effetti al rovesciamento finale di quello che, al tempo di Jacques Delors, era considerato il \u201cmodello sociale europeo\u201d. La moneta unica doveva aiutare i paesi aderenti a confrontarsi da una posizione di forza con le dinamiche della globalizzazione. L\u2019operazione \u00e8 miseramente fallita. Le politiche neoliberiste, adottate nell\u2019eurozona per reagire alla crisi globale scoppiata negli Stati Uniti nel 2008, hanno avuto come risultato un netto arretramento dell\u2019eurozona rispetto a tutte le altre regioni sviluppate o in via di sviluppo del pianeta. L\u2019arretramento si \u00e8 manifestato anche nei confronti dei paesi europei non-euro, come il Regno Unito, la Polonia e la Svezia, a dimostrazione del fatto che non si tratta di un vizio d\u2019origine del vecchio continente, ma dell\u2019applicazione di politiche palesemente insensate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>8.<\/strong> Il fallimento economico \u00e8, tuttavia, solo un lato della medaglia. Le conseguenze pi\u00f9 gravi riguardano la faccia che rimane in ombra: ci riferiamo ai danni profondi inflitti agli assetti democratici dei singoli paese. La Grecia rende esplicito ci\u00f2 che prima era mascherato. Nessun governo pu\u00f2 rivendicare una propria autonomia politica. Il consenso popolare e democratico \u00e8 un orpello ridondante, sostanzialmente inutile. I programmi politici sono quelli stabiliti al centro dell\u2019euro-impero. Gli stati membri hanno meno autonomia e potere di regolazione interna su rilevanti aspetti della vita economica e sociale di quanto possa averne un piccolo stato degli Stati Uniti d\u2019America.<\/p>\n<p>Non si tratta di sottostare alle regole che attengono strettamente al funzionamento e alla sostenibilit\u00e0 di una moneta comune. Da questo punto di vista, il governo greco ha presentato un piano finalizzato alla sostenibilit\u00e0 del debito a lungo termine e alle compatibilit\u00e0 di bilancio come regola generale della propria politica fiscale.<\/p>\n<p>Ma non \u00e8 quello (o solo quello) che chiedono i padroni dell\u2019eurozona. In effetti, vogliono il controllo pieno delle politiche economiche e sociali dei paesi membri in tutti i loro aspetti, fino ai dettagli pi\u00f9 minuti. Naturalmente, stiamo parlando delle province dell\u2019impero, non del suo centro. La Germania pu\u00f2 decidere di fissare un salario minimo intersettoriale a 8,5 euro al mese, perch\u00e9 questo ha chiesto la SPD come condizione per la formazione della Grande Coalizione col partito di Angela Merkel.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Grecia non pu\u00f2, nemmeno gradualmente, riportare il salario minimo al livello pre-crisi di 750 euro che, per inciso, \u00e8 meno della met\u00e0 di quello tedesco, francese o belga. Non pu\u00f2 ripristinare una normale contrattazione collettive dei salari e delle condizioni di lavoro attraverso la contrattazione nazionale. Non pu\u00f2 decidere quali servizi cedere alla speculazione privata nazionale e internazionale. Non pu\u00f2 decidere gli standard minimi vitali per i pensionati pi\u00f9 poveri. E non pu\u00f2 decidere, una volta ridotti da 16 a 10 i ministeri, secondo il programma di riorganizzazione dell\u2019 amministrazione pubblica, come debbano essere riequlibrati gli organici e le gerarchie salariali. Insomma, un governo ingabbiato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con lo scivolamento progressivo dell\u2019eurozona verso un implicito regime autoritario, che ha il suo centro egemonico a Berlino e il suo braccio esecutivo a Bruxelles, si \u00e8 creata una situazione nuova. L\u2019eurozona ha non solo aggravato con la sua politica deflazionista la crisi economica e sociale; ha profondamente logorato il tessuto democratico nei paesi membri, ridotti al ruolo di province. Le \u00e9lite economiche e finanziarie hanno utilizzato il binomio austerit\u00e0-riforme strutturali per far avanzare le politiche neoliberiste che nella maggior parte dei paesi europei si aggiravano da trent\u2019anni come un fantasma senza trovare un ancoraggio stabile. <\/p>\n<p>L\u2019Europa si era mostrata refrattaria alla liquidazione del modello sociale che Jacques Delors esaltava quando si gettavano le fondamenta della futura eurozona. L\u2019elite finanziaria ed economica ha trovato il modo di condurre la sua lotta di classe senza proclami ideologici, allontanandone anche il sospetto, utilizzando la mediazione della tecnocrazia europea. istituzionalmente irresponsabile, che governa secondo regole tecnicamente astruse ed oscure.<\/p>\n<p>Il 25 gennaio del 2015, con la vittoria di Syriza, il sepolcro imbiancato dell\u2019eurozona \u00e8 stato violato. Era grottesco immaginare che il nuovo governo greco, potesse rovesciare con un solo colpo il regime neo-imperiale dell\u2019eurozona. Gli ha dato tuttavia una scossa poderosa. La stessa richiesta di apertura di un negoziato generale \u00e8 un\u2019eresia che corrode la teologia fondamentalista dell\u2019eurozona. La Grecia ha aperto una partita coraggiosa quanto difficile. Nei prossimi quattro mesi molte cose possono succedere in un senso o nell\u2019\u2019altro. Ma una cosa \u00e8 gi\u00e0 successa. E\u2019 stata fornita la prova concreta di una possibilit\u00e0: dichiarare che il re \u00e8 nudo, la politica dell\u2019eurozona \u00e8 fallimentare dal punto di vista economico e \u2013 quel che \u00e8 ancora pi\u00f9 grave &#8211; perniciosa per il funzionamento della democrazia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La novit\u00e0 \u00e8 che la denuncia insieme con la richiesta di un radicale cambiamento non provengono da una minoranze di opposizione, ma da un governo che gode di un livello di consenso democratico e popolare che non ha confronto in nessun altro paese dell\u2019eurozona &#8211; se si fa eccezione, e pour cause, per la Grande Coalizione in Germania, forte del suo indiscusso ruolo egemonico. La Grecia ha oggettivamente aperto una partita destinata ad allargarsi su molti fronti. Non a caso, Il suo contagio \u00e8 ci\u00f2 che pi\u00f9 temono nelle alte sfere del\u2019eurozona. Temono, in primo luogo, il contagio spagnolo con la probabile vittoria di Podemos nelle elezioni di fine anno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma \u00e8, soprattutto, la rete delle complicit\u00e0 dei governi di diverso colore che la sfida della Grecia, quali che ne siano i risultati, minaccia di incrinare. L\u2019omert\u00e0 dei governi che accettano, o subiscono, le politiche insensate e rovinose imposte dalle istituzioni dell\u2019eurozona potr\u00e0 essere sempre pi\u00f9 difficilmente dissimulata. E\u2019 difficile oggi prevedere quale possa essere l\u2019esito finale del provvisorio compromesso greco. Ma una breccia \u00e8 stata aperta nelle possenti mura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">___________________________________________________________<\/p>\n<p>1, Alan Greenspan &#8211; Greece: Greenspan predicts exit from euro inevitable (Intervista alla BBC &#8211; 8.2.2015)<br \/>2. Wolfgang M\u00fcnchau Athens must stand firm against the eurozone\u2019s failed policies (Financial times, 15.2. 2015)<br \/>3. The Economist The privatisation illusion Jul 15th 2011<br \/>4.Fintan O\u2019Toole \u2013 The Irish rebellion over water (International New York Times,20-21 December 2014)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><em>\u00a0(*) Editor of Insight and President of CISS &#8211; Center for International Social Studies (Roma). He was National Secretary of CGIL; Member of ILO Governing Body, Member of the OECD&#8217;s Trade Union Advisory Council and Advisor of Labor Minister for European Affairs.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La vittoria di Syriza, guidata da Alexis Tsipras, nelle elezioni greche del 25 gennaio ha creato un grande sconcerto nell\u2019eurozona. La cosa non sorprende trattandosi della prima vera crisi politica dell\u2019eurozona dopo la sua nascita quindici anni fa. 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