{"id":1040,"date":"2015-03-31T10:45:53","date_gmt":"2015-03-31T08:45:53","guid":{"rendered":"http:\/\/5.249.146.118\/la-prospettiva-della-costruzione-dello-stato-europeo\/"},"modified":"2015-03-31T10:45:53","modified_gmt":"2015-03-31T08:45:53","slug":"la-prospettiva-della-costruzione-dello-stato-europeo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/la-prospettiva-della-costruzione-dello-stato-europeo\/","title":{"rendered":"La prospettiva della costruzione dello Stato europeo"},"content":{"rendered":"<p><strong style=\"text-align: justify;\">Il mutamento del contesto.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si continua a discutere di \u201cpubblico e privato\u201d nell\u2019economia senza avere consapevolezza del mutato contesto in cui quelle categorie si pongono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le coordinate e le concettuologie non solo del rapporto fra pubblico e privato nell\u2019economia, ma di tutte le nozioni base del diritto pubblico: principio di legalit\u00e0, diritti individuali e collettivi, ruolo delle c.d. comunit\u00e0 intermedie,autonomie, principio democratico, sono state pensate e costruite sul presupposto di un sistema statale autosufficiente e chiuso, o comunque in condizione di decidere il grado della propria apertura. Le innovazioni introdotte dal diritto europeo non muovono da presupposti diversi, perch\u00e9 le basi concettuali del diritto europeo sono recepite da quelle degli Stati membri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019attuale contesto registra in modo evidente la perdita da parte degli Stati del profilo che fin dalla definizione di Aristotele li ha caratterizzati: \u201cl\u2019autosufficienza completa che rende possibile la vita, anzi una buona vita della collettivit\u00e0\u201d (Pol. 2,30).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo fenomeno \u00e8 derivato dalle innovazioni tecnologiche, come sempre era avvenuto in passato. Limitandoci ai secoli pi\u00f9 recenti, sui quali si hanno dati verificabili, fu cos\u00ec anche con l\u2019invenzione della caldaia a vapore e dell\u2019elettricit\u00e0.Adesso \u00e8 l\u2019informatica che apre nuovi orizzonti e mette in crisi quelli precedenti determinando profondi cambiamenti economici, sociali e istituzionali (1)<span>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Viene messa in crisi la stessa nozione di territorio, l\u2019elemento essenziale delle comunit\u00e0 politiche, l\u2019ambito spaziale che forma ed \u00e8 formato da una collettivit\u00e0 organizzata, senza la quale non vi sono i diritti perch\u00e9 non vi \u00e8 nemmeno il diritto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019informatica ha velocizzato i rapporti e le comunicazioni e ha conferito una diversa dimensione allo spazio e al tempo riducendone o eliminandone la rilevanza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se, come aveva osservato San Tommaso<span>,<\/span>\u201d<em>communicatiofacitdomumet civitatem\u201d<\/em>, si pone ora in termini nuovi l\u2019assetto delle collettivit\u00e0 organizzate (2)<span>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2.a &#8211; I disallineamenti\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il nuovo contesto determina la crisi dell\u2019assetto precedente senza sostituirlo con un altro, provocando una serie di disallineamenti fra la dimensione dei problemi e quella delle istituzioni che devono darvi risposta (3)<span>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono problemi che nascono da una evoluzione tecnologica che aumenta gli strumenti a disposizione del genere umano e quindi lo arricchisce e che, tuttavia determinasfasature.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>-Vi \u00e8 disallineamento fra le funzioni che hanno gli Stati e i poteri necessari\u00a0<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">peresercitarle.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All\u2019impoverimento della forza degli Stati non ha corrisposto una diminuzione degli obiettivi che devono perseguire. Se ne \u00e8 avuto, al contrario, un ulteriore ampliamento, con una \u201cmoltiplicazione dei diritti\u201d da soddisfare<span>,<\/span> dovuta a una pluralit\u00e0 di concause a partire dalla moltiplicazione delle fonti (normative e giurisprudenziali) e delle sedi (dei diversi livelli territoriali) dalle quali promanano (4).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211;\u00a0 Nei settori pi\u00f9 esposti alle dinamiche non controllabili da singoli Stati vi \u00e8 un disallineamento quasi totale fra la forma degli atti e il potere sostanziale di condizionare i loro contenuti; basti pensare alle delibere dell\u2019Autorit\u00e0 per l\u2019energia elettrica e il gas, che stabiliscono il prezzo dell\u2019energia, mentre sono ben altri i soggetti che hanno il potere di determinarlo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211;\u00a0 Vi \u00e8 un disallineamento fra i soggetti che assumono alcune decisioni e quelli che sono destinatari dei loro effetti: il recente accordo fra gli Stati Uniti d\u2019America e la Cina sulle emissioni inquinanti che influir\u00e0 sul riscaldamento globale, sullo scioglimento di ghiacciai e sul livello delle acque, produce effetti (come di per s\u00e9 non potrebbe fare un accordo fra due soggetti) su tutti gli altri soggetti che sono terzi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Vi \u00e8 disallineamento fra le dimensioni della finanza e quella delle istituzioni, anche internazionali, che dovrebbero governarla.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Vi \u00e8, ancora, in modo evidente,un disallineamento fra la localizzazione dei fenomeni dai quali nasce il deterioramento dell\u2019ambiente e la delocalizzazione degli effetti inquinanti: il fumo va da porta il vento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2.b &#8211; I vuoti di potere<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019esigenza di riallineare i livelli di governo alle nuove dimensioni dei problemi ha indotto qualcuno a teorizzare l\u2019esistenza, sia pure <em>in nuce<\/em><span>,<\/span> di un governo mondiale che, per\u00f2, non esiste (5)<span>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che le trasformazioni nell\u2019economia determinino sempre nuovi assetti istituzionali non \u00e8 storicamente provato, ed \u00e8 anzi espressione di un desiderio fondato sull\u2019assunto indimostrato delle \u201cmagnifiche sorti e progressive\u201d di illuministica memoria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A volte ci\u00f2 si \u00e8 verificato, anche se ha comportato tempi non brevi e turbolenze: si pensi al passaggio fra citt\u00e0 e principati e poi fra questi e gli stati: alla inadeguatezza del precedente \u201ccontenitore\u201d ha corrisposto la formazione di uno nuovo e adeguato alla diversa dimensione dei problemi (6)<span>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A volte, invece, ci\u00f2 non si \u00e8 verificato: basti pensare alla crisi dell\u2019impero romano o alla vicenda dell\u2019Italia, che non si \u00e8 unificata quando si sono formati, con dimensioni allora adeguate, gli Stati europei e ha sofferto mezzo millennio di invasioni da parte di questi (7)<span>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questi casi si \u00e8 avuto, per periodi lunghi anche pi\u00f9 secoli, un vuoto istituzionale che ha determinato l\u2019affermazione delle forme pre-giuridiche di potere: quelle del pi\u00f9 forte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo contesto di disallineamento e vuoti si determinano inevitabilmente turbolenze negli assetti degli ordinamenti, a partire dalle fonti, e nelle categorie giuridiche (ad esempio quella di \u201cpubblico\u201d e di \u201cprivato\u201d) molte delle quali perdono linearit\u00e0, chiarezza e delimitazione sicura (8).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 <strong>2.c.\u00a0 In particolare dell\u2019Unione Europea e dei paesi membri: l\u2019Unione Europea \u201c<em>non fait et non faitfaire<\/em>\u201d: perdita di quote di sovranit\u00e0 da parte degli Stati senza un corrispondente recupero da parte dell\u2019Unione.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La condizione di inadeguatezza rispetto alle funzioni da assolvere investe anche, in questa fase transitoria della quale non si intravede realisticamente l\u2019esito finale, l\u2019Unione Europea e i singoli Stati membri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei contesti di crisi recessive la funzione anticiclica \u00e8 stata esercitata dagli Stati con strumenti che hanno forzato e corretto le debolezze del mercato. Gli strumenti sono stati:l\u2019ampliamento della sfera pubblica, gli aiuti alle imprese e la manovra della moneta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Senza voler accedere all\u2019interpretazione liberista dell\u2019assetto istituzionale europeo, che come poi si vedr\u00e0 non sembra da condividere, non c\u2019\u00e8 dubbio che gli Stati hanno perso la sovranit\u00e0 sulla moneta e l\u2019hanno sensibilmente diminuita sull\u2019ampliamento della sfera pubblica e sugli aiuti alle imprese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il problema nasce per\u00f2 dal fatto che questa quota di sovranit\u00e0 non si \u00e8 trasferita dagli Stati all\u2019Unione, nonostante gli importanti strumenti che cerca di utilizzare la Banca Centrale Europea; semplicemente si \u00e8 persa<span>,<\/span> mentre continuano a disporne (o ne dispongono in misura maggiore) gli Stati extra U.E.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vi \u00e8, per i paesi europei e per l\u2019U.E. nel suo complesso, un vuoto istituzionale, che \u00e8 maggiore di quello che a tutti gli Stati, anche di grande dimensione, deriva dalla apertura al c.d. mercato globale. Utilizzando in modo diverso una frase di Jean Monnet, che teorizzava una Europa che \u201c<em>non fait, faitfaire<\/em>\u201d, si potrebbe dire che l\u2019Europa \u201c<em>non fait et non faitfaire<\/em>\u201d. Non si possono fare \u201ccampioni nazionali\u201d (imprese dominanti o comunque competitive nel contesto mondiale) ma non si fanno \u201ccampioni europei\u201d. L\u2019attenzione delle istituzioni europee \u00e8 volta essenzialmente a impedire agli Stati di utilizzare il pubblico potere per favorire le proprie imprese rispetto a quelle concorrenti degli altri paesi membri. E\u2019 una Unione girata verso l\u2019interno, su se stessa, anzich\u00e9, come dovrebbe, verso l\u2019esterno, per reggere il confronto con gli <span>S<\/span>tati di grandi dimensioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 un profilo del quale si ha poca o nessuna consapevolezza e che contribuisce a spiegare il ristagno delle economie europee rispetto a quelle degli altri paesi (9)<span>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2.c L\u2019attuale contesto.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La separazione fra le enunciazioni dell\u2019avvenuta globalizzazione dell\u2019economia e delle istituzioni e, d\u2019altro lato, il permanere degli Stati, indeboliti ma ancora attori essenziali dello scenario economico e sociale, destinatari ultimi della domanda sociale(10), pu\u00f2 essere valutata solo attraverso analisi di carattere empirico volte a verificare in concreto gli elementi dell\u2019uno e dell\u2019altro prototipo nelle dinamiche reali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La scienza economica sta muovendo solo i primi passi in questa direzione e non offre ancora ai giuristi risultati utilizzabili, con sufficiente grado di certezza, per costruire modelli istituzionali (11).\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3.a L\u2019economia semiglobalizzata<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Indicazioni utili per iniziare la ricerca vengono da uno studio di P. GHEMAWAT, \u201cRidefinire la globalizzazione\u201d(12). Lo studio ha elaborato una serie di parametri applicati a un certo numero di settori dell\u2019economia e dei servizi, per verificare il grado di apertura\/chiusura dei singoli sistemi politici e ha tentato di misurare la portata dei flussi complessivi di investimenti diretti all\u2019estero rispetto alla formazione di capitale fisso globale lordo e cio\u00e8 quanta parte di capitale investito nel mondo \u00e8 stato impegnato dalle imprese al di fuori del proprio paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I dati sono approssimativi e a volte di dubbia interpretazione e tuttavia conducono a risultati significativi che inducono l\u2019Autore a formulare l\u2019ipotesi del 10%<span>,<\/span>che cio\u00e8, nella media, solo il 10% dell\u2019economia dei singoli paesi sia esposta al mercato globale. L\u2019economia non \u00e8 \u201cglobalizzata\u201d ma, al pi\u00f9 \u201csemiglobalizzata\u201d utilizzando quest\u2019ultimo termine non per indicare un dato quantitativo ma per segnalare la parzialit\u00e0 di un fenomeno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il quadro complessivo \u00e8 composto da un insieme di sistemi semiaperti in competizione tra loro, caratterizzati da gradi diversi di apertura\/chiusura e di capacit\u00e0 di penetrazione negli altri sistemi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La differenza \u00e8 connessa a una serie di fattori culturali, economici e amministrativi, al grado di presenza di imprese pubbliche, dotate di una maggiore resistenza all\u2019acquisizione da imprese di altri paesi, al grado di coesione fra \u201cpubblico\u201d e \u201cprivato\u201d che determina una corrispondente diversit\u00e0 di azione sistematica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli studi devono essere approfonditi, anche con l\u2019analisi della diversa incidenza delle attivit\u00e0 economiche sulla capacit\u00e0 del sistema paese di partecipazione alla competizione e di garantire il soddisfacimento dei bisogni essenziali della popolazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3<\/strong><span><strong>.<\/strong><\/span><strong>b\u00a0 Ripensamento della lettura liberista dell\u2019ordinamento europeo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La <em>deminutio<\/em>di sovranit\u00e0 non compensata da una corrispondente organizzazione al livello superiore sarebbe ancora pi\u00f9 marcata per i paesi europei se si accedesse alle interpretazioni marcatamente liberiste dell\u2019ordinamento europeo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo queste tesi, sostenute per altro con acume e con una pluralit\u00e0 di argomentazioni da vari autori, fra quali in Italia primeggia Guido Corso, l\u2019ordinamento europeo ha come scopo primario quello di realizzare una economia di mercato liberando gli ordinamenti interni dai condizionamenti amministrativi che ne hanno condizionato lo sviluppo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa impostazione \u00e8 connessa a un presupposto di fondo che attiene alla stessa matrice del potere statale, che si fonderebbe sulle carenze del mercato e troverebbe in queste la sua legittimazione. Di qui un ossequio incondizionato al mercato, alla \u201clibera concorrenza\u201d, come osservava gi\u00e0 Romagnosi, \u201cassunta come dogma senza luogo e senza tempo\u201d (13).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Occorre fare attenzione a evitare un salto logico nel quale molti incorrono: altro \u00e8 dire che gli interessi a protezione necessaria possono essere soddisfatti anche dal mercato (il che \u00e8 vero), altro \u00e8 sostenere che il mercato sia il <em>prius<\/em> e che l\u2019esercizio del pubblico potere sia legittimato solo in caso di carenze del mercato, configurandolo cos\u00ec come una sorta di male necessario anzich\u00e9 come la modalit\u00e0 tipica, idonea a curare gli interessi generali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa tesi \u00e8 una diretta provenienza dell\u2019impostazione culturale che ha inquadrato il pubblico potere nel rapporto autorit\u00e0-libert\u00e0 e che deve ritenersi superata nel contesto costituzionale dello Stato del welfare nel quale l\u2019esercizio del pubblico potere \u00e8 doveroso e volto alla soddisfazione degli interessi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altra confusione che si fa \u00e8 quella fra il mercato e la libert\u00e0, rispetto alla quale il mercato non pu\u00f2 che avere un valore strumentale. \u00c8 evidente che fra mercato e libert\u00e0 vi sono profonde connessioni ma vi \u00e8 anche una profonda differenza perch\u00e9 il mercato \u00e8 fatto dai mercanti mentre la libert\u00e0 \u00e8 un attributo della persona e della sua dignit\u00e0, che non esiste se non insieme a quella degli altri (14).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 Si deve ritenere, al contrario, che l\u2019ordinamento europeo non \u00e8 costruito sul principio del mercato ma semplicemente su quello del mercato-comune fra i paesi membri. Per realizzare questo obiettivo l\u2019ordinamento europeo contrasta le forme di pubblicizzazione (e quindi di sottrazione al mercato comune)eccessive e immotivate, ma lascia liberi gli Stati membri di decidere l\u2019ambito della sfera pubblica anche nell\u2019economia. L\u2019ordinamento dell\u2019UE non \u00e8 affatto liberista nei settori (come la pesca, l\u2019agricoltura, il carbone) nei quali l\u2019interesse comune dei paesi membri non richiede, anzi, contrasta, la libera concorrenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019UE ha un evidente interesse a liberalizzare gran parte delle commesse pubbliche, che rappresentano una percentuale variabile ma molto consistente (intorno al 40%) dei singoli mercati nazionali. Non si formerebbe, altrimenti, un mercato comune, ma ci\u00f2 che rileva per l\u2019UE non \u00e8 tanto la natura pubblica o privata degli operatori quanto i loro comportamenti nei confronti dei potenziali contraenti. Mentre per gli operatori privati l\u2019orientamento alla scelta dell\u2019offerta pi\u00f9 conveniente \u00e8 intrinsecamente connesso alla loro propensione al profitto, per quelli pubblici questo orientamento non \u00e8 scontato, per l\u2019influenza esercitata sulle scelte non solo da fenomeni di corruzione o di clientela politica ma anche, pi\u00f9 semplicemente, dall\u2019interesse a favorire le imprese nazionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre l\u2019ordinamento UE non solo rispetta la missione degli Stati di tutelare gli interessi di carattere generale, e quindi le finalit\u00e0 pubbliche sottese a ogni manifestazione nella sfera pubblica, ma giunge a volte ad imporne agli Stati la tutela.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0Il criterio dell\u2019investitore di mercato, che sarebbe secondo la tesi opposta l\u2019unico a legittimare i comportamenti degli organismi pubblici che operano nell\u2019economia<span>,<\/span> va correttamente inteso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il criterio appare fondato se \u00e8 riferito ai comportamenti delle imprese pubbliche che operano in regime concorrenziale e che non possono essere favorite\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">rispetto a quelle concorrenti (si pensi, ad esempio, all\u2019industria automobilistica nella quale lo Stato francese e il Land della Bassa Sassonia hanno importanti partecipazioni); ha quindi senso la disciplina sulla trasparenza delle relazioni tra lo Stato e le imprese pubbliche (direttive 80\/723 e 2006\/11); \u00e8 invece sbagliato se portato alle estreme conseguenze, perch\u00e9 finisce per negare la ragione d\u2019essere delle imprese pubbliche rendendo irrilevanti quelle finalit\u00e0 ulteriori di carattere sociale senza le quali l\u2019intervento pubblico non avrebbe senso.Chisostiene che l\u2019intervento dello Stato \u00e8 giustificato solo per supplire alle carenze del mercato, e quindi qualora il mercato non vi provveda, cade poi in contradizionequando esige che lo Stato si comporti come un privato e considera legittimo il suo intervento solo se un investitore privato lo porrebbe in essere (15)<span>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si potrebbe ora discutere, comma per comma, sull\u2019interpretazione delle norme dell\u2019ordinamento europeo, che certamente ha in se elementi contraddizione (16); ma \u00e8 sufficiente constatare che la tesi contraria all\u2019interpretazione liberista, per lungo tempo minoritaria, ha trovato riscontro e applicazione nelle misure adottate dai singoli Stati e dalla stessa Unione per far fronte alla fase economica recessiva. L\u2019interpretazione liberista dell\u2019ordinamento europeo \u00e8 stata quindi smentita, senza contestazioni. Gli Stati hanno reagito con vari strumenti che avevano a disposizione, sottraendo al mercato banche e imprese che non sarebbero sopravvissute, con la loro pubblicizzazione e ponendo in essere una serie di interventi distorsivi del mercato con misure di sostegno dell\u2019economia attraverso aiuti di vario tipo che vanno dal garantire i creditori in caso di insolvenza, a contributi a fondo perduto, prestiti di particolare favore, misure fiscali favorevoli, acquisto di obbligazioni convertibili o meno in azioni con o senza diritto di voto. Meno diffusi, ma non assenti, sono stati i casi di introduzione di misure amministrative di autorizzazione all\u2019acquisto di imprese nazionali e all\u2019insediamento nel territorio nazionale di imprese estere in tutti i settori industriali o solo in alcuni \u201cstrategici\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per una azione di stimolo e supporto alle attivit\u00e0 economiche si \u00e8 fatto ricorso alle Casse Depositi e Prestiti e ai loro fondi di investimento considerandole esterne al perimetro delle pubbliche amministrazioni e al patto di stabilit\u00e0 europeo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli Stati hanno utilizzato gli strumenti di carattere pubblicistico in misura diversa, e ci\u00f2 ha determinato un diverso grado di presenza del pubblico e di sinergia fra gli operatori economici e gli Stati d\u2019appartenenza nei diversi paesi U.E.,e rilevanti differenze fra la capacit\u00e0 di penetrazione e di resistenza dei singoli paesi (17)<span>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mancata considerazione di questi profili ha condotto alcuni Stati, fra i quali l\u2019Italiaa politiche prive di una visione d\u2019insieme, fino a pensare che la privatizzazione si potesse effettuare, come \u00e8 avvenuto e continua ad avvenire, con la cessione di imprese privatizzate a imprese pubbliche di altri paesi europei e extraeuropei, senza una corrispondente contropartita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3.c Prospettive e metodo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In un contesto complesso nel quale gli Stati hanno perso l\u2019autosufficienza ma non le funzioni, il territorio ha diminuito la sua rilevanza ma resta elemento essenziale delle comunit\u00e0 politiche, le problematiche ambientali sono, insieme<span>,<\/span> localizzate e delocalizzate, l\u2019idea di semplificare gli approcci analitici e le soluzioni \u00e8 sbagliata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La tentazione soggettivista di individuare un <em>a priori<\/em>, sia esso il mercato o lo Stato, dal quale far discendere tutte le categorie, si espone ad obiezioni che hanno ormai avuto l\u2019avallo della verifica storica (18)<span>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se, come osservava Romagnosi, l\u2019adottare soluzioni estreme, assunte come generali e assolute, \u00e8 una propensione costante dell\u2019animo umano alla quale non si sottraggono i studiosi (19), questa tendenza si manifesta in modo pi\u00f9 evidente nelle scienze nelle quali \u00e8 minore l\u2019ancoraggio a riferimenti oggettivi. \u00c8 noto che nella scienza economica questo ancoraggio \u00e8 molto labile perch\u00e9 sono frutto di una opzione soggettiva gli stessi parametri di valutazione (la \u201cricchezza\u201d o il \u201cvalore-utilit\u00e0\u201d o il rapporto \u201ccapitale-merce\u201dcui \u00e8 equiparato o no il lavoro). La discussione fra oggettivismo e soggettivismo, fra verificabilit\u00e0 e opinabilit\u00e0, che pure \u00e8 particolarmente vivace, resta sullo sfondo (come del resto avviene nei dibattiti fra i giuristi in ordine al metodo) e non approda a risultati sufficientemente condivisi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche fra coloro che partono dal presupposto che la politica economica debba comprendere sviluppo e distribuzione del benessere<span>,<\/span> resta la divisione fra due diversi <em>a priori<\/em>: che lo sviluppo precede e provoca la distribuzione del benessere, perch\u00e9 non si pu\u00f2 distribuire ci\u00f2 che non c\u2019\u00e8, o all\u2019opposto, che la distribuzione delle risorse genera la domanda che determina lo sviluppo. Cos\u00ec fra le posizioni liberiste e quelle che una volta si chiamavano socialiste e oggi potrebbero chiamarsi solidariste non vi \u00e8 dialogo perch\u00e9 ciascuna \u00e8 chiusa nel proprio <em>a priori<\/em>. Le diverse posizioni in ordine alla presenza pubblica nell\u2019economia ne sono una derivazione. Il problema nasce dal fatto che entrambe le tesi sono corrette, contengono una parte di verit\u00e0<span>,<\/span> ma la perdono nella loro configurazione estrema che trascura la complessit\u00e0 dei diversi contesti e cicli (20)<span>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pur prendendo atto dell\u2019ineluttabile influenza di un fattore soggettivo nelle proposizioni della scienza economica (in parte comune, del resto, come osservava Einstein (21), a tutte le scienze), non v\u2019\u00e8 dubbio che<span>,<\/span> soprattutto nei periodi di rapida trasformazione, le scienze sociali devono sforzarsi per isolare all\u2019interno delle loro riflessioni, le parti certe, a partire dalle certezze negative, da quelle opinabili e acquisire consapevolezza del contesto e dell\u2019insieme dei valori in gioco (22)<span>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sul piano della scienza giuridica, oltre ad acquisire, filtrandoli dal proprio punto di vista, i risultati delle ricerche economiche e delle altre scienze sociali, il metodo da utilizzare<span>,<\/span> per dipanare la matassa aggrovigliata di un ordinamento in divenire, \u00e8 in realt\u00e0 quello comune a tutte le scienze che consiste nello scomporre i sistemi complessi cogliendo ci\u00f2 che collega le varie parti secondo il criterio del fine che le unisce<span>,<\/span> per risalire poi dal pi\u00f9 semplice al pi\u00f9 articolato, procedendo per gradi, passando cos\u00ec \u201cda idee chiaro-confuse\u201d a idee chiaro-distinte\u201d. Si possono cos\u00ec individuare i nuclei essenziali delle nozioni, le \u201cidee radicali\u201d che sono sempre semplici, pervenendo ai \u201cconcetti generali\u201d solo attraverso un\u2019indagine analitica \u201cdelle cose particolari\u201d, in modo che l\u2019unit\u00e0 risulti come \u201cuna pluralit\u00e0 compresa sotto di un solo concetto\u201d (come la moderna matematica fa con l\u2019insiemistica e perfino la geometria, che appariva la pi\u00f9 statica fra le scienze, fa per descrivere figure in movimento) (23)<span>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con questo metodo si comprendono facilmente i principi che reggono le fattispecie complesse e dinamiche e le gradazioni che vi sono fra i diversi elementi chedi volta in volta le compongono e che sono tenuti insieme dal fine, e quindi dal significato delle fattispecie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si pu\u00f2, per fare un esempio, capire quella strana figura giuridica ormai consolidata nella giurisprudenza europea e nazionale, del \u201cdiritto soggettivo all\u2019ambiente\u201d, il diritto di un soggetto su un bene che \u00e8 di tutti e di nessuno, che non consiste in una <em>res, <\/em>ma un modo di essere di altri beni e che assume una autonoma consistenza giuridica attraverso la funzione ambientale (24): la stessa cosa diventa rifiuto o materia prima e assume regimi giuridici del tutto diversi, a seconda della sua destinazione nel contesto dato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli esempi e le applicazioni a fattispecie concrete, delle quali fornire cos\u00ec spiegazioni convincenti, si possono moltiplicare, perch\u00e9 in tutte le questioni giuridiche investite dalla frammentazione in atto si possono individuare chiavi di lettura partendo dalle due nozioni base (come procedimento o contratto, persona giuridica o meno, prezzo o tassa, ente pubblico o privato) e individuare la fattispecie a secondo del punto in cui si colloca fra le due (25).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sul piano delle istituzioni ogni soluzione che si possa individuare non pu\u00f2 che partire dalla consapevolezza di due elementi ineliminabili: l\u2019apertura dei mercati non \u00e8 frutto di scelte soggettive ma il portato dell\u2019evoluzione tecnologica che ha allargato gli spazi della comunicazione; e nello stesso tempo<span>,<\/span> la soddisfazione degli interessi a protezione necessaria<span>,<\/span> comunque li si debba e si possa ridefinire eliminando l\u2019eccessiva dispersione delle loro fonti, trova ancora negli Stati gli interlocutori essenziali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono quindi improponibili ritorni a sistemi di Stati chiusi e altrettanto lo sono i tentativi di affidare al mercato tutte le soluzioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le soluzioni che vanno ricercate non sono quindi quelle ottimali ma, come scrisse Romagnosi, \u201cquelle migliori che nelle date circostanze si possono effettivamente praticare come le pi\u00f9 adatte allo scopo, in quella data et\u00e0, in quel dato territorio e con quel dato cielo\u201d (26).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli Stati dovranno quindi mantenere quella quota di \u201csovranit\u00e0\u201d che comprende il potere di definire al proprio interno l\u2019ambito della sfera pubblica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le categorie del pubblico e del privato nell\u2019economia vanno valutate non secondo la loro coerenza con modelli astratti ma secondo l\u2019idoneit\u00e0 che offrono per diminuire la distanza fra funzioni e poteri degli Stati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per l\u2019ordinamento dell\u2019Unione Europea la necessit\u00e0 di superare il vuoto di potere appare una condizione di sopravvivenza.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La garanzia incondizionata sui c.d. \u201cdebiti sovrani\u201d da parte della BCE costituirebbe la prima, significativa, misura di trasferimento sull\u2019Unione, anzich\u00e9 di perdita secca, di una quota della sovranit\u00e0 persa dagli Stati (27). Anche il c.d. \u201cPiano Yunker\u201d, nell\u2019assegnare alla Commissione europea un ruolo attivo di promozione degli investimenti, pu\u00f2 costituire un inizio di una politica europea di sviluppo economico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prospettiva resta quella della formazione di uno Stato europeo articolato al proprio interno. Non si tratterebbe di una novit\u00e0: l\u2019Europa \u00e8 stata unita per un numero di secoli superiore a quello in cui \u00e8 stata divisa e la divisione \u00e8 iniziata quando si sono formati gli Stati nazionali che ora sono entrati in crisi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019esito non \u00e8 mai ineluttabile e comunque pu\u00f2 realizzarsi prima o poi, secolo pi\u00f9-secolo meno, ma l\u2019involuzione nel processo unitario sarebbe catastrofica, per gli europei, in un mondo che sembra sempre pi\u00f9 avviarsi verso sistemi subcontinentali interdipendenti, nell\u2019economia e anzitutto nella questione ambientale, e in concorrenza fra loro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono processi che muovono, comunque, da circostanze che arricchiscono le capacit\u00e0 potenziali del genere umano che, come sempre, convivono con le sue debolezze. Vanno seguite, soprattutto dagli studiosi, con curiosit\u00e0 intelligente e motivata che coglie nelle novit\u00e0 occasione di stimolo e di crescita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(*) <\/strong>Questo studio<span>,<\/span> in parte anticipato nella relazione alle Giornate di studio in onore di Guido Corso, Palermo 12-13 gennaio 2015, contiene un ulteriore sviluppo delle riflessioni iniziate con <em>Pubblico e privato nell\u2019economia di fine secolo<\/em> In <em>Le trasformazioni del diritto amministrativo, Scritti degli allievi per gli 80 anni di M.G. Giannini, <\/em>Milano 1995, e con <em>Riflessioni sulle funzioni dello Stato nell\u2019economia e nella distribuzione della ricchezza<\/em> in <em>Dir. Pubbl<\/em>. 1997,2,289. In un contesto culturale e politico aprioristicamente orientato a favore del mercato e delle privatizzazioni, questi lavori proponevano un approccio meno scontato, pi\u00f9 rivolto a tener conto dell\u2019insieme delle funzioni pubbliche e ad analizzare i vantaggi e gli svantaggi delle imprese pubbliche e di quelle private.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il tema era stato poi ripreso e approfondito in <em>Pubblico e privato nell\u2019economia semiglobalizzata. L\u2019impresa pubblica nei sistemi permeabili e in competizione<\/em><span><em>,<\/em><\/span> in questa rivista2014,1,1.\u00a0 I circa 20 anni trascorsi dai primi due saggi consentivano una verifica delle tesi avanzate e avvalorate dalla crisi economica che ha dimostrato i limiti degli eccessi liberisti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo studio la problematica del rapporto fra \u201cpubblico\u201d e \u201cprivato\u201d nell\u2019economia viene esaminata sotto il profilo dello squilibrio fra le funzioni che vengono imputate agli Stati e quelle che in concreto riescono a realizzare nel nuovo contesto, di economie semiaperte e in competizione fra loro, che registra vuoti di potere, particolarmente marcati per i Paesi facenti parte dell\u2019U.E e determina la frammentazione delle nozioni giuridiche (v. in <em>Principi di diritto amministrativo,<\/em> Torino 2010).\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo studio non costituisce un compendio di quelli precedenti: l\u2019osservazione diacronica e la prosecuzione della riflessione hanno consentito di arrivare progressivamente a risultati pi\u00f9 chiari e consapevoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019affrontare queste grandi tematiche ci si imbatte in una bibliografia giuridica ed economica sterminata (sono circa 1.000 all\u2019anno i volumi sul tema della globalizzazione). \u00c8 quindi indispensabile farne una selezione correndo cos\u00ec un inevitabile rischio di errori e omissioni. Per non appesantire la lettura si rinvier\u00e0 in qualche caso ai lavori precedenti per la bibliografia presa in considerazione oltre a tener conto dei contributi emersi nei lavori pi\u00f9 recenti. Fra questi, in particolare quello di T. P<span>IKETTY, <\/span><em>Il capitale nel XXI secolo <\/em>(2013), trad. it. Milano 2014.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\">\n<li>(1)\u00a0 \u00a0 Sul tema v. T. PIKETTY, <em>cit<\/em>., 378. Gi\u00e0 fra questi emerge con chiarezza il crescente squilibrio fra una parte sempre pi\u00f9 ristretta e ricca della popolazione e l\u2019altra parte impoverita, fenomeno per altro non nuovo, che caratterizz\u00f2 anche la prima rivoluzione industriale. G.D.R<span>OMAGNOSI<\/span> (<em>Della necessit\u00e0 di unire lo studio della politica economica con quello della civile giurisprudenza, <\/em>in <em>Analisi Universali di Statistica, <\/em>1832, vol. XXXIII) rilevava il fenomeno dei \u201cgravi e spaventosi patimenti di parecchie classi in seno di popoli nei quali l\u2019industria e la concorrenza (che pure \u201caveva determinato tanti progressi in tutte le incivilite societ\u00e0\u201d) fu spinta a un sommo grado\u201d.<\/li>\n<li>(2)Su questi temi rinvio a <em>Principi di diritto amministrativo<\/em>, <em>cit<\/em>., e all\u2019ampia bibliografia ivi indicata (p. 49).<\/li>\n<li>(3)Con un termine usato da P. S<span>HANKAR<\/span> J<span>HA<\/span> (<em>Il caos prossimo venturo. Il capitalismo contemporaneo e la crisi delle nazioni, <\/em>(2006) trad. it. Vicenza 2007) l\u2019evoluzione ha determinato l\u2019impossibilit\u00e0 di mantenere e quindi controllare i fenomeni nel loro precedente \u201ccontenitore\u201d.<\/li>\n<li>(4)Sulla \u201cmoltiplicazione dei diritti\u201d v. L. F<span>ERRAIOLI<\/span>, <em>Diritti fondamentali<\/em>, Bari 2001; A. C<span>ASSESE<\/span>, <em>I diritti umani oggi<\/em>, Torino 1984; T.R. F<span>ERNANDEZ<\/span> R<span>ODRIGUEZ<\/span>, <em>Demasiadosderechos! Derechosfondamentales y otrosestudios, en homenajea R. Martin Retortillo<\/em>, Zaragoza 2008, I, 131. Osservava gi\u00e0 U. A<span>LLEGRETTI<\/span> (<em>Le istituzioni internazionali, l\u2019Europa l\u2019Italia, <\/em>rel. a Assemblea dell\u2019Associazione C.r.s., Roma 1995 che \u201ci fini della comunit\u00e0 politica Italia eccedono la dimensione delle forze dello Stato\u201d)<span><em>.<\/em><\/span> Sulla crescita delle funzioni statali in parallelo alla perdita di forza dello Stato v. G. M<span>ARRAMAO<\/span>, <em>Esiste una sfera pubblica globale?<\/em> In <em>Riv. Sc. Sup. Ec. e Fin<\/em>. 2004, II, 14; J. L. M<span>EILAN<\/span> G<span>IL<\/span>, <em>Una aproximation al derechoadministrativo global<\/em>, Sevilla 2011. Sulla problematica della conciliazione del soddisfacimento dei diritti sociali essenziali e della riduzione del deficit e del debito pubblico<em>, <\/em>J.L. C<span>ARRO, <\/span>L<span>.<\/span> M<span>IGUEZ<\/span> e M. A<span>LMEIDA<\/span><em>, Constitucionalizaci\u00f3n del principio de estabilidadpresupuestaria, racionalizaci\u00f2n del gastop\u00f9blico y cl\u00e0usula del Estado social<\/em>, in<em>EstructurasAdministrativas y Racionalizaci\u00f2n del GastoP\u00f9blico<\/em>, Actas del VII Congreso de la AEPDA, INAP, Madrid, 2012, p. 339 e ss.<\/li>\n<li>(5)Fra gli innumerevoli studi in materia si sono segnalati in Italia quelli di S. C<span>ASSESE<\/span> (v. <em>Oltre lo Stato<\/em>, Bari 2006; <em>Il diritto globale<\/em>, Torino 2009 e vari altri) e della sua scuola. Osservava B. R<span>USSEL <\/span>(<em>Autorit\u00e0 e individuo<\/em>, trad. it. Milano 1949) che uno Stato mondiale \u201ccorrerebbe il rischio di disgregarsi per mancanza di una forza coesiva\u201d<span>.<\/span><\/li>\n<li><span>(6)P<\/span><span>.<\/span><span> SHANKAR JHA, <\/span><em>Il caos prossimo venturo<\/em>, <em>cit.<\/em><\/li>\n<li>(7)Notava M<span>ACHIAVELLI<\/span>, nel <em>Principe <\/em>che l\u2019Italia non si era unificata, e quindi non era in grado di esprimere una forza bellica equiparabile a quella delle altre nazioni, perch\u00e9 c\u2019era una autorit\u00e0, il Papato, troppo debole per unificarla ma abbastanza forte per impedirlo ad altri. L\u2019unificazione \u00e8 avvenuta dopo vari secoli.<\/li>\n<li>(8)Sulle problematiche della frammentazione, comuni per altro a tutte le scienze e sulla bibliografia al riguardo v. <em>Principi di diritto amministrativo<\/em>, <em>cit<\/em>. 39, 55.\u00a0<\/li>\n<li>(9)Per una acuta analisi che mette in evidenza gli effetti depressivi delle politiche istituzionali dell\u2019Unione europea v. G. G<span>UARINO<\/span>, <em>Euro: venti anni di depressione <\/em>(1992-2012) in Nomos, 2012,2.<\/li>\n<li>(10)J. H<span>ABERMAS<\/span><em>, La costellazione postnazionale. Mercato globale, nazione e democrazia<\/em> (1996), trad. it. Milano 2002; G. B. A<span>UBY<\/span><span>,<\/span><em> La globalisation, la droit et l\u2019\u00c9tat<\/em>, Paris <em>2003<\/em>; G. B. A<span>RRIGHI<\/span>, <em>Il lungo XX secolo, <\/em>trad. it. Milano 1997; M. D\u2019A<span>LBERTI<\/span><em>, Poteri pubblici, mercati e globalizzazione, <\/em>Bologna 2008;S. M. R<span>ETORTILLO<\/span> B<span>AQUER<\/span><span>,<\/span><em>Reflexionessobre la \u201chuida del derechoadministrativo, <\/em>in <em>Riv. adm. Pubbl<\/em>. 1996, 140 ss<em>.; <\/em>E. S<span>CHMIDT<\/span> A<span>SSMAN<\/span><em>, VerwaltunglegitimationalsRechtsbegriff<\/em>,in <em>Arc. Adm. Publ<\/em>. 1996, 140 ss.<\/li>\n<li>(11)La sottolineatura della necessit\u00e0 di analisi giuridiche \u00e8 particolarmente sottolineata da T. P<span>IKETTY, <\/span><em>cit<\/em>. p. 925. Va per altro osservato che la tesi di T. P<span>IKETTY<\/span><span>,<\/span><em>ivi<\/em> p. 733 che \u201cil peso dello Stato \u00e8 oggi molto pi\u00f9 forte\u201d di quanto non fosse nel primo decennio del XXI secolo, anzi \u201c\u00e8 pi\u00f9 forte di quanto sia mai stato\u201d \u00e8, insieme, esatta e sbagliata. \u00c8 esatta se si prende in considerazione la quantit\u00e0 delle funzioni, e quindi dei poteri, assunti dallo Stato, come \u00e8 ben spiegato da tutte le analisi degli effetti che ebbe il suffragio universale sulla quantit\u00e0 delle funzioni pubbliche (v. M. S. G<span>IANNINI<\/span>, <em>Diritto amministrativo I, <\/em>Milano 1993; v. l\u2019analisi puntuale delle funzioni statali in G. R<span>OSSI<\/span><em>Riflessioni sulle funzioni dello Stato nell\u2019economia e nella distribuzione della ricchezza<\/em><span>,<\/span><em> cit<\/em>. 295). Questo \u00e8 vero anche per gli Stati che hanno adottato politiche pi\u00f9 caute \u00a0 nella espansione della sfera pubblica, che si \u00e8 tuttavia triplicata nel corso del XXI secolo (da meno del 10% in tutti i paesi occidentali e oltre il 30% negli USA e non meno del 40% fino a superare il 50% nei paesi europei), v. il grafico 3.1 di T. P<span>IKETTY<\/span>, <em>cit<\/em>. p. 735.L\u2019affermazione \u00e8, per\u00f2, sbagliata se la si riferisce alla proporzione tra risorse (comprese quelle giuridiche) e obiettivi (la \u201cforza\u201d \u00e8 misurabile con parametri relativi, non assoluti). In questi termini si pu\u00f2 dire pi\u00f9 esattamente che lo Stato non \u00e8 \u201cpi\u00f9 forte\u201d, ma solo \u201cpi\u00f9 grande\u201d: \u00e8 un gigante con i piedi d\u2019argilla<span>.<\/span><\/li>\n<li>(12) P. G<span>HEMAWAT<\/span>, <em>Ridefinire la globalizzazione <\/em>(2006)trad. it. Bologna 2009, con prefazione di G. D<span>AGNINO<\/span><span>.<\/span><\/li>\n<li>(13)G.D. R<span>OMAGNOSI<\/span>, <em>Memoria riguardante il punto di vista degli articoli economici e statistici<\/em>, in <em>Annali Universali di Statistica <\/em>1834, XL, 129.<\/li>\n<li>(14) Per la tesi di G<span>UIDO<\/span> C<span>ORSO <\/span>che interpreta in senso liberista le norme dell\u2019ordinamento europeo v. ad es., <em>Attivit\u00e0 amministrativa e mercato, <\/em>in <em>Riv. Giur. Quad. Serv. Pubbl.,<\/em> 1999,2, p.7;<em> Manuale di diritto amministrativo,<\/em> IV ed. Torino 2008, pag. 72, 382. L\u2019insieme della produzione di G<span>UIDO<\/span> C<span>ORSO<\/span> induce per altro a ritenere che, nella sua costruzione scientifica, l\u2019<em>a priori<\/em> non sia tanto il mercato quanto la libert\u00e0. Di qui l\u2019insofferenza verso le restrizioni amministrative delle attivit\u00e0 economiche volte non a tutelare interessi di terzi ma a comprimere le capacit\u00e0 di iniziativa a vantaggio, ad esempio, di coloro che gi\u00e0 la esercitano. La vasta cultura gli ha consentito di non considerare alternativi fra loro (come in genere si fa) gli studi di ispirazione europea, e in particolare germanica, e quelli, oggi prevalenti, che assumono a propria base i contributi della scienza giuridica e soprattutto economica statunitense.La derivazione del diritto amministrativo dalle norme e dai principi costituzionali che caratterizza il primo di questi due approcci e che ha ispirato tutti i lavori di Guido Corso a partire da quelli sull\u2019ordine pubblico (v. <em>L\u2019Ordine pubblico,<\/em> Bologna 1979), implica l\u2019adesione, sia pure filtrata dall\u2019esegesi delle norme, a un sistema valoriale del quale le Costituzioni sono depositarie e non a caso nelle ultime edizioni del suo Manuale Guido Corso si \u00e8 occupato anche degli \u201cinteressi a protezione necessaria\u201d mostrandone consapevolezza e condivisione (v. <em>Manuale<\/em><span><em>,<\/em><\/span><em>cit.,<\/em> 177).<\/li>\n<li>(15)Per una rassegna sui diversi significati che sono stati attribuiti al principio dell\u2019investitore di mercato v. F. G<span>HERARDUCCI<\/span>, M. C<span>APANTINI<\/span>, <em>Gli aiuti di Stato e il principio dell\u2019\u201dinvestitore privato\u201d negli orientamenti della Commissione e nella giurisprudenza comunitaria<\/em>, 2004 <span>www.astrid-online.eu<\/span> . Sui profili di criticit\u00e0 del criterio in rapporto il principio di parit\u00e0 di trattamento fra le imprese pubbliche e private<em>; <\/em>A. Cartier-Bresson<em>, L\u2019\u00c9tatactionnaire, <\/em>Parigi, 2010, 366, H. Lesguillons<em>, L\u2019\u00e9tatactionnaire et le principe de l&#8217;investisseurpriv\u00e9, <\/em>in<em>Rev. DroitAff. Intern<\/em><span>.<em>,<\/em><\/span>4, 2003, 363. J. C. L<span>AGUNA <\/span>D<span>E<\/span> P<span>AZ<\/span><em>, La empresapublicacomoinstrumento de gestion de ayudas,<\/em> Madrid 1991, 373 ss.<\/li>\n<li>(16) Per una analisi puntuale e per la bibliografia v. G. R<span>OSSI<\/span><em>Riflessioni sulle funzioni dello Stato nell\u2019economia e nella redistribuzione della ricchezza<\/em>, <em>cit<\/em>., 301.<\/li>\n<li>(17)Per una analisi comparata della normativa sulle Casse depositi e Prestiti, o sugli istituti analoghi e per l\u2019analisi delle diverse politiche di pubblicizzazione e di sostegno all\u2019economia nei diversi paesi europei v. G. R<span>OSSI<\/span><span>,<\/span><em>Pubblico e privato nell\u2019economia semiglobalizzata<\/em>, <em>cit<\/em>., 28.\u00a0<\/li>\n<li>(18)V. K<span>IICHIROYAGI<\/span>, Y Y<span>UKIHIRO<\/span> I<span>KEDA<\/span>,S<em>ubjectivism and Objectimism in the History of EconomicTrought, <\/em>N.Y. 2012; A. T<span>ROVATO<\/span>, <em>Il dibattito epistemologico nella seconda met\u00e0 del Novecento, <\/em>Catania 2005, con il dibattito metodologico fra K. P<span>OPPER<\/span> e T. K<span>UHN<\/span>. Sul problema del metodo della scienza economica v. in particolare S<span>TUARD <\/span>M<span>ILL<\/span><span>,<\/span><em> On the Definitionsof\u00a0 Political Economy and the Method of InvestigationProper to It<\/em>, vol. IV, (1836) rist. Toronto 1967; M. F<span>RIEDMAN<\/span><span>,<\/span><em>The Methodology of Positive Economics<\/em>, Chicago 1953; M.B<span>LONG<\/span><span>,<\/span><em> The Methodology of Economics<\/em>, Cambridge 1392. Al tema della metodologia della scienza economica \u00e8 dedicata la rivista<em> Journal of EconomicMethodology.\u00a0<\/em><\/li>\n<li>(19) G. D. R<span>OMAGNOSI<\/span>, <em>Alcuni pensieri sopra un\u2019altra metafisica filosofia della storia, Lettere a Viesseux<\/em>, in <em>Antologia<\/em>, Firenze 1832, vol. XLVI, p. 23.<\/li>\n<li>(20) Per queste considerazioni G. R<span>OSSI<\/span><span>,<\/span><em>Pubblico e privato nell\u2019economia semiglobalizzata, cit<\/em>., 21. Analizzando nel lungo periodo i risultati delle politiche neo liberiste e di quelle \u201cstataliste\u201d poste in essere dai paesi occidentali T.P<span>IKETTY<\/span> (<em>Il capitale nel XXI secolo<\/em>, cit, 157) ne sostiene la sostanziale equivalenza in termini di crescita economica, con la conseguenza che i due metodi \u201cnon meritano n\u00e9 un eccesso di enfasi n\u00e9 un eccesso di riprovazione\u201d.\u00a0<\/li>\n<li>(21)A. E<span>INSTEIN<\/span>, <em>Come io vedi il mondo <\/em>(1933), trad. it. Vicenza 1995.<\/li>\n<li>(22) Sostiene esattamente T. P<span>IKETTY <\/span>(<em>Il Capitale nel XXI secolo, <\/em>cit, 925) che \u201cgli economisti, se vogliono davvero rendersi utili, devono imparare a essere pi\u00f9 pragmatici nelle loro scelte di metodo logiche, fare <em>tabula rasa <\/em>delle proprie certezze, se occorre, e porsi in rapporto con le altre scienze sociali\u201d. In effetti, per studiare, l\u2019\u201deconomia politica\u201d occorre disporre anche di una buona preparazione giuridica che consenta una adeguata valutazione dei profili istituzionali e degli effetti rilevanti che questi producono nelle vicende economiche e sociali. Del resto \u201ci processi economici e politici sono indissolubili e vanno studiati di concerto (<em>ivi<\/em>, pag. 928).\u00a0<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mentre i giuristi compiono spesso l\u2019errore di esaminare solo i profili istituzionali o comunque di ipervalutarli considerandoli come la fonte delle altre vicende, gli economisti tendono a non considerare il dato istituzionale quanto meno come uno degli ingredienti che formano e spiegano le vicende economiche e sociali. Nei <em>Principi fondamentali di diritto amministrativo onde tesserne le istituzioni<\/em>, Prato1814, \u00a7 141<em>, <\/em>, G.D. R<span>OMAGNOSI <\/span>sosteneva: \u201ctempo verr\u00e0 che il Diritto civile e l\u2019economico pubblico verranno considerati come due rami della stessa scienza\u201d. Nel tornare sul tema dopo diciotto anni<em> (Della necessit\u00e0 di unire lo studio della politica economica con quello della civile giurisprudenza, <\/em>in <em>Annali Universitari di Statistica 1832 XXXIII, 145 ss.) <\/em>osservava che \u201cla possibilit\u00e0 di quest\u2019associazione fra il diritto e l\u2019economia dipende in primo luogo dal buono e ben concepito concetto del diritto\u201d e osservava \u201cho veduto con rammarico propagarsi una dottrina fondamentale del diritto che tende anzi alla dissoluzione dalla scienza economica\u201d.<\/p>\n<ol>\n<li style=\"text-align: justify;\">(23)R<span>OMAGNOSI<\/span>, <em>Vedute fondamentali dell\u2019arte logica <\/em>(1832), in <em>Opere di Giandomenico Romagnosi, <\/em>a cura di A. D<span>E<\/span> G<span>IORGI<\/span>, Milano 2006, I, 1, 208.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">(24) A. F<span>ARI<\/span>\u2019, <em>Beni e funzioni ambientali, <\/em>Napoli 2013.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">(25) V. le applicazioni del metodo in G. R<span>OSSI<\/span><span>,<\/span><em>Potere amministrativo e interessi a soddisfazione necessaria. Crisi e prospettive del diritto amministrativo, <\/em>Torino 2011.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">(26) G. D. R<span>OMAGNOSI<\/span>, <em>Vedute fondamentali, cit<\/em>., pp 17 e 37<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">(27)V. le decisioni adottate dalla BCE il 22 gennaio 2015 e l\u2019ampio dibattito che le ha accompagnate. V. inoltre la decisione del 7 febbraio 2014 della Corte Costituzionale tedesca e la remissione alla Corte di giustizia europea che al momento di pubblicazione di questo lavoro deve ancora pronunciarsi. Sulle problematiche generali del rapporto fra interpretazione europea e sovranit\u00e0 nazionale v. P.M. H<span>UBER, <\/span><em>The Federal Costitutional Court and European Integration, <\/em>in <em>European Public Law <\/em>21, n. 1 2015, 83. Osserva T. P<span>IKETTY<\/span> (<em>cit.<\/em>) che \u201cla contropartita alla perdita di sovranit\u00e0 monetaria dovrebbe essere l\u2019accesso a un debito pubblico garantito, e a un tasso basso e prevedibile\u201d (p. 892) e che \u00e8 arduo pensare a una soluzione politica dell\u2019eurozona senza un rafforzamento delle istituzioni europee, a partire da una vera rappresentanza parlamentare (p. 893).<\/li>\n<\/ol>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il mutamento del contesto. Si continua a discutere di \u201cpubblico e privato\u201d nell\u2019economia senza avere consapevolezza del mutato contesto in cui quelle categorie si pongono. 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