{"id":1124,"date":"2015-06-03T10:09:30","date_gmt":"2015-06-03T08:09:30","guid":{"rendered":"http:\/\/5.249.146.118\/la-grande-menzogna-della-i-guerra-mondiale\/"},"modified":"2015-06-03T10:09:30","modified_gmt":"2015-06-03T08:09:30","slug":"la-grande-menzogna-della-i-guerra-mondiale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/la-grande-menzogna-della-i-guerra-mondiale\/","title":{"rendered":"\u201cLa grande menzogna\u201d della I guerra mondiale"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Nei giorni scorsi si sono ricordati\u00a0 i cento anni dell\u2019entrata in guerra dell\u2019Italia al fianco dell\u2019Intesa contro gli Imperi centrali. Una scelta che ha segnato per sempre i destini del nostro Paese. Ne parliamo con tre studiosi, due giornalisti (Valerio Gigante e Luca Kocci) e uno storico (Sergio Tanzarella), autore di un bel volume, critico, dal titolo: La grande menzogna. Tutto quello che non vi hanno mai raccontato sulla\u00a0 I guerra mondiale, Ed. Dissensi, Viareggio 2015. (www.dissensi.it)<\/em>\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>IL 24 maggio, nel nostro Paese, si fa &#8220;memoria&#8221; dei cento anni dell&#8217;entrata in guerra dell\u2019Italia nel primo grande conflitto mondiale. Tutti i protagonisti sono morti: vittime e carnefici. Ma non \u00e8 morta la retorica &#8220;nazionalista&#8221; che mistifica, ancora oggi, la verit\u00e0. L&#8217;ufficialit\u00e0 afferma che la &#8220;grande guerra \u00e8 stato un passaggio fondamentale nel processo di costruzione del nostro Paese, perch\u00e9 \u00e8 nell&#8217;affratellamento delle trincee il primo momento vero in cui si sono &#8220;fatti gli italiani&#8221; (cos\u00ec l&#8217;allora sottosegretario Paolo Peluffo)&#8221;. Una tesi vuota e stantia. Al quale voi, nel\u00a0 vostro libro, replicate che questa \u00e8 la &#8220;grande menzogna&#8221;. Perch\u00e9?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">VALERIO GIGANTE: Si tratta di contrapporre ad un\u2019ideologia e ad una retorica funzionale a trasmettere l&#8217;idea di una storia nazionale senza cesure e contraddizioni, vissuta nell&#8217;ottica dell&#8217;unit\u00e0 di intenti e della ricerca di una fantomatica unit\u00e0, o &#8220;bene comune&#8221; (che il nazionalismo e l&#8217;idea di patria spesso suggeriscono), interclassista e irredentista, un approccio critico, che dia consapevolezza a chi non ha vissuto quegli eventi, ma ne \u00e8 figlio sia per storia familiare che collettiva, che quella guerra ha drammaticamente segnato l&#8217;immaginario, la cultura, la politica e la storia del nostro Paese. E che ha inciso la carne stessa delle centinaia di migliaia di vittime, mutilati, feriti, prigionieri (terribile fu la sorte dei prigionieri italiani, che non ebbero dal nostro governo alcun sostegno materiale, perch\u00e9 considerati vili o disertori). La guerra ha colpito chi l&#8217;ha combattuta allo stesso modo delle famiglie a cui queste persone sono state sottratte per essere restituite cadaveri, o non essere restituite affatto; o restituite a volte con devastazioni fisiche e psicologiche inimmaginabili. Perch\u00e9 nella I guerra mondiale tutti gli strumenti di distruzione disponibili (gas, mitragliatori, aerei, artiglieria, lanciafiamme, proiettili dum-dum, sommergibili) furono utilizzati su larga scala e senza limiti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Veniamo alla guerra. Ancora oggi non sappiamo, se non in modo\u00a0 approssimativo, i numeri dei morti, dei feriti, dei civili deceduti (direttamente e indirettamente a causa della guerra), dei prigionieri abbandonati dall&#8217;Italia, dei soldati impazziti al fronte. E&#8217; possibile dare qualche cifra?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">LUCA KOCCI: In effetti i numeri non si conoscono con precisione, e gi\u00e0 questo d\u00e0 il segno della brutalit\u00e0 e della violenza della guerra. Secondo gli studi pi\u00f9 attendibili, durante i 5 anni di guerra, su un totale di 74 milioni di soldati mobilitati dai Paesi belligeranti, vi furono complessivamente 10 milioni di morti (e dispersi), 21 milioni di feriti \u2013 fra cui 8 milioni di mutilati ed invalidi, quindi feriti permanenti \u2013 e 8 milioni di prigionieri su tutti i fronti. Per quanto riguarda l\u2019Italia \u2013 e anche qui i numeri sono incerti, molto probabilmente sottostimati rispetto alla realt\u00e0 \u2013 si contano oltre 650mila morti, di cui 400mila al fronte, 100mila in prigionia e i restanti a causa di malattie contratte durante la guerra. Inoltre in 500mila tornarono dal fronte mutilati, invalidi o gravemente feriti e oltre 40mila con gravissime patologie psichiche dopo anni di trincea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L&#8217;entrata in guerra fu anche un &#8220;grande affare&#8221; per i gruppi industriali italiani che ha alimentato la grande truffa delle spese di guerra. Episodio, questo, totalmente occultato. . Un ignobile arricchimento fatto sulla pelle delle migliaia di italiani mandati a morire. Come si \u00e8 sviluppata questa truffa? Chi sono stati i responsabili rimasti impuniti?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">SERGIO TANZARELLA: Si tratt\u00f2 allora della prova generale della corruzione sistemica che avrebbe caratterizzato il nostro Stato. La Commissione parlamentare d\u2019inchiesta sulle spese di guerra fortemente voluta da Giolitti raccolse, seppure a fatica, una documentazione imponente. Non ci fu un settore delle commesse di guerra che non fosse stato coinvolto dalla corruzione. Fatture pagate per materiali mai consegnati o solo in parte consegnati, fatture pagate due volte, forniture di materiali di pessima qualit\u00e0 e, finita la guerra, riacquisto a bassissimo costo di quanto non era stato nemmeno consegnato. La guerra cost\u00f2 in alcuni settori anche il 400% in pi\u00f9 del dovuto, si pu\u00f2 ben comprendere con che danno irreparabile per la casse dello Stato. Un debito enorme che l\u2019Italia si sarebbe trascinata per decenni fin dentro la vita repubblicana. La cattiva qualit\u00e0 delle forniture provoc\u00f2 disagi gravissimi dagli armamenti fino alle stoffe delle divise che avide d\u2019acqua ghiacciarono negli inverni di trincea o alle scarpe che duravano in media da 4 giorni a 2 mesi. La guerra si trasform\u00f2 in una colossale truffa per lo Stato. Anche l\u2019acquisto di quadrupedi negli Stati Uniti divenne occasione di corruzione, gli ufficiali addetti comprarono a caro prezzo migliaia di cavalli e di muli d&#8217; et\u00e0 veneranda, pronti a morire ancora nel viaggio di consegna. La commissione fu di fatto neutralizzata da Mussolini, intanto arrivato al potere, e i risultati dei suoi lavori sconosciuti e inapplicati. L\u2019industria italiana che tanto aveva sostenuto gli interventisti\u00a0 trasse profitti illeciti ed enormi. Fra le industri pi\u00f9 note l\u2019Ansaldo che fattur\u00f2 due volte e si fece pagare due volte una intera fornitura di cannoni o l\u2019Ilva che aveva investito centinaia di milioni per finanziare la stampa nazionale e locale perch\u00e9 creasse nell\u2019opinione pubblica un clima di complessivo consenso alla guerra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La guerra \u00e8 stata &#8220;preparata&#8221; anche dall&#8217;opinione pubblica di allora. Una enorme macchina propagandistica al servizio della politica interventista. Poche sono state le voci critiche. Chi si \u00e8 distinto in questo \u00e8 stato \u00e8 stato il Pontefice Benedetto XV. Un profeta inascoltato&#8230;E&#8217; cos\u00ec?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">VALERIO GIGANTE: Tra la fine del 1914 e il maggio del 1915, in pochi mesi l&#8217;Italia pass\u00f2 dal pi\u00f9 convinto neutralismo al pi\u00f9 acceso nazionalismo. Trascinando gran parte dell&#8217;opinione pubblica su posizioni belligeranti. Un risultato del genere non pu\u00f2 che essere attuato attraverso una capillare organizzazione del consenso, una delle prime attuate in maniera cos\u00ec sistematica e capillare in Italia, che coinvolgeva scrittori e testate giornalistiche, riviste letterarie e singoli intellettuali. Una circostanza che dovrebbe far riflettere sull&#8217;efficacia della propaganda nelle societ\u00e0 di massa. All&#8217;interno di questo panorama culturale, intellettuale e anche religioso di sostanziale esaltazione, o almeno di acritica accettazione della guerra, emerge la figura di Benedetto XV\u2026\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">SERGIO TANZARELLA: il quale ebbe il coraggio di esprimere da subito una condanna totale e ferma nei confronti della guerra di cui intu\u00ec le straordinarie capacit\u00e0 mortifere. Le righe da lui dedicate alla guerra nella sua prima enciclica del 1\u00b0 novembre 1915 Ad beatissimi sono di una chiarezza esemplare. Scontent\u00f2 tutti con questa posizione e ancor pi\u00f9 con le proposte di pace o almeno di armistizio che pi\u00f9 volte concretamente avanz\u00f2. Nessuno le prese in considerazione e per questa sua posizione fu condannato alla cancellazione nella storia del \u2019900 tanto che possiamo definirlo il papa sconosciuto. Ma non si limit\u00f2 soltanto alla condanna e alla possibilit\u00e0 di tregua, armistizio e pace, promosse forme di assistenza ai prigionieri di guerra e di collegamento e informazione tra prigionieri e famiglie. Un\u2019opera silenziosa e preziosa soprattutto quando l\u2019Italia decise di abbandonare i propri militari prigionieri considerandoli disertori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Nel vostro libro analizzate anche la figura molto controversa di Padre Agostino Gemelli. Un frate totalmente asservito alla propaganda guerrafondaia. Qual era il suo ruolo?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">SERGIO TANZARELLA: Gemelli era capitano medico assegnato al Comando Supremo. In quel ruolo fu uno dei pi\u00f9 ascoltati consulenti di Cadorna. Come psicologo si propose di trovare i modi per abbassare ogni forma di resistenza tra i soldati rispetto alla morte che li attendeva negli inutili assalti. Alla stessa morte Gemelli attribuiva una valenza religiosa in grado di convincere i fanti che si trattava della condivisione con la missione salvifica del Cristo. Gli articoli di Gemelli di quegli anni e il suo libro <em>Il nostro soldato<\/em> sono un\u2019abominevole raccolta di pensieri raccapriccianti dove la fede viene posta a servizio di una causa di morte. Gemelli scriveva che la conversione del soldato si realizzava sul letto dell\u2019ospedale prima di morire, ma era cominciata al fronte e ad essa aveva dato un contributo decisivo una singolare forza di catechesi, la catechesi del cannone. Pertanto la guerra era compresa come provvidenziale occasione di rinascita cristiana. Gemelli fu molto abile a preparare un intruglio di edificazione-rassegnazione di fronte alla catastrofe della guerra offrendo ad essa una mistica consolatrice come quando scrive: \u00abPer noi che rimaniamo, per le spose, per le madri, per i figli, per le sorelle, per gli amici, per i compagni d\u2019armi, per quanti siamo in lutto in queste giornate di prova la morte dei nostri giovani \u00e8 ragione di conforto. Essi hanno accettato di morire, perch\u00e9 hanno sentito la bellezza cristiana del sacrificio per la patria. Essi hanno fatto di pi\u00f9: hanno fatto risuonare nella morte questa dolce voce della speranza cristiana che consola, che rende forte, che sprona al sacrificio, che ci fa degni insomma dell\u2019ora della prova che oggi viviamo\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Altra figura negativa \u00e8 stata quella del generale Cadorna (insieme al Comando supremo). In cosa si \u00e8 &#8220;distinto&#8221;?<\/strong>\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">SERGIO TANZARELLA: Dal punto di vista strategico per la totale incompetenza a comprendere le caratteristiche della nuova guerra dove gli assalti ripetuti alle trincee nemiche erano destinati al totale fallimento, le nuove armi permettevano di difendere le trincee dalle ondate di fanti che egli mandava incurante a morire. Una scelta folle che mostr\u00f2 progressivamente il totale disprezzo che aveva per la vita umana. Ma l\u2019incapacit\u00e0 strategica apparve sin da subito quando, dichiarata la guerra da parte italiana, Cadorna temporeggi\u00f2 tanto da lasciare agli austriaci tutto il tempo di rinforzare le fortificazione fino a renderle inespugnabili. A questo si accompagn\u00f2 il ben pi\u00f9 grave sistema repressivo per costringere con ogni mezzo i soldati ad andare a morire. Qualsiasi dubbio sulla guerra e ogni forma di protesta fu repressa nel sangue con processi farsa, con sentenze che ebbero immediata applicazione, con tribunali speciali fino alle esecuzioni sul posto (lasciando ai comandanti totale arbitrio di vita e di morte nei confronti dei sottoposti). Altro sistema largamente diffuso furono le decimazioni tra i soldati fortemente volute da Cadorna per instaurare un regime di terrore nella truppa. Cadorna era un cattolico devoto e assunse questo ruolo di spietato carnefice come personale missione a servizio della guerra. L\u2019obbedienza cieca divenne elemento della una mistica di guerra nella quale il campo di battaglia e di morte divenne il luogo del pericolo e dell\u2019onore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Altro inganno fu la propaganda costruita sulla Vittoria. Perch\u00e9?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">LUCA KOCCI: Appena conclusa la guerra, prese il via una sorta di \u201cfrenesia commemorativa\u201d fatta di monumenti ai caduti, grandi sacrari militari, fino alla trasformazione del Vittoriano in monumento al Milite Ignoto. In un primo momento la necessit\u00e0 dell\u2019elaborazione del lutto, anche collettiva, da parte dei famigliari e degli amici delle vittime ha avuto un ruolo importante, e lapidi e monumenti ai caduti hanno svolto anche questa funzione. Ma subito dopo, e in particolare dopo la presa del potere da parte del fascismo, \u00e8 stata attuata una vera e propria \u201cpolitica della memoria\u201d per costruire una sorta di religione della patria fondata sul \u201csacrificio eroico\u201d dei soldati. Infatti i nuovi monumenti ai caduti spesso abbandonano le connotazioni troppo veriste per assumere quelle dei guerrieri nudi della classicit\u00e0, rafforzando cos\u00ec i tratti eroici e trasformando il soldato-contadino in fante-guerriero, attorniato da fasci littori, scudi e daghe. A partire dal 1928, poi, il regime vieta la costruzione di monumenti di iniziativa locale e attribuisce al governo centrale la progettazione e la costruzione di grandi monumenti e sacrari nazionali. Il nuovo sacrario militare di Redipuglia \u2013 che sostituisce il precedente Cimitero degli invitti che a Mussolini non piaceva proprio perch\u00e9 poco eroico \u2013 \u00e8 l\u2019emblema di questo uso politico della morte e della memoria: 22 giganteschi gradoni di marmo bianco, che contengono le spoglie di oltre 100mila soldati, su ciascuno dei quali \u00e8 scolpita ossessivamente la parola \u00abPresente\u00bb, come nel rito dell\u2019appello durante i funerali o le commemorazioni dei \u201cmartiri fascisti\u201d, a cui quindi vengono equiparati i caduti della I guerra mondiale.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ultima domanda: Quel conflitto \u00e8 stato un orrore, tutta la tecnologia di allora asservita alla macchina infernale della guerra, eppure viene &#8220;celebrato&#8221;. A cento anni di distanza lo spirito critico fatica ad emergere. Come costruire una nuova memoria storica?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">VALERIO GIGANTE: Demistificare la narrazione apologetica e celebrativa della I guerra mondiale significa porre le basi per creare una pi\u00f9 solida coscienza critica non solo del perch\u00e9 fu orrore quella guerra, ma di come lo sono state anche altre guerre. \u00c8 per questa ragione che oggi l&#8217;ideologia dominante\u00a0 celebra ancora il falso &#8220;mito&#8221; della I guerra mondiale. Per rendere le masse pi\u00f9 disponibili ad accettare come l&#8217;orizzonte della guerra esista ancora. Che esso faccia in qualche modo parte del nostro dna. Che non \u00e8 bella, ma a volte \u00e8 necessaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Va invece suscitato &#8211; ed il nostro libro si pone appunto questo obiettivo &#8211; un orrore lucido e razionale nei confronti di quella guerra come di tutte le altre, un orrore generatore di pensiero e non unicamente emotivo &#8211; nei confronti della \u201cgrande menzogna\u201d che continua anche oggi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Certo, la memoria \u00e8 corta. E la storia non ha quasi mai insegnato nulla a chi l&#8217;ha studiata distrattamente, accontentandosi di attingere al senso comune ed alle fonti di &#8220;sistema&#8221;. Ma l&#8217;esercizio critico \u00e8 una delle (poche) armi che ancora abbiamo a disposizione se non per trasformare la realt\u00e0 almeno per comprenderla, che \u00e8 poi la pre-condizione per tentare di cambiarla.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><a href=\"http:\/\/confini.blog.rainews.it\/2015\/05\/23\/la-grande-menzogna-della-i-guerra-mondiale-intervista-a-valerio-gigante-luca-kocci-e-sergio-tanzarella\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">http:\/\/confini.blog.rainews.it\/2015\/05\/23\/la-grande-menzogna-della-i-guerra-mondiale-intervista-a-valerio-gigante-luca-kocci-e-sergio-tanzarella\/<\/a><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nei giorni scorsi si sono ricordati\u00a0 i cento anni dell\u2019entrata in guerra dell\u2019Italia al fianco dell\u2019Intesa contro gli Imperi centrali. Una scelta che ha segnato per sempre i destini del nostro Paese. 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