{"id":1233,"date":"2015-07-14T06:37:13","date_gmt":"2015-07-14T04:37:13","guid":{"rendered":"http:\/\/5.249.146.118\/cinque-riflessioni-sull-enciclica-laudato-si\/"},"modified":"2015-07-14T06:37:13","modified_gmt":"2015-07-14T04:37:13","slug":"cinque-riflessioni-sull-enciclica-laudato-si","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/cinque-riflessioni-sull-enciclica-laudato-si\/","title":{"rendered":"Cinque riflessioni sull\u2019enciclica Laudato si\u2019"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">La lettera enciclica <em>Laudato si\u2019 <\/em>di papa Francesco sulla cura della casa comune presenta alcune caratteristiche che balzano immediate agli occhi del lettore \u201claico\u201d. Ne sottolinea alcune.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1. La prima, a mio avviso, consiste nell\u2019intento dichiaratamente rivoluzionario impresso alla lettera: \u201cMai abbiamo maltrattato e offeso la nostra casa comune come negli ultimi due secoli\u201d (53). \u201cCi\u00f2 che sta accadendo ci pone di fronte all\u2019urgenza di procedere in una coraggiosa rivoluzione culturale\u201d (114). \u201cOgni aspirazione a curare e migliorare il mondo richiede di cambiare profondamente gli stili di vita, i modelli di produzione e di consumo, le strutture consolidate di potere che oggi reggono le societ\u00e0\u201d (5). All\u2019intento si aggiunge la fiducia nell\u2019esito rivoluzionario dell\u2019operazione: \u201cSpero che questa Lettera enciclica, che si aggiunge al Magistero sociale della Chiesa, ci aiuti a riconoscere la grandezza, l\u2019urgenza e la bellezza della sfida che ci si presenta\u201d (15).\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando parlo di \u201coperazione\u201d intendo la modalit\u00e0 con cui tutta la scrittura e il lancio dell\u2019enciclica sono state attentamente condotte. Si pensi all\u2019idea geniale di far firmare a Carlo Petrini una \u201cguida alla lettura\u201d per l\u2019edizione italiana e a Leonardo Boff un\u2019analoga guida per l\u2019edizione brasiliana.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">2. La seconda caratteristica che balza agli occhi \u00e8 la concezione unitaria e interconnessa che papa Francesco ha dell\u2019universo e dell\u2019umanit\u00e0. \u201cTutto \u00e8 in relazione\u2026 La cura autentica della nostra stessa vita e delle nostre relazioni con la natura \u00e8 inseparabile dalla fraternit\u00e0, dalla giustizia e dalla fedelt\u00e0 nei confronti degli altri\u201d (70). \u201cOgni creatura ha una funzione e nessuna \u00e8 superflua\u201d (84). \u201cTutto \u00e8 collegato. Per questo si richiede una preoccupazione per l\u2019ambiente unita al sincero amore per gli esseri umani e un costante impegno riguardo ai problemi della societ\u00e0\u201d (91).\u00a0 \u201cBisogna rafforzare la consapevolezza che siamo una sola famiglia umana. Non ci sono frontiere e barriere politiche o sociali che ci permettano di isolarci, e per ci\u00f2 stesso non c\u2019\u00e8 nemmeno spazio per la globalizzazione dell\u2019indifferenza\u201d (52).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La stessa interconnessione che Francesco scorge nell\u2019universo, egli imprime anche alla struttura e allo stile della sua lettera enciclica: \u201cOgni capitolo, sebbene abbia una sua tematica propria e una metodologia specifica, riprende a sua volta, da una nuova prospettiva, questioni importanti affrontate nei capitoli precedenti. Questo riguarda specialmente alcuni assi portanti che attraversano tutta l\u2019Enciclica. Per esempio: l\u2019intima relazione tra i poveri e la fragilit\u00e0 del pianeta; la convinzione che tutto nel mondo \u00e8 intimamente connesso; la critica al nuovo paradigma e alle forme di potere che derivano dalla tecnologia; l\u2019invito a cercare altri modi di intendere l\u2019economia e il progresso; il valore proprio di ogni creatura; il senso umano dell\u2019ecologia; la necessit\u00e0 di dibattiti sinceri e onesti; la grave responsabilit\u00e0 della politica internazionale e locale; la cultura dello scarto e la proposta di un nuovo stile di vita. Questi temi non vengono mai chiusi o abbandonati, ma anzi costantemente ripresi e arricchiti\u201d (16).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto ci\u00f2 porterebbe al panteismo, se prima del creato e sopra il creato non ci fosse un creatore e trascendente. Nel libro VI, il pi\u00f9 bello dell\u2019<em>Eneide<\/em>, cos\u00ec Virgilio sintetizza magistralmente il panteismo: \u201cIn principio uno spirito e cielo e terre e spianate d\u2019acqua \u2013 e lo splendente globo della luna e l\u2019astro figlio del Titano &#8211; vivifica di dentro; e, infuso per le membra, esso spirito &#8211; seminale anima tutta la massa fondendosi nel grande corpo\u201d. Ma per papa Francesco \u201cil modo migliore per collocare l\u2019essere umano al suo posto e mettere fine alla sua pretesa di essere un dominatore assoluto della terra, \u00e8 ritornare a proporre la figura di un Padre creatore e unico padrone del mondo, perch\u00e9 altrimenti l\u2019essere umano tender\u00e0 sempre a voler imporre alla realt\u00e0 le proprie leggi e i propri interessi\u201d(75). \u201cL\u2019universo non \u00e8 sorto come risultato di un\u2019onnipotenza arbitraria, di una dimostrazione di forza o di un desiderio di autoaffermazione. La creazione appartiene all\u2019ordine dell\u2019amore\u201d (77). \u201cTutto \u00e8 carezza di Dio\u201d (84). \u201cL\u2019interdipendenza delle creature \u00e8 voluta da Dio. Il sole e la luna, il cedro e il piccolo fiore, l\u2019aquila e il passero: le innumerevoli diversit\u00e0 e disuguaglianze stanno a significare che nessuna creatura basta a se stessa, che esse esistono solo in dipendenza le une dalle altre, per completarsi vicendevolmente, al servizio le une delle altre\u201d (86). \u201cEssendo stati creati dallo stesso Padre, noi tutti esseri dell\u2019universo siamo uniti da legami invisibili e formiamo una sorta di famiglia universale, una comunione sublime che ci spinge ad un rispetto sacro, amorevole e umile\u2026 Possiamo lamentare l\u2019estinzione di una specie come fosse una mutilazione\u201d (89).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">3. In un mondo dove gli 85 personaggi pi\u00f9 ricchi accumulano la ricchezza di tre miliardi e mezzo di poveri, ovviamente un papa, per di pi\u00f9 argentino e di nome Francesco, non poteva non mettere i poveri e gli esclusi al centro della sua lettera enciclica: \u201cIl deterioramento dell\u2019ambiente e quello della societ\u00e0 colpiscono in modo speciale i pi\u00f9 deboli del pianeta\u2026 Gli effetti pi\u00f9 gravi di tutte le aggressioni ambientali li subisce la gente pi\u00f9 povera\u201d (84). \u201cIl riscaldamento causato dall\u2019enorme consumo di alcuni Paesi ricchi ha ripercussioni nei luoghi pi\u00f9 poveri della terra, specialmente in Africa, dove l\u2019aumento della temperatura unito alla siccit\u00e0 ha effetti disastrosi sul rendimento delle coltivazioni. A questo si uniscono i danni causati dall\u2019esportazione verso i Paesi in via di sviluppo di rifiuti solidi e liquidi tossici e dall\u2019attivit\u00e0 inquinante di imprese che fanno nei Paesi meno sviluppati ci\u00f2 che non possono fare nei Paesi che apportano loro capitale: \u00abConstatiamo che spesso le imprese che operano cos\u00ec sono multinazionali, che fanno qui quello che non \u00e8 loro permesso nei Paesi sviluppati o del cosiddetto primo mondo. Generalmente, quando cessano le loro attivit\u00e0 e si ritirano, lasciano grandi danni umani e ambientali, come la disoccupazione, villaggi senza vita, esaurimento di alcune riserve naturali, deforestazione, impoverimento dell\u2019agricoltura e dell\u2019allevamento locale, crateri, colline devastate, fiumi inquinati e qualche opera sociale che non si pu\u00f2 pi\u00f9 sostenere\u00bb\u201c (51).\u00a0 \u201cSpesso non si ha chiara consapevolezza dei problemi che colpiscono particolarmente gli esclusi\u2026 sembra che i loro problemi si pongano come un\u2019appendice, come una questione che si aggiunga quasi per obbligo o in maniera periferica, se non li si considera un mero danno collaterale. Di fatto, al momento dell\u2019attuazione concreta, rimangono frequentemente all\u2019ultimo posto. Questo si deve in parte al fatto che tanti professionisti, opinionisti, mezzi di comunicazione e centri di potere sono ubicati lontani da loro, in aree urbane isolate, senza contatto diretto con i loro problemi. Vivono e riflettono a partire dalla comodit\u00e0 di uno sviluppo e di una qualit\u00e0 di vita che non sono alla portata della maggior parte della popolazione mondiale\u201d (49).\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">4. Ma l\u2019aspetto che stupisce maggiormente il lettore laico \u00e8 la capacit\u00e0 di ascolto che, attraverso la sua enciclica, papa Francesco dimostra nei confronti delle acquisizioni scientifiche che sull\u2019ecologia provengono da scienziati laici e dalle lotte che i movimenti ecologici vanno combattendo da decenni: \u201cDesidero esprimere riconoscenza, incoraggiare e ringraziare tutti coloro che, nei pi\u00f9 svariati settori dell\u2019attivit\u00e0 umana, stanno lavorando per garantire la protezione della casa che condividiamo. Meritano una gratitudine speciale quanti lottano con vigore per risolvere le drammatiche conseguenze del degrado ambientale nella vita dei pi\u00f9 poveri del mondo\u201d (13). \u201cIl movimento ecologico mondiale ha gi\u00e0 percorso un lungo e ricco cammino, e ha dato vita a numerose aggregazioni di cittadini che hanno favorito una presa di coscienza. Purtroppo, molti sforzi per cercare soluzioni concrete alla crisi ambientale sono spesso frustrati non solo dal rifiuto dei potenti, ma anche dal disinteresse degli altri. Gli atteggiamenti che ostacolano le vie di soluzione, anche fra i credenti, vanno dalla negazione del problema all\u2019indifferenza, alla rassegnazione comoda, o alla fiducia cieca nelle soluzioni tecniche. Abbiamo bisogno di nuova solidariet\u00e0 universale\u201d (14).\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molti contenuti dell\u2019enciclica di papa Francesco vengono dal pensiero laico che il papa argentino ha introiettato con francescana umilt\u00e0. Mi piace ricordare in questa sede due scuole di pensiero: in Francia, quella che esplora la necessit\u00e0 di una decrescita equilibrata; in Italia, quella che rivendica il primato della lentezza sulla velocit\u00e0, della qualit\u00e0 sulla quantit\u00e0, del locale sul globale.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La \u201cscuola\u201d francese, che fa capo a Serge Latouche e affonda le sue radici nel pensiero di studiosi come Ivan Illich, Andr\u00e9 Gorz, Nicholas Georgescu-Roegen, Jacques Grinevald o Paul Ari\u00e8s, adotta un&#8217;ottica politica e planetaria partendo dal presupposto che occorre modificare radicalmente i nostri stili di vita se si vuole evitare che l\u2019attuale sistema precipiti nell\u2019esito catastrofico che esso stesso ha gi\u00e0 predisposto. Secondo questo movimento \u00e8 pura follia comportarsi come se le risorse del pianeta fossero infinite e lo spreco economico potesse continuare in eterno. Kennet Building dice senza mezzi termini che \u201cchi crede possibile la crescita infinita in un mondo finito, o \u00e8 un pazzo o \u00e8 un economista\u201d. Serge Latouche chiosa: \u201cIl dramma \u00e8 che ormai siamo tutti pi\u00f9 o meno economisti\u201d. E poi aggiunge: \u201cDove stiamo andando? Dritti contro un muro. Siamo a bordo di un bolide senza pilota, senza marcia indietro e senza freni, che sta andando a fracassarsi contro i limiti del pianeta\u201d.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dunque non si tratta pi\u00f9 \u2013 dice Latouche \u2013 di rallentare la crescita, di renderla sostenibile, come se il limite non fosse stato gi\u00e0 ampiamente superato. Si tratta di fare una rapida retromarcia per ridurre i danni di una catastrofe ormai inevitabile, provocata da \u201cun sistema economico fondato sulla credenza secondo cui la crescita \u00e8 normale, necessaria e pu\u00f2 durare indefinitamente\u201d come dice ancora Heinberg.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando l\u2019enciclica di papa Francesco dice: \u201cGi\u00e0 si sono superati certi limiti massimi di sfruttamento del pianeta, senza che sia stato risolto il problema della povert\u00e0\u201d (27), questa affermazione coincide con il pensiero dei teorici della decrescita secondo cui qualunque sviluppo, per il fatto stesso di essere sviluppo, comporta ulteriore consumo di risorse limitate e quindi prosegue in una direzione comunque sbagliata perch\u00e9 irreversibilmente distruttiva. Ma l\u2019accordo finisce qui perch\u00e9 papa Francesco parla pi\u00f9 volte e propone l\u2019idea di uno sviluppo sostenibile attraverso una ecologia integrale mentre, per questi scienziati, l\u2019idea di \u201csviluppo sostenibile\u201d \u00e8 un ossimoro e un inganno perch\u00e9 non esiste uno sviluppo buono e uno cattivo: lo sviluppo \u00e8 dannoso comunque, proprio in quanto sviluppo: \u201cSviluppo come crescita \u00e8 una parola tossica quale che sia l\u2019aggettivo che gli si vuole accoppiare\u201d dice Latouche. Una parola che tende a nascondere gli interessi di un capitalismo rifondato, solo apparentemente etico e responsabile, drogato con gli ormoni dell\u2019eco-business, \u201cdietro l\u2019illusione di un interesse generale, paralizzando in questo modo la resistenza delle vittime\u201d.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per invertire la marcia in tutto il mondo si \u00e8 mobilitato un gruppo sempre pi\u00f9 folto di sociologi, economisti, filosofi e una massa crescente di militanti. In Italia \u00e8 molto attivo il <em>Movimento per la Decrescita Serena<\/em> animato dai libri e dalle iniziative di Maurizio Pallante. Tutti questi studiosi sostengono con Latouche che \u201cl\u2019obiettivo della decrescita serena e conviviale \u00e8 una societ\u00e0 nella quale si vivr\u00e0 meglio lavorando e consumando meno\u201d.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto ci\u00f2 comporterebbe la guarigione da malattie sociali come l\u2019alienazione, l\u2019allentamento dei legami interpersonali, la mercificazione dei beni, dei servizi, dei rapporti e della cultura; la spinta a recuperare alcune dimensioni perdute della nostra vita, iniziando dall&#8217;amore per la terra. Queste dimensioni perdute e da recuperare, secondo Latouche, sono \u201cil tempo per fare il proprio dovere di cittadino, il piacere della produzione libera, artistica o artigianale, la sensazione del tempo ritrovato, il gioco, la contemplazione, la meditazione, la conversazione, o semplicemente la gioia di vivere\u201d. E Cornelis Castoriadis vi aggiunge l\u2019amore della verit\u00e0, il senso della giustizia, la responsabilit\u00e0, il rispetto della democrazia, l\u2019elogio della differenza, il dovere della solidariet\u00e0, l\u2019uso dell\u2019intelligenza. In poche parole, l\u2019incanto della vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se alla Francia va il merito di avere avviato il movimento per la decrescita, all&#8217;Italia va il merito di avere recuperato il concetto di <em>slow<\/em> e di avere innescato la proliferazione di una miriade di movimenti per la sua difesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rispetto al movimento della decrescita, che rifiuta sia il concetto di sostenibilit\u00e0, sia l&#8217;attuale modello economico preso in blocco, i movimenti Slow sono meno allarmisti, meno avversi all&#8217;economia di mercato, pi\u00f9 mirati su singoli aspetti come il cibo o il turismo. Parlano piuttosto di qualit\u00e0 della vita e, a differenza dei teorici della decrescita, non rifiutano il concetto di sviluppo sostenibile. Difendono il diritto al piacere, alla diversit\u00e0, alla convivialit\u00e0. Sono contrari al consumismo, alla standardizzazione e all\u2019accelerazione. Rifiutano il liberismo ma sono convinti che si possa arrivare a un nuovo modello di societ\u00e0 migliorando quello attuale e rivalutando la frugalit\u00e0. Per i movimenti Slow \u201cvivere e pensare <em>slow<\/em> significa adeguare il proprio stile di vita ai ritmi naturali, essere sensibili alle stagioni, riacquisire la consapevolezza delle distanze, sviluppare una conoscenza dei prodotti e dell\u2019ambiente nel quale viviamo\u201d come dicono Men\u00e9trey e SzerMan.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo e il pi\u00f9 imponente dei movimenti <em>slow<\/em> \u00e8 Slow Food, presente in 130 nazioni con oltre 120.000 associati, nato nel 1986 per opera di Carlo Petrini che ne resta l&#8217;ispiratore e il leader. Per Petrini \u201cSlow Food\u201d, con le iniziative consorelle di \u201cTerra Madre\u201d e dell\u2019Universit\u00e0 del Gusto, rappresenta una proposta e un esperimento per contribuire a colmare il vuoto di modello che disorienta la societ\u00e0 postindustriale.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">5. Se Petrini Scrive in <em>Terra Madre<\/em>: \u201cNoi dobbiamo imparare ad aprire la mente al non esatto \u2013 al non spiegato del tutto, al buono e al bello, concetti che non sempre possono trovare una codifica universale\u201d, papa Bergoglio, rifacendosi al poverello d\u2019Assisi, dice nella sua enciclica: \u201cCredo che Francesco sia l\u2019esempio per eccellenza della cura per ci\u00f2 che \u00e8 debole e di una ecologia integrale, vissuta con gioia e autenticit\u00e0\u2026 In lui si riscontra fino a che punto sono inseparabili la preoccupazione per la natura, la giustizia verso i poveri, l\u2019impegno nella societ\u00e0 e la pace interiore\u201d (10). Di qui il metodo interdisciplinare e interculturale che papa Francesco propone:\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cSe teniamo conto della complessit\u00e0 della crisi ecologica e delle sue molteplici cause, dovremmo riconoscere che le soluzioni non possono venire da un unico modo di interpretare e trasformare la realt\u00e0. \u00c8 necessario ricorrere anche alle diverse ricchezze culturali dei popoli, all\u2019arte e alla poesia, alla vita interiore e alla spiritualit\u00e0. Se si vuole veramente costruire un\u2019ecologia che ci permetta di riparare tutto ci\u00f2 che abbiamo distrutto, allora nessun ramo delle scienze e nessuna forma di saggezza pu\u00f2 essere trascurata, nemmeno quella religiosa con il suo linguaggio proprio\u201d (63).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0(*) Sociologo. Professore emerito di Sociologia del lavoro presso l\u2019Universit\u00e0 \u201cLa Sapienza\u201d di Roma.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La lettera enciclica Laudato si\u2019 di papa Francesco sulla cura della casa comune presenta alcune caratteristiche che balzano immediate agli occhi del lettore \u201claico\u201d. Ne sottolinea alcune. 1. La prima, a mio avviso, consiste nell\u2019intento dichiaratamente rivoluzionario impresso alla lettera: \u201cMai abbiamo maltrattato e offeso la nostra casa comune come negli ultimi due secoli\u201d (53). 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