{"id":1259,"date":"2015-09-29T15:41:40","date_gmt":"2015-09-29T13:41:40","guid":{"rendered":"http:\/\/5.249.146.118\/i-dati-promuovono-moderatamente-il-jobs-act\/"},"modified":"2015-09-29T15:41:40","modified_gmt":"2015-09-29T13:41:40","slug":"i-dati-promuovono-moderatamente-il-jobs-act","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/i-dati-promuovono-moderatamente-il-jobs-act\/","title":{"rendered":"I dati promuovono (moderatamente) il Jobs Act"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Un bicchiere mezzo pieno<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono serviti o no ad aumentare l\u2019occupazione la normativa del Jobs act e gli incentivi alle assunzioni a tempo indeterminato? Ormai gli andamenti nella prima parte dell\u2019anno sono abbastanza chiari e basati non su sensazioni, ma su dati di fatto, provenienti da varie fonti, sostanzialmente convergenti. E se ci si basa sui dati concreti, difficilmente si pu\u00f2 dire che l\u2019occupazione non sia migliorata, compatibilmente a una crescita del PIL ancora modesta.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perch\u00e9 questo \u00e8 il punto. In rapporto ad una crescita del Prodotto Interno Lordo attesa nel corrente anno allo 0,9% nella Nota di aggiornamento al DEF e che si spinge fino all\u20191% nelle previsioni ultime della Confindustria, l\u2019andamento della domanda di lavoro da parte delle imprese \u00e8 stata relativamente elevata. Restiamo sui dati di consuntivo. L\u2019ISTAT ci dice che nel secondo trimestre 2015 le ore lavorate nel complesso del sistema economico, secondo i dati di Contabilit\u00e0 nazionale, sono cresciute dello 0,8% rispetto allo stesso periodo dell\u2019anno precedente. Si pu\u00f2 considerare questo un bicchiere mezzo vuoto rispetto alla caduta del monte ore lavorate che l\u2019Italia ha sperimentato in questi anni (-7,3% rispetto al 2\u00b0 trimestre 2008), a sua volta condizionato dalla caduta del PIL (-8,3% nello stesso periodo); o ancora insufficiente rispetto ad un livello del tasso di disoccupazione che resta su livelli molto alti (al 12,4% nella primavera 2015), soprattutto drammatico per i pi\u00f9 giovani. Ma \u00e8 certo mezzo pieno rispetto alla dinamica recente del PIL. Infatti, l\u2019aumento percentuale del monte ore lavorate \u00e8 rispetto al secondo trimestre 2014 perfino superiore a quello del PIL(+0,7%). Cio\u00e8 l\u2019elasticit\u00e0 della domanda di lavoro al PIL \u00e8 superiore ad uno. Non \u00e8 detto che rimanga tale nei prossimi trimestri e, per certi versi \u00e8 perfino auspicabile che resti elevata, ma non cos\u00ec alta.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sempre secondo i dati di contabilit\u00e0 nazionale, l\u2019aumento del monte ore lavorate al 2\u00b0 trimestre 2015 rispetto ad un anno prima (+0,8%) \u00e8 dovuto per met\u00e0 alla crescita del numero degli occupati (+0,4%) e per l\u2019altra met\u00e0 all\u2019aumento delle ore lavorate. Ha inciso rispetto a questa seconda variabile soprattutto il riassorbimento della CIG. Secondo gli ultimi dati, infatti, ad agosto la diminuzione della Cassa Integrazione rispetto ad un anno fa \u00e8 stata del 41,7%. Secondo i dati dell\u2019INPS, considerando l\u2019intero periodo gennaio agosto 2015 ed il tasso di utilizzo medio delle ore di CIG, si tratta di circa 75 mila occupati in meno, che non sono pi\u00f9 in cassa integrazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il miglioramento dell\u2019occupazione non \u00e8 sufficiente, ma forse neanche trascurabile. Non dobbiamo dimenticare, infatti, che una parte delle imprese ha continuato a ridurre l\u2019occupazione per riallineare l\u2019organico al valore aggiunto, molto calato negli ultimi anni. Vediamo che, nello stesso tempo, la parte pi\u00f9 forte del sistema economico, nel nuovo contesto di regole, ha riaumentato la sua domanda di lavoro nella prospettiva di ampliare la propria attivit\u00e0. Il saldo che noi giudichiamo e vediamo \u00e8 effetto di questi due diversi ed opposti andamenti, il che presuppone flussi consistenti da una parte all\u2019altra del sistema. Dal punto di vista economico il Jobs act puntava proprio a questo, a incoraggiare le imprese che potevano farlo ad espandere la domanda di lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-1258\" src=\"http:\/\/5.249.146.118\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/images_Schermata-2015-09-29-alle-14.10.00.png\" border=\"0\" alt=\"\" width=\"758\" height=\"402\" srcset=\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/images_Schermata-2015-09-29-alle-14.10.00.png 758w, https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/images_Schermata-2015-09-29-alle-14.10.00-300x159.png 300w\" sizes=\"(max-width: 758px) 100vw, 758px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oltre che favorire la crescita dell\u2019occupazione, l\u2019altro obiettivo del Jobs act era quello di migliorare la stabilit\u00e0 dell\u2019occupazione. Un risultato che appare verificato nei dati dell\u2019ISTAT e non solo in quelli del Ministero del Lavoro e dell\u2019INPS. Come ricorda infatti l\u2019ultimo comunicato dell\u2019Istituto di statistica e viene riportato qui nel grafico, nel periodo pre-crisi la crescita dell\u2019occupazione ha interessato soprattutto i dipendenti a termine. Questi, per\u00f2, sono stati anche i pi\u00f9 colpiti dalla recessione. Nella fase di recupero tra il 2010 e il 2012 \u00e8 cresciuta unicamente l\u2019occupazione temporanea, mentre quella permanente ha continuato a diminuire. Nella nuova fase di crisi tra la fine del 2012 e il 2014 c\u2019\u00e8 stata una contrazione dell\u2019occupazione sia per i dipendenti a tempo indeterminato, sia per quelli a termine. Nel corso del 2014 il recupero ha riguardato quasi esclusivamente gli occupati a termine. Dal grafico riprodotto si vede che i dipendenti permanenti (la parte di segmento in grigio chiaro) non avevano una variazione percentuale positiva dal 2\u00b0 trimestre 2009. La ripresa si \u00e8 avuta significativa nella prima parte del 2015. I dipendenti permanenti sono cresciuti pi\u00f9 di quelli a termine in valore assoluto (+106 mila contro 77 mila) anche se \u00e8 il lavoro temporaneo ad aumentare maggiormente in termini relativi. Sempre l\u2019ISTAT nota che il miglioramento dell\u2019occupazione permanente avviene di solito a ciclo ormai maturo, ovvero quando la ripresa si \u00e8 ormai consolidata; questa volta c\u2019\u00e8 stato in una fase molto preliminare. Il che fa la differenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo Anastasia, i dati del Ministero del Lavoro e dell\u2019Inps convergono nell\u2019indicazione di un forte incremento (attorno al 40 per cento), nei primi sette mesi del 2015, degli ingressi complessivi in posizioni a tempo indeterminato a seguito di assunzioni (all\u2019incirca pi\u00f9 di 300mila) o di trasformazioni (60-100mila). Non si tratta di pura sostituzione di lavoro a termine con occupati a tempo indeterminato, nella versione, che alcuni considerano pi\u00f9 lasca, dopo il Jobs act, ma di un aumento netto di occupazione. I dati del Ministero ci dicono, inoltre, che sono in forte calo i contratti di collaborazione (80 mila attivazioni in meno nei primi sette mesi del 2015), che spesso nascondevano lavori dipendenti.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Decisivi la riduzione del cuneo fiscale e il cambiamento delle convenienze<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che cosa \u00e8 cambiato nelle politiche del lavoro per determinare una crescita pi\u00f9 intensiva di occupazione e pi\u00f9 orientata ai rapporti permanenti? Fermo restando che \u00e8 lo sviluppo che crea occupazione e non la riforma del lavoro, il Jobs act ha puntato a riunificare il mercato del lavoro, rafforzando l\u2019occupazione a tempo indeterminato. Il nuovo contratto a tutele crescenti appare pi\u00f9 idoneo a invogliare le imprese ad assumere senza un termine. Dal punto di vista dell\u2019impresa la ridefinizione della flessibilit\u00e0 in uscita e la riduzione dei costi potenziali del contenzioso giudiziario per i licenziamenti cancellano una possibile remora ad assumere, naturalmente pi\u00f9 forte in una situazione congiunturale ancora debole. E poi hanno influito il cambiamento delle convenienze per le imprese deciso attraverso due misure della Legge di Stabilit\u00e0 2015. Si tratta dello sgravio contributivo fino ad un triennio per i nuovi assunti a tempo indeterminato, previsto per il 2015, e la deduzione integrale del costo del lavoro sull\u2019imponibile IRAP per i soli lavoratori a tempo indeterminato.\u00a0\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Del primo si \u00e8 parlato molto; alcuni hanno detto che si tratta di \u201cmetadone\u201d per le imprese, che ricevono per un triennio un abbattimento del costo del lavoro, che, nella maggior parte dei casi, corrisponde all\u2019intero ammontare dei contributi sociali. Il vero metadone per chi scrive \u00e8 l\u2019uso eccessivo di rapporti precari.\u00a0 Lo sgravio contributivo cambia in maniera sostanziale le convenienze per i datori di lavoro a stipulare un rapporto di lavoro a tempo indeterminato piuttosto che un contratto precario. I nuovi contratti stabili arrivano a costare all\u2019impresa 5 mila euro per anno meno di un corrispondente contratto parasubordinato; cifra che diventa di 8 mila euro per i rapporti a tempo determinato. Una misura, dunque, che opportunamente ridisegnata nel nuovo scenario merita, non solo di essere riproposta per il 2016, ma anche di diventare strutturale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pi\u00f9 in ombra nel dibattito \u00e8 rimasta la seconda misura, cio\u00e8 la deduzione ai fini IRAP del costo del lavoro per i soli lavoratori a tempo indeterminato. Eppure anche questa \u00e8 servita a cambiare le convenienze per le imprese e , questa volta, non solo per i neoassunti, ma per tutti i dipendenti. Il solo intervento della legge di Stabilit\u00e0 ha portato benefici per i datori di lavoro tra l\u20191 ed il 2,5% del costo del lavoro per le retribuzioni tra 30 mila e 40 mila euro. Ed \u00e8 servita anche ad ampliare la forbice dei costi tra lavoro a tempo determinato ed indeterminato. Si pu\u00f2 calcolare che oggi il lavoro a termine, a parit\u00e0 di retribuzione, costi circa il 4% in pi\u00f9 del lavoro stabile al Centro \u2013 Nord ed il 4,5% in pi\u00f9 nel Mezzogiorno, dove si applicano aliquote IRAP pi\u00f9 elevate.\u00a0\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non era, dunque, troppo difficile immaginare quello che sarebbe successo. Poco meno di un anno fa, nella Newsletter 142 di Nuovi Lavori scrivevo che \u201cSi \u00e8 detto che questi sgravi non creano occupazione aggiuntiva, data la situazione attuale di recessione. E\u2019 possibile, ma, da un lato, con il taglio del cuneo fiscale si pongono le condizioni per un aumento pi\u00f9 sostenuto della domanda di lavoro in una situazione di ripresa. E, soprattutto, cambiano in maniera incontestabile le convenienze e questo pu\u00f2 spingere a convertire i rapporti pi\u00f9 precari in contratti stabili.\u201d Mi sembra che questo sia sostanzialmente successo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Non \u00e8 tutto oro\u2026<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma sbaglieremmo se considerassimo solo le luci.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molto si deve ancora fare per migliorare la qualit\u00e0 del lavoro e la sottoccupazione (nascosta o esplicita); quasi due terzi del part time \u00e8 involontario, ovvero accettato, perch\u00e9 non si trova un\u2019alternativa a tempo pieno.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Occorre dare ancora pi\u00f9 spazio all\u2019occupazione giovanile. I dati del 2015 mostrano che la crescita dell\u2019occupazione riguarda soprattutto gli ultra 50enni, mentre per i pi\u00f9 giovani i saldi sono migliorati, ma non sono ancora positivi. Una parte in questa situazione l\u2019hanno avuta certamente le ultime riforme previdenziali; lo scalino rigido nell\u2019aumento dell\u2019et\u00e0 pensionabile ha contributo a trattenere pi\u00f9 a lungo nell\u2019attivit\u00e0 i lavoratori anziani, ma ha rarefatto le opportunit\u00e0 di inserimento dei pi\u00f9 giovani. Occorre reintrodurre una flessibilit\u00e0 sostenibile dell\u2019et\u00e0 di pensionamento; e quando si dice sostenibile si deve intendere naturalmente sostenibile per le finanze pubbliche, per coloro che sono prossimi alla pensione, per i loro datori di lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma, e lo si \u00e8 gi\u00e0 detto, il vero collo di bottiglia \u00e8 l\u2019aumento del PIL. La crescita di un solo punto, come dovrebbe essere nel 2015, o anche poco pi\u00f9 di un punto e mezzo come atteso nel 2016, \u00e8 insufficiente per una crescita adeguata della domanda di lavoro. Tanto pi\u00f9 che la crescita del PIL, oltre che determinare un aumento dell\u2019occupazione, dovrebbe lasciare spazio alla crescita della produttivit\u00e0, che da molti anni ha in Italia andamenti insoddisfacenti. Questo presuppone da parte delle imprese ripensare alla propria dotazione di capitale: adeguarlo quando esso \u00e8 ormai insufficiente o obsoleto, ma soprattutto impostare insieme a quello una strategia di miglioramento dell\u2019organizzazione del lavoro, che punta a far crescere la produttivit\u00e0 totale dei fattori (capitale e lavoro), valorizzando insieme le risorse umane. Quindi introdurre pratiche avanzate di gestione dei processi e delle persone per ottenere pi\u00f9 coinvolgimento, pi\u00f9 formazione, pi\u00f9 responsabilizzazione. Lo scopo dovrebbe essere quello di migliorare la qualit\u00e0 dei prodotti e dei servizi, introdurre pi\u00f9 innovazione, ottenere maggiore motivazione.\u00a0\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta, dunque, senza rinnegarlo, di andare \u201cOltre il Jobs act\u201d attraverso strategie \u201cwin-win\u201d di cui beneficiano i lavoratori (con il miglioramento delle loro condizioni di lavoro, compresa la soddisfazione, e retributive). Ma che avvantaggiano anche le imprese (con maggiore competitivit\u00e0 e redditivit\u00e0) e, in definitiva, l\u2019intera societ\u00e0.\u00a0 La contrattazione decentrata in questo \u00e8 essenziale con un ruolo del sindacato profondamente innovato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un bicchiere mezzo pieno Sono serviti o no ad aumentare l\u2019occupazione la normativa del Jobs act e gli incentivi alle assunzioni a tempo indeterminato? 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