{"id":1322,"date":"2015-10-13T11:16:15","date_gmt":"2015-10-13T09:16:15","guid":{"rendered":"http:\/\/5.249.146.118\/tutti-gli-immigrati-che-servono-all-europa\/"},"modified":"2015-10-13T11:16:15","modified_gmt":"2015-10-13T09:16:15","slug":"tutti-gli-immigrati-che-servono-all-europa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/tutti-gli-immigrati-che-servono-all-europa\/","title":{"rendered":"Tutti gli immigrati che servono all&#8217;Europa (*)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Nella tensione polemica, un paio di quesiti sui quali dobbiamo iniziare a riflettere<\/em><br \/>Il dibattito in corso in Europa e, con particolare tensione polemica, in Italia sugli immigrati manifesta una forte\u00a0preoccupazione per il repentino aumento dei flussi degli stranieri che sono gi\u00e0 arrivati in Europa nei primi otto\u00a0mesi del 2015 (340 mila) e sugli altri milioni che potrebbero raggiungere i paesi dell\u2019Unione nei prossimi anni.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per il commissario europeo all\u2019emigrazione Dimitris Avramopoulus \u201c\u00e8 la pi\u00f9 grave crisi di rifugiati dalla Seconda\u00a0guerra mondiale\u201d. Bisogna riconoscere che <strong>solo la cancelliera Angela Merkel sembra affrontare in modo pi\u00f9\u00a0misurato e razionale il fenomeno<\/strong>, annunciando persino che il suo Paese sospender\u00e0 le regole di Dublino e\u00a0accoglier\u00e0 tutti i profughi siriani, senza domandarsi quale sia stato il loro primo approdo. I dati sulla Germania,\u00a0analizzati in quest\u2019articolo, sembrano spiegare la sua tranquillit\u00e0 nell\u2019affrontare un fenomeno che non sconvolge,\u00a0se non in misura contenuta, le dinamiche demografiche del suo paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma ci sono un paio di domande alle quale nessuno dedica attenzione, che sono indispensabili per valutare\u00a0l\u2019impatto effettivo degli immigrati sul sistema economico e sociale europeo: <strong>a prescindere dagli ultimi flussi\u00a0migratori, qual \u00e8 la domanda reale di stranieri da parte dei 28 paesi europei nel corso dei prossimi anni,\u00a0determinata dalla necessit\u00e0 di compensare la forte riduzione della popolazione autoctona causata dalla\u00a0diminuzione delle nascite?<\/strong> Il sistema economico europeo di quanti lavoratori immigrati ha bisogno per\u00a0mantenere l\u2019attuale capacit\u00e0 produttiva nei paesi europei ed eventualmente per aumentarla?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019Istituto statistico europeo ha sviluppato la previsione delle dinamiche demografiche dei 28 paesi\u00a0dell\u2019Unione, dal 2015 al 2080<\/strong>, sulla base della stima di tre principali indicatori: il tasso di fecondit\u00e0 (numero\u00a0medio di figli per donna), la speranza di vita alla nascita degli uomini e delle donne (numero medio di anni che\u00a0restano da vivere a un neonato) e il saldo migratorio (la differenza tra il numero d\u2019immigrati e quello degli\u00a0emigrati). I primi due indicatori non possono ragionevolmente subire modifiche impreviste e seguiranno, senza\u00a0significativi scostamenti, l\u2019andamento registrato nel passato, mentre l\u2019unico indicatore sul quale vi possono essere\u00a0incertezze \u00e8 il saldo migratorio, dal momento che i flussi in entrare e in uscita degli immigrati e degli autoctoni possono variare, anche in modo significativo, in relazione al ciclo economico e cio\u00e8 in conseguenza della crescita\u00a0o della riduzione della domanda da parte delle imprese e delle famiglie e d\u2019incrementi non previsti dei flussi\u00a0migratori determinati da eventi bellici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Secondo lo scenario centrale delle proiezioni dell\u2019Eurostat, si attende che la popolazione complessiva\u00a0dell\u2019Unione europea (28 paesi) cresca da 508 milioni del 2015 a 520 milioni del 2080<\/strong>, con un aumento del\u00a02,3% (+12 milioni di unit\u00e0). Prendendo in considerazione le proiezioni per i prossimi 65 anni dei cinque pi\u00f9 grandipaesi, che rappresentano il 63% del totale della popolazione dell\u2019Unione, si pu\u00f2 osservare che i residenti\u00a0cresceranno in Spagna (2,6%; 1,2 milioni di unit\u00e0), in Francia (19,1%; 12,7 milioni), in Italia (6,8%; 4,1 milioni) e\u00a0soprattutto nel Regno Unito (31,7%; 20,5 milioni), mentre si prevede una loro netta flessione in Germania (-19%; -15,3 milioni) (figura 1).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Figura 1 &#8211; Previsioni della popolazione al 1\u00b0 gennaio in alcuni paesi dell\u2019Unione europea \u2013 Anni 2015\u20132080\u00a0(valori assoluti in milioni)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-1309\" src=\"http:\/\/5.249.146.118\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/images_Schermata-2015-10-13-alle-11.51.51.png\" border=\"0\" alt=\"\" width=\"710\" height=\"521\" srcset=\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/images_Schermata-2015-10-13-alle-11.51.51.png 710w, https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/images_Schermata-2015-10-13-alle-11.51.51-300x220.png 300w\" sizes=\"(max-width: 710px) 100vw, 710px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Riducendo a 15 anni la lontananza dalla data di partenza delle proiezioni, per renderle pi\u00f9 robuste, si pu\u00f2\u00a0osservare che complessivamente nei 28 paesi la popolazione crescer\u00e0 dal 2015 al 2030 del 2% (+ 10 milioni di\u00a0unit\u00e0), ma con forti differenze tra i cinque pi\u00f9 grandi paesi europei (tavola 1). Si prevede che in Spagna e\u00a0Germania la popolazione subir\u00e0 una flessione rispettivamente del 4% e dell\u20191,2%, mentre aumenter\u00e0 in Francia\u00a0(6,4%), in Italia (5,2%) e nel Regno Unito (9%).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tavola 1 &#8211; Previsioni della popolazione al 1\u00b0 gennaio in alcuni paesi europei e nella media dell\u2019Unione \u2013 Anni 2015\u20132030 (valori assoluti e percentuali)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<img decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-1310\" src=\"http:\/\/5.249.146.118\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/images_Schermata-2015-10-13-alle-11.51.59.png\" border=\"0\" alt=\"\" width=\"726\" height=\"302\" srcset=\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/images_Schermata-2015-10-13-alle-11.51.59.png 726w, https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/images_Schermata-2015-10-13-alle-11.51.59-300x125.png 300w\" sizes=\"(max-width: 726px) 100vw, 726px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come si pu\u00f2 osservare nel grafico successivo, la modesta crescita della popolazione complessiva dell\u2019Unione a\u00a028 paesi prevista nel periodo dal 2015 al 2030 (la crescita totale<sup>1<\/sup>) sar\u00e0 garantita in misura largamente\u00a0prevalente dall\u2019aumento degli immigrati (il saldo migratorio positivo<sup>2<\/sup>) perch\u00e9 la crescita naturale (la differenza\u00a0tra il numero dei nati vivi e quello dei morti<sup>3<\/sup>) \u00e8 negativa a partire dal 2017 (figura 2). In pratica,<strong> i flussi\u00a0migratori riusciranno a compensare il calo demografico dovuto al basso tasso di natalit\u00e0, sempre\u00a0inferiore a quello di mortalit\u00e0, garantendo anche un modesto aumento della popolazione europea\u00a0complessiva<\/strong>. La percentuale degli stranieri nell\u2019Unione europea nel 2014 \u00e8 pari al 6,7%.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Figura 2 &#8211; Bilanci demografici nella media dell\u2019Unione europea \u2013 Anni 2015-2030 (per 1.000 residenti)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<img decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-1311\" src=\"http:\/\/5.249.146.118\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/images_Schermata-2015-10-13-alle-11.52.04.png\" border=\"0\" alt=\"\" width=\"727\" height=\"361\" srcset=\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/images_Schermata-2015-10-13-alle-11.52.04.png 727w, https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/images_Schermata-2015-10-13-alle-11.52.04-300x149.png 300w\" sizes=\"(max-width: 727px) 100vw, 727px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La Germania non riuscir\u00e0 a compensare un saldo naturale negativo tra i pi\u00f9 elevati, determinato da un\u00a0basso tasso di fecondit\u00e0 (1,4 figli per donna nel 2013), con il flusso degli emigrati<\/strong>, dal momento che la\u00a0popolazione complessiva subir\u00e0 una netta flessione nel periodo considerato, anche a causa della stagnazione del\u00a0saldo migratorio (figura 3). Se vuole correggere questa dinamica negativa della popolazione, dovr\u00e0 incrementare\u00a0ulteriormente i flussi in entrata degli stranieri, pur tenendo conto che nel 2014 la percentuale degli stranieri \u00e8\u00a0molto elevata (8,7%). \u00c8 possibile che le recenti prese di posizione della cancelliera Merkel sui profughi siriani\u00a0siano state fortemente influenzate da queste evidenze. Del resto, la Germania \u00e8 il paese nel quale \u00e8\u00a0maggiormente aumentato il flusso annuale degli immigrati dal 2009 al 2013, raddoppiando il numero degli\u00a0stranieri da circa 346 mila a quasi 700 mila).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Figura 3 &#8211; Bilanci demografici in Germania \u2013 Anni 2015 \u2013 2030 (per 1.000 residenti)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-1312\" src=\"http:\/\/5.249.146.118\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/images_Schermata-2015-10-13-alle-11.52.09.png\" border=\"0\" alt=\"\" width=\"724\" height=\"358\" srcset=\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/images_Schermata-2015-10-13-alle-11.52.09.png 724w, https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/images_Schermata-2015-10-13-alle-11.52.09-300x148.png 300w\" sizes=\"(max-width: 724px) 100vw, 724px\" \/>\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La Spagna \u00e8 l\u2019unico paese fra quelli presi in considerazione nel quale si registrer\u00e0 sia un saldo naturale\u00a0negativo (il tasso di fecondit\u00e0 \u00e8 di 1,27 figli per donna), sia un saldo migratorio negativo fino al 2024<\/strong> (il\u00a0numero di emigrati \u00e8 superiore a quello degli immigrati), che determineranno una netta flessione della\u00a0popolazione totale (figura 4). L\u2019attuale chiusura delle sue frontiere ai flussi migratori, determinata dall\u2019elevato\u00a0tasso di stranieri (10,1%), dovr\u00e0 interrompersi a partire dal 2025, per contenere su livelli pi\u00f9 accettabili la\u00a0flessione della popolazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Figura 4 &#8211; Bilanci demografici in Spagna \u2013 Anni 2015 \u2013 2030 (per 1.000 residenti)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-1313\" src=\"http:\/\/5.249.146.118\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/images_Schermata-2015-10-13-alle-11.52.15.png\" border=\"0\" alt=\"\" width=\"715\" height=\"355\" srcset=\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/images_Schermata-2015-10-13-alle-11.52.15.png 715w, https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/images_Schermata-2015-10-13-alle-11.52.15-300x149.png 300w\" sizes=\"(max-width: 715px) 100vw, 715px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Le dinamiche demografiche della Francia sono del tutto diverse da quelle della media europea<\/strong>, dal\u00a0momento che la crescita della popolazione totale sar\u00e0 garantita sia da un saldo migratorio positivo, sia da un\u00a0saldo naturale ancora positivo grazie a un elevato tasso di fecondit\u00e0 (2 figli per donna, quasi pari alla soglia di\u00a0rimpiazzo di 2,1 figli) (figura 5). Di conseguenza la Francia potr\u00e0 mantenere il suo equilibrio demografico ottimale\u00a0con un saldo migratorio di circa 90 mila stranieri l\u2019anno ed \u00e8, di conseguenza, nettamente contraria ad aprire le\u00a0sue frontiere a flussi migratori aggiuntivi, nonostante la quota di stranieri nel 2014 sia relativamente bassa (6,3%).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Figura 5 &#8211; Bilanci demografici in Francia \u2013 Anni 2015 \u2013 2030 (per 1.000 residenti)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-1314\" src=\"http:\/\/5.249.146.118\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/images_Schermata-2015-10-13-alle-11.52.20.png\" border=\"0\" alt=\"\" width=\"714\" height=\"349\" srcset=\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/images_Schermata-2015-10-13-alle-11.52.20.png 714w, https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/images_Schermata-2015-10-13-alle-11.52.20-300x147.png 300w\" sizes=\"(max-width: 714px) 100vw, 714px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> <strong>In Italia la modestissima crescita della popolazione sar\u00e0 garantita esclusivamente dall\u2019afflusso degli\u00a0emigrati che compenseranno interamente il saldo naturale negativo<\/strong>, determinato anche da un tasso di\u00a0fecondit\u00e0 di 1,39 figli per donna, di gran lunga inferiore al tasso di rimpiazzo (figura 6). Nel 2014 la quota degli\u00a0stranieri era vicina a quella della Germania (8,1%). Analizzando il bilancio per le due componenti di popolazione\u00a0residente, italiana e straniera, si osserva che i saldi del movimento naturale e migratorio saranno sempre negativi\u00a0per i residenti con cittadinanza italiana e positivi per quelli con cittadinanza straniera. Ma come si osserva in\u00a0seguito, le dinamiche demografiche sono totalmente diverse tra il Centro-Nord e il Mezzogiorno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Figura 6 &#8211; Bilanci demografici in Italia \u2013 Anni 2015 \u2013 2030 (per 1.000 residenti)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-1315\" src=\"http:\/\/5.249.146.118\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/images_Schermata-2015-10-13-alle-11.52.25.png\" border=\"0\" alt=\"\" width=\"720\" height=\"350\" srcset=\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/images_Schermata-2015-10-13-alle-11.52.25.png 720w, https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/images_Schermata-2015-10-13-alle-11.52.25-300x146.png 300w\" sizes=\"(max-width: 720px) 100vw, 720px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Infine, il Regno Unito avr\u00e0 una dinamica demografica simile a quella della Francia, dal momento che si\u00a0registreranno valori positivi sia per il saldo naturale sia per il saldo migratorio<\/strong>. Si prevede, nel periodo dal\u00a02015 al 2030, solo un modesto aumento del saldo migratorio di quasi 37 mila unit\u00e0 per compensare la lieve\u00a0flessione del saldo naturale (il tasso di fecondit\u00e0 \u00e8 di 1,83 figli per donna, di poco inferiore al tasso di rimpiazzo)\u00a0(figura 7). Anche questo paese non ha alcun interesse ad aumentare gli attuali flussi migratori, in particolare se\u00a0composti da lavoratori non qualificati, nonostante la quota di stranieri nel 2014 sia relativamente bassa (7,8%).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Figura 7 &#8211; Bilanci demografici nel Regno Unito \u2013 Anni 2015 \u2013 2030 (per 1.000 residenti)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-1316\" src=\"http:\/\/5.249.146.118\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/images_Schermata-2015-10-13-alle-11.52.29.png\" border=\"0\" alt=\"\" width=\"725\" height=\"352\" srcset=\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/images_Schermata-2015-10-13-alle-11.52.29.png 725w, https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/images_Schermata-2015-10-13-alle-11.52.29-300x146.png 300w\" sizes=\"(max-width: 725px) 100vw, 725px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prossima tabella consente di rispondere al primo quesito iniziale sulla \u201cdomanda\u201d d\u2019immigrati da parte dei\u00a0paesi europei e in particolare dell\u2019Italia nei prossimi anni, per compensare la bassa natalit\u00e0 (tavola 2). A partire dal\u00a0flusso in ingresso annuo reale degli stranieri (le nuove iscrizioni all\u2019anagrafe) del 2013, sono stati stimati i flussi\u00a0per il 2015 e per il 2020, applicando la stessa variazione del saldo migratorio registrata per ciascun paese,\u00a0analizzata nei grafici precedenti. <strong>Per stabilizzare la popolazione dell\u2019Unione europea intorno a 500 milioni di\u00a0persone \u00e8 necessario un flusso annuo che aumenta da circa 2,6 milioni d\u2019immigrati stranieri del 2015 a\u00a0oltre 2,9 milioni del 2020. Nel 2030, se saranno confermate le proiezioni, il numero medio d\u2019immigrati\u00a0stranieri superer\u00e0 3,7 milioni<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> L\u2019afflusso complessivo di 2,9 milioni d\u2019immigrati del 2020 sar\u00e0 determinato, per la quota maggiore, dalla Germania\u00a0(18%) che, tuttavia, registra una flessione del numero degli stranieri che entrano nel paese rispetto al 2015. Se\u00a0questa tendenza non sar\u00e0 modificata, si registrer\u00e0 una flessione della popolazione di questo paese. Il secondo\u00a0paese per quota d\u2019immigrati nel 2020 \u00e8 il Regno Unito (17,1%, pari a 502 mila unit\u00e0), con una crescita rispetto al\u00a02015 dell\u20198,9%. Segue l\u2019Italia (11%), con un afflusso nel 2020 di 323 mila stranieri e una crescita dell\u201911,1%\u00a0rispetto al 2015. Secondo le stime pi\u00f9 conservative dell\u2019Istat, la popolazione straniera aumenter\u00e0 dal 2015 al\u00a02020 di circa 1,3 milioni (da 5,8 a 7,1 milioni), con una media annua di circa 263 mila stranieri. Gli ingressi in\u00a0Francia degli immigrati stranieri si manterranno intorno a 220 mila unit\u00e0 con una lieve crescita dal 2015 al 2020\u00a0(1,5%), mentre in Spagna si registrer\u00e0, nello stesso periodo, una netta flessione del flusso annuo d\u2019immigrati (-23,9%), che diminuiranno da 246 mila a 187 mila. Il restante flusso migratorio del 2020 (1,2 milioni di stranieri) si\u00a0distribuir\u00e0 tra gli altri 23 paesi dell\u2019Unione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tavola 2 &#8211; Stima dei flussi annui degli stranieri in nei paesi dell\u2019Unione europea \u2013 Anni 2013, 2015 e 2020 (valoriassoluti e percentuali)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-1317\" src=\"http:\/\/5.249.146.118\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/images_Schermata-2015-10-13-alle-11.52.35.png\" border=\"0\" alt=\"\" width=\"710\" height=\"278\" srcset=\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/images_Schermata-2015-10-13-alle-11.52.35.png 710w, https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/images_Schermata-2015-10-13-alle-11.52.35-300x117.png 300w\" sizes=\"(max-width: 710px) 100vw, 710px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La disponibilit\u00e0 di previsioni demografiche pi\u00f9 dettagliate da parte dell\u2019Istat, che in questo caso possono essere\u00a0limitate alla sola popolazione in et\u00e0 lavorativa (15-64 anni), consente di analizzare <strong>quale sar\u00e0 la probabile\u00a0domanda di lavoratori stranieri da parte del sistema produttivo italiano, in una prospettiva pi\u00f9 lunga, dal\u00a02015 al 2065, al lordo ovviamente degli inattivi<\/strong>. In generale lo scenario centrale delle previsioni dell\u2019Istituto\u00a0statistico italiano prevede un aumento della popolazione complessiva molto pi\u00f9 contenuto rispetto a quella\u00a0dell\u2019Eurostat (la stima della popolazione totale nel 2065 \u00e8 di 61,3 milioni, 65,8 milioni per l\u2019Eurostat).\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La popolazione complessiva in et\u00e0 lavorativa diminuir\u00e0 da 39,8 milioni del 2015 a 33,5 milioni del 2065 (-6,3\u00a0milioni), come risultato di una flessione di 10,4 milioni d\u2019italiani e di un aumento di 4,1 milioni degli stranieri (la\u00a0percentuale degli stranieri sul totale aumenter\u00e0 nello stesso periodo dall\u201911,3% al 25,6%) (tavola 3). Di\u00a0conseguenza<strong> l\u2019aumento degli immigrati non riuscir\u00e0 a compensare la riduzione della popolazione in et\u00e0lavorativa, ma avr\u00e0 effetti sbilanciati tra Centro-Nord e le regioni del Mezzogiorno<\/strong>. Infatti, l\u2019aumento di 4,1\u00a0milioni di lavoratori stranieri potenzialmente attivi nel corso di 50 anni sar\u00e0 assorbito per 4,1 milioni di unit\u00e0 dalle\u00a0regioni del Nord, per 1 milione da quelle del Centro e per solo 400 mila da quelle del Mezzogiorno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tavola 3 &#8211; Previsioni della popolazione in et\u00e0 lavorativa (15-64 anni) per cittadinanza in Italia \u2013 Anni 2015\u20132065\u00a0(valori assoluti e percentuali)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-1318\" src=\"http:\/\/5.249.146.118\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/images_Schermata-2015-10-13-alle-11.52.51.png\" border=\"0\" alt=\"\" width=\"708\" height=\"931\" srcset=\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/images_Schermata-2015-10-13-alle-11.52.51.png 708w, https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/images_Schermata-2015-10-13-alle-11.52.51-228x300.png 228w\" sizes=\"(max-width: 708px) 100vw, 708px\" \/>\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel Nord gli stranieri (+2,7 milioni) compenseranno quasi completamente la flessione della popolazione italiana inet\u00e0 lavorativa (-3,4 milioni), determinando cos\u00ec una diminuzione di 700 mila residenti. Anche nel Centro la\u00a0componente straniera compenser\u00e0 quasi completamente la flessione della popolazione italiana (-1,5 milioni): dal\u00a02015 al 2065 i residenti diminuiranno solo di 500 mila persone, grazie all\u2019aumento di 1 milione di stranieri (figura\u00a08).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Figura 8 &#8211; Previsioni della popolazione in et\u00e0 lavorativa (15-64 anni) per cittadinanza in Italia, Nord e Centro \u2013Anni 2015\u20132065 (valori assoluti)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-1319\" src=\"http:\/\/5.249.146.118\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/images_Schermata-2015-10-13-alle-11.52.57.png\" border=\"0\" alt=\"\" width=\"717\" height=\"461\" srcset=\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/images_Schermata-2015-10-13-alle-11.52.57.png 717w, https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/images_Schermata-2015-10-13-alle-11.52.57-300x193.png 300w\" sizes=\"(max-width: 717px) 100vw, 717px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Viceversa, nel Mezzogiorno il modesto aumento degli stranieri (+400 mila) non riuscir\u00e0 a compensare la\u00a0flessione della popolazione italiana in et\u00e0 lavorativa (-5,4 milioni), determinando cos\u00ec, nel corso dei\u00a0prossimi 50 anni, una riduzione di 5 milioni della popolazione residente<\/strong> (figura 9). Se questi dati fossero\u00a0confermati, nel Mezzogiorno la popolazione potrebbe ridursi di pi\u00f9 di un terzo: di conseguenza, fra 50 anni, quasi\u00a0tre quarti dei residenti in Italia abiteranno nelle regioni del Centro-Nord (74%) e solo un quarto in quelle del\u00a0Mezzogiorno (26%).\u00a0La valutazione sulle conseguenze economiche e sociali di questo probabile shock demografico che colpir\u00e0 il\u00a0Mezzogiorno \u00e8 complessa perch\u00e9 le stime non sono in grado di cogliere integralmente le possibili interazioni fra\u00a0evoluzione demografica e le singole componenti della crescita, ma certamente le ripercussioni di queste\u00a0dinamiche, probabilmente irreversibili, sulla crescita economica, sulla composizione del sistema produttivo, sulla\u00a0sostenibilit\u00e0 del welfare, sul mercato del lavoro e sulla struttura sociale delle singole regioni meridionali non\u00a0potranno che essere pesantemente negative.<\/p>\n<p> <strong>Ancora, bisogna valutare quali conseguenze avr\u00e0 il progressivo invecchiamento della popolazione\u00a0meridionale<\/strong>, l\u2019aumento del numero di anziani bisognosi di cure e la riduzione della base imponibile sulla\u00a0divisione sociale del lavoro fra uomini e donne, sulla conciliazione tra lavoro e cura della famiglia, sui rapporti\u00a0intergenerazionali, sulle pari opportunit\u00e0, sul sistema assistenziale pubblico e in generale sulla coesione\u00a0sociale. Di certo, sarebbe indispensabile che la politica si appropriasse di queste previsioni demografiche, per\u00a0contrastarle (impresa impossibile) o per mitigarne gli effetti negativi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Figura 9 &#8211; Previsioni della popolazione in et\u00e0 lavorativa (15-64 anni) per cittadinanza nel Mezzogiorno \u2013 Anni\u00a02015\u20132065 (valori assoluti)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-1320\" src=\"http:\/\/5.249.146.118\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/images_Schermata-2015-10-13-alle-11.53.03.png\" border=\"0\" alt=\"\" width=\"725\" height=\"468\" srcset=\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/images_Schermata-2015-10-13-alle-11.53.03.png 725w, https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/images_Schermata-2015-10-13-alle-11.53.03-300x194.png 300w\" sizes=\"(max-width: 725px) 100vw, 725px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla domanda iniziale relativa al rischio di dover fronteggiare \u201cmigrazioni di massa\u201d, non assorbibili da parte dei\u00a0500 milioni di abitanti dei paesi dell\u2019Unione non pu\u00f2 che ricevere una risposta negativa, dal momento che l\u2019Unione\u00a0dovr\u00e0 gestire nei prossimi 5 anni, a prescindere dall\u2019attuale emergenza, un flusso annuo medio di circa 2,8 milioni\u00a0d\u2019immigrati &#8211; che salir\u00e0 a oltre 3,7 milioni nel 2030 &#8211; solo per compensare la diminuzione della popolazione\u00a0autoctona. Ma, come \u00e8 stato osservato precedentemente, la domanda di immigrati sar\u00e0 diversa nei 28 paesi\u00a0europei, a prescindere dalla loro grandezza, in gran parte a causa del tasso di fecondit\u00e0:<strong> i paesi nei quali il\u00a0problema di compensare la diminuzione della popolazione autoctona \u00e8 contenuto, come la Francia e il\u00a0Regno Unito, saranno meno propensi a farsi carico di immigrati che non hanno gi\u00e0 trovato un lavoro,\u00a0mentre quelli che devono fronteggiare un calo drammatico della popolazione autoctona, come la\u00a0Germania e l\u2019Italia, dovranno accogliere pi\u00f9 persone che cercano un\u2019occupazione<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Insuperabili sono, tuttavia, le preferenze degli immigrati che s\u2019indirizzeranno verso i paesi dove sono pi\u00f9 presenti\u00a0le loro comunit\u00e0 e che offrono migliori condizioni d\u2019accoglienza agli stranieri e, in particolare, alle persone che\u00a0chiedono asilo (le domande di asilo sono passate da 226 mila del 2008 a 627 mila del 2014).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ovviamente i flussi migratori che provengono solo da alcuni paesi nei quali si combattono guerre o il disagio\u00a0economico \u00e8 pi\u00f9 forte e con livelli di analfabetismo molto alti, creeranno certamente seri problemi per quanto\u00a0riguarda la difficolt\u00e0 di far incontrare l\u2019offerta con la domanda reale di figure professionali da parte delle imprese di\u00a0ciascun paese europeo. Paesi nei quali la domanda da parte delle imprese \u00e8 rivolta in prevalenza a stranieri con\u00a0elevate qualifiche professionali e con titoli di studio corrispondenti, come il Regno Unito nel quale quasi la met\u00e0\u00a0degli immigrati \u00e8 laureata (45,6%), avranno maggiori difficolt\u00e0 ad assorbire quote elevate di rifugiati con bassi titoli\u00a0di studio (figura 10). Viceversa, <strong>sar\u00e0 pi\u00f9 facile l\u2019integrazione nei paesi che utilizzano i lavoratori stranieri\u00a0prevalentemente per professioni non qualificate come l\u2019Italia (la quota di laureati \u00e8 pari al 10.9%), ma\u00a0anche la Germania (21,2% i laureati) e la Spagna (22,4% i laureati)<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Figura 10 &#8211; Stranieri in et\u00e0 lavorativa (15-64 anni) che hanno conseguito un titolo di studio terziario nei paesi\u00a0dell\u2019OCSE \u2013 Anno 2013 (valori percentuali)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-1321\" src=\"http:\/\/5.249.146.118\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/images_Schermata-2015-10-13-alle-11.53.08.png\" border=\"0\" alt=\"\" width=\"715\" height=\"298\" srcset=\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/images_Schermata-2015-10-13-alle-11.53.08.png 715w, https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/images_Schermata-2015-10-13-alle-11.53.08-300x125.png 300w\" sizes=\"(max-width: 715px) 100vw, 715px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>In ogni caso, ci troviamo di fronte a dinamiche permanenti di aggiustamento tra la domanda e offerta\u00a0mondiale di braccia, di competenze e anche di bocche da sfamare<\/strong> che dovranno essere affrontate con\u00a0interventi non solo di accoglienza, ma anche d\u2019attivazione e di formazione verso la reale domanda di professioni,\u00a0con iniziative nei paesi di provenienza per ridurre gli squilibri economici e con gli strumenti della diplomazia \u2013\u00a0compresi quelli di polizia internazionale &#8211; per combattere i trafficanti e gestire i rientri. Gi\u00e0 far s\u00ec che in Italia le\u00a0procedure di riconoscimento di coloro che richiedono asilo non debbano durare anni, ma al massimo un paio di\u00a0mesi, come accade nel resto dell\u2019Europa, potrebbe contenere il fenomeno dell\u2019uso distorto e malavitoso delle\u00a0risorse per l\u2019accoglienza, impedire il prolungamento dello stato d\u2019inattivit\u00e0 degli immigrati e consentire l\u2019attivazione\u00a0di coloro che vogliono trattenersi nel nostro paese per lavorare.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Non siamo, invece, davanti alla fine dell\u2019Occidente, come qualcuno ha affermato in modo temerario, ma di\u00a0fronte a una sfida sempre pi\u00f9 complessa, della cui portata non siamo sempre consapevoli<\/strong>. Infatti, le\u00a0trasformazioni demografiche, negli ultimi anni, hanno determinato fenomeni di grande rilevanza per lo sviluppo\u00a0sociale ed economico dell\u2019Europa, come la diminuzione delle nascite, l\u2019innalzamento della vita media, l\u2019aumento\u00a0delle migrazioni e il forte invecchiamento della popolazione. Tali trasformazioni, che negli ultimi anni si sono\u00a0manifestate con una velocit\u00e0 sconosciuta nel passato e che nel futuro subiranno un\u2019ulteriore accelerazione,\u00a0hanno forti ricadute sul tessuto sociale, sullo sviluppo economico, sul mercato del lavoro, sulla salute dei cittadini\u00a0sulla tenuta del sistema di protezione e d\u2019inclusione sociale, sulle caratteristiche del sistema di welfare e sulla<br \/> stessa politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Italia ha un compito aggiuntivo rispetto agli altri paesi europei, perch\u00e9 questi fenomeni si manifestano con una\u00a0intensit\u00e0 nettamente diversa nel Nord e nel Sud del paese e, per alcuni versi, sembrano irreversibili e senza\u00a0soluzione. Gi\u00e0 riuscire a guardare con un orizzonte di decenni, come si \u00e8 fatto in questo articolo, piuttosto che\u00a0alla sola prossima scadenza elettorale, pu\u00f2 aiutare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> <sup>1<\/sup> Crescita totale (tasso di): la somma del tasso di crescita naturale e del tasso migratorio totale.<br \/> <sup>2<\/sup> Saldo migratorio: la differenza tra il numero di immigrati e quello di emigrati. Il tasso migratorio totale \u00e8 il\u00a0rapporto tra il saldo migratorio e l\u2019ammontare medio della popolazione residente, moltiplicato per 1.000. Gli\u00a0immigrati possono anche non essere stranieri, ma la quota di questi ultimi supera mediamente in Europa il\u00a090%.<br \/> <sup>3<\/sup> Crescita naturale (tasso di): la differenza tra il tasso di natalit\u00e0 e il tasso di mortalit\u00e0. Il tasso di natalit\u00e0 e il\u00a0rapporto tra il numero dei nati vivi dell\u2019anno e l\u2019ammontare medio della popolazione residente, moltiplicato\u00a0per 1.000. Il tasso di mortalit\u00e0 \u00e8 rapporto tra il numero dei decessi nell\u2019anno e l\u2019ammontare medio della\u00a0popolazione residente, moltiplicato per 1.000.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p><em>\u00a0(*) Questo articolo \u00e8 gi\u00e0 comparso il 3 settembre 2015 su<\/em> Strade e ripreso dal sito \u201cPercorsi di Secondo Welfare\u201d.<\/p>\n<p>\u00a0(**) Gi\u00e0 deputato dalla 7a alla 11a legislatura, Roberto Cicciomessere \u00e8 consulente di Italia Lavoro per<br \/> gli studi e le ricerche sul mercato delle lavoro<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella tensione polemica, un paio di quesiti sui quali dobbiamo iniziare a riflettereIl dibattito in corso in Europa e, con particolare tensione polemica, in Italia sugli immigrati manifesta una forte\u00a0preoccupazione per il repentino aumento dei flussi degli stranieri che sono gi\u00e0 arrivati in Europa nei primi otto\u00a0mesi del 2015 (340 mila) e sugli altri milioni [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":1308,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"class_list":["post-1322","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-newsletter"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.2 - 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