{"id":1372,"date":"2015-11-10T07:09:24","date_gmt":"2015-11-10T06:09:24","guid":{"rendered":"http:\/\/5.249.146.118\/le-aspettative-declinanti-di-una-generazione-e-di-un-paese\/"},"modified":"2015-11-10T07:09:24","modified_gmt":"2015-11-10T06:09:24","slug":"le-aspettative-declinanti-di-una-generazione-e-di-un-paese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/le-aspettative-declinanti-di-una-generazione-e-di-un-paese\/","title":{"rendered":"Le aspettative declinanti di una generazione (e di un paese)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Tra i doni avvelenati consegnati dalla crisi in questi anni, quello del conflitto latente, sul mercato del lavoro e fra generazioni, ha assunto aspetti e declinazioni inattese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli spazi si sono ristretti: entrare nell\u2019arena occupazionale non \u00e8 stato mai cos\u00ec difficile, soprattutto per i giovani; uscirne invece \u00e8 diventato allo stesso tempo molto facile, ma anche pi\u00f9 difficile se si punta a mantenere standard di vita accettabili, paragonabili a quelli raggiunti durante la vita lavorativa, una volta ritirati dal lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La segmentazione dell\u2019offerta di lavoro e degli occupati, indotta e prodotta dalla crisi, non si \u00e8 soltanto esplicitata nell\u2019evidente svantaggio e nelle difficolt\u00e0 dei giovani nell\u2019accesso al lavoro, ha anche ridotto l\u2019orizzonte di opportunit\u00e0 delle persone pi\u00f9 avanti nell\u2019et\u00e0, a partire da chi ha oggi 50 anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non si \u00e8 innescato solo un deficit di <em>turn over<\/em>, ma si sta diffondendo una concorrenza latente e \u201cintragenerazionale\u201d che si traduce in una ricerca affannosa del mantenimento dei livelli di benessere raggiunti, in comportamenti conservativi che riflettono la riduzione oggettiva degli spazi\u00a0di iniziativa e alimentano inevitabilmente un \u201cegoismo difensivo\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sul piano demografico, chi \u00e8 nato nel 1964 \u2013 appunto cinquant\u2019anni fa \u2013 \u00e8 appartenuto ad una delle coorti pi\u00f9 consistenti rispetto ai livelli di natalit\u00e0, e le famiglie in cui i cinquantenni sono cresciuti hanno beneficiato degli importanti progressi sul piano della salute, dell\u2019istruzione, dell\u2019assistenza e del benessere realizzati negli anni seguenti in Italia. La visione del futuro delle famiglie e degli individui nei successivi vent\u2019anni, pur dovendo questi affrontare i periodi pi\u00f9 bui dello scontro politico e pur dovendo adeguarsi, per la prima volta dopo molti anni, agli effetti di un\u2019austerit\u00e0 indotta da shock economici esterni, \u00e8 restata comunque positiva, trainata dal ricordo della sfida alla povert\u00e0, vinta dalle generazioni precedenti, all\u2019indomani della fine della Guerra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sul piano occupazionale, l\u2019ingresso nel mondo del lavoro di questa generazione \u00e8 avvenuto intorno alla fine degli anni \u201980, proprio nel momento in cui in Italia si esauriva la spinta alla crescita di quel decennio, sebbene si trattasse di una crescita \u201cdrogata\u201d da un incontrollata propensione all\u2019indebitamento da parte del settore pubblico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qualche anno dopo, le vicende politiche dei primi anni \u201890, un crescente rigore delle finanze pubbliche (su tutte la riforma delle pensioni nel 1995) collegato all\u2019avvio della creazione della moneta unica europea e un progressivo indebolimento della struttura produttiva italiana, dovuto all\u2019intensificarsi dei processi di integrazione economica a livello mondiale, modificavano sostanzialmente la proiezione delle aspettative individuali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da allora in poi la sensazione di incertezza ha trovato un continuo alimento nella deludente performance dell\u2019economia italiana \u2013 la produzione di ricchezza nazionale entra, a partire dalla met\u00e0 degli anni \u201990, in una fase di tendenziale stagnazione, per poi sfociare in una crisi di cui ancora non si riesce a vedere la fine \u2013 e ha portato gli individui di questa generazione alla ricerca di posizioni difensive, di ripiegamento e di ridimensionamento dei propri obiettivi di benessere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Soffermarsi su chi ha oggi cinquant\u2019anni pu\u00f2 essere una prospettiva di interpretazione interessante per ragionare sui fattori che hanno generato e stanno generando una ricomposizione delle traiettorie di benessere. Ma forse non \u00e8 sufficiente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Occorre guardare anche alle componenti pi\u00f9 anziane, a chi ha oggi sessant\u2019anni o settant\u2019anni, alla loro presenza \u2013 se non alla loro persistenza &#8211; nel mercato del lavoro e alla loro condizione di vicinanza alla pensione, traguardo questo che sta via via diventando sempre pi\u00f9 centrale nella\u00a0riflessione individuale, poich\u00e9 su questo elemento si gioca buona parte del <em>trade off <\/em>tra incertezza e sicurezza nel momento in cui si uscir\u00e0 dal lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Occorre guardare a queste fasce d\u2019et\u00e0 per capire il crinale che ha preso il nostro sistema di <em>welfare<\/em>, generando una latente conflittualit\u00e0 tra chi ha acquisito legittimamente determinati diritti e che legittimamente potr\u00e0 godere di un livello di sicurezza garantito, e chi invece vedr\u00e0 avvolgere<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">nella nebbia il proprio destino e la propria stabilit\u00e0 economica al momento della pensione, a fronte di un forte disallineamento fra percettori e finanziatori del sistema previdenziale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bisogna provare a comprendere gli effetti che le recenti riforme del lavoro e delle pensioni stanno producendo, non soltanto sul versante della sostenibilit\u00e0 delle finanze pubbliche, ma anche sulla quotidianit\u00e0 delle persone e delle famiglie, sulle aspettative di una generazione che ha gi\u00e0 sulla pelle i segni di sette anni di crisi, sulle scelte obbligate di ridimensionamento degli obiettivi di benessere, che la retorica della \u201csobriet\u00e0\u201d, a cui si \u00e8 fatto grande ricorso in questi anni, a stento nasconde.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto ci\u00f2 getta per\u00f2 un\u2019ombra sui destini stessi del Paese e sulle sue possibilit\u00e0 di crescita futura, dato che il rischio di una progressiva precarizzazione di una parte delle classi pi\u00f9 \u201canziane\u201d, ma ancora in et\u00e0 lavorativa, sembra altrettanto verosimile di quello che ha gi\u00e0 assunto caratteri strutturali per le classi pi\u00f9 giovani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026..<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0IN ATTESA CHE ARRIVI LA RIPRESA<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In conclusione, mettendo in fila il percorso di analisi e di considerazioni fin qui effettuato, il destino degli Over 50 sembra piuttosto segnato da una serie di condizionamenti, la cui rimozione soltanto potr\u00e0 generare uno spazio nuovo di opportunit\u00e0, spazio che al momento appare invece in progressivo ripiegamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In particolare:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; pesa su chi ha oggi cinquant\u2019anni una crescente incertezza su quando e come si giunger\u00e0 alla pensione e, di conseguenza, sulla motivazione ad\u00a0affrontare i prossimi anni con uno spirito di iniziativa adeguato al livello di incertezza che oggi si coglie e ai rischi reali di cadere nella precariet\u00e0;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; pesa ancora sulla componente pi\u00f9 giovane degli Over 50 la sensazione di aver \u201cperso il treno\u201d della crescita passata, di trovarsi ancora davanti\u00a0spazi preclusi da chi \u00e8 pi\u00f9 avanti nell\u2019et\u00e0 e che tende, o \u00e8 obbligato, a procrastinare il momento dell\u2019uscita dall\u2019occupazione;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; si coglie inoltre la pressione delle classi pi\u00f9 giovani \u2013 giustamente al centro dell\u2019attenzione delle politiche \u2013 che nella logica del <em>turn over <\/em>e\u00a0della \u201cstaffetta generazionale\u201d spiazzano o spiazzeranno nel breve i pi\u00f9 anziani, anche perch\u00e9 i giovani sono portatori di competenze, conoscenze\u00a0e comportamenti nuovi, legate all\u2019uso delle tecnologie digitali;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; cresce inoltre il senso di spiazzamento (di \u201cvuoto\u201d) rispetto alle competenze richieste dal mercato: la sensazione \u00e8 quella che nel caso di\u00a0uscita dall\u2019occupazione, si debba rientrare obbligatoriamente in posizioni di sottoqualificazione rispetto al livello di esperienze e conoscenze\u00a0acquisite.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019attenzione delle politiche attive del lavoro in questi anni si \u00e8 progressivamente orientata ad affrontare le condizioni dei lavoratori pi\u00f9\u00a0anziani. Osservando il volume dei beneficiari degli interventi fra il 2010 e il primo semestre del 2013 ed escludendo opportunamente dal totale il numero degli apprendisti, emerge una quota crescente per gli Over 50 che passa dal 12,4% al 15,5%, per un volume complessivo di beneficiari che si avvicina alle 100mila unit\u00e0 (tab. 12).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0<img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-1371\" src=\"http:\/\/5.249.146.118\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/images_Schermata-2015-11-10-alle-10.56.55.png\" border=\"0\" alt=\"\" width=\"870\" height=\"460\" srcset=\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/images_Schermata-2015-11-10-alle-10.56.55.png 1394w, https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/images_Schermata-2015-11-10-alle-10.56.55-300x159.png 300w, https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/images_Schermata-2015-11-10-alle-10.56.55-1024x541.png 1024w, https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/images_Schermata-2015-11-10-alle-10.56.55-768x406.png 768w\" sizes=\"(max-width: 870px) 100vw, 870px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In particolare sono le assunzioni agevolate di disoccupati o beneficiari di cassa integrazione straordinaria da almeno 24 mesi a raggiungere il numero medio pi\u00f9 elevato di beneficiari: circa 40mila individui nel primo semestre del 2013.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Seguono le assunzioni agevolate di lavoratori iscritti alle liste di mobilit\u00e0, con modalit\u00e0 contrattuale a tempo determinato: in questo caso la platea dei beneficiari si aggira nei tre anni intorno alle 20mila unit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questi segmenti in \u201csofferenza\u201d si possono anche aggiungere:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; La platea dei \u201csalvaguardati\u201d che in base ai diversi decreti di copertura ha raggiunto, al marzo di quest\u2019anno, un volume che si aggira intorno ai 140 mila lavoratori (tav. 3).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; La dimensione della sottoccupazione che per la fascia di et\u00e0 55-74 riguarda 70mila addetti con un incremento, tra il 2008 e il 2013, del 119%.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; La condizione di chi \u00e8 in part time involontario, che per i 55-74enni ha raggiunto nel 2013 quota 219mila, pi\u00f9 che doppia rispetto al 2008.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In prospettiva, inoltre, non si pu\u00f2 non tener conto degli effetti che la riforma della Pubblica Amministrazione potr\u00e0 produrre nel medio periodo, seguendo una logica di turn over e ricambio generazionale: nel 2012, secondo i dati Aran, i dipendenti stabili con un\u2019et\u00e0 uguale o superiore ai 60 anni erano pari a 240mila, su un totale di 3 milioni e 238mila dipendenti, (quasi l\u201911%); l\u2019et\u00e0 media nella PA ha raggiunto i 49 anni nel 2012 con un incremento di cinque anni rispetto al 2001. L\u2019et\u00e0 media dei dirigenti \u00e8 ancora superiore: 53 anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il <em>matching <\/em>fra i bisogni emergenti e complessi che vengono da parte della componente pi\u00f9 anziana dell\u2019occupazione e le tipologie di interventi di\u00a0politiche attive e passive del lavoro, messe in atto in questi anni, rappresenta il banco di prova per una verifica di efficacia, ma finora la verifica si \u00e8\u00a0misurata all\u2019interno di un quadro di riferimento schiacciato, per forza di cose, sull\u2019emergenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 che sta diventando necessario \u00e8 invece una visione di ampio spettro su come affrontare un passaggio \u2013 anche al di l\u00e0 del tanto atteso ritorno alla\u00a0crescita &#8211; in cui stanno mutando decisamente il concetto di vita attiva e la relazione fra lavoro, stabilit\u00e0 contrattuale, sicurezza economica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0(*) Sono qui riprodotti 2 capitoli (1\u00b0 e 5\u00b0) di un documento del CENSIS, dall&#8217;iniziativa UN MESE DI SOCIALE del 18.06.2014, dedicata a &#8221; IL VUOTO DELLA GENERAZIONE ADULTA&#8221;\u00a0sul tema degli OVER 50\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tra i doni avvelenati consegnati dalla crisi in questi anni, quello del conflitto latente, sul mercato del lavoro e fra generazioni, ha assunto aspetti e declinazioni inattese. 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