{"id":146,"date":"2013-09-23T19:03:14","date_gmt":"2013-09-23T17:03:14","guid":{"rendered":"http:\/\/5.249.146.118\/esodati-una-termine-che-rischia-di-non-aver-termine\/"},"modified":"2013-09-23T19:03:14","modified_gmt":"2013-09-23T17:03:14","slug":"esodati-una-termine-che-rischia-di-non-aver-termine","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/esodati-una-termine-che-rischia-di-non-aver-termine\/","title":{"rendered":"Esodati, un termine che rischia di non aver termine"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Sul destino che ha investito i cosiddetti lavoratori esodati si addensa ormai una nebulosa inestricabile per gli stessi addetti ai lavori.<br \/>Nell\u2019ultimo anno e mezzo si sono succeduti ben quattro provvedimenti legislativi che, partendo dalla riforma pensionistica varata dal Governo Monti e contenuta nel cosiddetto \u201cdecreto legge Salva Italia\u201d, convertito con modificazioni nella legge 22 dicembre 2011, n\u00b0 214, hanno definito le platee dei lavoratori e delle lavoratrici salvaguardati dall\u2019applicazione dei nuovi requisiti pensionistici.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019idea iniziale rifletteva un metodo pi\u00f9 volte utilizzato nel passato in occasione del varo di ogni riforma pensionistica. L\u2019intento era quello di individuare deroghe ai nuovi requisiti, con l\u2019obiettivo di salvaguardare le situazioni pi\u00f9 sensibili sul piano sociale, meritevoli perci\u00f2 di un\u2019eccezione alle regole generali, riducendo al minimo l\u2019area del disagio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eppure, nessuna delle tre riforme (legge 421\/92, legge 335\/95, legge 247\/2007) che prima dell\u2019attuale, negli ultimi venti anni, erano intervenute a modificare i requisiti per l\u2019accesso alla pensione\u00a0 avevano causato cos\u00ec tante difficolt\u00e0 di gestione politica e sociale.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sicuramente, non ha aiutato\u00a0 la difficile congiuntura del mercato del lavoro ma l\u2019impressione \u00e8 che la vera iniquit\u00e0 della riforma pensionistica \u201cMonti \u2013 Fornero\u201d sia rappresentata, soprattutto, dal non aver previsto la necessaria gradualit\u00e0 nella abrogazione delle \u201cquote\u201d per l\u2019accesso alle pensioni di anzianit\u00e0.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una tale rigidit\u00e0 &#8211;\u00a0 se si fa eccezione per la legge 243\/2004, poi \u201cneutralizzata\u201d negli effetti dalla legge 247\/2007, con riguardo allo \u201cscalone\u201d che avrebbe, di colpo, innalzato di tre anni, a partire dal 1\u00b0 gennaio 2008, l\u2019et\u00e0 minima richiesta per l\u2019accesso alla pensione di anzianit\u00e0 (dai 57 ai 60 anni) \u2013 non trova riscontro\u00a0 in nessuna delle altre tre riforme a cui si \u00e8 fatto cenno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gi\u00e0 da subito le norme contenute nel decreto legge \u201cSalva Italia\u201d (convertito con modifiche nella\u00a0 legge 214\/2011), integrato dal \u201cMilleproroghe\u201d (convertito con modifiche nella legge 216\/2011) sembrarono troppo restrittive,\u00a0 sia per quanto concerne le \u201ctipologie di lavoratori salvaguardabili\u201d, sia con riferimento all\u2019ulteriore condizionamento dei benefici al possesso dei requisiti individuati con il\u00a0 successivo\u00a0 decreto interministeriale del 1\u00b0 giugno 2012, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale solo il 24 luglio 2012, quasi 8 mesi dopo il varo della riforma pensionistica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con quest\u2019ultimo provvedimento amministrativo sono stati, infatti, introdotti ulteriori criteri condizionali, al fine di limitare la platea dei lavoratori e delle lavoratrici coinvolti entro le 65.000 unit\u00e0, ritenute \u201ccapienti\u201d in base alle risorse stanziate, rimettendo al\u00a0 Governo e al Parlamento la possibilit\u00e0 di successivi interventi volti ad ampliare la platea dei lavoratori interessati, tramite la contestuale individuazione di nuove coperture finanziarie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ai 65.000 beneficiari iniziali sono stati aggiunti, prima i 55.000 previsti dalla legge 95 del 6 luglio 2012, poi i 10.130 previsti dalla legge 228 del 24 dicembre 2012, infine i 6.500 individuati dal Decreto legge n\u00b0 102 del 31 agosto 2013.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi\u00a0 provvedimenti che hanno, di\u00a0 fatto, ampliato le platee dei lavoratori beneficiari, secondo le tipologie \u201csalvaguardabili\u201d gi\u00e0 previste dalla riforma, cosi come integrata dal\u00a0 \u201cMilleproroghe, hanno per\u00f2 replicato tutti il medesimo copione, demandando la definizione dei criteri e delle modalit\u00e0 di accesso ai benefici all\u2019emanazione di ulteriori decreti interministeriali che sono stati\u00a0 pubblicati, rispettivamente, sulla Gazzetta Ufficiale del 28 maggio 2013 e del 31 agosto 2013.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La successione degli interventi legislativi adottati dal Governo, con le modalit\u00e0 previste dai rispettivi decreti interministeriali, \u00e8 avvenuta senza alcun confronto di merito con le Organizzazioni sindacali, creando nel tempo\u00a0 quattro distinte platee di lavoratori \u201csalvaguardabili\u201d senza, peraltro, risolvere complessivamente i problemi aperti<em>, <\/em>e contribuendo ad alimentare una situazione di incertezza e confusione fra i lavoratori coinvolti. \u00a0<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify; list-style-type: square;\">\n<li>65.000 lavoratori salvaguardati in base al decreto del Ministero del lavoro del 1\u00b0 giugno 2012, attuativo della riforma \u201cMonti \u2013 Fornero\u201d (decreto legge \u201cSalva Italia\u201d del 6 dicembre 2011 e successive modifiche introdotte con il decreto \u201cMilleproroghe\u201d);<\/li>\n<li>55.000 salvaguardati in base al decreto interministeriale dell\u20198 ottobre 2012, sulla base della\u00a0 legge n\u00b0 95 del 6 luglio 2012 (che ha convertito il decreto legge sulla \u201cspending review\u201d)<\/li>\n<li>10.000 lavoratori salvaguardati dal decreto del ministero del lavoro adottato il 28 maggio 2013, sulla base della legge sulla manovra di stabilit\u00e0 a suo tempo varata per lo stesso anno (legge n\u00b0 228 del 24 dicembre 2012);,;<\/li>\n<li>6.500 lavoratori, salvaguardati con il decreto legge n\u00b0 102, del 31\/08\/2013.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questa situazione, gi\u00e0 di per s\u00e9 angusta, si sono aggiunti i ritardi con cui l\u2019ente previdenziale\u00a0 ha provveduto a\u00a0 comunicare l\u2019accesso alle salvaguardie\u00a0 ai lavoratori interessati, anche in considerazione \u2013 va detto &#8211; delle indicazioni non sempre puntuali e tempestive fornite dal Ministero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma quanti sono effettivamente gli \u201cesodati\u201d che sulla base delle fattispecie gi\u00e0 previste dalle leggi avrebbero diritto alla salvaguardia? E quanti, invece, sarebbero i lavoratori bisognosi comunque di tutela?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La stima appare assai complicata, specie in un Paese come il nostro dove si fa sempre una gran fatica a recuperare \u201cdati sensibili\u201d che, per\u00f2, dovrebbero essere di dominio pubblico. In un rimpallo continuo di responsabilit\u00e0 fra Governo, Ministero del lavoro, Parlamento e Inps la nebulosa, anzich\u00e9 diradarsi, nel corso dei mesi si \u00e8 ispessita, complicata anche dal drammatico andamento dell\u2019occupazione che, di fatto, impedisce l\u2019eventuale e parziale assorbimento di parte della platea potenzialmente interessata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qualcuno, come l\u2019Onorevole Cazzola ha provato a fare chiarezza, rielaborando i dati forniti dal Direttore generale dell\u2019INPS nel corso di un\u2019audizione parlamentare. Ma anche queste stime si basano su criteri di individuazione arbitrari, che provano a \u201cdelimitare\u201d il campo dei potenziali beneficiari attraverso criteri \u201cpi\u00f9 realistici\u201d di quelli contenuti nei decreti interministeriali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla fine tutti convengono che gli \u201cesodati\u201d in senso ampio (comprendendo cio\u00e8 in tale definizione tutti i lavoratori in mobilit\u00e0 o coinvolti in situazioni di crisi aziendali, i lavoratori titolari di prestazioni a carico dei fondi di solidariet\u00e0, i dipendenti pubblici in esonero dal servizio, i sottoscrittori di accordi di incentivo all\u2019esodo e gli autorizzati alla prosecuzione volontaria del versamento dopo una certa data) possano oscillare in un \u201crange\u201d compreso fra le 360.000 e le 450.000 unit\u00e0.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una platea che non trova capienza nelle poco pi\u00f9 di 136.630 unit\u00e0 finora individuate come salvaguardabili dai diversi provvedimenti adottati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Del resto, i soli lavoratori autorizzati alla prosecuzione volontaria prima degli ultimi 5 anni che non hanno ancora avuto accesso al pensionamento, sarebbero stimabili all\u2019incirca in 400.000 unit\u00e0. Se criteri e limiti restrittivi vanno, dunque, fissati per non vanificare del tutto i risparmi conseguiti dalla riforma, essi devono tenere conto delle reali situazioni di bisogno e del fatto che la delimitazione dei requisiti per l\u2019accesso ai benefici dovrebbe avvenire \u201ccertificando\u201d gi\u00e0 ora, a tutti i soggetti interessati, la possibilit\u00e0 di poter usufruire dei\u00a0 requisiti previgenti nel momento in cui essi matureranno, senza limitazioni numeriche che possano determinare una situazione di incertezza rispetto all\u2019effettivo momento di accesso al pensionamento. Tale possibilit\u00e0 \u00e8, attualmente, compromessa dai gi\u00e0 richiamati \u201ctetti numerici\u201d di salvaguardia che, sulla base delle risorse tempo per tempo stanziate dai provvedimenti legislativi, limitano di fatto l\u2019area dei beneficiari ad un \u201csottoinsieme\u201d di quello che, effettivamente sarebbe necessario per coprire tutte le situazioni di disagio che si potranno verificare di qui ai prossimi anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Peraltro, la platea delle categorie salvaguardabili andrebbe ulteriormente migliorata, ampliandola a molti\u00a0 lavoratori inoccupati o coinvolti in\u00a0 accordi di\u00a0 gestione delle eccedenze occupazionali, non rientranti nei requisiti attuali, ma che\u00a0 a causa dell\u2019innalzamento repentino dei requisiti pensionistici rischiano di rimanere nei prossimi anni senza reddito alcuno.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per sbrigliare tale matassa sono stati molti gli \u201cesercizi\u201d parlamentari effettuati nella scorsa legislatura e nel primo scampolo dell\u2019attuale. L\u2019impressione \u00e8 che di fronte ad un problema \u201cstrutturale\u201d occorra intervenire con strumenti straordinari, rimettendo ulteriormente mano, sia pure limitatamente alle situazioni di effettivo bisogno o pi\u00f9 \u201csensibili sul piano sociale\u201d, alle regole per l\u2019accesso al pensionamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A tale scopo possono utilmente concorrere sia quegli interventi\u00a0 che consentirebbero un ripristino della \u201cflessibilit\u00e0 nell\u2019accesso al pensionamento\u201d, sia\u00a0 quelle misure che, introducendo meccanismi di\u00a0 \u201csolidariet\u00e0 intergenerazionale&#8221;, consentirebbero di realizzare nel mercato del lavoro condizioni in grado di assorbire, sia pure parzialmente, l\u2019offerta di lavoro attualmente in eccesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le soluzioni attualmente implementate, come ad esempio l\u2019istituzione dell\u2019apposito fondo presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali da incrementare anche con le eventuali risorse rinvenienti dalle economie di carattere pluriennale accertate a consuntivo, rispetto agli oneri gi\u00e0 previsti dai decreti interministeriali\u00a0 nel periodo 2013 \u2013 2020, possono sicuramente consentire di alleviare il disagio derivante dalle situazioni pi\u00f9 critiche sul piano sociale ma non appaiono, complessivamente, in grado di mettere la parola fine ad una vicenda i cui effetti erano, francamente, prevedibili al momento dell\u2019entrata in vigore della riforma, stante l\u2019attuale situazione del mercato del lavoro.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">D\u2019altronde, oltre ai \u201crisparmi\u201d rinvenienti dalle riforme\u00a0 occorrerebbe anche valutare gli effetti economici delle decisioni adottate, anche attraverso modelli econometrici, in termini di impatto sul mercato del lavoro, di maggiori oneri derivanti dalla trasformazione dei \u201ccasi previdenziali\u201d in casi assistenziali, della \u201cretroazione\u201d sul tasso di produttivit\u00e0 complessivo, generato dalla mancata \u201csostituzione\u201d dei lavoratori anziani con i lavoratori pi\u00f9 giovani.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019onda d\u2019urto demografica e l\u2019evoluzione della composizione della struttura sociale della popolazione italiana sono fenomeni che genereranno, nei prossimi decenni, fabbisogni sociali crescenti (nel 2050 \u00e8 \u201catteso\u201d il raggiungimento di un tasso di dipendenza degli anziani &#8211; inteso come rapporto fra la componente della popolazione \u201cover 65\u201d\u00a0 e quella \u201cin et\u00e0 di lavoro\u201d, compresa\u00a0 fra i 20 e i 64 anni &#8211;\u00a0 di poco inferiore al\u00a0 70%).\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019invecchiamento della popolazione mette in seria difficolt\u00e0 il patto intergenerazionale interno al sistema pensionistico pubblico a ripartizione. Ma sono proprio questi argomenti che consigliano di chiudere quanto prima ed in ogni modo la vicenda \u201cesodati\u201d per concentrarsi sulle politiche necessarie a realizzare le condizioni utili per consentire una maggiore permanenza nel mercato del lavoro dei lavoratori anziani, evitando il trade \u2013 off\u00a0 con il livello dell\u2019occupazione giovanile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per il futuro, l\u2019incrocio sul piano previdenziale delle opportunit\u00e0\u00a0 previste dalla normativa sulla previdenza complementare (anticipo fino a\u00a0 5 anni delle prestazioni pensionistiche in caso di cessazione dell&#8217;attivit\u00e0 lavorativa che comporti l&#8217;inoccupazione per un\u00a0 periodo\u00a0 di\u00a0 tempo\u00a0 superiore \u00a0 a \u00a0 48 \u00a0 mesi), con quelle introdotte\u00a0 dall\u2019art. 3 (fondi di solidariet\u00e0) e dall\u2019art. 4 (incentivi all\u2019esodo per\u00a0 l\u2019uscita anticipata dalle aziende,con almeno 15 dipendenti) della legge 28 giugno 2012, n. 92 (riforma del mercato del lavoro) disegnano un mix di strumenti a disposizione delle Parti sociali per gestire, con maggiore efficacia,\u00a0 le situazioni di crisi intervenute nell\u2019ultima parte della vita lavorativa.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(*) \u00a0 Coordinatore Dipartimento Democrazia economica, economia sociale, fisco, previdenza e riforme istituzionali della Cisl nazionale<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sul destino che ha investito i cosiddetti lavoratori esodati si addensa ormai una nebulosa inestricabile per gli stessi addetti ai lavori.Nell\u2019ultimo anno e mezzo si sono succeduti ben quattro provvedimenti legislativi che, partendo dalla riforma pensionistica varata dal Governo Monti e contenuta nel cosiddetto \u201cdecreto legge Salva Italia\u201d, convertito con modificazioni nella legge 22 dicembre [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":54,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[],"class_list":["post-146","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-approfondimento"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.2 - 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