{"id":1490,"date":"2016-01-25T19:19:26","date_gmt":"2016-01-25T18:19:26","guid":{"rendered":"http:\/\/5.249.146.118\/una-manovra-che-non-scongiura-la-stagnazione-e-non-crea-lavoro\/"},"modified":"2016-01-25T19:19:26","modified_gmt":"2016-01-25T18:19:26","slug":"una-manovra-che-non-scongiura-la-stagnazione-e-non-crea-lavoro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/una-manovra-che-non-scongiura-la-stagnazione-e-non-crea-lavoro\/","title":{"rendered":"Continuera&#8217; la stagnazione e non creera&#8217; lavoro"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">A dispetto degli annunci, la manovra annunciata per la Legge di Stabilit\u00e0 2016 non \u00e8 espansiva. I pochi margini di \u201cflessibilit\u00e0\u201d di Bilancio, che consentirebbero l&#8217;utilizzo di maggiori risorse, tecnicamente derivano da un rallentamento dell&#8217;austerit\u00e0, quindi da un utilizzo di risorse che mantengono il vincolo del 3%, solo al di sopra del quale \u00e8 lecito parlare di politica espansiva. Nel <em>Draft Budgetary Plan<\/em>, infatti, il Governo ammette di affrontare le difficolt\u00e0 dell\u2019economia \u201crivedendo e attenuando la velocit\u00e0 del consolidamento fiscale\u201d. Lo scarto \u201cespansivo\u201d su cui si dovrebbero recuperare pi\u00f9 risorse sta tra il nuovo deficit del 2,4% (contando anche il riconoscimento dello 0,2% di deficit per far fronte alle circostanze eccezionali dovute all\u2019emergenza migranti) e il dato dell\u2019indebitamento netto tendenziale \u2013 cio\u00e8 quello \u201csulla carta\u201d, in assenza di interventi e sulla base della normativa vigente, comprese le famigerate clausole di salvaguardia \u2013 che nel 2016 sarebbe dovuto essere pari all\u20191,4% del PIL. Peraltro, nel DEF di aprile 2015 l\u2019indebitamento netto era previsto all\u20191,8%, come stabilito gi\u00e0 dall\u2019agenda Monti. In ogni caso, il punto \u00e8 che nel 2015 \u00e8 programmato un rapporto deficit\/PIL pari ad almeno il 2,6% e, dunque, il deficit dell\u2019anno in corso non verr\u00e0 aumentato, ma ridotto. Insomma, la Legge di stabilit\u00e0 approvata lo scorso 22 dicembre in Parlamento non \u00e8 la svolta necessaria e, in realt\u00e0, non cambia nemmeno verso.\u00a0\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel metodo. La Legge di stabilit\u00e0 rappresenta ancora il principale strumento previsto dall&#8217;ordinamento giuridico italiano per regolare la vita economica del Paese attraverso una manovra di finanza pubblica triennale, insieme alla conseguente modifica della Legge di Bilancio. Eppure, il Governo ha proceduto \u2013 anche in questa circostanza \u2013 a colpi di maxiemendamento e di fiducia; senza nemmeno che la \u201cdiscussione\u201d parlamentare fosse preceduta da momenti di confronto con le parti sociali, cos\u00ec come suggerito dalle esortazioni europee al dialogo sociale.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto l\u2019impianto della Legge di stabilit\u00e0 si basa su previsioni di crescita irrealistiche. Le stime di crescita del PIL per il biennio in corso \u2013 su cui si basa la sostenibilit\u00e0 delle finanze pubbliche e si costruisce la nuova Legge di stabilit\u00e0 \u2013 sono state riviste al rialzo dal Governo per la prima volta dal 2010 (0,9% nel 2015 e dell\u20191,6% nel 2016 rispettivamente contro lo 0,7% e 1,4% stimato ad aprile 2015). Questo perch\u00e9, per la prima volta, hanno agito variabili esogene inedite, tra cui il <em>quantitative easing<\/em> della BCE (che, comunque, dai calcoli del <a href=\"http:\/\/www.centroeuroparicerche.it\/rapporti\/dove-va-i\"><span>CER<\/span><\/a>, gli stessi istituti di credito dell<span>\u02b9<\/span>Area euro avrebbero poi ridepositato per 2\/3 presso la BCE, riducendo l<span>\u02b9<\/span>impatto potenziale di questa misura sull<span>\u02b9<\/span>economia reale), la riduzione del tasso di cambio e la caduta strutturale del prezzo del petrolio; che si sommano al rimbalzo positivo della produzione industriale, alla temporanea ripresa delle esportazioni e, soprattutto, all\u2019aumento dei consumi, ascrivibile soprattutto all\u2019incremento del potere d\u2019acquisto dei redditi da lavoro, sospinto pi\u00f9 dall\u2019accumulazione degli aumenti salariali dovuti ai rinnovi contrattuali, piuttosto che ai famosi <em>80 euro<\/em>. Tuttavia, tutte le previsioni delle maggiori istituzioni nazionali e internazionali risultano pi\u00f9 contenute di quelle del Governo. Sin dall\u2019estate scorsa, si sono susseguiti segnali di rallentamento dell\u2019economia<span>(Coordinatore dell\u2019Area delle Politiche economiche e di sviluppo, CGIL nazionale)\u00a0<\/span>globale, allarmi di un nuovo terremoto finanziario con epicentro il Sud-est asiatico, le frenate dei paesi emergenti, i retro-effetti della caduta del prezzo del petrolio e l\u2019incertezza sui tassi di cambio per le ultime decisioni della FED e del Governo cinese, le tensioni geopolitiche scaturite dai paesi esportatori di materie prime. La prima scommessa ingiustificata del Governo, allora, riguarda proprio l\u2019incremento delle esportazioni, che secondo il quadro macroeconomico programmatico del MEF si attesterebbe attorno al 4% da qui al 2018.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">D\u2019altra parte, la variazione tendenziale del PIL nei primi tre trimestri del 2015, su cui si fonda quel rialzo delle stime di crescita, registra ancora una dinamica negativa degli investimenti fissi (ancorch\u00e9 profitti, fatturato e ordinativi siano in aumento), che rappresentano la pi\u00f9 importante variabile da \u201criprendere\u201d, tanto per la domanda che per l\u2019offerta: in sette anni gli investimenti fissi si sono ridotti di oltre il 30%; su 9 punti percentuali di caduta del PIL reale dal 2008 al 2014, ben 6 punti vanno attribuiti alla suddetta caduta flessione degli investimenti. Anche per questo, pur nella recente congiuntura favorevole, il nostro Paese si colloca al penultimo posto nella classifica della \u201ccrescita\u201d tra tutti i 28 paesi dell\u2019Unione europea. La seconda e pi\u00f9 importante scommessa del Governo vorrebbe essere la forte crescita della domanda interna e, in particolare, degli investimenti, sulla base della \u201cfiducia\u201d impartita dalle riforme strutturali e dal rigore dei conti. Tuttavia, a dicembre 2015, l\u2019Indice Istat del <a href=\"http:\/\/www.istat.it\/it\/archivio\/177761\"><span>clima di fiducia<\/span><\/a> dei consumatori e delle imprese torna a diminuire.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La fiducia rappresenta un elemento centrale nella teoria economica liberista, che fonda la capacit\u00e0 di riprodurre crescita e occupazione sull\u2019attitudine del mercato di autoregolarsi. Pertanto, la cosiddetta \u201ceconomia della psicologia\u201d su cui si basa il condizionamento del clima di fiducia potrebbe bastare a indurre le famiglie a spendere e le imprese a investire. Ma la realt\u00e0 si basa sulle <em>aspettative<\/em>, non sulla fiducia. Le aspettative rappresentano un\u2019indicazione delle attese e delle proiezioni degli imprenditori e dei consumatori baste su fatti reali, quali gli aumenti del reddito, dell\u2019occupazione, degli investimenti pubblici e dei consumi collettivi. Di fatti, l\u2019<a href=\"https:\/\/www.bancaditalia\"><span>Indagine sulle aspettative delle imprese<\/span><\/a> condotta dalla Banca d\u2019Italia a dicembre 2015 riporta un peggioramento delle attese sull\u2019inflazione e sull\u2019andamento dell\u2019economia, nonch\u00e9 un ristagno della propensione a investire e ad assumere (di fatti, sono tornati a calare i prezzi alla produzione).\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche per questo \u00e8 indispensabile rinnovare i CCNL scaduti e aprire una nuova stagione contrattuale all\u2019insegna di \u201c<a href=\"http:\/\/www.cgil.it\/Archivio\/PRIMOPIANO\/mat\"><span>un moderno sistema di relazioni Industriali<\/span><\/a><span>\u201d<\/span>, per uno sviluppo economico fondato sull\u2019innovazione e la qualit\u00e0 del lavoro\u201d. La terza scommessa, infine, dovrebbe essere fondata sulla nuova occupazione creata dal combinato disposto di <em>Jobs Act<\/em> e incentivi fiscali. Ma gli ultimi dati sulle forze di lavoro Istat restituiscono un quadro ancora allarmante, in cui alla lieve riduzione del tasso di disoccupazione corrisponde un calo dell\u2019occupazione giovanile e un aumento dell\u2019inattivit\u00e0. Nonostante i 7 miliardi di euro di incentivi previsti nella precedente Legge di stabilit\u00e0 (sgravi contributivi per nuove assunzioni e deduzione IRAP del costo del lavoro indeterminato), l\u2019incremento annuo (gennaio-novembre 2015 sullo stesso periodo 2014) dei lavoratori permanenti riguarda meno di 71 mila occupati; a fronte di un nuovo aumento dei lavoratori a termine, pari a circa 115 mila occupati. Oltre le trasformazioni di contratti precari o autonomi e il mero incontro domanda\/offerta di lavoro (posti vacanti), per tornare ai livelli pre-crisi restano ancora \u201cda occupare\u201d almeno 900 mila persone, contando i posti di lavoro perduti nella crisi, i nuovi inattivi e le forze di lavoro potenziali.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel merito. La politica economica del Governo \u00e8 costruita tutta attorno a un impianto liberista fondato sulla svalutazione competitiva, del lavoro e fiscale, in corrispondenza di una nuova contrazione dell\u2019intervento pubblico in economia. A fronte di un\u2019ingiusta e inefficace riduzione delle tasse, il Governo insiste con pesanti tagli della spesa pubblica (spesa sanitaria, trasferimenti agli Enti locali, investimenti pubblici, retribuzioni e turn-over dei lavoratori pubblici, ecc.) mascherati da <em>spending review<\/em>, \u201cefficientamento\u201d e privatizzazioni. Al netto del deficit, infatti, le minori spese ammontano a 7,9 miliardi nel 2016, 8,4 miliardi nel 2017 e 9,8 nel 2018.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non bastano i nuovi fondi per la lotta alla povert\u00e0 o le misure di modifica del sistema previdenziale \u2013 su cui occorrerebbe una modifica radicale della riforma Fornero per sistemare le iniquit\u00e0 e liberare posti di lavoro \u2013 per evitare il contributo negativo della domanda pubblica (calcolato anche dallo stesso MEF nella Nota di aggiornamento del DEF 2015). Lo stesso Istat, in Audizione al Parlamento, ha stimato un impatto delle misure in Legge di stabilit\u00e0 sulla crescita del PIL pari ad appena lo 0,1% del PIL nel 2016. Il Governo scommette tutto sul mercato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei passaggi parlamentari e fino alla pubblicazione (4 gennaio 2016) il testo ha subito un rilevante numero di modifiche, ma poco \u00e8 cambiato in merito alla direzione della manovra: la parte \u201cespansiva\u201d della Legge di stabilit\u00e0 2016 si fonda sulla riduzione delle tasse, in cui spicca l\u2019iniqua abolizione della TASI su tutte le prime case e il ventaglio di incentivi e tagli fiscali alle imprese. Sulla prima misura, va sottolineato che la CGIL non aveva condiviso fin dall&#8217;inizio l&#8217;introduzione della TASI e aveva avanzato in alternativa un&#8217;altra proposta che oggi deve essere rilanciata, stante il fatto che l&#8217;Italia \u00e8 il paese con il pi\u00f9 alto livello di patrimonio sia in relazione ai redditi che in relazione al PIL. La nostra proposta \u00e8 quella di una Imposta sulle grandi ricchezze, con aliquote progressive da applicarsi ai patrimoni, mobiliari e immobiliari di entit\u00e0 superiore agli 800 mila euro, per colpire le ricchezze immobilizzate del 5% delle famiglie pi\u00f9 abbienti e disincentivare il patrimonio improduttivo. Si pu\u00f2 prevedere anche un\u2019aliquota aggiuntiva a disposizione degli Enti locali.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sul versante delle imprese, la vera assente \u00e8 la politica industriale. O, almeno, una politica degna di questa definizione. Non c&#8217;\u00e8 programmazione, non c&#8217;\u00e8 volont\u00e0 di fondare su innovazione e lavoro qualificato l&#8217;uscita definitiva dalla crisi italiana all&#8217;interno della crisi europea e internazionale. Si punta solo a favorire interessi consolidati e, al limite, ad attrarre investimenti di capitali in maniera indifferenziata. Gi\u00e0 con la Legge di stabilit\u00e0 2015 (L. 190\/14), tra decontribuzione per nuove assunzioni e deduzione del costo del lavoro a tempo indeterminato dall&#8217;imponibile IRAP, per il triennio 2015-2017, sono stati impegnati oltre 25 miliardi di euro a favore delle imprese (11,8 miliardi per gli esoneri contributivi e 13,7 miliardi per la deduzione IRAP). Erano state previste altre risorse per le imprese (incremento ACE, patent box e fondo R&amp;S, fondo di garanzia per le Pmi, Fondo promozione Made in Italy), oltre alle suddette misure, per circa 4 miliardi di euro nel triennio 2015-2017.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A guardar bene i saldi, poi, ci si accorge che la riduzione della pressione fiscale si fonda soprattutto sul rinvio delle clausole di salvaguardia (aumento delle aliquote IVA e accise per la mancata autorizzazione da parte della Commissione Europea del <em>reverse charge<\/em> al settore della grande distribuzione; revisione del sistema di agevolazioni, le <em>tax expenditures<\/em>), che il MEF si vende astutamente come riduzione della pressione fiscale. Una parte consistente del lato \u201cespansivo\u201d della manovra, dunque, \u00e8 rappresentata da una mera illusione contabile, costruita sull\u2019ipotetico stimolo derivante da mancati aumenti delle tasse o riduzioni di agevolazioni non ancora contabilizzati dalla maggior parte degli operatori economici.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se, infatti, risorse e impieghi venissero ricalcolati senza considerare le clausole di salvaguardia, maggiori e minori entrate (cos\u00ec come maggiori e minori spese) quasi si equivarrebbero, delineando una manovra a saldi invariati. Inoltre, la spada di Damocle delle clausole di salvaguardia pender\u00e0 sul Bilancio nel 2017 per 15,1 miliardi e nel 2018 per 19,6 miliardi di euro. Il rinvio della clausole di salvaguardia non riduce le tasse.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 altrettanto vero che le risorse derivanti dalla \u201cClausola migranti\u201d non sono state pi\u00f9 destinate all\u2019anticipo al 2016 del taglio delle imposte sui profitti delle aziende (IRES), ma in gran parte a \u201csicurezza e cultura\u201d, intendendo con sicurezza il presidio del territorio e resistendo alle spinte di alcuni paesi alleati che chiedevano la discesa in campo diretta dell&#8217;esercito italiano nel teatro siriano-iracheno.\u00a0\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Positivo \u00e8 anche l&#8217;immediato aumento delle detrazioni ai pensionati (inizialmente previste solo per il 2017), anche se il provvedimento appare insufficiente a ridisegnare un prelievo fiscale equo sui redditi fissi, la cui architettura andrebbe rivista totalmente, ma che accoglie parzialmente le richieste dei sindacati dei pensionati che richiedevano un innalzamento dei trattamenti pensionistici pi\u00f9 bassi il cui potere d&#8217;acquisto \u00e8 molto diminuito a causa di anni di indicizzazione parziale, peraltro in un periodo di bassissima inflazione.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra le riforme \u201cdi struttura\u201d, meriterebbe particolare attenzione il sistema fiscale e, nello specifico, l\u2019impianto normativo e tecnocratico di lotta all\u2019evasione e all\u2019elusione fiscale, che in Legge di stabilit\u00e0 non viene neanche citato. Al contrario, si conferma l\u2019indebolimento gi\u00e0 perseguito con la cosiddetta Delega fiscale, oltre che il messaggio incentivante dato dall\u2019innalzamento del contante a tremila euro.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La scelta di ridurre le tasse in modo iniquo e generalizzato, a fronte di tagli lineari alla spesa pubblica, va in direzione contraria a ci\u00f2 che andrebbe fatto: cambiare le entrate, spostando il peso del prelievo sui grandi patrimoni, sulle rendite e riducendo strutturalmente l\u2019evasione fiscale, per aumentare la spesa pubblica qualificandola e sostenere la domanda effettiva, soprattutto nel Mezzogiorno.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In conclusione, la vera mancanza della politica economica del Governo risiede nell\u2019assenza di politiche volte a risolvere il problema della disoccupazione, soprattutto giovanile. Nel quadro macroeconomico programmatico del Governo, infatti, si prevede un tasso di disoccupazione sopra il 10% anche al 2019. Ci\u00f2 significa che, con la Legge Fornero e senza cambiamenti dell\u2019assetto previdenziale, si programma un tasso di disoccupazione giovanile attorno al 40% per tutti i prossimi 5 anni. Eppure, creare lavoro \u00e8 indispensabile. Si pu\u00f2 e si deve avviare un <em>piano straordinario per l\u2019occupazione<\/em> <em>giovanile<\/em>, come proposto con il Piano del Lavoro della CGIL, per rispondere alla crisi di domanda e occupazionale, qualificare l\u2019offerta e il lavoro: con 10 miliardi di euro investiti nella creazione diretta di occupazione per l&#8217;<em>innovazione sociale <\/em>(beni ambientali, beni pubblici, beni comuni, welfare, ecc.) si potrebbero generare in un triennio oltre 700 mila nuovi occupati, tra pubblico e privato, per effetto dei nuovi settori e dei nuovi mercati indotti, quindi dei nuovi investimenti privati e della moltiplicazione dei redditi, riportando cos\u00ec il tasso di disoccupazione vicino al livello pre-crisi e aumentando la crescita del PIL di almeno 3 punti percentuali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0(*) Coordinatore dell\u2019Area delle Politiche economiche e di sviluppo, CGIL nazionale<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A dispetto degli annunci, la manovra annunciata per la Legge di Stabilit\u00e0 2016 non \u00e8 espansiva. 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