{"id":1496,"date":"2016-01-25T19:23:35","date_gmt":"2016-01-25T18:23:35","guid":{"rendered":"http:\/\/5.249.146.118\/e-espansiva-ma-molto-dipende-dalla-ripresa-economica\/"},"modified":"2016-01-25T19:23:35","modified_gmt":"2016-01-25T18:23:35","slug":"e-espansiva-ma-molto-dipende-dalla-ripresa-economica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/e-espansiva-ma-molto-dipende-dalla-ripresa-economica\/","title":{"rendered":"Espansiva, ma molto dipende dalla ripresa economica"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Le basi e\u00a0 la filosofia\u00a0 della Legge di stabilit\u00e0 erano state costruite nella Nota di aggiornamento al DEF emanata dal Governo nell\u2019autunno dello scorso anno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019impianto complessivo risultava molto chiaro dalle poche pagine contenute nell\u2019allegato III della Nota e che riguardava la relazione al Parlamento redatta ai sensi dell\u2019art. 6 della legge n. 243 del 2012.\u00a0 Questa legge, come \u00e8 noto, prevede che eventuali scostamenti dal saldo strutturale dell\u2019obiettivo programmatico siano consentiti in caso di eventi eccezionali e previa autorizzazione del Parlamento. Con la Nota di aggiornamento il Governo intendeva apportare modifiche al piano di rientro. Infatti l\u2019equilibrio di bilancio \u00e8 stato spostato pi\u00f9 avanti nel tempo: il pareggio in termini strutturali verr\u00e0 raggiunto non nel 2017, bens\u00ec nel 2018.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno spostamento in avanti dell\u2019equilibrio di bilancio significa in poche parole che si annuncia una politica fiscale pi\u00f9 espansiva (o meno restrittiva) di quanto programmato in precedenza. Rispetto all\u2019obiettivo prefissato nella legge di stabilit\u00e0 dello scorso anno, il Governo programma per il 2016 un deficit maggiore di 1 punto percentuale di PIL (che vale 17 miliardi).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come si giustifica questo scostamento?\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Governo \u00e8 convinto che per sostenere la ripresa in corso occorra affrontare \u201canche il tema della carenza di domanda aggregata\u201d (sono queste le parole usate nel testo della Relazione al parlamento (pag. 5)). Il Governo \u00e8 intenzionato a potenziare, con un\u2019iniezione di domanda aggregata, gli effetti positivi delle riforme in atto. Le riforme sono necessarie per aumentare il potenziale della nostra economia, un potenziale che prima della \u201cgrande crisi\u201d era cresciuto troppo poco e dopo la crisi, \u00e8 caduto in modo consistente. Ma aumentare il potenziale non \u00e8 sufficiente. Occorre anche rilanciare i consumi e gli investimenti, attraverso la riduzione del carico fiscale. Anche a costo, di aumentare, nel 2016, il deficit oltre i livelli precedentemente programmati.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo scopo, viene rivendicata la \u201cflessibilit\u00e0\u201d fiscale che spetta al nostro Paese sulla base delle norme scritte nei trattati europei. \u00a0 \u00a0 \u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 chiaro che un percorso pi\u00f9 lento per il rientro verso l\u2019obiettivo programmatico presenta qualche rischio ed \u00e8 per questo che l\u2019impianto della manovra deve esser convincente e tale da persuadere non solo le autorit\u00e0 dell\u2019Euro, ma gli stessi mercati finanziari, che lo spostamento in avanti dell\u2019obiettivo di medio termine, pu\u00f2 risultare alla fine pi\u00f9 vantaggioso dal punto di vista del contenimento del debito pubblico nel lungo periodo. Questo succeder\u00e0 se gli interventi che il Governo e il Parlamento si apprestano a varare saranno in grado non solo di alzare il reddito potenziale, ma anche di chiudere pi\u00f9 velocemente la distanza tra questo e il PIL effettivo (il cosiddetto \u201coutput gap\u201d).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Va ricordato, a questo proposito che il reddito potenziale ha subito in questi anni una caduta che, per quanto consistente, non \u00e8 stata cos\u00ec forte come viene calcolata in sede tecnica Europea. E\u2019 interessante osservare come il Governo, nell\u2019allegato alla Nota, calcola (sia pure in modo approssimato) una caduta del reddito effettivo rispetto a quello tendenziale pre-crisi di ben 20 punti percentuali, mentre in sede tecnica europea si calcola una caduta di soli 4 punti percentuali. La Commissione cio\u00e8 calcola che il nostro reddito potenziale sia caduto molto di pi\u00f9 rispetto ai valori corrispondenti ad un semplice trend estrapolato dai dati pre-crisi. In questo modo la misura della Comunit\u00e0 si avvicina ai valori storici del reddito effettivo e da qui nasce una misura pi\u00f9 contenuta da parte della Commissione dell\u2019\u201coutput gap\u201d.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La differenza tra il calcolo della Commissione e il calcolo, contenuto nella Nota di aggiornamento \u00a0 della distanza tra reddito effettivo e reddito potenziale \u00e8 enorme ed \u00e8 questo il motivo per cui nell\u2019allegato che contiene la relazione al parlamento si dice: \u201cIl Governo si \u00e8 pertanto adoperato in sede tecnica per l\u2019adozione di metodologie di calcolo del prodotto potenziale pi\u00f9 flessibili\u201d.\u00a0 Il motivo \u00e8 chiaro: un reddito potenziale pi\u00f9 basso significa che anche l\u2019\u201doutput gap\u201d e quindi la componente ciclica del saldo di bilancio sono pi\u00f9 ridotti. Al contempo, risulta pi\u00f9 alta la componente strutturale del deficit strutturale che rappresenta l\u2019Obiettivo di Medio Termine (MTO). Una pi\u00f9 alta componente strutturale significa rende il MTO pi\u00f9 difficile da raggiungere. E questo mette in difficolt\u00e0 il nostro Paese che \u00e8 costretto ad essere rigoroso ancor pi\u00f9 del dovuto per contenere i conti pubblici.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Talvolta dalla soluzione di problemi tecnici (che spesso sono opinabili e si prestano a rilievi sempre di carattere tecnico) discendono conseguenze molto importanti sui vincoli che vengono posti ai conti pubblici dei paesi \u201cstressati\u201d come il nostro. Fa bene quindi il nostro Governo a porre la questione nelle sedi opportune per evitare che dalle soluzioni tecniche discendano raccomandazioni al nostro Paese di dosi ulteriori e improprie di \u201causterity\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In definitiva la filosofia cui si ispira la Legge di Stabilit\u00e0 \u00e8 questa: spostare in avanti di un anno l\u2019obiettivo di pareggio di bilancio strutturale, attraverso l\u2019utilizzo della flessibilit\u00e0 fiscale nella misura di un ulteriore 0.6 per cento di PIL (0.1 per le riforme, 0.3 per gli investimenti e un ulteriore 0.2 per sicurezza e immigrazione). Questo 0.6 si aggiunge allo 0.4 di flessibilit\u00e0 gi\u00e0 concessa dall\u2019Europa nella primavera scorsa, come apprezzamento delle riforme messe in campo. In totale si tratta di un punto percentuale di PIL: questa \u00e8 la misura complessiva del \u201cmaggior\u201d deficit che il nostro Governo ha realizzato con la Legge di Stabilit\u00e0. E\u2019 il massimo che si poteva fare e si tratta di vedere se la Commissione nell\u2019esame di primavera dei nostri conti pubblici dara il via libera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il maggior deficit, per\u00f2, non deve essere considerato come un incidente sul cammino di consolidamento dei conti pubblici. Una pi\u00f9 veloce chiusura dell\u2019\u201doutput gap\u201d (che probabilmente \u00e8 pi\u00f9 elevato di quanto calcola la Commissione), accompagnata da un recupero di reddito potenziale (reso possibile dalle riforme in atto) rappresenta la condizione essenziale per risalire pi\u00f9 velocemente la china\u00a0 e realizzare l\u2019equilibrio dei conti pubblici ad un livello di benessere pi\u00f9 elevato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il giudizio complessivo sulle caratteristiche macroeconomiche della Legge di Stabilit\u00e0 \u00e8 quindi positivo, anche se \u00e8 evidente che la manovra sottostante ha un carattere espansivo limitato. Infatti si deve ricordare che met\u00e0 della manovra (circa 17 miliardi) consiste nel compensare e in parte rinviare l\u2019aumento delle entrate previste dalle clausole di salvaguardia. Qualcuno ha sostenuto che questa parte della manovra non produrr\u00e0 nessun effetto concreto sulla domanda aggregata in quanto gli operatori si aspettavano gi\u00e0 che il Governo avrebbe annullato, almeno per quest\u2019anno, l\u2019applicazione di quelle clausole. E per questa ragione i loro comportamenti in termini di consumi e investimenti non dovrebbero essere modificati dal rinvio delle clausole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto giusto, per\u00f2 il fatto che gli operatori e in particolare le famiglie non sperimentino di fatto nessun aumento del potere di acquisto e nessun beneficio aggiuntivo, non pu\u00f2 essere un argomento per banalizzare la decisione di lasciare le clausole inapplicate. Infatti cosa sarebbe successo se il Governo, per rispettare l\u2019equilibrio di medio termine dei conti pubblici, avesse applicato le clausole e quindi avesse aumentato IVA e accise? La risposta a questa domanda \u00e8 chiara: la debole ripresa economica sarebbe stata soffocata come \u201cun bambino nella culla \u201c.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In buona misura il merito del Governo \u00e8 di aver evitato di fare una Legge di Stabilit\u00e0 che, per rispettare i vincoli comunitari, sarebbe stata decisamente restrittiva, con tutte le conseguenze negative sulla ripresa in corso.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La legge di Stabilit\u00e0 si presta poi ad essere discusse sulla base della sua struttura, cio\u00e8 degli interventi specifici in cui si articola e quindi della composizione delle entrate e delle uscite che compongono i risultati finali di bilancio. Su questo fronte la discussione tra le forze politiche \u00e8 stata alquanto accesa. In questa sede mi limito a qualche commento sui pi\u00f9 importanti capitoli che riguardano la composizione delle entrate e delle spese.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono previsti aumenti e diminuzioni sia delle entrate che delle spese. Le minori entrate sono concentrate sull\u2019abolizione della Tasi sulla prima casa. Si tratta di una componente importante di tutta la manovra, che ha fatto molto discutere, per il suo carattere \u201cregressivo\u201d poco ispirato a criteri di equit\u00e0 sociale. Anche la Commissione ha criticato la riduzione dell\u2019imposta sulla casa, ma per considerazioni di carattere economico pi\u00f9 che sociale. La Commissione ha sostenuto che dal punto di vista degli stimoli alla crescita, sarebbe stata preferibile una riduzione del cuneo fiscale. La riduzione della tassa sulla casa \u00e8 stata giustificata dal Governo sulla base all\u2019esigenza di rilancio del settore delle costruzioni e sulla base della necessaria iniezione di fiducia di cui le famiglie italiane hanno assolutamente bisogno, al fine di aumentare la loro propensione al consumo. Si tratta di argomenti che hanno, tutti indistintamente, qualche fondamento. Vi sono pro e contro e alla fine un giudizio definitivo \u00e8 difficile da dare. Comunque il Governo ha mantenuto fede al suo programma di graduale riduzione del prelievo fiscale. Seguir\u00e0 la riduzione dell\u2019IRES nel 2017 e la riduzione dell\u2019IRPEF nel 2018.\u00a0 La riduzione della pressione fiscale \u00e8 il terreno economico su cui il Governo ha deciso di essere valutato alla fine di questa legislatura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sempre sul versante della riduzione delle entrate va segnalata la ulteriore decontribuzione a favore delle assunzioni (con contratto a tutele crescenti) effettuate nei prossimi due anni. La decontribuzione \u00e8 sta dimezzata rispetto a quella del 2015, ma sarebbe stato un errore non dare a quest\u2019ultima una sia pur parziale continuit\u00e0.\u00a0 \u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0La \u201cde-contribuzione\u201d, insieme col \u201cJobs Act\u201d, sta dando risultati positivi, stando ai dati amministrativi raccolti dall\u2019INPS. I risultati non appaiono altrettanto chiari dai dati statistici forniti dall\u2019Istat. Comunque si pu\u00f2 dire che la politica del lavoro attuata dal Governo ha comportato un sostanziale cambiamento della composizione delle assunzioni, a favore di quelle con contratto a tempo indeterminato, determinando, in questo modo, una forte riduzione della cosiddetta \u201cprecariet\u00e0\u201d costituita dalle \u201cfalse \u201ccollaborazioni\u201d e \u201cpartite IVA\u201d. Si sta realizzando anche un discreto aumento dello stock complessivo di occupazione. La riduzione degli oneri sociali ha incentivato le aziende ad aumentare gli organici, oltre le presumibili necessit\u00e0 di breve periodo delle stesse imprese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 opinione diffusa (confermata dalla storia passata) che il ciclo della occupazione segua con ritardo quello della produzione e della attivit\u00e0 economica. In genere prima si aumenta la produzione (sfruttando gli orari di lavoro) e poi si aumenta l\u2019occupazione. In questi mesi sembra che stia succedendo il contrario. Le imprese, grazie alla forte riduzione del cuneo fiscale sui nuovi assunti, stanno procedendo ad un potenziamento dell\u2019organico \u201cin vista\u201d della futura ripresa economica. Tutto questo riveste un significato molto positivo. L\u2019aumento dell\u2019occupazione fa crescere il reddito disponibile delle famiglie e quindi i consumi e la domanda aggregata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sul versante delle spese vanno ricordate sia le riduzioni che gli aumenti. Sul versante delle riduzioni le critiche si sono concentrate su una certa \u201ctimidezza\u201d del Governo nell\u2019affrontare una pi\u00f9 decisa \u201cspending review\u201d. Non \u00e8 stato fatto comunque poco su questo versante: sia i Ministeri, sia le Regioni (anche con il mancato aumento del Fondo nazionale per la Sanit\u00e0), sia gli enti locali, dovranno dare un contributo significativo alla riduzione della spesa. Altre partite sono rinviate agli anni prossimi e si va consolidando la convinzione che una seria \u201cspending review\u201d potr\u00e0 essere messa in campo quando saranno pienamente funzionanti gli strumenti (come i costi standard) che permetteranno di colpire effettivamente gli sprechi. Per ora la riduzione della spesa pubblica \u00e8 costretta ancora ad ispirarsi, almeno in parte, al criterio dei \u201ctagli lineari\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Diverse spese sono state invece aumentate e non di poco: si pensi alle centinaia di milioni che saranno necessari per effettuare una ennesima salvaguardia (le settima) degli \u201cesodati\u201d, alla proroga dell\u2019\u201dopzione donna\u201d, ai 600 milioni nel 2016 e al miliardo nel 2017 per la lotta alla povert\u00e0, ai 90 milioni per il sostegno alle persone con disabilit\u00e0 grave, ai 150 milioni per i non autosufficienti. Si tratta di interventi che anche dal punto di vista quantitativo segnano un punto a favore del Governo \u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">che ha caratterizzato la manovra anche in senso redistributivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non si dimentichi infine che la cosiddetta flessibilit\u00e0 per l\u2019immigrazione e la sicurezza, che cifra un ulteriore 0.2 di PIL, \u00e8 stata utilizzata per ulteriori spese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche se non mancano interventi per acquisire consenso immediato (500 euro ai giovani, 80 euro alle forze dell\u2019ordine, ecc.) la manovra nel suo complesso \u00e8 giustamente impostata su un orizzonte di medio periodo.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si deve riconoscere che non si poteva fare di pi\u00f9 in termini di sostegno macroeconomico della nostra economia. Al punto tale che non si escludono giudizi, almeno in parte, severi da parte della Commissione Europea quando dovr\u00e0 esprimersi nei prossimi mesi. A quel punto i pericoli per il Governo verranno da due fronti. Uno \u00e8 appunto quello dei giudizi che saranno espressi dalla Commissione. La posizione attuale del nostro Governo non sembra quella di facile arrendevolezza di fronte alle misure correttive che verranno decise a Bruxelles. Si preannuncia un non facile \u201cbraccio di ferro\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il secondo fronte, strettamente legato al primo, \u00e8 quello della ripresa economica che effettivamente si realizzer\u00e0 quest\u2019anno. Non vi \u00e8 dubbio che se si realizzer\u00e0 e persino si sorpasser\u00e0 l\u2019aumento del Pil dell\u20191.6 per cento previsto dal Governo, il piano di rientro dei conti pubblici nel triennio 2016-2018 sar\u00e0 credibile e anche il confronto con la Commissione Europea potr\u00e0 avvenire in un clima meno conflittuale. E soprattutto sar\u00e0 meno complicato preparare la futura manovra per il 2017. la quale, si ricordi avverr\u00e0 in un periodo che si avviciner\u00e0 a quello degli appuntamenti elettorali nazionali.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il ciclo economico comincer\u00e0 a coincidere con il ciclo politico elettorale e sar\u00e0 importante arrivare a quelle scadenze in condizioni tranquille soprattutto sul piano economico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma come sar\u00e0 il 2016? Ormai quasi tutti condividono l\u2019opinione che l\u2019economia quest\u2019anno sar\u00e0 certamente condizionata favorevolmente dalla Legge di Stabilit\u00e0, ma risentir\u00e0 anche delle condizioni esterne che si preannunciano non del tutto favorevoli, per i noti motivi che vanno dalla Cina alle tensioni politiche nel medio oriente, all\u2019inflazione che non riparte, alle sofferenze del sistema bancario, ecc.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Insomma, non tutto pu\u00f2 essere sotto il controllo del Governo, ma l\u2019andamento della crescita e dell\u2019occupazione, qualunque siano i fattori da cui dipende, peseranno certamente sulle difficolt\u00e0 e sulle opportunit\u00e0 che il Governo si trover\u00e0 di fronte nel 2016.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0 (*) Economista e politico, gi\u00e0 sottosegretario al Ministero del Lavoro<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le basi e\u00a0 la filosofia\u00a0 della Legge di stabilit\u00e0 erano state costruite nella Nota di aggiornamento al DEF emanata dal Governo nell\u2019autunno dello scorso anno. 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