{"id":152,"date":"2013-09-23T18:59:07","date_gmt":"2013-09-23T16:59:07","guid":{"rendered":"http:\/\/5.249.146.118\/i-ricambi-generazionali-nelle-politiche-attive-del-lavoro\/"},"modified":"2013-09-23T18:59:07","modified_gmt":"2013-09-23T16:59:07","slug":"i-ricambi-generazionali-nelle-politiche-attive-del-lavoro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/i-ricambi-generazionali-nelle-politiche-attive-del-lavoro\/","title":{"rendered":"I ricambi generazionali nelle politiche attive del lavoro"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019invecchiamento della popolazione e la crisi occupazionale<br \/><\/strong>Nelle precedenti crisi (primi anni ottanta e novanta), oltre a far fronte alla crescente disoccupazione imposta dal ciclo avverso, si \u00e8 dovuto gestire un flusso di giovani che si affacciavano al mercato della lavoro superiore a quello degli anziani che lo abbandonavano per la pensione.\u00a0<br \/>Dalla figura 1 si pu\u00f2 osservare che per tutti gli anni ottanta la quota di bambini tra zero e quattordici anni era superiore alla percentuale di anziani (con pi\u00f9 di 64 anni). Dagli anni novanta si inverte la proporzione.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da quasi un ventennio l\u2019Italia sta sperimentando il fenomeno dell\u2019invecchiamento della popolazione che vede la forte riduzione delle persone con meno di 15 anni (che passano dal 21% del 1981 all\u2019attuale 14% del totale della popolazione) e nella fascia 15-64 anni (che scende dal picco del 69% del 1993 a meno del 65% nel 2013), e la crescita parallela degli ultra 65enni, tra il 1981 ed il 2013 crescono dal 13% al 21% della popolazione totale (figura 1).\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa tendenza non si arrester\u00e0 nei prossimi dieci anni, anzi le previsioni Istat mostrano una leggera accelerazione: al 2023 i bambini con meno di 14 anni saranno il 13% della popolazione, mentre i cittadini in et\u00e0 attiva (15-64 anni) diminuiranno e raggiungeranno quota 63,5% e cresceranno le persone con pi\u00f9 di 65 anni, al 2023 si prevede saranno 23 ogni cento abitanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nelle fasi di ciclo economico positivo, come quella tra il 1997 ed il 2007, questi andamenti demografici assieme alla crescita dell\u2019offerta di lavoro hanno creato fabbisogni occupazionali, sanati in una certa misura dagli italiani, soprattutto donne e anziani (55-64 anni), e dal flusso di lavoratori immigrati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questi cambiamenti strutturali nel 2008 si \u00e8 inserita la crisi economico-finanziaria pi\u00f9 grave e duratura dal secondo dopo guerra. Nel 2013 l\u2019Italia \u00e8 ancora immersa in una profonda contrazione della domanda interna e della produzione, mentre la ripresa si prevede non arriver\u00e0 prima del 2014 e verosimilmente sar\u00e0 molto lenta. La difficile situazione non ha lasciato indifferente il mercato del lavoro: la disoccupazione \u00e8 al 12% nel secondo trimestre del 2013 (tabella 1), praticamente \u00e8 raddoppiata dal 2007 raggiungendo il picco massimo da quando ci sono le rilevazioni Istat (1977).\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019occupazione ha tenuto, rispetto all\u2019andamento della produzione, sostenuta anche dal massiccio ricorso agli ammortizzatori sociali, in primo luogo la cassa integrazione. Si pensi che sono state concesse circa un miliardo di ore all\u2019anno, pi\u00f9 o meno equivalenti a 630 mila lavoratori a tempo pieno; e sono stati aperti circa 700 tavoli di crisi aziendali dal 2007. Dal bilancio Inps risulta che sono stati spesi tra 2009 e 2012 21,8 miliardi di euro per la cassa integrazione, 9,5 miliardi per la mobilit\u00e0 e 48,1 miliardi per la disoccupazione.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C\u2019\u00e8 un emergenza sociale che va affrontata, al tempo stesso il processo di consolidamento fiscale non concede molte risorse. L\u2019unico modo di fronteggiare questa emergenza consiste nel puntare sul lavoro e sulle opportunit\u00e0 di impiego che si possono offrire a chi \u00e8 ai margini tra lavoro e non lavoro. Senza aspettare che si inneschi la ripresa, la quale probabilmente nella prima fase non creer\u00e0 occupazione, \u00e8 necessario tentare di migliorare l\u2019assetto del mercato del lavoro. \u00c8 importante evitare la \u201ccultura della disoccupazione\u201d, passare dagli ammortizzatori sociali alle politiche attive del mercato del lavoro. \u00c8 necessario inoltre assicurare che le persone rimangano attraenti per il mercato del lavoro regolare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Fig.1. Evoluzione demografica della popolazione residente in Italia. Anni 1981-2023.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-150\" src=\"http:\/\/5.249.146.118\/wp-content\/uploads\/2013\/09\/images_feltrin_1.jpg\" border=\"0\" alt=\"\" width=\"586\" height=\"375\" srcset=\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2013\/09\/images_feltrin_1.jpg 588w, https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2013\/09\/images_feltrin_1-300x192.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 586px) 100vw, 586px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fonte: elaborazioni su dati Istat.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Tab. 1. Principali indicatori del mercato del lavoro in Italia. Anni 2007-2013.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-151\" src=\"http:\/\/5.249.146.118\/wp-content\/uploads\/2013\/09\/images_feltrin_2.png\" border=\"0\" alt=\"\" width=\"616\" height=\"205\" srcset=\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2013\/09\/images_feltrin_2.png 616w, https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2013\/09\/images_feltrin_2-300x100.png 300w\" sizes=\"(max-width: 616px) 100vw, 616px\" \/><br \/>Fonte: elaborazioni su dati Istat (rilevazione sulle forze lavoro RCFL, settembre 2013).\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019ipotesi di combinare politiche attive e passive del mercato del lavoro<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Data la lentezza della ripresa e considerato che il numero atteso di lavoratori uscenti per motivi di et\u00e0 \u00e8 superiore a quello degli entranti, \u00e8 auspicabile modernizzare il sistema di ammortizzatori sociali per tener conto di questa occasione. Infatti \u00e8 possibile ipotizzare un sistema che, <strong>senza pesare sulle casse dello stato<\/strong>, coniughi politiche attive e passive in un nuovo strumento per il mercato del lavoro fondato sul concetto di trasferibilit\u00e0 degli ammortizzatori sociali, come fossero una sorta di assegno al portatore.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In sostanza nelle imprese in cui vi sia la presenza di lavoratori prossimi alla pensione si potrebbe trasferire a titolo di pre-pensionamento o di riduzione dell\u2019orario di lavoro gli ammortizzatori sociali (cassa integrazione, mobilit\u00e0 o disoccupazione) spettanti a lavoratori \u201cgiovani\u201d dipendenti di imprese in crisi. Per favorire la sostituzione sarebbe lecito pensare a forme di incentivazione dell\u2019assunzione, per esempio il credito d\u2019imposta o contratti meno onerosi come l\u2019apprendistato e allo scopo si potrebbe far ricorso anche ai fondi Fse per la formazione. In questo modo, si creerebbero le premesse finanziarie per sostituire i dipendenti maturi in posizioni non ridondanti con giovani lavoratori in eccesso.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal 2009 sono usciti circa 1,1 milioni di lavoratori con almeno 55 anni per pensioni di vecchiaia\/anzianit\u00e0. Nell\u2019ipotesi che solo met\u00e0 occupassero posti non ridondanti, con la trasferibilit\u00e0 degli ammortizzatori sociali si sarebbero potuti rioccupare immediatamente 550 mila lavoratori, usando in maniera pi\u00f9 equa ed efficiente la cassa integrazione. Infatti con questo strumento si riuscirebbe a ottenere tre risultati:\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1) <strong>non impattare sulle casse dello stato<\/strong>, in quanto nella pratica si cambierebbe\u00a0 l\u2019erogazione di un ammortizzatore sociale spettante ad una persona, con un assegno di pre-pensionamento o con il pagamento del salario a orario ridotto ad un\u2019altra; inoltre lo Stato incasserebbe i contributi sul neo-assunto oltre che l\u2019Irpef e l\u2019iva derivante dal maggior consumo garantito dallo stipendio. Incassi che sarebbero pari a zero nel caso il \u201cgiovane\u201d lavoratore fosse inoccupato. Contemporaneamente si frenerebbe il lavoro nero, la precariet\u00e0 e il livellamento verso il basso delle condizioni di lavoro.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">2) <strong>Diminuire i costi di searching<\/strong> <strong>e training<\/strong>, in quanto nei limiti del possibile si sostituirebbero lavoratori simili, in termini di settore e mansioni; inoltre l\u2019azienda avrebbe il tempo per dare la formazione necessaria e organizzare il trasferimento di conoscenza.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">3) <strong>Ridurre i costi legati alla contrazione del personale<\/strong> per le aziende con lavoratori in esubero, che quindi potrebbero essere incentivate a finanziare parte dell\u2019operazione training.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La crisi che stiamo attraversando \u00e8 molto grave ed \u00e8 irragionevole lasciare qualcosa di intentato. Se si fosse in grado di rimuovere gli ostacoli normativi, organizzativi e culturali, il presente schema di staffetta finanziato da ammortizzatori sociali potrebbe svolgere una funzione positiva, riequilibrando contemporaneamente il peso delle politiche attive, dato lo storico sbilanciamento in favore di quelle passive.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p>* Paolo Feltrin \u00e8 professore associato di Scienza dell\u2019Amministrazione presso l\u2019Universit\u00e0 di Trieste.<\/p>\n<p>** Marco Valentini \u00e8 direttore di ricerca del dipartimento Economia e Imprese presso la Tolomeo Studi e Ricerche srl.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019invecchiamento della popolazione e la crisi occupazionaleNelle precedenti crisi (primi anni ottanta e novanta), oltre a far fronte alla crescente disoccupazione imposta dal ciclo avverso, si \u00e8 dovuto gestire un flusso di giovani che si affacciavano al mercato della lavoro superiore a quello degli anziani che lo abbandonavano per la pensione.\u00a0Dalla figura 1 si pu\u00f2 [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":39,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[],"class_list":["post-152","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-approfondimento"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.2 - 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