{"id":1760,"date":"2016-06-14T11:42:38","date_gmt":"2016-06-14T09:42:38","guid":{"rendered":"http:\/\/5.249.146.118\/non-disperdere-il-lavoro-finora-fatto\/"},"modified":"2016-06-14T11:42:38","modified_gmt":"2016-06-14T09:42:38","slug":"non-disperdere-il-lavoro-finora-fatto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/non-disperdere-il-lavoro-finora-fatto\/","title":{"rendered":"Non disperdere il lavoro finora fatto"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Il 2015 potrebbe restare negli annali per una nuova consapevolezza. I leader politici di tutti i Paesi hanno affermato, coralmente e solennemente, con l\u2019Agenda ONU 2030 per lo sviluppo sostenibile e l\u2019Accordo di Parigi sul clima, che il benessere delle persone e dei popoli passa attraverso una scelta radicale, epocale: l\u2019assunzione di una nuova visione dello sviluppo le cui connotazioni forti ed imperative sono la sua sostenibilit\u00e0 legata alle risorse del pianeta e l\u2019equit\u00e0 nella diffusione e nelle opportunit\u00e0 di accesso. \u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La crisi economica, come le sfide sociali ed ambientali che abbiamo davanti, i loro riflessi sulle espressioni di partecipazione dei popoli &#8211; nelle stesse democrazie mature &#8211; non sono affrontabili con strumenti di ordinaria amministrazione; n\u00e9 con interventi singolarmente concepiti e gestiti.\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La politica ha necessit\u00e0 di un quadro pi\u00f9 ampio, a 360 gradi, da cui poter osservare ed intervenire nella realt\u00e0 concreta; un sistema di valutazione e intervento che tenga conto della multidimensionalit\u00e0 del benessere, della necessit\u00e0 di non lasciare indietro nessuno e di pensare a ci\u00f2 che lasciamo ai nostri nipoti e oltre.\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 questo lo sviluppo equo e sostenibile, che dobbiamo accettare come obiettivo permanente.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Esemplare da questo punto di vista l\u2019Enciclica di giugno 2015 di Papa Francesco \u201cLaudato Si\u2019\u201d. Il concetto centrale da cui si parte \u00e8 che tutto sta in relazione con tutto. Tutto \u00e8 relazione e niente esiste fuori dalla relazione. Ne segue che \u201c<em>dal momento che tutto \u00e8 intimamente relazionato e che gli attuali problemi richiedono uno sguardo che tenga conto di tutti gli aspetti della crisi mondiale, propongo di soffermarci adesso a riflettere sui diversi elementi di una ecologia integrale, che comprenda chiaramente le dimensioni umane e sociali. (n.137)\u201d<\/em> Bisogna evitare \u201c<em>le conoscenze frammentarie e isolate (che) possono diventare una forma d\u2019ignoranza se fanno resistenza ad integrarsi in una visione pi\u00f9 ampia della realt\u00e0<\/em>.\u201d Essenziale, a questo scopo, il ruolo della statistica per ampliare e rendere organico il campo delle conoscenze. Un approccio pi\u00f9 ampio \u00e8 necessario per evitare di cadere in un riduzionismo, che punta a rispondere a questioni poste singolarmente. E, quindi, una valutazione pi\u00f9 estesa \u00e8 essenziale per cercare altri modi di intendere l\u2019economia e il progresso.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altri contributi vengono da un recentissimo approfondimento de l\u2019<em>Economist, <\/em>che ha posto sotto indagine il modo con cui sono misurati prosperit\u00e0 e benessere. I diversi saggi si segnalano non tanto per la novit\u00e0 intrinseca, n\u00e9 per la capacit\u00e0 di proporre nuove modalit\u00e0 di valutazione del livello e dell\u2019andamento del progresso. Ma, piuttosto, per la critica aspra dei sistemi finora utilizzati, inconsueta da trovare in un settimanale che ha come <em>audience<\/em> privilegiata uomini d\u2019impresa e <em>policy maker<\/em>. Si parte dalla constatazione che \u00e8 difficile comparare l\u2019andamento dello standard di vita nel tempo. Il PIL, il Prodotto Interno Lordo, la misura correntemente utilizzata, \u00e8 una misura sempre pi\u00f9 fuorviante del benessere materiale. L\u2019averlo utilizzato, oltre che per la valutazione del livello dell\u2019attivit\u00e0 economica, anche per segnalare l\u2019avanzamento del progresso \u00e8 stato un errore. E l\u2019imprecisione cresce nel tempo per tutta una serie di problemi:<\/p>\n<ul>\n<li><span>\u00ac<\/span>La crescente disuguaglianza che rende sempre meno segnaletici gli indicatori di posizionamento medio;<\/li>\n<li><span>\u00ac<\/span>L\u2019incapacit\u00e0 a misurare la qualit\u00e0 dei prodotti e, ancor pi\u00f9, dei servizi, che rende difficile distinguere tra il miglioramento della fornitura e l\u2019aumento del prezzo. Se si tratta, cio\u00e8 di un prodotto (o servizio) di qualit\u00e0 migliore e, dunque, con un apporto positivo sul benessere materiale, oppure semplicemente pi\u00f9 caro;<\/li>\n<li><span>\u00ac<\/span>L\u2019economia digitale che d\u00e0 un crescente rilievo ai servizi gratuiti, che si tratti dei servizi di rete sociale come <em>Facebook <\/em>e <em>Twitter<\/em>, delle piattaforme collaborative come <em>Wikipedia<\/em> o dei programmi <em>open source<\/em>, oppure dei servizi virtuali gratuiti o quasi, che sostituiscono i prodotti fisici a pagamento (musica, mappe, giornali).<\/li>\n<\/ul>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>E se la contabilit\u00e0 nazionale ha, secondo <em>l\u2019Economist<\/em>, difficolt\u00e0 crescenti a tener conto della realt\u00e0, vuol dire che i <em>policy maker<\/em> prendono decisioni sulla base di dati non corretti. Come da tempo ha avvertito Amartya Sen, gli indicatori statistici sono essenziali per definire le politiche; se i nostri sistemi di misura sono errati o incompleti, saranno le stesse politiche ad essere sbagliate.\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 da chiedersi come mai, in questo momento, l\u2019<em>Economist <\/em>abbia scelto di proporre, e con tanta forza, questa tematica. Certo vi \u00e8 l\u2019insoddisfazione della situazione, ma forse anche la ricerca di una giustificazione consolatoria della bassa crescita del PIL, attuale e prospettica; la difficolt\u00e0 di misura pu\u00f2 essere utile al riguardo.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Ma a parte questa notazione, \u00e8 interessante che l\u2019<em>Economist<\/em> insista sulla necessit\u00e0 di trovare e praticare nuove strade nella misurazione del benessere. Meglio rischiare all\u2019inizio di fare qualche errore, piuttosto che restare fermi su sistemi di misura che hanno mostrato i loro limiti e che non potranno che accentuare i loro difetti. L\u2019idea \u00e8 che \u201c<em>nessun calcolo pu\u00f2 essere perfetto. Meglio costruire un nuovo approccio che ignorare il progresso che pervade la vita moderna<\/em>\u201d. E si dice che di questa necessit\u00e0 finora \u201c<em>se ne \u00e8 parlato molto; si \u00e8 fatto poco<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong>Gli indicatori BES: un approccio originale per avere \u201cocchi nuovi\u201d<\/strong><\/p>\n<p>Ma la situazione per quanto riguarda l\u2019Italia non \u00e8 proprio cos\u00ec. Per una volta, anzi, non siamo all\u2019anno zero, ma siamo invece un <em>benchmark<\/em> internazionale grazie alla collaborazione istituzionale tra CNEL e ISTAT, nata nel 2010 \u2013 2011 e successivamente sviluppatasi,.\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Si parla del BES, il Benessere Equo e Sostenibile, cio\u00e8 di un sistema di indicatori, che consente un\u2019analisi multidimensionale degli aspetti rilevanti della qualit\u00e0 della vita dei cittadini. Dunque un complesso di misure delle fondamentali dimensioni sociali e ambientali del benessere, integrate con misure di diseguaglianza e sostenibilit\u00e0 economica, sociale e ambientale. Il tutto raccolto in dodici domini; in altre parole le aree tematiche specifiche (Salute, Istruzione e Formazione, Lavoro e Conciliazione dei tempi di vita, Benessere economico, Relazioni sociali, Politica e Istituzioni, Sicurezza, Benessere soggettivo, Paesaggio e Patrimonio culturale, Ambiente, Ricerca e Innovazione, Qualit\u00e0 dei servizi ), che a loro volta contengono diversi indicatori. Il BES \u00e8 nato proprio dalla consapevolezza, proveniente dal dibattito internazionale, della necessit\u00e0 di affiancare al PIL e alle sue capacit\u00e0 segnaletiche dell\u2019attivit\u00e0 economica, una misura pi\u00f9 completa dello stato di salute del Paese. La stessa consapevolezza della necessit\u00e0 di porre rimedio alla difficolt\u00e0 di dare ragione della complessit\u00e0 della condizione economica e sociale e delle aspettative di progresso delle comunit\u00e0 come degli Stati, in una transizione verso un nuovo modello di sviluppo che ineludibilmente deve assumere come principio guida le limitate risorse del pianeta: una sostenibilit\u00e0\u00a0 \u00a0 che deve essere economica, sociale, ambientale, istituzionale.\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>E\u2019 importante ricordare che la definizione dei domini e poi degli indicatori specifici \u00e8 avvenuta attraverso un processo di condivisione, che ha congiunto la rappresentanza degli interessi di una societ\u00e0 complessa come quella italiana con le competenze tecniche. Ne sono derivati tre Rapporti BES, di cui l\u2019ultimo presentato a dicembre 2015 con i dati nazionali e regionali.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Al BES, pensato ad un livello pi\u00f9 aggregato, si sono aggiunti poi URBES, panoramica multidimensionale dello stato\u00a0 e\u00a0 delle\u00a0 tendenze\u00a0 del\u00a0 benessere\u00a0 nelle realt\u00e0\u00a0 urbane\u00a0 e poi pi\u00f9 recentemente il BES delle provincie, che estende la metodologia del BES ai territori di area vasta, in particolare provincie e citt\u00e0 metropolitane. Vale la pena di sottolineare che i Rapporti relativi affiancano alla descrizione della situazione un\u2019analisi sulla possibilit\u00e0 di utilizzare gli indicatori nella <em>governance <\/em>dei territori.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Ci sono molte ragioni per dare continuit\u00e0 alla stagione del BES. L\u2019opinione pubblica \u00e8 molto favorevole. Vi \u00e8 una forte domanda che viene dal mondo scientifico e, come vedremo, anche dalla politica. Tutte le parti sociali e le associazioni della societ\u00e0 civile sostengono un approccio di individuazione e validazione degli indicatori. Anche il Presidente dell\u2019ISTAT ha pi\u00f9 volte dichiarato che il BES deve continuare. In tendenza l\u2019utilizzo degli archivi amministrativi e la possibilit\u00e0 di georeferenziazione costituiscono un\u2019opportunit\u00e0 per un utilizzo ampio e pervasivo degli indicatori, alla luce anche della riforma della pubblica amministrazione.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Ma vi sono anche alcune criticit\u00e0. Tra queste la principale \u00e8 la cancellazione del CNEL da parte della riforma costituzionale. Il Consiglio Nazionale dell\u2019Economia e del Lavoro aveva costituito un punto di coagulo, che ha consentito quel processo di condivisione. Il BES \u00e8 oggi rappresentativo come misura del benessere in Italia, perch\u00e9 lo erano i soggetti che hanno partecipato all\u2019individuazione dei domini e degli indicatori. Tanto da poterlo considerare una sorta di Costituzione Statistica. Senza il CNEL il BES non sarebbe nato o, comunque, non avrebbe le caratteristiche di termometro condiviso. La cancellazione del CNEL incide per il futuro perch\u00e9 il BES non pu\u00f2 essere considerato uno strumento ultimato, ma va considerato un <em>work in progress<\/em>, che deve evolvere sulla base delle esigenze che si pongono. Questo lavoro di adattamento deve potersi valere di un soggetto altrettanto titolato dalla rappresentanza delle parti sociali e della societ\u00e0 civile, come in passato \u00e8 stato il CNEL.\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Un altro inconveniente per il BES \u00e8 venuto da alcune voci critiche provenienti dalla stessa ISTAT, che suonavano come una marcata presa di distanza. Si obiettava che lo strumento non aveva la solidit\u00e0 teorica, ad esempio, della contabilit\u00e0 nazionale. Basterebbero le obiezioni dell\u2019<em>Economist<\/em> a smontare quest\u2019argomento. E certamente il BES non \u00e8 uno strumento poco scientifico. Ha alle sue spalle il lavoro della Commissione Stiglitz, Sen, Fitoussi e quello di molti anni dell\u2019OCSE, che dura tuttora. Si \u00e8 detto gi\u00e0 del lavoro di condivisione ad alto livello tra la Consulta CNEL \u2013 ISTAT e la Commissione scientifica, che ha impostato il lavoro su basi pi\u00f9 che solide. E poi, soprattutto, il BES ha un grande avvenire davanti; il che non vuol dire che non sia migliorabile e forse opinioni critiche costruttive possono perfino aiutare.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong>Un\u2019agenda per il BES<\/strong><\/p>\n<p>Si \u00e8 detto che il sistema del Benessere Equo e Sostenibile va considerato non uno strumento definito una volta per tutte, ma da implementare. Molto \u00e8 il lavoro da fare:<\/p>\n<ul>\n<li><span>\u00ac<\/span>Bisogna dare seguito al miglioramento dell\u2019offerta di informazione statistica che aveva iniziato la Commissione scientifica sulla base dei fabbisogni informativi emersi.<\/li>\n<li><span>\u00ac<\/span>Occorre continuare l\u2019approfondimento degli indici sintetici di dominio, iniziato con l\u2019ultimo Rapporto BES. C\u2019\u00e8 un <em>trade off<\/em> tra esigenze di condensazione dei diversi indicatori anche ai fini comunicativi e il mantenimento di un pannello di controllo adeguato alle diverse esigenze.<\/li>\n<li><span>\u00ac<\/span>E\u2019 necessario sviluppare la dimensione della sostenibilit\u00e0, che nel pannello attuale \u00e8 ancora poco approfondita.<\/li>\n<li><span>\u00ac<\/span>Si deve collegare il BES agli Obiettivi dello Sviluppo sostenibile dell\u2019ONU (SDG\u2019S), l\u2019insieme di obiettivi pensato per il futuro dello sviluppo internazionale dall&#8217;Organizzazione delle Nazioni Unite.<\/li>\n<li><span>\u00ac<\/span>Occorre dare piena evidenza e disponibilit\u00e0 agli indicatori elementari BES nelle Banche Dati dell\u2019ISTAT, per favorirne l\u2019utilizzo da parte dei cittadini, singoli o associati, in un contesto di larga partecipazione all\u2019utilizzo dell\u2019informazione statistica.<\/li>\n<\/ul>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Tutti questi elementi richiamano la necessit\u00e0 di un\u2019evoluzione, di un adattamento, di un ampliamento. Ma l\u2019ISTAT non pu\u00f2 essere lasciata sola a lavorare su questi temi. Cadrebbe l\u2019elemento fondamentale della partecipazione della societ\u00e0 civile e organizzata. N\u00e9 sono pensabili scorciatoie tecnocratiche, di \u201cpalazzo\u201d. Bisogna mantenere il valore aggiunto della condivisione. E allora come si supplisce alla cancellazione del CNEL? Un\u2019ipotesi su cui si potrebbe lavorare \u00e8 quella di una Conferenza permanente Parti Sociali \u2013 Societ\u00e0 Civile con l\u2019ISTAT e le Istituzioni Politiche. I compiti dovrebbero essere:<\/p>\n<ul>\n<li><span>\u00ac<\/span>manutenere e implementare il BES;\u00a0<\/li>\n<li><span>\u00ac<\/span>condividere la redazione della parte dei documenti di finanza pubblica (DEF, PNR, Legge Stabilit\u00e0) che ha a che fare con il BES;\u00a0<\/li>\n<li><span>\u00ac<\/span>monitorare le tematiche e le politiche connesse a Lisbona 2020, ONU SDG\u2019S e all\u2019Accordo di Parigi sul clima;\u00a0<\/li>\n<li><span>\u00ac<\/span>contribuire alla diffusione delle politiche di governance con gli indicatori BES.<\/li>\n<\/ul>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Si tratta di compiti ben pi\u00f9 ampi rispetto a quelli affidati alla CUIS, la Commissione degli utenti dell\u2019informazione statistica, organo consultivo dell\u2019Istat per contribuire al costante miglioramento della produzione statistica ufficiale. Questa Commissione \u00e8 pensata, soprattutto, per favorire la comunicazione tra gli utilizzatori delle statistiche e chi le costruisce. Le parti sociali sono utilizzatori sempre pi\u00f9 massivi e \u201csofisticati\u201d di informazione statistica; anzi aumenta il loro ruolo anche nell\u2019offerta di informazione statistica. La CUIS, da questo punto di vista, \u00e8 uno strumento di partecipazione essenziale. Le riunioni plenarie paiono, per\u00f2, pi\u00f9 mirate a uno scambio di informazioni e valutazioni su singoli aspetti, che su scelte di fondo. E inoltre il ruolo sarebbe insufficiente rispetto ai compiti legati al sistema degli indicatori di benessere.\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong>La Politica e il BES: il livello europeo, quello nazionale e quello territoriale<\/strong><\/p>\n<p>Dalla crisi \u00e8 tracollata la fiducia delle persone verso le istituzioni pubbliche, i governi ed i parlamenti. Questo \u00e8 particolarmente vero in Italia. La perdita di fiducia verso le istituzioni si accompagna ad un drastico ridimensionamento delle attese verso il futuro. Le persone investono meno sul futuro, perch\u00e9 hanno poca fiducia nelle istituzioni. Questo, inevitabilmente crea un circolo perverso. C\u2019\u00e8 necessit\u00e0 di un nuovo Patto dei cittadini con la Politica, che riavvicini l\u2019uomo comune ai politici e alla politica. Deve essere evidente che le politiche che vengono implementate sono mirate a migliorare il benessere dei cittadini. Gli indicatori come il BES possono essere i termometri utili a questo scopo. E questo pu\u00f2 avvenire, deve avvenire ai diversi livelli, da quello europeo a quello decentrato.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong><em>Il livello europeo<\/em><\/strong> Tutti sono convinti che mai come in questo momento l\u2019Unione Europea \u00e8 stata a rischio.\u00a0 Per sfuggire al populismo nazionalistico, bisogna ridare sostanza all\u2019art. 3 del Trattato Europeo, che dice che <em>\u201cL&#8217;Unione si prefigge di promuovere la pace, i suoi valori e il benessere dei suoi popoli\u201d.<\/em> Occorre una rinnovata politica europea, fuori dall\u2019illusione dell\u2019austerit\u00e0 auto espansiva e finalmente volta alla ricerca di una ripresa dello sviluppo e del benessere. Per l\u2019Europa \u00e8 tempo di un <em>\u2018well-being\u2019 compact<\/em>. La governance deve ampliare gli indicatori di riferimento dai parametri finanziari e di bilancio pubblico agli indicatori di benessere equo e sostenibile. Passare dal <em>fiscal compact <\/em>al<em> well-being compact<\/em> non vuol dire necessariamente dimenticarsi della sostenibilit\u00e0 della finanza pubblica di breve e di lungo periodo, ma ricostruirla in quadro pi\u00f9 forte, che si fa carico della crescita della fiducia dei cittadini verso le istituzioni nazionali e dell\u2019Unione. Che bilanci, ad esempio, il contenimento del disavanzo nei paesi pi\u00f9 indebitati con il rilancio della crescita in quelli che hanno ampi spazi di bilancio e forte avanzo delle partite correnti. Come pure rilanci gli investimenti europei.<\/p>\n<p>Anche qui non partiamo da zero. Bisogna riprendere la proposta del Governo durante il semestre italiano, anche collegandola alla proposta di revisione recente sull\u2019<em>output gap<\/em>. Si tratterebbe, dunque, di individuare:<\/p>\n<ul>\n<li>-uno o pi\u00f9 indicatori condivisi di benessere complessivo per tutte le popolazioni;<\/li>\n<li>-un quadro di riferimento condiviso che tenga conto di tutti i fenomeni economici e non economici che influenzano la qualit\u00e0 della vita per politiche coerenti;<\/li>\n<li>-modelli per la valutazione ex-ante ed ex-post delle politiche, che integrino la dimensione economica con quella sociale ed ambientale.<\/li>\n<\/ul>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong><em>Il livello nazionale<\/em><\/strong> Un risultato importante \u00e8 stato raggiunto proprio in questi giorni con l\u2019esame alla Camera della proposta di legge, largamente condivisa e con primo firmatario il Presidente della Commissione Bilancio Francesco Boccia, di Riforma del Bilancio dello Stato.<sup>\u00a0<\/sup> Questa introduce l\u2019analisi del BES, a consuntivo e in previsione negli anni successivi, dentro il percorso di finanza pubblica. Un riconoscimento, dunque, esplicito dell\u2019ampliamento dei parametri utilizzati per le politiche economiche. Infatti \u00e8 previsto che in un apposito Allegato al Documento di Economia e Finanza (DEF), venga svolta un\u2019analisi a consuntivo dell\u2019ultimo triennio degli indicatori di benessere equo e sostenibile adottati a livello internazionale. Nello stesso Allegato dovrebbero entrare le previsioni per il periodo di riferimento dell\u2019andamento degli indicatori alla luce degli obiettivi di politica economica contenuti nel Patto di convergenza, nel Patto di stabilit\u00e0 interno e nel Programma nazionale di riforma. Inoltre \u00e8 prevista una Relazione al Parlamento entro il 15 febbraio sugli effetti della Legge di bilancio del triennio in corso sugli indicatori.<\/p>\n<p>L\u2019attuazione di tali previsioni molto positive deve sciogliere alcune questioni relative all\u2019adattamento degli indicatori BES alle misure adottate a livello internazionale e a quanto previsto dalla nuova legge di bilancio. Si tratta di scelte come \u00e8 stato ricordato non con valenza tecnica, ma con contenuto valoriale fortissimo, perch\u00e9 definiscono gli obiettivi dell\u2019azione politica. Scegliere un indicatore piuttosto che un altro significa, di fatto, costituire una gerarchia all\u2019interno degli obiettivi e delle linee di azione; scegliere alcuni indicatori significa dichiarare che le politiche che quelli rappresentano sono essenziali, mentre le altre sono pi\u00f9 marginali. Alle volte questo processo \u00e8 implicito e non esplicito. La nuova legge chiede, ad esempio, di fare previsioni sull\u2019andamento degli indicatori nel successivo triennio, che implica la costruzione di un modello e questo porta inevitabilmente ad una semplificazione; sarebbe poco convincente che queste scelte venissero fatte in ambito ministeriale o, comunque, tecnico, perch\u00e9 la valenza sarebbe ben pi\u00f9 ampia. Occorre mantenere quell\u2019approccio di condivisione che il BES ha avuto dall\u2019inizio.\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong><em>Il livello territoriale <\/em><\/strong>Una politica basata sulle evidenze \u00e8 ancor pi\u00f9 essenziale per il livello decentrato. L\u2019utilizzo di un insieme di indicatori di benessere \u00e8 un pilastro essenziale per la partecipazione dei cittadini, delle associazioni della societ\u00e0 civile, per le parti sociali. Si tratta in sostanza di definire gli obiettivi e verificare i risultati dell\u2019azione politica\/amministrativa.\u00a0<\/p>\n<p>La <em>governance<\/em> deve individuare i propri obiettivi strategici a partire dall\u2019analisi del benessere territoriale attuale, letto in rapporto a quello delle altre aree e all\u2019andamento nel tempo. Da qui si parte per la fissazione di un\u2019agenda politica e, dunque, per la definizione dei programmi. Naturalmente tutto ci\u00f2 presuppone la ricostruzione delle relazioni tra le funzioni e le azioni amministrative e le dimensioni del BES; si tratta di classificare ogni attivit\u00e0 svolta o che si ritiene che possa essere svolta dall\u2019Ente analizzato sulla base delle funzioni che l\u2019attivit\u00e0 assolve, dell\u2019obiettivo perseguito e, dunque, della dimensione del BES su cui quella attivit\u00e0 specifica svolta dall\u2019Ente pu\u00f2 avere effetti. Influiscono le competenze assegnate; \u00e8 evidente che l\u2019azione di <em>governance<\/em> di un certo ente territoriale non incide con la stessa intensit\u00e0 in tutte le dimensioni del BES. Se ad esempio provincie e citt\u00e0 metropolitane influiscono maggiormente su \u201cAmbiente\u201d, lo stesso non si pu\u00f2 dire per il dominio \u201cSalute\u201d.\u00a0<\/p>\n<p>Con la definizione dei programmi, con priorit\u00e0 e vincoli, si entra, dunque, nell\u2019azione di bilancio, ovvero nella definizione del reperimento e l\u2019opportuna destinazione delle risorse; processo contabile e processo politico sono strettamente connessi. Se gli indicatori sono essenziali nella valutazione ex-ante delle politiche, lo sono ancora di pi\u00f9 in sede di valutazione ex-post attraverso l\u2019analisi delle performance, degli effetti e degli impatti. Tutto questo procedimento ha valore se non rimane chiuso in un ambito tecnocratico e di apparato, ma si muove in una societ\u00e0 che fa della partecipazione ampia e attiva il suo segno distintivo.\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong>Basta la politica da sola, bastano le istituzioni da sole nel nostro Paese?<\/strong><\/p>\n<p>Per dare seguito alla transizione verso un nuovo modello di sviluppo occorre affrontare la messa in discussione di equilibri, aspettative, assetti di potere. Per governare i conflitti che essa ineludibilmente comporta non sono sufficienti, non basta l\u2019impegno della politica e delle istituzioni.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Occorre un riconosciuto e rinnovato protagonismo dei corpi intermedi, un agire concreto delle forze sociali (in primis di imprese e del lavoro) che abbiano insita nel loro Dna una visione di modernit\u00e0 che non disdegna le proprie radici. Sono i naturali mediatori tra attese di singoli e di gruppi,\u00a0 \u00a0 costruttori di prospettive di progresso nelle quali tutti si possano riconoscere.\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Per promuovere lo sviluppo equo e sostenibile \u00e8 nato, ad opera di un gruppo di queste, un Forum, il Forum MYBES, con l\u2019intento di:<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<ul>\n<li>-formulare contributi di merito utili a dare vigore e centralit\u00e0 al dialogo sociale sui temi della sostenibilit\u00e0 (economica, sociale, ambientale, istituzionale);\u00a0<\/li>\n<li>-essere uno dei referenti per la divulgazione, l\u2019utilizzo, l\u2019aggiornamento e la validazione sociale degli indicatori BES, perch\u00e9 possano essere strumenti condivisi ed apprezzati nella definizione di una lungimirante politica di sviluppo; \u00a0<\/li>\n<li>-individuare ed offrire, sulla scorta delle esperienze dei soggetti aderenti, processi educativi efficaci per mettere in una relazione strutturata l\u2019apprendimento, l\u2019impegno a progettare insieme, l\u2019esplorazione di possibili prospettive del fare intrapresa e lavoro in un contesto di mutamenti che hanno il loro principale vettore nella ricerca e nell\u2019innovazione; \u00a0<\/li>\n<li>-essere. anche ai conseguenti fini dell\u2019orientamento, tra gli interlocutori dei primari soggetti di\u00a0 sistemi informativi su professioni e mestieri esistenti e su quelli emergenti, perch\u00e9 riflettano al meglio le dinamiche che li investono. \u00a0<\/li>\n<\/ul>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 molto da fare: non disperdiamo il ben fatto e continuiamo!<\/p>\n<p>\u00a0(*) Presidente Articolo 99-MyBes<\/p>\n<p>\u00a0(**) Centro Studi Ricerche e Formazione CISL; membro Consulta Cnel-Istat<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 2015 potrebbe restare negli annali per una nuova consapevolezza. 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