{"id":17644,"date":"2022-11-08T11:52:58","date_gmt":"2022-11-08T10:52:58","guid":{"rendered":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/?p=17644"},"modified":"2022-11-08T15:17:40","modified_gmt":"2022-11-08T14:17:40","slug":"la-battaglia-delloccupazione-e-mezza-piena-per-ora","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/la-battaglia-delloccupazione-e-mezza-piena-per-ora\/","title":{"rendered":"Il bicchiere dell&#8217; occupazione e&#8217; mezzo pieno, per ora"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cifre positive quelle rese note dall\u2019ISTAT sull\u2019occupazione in Italia. Mettiamole in fila. Le italiane e gli italiani (compresi gli immigrati) occupati a settembre sono cresciuti di 46.000 rispetto ai due mesi precedenti. Anche la disoccupazione cresce, ma di poco (+ 8.000), mentre le persone inattive diminuiscono (- 86.000). Questi dati segnalano la partecipazione del lavoro a quel + 0,5% dell\u2019andamento del PIL nel terzo semestre di quest\u2019anno e che ha fatto correggere in alto la previsione di crescita per il 2022.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019economia italiana, sostenuta pi\u00f9 dalla spesa pubblica che dai consumi e dalle esportazioni, sembra fronteggiare bene la fase inflattiva, indotta da costi energetici impazziti per la guerra in Ucraina e per la speculazione lasciata a briglia sciolta. Ma potr\u00e0 reggere nell\u2019immediato futuro?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le previsioni non sono incoraggianti; le rilevazioni di fine anno daranno indicazioni pi\u00f9 precise. In questi mesi, da settembre ad oggi, si riscontra un rallentamento dell\u2019economia mondiale ed europea. C\u2019\u00e8 da attendere che vi siano effetti spiacevoli su quella italiana. E qualche indicazione tendenziale, si pu\u00f2 osservare guardando la qualit\u00e0 del lavoro, rilevata sempre dall\u2019ISTAT.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019occupazione autonoma cresce su base annua (+83.000), ma nell\u2019ultimo mese di rilevazione ha perso 20.000 unit\u00e0. Segno di seria difficolt\u00e0 tra chi non ce la fa a tenere il passo dell\u2019inflazione, nonostante che la lunga stagione di bel tempo abbia allungato, soprattutto nel settore terziario, le opportunit\u00e0 lavorative. L\u2019arrivo dell\u2019inverno potrebbe gelare gli affari di chi vive di margini di redditivit\u00e0 bassi e quindi non \u00e8 da escludere che l\u2019emorragia continui.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nell\u2019occupazione dipendente c\u2019\u00e8 una novit\u00e0. Crescono i lavoratori stabili (+ 82.000 in un mese), diminuiscono quelli a tempo determinato(-28.000). La spiegazione prevalente e abbastanza convincente \u00e8 che l\u2019incremento dei primi, soprattutto nella manifattura, \u00e8 effetto della tendenza delle aziende a fidelizzare le competenze professionali che scarseggiano nel mercato del lavoro. Per chi ha queste caratteristiche il lavoro a tempo determinato ha rappresentato un vero e proprio periodo di verifica che non viene reiterato per sottrarre gli interessati, alla concorrenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il calo dei flessibili, oltre a confermare che tra domanda ed offerta di alcune professionalit\u00e0 vi \u00e8 una forte frizione e quindi si fa fatica a convincere chi ce le ha ad accettare il contratto a tempo determinato, accende una luce allarmante sulle aspettative delle aziende. Va tenuto conto che nel II\u00b0 trimestre del 2022, il 37% delle posizioni lavorative a tempo determinato ha durata al massimo di 30 giorni (di queste il 13,3% un solo giorno); un altro 36% lavora da 2 a 6 mesi e solo l\u20191% supera un anno di attivit\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E\u2019 probabile, quindi, che le aziende che non possono o non vogliono stabilizzare, attendono di capire come tira il vento e n\u00e9 assumono a tempo determinato, n\u00e9 rinnovano quelli che vanno in scadenza. D\u2019altro canto, \u00e8 noto che quando cresce l\u2019incertezza, il lavoro flessibile \u00e8 il primo a subire conseguenze negative.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Di conseguenza, non \u00e8 tutto oro quello che luccica. Molto dipender\u00e0 dalle scelte di politica economica del nuovo Governo. Dalle prime decisioni, sembra che non si possa fare affidamento sulle promesse spese in campagna elettorale dal centro destra. Le hanno sparate troppo grosse. L\u2019esigenza di parare i guai creati dall\u2019enorme incremento dei costi energetici sia sui redditi delle persone che sui bilanci delle aziende, sta assorbendo tutte le disponibilit\u00e0 finanziarie pubbliche.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Decisiva diventa l\u2019applicazione rapida, corretta e trasparente del PNRR cos\u00ec come \u00e8 stato impostato dal Governo Draghi. Se invece, si incomincia a pasticciare nel voler cambiare questo o quel progetto, si perder\u00e0 tempo, si allarmer\u00e0 la Commissione Europea e si metter\u00e0 sulla difensiva il sistema produttivo italiano. L\u2019occupazione a questo punto potr\u00e0 incominciare a soffrire, interrompendo il trend attuale, intaccando non solo l\u2019area del lavoro precario, ma anche quella del lavoro stabile. Ovviamente, c\u2019\u00e8 da augurarsi che tutto vada nel verso giusto, ma soltanto nelle prossime settimane capiremo se in questo Paese il lavoro sar\u00e0 al centro dei pensieri del nuovo Governo.&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cifre positive quelle rese note dall\u2019ISTAT sull\u2019occupazione in Italia. Mettiamole in fila. Le italiane e gli italiani (compresi gli immigrati) occupati a settembre sono cresciuti di 46.000 rispetto ai due mesi precedenti. 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