{"id":18,"date":"2013-05-22T13:02:31","date_gmt":"2013-05-22T11:02:31","guid":{"rendered":"http:\/\/5.249.146.118\/ricchezza-e-poverta-l-italia-nel-confronto-internazionale\/"},"modified":"2013-05-22T13:02:31","modified_gmt":"2013-05-22T11:02:31","slug":"ricchezza-e-poverta-l-italia-nel-confronto-internazionale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/ricchezza-e-poverta-l-italia-nel-confronto-internazionale\/","title":{"rendered":"Ricchezza e poverta&#8217;: l&#8217;Italia nel confronto internazionale"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1.\u00a0 \u00a0Introduzione e principali risultati (1)<\/strong><\/p>\n<div class=\"article\">\n<div class=\"Section1\" style=\"text-align: justify;\">\n<p>L\u2019Household Finance and Consumption Survey (HFCS) \u00e8 una indagine campionaria armonizzata su ricchezza, reddito e consumi delle famiglie dell\u2019area dell\u2019euro condotta su base volontaria dalle Banche Centrali Nazionali (BCN). L\u2019indagine fornisce informazioni sul comportamento delle famiglie, utili per una migliore comprensione dei meccanismi di trasmissione della politica monetaria e per la valutazione di profili di stabilit\u00e0 finanziaria. I microdati anonimi sono a disposizione degli studiosi per finalit\u00e0 di ricerca.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Le BCN hanno rilevato, con una metodologia per quanto possibile omogenea e secondo definizioni armonizzate, le variabili necessarie a ricostruire i bilanci delle famiglie sia in termini di consistenze sia di flussi, con particolare attenzione alle componenti della ricchezza; tre quarti delle informazioni sono rilevate a livello familiare, le restanti a livello personale.<\/p>\n<p>Tra i 15 paesi partecipanti alla prima edizione2 , 8 hanno adattato indagini gi\u00e0 esistenti e 7 ne hanno avviate di nuove. Le attivit\u00e0 di rilevazione sono state condotte prevalentemente tra il 2010 e il 20113 ; per quello che riguarda l\u2019Italia, sono inclusi i dati dell\u2019Indagine sui bilanci delle famiglie italiane (IBF) sul 2010. Per quanto il questionario e le metodologie statistiche siano sostanzialmente armonizzate, \u00e8 opportuno notare che in questa prima edizione dell\u2019indagine HFCS alcune variabili economiche possono soffrire di problemi di comparabilit\u00e0 dovuti all\u2019adattamento delle indagini nazionali pre-esistenti, a nuovi processi di raccolta dei dati \u00a0nelle \u00a0nuove \u00a0indagini \u00a0e \u00a0a \u00a0periodi \u00a0di \u00a0rilevazione \u00a0parzialmente \u00a0differenti4 . \u00a0L\u2019interpretazione \u00a0delle differenze tra paesi richiede quindi particolare attenzione.<\/p>\n<p>I risultati delle indagini, accuratamente validati, forniscono informazioni sulla distribuzione dei fenomeni oggetto di indagine complementari rispetto alle stime macroeconomiche della Contabilit\u00e0 Nazionale; non sono un sostituto di queste ultime, che si concentrano sulla quantificazione di fenomeni a livello aggregato. I dati dell\u2019indagine presentano inoltre alcune differenze di definizione rispetto ai dati di contabilit\u00e0 nazionale, per cui i risultati del confronto vanno interpretatati con una certa cautela.<\/p>\n<p>Tre aspetti principali vanno tenuti presenti: l\u2019indagine si concentra sulle famiglie (escludendo quindi le istituzioni sociali private); alcune componenti della ricchezza pensionistica, tra cui quelle relative alla previdenza pubblica, non sono rilevate; i risultati si basano su valutazioni soggettive degli intervistati sul valore delle attivit\u00e0 possedute.<\/p>\n<p>Questo documento presenta i risultati di elaborazioni condotte sui dati dell\u2019indagine, con particolare riferimento alla situazione italiana nel panorama internazionale5 .<\/p>\n<p>\u00b7 Le famiglie dell\u2019area dell\u2019euro risultano composte in media da 2,3 componenti (2,5 in Italia), di cui 1,5 percettori di reddito (1,6 in Italia). I nuclei familiari di minori dimensioni si osservano in Germania, Finlandia e Austria (2,0 e 2,1 componenti, rispettivamente), mentre quelli relativamente pi\u00f9 numerosi si trovano a Malta, a Cipro e in Slovacchia (2,9 e 2,8, rispettivamente).<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p>\u00b7 Poco pi\u00f9 del 40 per cento della popolazione dell\u2019area dell\u2019euro \u00e8 in condizione professionale (il 35,7 per cento sono lavoratori dipendenti contro il 6,1 di indipendenti). In Slovacchia, Austria e in Germania lavorano il 48,1, il 46,6 e il 46,2 per cento dei componenti, mentre in Italia si registra il pi\u00f9 basso tasso di occupazione (37,7 per cento, di cui il 30,2 sono lavoratori dipendenti).<\/p>\n<p>\u00b7 Il reddito medio familiare annuo al lordo delle imposte e dei contributi \u00e8 pari a circa 37.850 euro, poco pi\u00f9 di 3.000 euro al mese; il valore mediano, cio\u00e8 il reddito della famiglia che occupa la posizione centrale ordinando le famiglie dalla pi\u00f9 povera alla meno povera, si attesta sui 28.600 euro. I valori mediani pi\u00f9 elevati si registrano in Lussemburgo e nei Paesi Bassi; quelli pi\u00f9 bassi in Portogallo e in Slovacchia. L\u2019Italia in questa classifica occupa il nono posto sui 15 paesi considerati.<\/p>\n<p>\u00b7 Il reddito equivalente lordo, una misura delle risorse disponibili a livello individuale che tiene conto della dimensione e della composizione del nucleo familiare, risulta pari a circa 23.500 euro. La quota di individui poveri, identificati da un reddito equivalente inferiore alla met\u00e0 della mediana di ciascun paese, risulta complessivamente pari al 13 per cento, mentre in Italia si registra un valore pi\u00f9 elevato (16,5 per cento).<\/p>\n<p>\u00b7 L\u2019indice di concentrazione di Gini sui redditi per l\u2019intera area \u00e8 pari a 0,40. I grandi paesi inclusi nell\u2019indagine (Francia, Germania, Italia e Spagna) presentano livelli di concentrazione intermedi (con indici tra 0,35 e 0,39); la disuguaglianza \u00e8 maggiore in Belgio e in Portogallo (rispettivamente 0,46 e\u00a00,43), mentre \u00e8 pi\u00f9 bassa in Slovacchia e nei Paesi Bassi (circa 0,30).<\/p>\n<p>\u00b7 La ricchezza netta familiare, calcolata come la somma delle attivit\u00e0 reali e finanziarie e al netto dei debiti, presenta un valore medio per l\u2019area dell\u2019euro di circa 230.000 euro. Tra i paesi con maggiore popolazione, la ricchezza raggiunge i valori pi\u00f9 elevati in Belgio (circa 340.000 euro) e i pi\u00f9 bassi in Grecia e Portogallo (circa 150.000 euro). L\u2019Italia presenta una ricchezza netta media familiare relativamente elevata nel confronto internazionale (275.200 euro).<\/p>\n<p>\u00b7 I divari nei valori medi tra i paesi risentono di numerosi fattori, come ad esempio la dimensione e la struttura della famiglia, il possesso dell\u2019abitazione di residenza, le caratteristiche istituzionali dei paesi, oltre che aspetti metodologici e di misurazione. Ad esempio, la ricchezza media in Germania si attesta su\u00a0195.200 euro, un livello inferiore a quello di Spagna, Italia e Francia (rispettivamente 291.400, 275.200 e\u00a0233.400). Se si considera la ricchezza pro-capite i divari si riducono sensibilmente: per l\u2019Italia e la Spagna i valori pro capite sono pari a 108.700 euro, di poco superiori a quelli della Francia (104.100 euro) e della Germania (95.500 euro). Inoltre, le famiglie composte da giovani sono in Spagna e soprattutto in Italia meno frequenti di quanto non lo siano in Germania e Francia; queste famiglie sono meno ricche delle altre perch\u00e9 non hanno ancora avuto tempo di accumulare ricchezza; la loro maggiore numerosit\u00e0 in Germania e Francia tende a ridurre il valore medio complessivo della ricchezza familiare\u00a0di quei paesi. La pi\u00f9 bassa ricchezza delle famiglie tedesche, e in minor misura quella delle famiglie\u00a0francesi, \u00e8 anche legata alla diffusione della propriet\u00e0 dell\u2019abitazione di residenza (44 per cento in Germania e 55 per cento in Francia, contro 69 per cento in Italia e 83 per cento in Spagna) e al fatto che una composizione della ricchezza maggiormente orientata alle attivit\u00e0 finanziarie si riflette in un pi\u00f9 elevato livello di under-reporting.<\/p>\n<p>\u00b7 \u00a0La concentrazione della ricchezza, in tutti i paesi di gran lunga superiore a quella del reddito, risulta pi\u00f9\u00a0elevata in Germania e in Austria, mentre \u00e8 pi\u00f9 bassa in Grecia, Spagna e Italia.<\/p>\n<p>\u00b7 L\u2019Italia presenta percentuali di partecipazione ai mercati finanziari inferiori a quelle dell\u2019area dell\u2019euro per quasi tutti gli strumenti, ad eccezione delle obbligazioni e dei titoli di Stato, detenuti da quasi il 15 per cento delle famiglie a fronte del 5 per cento registrato nell\u2019area. Negli altri paesi si segnalano, come particolarmente elevate, le percentuali di possesso di fondi comuni in Germania e Belgio (6 punti percentuali pi\u00f9 della media), di azioni quotate in Francia, ma soprattutto in Finlandia (la prima sopra la media di quasi 5 punti percentuali e la seconda con valori pari a pi\u00f9 del doppio della media dell\u2019area) e la quota di fondi pensione facoltativi e assicurazioni vita nei Paesi Bassi, Belgio e Germania (oltre 10 punti percentuali in pi\u00f9 rispetto alla media).<\/p>\n<p>\u00b7 Nell\u2019area dell\u2019euro il 43,7 per cento delle famiglie \u00e8 indebitato. I paesi dove maggiore \u00e8 la diffusione dell\u2019indebitamento sono i Paesi Bassi e Cipro (65,7 e 65,4 per cento); l\u2019Italia registra il valore pi\u00f9 basso, con il 25,2 per cento.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p><strong>\u00a0 \u00a0 \u00a02.\u00a0 \u00a0La struttura della famiglia<\/strong><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Le famiglie dell\u2019area dell\u2019euro risultano composte in media da 2,3 componenti, di cui 1,5 percettori di reddito, cio\u00e8 circa 2 percettori ogni 3 componenti. I nuclei familiari di minori dimensioni si osservano in Germania, Finlandia e Austria (2,0 e 2,1 componenti, rispettivamente), mentre quelli relativamente pi\u00f9 numerosi si trovano a Malta, a Cipro e in Slovacchia (2,9 e 2,8, rispettivamente). I valori italiani (2,5) sono appena pi\u00f9 elevati della media dell\u2019area dell\u2019euro (Tavola 2)6 .<\/p>\n<p>Le tipologie familiari sono anch\u2019esse piuttosto eterogenee tra i paesi dell\u2019indagine (Tavola 3). Le coppie con figli, pari al 30,6 per cento delle famiglie nell\u2019area dell\u2019euro, rappresentano circa il 40 per cento in Italia e poco pi\u00f9 del 20 per cento in Austria, Finlandia e Germania. Parte di queste differenze sono attribuibili alla maggiore permanenza dei figli adulti nella famiglia di origine nei paesi mediterranei. Le famiglie con un solo componente, che costituiscono poco meno di un terzo delle famiglie europee, sono invece pi\u00f9 diffuse nei paesi del Nord Europa. Nell\u2019area dell\u2019euro, il numero medio di figli minorenni per famiglia \u00e8 pari a 0,44 componenti (in Italia 0,46) con valori compresi tra 0,58 (Malta), e 0,35 (Austria e Germania). Le precedenti differenze nella dimensione familiare sono dunque sostanzialmente imputabili ai componenti adulti.<\/p>\n<p>La \u00a0dimensione \u00a0familiare \u00a0media \u00a0varia \u00a0in \u00a0funzione \u00a0dell\u2019et\u00e0 \u00a0del \u00a0capofamiglia7 : \u00a0si \u00a0passa \u00a0da \u00a02,2 componenti per i capifamiglia con meno di 35 anni a 3,0 per quelli nella classe di et\u00e0 tra i 35 e i 44 anni, per poi ridursi per le coorti pi\u00f9 anziane fino a 1,7 componenti per i nuclei il cui capofamiglia ha pi\u00f9 di 64 anni (Tavola 2).<\/p>\n<p>Il numero medio di percettori di reddito per famiglia \u00e8 maggiore in Slovacchia e in Portogallo (2,0 e\u00a01,8) e minore nei Paesi bassi (1,3) e in Belgio, Germania e Francia (1,5). Se si tiene conto, per\u00f2, della diversa dimensione media delle famiglie, il maggior numero di percettori si osserva per Austria, Germania, Slovacchia e Finlandia, dove oltre il 70 per cento dei componenti risulta percettore di reddito; Malta, Spagna, Cipro e Grecia presentano invece una quota di percettori pari a circa il 60 per cento (64,0 per cento in Italia; Tavola 4).<\/p>\n<p>La percentuale di famiglie europee con capofamiglia di sesso maschile \u00e8 pari al 65,0 per cento (67,1 in Italia; Tavola 5); le percentuali pi\u00f9 elevate si riscontrano a Malta (75,2 per cento) e in Spagna (72,9) e la minima in Finlandia (57,3). Nel 15,8 per cento dei casi il capofamiglia ha meno di 35 anni, mentre nel 27,7 per cento ha pi\u00f9 di 65 anni; in Italia si registra la pi\u00f9 elevata frequenza di capifamiglia pi\u00f9 anziani e la minore di quelli pi\u00f9 giovani: il 32,4 per cento ha almeno 65 anni e solamente l\u20198,6 per cento ha meno di 35 anni, rispettivamente il massimo e il minimo tra i paesi coperti dall\u2019indagine.\u00a0<\/p>\n<p>Tra i componenti della famiglia si registra una lieve predominanza femminile (51,1 per cento; 51,4 in Italia); nel 39,7 per cento dei casi l\u2019et\u00e0 \u00e8 inferiore ai 35 anni, mentre nel 18,1 per cento \u00e8 superiore ai 65. I componenti delle famiglie italiane e tedesche sono i pi\u00f9 anziani dell\u2019area. Per l\u2019Italia la percentuale di membri con oltre 65 anni \u00e8 superiore al 20 per cento mentre quella di componenti con meno di 35 anni \u00e8 pari al 36,4 per cento, rispettivamente il secondo valore pi\u00f9 alto e il secondo pi\u00f9 basso tra i paesi considerati (i valori estremi si osservano in Germania).<\/p>\n<p>Il capofamiglia \u00e8 pi\u00f9 frequentemente lavoratore dipendente che autonomo (47,9 per cento delle famiglie contro 9,0 per cento); nel restante 43,1 per cento dei casi \u00e8 in condizione non professionale (Tavola\u00a06). Tra questi ultimi, la maggioranza \u00e8 costituita da pensionati (poco pi\u00f9 del 30 per cento; il 36,4 in Italia).<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p>La condizione professionale dei capifamiglia presenta un\u2019ampia variabilit\u00e0 tra i paesi: in Slovacchia circa il\u00a070 per cento di essi \u00e8 un lavoratore, contro una quota negli altri paesi che varia da circa il 55 per cento a circa i \u00a0due terzi delle famiglie (il 57,4 per cento in Italia). I capifamiglia sono pi\u00f9 frequentemente lavoratori dipendenti in Lussemburgo e Slovacchia (rispettivamente 59,0 e 58,0 per cento). In Grecia e in Italia si registrano invece le percentuali pi\u00f9 alte dell\u2019intera aerea di capifamiglia lavoratori indipendenti (18,9 e 13,1 per cento, rispettivamente).<\/p>\n<p>Nel complesso della popolazione dell\u2019area dell\u2019euro poco pi\u00f9 del 40 per cento \u00e8 in condizione professionale (il 35,7 per cento sono lavoratori dipendenti contro il 6,1 di indipendenti). In Slovacchia, Austria e in Germania lavorano il 48,0, il 46,6 e il 46,3 per cento dei componenti, mentre in Italia si registra il pi\u00f9 basso tasso di occupazione (37,7 per cento, di cui il 30,2 sono lavoratori dipendenti).\u00a0<\/p>\n<p>Il livello di istruzione del capofamiglia pi\u00f9 frequente nell\u2019area dell\u2019euro \u00e8 il diploma di scuola secondaria superiore (41,3 per cento; in Italia 35,0), mentre i capifamiglia laureati sono circa un quarto. In Italia, pi\u00f9 della met\u00e0 dei capifamiglia possiede al massimo la licenza media, e solamente l\u201911,7 per cento \u00e8 laureato (Tavola 7). In Portogallo, il 61,1 per cento delle famiglie ha un capofamiglia con solo una licenza di scuola elementare; in Austria, Germania, Paesi Bassi, Slovacchia, Slovenia e Finlandia si osservano quote inferiori al 5 per cento. Nell\u2019intera popolazione, il diploma di scuola secondaria superiore \u00e8 il pi\u00f9 diffuso titolo di studio (34,4 per cento; in Italia 30,7); la quota dei componenti laureati \u00e8 pari al 17,6 per cento nell\u2019area dell\u2019euro, ma scende all\u20198,7 per cento in Portogallo e al 9,4 per cento in Italia.<\/p>\n<p>Nel complesso dei paesi in cui \u00e8 stato rilevato il luogo di nascita degli intervistati8 \u00a0il 10,9 per cento dei capifamiglia e il 9,7 dei componenti risulta un immigrato. Questa media nasconde situazioni assai eterogenee: in Lussemburgo oltre il 40 per cento dei capifamiglia \u00e8 immigrato, mentre in Finlandia e in Slovacchia tali quote sono inferiori al 5 per cento. In Italia la quota degli immigrati \u00e8 inferiore alla media dell\u2019area dell\u2019euro (l\u20198,5 per cento dei capifamiglia e il 7,7 dei componenti).\u00a0<\/p>\n<p><strong>\u00a0 \u00a0 \u00a03.\u00a0 \u00a0Il reddito<\/strong><\/p>\n<p>Nel complesso dei paesi rilevati il reddito medio familiare annuo al lordo delle imposte e dei contributi \u00e8 pari a circa 37.850 euro, mentre la mediana si attesta a 28.600 euro. I corrispondenti valori per l\u2019Italia sono di poco inferiori (circa 34.350 e 26.250 euro; Tavola 8)9 . Il nostro Paese si colloca in un a posizione intermedia (Figura 1). L\u2019elevato valore medio dei Paesi Bassi, come anche la concentrazione molto ridotta, potrebbe risentire della specifica modalit\u00e0 di raccolta dei dati (i questionari vengono somministrati attraverso internet).<\/p>\n<p>L\u2019indicatore del reddito familiare non tiene conto della diversa composizione della famiglia che si riscontra nei vari paesi. Per ottenere una misura che approssimi il livello di benessere economico, si pu\u00f2 correggere il reddito complessivamente percepito dalla famiglia con una scala di equivalenza10 . Il reddito equivalente medio lordo \u00e8 pari a circa 23.500 euro nella media dei paesi considerati, e a circa 20.000 euro in Italia (Tavola 8). I valori mediani sono rispettivamente di 18.444 euro e 16.917 euro. Con riferimento agli altri principali paesi dell\u2019area euro, si osserva che i redditi equivalenti italiani superano di poco quelli spagnoli (17.721 e 14.000 euro, rispettivamente per la media e la mediana) e sono leggermente inferiori a\u00a0quelli francesi (23.737 e 19.329 euro). Le famiglie tedesche risultano quelle con il reddito equivalente pi\u00f9\u00a0alto (media e mediana rispettivamente pari a 29.629 e 23.180 euro11 ).<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p>I dati sui redditi equivalenti mediani dei 15 paesi considerati presentano una buona coerenza con le corrispondenti stime desunte dalla Survey on Income and Living Conditions (EU-SILC): il coefficiente di correlazione \u00e8 risultato pari al 0,972. Inoltre, il confronto tra i redditi pro capite stimati dall\u2019indagine e i redditi disponibili pro capite desumibili dalle singole contabilit\u00e0 nazionali fornisce una correlazione pari al\u00a00,942.<\/p>\n<p>La Tavola 9 mostra in dettaglio il rapporto tra le stime delle medie del reddito pro capite di fonte HFCS e quelle di Contabilit\u00e0 Nazionale. Ai fini di una corretta comparabilit\u00e0 va tenuto presente che le stime macroeconomiche si riferiscono ai redditi al netto delle imposte mentre quelli dell\u2019indagine sono al lordo. Nella gran parte dei paesi, tuttavia, le stime campionarie sono significativamente inferiori a quelle di fonte macroeconomica, a causa del tipico fenomeno dell\u2019under-reporting. In Austria, Belgio, Cipro e Germania, le stime campionarie sul reddito eccedono invece quelle delle Contabilit\u00e0 Nazionali, probabilmente a causa delle pratiche di over-sampling dei ricchi adottate in tali indagini. Nel caso dei Paesi Bassi si registra un divario relativamente ampio tra le due stime, che probabilmente riflette la citata peculiare modalit\u00e0 di rilevazione.<\/p>\n<p>Le differenze tra i redditi nei paesi dell\u2019indagine risultano attenuate se si tiene conto del diverso potere di acquisto che i redditi hanno nei vari paesi. Ad esempio il reddito equivalente corretto per le parit\u00e0 di potere d\u2019acquisto della Finlandia \u00e8 circa 2 volte quello della Slovacchia, mentre quello non corretto \u00e8 oltre\u00a04 \u00a0volte. L\u2019Italia, anche con questo indicatore, mantiene una posizione intermedia tra \u00a0i \u00a0paesi dell\u2019area dell\u2019euro (Tavola 8).\u00a0<\/p>\n<p>Il reddito medio delle famiglie che si collocano nel 20 per cento inferiore della distribuzione dei redditi \u00e8 pari a 9.330 euro in Italia, mentre \u00e8 inferiore in Spagna (7.715 euro) e superiore in Francia e Germania (11.264 e 10.035 euro, rispettivamente; Figura 2). L\u2019ordinamento dei redditi familiari medi deI\u00a0quattro paesi pi\u00f9 popolosi dell\u2019aerea dell\u2019euro rimane pressoch\u00e9 stabile \u00a0lungo l\u2019intera distribuzione. Il divario tra le famiglie tedesche e quelle degli altri paesi si amplia tuttavia man mano che si passa alle classi pi\u00f9 abbienti.\u00a0\u00a0\u00a0<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p>La distribuzione dei redditi mostra in tutti i paesi la consueta asimmetria, con una concentrazione sui redditi \u00a0medio-bassi \u00a0e \u00a0una \u00a0frequenza \u00a0progressivamente\u00a0 meno \u00a0elevata \u00a0per \u00a0quelli \u00a0pi\u00f9 \u00a0alti. \u00a0Il \u00a0livello \u00a0di asimmetria, come emerge attraverso il confronto tra la media e la mediana, risulta pi\u00f9 marcato in Belgio, Portogallo e in Austria rispetto all\u2019Italia (Tavola 8). Considerando i redditi equivalenti, i paesi dove la media eccede pi\u00f9 significativamente la mediana rimangono il Portogallo e l\u2019Austria, mentre in Italia il rapporto media-mediana scende da 1,31 a 1,18.<\/p>\n<p>L\u2019indice di concentrazione di Gini dei redditi familiari, che misura il livello di disuguaglianza della distribuzione12 , risulta pari a 0,42 per l\u2019area dell\u2019euro. Questa statistica rimane sostanzialmente invariata se si tiene in considerazione il costo della vita nei vari paesi. Per l\u2019Italia si registra una concentrazione pari a 0,40, sostanzialmente intermedia rispetto a quella osservata negli altri paesi. In maniera simile, gli altri grandi paesi dell\u2019area si collocano al centro della distribuzione, mentre valori pi\u00f9 elevati si riscontrano per il Belgio, il Portogallo, il Lussemburgo e Cipro; valori pi\u00f9 bassi caratterizzano invece la Slovacchia, la Finlandia e i Paesi Bassi (Figura 3).<\/p>\n<p>L\u2019indice di Gini calcolato sui redditi equivalenti risulta sempre inferiore a quello osservato sui redditi familiari, con un valore di 0,40 per l\u2019area dell\u2019euro, che si riduce marginalmente correggendo i redditi anche per il diverso potere di acquisto. L\u2019Italia permane in una posizione intermedia rispetto agli altri paesi attestandosi su un valore di 0,36.<\/p>\n<p>Le stime della concentrazione dei redditi equivalenti di questa indagine mostrano una bassa correlazione con le corrispondenti stime di EU-SILC (circa 0,3), che sono per\u00f2 riferite ai redditi netti disponibili. Sulla misura dell\u2019accostamento incidono i diversi sistemi di tassazione presenti nei vari paesi (Tavola 9).<\/p>\n<p>La stima della diffusione della povert\u00e0 relativa risente, per definizione, della comunit\u00e0 di riferimento e dell\u2019indicatore utilizzato. Considerando il reddito equivalente e utilizzando un\u2019unica soglia per l\u2019intera area\u00a0dell\u2019euro, come se si trattasse di un\u2019unica entit\u00e013 , la quota di individui in condizione di povert\u00e0 relativa (identificati \u00a0come\u00a0 coloro che vivono in \u00a0famiglie il \u00a0cui\u00a0 reddito equivalente \u00e8 \u00a0inferiore alla \u00a0met\u00e0 \u00a0della mediana) risulterebbe complessivamente pari al 15,9 per cento. La povert\u00e0, secondo questa definizione, caratterizzerebbe principalmente i paesi dell\u2019Europa meridionale e orientale con picchi che superano la met\u00e0 della popolazione per il Portogallo e la Slovacchia. La percentuale di individui poveri in Italia sarebbe pari al\u00a019,8 per cento (Tavola 10). L\u2019ordinamento dei paesi rimarrebbe sostanzialmente immutato se si tenesse in considerazione il diverso potere di acquisto nei paesi, per quanto l\u2019incidenza della povert\u00e0 nei paesi pi\u00f9 poveri apparirebbe fortemente ridimensionata. Ad esempio, la quota di popolazione in condizione di povert\u00e0 relativa in Slovacchia passerebbe dall\u201980 al 43 per cento circa.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019adozione di soglie nazionali cambia la rappresentazione del fenomeno: la quota complessiva di soggetti \u00a0poveri \u00a0dell\u2019area \u00a0dell\u2019euro \u00a0si \u00a0ridimensiona \u00a0notevolmente \u00a0(13,0 \u00a0per \u00a0cento). \u00a0Secondo \u00a0questa definizione, in Italia si registra un valore (16,5 per cento) superiore a quello degli altri grandi paesi dell\u2019area, dove si osservano valori che oscillano tra il 8,9 per cento della Francia e il 13,4 della Germania. Il valore italiano \u00e8 inoltre inferiore a quello del Belgio (17,0 per cento), mentre la percentuale minima di poveri si riscontra in Slovacchia e Francia (8,3 e 8,9 per cento, rispettivamente).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>In allegato il file in pdf di Banca d&#8217;Italia: Principali risultati dell&#8217;Household Finance and Consumption Survey:\u00a0l&#8217;Italia nel confronto \u00a0internazionale\u00a0<\/strong><a href=\"http:\/\/www.nuovi-lavori.it\/newsletter\/pdf\/file\/bancaditalia_111.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>&gt;&gt;&gt;<\/strong><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>(1) Gli autori desiderano ringraziare Giovanni D\u2019Alessio per i numerosi commenti ricevuti durante la stesura del lavoro.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Si ringraziano inoltre Andrea Brandolini, Luigi Cannari, Marco Magnani e Silvia Magri per gli utili suggerimenti ricevuti. Le opinioni espresse sono personali e non impegnano l\u2019Istituzione di appartenenza.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>(2) L\u2019Irlanda e l\u2019Estonia raccoglieranno i dati solo a partire dalla seconda edizione. Il campione complessivo della prima edizione consta di circa 62.000 famiglie (Tavola 1).<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>(3) I \u00a0calendari \u00a0di \u00a0rilevazione \u00a0nei \u00a0vari \u00a0paesi \u00a0non \u00a0sono \u00a0esattamente \u00a0allineati \u00a0poich\u00e9 \u00a0quelli \u00a0che \u00a0conducevano \u00a0gi\u00e0 un\u2019indagine hanno mantenuto la cadenza precedente. \u00c8 prevista per le prossime edizioni una graduale convergenza volta a eliminare le residue asimmetrie, che comportano alcuni problemi di comparabilit\u00e0, tra i quali vi \u00e8 l\u2019eterogeneit\u00e0 nel periodo di riferimento adottato nella rilevazione.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>(4) Per una presentazione completa delle caratteristiche specifiche di ogni indagine, si veda The Eurosystem Household\u00a0<\/em><em>Finance and Consumption Survey &#8211; Methodological report for the first wave, ECB Statistics Paper Series, n.1, April\u00a0<\/em><em>2013 (<\/em><em><a href=\"http:\/\/5.249.146.118\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/www.ecb_.europa.eu_pub_pdf_other_ecbsp1en.pdf\">www.ecb.europa.eu\/pub\/pdf\/other\/ecbsp1en.pdf<\/a>).<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>(5) Si veda anche The Eurosystem Household Finance and Consumption Survey \u2013 Results from the first wave, ECB Statistics Paper Series, n. 2, April 2013 (<\/em><em><a href=\"http:\/\/5.249.146.118\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/www.ecb_.europa.eu_pub_pdf_other_ecbsp2en.pdf\">www.ecb.europa.eu\/pub\/pdf\/other\/ecbsp2en.pdf<\/a>). Le elaborazioni sono state condotte sulla versione 1.8 del database. In alcuni casi vengono presentate elaborazioni aggiuntive rispetto a quelle contenute nel suddetto rapporto, in particolare con riferimento agli indicatori di povert\u00e0.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>(6) Le stime riportate in questo documento possono differire rispetto a quelle riportate in \u201cI bilanci delle famiglie italiane nell\u2019anno 2010\u201d (Supplementi al Bollettino Statistico \u2013 nuova serie, Indagini campionarie, anno XXII, n.6) a causa di alcuni aspetti definitori.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>(7) In questo documento, il capofamiglia \u00e8 definito come il maggior percettore di reddito. A questa regola fanno eccezione le famiglie cipriote in cui il capofamiglia viene identificato come il rispondente al questionario. Tale scelta \u00e8 dovuta all\u2019assenza della maggior parte delle informazioni demografiche di base per tutti gli altri componenti della famiglia.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>(8) L\u2019informazione sul paese di origine dei componenti non \u00e8 disponibile per le famiglie della Francia, dei Paesi Bassi e della Spagna.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>(9) Contrariamente a quanto riportato in \u201cI bilanci delle famiglie italiane nell\u2019anno 2010\u201d, in questa sede si considera il reddito al lordo di imposte e contributi (ed escludendo gli affitti imputati). Per l\u2019Italia, dove l\u2019indagine rileva presso le famiglie i redditi netti, \u00e8 stato necessario aggiungere ai dati osservati una stima dei contributi e delle imposte (c.d. \u201clordizzazione\u201d). La metodologia utilizzata per calcolare l\u2019imposta sul reddito delle persone fisiche e le relative addiizionali comunale e regionale \u00e8 costituita da un calcolo ricorsivo che consente di trovare il reddito lordo tale per cui, date le caratteristiche familiari e le diverse tipologie di reddito guadagnate e di patrimonio possedute da ciascun individuo, applicando la struttura dell\u2019imposta si ottiene un reddito netto pari a quello dichiarato nell\u2019indagine. Per i contributi sociali si \u00e8 semplicemente applicata l\u2019aliquota proporzionale specifica di ciascuna tipologia di lavoratore.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>(10) Si utilizza qui la scala di equivalenza modificata dell\u2019OCSE che prevede un coefficiente pari a 1 per il capofamiglia,\u00a0<\/em><em>0,5 per i componenti con 14 anni e pi\u00f9 e 0,3 per i soggetti con meno di 14 anni. Il reddito equivalente rappresenta il reddito di cui ogni individuo necessiterebbe se vivesse da solo per mantenere il medesimo tenore di vita della famiglia in cui vive.<\/em><em>\u00a0<\/em><em>\u00a0<\/em>\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>(11) In Italia le regioni del Centro e del Nord presentano un reddito equivalente medio di circa 39.000 euro, valore prossimo a quello dell\u2019Austria e superiore a quello francese; per il Mezzogiorno, si riscontra un valore di 25.000 euro, di poco inferiore a quello di Grecia e Malta.<\/em><em><br \/><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>(12) \u00a0 L\u2019indice varia tra 0 e 1, dove 0 rappresenta la perfetta uguaglianza di tutti i redditi, e 1 il caso in cui tutti i redditi sono concentrati nelle mani di un&#8217;unica famiglia.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(*) Romina Gambacorta, Giuseppe Ilardi,\u00a0 Banca d\u2019Italia, Servizio Statistiche economiche e finanziarie, Andrea Locatelli, Banca d\u2019Italia, Nucleo di ricerca economica di Bolzano, Raffaella Pico e Cristiana Rampazzi, Banca d&#8217;Italia, Servizio Studi di struttura economica e finanziaria.<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>1.\u00a0 \u00a0Introduzione e principali risultati (1) L\u2019Household Finance and Consumption Survey (HFCS) \u00e8 una indagine campionaria armonizzata su ricchezza, reddito e consumi delle famiglie dell\u2019area dell\u2019euro condotta su base volontaria dalle Banche Centrali Nazionali (BCN). 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