{"id":1844,"date":"2016-06-28T10:32:22","date_gmt":"2016-06-28T08:32:22","guid":{"rendered":"http:\/\/5.249.146.118\/il-vero-volto-italia-2017\/"},"modified":"2022-09-07T10:26:24","modified_gmt":"2022-09-07T08:26:24","slug":"il-vero-volto-italia-2017","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/il-vero-volto-italia-2017\/","title":{"rendered":"Il vero volto dell&#8217;Italia 2016 (seconda parte) (2)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Stiamo esaminando a grandi linee parte del Rapporto Annuale ISTAT 2016, La situazione del Paese, presentato nei giorni scorsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella prima parte di questo articolo<em> (<\/em><span style=\"color: #3366ff;\"><a href=\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/pelos-175\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><span style=\"color: #3366ff;\"><em>Newsletter NL n.175 del 31\/5\/2016<\/em><\/span><\/a><\/span><em>) <\/em>abbiamo ripercorso l\u2019evoluzione dell\u2019economia italiana nei suoi aspetti macroeconomici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poi \u00e8 stata la volta delle trasformazioni demografiche e sociali del nostro paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine abbiamo cominciato a seguire il Rapporto nell\u2019esame delle dinamiche del mercato del lavoro prima in Europa e poi in Italia. Riprendiamo da dove avevamo interrotto e concludiamo la nostra lettura alla fine del capitolo sul mercato del lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Aumentano le donne al lavoro: esse passano, rispetto al totale degli occupati, dal 38,2% del 2000 al 41,8% del 2015.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019incremento dell\u2019occupazione nel 2015, rispetto al 2014, riguarda tutte le professioni tranne gli operai e gli artigiani che continuano a flettere, dopo aver perso tra il 2008 e il 2015 pi\u00f9 di 1 milione di addetti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019occupazione cresce, anche se di poco, in particolare nella fascia tra i 35 e i 49 anni arrivando al 71,9% (+0,3 sul 2014); \u00e8 invece molto pi\u00f9 rilevante l\u2019aumento nella fascia tra 50 e 64 anni (baby boom, riforma delle pensioni, aumento dell\u2019istruzione).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli ultimi 10 anni l\u2019occupazione \u00e8 sempre pi\u00f9 direttamente legata al livello di scolarit\u00e0. Ma questo vale prevalentemente per i laureati anziani; quelli giovani stanno pagando di pi\u00f9 la crisi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nelle assunzioni non si sostituisce un anziano che va in pensione con un giovane. I giovani entrano prevalentemente nei servizi privati; gli anziani escono dai settori pi\u00f9 tradizionali (agricoltura o settori pubblici con blocchi del turnover).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla fine degli studi c\u2019\u00e8 sempre meno un ingresso stabile al lavoro, ma un inizio con un lavoro a termine. Come si vede dalla Tavola 3.2 pubblicata nella prima parte dell&#8217;articolo, le assunzioni nel 2015 hanno riguardato prevalentemente: &#8211;\u00a0 le figure professionali pi\u00f9 qualificate e tecniche, quelle esecutive nel commercio e nei servizi; &#8211;\u00a0 le figure meno qualificate, in genere destinate ai lavoratori stranieri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ancora negativo, come gi\u00e0 visto e con un nuovo -0,41%, il 2015 per operai e artigiani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 2015 aumentano gli addetti con contratto a tempo indeterminato di 65.000 unit\u00e0 (+0,4%): sono quasi tutti uomini o comunque lavoratori dai 50 anni in su.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sempre nel 2015 i contratti a termine si incrementano di 105.000 unit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Durante la crisi \u00e8 aumentato l\u2019utilizzo del part time. Tra il 2008 e il 2015 i permanenti a part time sono cresciuti di 687.000 unit\u00e0 (+26,8%), anche se il dato 2015 si ferma a 45.000 occupati (+1,4%).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Contando anche i part time a termine l\u2019incremento di cui sopra arriva a 860.000 unit\u00e0. Si tratta di 4,2 milioni di lavoratori. Tra di essi cresce la quota dei part time involontari: nel 2015 il 63,9% dei nuovi assunti part time sarebbe di questo tipo. Si accetta cio\u00e8, pur di lavorare, un part time anche se si vorrebbe lavorare a tempo pieno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pi\u00f9 \u00e8 alto il titolo di studio e meno si perde il lavoro durante la crisi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma la crisi ci consegna anche una nuova figura: il lavoratore sovraistruito che svolge un lavoro per il quale \u00e8 richiesto un titolo di studio inferiore a quello che ha. Tra i lavoratori fino ai 34 anni i sovraistruiti sono quasi 3 volte pi\u00f9 numerosi di quelli con un\u2019et\u00e0 superiore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 2015 i giovani Neet (15 \u2013 29 anni, non occupati e non impegnati nell\u2019istruzione o nella formazione) ammontano a 2,3 milioni ed i tre quarti di essi vorrebbero lavorare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal 2008 i Neet si sono incrementati di pi\u00f9 di 500.000 unit\u00e0, anche se nel 2015 sono scesi di 64.000 (- 2,7%). Essi comunque rappresentano il 25,7% di tutti i giovani tra i 15 e i 29 anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cambia il mercato del lavoro ma altrettanto cambiano le famiglie: cambiando la loro tipologia e composizione, a seconda della distribuzione in esse del lavoro (e del reddito), c\u2019\u00e8 il rischio di avere situazioni di grave disagio sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Istat dal 2004 compie un lavoro su questa relazione, analizzando famiglie con almeno un componente in et\u00e0 lavorativa (15 \u2013 64 anni) e senza pensionati. Nel 2015 queste famiglie sono pi\u00f9 di 15 milioni e rappresentano il 60,4% del totale delle famiglie italiane.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Tavola 3.11 sotto riportata ci consente la lettura di diverse trasformazioni avvenute.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-1843\" src=\"http:\/\/5.249.146.118\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/images_Schermata-2016-06-28-alle-12.39.58.png\" alt=\"\" width=\"630\" height=\"483\" border=\"0\" srcset=\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/images_Schermata-2016-06-28-alle-12.39.58.png 630w, https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/images_Schermata-2016-06-28-alle-12.39.58-300x230.png 300w\" sizes=\"(max-width: 630px) 100vw, 630px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal 2004 al 2015 le famiglie di cui parliamo (almeno un componente in et\u00e0 lavorativa, 15-64 anni, senza pensionati) sono cambiate molto: le famiglie monocomponenti sono diventate quasi 4 milioni, circa un quarto di tutte quelle prese in esame. Questo perch\u00e9 \u00e8 aumentato il numero dei \u201csingle\u201d in et\u00e0 attiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Le famiglie jobless (senza redditi da lavoro), sia monocomponenti che pluricomponenti, sono passate dal 9,4% del 2004 al 14,2% del 2015, pari a 2,2 milioni di famiglie di cui 1 su 4 nel Mezzogiorno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Stiamo esaminando a grandi linee parte del Rapporto Annuale ISTAT 2016, La situazione del Paese, presentato nei giorni scorsi. Nella prima parte di questo articolo (Newsletter NL n.175 del 31\/5\/2016) abbiamo ripercorso l\u2019evoluzione dell\u2019economia italiana nei suoi aspetti macroeconomici. Poi \u00e8 stata la volta delle trasformazioni demografiche e sociali del nostro paese. 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