{"id":1862,"date":"2016-09-27T12:09:50","date_gmt":"2016-09-27T10:09:50","guid":{"rendered":"http:\/\/5.249.146.118\/cambiare-la-seconda-parte-renderla-coerente-con-la-prima\/"},"modified":"2016-09-27T12:09:50","modified_gmt":"2016-09-27T10:09:50","slug":"cambiare-la-seconda-parte-renderla-coerente-con-la-prima","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/cambiare-la-seconda-parte-renderla-coerente-con-la-prima\/","title":{"rendered":"Cambiare la seconda parte, renderla coerente con la prima"},"content":{"rendered":"<p><em style=\"text-align: justify;\">Il criterio di fondo con cui valutare la riforma costituzionale e la connessa riforma elettorale dovrebbe essere il seguente: l\u2019attuale Seconda Parte della Costituzione \u00e8 una risorsa o un ostacolo nel realizzare i Principi fondamentali della Prima Parte?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1. Il criterio e la memoria dell\u2019inizio della transizione<\/strong><br \/> Il criterio di fondo con cui valutare la riforma costituzionale e la connessa riforma elettorale dovrebbe essere per tutti il seguente: l\u2019attuale Seconda Parte della Costituzione, sia come impostata in origine sia dopo le riforme parziali cui \u00e8 stata soggetta, in particolare quella del Titolo V del 2001, \u00e8 una risorsa o un ostacolo nel realizzare i Principi fondamentali della Prima Parte a cui siamo giustamente affezionati?<\/p>\n<p> <strong>La memoria specifica che\u00a0<\/strong>ci dovrebbe illuminare \u00e8 quella degli anni in cui abbiamo affrontato la transizione tra il primo e il secondo sistema dei partiti. Quel criterio aveva infatti condotto le principali associazioni del cattolicesimo democratico, in particolar modo la Fuci e le Acli, in sintonia con ampi settori della sinistra dc e in sinergia con radicali e Pds, a guidare il movimento referendario. Allora noi non solo aderimmo a un movimento che si svilupp\u00f2 nel Paese dalla primavera del 1990 fino al referendum sul Senato del 1993, superando tradizionali ritrosie di schieramento legate alla rottura coi collateralismi precedenti, ma addirittura lo promuovemmo tra i primi, innescammo le prime scintille Se si vanno a riprendere le carte delle presidenze Bianchi e Passuello non troviamo peraltro solo traccia delle innovazioni portate a termine (il passaggio di sistema elettorale), ma anche di altre sfortunatamente non andate in porto: una riforma costituzionale sul Premierato, per stabilizzare il Governo, in connessione con la riforma elettorale, su cui venne organizzata una raccolta di firme di iniziativa popolare, articolati sulla regolamentazione per legge sulle primarie e su un regionalismo pi\u00f9 robusto.\u00a0<\/p>\n<p> <strong>Al di l\u00e0 delle soluzioni tecniche<\/strong>\u00a0si tratta esattamente dei temi di oggi, gi\u00e0 allora affrontati in chiave organica e sistemica: diritto dei cittadini a decidere sul Governo e sulla scelta dei candidati, nuovo regionalismo cooperativo. La ragione di quell\u2019impegno che spesso non \u00e8 ricordato (per cui quando ci si riferisce all\u2019impegno dei cattolici democratici si fa riferimento solo alla Costituente, come se un analogo ruolo pionieristico non fosse stato esercitato anche in un altro tornante decisivo) non era di ordine tecnico, per la fissazione di qualcuno, ma civico, etico-culturale: si avvertiva uno scarto tra la Prima Parte e la Seconda, nonch\u00e9 tra Prima parte e derive del sistema dei partiti dovute anche al sistema dei partiti. La Prima Parte prometteva di perseguire finalit\u00e0 forti, ma esse non si conciliavano con istituzioni deboli; prometteva autogoverno ma esso era contraddetto da un improduttivo centralismo; il sistema elettorale selezionava male i candidati col voto di preferenza in enormi circoscrizioni, con costo crescente delle campagne che favoriva lobbismi e correntismi e non lasciava prevedere conseguenze chiare sul Governo, una coerenza tra consenso, potere e responsabilit\u00e0.\u00a0<\/p>\n<p> <strong>2. Le premesse di poco precedenti: il Convegno della \u201cLega Democratica\u201d nel 1979\u00a0<\/strong><br \/> A sua volta quella memoria poggiava su un precedente importante, sia pure solo a livello di elaborazione pi\u00f9 alta, mentre il movimento referendario fu anche un\u2019esperienza di massa. Nel 1979 nel convegno di Arezzo della Lega Democratica (una realt\u00e0 fortemente intersecata con le nostre associazioni) su \u201cLa Terza fase e le istituzioni\u201d, Pietro Scoppola aveva segnalato e avvisato: \u201cTutto il meccanismo istituzionale previsto dalla Costituzione appare inceppato. Il Parlamento legifera (poco) e amministra sempre di pi\u00f9; il Governo amministra come pu\u00f2 e legifera in luogo del Parlamento quando quest\u2019ultimo non \u00e8 in grado di raggiungere la mediazione tra gli interessi in campo; la delega legislativa e il decreto legge proliferano non come strumenti di intervento pi\u00f9 incisivo, in caso di urgenza, ma come sedi di mediazione pi\u00f9 agili; sulla mediazione raggiunta dal Governo in sede di decreto legge il Parlamento torna a mediare in sede di ratifica\u201d, col rischio che proseguendo cos\u00ec \u201cl\u2019ultimo capitolo della prima Repubblica italiana sarebbe gi\u00e0 iniziato e sarebbe probabilmente un pezzo avanti nel suo svolgimento\u201d. Nello stesso convegno, conseguentemente, Roberto Ruffilli proponeva: \u201cdi riprendere il lavoro lasciato interrotto dalla Costituente per l\u2019individuazione di regole comuni del gioco politico e democratico.\u00a0<\/p>\n<p> <strong>L\u2019insegnamento di Moro<\/strong>\u00a0pare essere quello di una specie di ritorno alle origini del sistema politico, un ritorno alla \u2018tregua\u2019. Non si tratta di un utopistico ritorno allo spirito della Costituente, quanto un momento di pausa per creare, o ricreare o rafforzare le regole della convivenza civile, ormai difficile\u201d. Non solo per\u00f2 un cambiamento al centro del sistema, ma anche nel rapporto centro-periferia, come delineato dalla relazione di Umberto Pototschnig, secondo il quale anche la seconda legislatura regionale, nonostante i trasferimenti di competenze amministrative sarebbe stata \u201cnon particolarmente brillante\u201d a causa della mancanza di \u201cun livello di raccordo\u201d tra tutte le autonomie\u201d.\u00a0<\/p>\n<p> <strong>3. Costantino Mortati nel 1973: la tematizzazione del rendimento diverso tra Prima e Seconda Parte<\/strong><br \/> Se facciamo un ulteriore salto all\u2019indietro, in questo rapido flash-back di memoria del cattolicesimo democratico, riprendiamo alcune frasi importanti di uno dei pi\u00f9 importanti padri della Costituzione, Costantino Mortati, nella nota intervista al periodico \u201cGli Stati del gennaio 1973: \u00abUn\u2019esatta valutazione della nostra Costituzione esige che si distingua la parte che si potrebbe chiamare sostanziale \u2026 dall\u2019altra dedicata all\u2019organizzazione dei poteri \u2026 Non mi pare contestabile che essa, nella formulazione dei principi racchiusi nella prima parte, sia riuscita particolarmente felice, tale da porla ad un livello superiore delle altre Costituzioni emanate nello stesso periodo di tempo \u2026 (mentre) volgendo lo sguardo ad auspicabili riforme costituzionali \u2026 ricordo che alla Costituente io, quale relatore della parte del progetto di Costituzione riguardante il Parlamento, fui tenace sostenitore di un\u2019integrazione della rappresentanza stessa che avrebbe dovuto affermarsi ponendo accanto alla Camera dei deputati un Senato formato su base regionale \u2026 Una Camera che fosse rappresentativa dei nuclei regionali offrirebbe il grande vantaggio di fornire quello strumento di coordinamento fra essi e lo Stato che attualmente fa difetto, e che invece si palesa essenzialmente per conciliare le esigenze autonomistiche con quelle unitarie. Non sono da nascondere le difficolt\u00e0 pratiche offerte da questo tipo di rappresentanza, ma sembra che sia in questa direzione a cui bisogna avvicinarsi per dare una ragion d\u2019essere a una seconda Camera, che non sia, come avviene per l\u2019attuale Senato, un inutile doppione della prima.\u00bb\u00a0<\/p>\n<p> <strong><br \/> 4. Ritorno al presente: perch\u00e9 il S\u00ec\u2019 \u00e8 coerente con criterio e memoria\u00a0<\/strong><br \/> I riformatori odierni hanno in realt\u00e0 inteso completare ci\u00f2 che alla Costituente non si pot\u00e9 pienamente realizzare, agendo quindi, secondo la nota metafora di Bernardo di Chartres, come nani sulle spalle dei giganti. La riforma ha infatti al centro la revisione del bicameralismo paritario che sta all\u2019incrocio tra due esigenze allora frustrate e non risolte n\u00e9 allora n\u00e9 in seguito.\u00a0<\/p>\n<p> <strong>La prima \u00e8 la stabilizzazione del tipo di Stato<\/strong>\u00a0nel senso di un\u00a0<em>regionalismo forte<\/em>. La regionalizzazione del Senato \u00e8 la vera chiave di volta del completamento della riforma del Titolo Quinto. Per quanto infatti si possano cambiare la struttura e la stesura degli elenchi di competenza legislativa un certo grado di sovrapposizione \u00e8 comunque ineliminabile. La riforma del Titolo Quinto \u00e8 quindi in ultima analisi assicurata dai rappresentanti dei legislatori regionali in Senato, a cui si affiancano quelli dei sindaci della regione, percepiti come particolarmente vicini ai cittadini.\u00a0<\/p>\n<p> <strong>La seconda \u00e8 la stabilizzazione della forma di governo<\/strong>, anche grazie a norme elettorali in grado di legittimare maggioranze certe e relativamente omogenee, non costrette a ricorrere a grandi coalizioni eterogenee, a transfughi o alla stampella emergenziale del Presidente della Repubblica. In questa chiave il cuore del progetto sta quindi anzitutto nella rimozione dell\u2019irrazionalit\u00e0 di due Camere che danno entrambe la fiducia al Governo.\u00a0<\/p>\n<p> <strong>Ad una lettura positiva delle trasformazioni elettorali e costituzionali<\/strong>\u00a0in corso dovrebbe condurre anche lo scenario europeo in profonda trasformazione, con le sue opportunit\u00e0 e i suoi pericoli. Esso richiede indubbiamente un salto di qualit\u00e0, distinguendo meglio l\u2019integrazione politica pi\u00f9 forte della zona Euro dalle cooperazioni ulteriori, giacch\u00e9 i principali problemi che ci troviamo ad affrontare non possono essere affrontati in modo efficace rinazionalizzando le politiche. Il fatto che il nostro Paese, proprio in questo contesto europeo, vari nel frattempo riforme ragionevoli (senza seguire chimere di impossibile perfezione assoluta o pretendere la coincidenza con teorie di singoli studiosi o di singoli esponenti politici), che lo possano collocare stabilmente nella \u201cEuropa della decisione\u201d cara a Duverger, dovrebbe rappresentare un obiettivo largamente condiviso.\u00a0<\/p>\n<p> <strong>Decisione che non fa venire meno nessuno dei contrappesi<\/strong>: n\u00e9 l\u2019autonomia della magistratura e quella del Csm (il quorum per i membri laici resta sopra quello della maggioranza di Governo), n\u00e9 quella della Corte (i giudici di estrazione parlamentare saranno eletti 3 dalla Camera e 2 dal Senato con quorum superiori alle maggioranze, che peraltro potrebbero essere diverse), n\u00e9 quella del Capo dello Stato (i cui poteri restano inalterati e il cui quorum di elezione viene anche troppo innalzato), n\u00e9 il contropotere dei referendum (per il quale si apre ad altre forme e in ogni caso per l\u2019abrogativo se le firme sono superiori a 800.000 il quorum scende a un potabile quorum della met\u00e0 pi\u00f9 uno dei votanti alle politiche precedenti).\u00a0<\/p>\n<p> <strong>Se ci allontaniamo quindi dalla pretesa di perfezione<\/strong>, che non \u00e8 di questo mondo, e da fantasmi inconsistenti, a queste limitate ma incisive riforme va quindi dato un laico e motivato consenso: come dire di No a un Senato ad ampia maggioranza regionale e a una sola Camera che d\u00e0 la fiducia al Governo? Questo infatti, al di l\u00e0 dei necessari approfondimenti di dettaglio, che per\u00f2 non ci debbono fuorviare in una deriva tecnicistica, \u00e8 il cuore del progetto che rispecchia i criteri indicati e che \u00e8 coerente con la nostra memoria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">*\u00a0<span>\u00a0 Stefano Ceccanti \u00a0 Costituzionalista, Universit\u00e0 la Sapienza di Roma<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il criterio di fondo con cui valutare la riforma costituzionale e la connessa riforma elettorale dovrebbe essere il seguente: l\u2019attuale Seconda Parte della Costituzione \u00e8 una risorsa o un ostacolo nel realizzare i Principi fondamentali della Prima Parte? 1. 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