{"id":1869,"date":"2016-09-27T12:07:43","date_gmt":"2016-09-27T10:07:43","guid":{"rendered":"http:\/\/5.249.146.118\/zagrebelsky\/"},"modified":"2016-09-27T12:07:43","modified_gmt":"2016-09-27T10:07:43","slug":"zagrebelsky","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/zagrebelsky\/","title":{"rendered":"I 15 motivi per dire no"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Nella campagna per il referendum costituzionale i fautori del S\u00ec useranno alcuni slogan. Noi, i fautori del NO, risponderemo con argomenti. Loro diranno, ma noi diciamo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #800000;\">1. Diranno che \u201cgli italiani\u201d aspettano queste riforme da vent\u2019anni (o trenta, o anche settanta, secondo l\u2019estro)<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Noi diciamo che da quando \u00e8 stata approvata la Costituzione \u2013 democrazia e lavoro \u2013 c\u2019\u00e8 chi non l\u2019ha mai accettata e, non avendola accettata, ha cercato in ogni modo, lecito e illecito, di cambiarla per imporre una qualche forma di regime autoritario. Chi ha un poco di memoria, ricorda i nomi Randolfo Pacciardi, Edgardo Sogno, Luigi Cavallo, Giovanni Di Lorenzo, Junio Valerio Borghese, Licio Gelli, per non parlare di quella corrente antidemocratica nascosta che di tanto in tanto fa sentire la sua presenza nella politica italiana. A costoro devono affiancarsi, senza confonderli, coloro che negli anni hanno cercato di modificare la Costituzione spostandone il baricentro a favore del governo o del leader: commissioni bicamerali varie, \u201csaggi\u201d di Lorenzago, \u201csaggi\u201d del presidente, eccetera. \u00c8 vero: vi sono tanti che da tanti anni aspettano e pensano che questa sia finalmente \u201cla volta buona\u201d. Ma questi non sono certo \u201cgli italiani\u201d, i quali del resto, nella maggioranza che si \u00e8 espressa nel referendum di dieci anni fa, hanno respinto col referendum un analogo tentativo, il tentativo che, pi\u00f9 di tutti gli altri sembrava vicino al raggiungimento dello scopo. A coloro che vogliono parlare \u201cper gli italiani\u201d, diciamo: parlate per voi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #800000;\">2. Diranno che \u201cce lo chiede l\u2019Europa\u201d<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(\u2026) Diteci che cosa rappresenta l\u2019Europa di oggi se non principalmente il tentativo di garantire equilibri economico-finanziari del Continente per venire incontro alla \u201cfiducia degli investitori\u201d e a proteggerli dalle scosse che vengono dal mercato mondiale. A questo fine, l\u2019Europa ha bisogno d\u2019istituzioni statali che eseguano con disciplina i Diktat ch\u2019essa emana, come quello indirizzato il 5 agosto 2011 al \u201ccaro primo ministro\u201d, contenente un vero e proprio programma di governo ultra-liberista, in materia economico-sociale, associato all\u2019invito di darsi istituzioni decidenti per eseguirlo in conformit\u00e0. Dite: \u201cCe lo chiede l\u2019Europa\u201d e tacete della famosa lettera Draghi-Trichet, parallela ad analoghi documenti provenienti da \u201canalisti\u201d di banche d\u2019affari internazionali, che chiede riforme istituzionali limitative degli spazi di partecipazione democratica, esecutivi forti e parlamenti deboli, in perfetta consonanza con ci\u00f2 che significano le \u201criforme\u201d in corso nel nostro Paese. (\u2026) A chi dice: ce lo chiede l\u2019Europa, poniamo a nostra volta la domanda: qual \u00e8 l\u2019Europa alla quale volete dare risposte?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #800000;\">3. Diranno che le riforme servono alla \u201cgovernabilit\u00e0\u201d<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(..) \u201cGovernabile\u201d \u00e8 chi si lascia docilmente governare e chiediamo: chi si deve lasciar governare e da chi? Noi pensiamo che occorra \u201cgoverno\u201d, non governabilit\u00e0, e che governo, in democrazia, presupponga idee e progetti politici capaci di suscitare consenso, partecipazione, sostegno. In assenza, la democrazia degenera in linguaggio demagogico, rassicurazioni vuote, altra faccia della rassegnazione, e dell\u2019abulia: materia passiva, irresponsabile e facile alla manipolazione. Questa \u00e8 la governabilit\u00e0. A chi dice \u201cgovernabilit\u00e0\u201d noi rispondiamo: partecipazione e governo democratico.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #800000;\">4. Diranno: ma la riforma \u00e8 pur stata approvata dal Parlamento, l\u2019organo della democrazia<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma noi diciamo: quale Parlamento? Il Parlamento illegittimo, eletto con una legge elettorale obbrobriosa, dichiarata incostituzionale, per l\u2019appunto, per essere antidemocratica (deputati e senatori nominati e non eletti; premio di maggioranza abnorme che ha scollato gli eletti dagli elettori). La Corte costituzionale ha bollato quell\u2019elezione come una specie di golpe elettorale, per avere \u201crotto il rapporto di rappresentanza\u201d (testuale). \u00c8 vero che la Corte aggiunse che, per l\u2019esigenza di continuit\u00e0 costituzionale, le Camere cos\u00ec elette non sarebbero decadute immediatamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma \u00e8 chiaro a tutti coloro che hanno ancora un\u2019idea seppur minima di democrazia che da quella sentenza si sarebbe dovuto procedere tempestivamente, per mezzo d\u2019una nuova legge elettorale conforme alla Costituzione, a nuove elezioni, per ristabilire il rapporto di rappresentanza. (\u2026) \u00c8 vero che, scandalosamente, anche da parte delle pi\u00f9 alte autorit\u00e0 della Repubblica, dell\u2019informazione e da parte di non poca \u201cdottrina\u201d costituzionalistica, si fa finta che non esista una questione di legittimit\u00e0 che getta un\u2019ombra su tutta questa vicenda, tanto pi\u00f9 in quanto, se non vi fosse stato l\u2019incostituzionale premio di maggioranza, sarebbero mancati i numeri necessari per portarla a compimento. (\u2026)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #800000;\">5. Parleranno di atto d\u2019orgoglio politico dei parlamentari, finalmente capaci di \u201cautoriformarsi\u201d senza guardare al proprio interesse<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Noi parliamo, piuttosto, d\u2019arroganza dell\u2019esecutivo. Queste riforme sono state avviate dall\u2019esecutivo con l\u2019impulso di quello che, per debolezza e compiacenza, \u00e8 potuto essere per diversi anni il vero capo dell\u2019esecutivo, il presidente della Repubblica; sono state recepite nel programma di governo e tradotte in disegni di legge imposti all\u2019approvazione del Parlamento con ogni genere di pressione (minacce di scioglimento, di epurazione, sostituzione dei dissenzienti, bollati come dissidenti), di forzature (strozzamento delle discussioni parlamentari, caducazione di emendamenti), di trasformismo parlamentare (passaggi dall\u2019opposizione alla maggioranza in cambio di favori e posti) fino ai voti di fiducia, come se la Costituzione e le istituzioni fossero materia appartenente al governo, fino a raggiungere il colmo: la questione di fiducia posta addirittura agli elettori, sull\u2019approvazione referendaria della riforma (o me o la riforma, sempre che voglia prendere sul serio un simile proclama da parte di uno che non eccede in coerenza ed eccede invece in spregiudicatezza).\u00a0Questo non \u00e8 il primato della politica, ma delle minacce e degli allettamenti. Se volete parlare di politica, noi diciamo: s\u00ec, ma sapendo che \u00e8 mala politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #800000;\">6. S\u2019inorgogliranno chiamandosi \u201cgoverno costituente\u201d<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Noi diciamo che il \u201cgoverno costituente\u201d, in democrazia, \u00e8 un\u2019espressione ambigua. Sono i governi dei caudillos e dei colonnelli sud-americani, quelli che, preso il potere, si danno la propria costituzione: costituzione non come patto sociale e garanzia di convivenza ma come strumento, armatura del proprio potere. Il popolo e la sua rappresentanza, in democrazia, possono essere \u201ccostituenti\u201d. I governi, poich\u00e9 sono espressione non di tutta la politica, ma solo d\u2019una parte, devono stare sotto la Costituzione, non sopra come credono invece di stare d\u2019essere i nostri riformatori che si fanno forti dello slogan \u201cabbiamo i numeri\u201d, come se avere i numeri, comunque racimolati, equivalga all\u2019autorizzazione a fare quel che si vuole. (\u2026)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #800000;\">7. Diranno che l\u2019iniziativa del governo nelle faccende costituzionali non ha nulla d\u2019anormale e, quelli che sanno, porteranno l\u2019esempio della Francia, del generale De Gaulle e della sua riforma costituzionale del 1962.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Noi ci limitiamo a porre queste domande: credete davvero d\u2019essere dei nuovi De Gaulle, il capo della Resistenza repubblicana che sbarca in Normandia al momento della liberazione? E di poter paragonare l\u2019Italia di oggi alla Francia d\u2019allora? La riforma francese aveva alla sua base le idee costituzionali enunciate \u201cdisinteressatamente\u201d nel 1946 a Bayeux, guardando lontano e radicandosi nel passato della storia della Repubblica francese. Noi abbiamo invece testi raffazzonati all\u2019ultima ora, la cui approvazione si \u00e8 resa possibile per equivoci compromessi concettuali e lessicali, proprio sul punto centrale della riforma del Senato. (\u2026)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #800000;\">8. Diranno che, anche ad ammettere che la riforma abbia avuto una genesi non democratica e un iter parlamentare telecomandato nei tempi e nei contenuti, alla fine la democrazia trionfer\u00e0 nel referendum confermativo.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Noi diciamo che la riforma forse sottoposta al giudizio degli elettori porta il segno della sua origine tecnocratica unilaterale e che il referendum richiesto dallo stesso governo che l\u2019ha voluta lo trasformer\u00e0 in un plebiscito. Non si tratter\u00e0 di un giudizio su una Costituzione destinata a valere negli anni, ma di un voto su un governo temporaneamente in carica. (\u2026) Avremo una campagna referendaria in cui il governo avr\u00e0 una presenza battente, come se si trattasse d\u2019una qualunque campagna elettorale a favore di una parte politica, e far\u00e0 valere il \u201cplusvalore\u201d che assiste sempre coloro che dispongono del potere, complice anche un\u2019informazione ormai quasi completamente allineata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #800000;\">9. Diranno che non c\u2019\u00e8 da fare tante storie, perch\u00e9, in fondo si tratta d\u2019una riforma essenzialmente tecnica, rivolta a razionalizzare i percorsi decisionali e a renderli pi\u00f9 spediti ed efficienti<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Noi diciamo: altro che tecnica! \u00c8 la razionalizzazione d\u2019una trasformazione essenzialmente incostituzionale, che rovescia la piramide democratica. Le decisioni politiche, da tempo, si elaborano dall\u2019alto, in sedi riservate e poco trasparenti, e vengono imposte per linee discendenti sui cittadini e sul Parlamento, considerato un intralcio e perci\u00f2 umiliato in tutte le occasioni che contano. La democrazia partecipativa \u00e8 stata sostituita da un sistema opposto di oligarchia riservata. (\u2026) Le \u201criforme\u201d costituzionali sono in realt\u00e0 adeguamenti della Costituzione a questa realt\u00e0 oligarchica. Poich\u00e9 siamo per la democrazia, e non per l\u2019oligarchia, siamo contrari a questo adeguamento spacciato come riforma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #800000;\">10. Diranno che i partiti di sinistra, gi\u00e0 al tempo della Costituente, avevano criticato il bicameralismo (cuore della riforma) e che perfino Pietro Ingrao, ancora negli anni 80, si espresse per l\u2019abolizione del Senato<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Noi diciamo: andate a leggere i resoconti di quei dibatti e vi renderete conto che si trattava, allora, di semplificare le istituzioni parlamentari per dare pi\u00f9 forza alla rappresentanza democratica e fare del Parlamento il centro della vita politica (si parlava di \u201ccentralit\u00e0 del Parlamento\u201d). La visione era quella della democrazia partecipativa o, nel linguaggio di Ingrao, della \u201cdemocrazia di massa\u201d. Oggi \u00e8 tutto il contrario: si tratta di consolidare il primato dell\u2019esecutivo emarginando la rappresentanza, in quanto portatrice di autonome istanze democratiche. (\u2026)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #800000;\">11. Diranno che siamo come i ciechi conservatori che hanno paura del nuovo, anzi del \u201cfuturo-che-\u00e8-oggi\u201d, e sono paralizzati dal timore dell\u2019 \u201cuomo forte\u201d<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Noi diciamo che a noi non interessano \u201criforme\u201d che riforme non sono, ma sono \u201cconsolidazioni\u201d dell\u2019esistente: un esistente che non ci piace affatto perch\u00e9 portatore di disgregazione costituzionale e di latenti istinti autoritari. Questi istinti non si manifestano necessariamente attraverso l\u2019uso esplicito della forza da parte di un \u201cuomo forte\u201d. Questo accadeva in altri, pi\u00f9 primitivi tempi. Oggi, si tratta piuttosto dell\u2019occupazione dei posti strategici dell\u2019economia, della politica e della cultura che forma l\u2019ideologia egemonica del momento. Questo \u00e8 ci\u00f2 che sta accadendo manifestamente e solo chi chiude gli occhi e vuole non vedere, pu\u00f2 vivere tranquillo. Si tratta, per portare a compimento questo disegno, di eliminare o abbassare gli ostacoli (pluralismo istituzionale, organi di controllo e di garanzia) che frenano il libero dispiegarsi del potere che si coagula negli organi esecutivi. Non occorre eliminarli, ma normalizzarli, ugualizzarli, standardizzarli, il che significa l\u2019opposto del far opera costituente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #800000;\">12. Diranno che siamo per l\u2019immobilismo, cio\u00e8 che difendiamo l\u2019indifendibile: una condizione della politica che non ha mai toccato un punto cos\u00ec basso in tutta la storia repubblicana, mentre loro vogliono rianimarla e rinnovarla<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Noi opponiamo una classica domanda alla quale i riformatori costantemente sfuggono: sono pi\u00f9 importanti le istituzioni o coloro che operano nelle istituzioni? La risposta, che sta non solo in venerandi scritti sulla politica e sulla democrazia \u2013 che i nostri riformatori, con tranquilla e beata innocenza mostrano d\u2019ignorare completamente \u2013 ma anche nelle lezioni della storia, \u00e8 la seguente: istituzioni imperfette possono funzionare soddisfacentemente se sono in mano a una classe politica degna e consapevole del compito di governo che \u00e8 loro affidato, mentre la pi\u00f9 perfetta delle costituzioni \u00e8 destinata a funzionare malissimo in mano a una classe politica incapace, corrotta, inadeguata. Per questo noi diciamo: non accollate a una Costituzione le colpe che sono vostre. (\u2026)\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #800000;\">13. Diranno: non ve ne va bene una; la vostra \u00e8 una opposizione preconcetta. Non siete d\u2019accordo nemmeno sull\u2019abolizione del Cnel e la riduzione dei \u201ccosti della politica\u201d?<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Noi diciamo: qualcosa c\u2019\u00e8 di ovvio, su cui voteremmo pure s\u00ec, ma \u00e8 mescolato, come argomento-specchietto, per far passare il resto presso un\u2019opinione pubblica orientata anti-politicamente. A parte il Cnel, che in effetti s\u2019\u00e8 dimostrato in questi anni una scatola quasi vuota, la riduzione dei costi della politica avrebbe potuto essere perseguito in diversi altri modi: riduzione drastica del numero dei deputati, perfino abolizione pura e semplice del Senato in un contesto di garanzie ed equilibri costituzionali efficaci. Non \u00e8 stato cos\u00ec.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si \u00e8 voluto poter disporre d\u2019un argomento demagogico che trova alimento nella lunga tradizione antiparlamentare che ha sempre alimentato il qualunquismo nostrano. Avere unificato in un unico voto referendario tanti argomenti tanto diversi (forma di governo e autonomie regionali) \u00e8 un abile trucco costituzionalmente scorretto, che impedisce di votare s\u00ec su quelle parti della riforma che, prese per s\u00e9 e in s\u00e9, risultassero eventualmente condivisibili. Voi dite di voler combattere l\u2019antipolitica, ma proprio voi ne esprimete l\u2019essenza. (\u2026)\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #800000;\">14. Diranno: come \u00e8 possibile disconoscere il serio lavoro fatto da numerosi esperti, a incominciare dai \u201csaggi\u201d del presidente della Repubblica, passando per la Commissione governativa, per le tante audizioni parlamentari di distinti costituzionalisti, fino ad approdare al Parlamento e al ministro competente per le riforme costituzionali. Tutto ci\u00f2 non \u00e8 per voi garanzia sufficiente d\u2019un lavoro tecnicamente ben fatto?<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(\u2026) Le questioni costituzionali non sono mai solo tecniche. A ogni modifica della collocazione delle competenze e delle procedure corrisponde una diversa allocazione del potere. Nella specie, ci\u00f2 che si sta realizzando, per l\u2019effetto congiunto della legge elettorale e della riforma costituzionale, \u00e8 l\u2019umiliazione del Parlamento elettivo davanti all\u2019esecutivo; l\u2019esecutivo, un organo che, non essendo \u201celetto\u201d, potr\u00e0 derivare dall\u2019iniziativa del presidente della Repubblica che, dall\u2019alto, potr\u00e0 manovrare \u2013 come \u00e8 avvenuto \u2013 per ottenere la fiducia della Camera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quanto poi alla bont\u00e0 del testo di riforma dal punto di vista tecnico, ci limitiamo a questo esempio, la definizione delle competenze legislative da esercitare insieme dalla Camera e dal Senato (s\u00ec, il Senato rimane, il bicameralismo anche e, se la seconda Camera non si arener\u00e0 su un binario morto, i suoi rapporti con la prima Camera daranno luogo a numerosi conflitti): \u201cLa funzione legislativa \u00e8 esercitata collettivamente dalle due Camere per (sic!) le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali, e soltanto per le leggi di attuazione delle disposizioni costituzionali concernenti la tutela delle minoranze linguistiche, i referendum popolari, le altre forme di consultazione di cui all\u2019art. 71, per le leggi che determinano l\u2019ordinamento, la legislazione elettorale, gli organi di governo, le funzioni fondamentali dei Comuni e delle Citt\u00e0 metropolitane e le disposizioni di principio sulle forme associative dei Comuni, per la legge che stabilisce le norme generali, le forme e i termini della partecipazione dell\u2019Italia alla formazione e all\u2019attuazione della normativa e delle politiche dell\u2019Unione europea, per quella (?) che determina i casi di ineleggibilit\u00e0 e di incompatibilit\u00e0 con l\u2019ufficio di senatore e di cui all\u2019art. 65, primo comma, e per le leggi di cui agli articoli 57, sesto comma, 80, secondo periodo, 114, terzo comma, 116 terzo comma, 117, quinto e nono comma, 119, sesto comma, 120, secondo comma, 122, primo comma, e 132, secondo comma<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se questo pasticcio \u00e8 il prodotto dei \u201ctecnici\u201d, noi diciamo che hanno trattato la Costituzione come una legge finanziaria o, meglio, come un Decreto milleproroghe qualunque: sono infatti formulati cos\u00ec.\u00a0Quanto ai contenuti, come possono i \u201ctecnici\u201d non aver colto le contraddizioni dell\u2019art. 5, noto perch\u00e9 su di esso si \u00e8 prodotta una differenziazione nella maggioranza, poi rientrata. Riguarda la composizione del Senato e non si capisce se i senatori rappresenteranno le Regioni in quanto enti, i gruppi consiliari oppure le popolazioni; non si capisce poi se saranno effettivamente scelti dagli elettori o dai Consigli regionali. Saranno eletti \u2013 si scrive \u2013 dai Consigli regionali \u201cIn conformit\u00e0 alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri\u201d. Ma, se queste scelte saranno vincolanti, non ci sar\u00e0 elezione ma, al pi\u00f9 ratifica; se non saranno vincolanti, come si pu\u00f2 parlare di \u201cconformit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un pasticcio dell\u2019ultima ora che dar\u00e0 filo da torcere a che dovr\u00e0 darne attuazione: parallele convergenti, quadratura del cerchio\u2026 Agli autorevoli fautori di norme come queste, citate qui a modo d\u2019esempio chiediamo sommessamente: dite con parole vostre e con parole chiare che cosa avete voluto. (\u2026) Questi tecnici non hanno dato il meglio di s\u00e9, forse perch\u00e9 hanno dovuto nascondere nell\u2019oscurit\u00e0 l\u2019assenza di chiarezza che ha regnato nella testa di coloro che hanno dato loro il mandato di scrivere queste norme.\u00a0Loro non lo diranno,\u00a0ma lo diciamo noi.\u00a0Nella confusione, una cosa \u00e8 chiara: l\u2019accentramento a favore dello Stato a danno delle Regioni e, nello Stato, a favore dell\u2019esecutivo a danno dei cittadini e della loro rappresentanza parlamentare. Orbene, noi della Costituzione abbiamo un\u2019idea diversa: patto solenne che unisce un popolo sovrano che cos\u00ec sceglie come stare insieme in societ\u00e0. \u201cUnisce\u201d? Questa riforma non unisce ma divide. Non \u00e8 una costituzione, ma una s-costituzione. \u201cPopolo sovrano\u201d?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dov\u2019\u00e8 oggi svanita la sovranit\u00e0, quella sovranit\u00e0 che l\u2019art. 1 della Costituzione pone nel popolo e che l\u2019art. 11 autorizza bens\u00ec a \u201climitare\u201d, ma precisando le condizioni (la pace e la giustizia tra le Nazioni) e vietando che sia dismessa e trasferita presso poteri opachi e irresponsabili? \u00c8 superfluo ripetere quello che da tutte le parti si riconosce: per molte ragioni, il popolo sovrano \u00e8 stato spodestato. Se manca la sovranit\u00e0, cio\u00e8 la libert\u00e0 di decidere da noi della nostra libert\u00e0, quella che chiamiamo costituzione non pi\u00f9 \u00e8 tale. Sar\u00e0, al pi\u00f9, uno strumento di governo di cui chi \u00e8 al potere si serve finch\u00e9 \u00e8 utile e che si mette da parte quando non serve pi\u00f9. La prassi \u00e8 l\u00ec a dimostrare che proprio questo \u00e8 stato l\u2019atteggiamento sfacciatamente strumentale degli ultimi anni: la Costituzione non \u00e8 stata sopra, ma sotto la politica e perci\u00f2 \u00e8 stata forzata e disattesa innumerevoli volte nel silenzio compiacente della politica, della stampa, della scienza costituzionale. Ora, la riforma non \u00e8 altro che la codificazione di questa perdita di sovranit\u00e0. Apparentemente, la vicenda che stiamo vivendo \u00e8 una nostra vicenda. In realt\u00e0, chi la conduce lo fa in nome nostro ma, invero, per conto d\u2019altri che gi\u00e0 hanno fatto il bello e il cattivo tempo nei Paesi economicamente, politicamente e socialmente pi\u00f9 deboli e s\u2019apprestano a continuare. Per questo, chiedono governi che non abbiano da dipendere dai parlamenti e, ove sia il caso, dispongano di strumenti per mettere i parlamenti, rappresentativi dei cittadini, nelle condizioni di non nuocere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Seguiamo questa concatenazione: la Costituzione \u00e8 espressione della sovranit\u00e0; se manca la sovranit\u00e0, non c\u2019\u00e8 costituzione. La Costituzione e il Diritto costituzionale, con la sedicente riforma costituzionale, s\u2019avviano a mantenere il nome, ma a perdere la cosa. L\u2019impegno per il No al referendum ha, nel profondo, questo significato: opporsi alla perdita della nostra sovranit\u00e0, difendere la nostra libert\u00e0.\u00a0Post scriptum: C\u2019\u00e8 poi ancora un altro argomento che, per la sua stupidit\u00e0, abbiamo esitato a inserire nella lista di quelli meritevoli d\u2019essere presi in considerazione. \u00c8 gi\u00e0 stato usato ed \u00e8 destinato a essere ripetuto in misura proporzionale alla sua insensatezza. Per questo, non lo ignoriamo semplicemente, come forse meriterebbe, ma lo collochiamo alla fine, a parte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #800000;\">15. Diranno: sar\u00e0 divertente vedere dalla stessa parte un Brunetta e uno Zagrebelsky<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Noi diciamo: non fate torto alla vostra intelligenza. Come non capire che si pu\u00f2 essere in disaccordo, anche in disaccordo profondo, sulle politiche d\u2019ogni giorno, ma concordare sulle regole costituzionali che devono garantire il corretto confronto tra le posizioni, cio\u00e8 sulla democrazia? In verit\u00e0, chi pensa di vedere in questa concordanza un motivo di divertimento, e non una seria ragione per dubitare circa il valore dei cambiamenti costituzionali in atto, non fa che confessare candidamente un suo retro-pensiero. Questo: che tra una Costituzione e una legge qualunque non c\u2019\u00e8 nessuna differenza essenziale; che, quindi, se sei in disaccordo politico con qualcuno, non puoi essere in accordo costituzionale con lui, perch\u00e9 tutto \u00e8 politica e nulla \u00e8 costituzione. A noi, questo, non sembra un modo di pensare rassicurante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">*Pubblichiamo ampi stralci di un documento preparato per l\u2019associazione <span>Libert\u00e0 e\u00a0<\/span>Giustizia in vista del referendum (\u00a0da Il\u00a0Fatto Quotidiano del 6 marzo 2016)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>\u00a0* Gustavo Zagrebelsky costituzionalista, Presidente di Libert\u00e0 e Giustizia<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella campagna per il referendum costituzionale i fautori del S\u00ec useranno alcuni slogan. Noi, i fautori del NO, risponderemo con argomenti. Loro diranno, ma noi diciamo. 1. 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