{"id":1886,"date":"2016-10-11T11:31:42","date_gmt":"2016-10-11T09:31:42","guid":{"rendered":"http:\/\/5.249.146.118\/il-lavoro-tra-partecipazione-e-cura\/"},"modified":"2016-10-11T11:31:42","modified_gmt":"2016-10-11T09:31:42","slug":"il-lavoro-tra-partecipazione-e-cura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/il-lavoro-tra-partecipazione-e-cura\/","title":{"rendered":"Il lavoro tra partecipazione e cura"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Per due secoli il lavoro \u00e8 stato al centro della vita economica, sociale e politica dell\u2019Occidente come dell\u2019Italia \u00a0( ne fa fede l\u2019articolo 1 della nostra Costituzione).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma oggi quando si parla di lavoro, il discorso \u00e8 ben diverso; i problemi di cui si discute sono la disoccupazione, il precariato, il lavoro nero, il lavoro sottopagato, il lavoro povero, se non di nuove forme di sfruttamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo aperto contrasto offre un\u2019idea tanto immediata quanto impressionante delle imponenti trasformazioni intervenute, di quanto l\u2019evolversi dell\u2019economia, della tecnologia e dei movimenti mondiali hanno\u00a0 inciso profondamente sul lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma se il lavoro ha significato per grandi masse di lavoratori e per un lungo periodo di tempo, emancipazione, liberazione,\u00a0 prospettiva e speranza \u00a0di \u00a0un futuro\u00a0 primato nella societ\u00e0, tutto questo ideale\u00a0 deve ritenersi definitivamente perduto? Il lavoro pu\u00f2 avere ancora un carattere emancipativo?\u00a0 E come?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si apre cos\u00ec una riflessione sul lavoro che purtroppo non ha avuto uno sviluppo adeguato, perch\u00e9 la caduta dell\u2019importanza del lavoro\u00a0 ha trainato con s\u00e9 anche la caduta\u00a0 degli studi sul problema.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il punto d\u2019avvio della riflessione non\u00a0 pu\u00f2 che individuarsi nella concezione del lavoro che ha dominato\u00a0 la storia del movimento dei lavoratori sino ai nostri giorni;\u00a0 quella del \u201clavoro produttivo\u201d. I lavoratori, gli operai (la classe operaia) sono importanti perch\u00e9 producono valore (la ricchezza) e\u00a0 a questo titolo e\u00a0 per questo solo motivo possono rivendicare di contare nella societ\u00e0, perch\u00e9 da loro dipende il benessere collettivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno sguardo\u00a0 sulla realt\u00e0 odierna dell\u2019economia e del mondo del lavoro ci offre a riguardo un\u2019immagine ben diversa: il lavoro\u00a0 fisico \u00e8 sempre \u00a0di pi\u00f9 svolto da macchine potenti e invasive, i lavoratori direttamente produttivi sono rimasti una minoranza,\u00a0 la gran parte dei lavoratori sono collocati\u00a0 in servizi di ogni genere, avanzati e arretrati, la finanza ha assunto un ruolo dominante.\u00a0 In sintesi, la produzione della ricchezza nazionale\u00a0 \u00e8 oggi una \u201cproduzione sociale\u201d nel senso che tutti vi concorrono, in modi molto differenziati ,\u00a0 propri di un\u2019economia\u00a0 complessa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se accantoniamo i \u201cmiti\u201d che hanno accompagnato il lavoro e la classe operaia, la ripresa di\u00a0 un discorso emancipativo sul lavoro deve pertanto ripartire dal lavoro concreto, dai caratteri precipui del lavoro attuale.\u00a0 Nel lavoro di oggi sembrano emergere due tendenze, due potenzialit\u00e0, rappresentate dal lavoro della conoscenza e dal lavoro relazionale: si tratta di tendenze \u2013 non tutto il lavoro \u00e8 cos\u00ec \u2013 ma tendenze su cui far leva per una valorizzazione del lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il lavoro della conoscenza\u00a0 non \u00e8 un lavoro specifico, proprio di un particolare settore: \u00e8 una dimensione diffusa che penetra ovunque nelle fabbriche, negli uffici, nei servizi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo esprime bene un documento recente degli imprenditori metalmeccanici (Federmeccanica):\u00a0 \u201csi va\u00a0 verso un\u2019impresa sempre pi\u00f9 intelligente\u2026.. le categorie tradizionali di lavoro, manuale e intellettuale appaiono obsolete\u201d\u00a0 \u201cc\u2019\u00e8 meno bisogno di mano d\u2019opera e pi\u00f9 di mente d\u2019opera, meno lavoro esecutivo e pi\u00f9 lavoro intelligente\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec il fatto che due terzi\u00a0 del lavoro in Italia, come in tutte le economie avanzate, appartenga al terziario, significa che \u00a0molta parte del lavoro\u00a0 oggi sia di tipo relazionale, comunicativo, informativo. Relazione \u00e8 una parola neutra; se per\u00f2\u00a0 in questa relazione (allo sportello, alla cassa, nel rapporto col cliente, nel rapporto coll\u2019assistito, nell\u2019offrire un servizio) ci mettiamo un po\u2019 di attenzione, di responsabilit\u00e0, insomma qualcosa di nostro, che viene da noi, potremmo parlare di\u00a0 \u201ccura\u201d, come del \u00a0fattore che d\u00e0 valore a quel lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da queste\u00a0 tendenze emergenti derivano importanti conseguenze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Innanzitutto questi lavori richiedono\u00a0 un\u2019espressione della persona, la sua decisone, la sua\u00a0 partecipazione. Il modello di lavoro non \u00e8 pi\u00f9 quello produttivo, quello del fare, dove la relazione fondamentale \u00e8 con la macchina; qui\u00a0 il rapporto \u00e8 con le persone e dunque il modello \u00e8 ben diverso, basata sull\u2019espressione, sulla responsabilit\u00e0, sulla capacit\u00e0 di relazione. A differenza del lavoro produttivo il lavoro relazionale e di conoscenza, non si prestano ad\u00a0 essere misurati in termini quantitativi e anche questo dimostra il divario dal lavoro di ieri\u00a0 e dunque l\u2019importanza di una nuova visione del lavoro .<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se il lavoro odierno richiede partecipazione, la partecipazione non \u00e8 qualcosa che ognuno fa da s\u00e9.\u00a0 Il lavoro di oggi \u00e8 dunque cooperazione tra i lavoratori e tra i lavoratori e l\u2019impresa. Si partecipa nell\u2019impresa e con l\u2019impresa, non vi \u00e8 un altro modo. A questo fine occorre creare\u00a0 ambienti aziendali favorevoli che sono in larga misura \u00a0da promuovere, perch\u00e9 \u00e8 ancora molto diffusa, a causa della tradizione,\u00a0\u00a0 una visione antagonista, in \u00a0entrambe le parti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si apre, su una base strutturale tecnologica nuova e favorevole,\u00a0 la possibilit\u00e0 di una reale cooperazione tra lavoratori e imprenditori in azienda.\u00a0 Del resto il problema odierno delle fabbriche italiane\u00a0 non \u00e8 tanto un problema di tecnologie, quanto di organizzazione del lavoro, cio\u00e8 del miglior utilizzo delle persone. Corollario indispensabile \u00e8 l\u2019investimento sia delle imprese che del sindacato nell\u2019accrescimento costante della conoscenza dei lavoratori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La cooperazione tra lavoratori e azienda, oltre a mostrarsi un requisito sempre pi\u00f9\u00a0 indispensabile per poter affrontare i mercati internazionali sempre pi\u00f9 competitivi, \u00e8 anche il presupposto per iniziare a pensare a forme di imprese diverse. Si potrebbe immaginare\u00a0 un modello di impresa che non veda\u00a0 una sproporzione di potere tra il padrone-imprenditore e una massa di \u201cdipendenti\u201d, ma piuttosto come un incontro tra due parti alla pari, dove una apporta il capitale e l\u2019altra apporta il lavoro, e insieme si decide la governance e l\u2019organizzazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 bene ricordare\u00a0 un recente intervento di Papa Francesco all\u2019UCID sull\u2019impresa . \u201cPer quanto essa sia un bene\u00a0 di propriet\u00e0 e di gestione privata, per il semplice fatto che persegue obiettivi di interesse e di rilievo generali, quali ad esempio lo sviluppo economico, l\u2019innovazione, l\u2019occupazione, andrebbe tutelata quanto bene in s\u00e9\u201d. Insomma, l\u2019impresa sempre pi\u00f9 come bene comune.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non dimentichiamo che la maggior parte dei lavoratori\u00a0 rimane anche oggi \u201cdipendente\u201d, il che implica una condizione di subalternit\u00e0 e di inferiorit\u00e0, per quanto mitigata da reddito e da diritti. Un discorso sulla\u00a0 possibile trasformazione dell\u2019impresa , che oggi si presenta come\u00a0 un obiettivo concreto, potrebbe costituire un passo in avanti\u00a0 per affrontare questo problema storico (tema caro alla dottrina sociale cristiana; Pio XI proponeva, con prudenza, di mitigare, quando possibile, \u201cil contratto di lavoro con il contratto di societ\u00e0\u201d)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In secondo luogo, fra le conseguenze\u00a0 delle nuove tendenze ,\u00a0 va sicuramente inserita la caduta di una improvvida e sventurata distinzione , quella tra lavoratori produttivi e improduttivi, che ha lasciato tanti strascichi negativi\u00a0 nella storia del movimento dei lavoratori. \u00a0Nella\u00a0 concezione classica (marxiana)\u00a0 un enorme numero di lavoratori sarebbero da classificare tra gli improduttivi\u00a0 (non inutili, ma che non producono ricchezza e pertanto considerati a un livello inferiore; per essere espliciti, un infermiere, un dipendente pubblico \u00a0o un lavoratore del commercio \u00e8 meno importante dell\u2019operaio perch\u00e9 questo \u00e8 produttivo).\u00a0 Per il lavoro domestico che, evidentemente non \u00e8 produttivo si \u00e8 coniato un termine specifico, lavoro riproduttivo, quasi per isolarlo dagli altri lavori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma se invece pensiamo\u00a0 che ogni lavoro contribuisce alla \u201cproduzione della societ\u00e0\u201d e che il lavoro ormai dominante \u00e8 lavoro di conoscenza e di relazione (cura), allora tutti i lavori diventano importanti : produttivi o meno produttivi, privati o pubblici, dipendenti o indipendenti, culturali o di servizio, aziendali o domestici. E\u2019 compito poi della societ\u00e0\u00a0 realizzare per ognuno il giusto riconoscimento sociale ed economico, per la loro specificit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da ultimo va richiamato come\u00a0 sia il lavoro della conoscenza che il lavoro relazionale\u00a0 mettono le donne e gli uomini su un piano di parit\u00e0. In questi lavori non esiste nessuna condizione di inferiorit\u00e0 delle donne (come avveniva sovente nei lavori produttivi). Si aprono dunque possibilit\u00e0 nuove che rimettono in discussione i rapporti\u00a0 nell\u2019ambiente di lavoro (e indirettamente quelli familiari).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo excursus\u00a0 di problemi \u00a0si \u00e8 visto come cambiando la visione del\u00a0 lavoro \u2013 da lavoro produttivo a lavoro di conoscenza e di relazione-cura \u2013 gi\u00e0 si valorizzano tanti lavori e lavoratori sino a ieri marginali e come si aprono nuove prospettive per il lavoro e per le imprese.\u00a0 Possiamo cos\u00ec dare una risposta\u00a0 al quesito iniziale: la prospettiva emancipativa del lavoro non sta in un mitico cambiamento futuro, ma va invece individuata nella possibile e concreta valorizzazione attuale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La partecipazione, in particolare quella diretta dei lavoratori in azienda, ha un valore emancipativo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E dire che oggi il lavoro\u00a0 \u00e8 prevalentemente relazionale e di cura piuttosto che produttivo, vuol dire riscattare tanto lavoro sinora non considerato e dare un significato a un lavoro che non l\u2019aveva perch\u00e9 non produttivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non abbiamo al momento un termine onnicomprensivo e concorde per indicare il lavoro odierno che possa ereditare il posto\u00a0 dominante che\u00a0 per due secoli ha detenuto\u00a0 il \u201clavoro produttivo\u201d. Ma possiamo nel frattempo \u00a0parlare, \u00a0motivatamente, di lavoro di \u201ccura\u201d \u00a0perch\u00e9 non solo comprende direttamente la maggior parte dei lavori (la sanit\u00e0, la scuola, il settore pubblico, \u00a0tanta parte del terziario, il lavoro domestico, il terzo settore e tanti altri), \u00a0ma anche perch\u00e8\u00a0 vi si pu\u00f2 associare il lavoro della conoscenza per la \u201ccura\u201d che richiede.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La parola cura mette inoltre\u00a0 in contatto diretto il lavoro con l\u2019ambiente; se la \u201cLaudato s\u00ec\u201d ci propone la \u201ccura dell\u2019ambiente\u201d essa \u00e8 sempre di pi\u00f9 un\u2019azione preventiva\u00a0 che\u00a0 deve esprimersi\u00a0 in larga misura nei luoghi di lavoro\u00a0 a causa dei problemi che vi si generano\u00a0 ( \u00a0l\u2019inquinamento, i rifiuti, le scorie, i prodotti\u00a0 \u00a0insalubri, le lavorazioni nocive, gli imballaggi superflui\u2026.\u00a0 )<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Parlare di \u201ccura\u201d lega anche il lavoro al volontariato, al lavoro domestico, a chi ha bisogno di cura; rende meno distante il lavoratore garantito da chi invece si trova in una situazione meno fortunata. All\u2019inizio del movimento operaio, la maggior parte dei lavoratori erano poveri; ora il sindacato si interessa dei lavoratori che sono difesi dai contratti e dalle leggi, mentre dei poveri si interessano le Caritas, le cooperative, le Onlus.\u00a0 Parlare di \u201ccura\u201d significa gettare un ponte\u00a0 tra queste realt\u00e0, non\u00a0 consentire la separazione, ma fare tutto il possibile per tenerle unite.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 apre anche una prospettiva di maggior comprensione della reale condizione dei lavoratori\u00a0 di tutto il mondo; la maggior parte di essi\u00a0 (pi\u00f9\u00a0 di 2 miliardi, su circa 3,5 miliardi totali) svolge un lavoro informale, cio\u00e8 privo di ogni protezione contrattuale e legislativa, e vive in\u00a0 condizioni di povert\u00e0. Oggi che siamo in un\u2019economia globalizzata anche il mondo del lavoro\u00a0 dovrebbe pensare a come mondializzarsi non solo a livello dei vertici, ma a partire dagli stessi lavoratori.\u00a0 In campo industriale non \u00e8 la Confindustria a fare la politica internazionale che \u00e8 invece svolta da centinaia di migliaia di imprese\u00a0 che operano in tutto il mondo. Non si pu\u00f2 pensare a qualcosa di analogo anche per i lavoratori, occasione per affrontare meglio i propri problemi , di conoscere\u00a0 meglio i problemi\u00a0 degli altri, di capire l\u2019immigrazione, di formarsi una coscienza\u00a0 pi\u00f9 ampia?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rimane da affrontare una questione essenziale, presente nel dilemma iniziale: quella della mancanza di lavoro, altrimenti \u00a0la crisi rischia di invalidare ogni discorso sul lavoro. Dalla esperienza degli anni scorsi come dalle prospettive che si profilano, non sembra che ci si possa aspettare nel prossimo futuro uno sviluppo consistente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Settimana Sociale dei cattolici francesi di due anni fa\u00a0 aveva posto al centro\u00a0 del proprio dibattito la seguente questione: cosa succeder\u00e0 in Francia se nei prossimi 10 anni avremo un aumento medio del reddito ( PIL) dell\u2019 1%? . Questo \u00e8 esattamente il problema italiano. Siamo di fronte a una situazione ormai strutturale di scarso sviluppo e l\u2019 1%, che rimane per noi\u00a0 un obiettivo, non \u00e8 sufficiente per garantire l\u2019occupazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma se non aumenta la ricchezza\u00a0 anche lo strumento classico del sindacato, la rivendicazione, \u00a0risulta\u00a0 spuntato, perch\u00e9\u00a0 c\u2019\u00e8 poco da chiedere e da distribuire, tanto a livello dei salari che a livello dei benefici dello stato sociale.\u00a0 Se non pu\u00f2 pi\u00f9 usare molto la rivendicazione il movimento dei lavoratori deve trovare altre strade\u00a0 per rispondere all\u2019esigenza primaria delle persone di avere un lavoro per vivere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora la prima forma originaria di organizzazione dei lavoratori \u00e8 stata il mutualismo, una solidariet\u00e0\u00a0 tra lavoratori per aiutare chi aveva bisogno,\u00a0 solidariet\u00e0 tra eguali, un\u2019azione\u00a0\u00a0 volontaria per affrontare direttamente i \u00a0problemi. Se per oltre un secolo ha dominato il rivendicazionismo, ora che\u00a0 questo strumento\u00a0 \u00e8 frenato e limitato e per il sindacato \u00e8 necessario percorrere altre strade, il mutualismo\u00a0 pu\u00f2 ritornare attuale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come diceva un bravo storico del movimento operaio, Pino Ferraris, il sindacato rivendicativo \u00e8 l\u2019organizzazione \u201ccontro\u201d, il mutualismo \u00e8 l\u2019organizzazione \u201cpro\u201d. Nel primo caso si tratta di lottare e di chiedere; nel secondo invece si tratta di fare, costruire, realizzare direttamente sotto la propria responsabilit\u00e0 . Certamente dopo tanto tempo vissuto all\u2019insegna pressoch\u00e9 esclusiva del rivendicazionismo non \u00e8 facile aprire una prospettiva del tutto diversa. Ma \u00e8 la necessit\u00e0 che spinge a cambiare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il sindacato deve ricordarsi di avere due gambe; una \u00e8 quella\u00a0 rivendicazionista, l\u2019altra \u00e8 quella mutualista; se\u00a0 per tanto tempo ha usato la prima, ora \u00e8 tempo di usare anche la seconda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il mutualismo pu\u00f2 trovare concrete applicazioni sia sul piano economico che sul piano sociale: sul piano economico per ideare e avviare nuove soluzioni e nuove imprese per il lavoro, per gestire i beni comuni, per far nascere a livello di paese soluzioni comunitarie, per dare vita a nuove imprenditorialit\u00e0 evitando ogni assistenzialismo; in campo sociale, considerando che\u00a0 non esiste un sistema nazionale paragonabile a quello sanitario, per trovare \u00a0risposte alla miriade dei problemi sociale emergenti ( fra cui la grande questione della condizione anziana) e per contribuire a delineare un\u2019architettura generale. In questo impegno essenziale \u00e8 la dimensione territoriale, perch\u00e9 \u00e8 dal basso che occorre far maturare la coscienza civile che consente di dar vita a iniziative comuni volontarie, associative, inclusive, man mano pi\u00f9 robuste, nella prospettiva di una valorizzazione responsabile dei cittadini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Concludendo c\u2019\u00e8 un grande lavoro da fare\u00a0 speculare fra imprenditori e l sindacato.\u00a0 Le imprese devono essere sempre di pi\u00f9 imprese che valorizzano i lavoratori, che non discriminano le donne o gli immigrati, che non inquinano, che non sfruttano persone e risorse degli altri paesi; cos\u00ec il sindacato deve sviluppare una coscienza e una solidariet\u00e0 che non \u00e8 pi\u00f9 strettamente lavorista, ma che\u00a0 comprenda il rapporto uomo-donna, l\u2019ambiente,\u00a0 gli immigrati, insomma una solidariet\u00e0 plurale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli imprenditori poi come i sindacati devono promuovere, favorire, creare le condizioni perch\u00e9\u00a0 queste possibilit\u00e0 diventino effettive tra i lavoratori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma il compito\u00a0 primario spetta ai lavoratori che assumono, nella prospettiva delineata non il ruolo di semplici aderenti di un sindacato o di membri di un\u2019organizzazione, ma quello di protagonisti diretti della partecipazione, della cura, come del mutualismo. Nessuno pu\u00f2 farlo al posto loro. Occorre consentire loro di farlo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0(*) Sandro Antoniazzi Segretario del CISL Milano, Membro della COMMISSIONE &#8221;GIUSTIZIA E PAX&#8221; della diocesi di Milano<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per due secoli il lavoro \u00e8 stato al centro della vita economica, sociale e politica dell\u2019Occidente come dell\u2019Italia \u00a0( ne fa fede l\u2019articolo 1 della nostra Costituzione). 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