{"id":19147,"date":"2023-06-19T18:55:00","date_gmt":"2023-06-19T16:55:00","guid":{"rendered":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/?p=19147"},"modified":"2023-06-20T18:36:03","modified_gmt":"2023-06-20T16:36:03","slug":"caffe-leconomia-com-impegno-civile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/caffe-leconomia-com-impegno-civile\/","title":{"rendered":"Caff\u00e8, l&#8217;economia come impegno civile"},"content":{"rendered":"\n<p>Il fatto che a 35 anni dalla sua scomparsa si continui a parlare di Federico Caff\u00e8 testimonia in maniera evidente la capacit\u00e0 di suggestione che la sua visione dell\u2019economia ha ancora soprattutto presso un pubblico di non addetti ai lavori. Oggi come in passato, ci\u00f2 che colpisce chi legge i suoi lavori \u00e8, oltre alla chiarezza dell\u2019esposizione, la sua lettura dell\u2019economia come disciplina morale. Meno attenzione \u00e8 stata data invece al modo in cui lo studioso \u00e8 arrivato a definire questa visione. Un vuoto di analisi che ha finito col lasciare lo spazio all\u2019idea che ci si trovi di fronte ad un economista certamente motivato sul piano dei valori, ad un profondo conoscitore della materia, che ha tuttavia avuto una importanza relativamente marginale sul piano della produzione scientifica e che, in ogni caso, non ha dato alcun contributo significativo al dibattito economico italiano e internazionale.<\/p>\n\n\n\n<p>Due conclusioni largamente discutibili non solo perch\u00e9 il suo impegno etico sociale \u00e8 il punto di arrivo di un percorso scientifico profondamente radicato nella letteratura economica del suo tempo, ma anche perch\u00e9 Caff\u00e8 ha arricchito questa stessa letteratura con contributi tanto originali quanto poco compresi. Una difficolt\u00e0 di comprensione che pu\u00f2 essere superata solo collocando la sua opera nel contesto in cui questo studioso si \u00e8 formato. Un passo che va fatto evidentemente per qualunque economista, ma che spesso ci si dimentica di fare quando una visione dell\u2019economia diventa egemone al punto da apparire l\u2019unica possibile. Un passo indispensabile in particolare per uno studioso come Caff\u00e8 che si \u00e8 formato in una stagione del tutto particolare sia della politica che della cultura in generale e, in particolare, di quella economica. Molte tra le sue prese di posizione, che al lettore di oggi possono apparire stravaganti, erano del tutto simili a quelle prese da molti tra gli economisti del suo tempo.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci\u00f2 che ha reso in qualche modo specifica l\u2019esperienza scientifica di Caff\u00e8 \u00e8 stato invece la sua profonda conoscenza del dibattito economico che si era sviluppato nel mondo anglosassone negli anni Trenta. Una conoscenza che lo ha messo in condizione di avere una piena comprensione del significato di una stagione in cui l\u2019intera cultura si stava ripensando. Una stagione segnata dal New Deal, cio\u00e8 da un progetto che era politico e sociale prima di essere scientifico, che si proponeva di superare l\u2019idea di democrazia paternalistica sino ad allora prevalente nel mondo occidentale e di costruire una democrazia che accettava il conflitto tra interessi diversi trasformandolo in partecipazione. Caff\u00e8 \u00e8 stato, in altre parole, un testimone attento e coinvolto sul piano dei valori, di un cambiamento profondo della cultura attraverso il quale una intera generazione di studiosi ha lavorato alla definizione di una lettura dell\u2019economia che voleva rendere praticabile un progetto di democrazia partecipata e, nello stesso tempo, lo voleva far diventare uno strumento per una sua legittimazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma l\u2019esperienza di Caff\u00e8 \u00e8 stata profondamente segnata anche dalla sua partecipazione agli anni della resistenza e, pi\u00f9 in generale, al clima del dopoguerra in Italia. Anni nei quali ha avuto la possibilit\u00e0 di vivere pienamente il risveglio politico e culturale del nostro paese dopo la caduta del fascismo e, pi\u00f9 in particolare, ha potuto rendersi conto di come l\u2019intera avventura scientifica e politica del New Deal poteva costituire un punto di riferimento importante all\u2019interno di un contesto, quello del nostro paese, che, sia pure per un arco di tempo breve, \u00e8 stato straordinariamente aperto ai cambiamenti.<\/p>\n\n\n\n<p>La stagione che la disciplina ha vissuto negli anni Trenta, in particolare negli USA e in Gran Bretagna, pu\u00f2 essere vista come l\u2019effetto combinato di un insieme di spinte che si sono alimentate una con l\u2019altra. La prima, come spesso accade nella riflessione economica, \u00e8 stata quella che \u00e8 nata all\u2019interno della politica. Un cambiamento della politica che si \u00e8 accompagnato ad una radicale trasformazione delle convinzioni di tutta la comunit\u00e0 scientifica sul piano del metodo e che, col tempo, ha in qualche modo costretto gli studiosi di economia a ripensare l\u2019intero impianto teorico che era stato definito nei decenni precedenti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il ruolo centrale della politica nei processi di cambiamento \u00e8 legato in primo luogo alla dimensione dei problemi con cui la politica stessa si \u00e8 dovuta misurare in quegli anni. A partire dal 1929, di fronte ad una crisi che aveva assunto dimensioni straordinarie con effetti sociali devastanti, le classi dirigenti hanno dovuto prendere atto dei limiti di una cultura economica che fino ad allora si era presentata come scienza \u201cforte\u201d, spingendola a muoversi in altre direzioni per trovare una soluzione a questi problemi. L\u2019obiettivo che erano in qualche modo costretti a porsi non era solo quello di far ripartire nuovamente lo sviluppo, ma di riuscire a farlo attraverso nuovi equilibri sociali. Attraverso un progetto capace di sfidare sul piano della tutela dei pi\u00f9 deboli e su quello dei valori, il mondo del socialismo reale (e quello dei fascismi europei). E\u2019 solo se collochiamo i cambiamenti nella cultura economica in questo contesto che possiamo capire perch\u00e9 l\u2019orizzonte culturale della disciplina \u00e8 radicalmente cambiato in pochi anni. Perch\u00e9 si \u00e8 passati da una cultura che legittimava gli equilibri politici e sociali esistenti ad un\u2019altra che li metteva in discussione e che tentava di definire un progetto di democrazia pi\u00f9 avanzata, nel senso di maggiormente partecipata. In altre parole, sono state in qualche modo le necessit\u00e0 imposte dalla storia che spiegano ci\u00f2 che \u00e8 avvenuto in quegli anni a livello politico prima e culturale poi.<\/p>\n\n\n\n<p>Sul piano della disciplina la discontinuit\u00e0 pi\u00f9 evidente con il passato sta nel fatto che le politiche del New Deal hanno trovato il loro retroterra non tanto nella teoria economica quanto nei valori e, in particolare, nei valori costituzionali USA. Un insieme di politiche che nel loro insieme hanno disegnato una proposta di convivenza civile che rifiutava l\u2019idea di un capitalismo incompatibile con la sopravvivenza di una democrazia cercando di mostrare come fosse sempre possibile far dialogare le logiche di una democrazia avanzata con quelle del mercato. Sempre possibile, ma alla condizione fondamentale che le logiche del mercato restassero subalterne rispetto a quelle della democrazia. Un dialogo che, come si pu\u00f2 immediatamente comprendere, non poteva non coinvolgere la questione dei valori e quindi degli obiettivi.<\/p>\n\n\n\n<p>Il cambiamento del quadro politico \u00e8 avvenuto negli stessi anni in cui stava giungendo a maturazione un altro grande cambiamento tutto interno questa volta alla comunit\u00e0 scientifica il cui effetto \u00e8 stato una nuova e sostanziale delegittimazione della visione economica tradizionale. A partire dai primi due decenni del secolo, infatti, la cultura epistemologica stava ripensandosi, mettendo in discussione il positivismo e, in particolare, il metodo deduttivo a priori di Mill, cio\u00e8 il metodo intorno al quale era stata costruita l\u2019intera cultura del mercato. Un metodo che si fondava sull\u2019esclusione dei valori dal processo scientifico, su assiomi attraverso i quali si volevano cogliere gli elementi essenziali all\u2019interno della complessit\u00e0 economico sociale, su una logica deduttiva e deterministica. Tre pilastri che risultavano incoerenti con la nuova cultura epistemologica che affrontava in maniera diversa la questione della complessit\u00e0, che usava logiche probabilistiche e che individuava nei valori le premesse necessarie di ogni processo scientifico. Una conclusione, quest\u2019ultima, che da un lato ridimensionava fortemente l\u2019immagine di \u201cscienza neutrale\u201d che si era data l\u2019economia nei decenni precedenti e, dall\u2019altro, legittimava un approccio, come quello del New Deal, che era fondato anche e in primo luogo sui valori (quelli costituzionali USA). &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il cambiamento del quadro politico e di quello epistemologico non poteva non incidere sul dibattito interno alla disciplina costringendolo a un profondo ripensamento dell\u2019intera impalcatura della teoria economica. Un ripensamento che ha assunto una sua forma compiuta con Keynes che ha portato all\u2019interno della disciplina gli sviluppi epistemologici anche attraverso la costruzione di una teoria capace di fondarsi su valori (la buona vita nella buona societ\u00e0), di superare la logica deterministica (con il ricorso ad una logica probabilistica) e di dialogare con la complessit\u00e0 in modo diverso da quello di Mill (la teoria macroeconomica). E\u2019 attraverso il pensiero di Keynes che le politiche del New Deal hanno superato la fase strettamente sperimentale e sono state in grado di svilupparsi all\u2019interno di un quadro di riferimento ben definito.<\/p>\n\n\n\n<p>Con Keynes comincia a strutturarsi quello che sar\u00e0 conosciuto come il riformismo, cio\u00e8 appunto il tentativo di utilizzare il mercato come uno degli strumenti necessari al pieno raggiungimento di una democrazia avanzata. Nulla a che fare quindi con l\u2019attuale riformismo che va in una direzione esattamente opposta visto che il suo obiettivo \u00e8 quello della flessibilit\u00e0, cio\u00e8 di piegare l\u2019organizzazione sociale all\u2019obiettivo del buon funzionamento del mercato e, di conseguenza, dell\u2019efficienza.<\/p>\n\n\n\n<p>Come si vede, l\u2019idea che l\u2019economia debba essere considerata una scienza morale che va costruita in funzione di valori e del perseguimento di una qualche civilt\u00e0 possibile, accomunava Caff\u00e8 ad una larga parte della cultura anglosassone degli anni Trenta. Ma \u00e8 la partecipazione ai lavori preparatori all\u2019Assemblea Costituente che mette lo studioso abruzzese in condizioni di arricchire queste conoscenze spingendolo ad andare al di l\u00e0 di quel dibattito. E questo perch\u00e9 \u00e8 un\u2019esperienza che lo mette in condizioni di cogliere il significato profondo di quanto aveva potuto apprendere dalla letteratura economica in un momento fondamentale della vita del nostro paese. All\u2019interno dei lavori preparatori a quell\u2019assemblea, Caff\u00e8 ha trovato infatti non solo un uditorio attento a quanto aveva da dire, ma anche una capacit\u00e0 di interagire e porre le sue riflessioni all\u2019interno di un punto di vista pi\u00f9 ampio.<\/p>\n\n\n\n<p>Ed \u00e8 da questa interazione che \u00e8 nato il suo contributo pi\u00f9 importante alla riflessione che \u00e8 legato al modo in cui Caff\u00e8 ha affrontato la questione della complessit\u00e0 della cultura in un contesto in cui possono coesistere molti percorsi scientifici. Una pluralit\u00e0 di percorsi che \u00e8 stata l\u2019ovvia conseguenza del fatto che i valori da cui partono gli studiosi e i loro obiettivi possono essere differenti. Una questione della quale il dibattito degli anni Quaranta e Cinquanta era stato solo in parte consapevole, anche come effetto dell\u2019egemonia raggiunta dalla cultura keynesiana, e che in quegli anni era stato affrontato sostanzialmente riproponendo l\u2019atteggiamento non dogmatico tipico di quell\u2019approccio. Una posizione che Caff\u00e8 ha qualificato e superato attribuendo un valore di carattere generale a quanto l\u2019esperienza alla Costituente gli aveva insegnato. Nella sua lettura, l\u2019esistenza di visioni dell\u2019economia anche sensibilmente diverse non doveva essere vista come un problema quanto piuttosto come un\u2019occasione di confronto che poteva portare a risultati capaci di arricchire ciascun partecipante al confronto stesso.<\/p>\n\n\n\n<p>La conclusione a cui \u00e8 giunto Caff\u00e8 \u00e8 che il percorso scientifico, ma anche quello di formazione di uno studioso di economia, deve articolarsi in due fasi. Nella prima, l\u2019obiettivo deve essere quello di costruire una visione consapevolmente ed esplicitamente di parte, perch\u00e9 fondata su interessi e valori che possono non essere condivisi. Questo significa che non pu\u00f2 esistere nessuna cultura economica che pu\u00f2 essere definita \u201ctecnica\u201d nel senso di neutrale mentre, al contrario, \u00e8 possibile costruire una cultura economica che si ponga dal punto di vista degli interessi del lavoro e dei gruppi sociali deboli. La definizione di un punto di vista economico di parte \u00e8 un obiettivo che va perseguito in maniera intransigente e senza alcuna subalternit\u00e0 rispetto alle altre culture e, in particolare, rispetto a quella dei forti. Ma, nella visione dell\u2019economia di Caff\u00e8, la costruzione di una visione \u201cdi parte\u201d, non deve essere mai considerata un punto di arrivo. Va visto piuttosto come il primo passo, essenziale ma non conclusivo, per potersi mettere in condizioni di confrontarsi con gli altri interessi, valori e punti di vista. Un confronto che viene visto come lo strumento attraverso il quale si pu\u00f2 arrivare a momenti di sintesi pi\u00f9 avanzati e si costruisce la cultura della democrazia e dell\u2019impegno civile. L\u2019attenzione di Caff\u00e8 a tutti gli sviluppi scientifici, il suo eclettismo, pu\u00f2 essere compreso fino in fondo solo se lo si colloca all\u2019interno di questo tipo di lettura del ruolo dello studioso di economia.<\/p>\n\n\n\n<p>Un punto di arrivo che rende pi\u00f9 comprensibile da un lato perch\u00e9 l\u2019opera di Caff\u00e8, la sua visione dell\u2019economia come disciplina dell\u2019impegno civile, mantenga inalterata una forte capacit\u00e0 di suggestione e, dall\u2019altro, perch\u00e9 sia difficile per le nuove generazioni comprenderne fino in fondo il significato, nonostante il fatto che si tratti di una visione profondamente radicata nella tradizione del pensiero economico. Una difficolt\u00e0 di comprensione che \u00e8 legata in primo luogo al fatto che il grande dibattito degli anni Trenta \u00e8 stato completamente dimenticato e non \u00e8 pi\u00f9 frequentato dagli studiosi di economia. Ma \u00e8 anche conseguenza del fatto che la \u201ccivilt\u00e0 possibile\u201d che sta dietro la visione di Caff\u00e8 \u00e8 quella di una democrazia della partecipazione che si nutre di interessi, valori e cultura diverse in continuo confronto tra loro. Un confronto che evita le semplificazioni e non \u00e8 mai tra posizioni vere o false, giuste o sbagliate; che prevede che esista sempre uno spazio di possibile sovrapposizione tra le posizioni. Uno spazio che oltre ad essere una caratteristica della cultura della complessit\u00e0, lo \u00e8 anche della vita democratica. Una idea di democrazia molto lontana da quella attuale che rende evidente il suo essere paternalistica nel momento stesso in cui prevede che esista una sola cultura, da tutti condivisa, considerata neutrale, dalla quale si possono ricavare linee di politica d\u2019intervento demandate ad organismi non politici che, come tali, appaiono incontestabili.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il fatto che a 35 anni dalla sua scomparsa si continui a parlare di Federico Caff\u00e8 testimonia in maniera evidente la capacit\u00e0 di suggestione che la sua visione dell\u2019economia ha ancora soprattutto presso un pubblico di non addetti ai lavori. <\/p>\n","protected":false},"author":6427,"featured_media":19150,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"class_list":["post-19147","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-newsletter"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.4 - 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