{"id":19673,"date":"2023-11-13T22:03:25","date_gmt":"2023-11-13T21:03:25","guid":{"rendered":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/?p=19673"},"modified":"2023-11-14T19:27:51","modified_gmt":"2023-11-14T18:27:51","slug":"la-prospettiva-e-il-welfare-di-prossimita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/la-prospettiva-e-il-welfare-di-prossimita\/","title":{"rendered":"La prospettiva e&#8217; il welfare di prossimita&#8217;"},"content":{"rendered":"\n<p>La crisi del welfare nella transizione culturale<\/p>\n\n\n\n<p>La crisi del <em>welfare<\/em> va compresa oggi nell\u2019orizzontedella grande transizione europea, che non \u00e8 solo demografica ma anche culturale. I sistemi di sicurezza sociale si affermarono in Europa nei cosiddetti <em>Trenta gloriosi<\/em>,gli anni tra il 1945 e il 1975. Il miracolo economico, l\u2019affermazione di nuovi diritti sociali, l\u2019estensione delle condizioni di benessere furono il prodotto di ordinamenti alla cui definizione contribuirono partiti, sindacati, movimenti collettivi. Come ha argomentato alcuni anni fa Tony Judt con esemplare chiarezza, \u201cera lampante che la giustizia, l\u2019uguaglianza di opportunit\u00e0 o la sicurezza economica fossero obiettivi condivisi che potevano essere raggiunti solo attraverso l\u2019azione comune\u201d (Judt, 2010). Non mancavano controindicazioni come la regolamentazione e il controllo dall\u2019alto, eccessivamente intrusivi \u2013 i sistemi di welfare erano totalmente in mano allo Stato\u2013 ma questo era il prezzo della giustizia sociale, ed era il prezzo che valeva la pena pagare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>A partire dalla seconda met\u00e0 degli anni Settanta questa visione entr\u00f2 in crisi e fu stravolta. Sal\u00ec alla ribalta una generazione il cui elemento unificante non era pi\u00f9 rivendicare l\u2019interesse di tutti, ma i bisogni e i diritti di ognuno. Questa critica ebbe esiti sia a destra che a sinistra. In un\u2019intervista del 1987 Margaret Thatcher, che governava gi\u00e0 da otto anni in Gran Bretagna, afferm\u00f2: \u201cthere is no such a thing as society\u201d, non esiste la societ\u00e0, esistono solo gli individui: una formula che avrebbe fatto fortuna nei decenni successivi. Fu la dichiarazione di morte del <em>welfare consensus<\/em> del dopoguerra, ossia la \u201cconvergenza delle diverse forze politiche nel supporto all\u2019interventismo statale e all\u2019alta spesa pubblica\u201d (Serughetti, 2023). L\u2019individualismo e \u201cl\u2019affermazione del diritto di ogni persona alla massima libert\u00e0 privata e alla libert\u00e0 assoluta di esprimere desideri autonomi\u201d (Judt, 2010) prevalsero sui sacrifici a cui le singole identit\u00e0 con le loro esigenze debbono ricorrere, se desiderano associarsi, e confluire in soggetti politici di massa, possibilmente influenti e duraturi. Il dibattito pubblico scopr\u00ec il tema delle identit\u00e0, fondamentale nel panorama culturale di oggi. Ed \u00e8 anche per questa via che matur\u00f2 la crisi dei movimenti collettivi, del sentirsi parte di un <em>noi<\/em> pi\u00f9 grande che rappresenta e protegge. Ma anche la crisi dello Stato, della sua autorit\u00e0 e delle sue funzioni di patrocinatore della giustizia e di redistributore sociale.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma la critica, come si diceva, arriv\u00f2 anche da sinistra. La societ\u00e0 dei <em>Trenta gloriosi<\/em> era in fondo troppo massificata e appiattita: lo Stato era il regolatore supremo, copriva ogni aspetto della vita collettiva, con forti tratti di paternalismo. Ragionava per categorie e la \u201ccategorializzazione\u201d delle risposte mortificava le diversit\u00e0. Il modello sanitario era ancora ottocentesco, prevalentemente basato sugli ospedali e gli istituti per anziani erano spesso l\u2019eredit\u00e0 delle grandi istituzioni dell\u2019epoca moderna in cui si ricoveravano poveri, mendicanti, malati mentali, handicappati: una politica di reclusione degli emarginati. Presero forma e si consolidarono un pensiero e una cultura anti-autoritari, i cui maggiori esponenti, Foucault, Goffman, Basaglia, Illich, conducevano battaglie in nome della libert\u00e0 e della dignit\u00e0 della persona, contro le istituzioni totali, gli universi concentrazionari, i reclusori: spazi dove, in nome di una uniformit\u00e0 di trattamenti si arrivava a calpestare e annullare la personalit\u00e0 stessa dei reclusi. Processi di mortificazione, li definiva un libro fondamentale, <em>Asylums<\/em> di Erving Goffman, che fu tradotto in Italia nel 1968, proprio a cura di Franco Basaglia, il padre della riforma psichiatrica. In quegli anni, Ivan Illich contestava il sistema sanitario parlando di espropriazione della salute, di iatrogenesi, di medicalizzazione dei bisogni, di industrializzazione della cura. Scriveva a proposito di un certo approccio alla vecchiaia: \u201cQuanto pi\u00f9 la vecchiaia diventa soggetta a servizi di assistenza professionale, tanta pi\u00f9 gente viene spinta in istituti specializzati per gli anziani, mentre l\u2019ambiente di casa, per quelli che resistono, si fa sempre pi\u00f9 inospitale. Questi istituti sembrano il dispositivo strategico odierno per disfarsi dei vecchi\u201d. Infatti \u201cil tasso di mortalit\u00e0 durante il primo anno dopo il ricovero \u00e8 sensibilmente pi\u00f9 alto di quello che si registra fra i vecchi che rimangono nel loro ambiente abituale\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il sociologo Alberto Melucci aveva individuato all\u2019inizio degli anni \u201980 un mutamento importante all\u2019interno dei movimenti che erano nati negli anni della contestazione. Se le lotte che avevano caratterizzato gran parte del Novecento avevano come oggetto la contesa sulla distribuzione delle risorse materiali e sul controllo del modo di produzione, ora l\u2019oggetto dei conflitti sociali diventa prevalentemente immateriale e simbolico. Questa cultura anti-autoritaria oggi \u00e8 in declino, malgrado la crisi dello Stato e dei sistemi collettivi. Nella societ\u00e0 dell\u2019<em>io<\/em>, infatti, in un tempo di soggettivismi esasperati, i poveri o i marginali sono considerati colpevoli del loro destino infausto. E cos\u00ec, pur in un quadro attuale di allargamento dei diritti individuali reclamati, gli scartati restano fuori e non hanno voce.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>Cambiare il <em>welfare<\/em> destinato alle fragilit\u00e0: il <em>welfare<\/em> di prossimit\u00e0.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p>Gli scenari demografici e culturali cos\u00ec mutati impongono dunque un cambiamento profondo nelle articolazioni del <em>welfare state<\/em>, in particolare per ci\u00f2 che riguarda la qualit\u00e0 dei servizi di cura rivolti alle fragilit\u00e0. Innanzitutto non bisogna dimenticare in fretta l\u2019esperienza tragica della pandemia, come se fosse stata una parentesi sciagurata. La pandemia infatti non \u00e8 stata una parentesi, ma un drammatico evento rivelatore. Al 1\u00b0 gennaio del 2022 l\u2019et\u00e0 media dei pazienti deceduti e positivi a SARS-CoV-2 era di 81,3 anni. Quasi l\u201985% dei decessi per coronavirus ha riguardato persone over 70, oltre il 56% quelle con pi\u00f9 di 80 anni. Si \u00e8 trattato di un vero e proprio \u201canzianicidio\u201d avvenuto soprattutto negli istituti, nelle case di cura, nelle RSA, nelle nursing homes, o, come si chiamano in Francia, nelle Ephad. Certo, l\u2019et\u00e0 avanzata e le pluripatologie hanno aumentato il rischio da Covid-19, ma gli anziani a casa non sono morti nella stessa proporzione degli anziani in istituto. Secondo alcuni studi, in pi\u00f9 del 60% dei morti da coronavirus in Europa si \u00e8 trattato di anziani istituzionalizzati. Dopo eventi di tale gravit\u00e0 nulla pu\u00f2 rimanere com\u2019era: &#8220;Peggio di questa crisi c&#8217;\u00e8 solo il dramma di sprecarla&#8221;, aveva detto papa Francesco nella messa di Pentecoste 2020, la prima celebrata in presenza, dopo le misure restrittive imposte dal coronavirus.<\/p>\n\n\n\n<p>Siamo ad un punto di svolta paragonabile a quanto accadde nel 1978. Allora, venne istituito il Servizio Sanitario Nazionale, che per quarantacinque anni ha garantito alla popolazione italiana, attraverso la sanit\u00e0 pubblica e universalistica, standard di cure e di assistenza molto elevati, tra i migliori al mondo, come attesta l\u2019aumento formidabile della longevit\u00e0 in Italia negli ultimi decenni. Fu quello l\u2019<em>acme<\/em> del modello di <em>welfare <\/em>di massa. Oggi non basta pi\u00f9. Si pensi all\u2019eccesso di ospedalizzazione o alle molteplici falle del sistema, come il congestionamento dei servizi di Pronto soccorso. Del resto,da allora, l\u2019Italia non \u00e8 pi\u00f9 lo stesso paese: l\u2019indice di vecchiaia al censimento 1981era pari a 61,7; oggi \u00e8 l\u2019 87,9. Occorre un nuovo modello di <em>welfare<\/em>, il <em>welfare<\/em> di prossimit\u00e0, che sposti risorse e servizi nei luoghi dove vive la popolazione, specialmente gli anziani, attraverso un sistema a rete e ad alta integrazione e che abbia il domicilio come centro nevralgico di cura e di assistenza.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>La legge 33\/23 per nuove politiche a favore degli anziani.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p>Un grande momento di svolta in questa direzione \u00e8 stata l\u2019istituzione, nel settembre 2020, in piena pandemia, della Commissione per la riforma dell\u2019assistenza sanitaria e sociosanitaria della popolazione anziana, la cui presidenza \u00e8 stata affidata a mons. Vincenzo Paglia. Al termine di un lungo e complesso lavoro della Commissione, nel marzo del 2023 \u00e8 stata approvata dal Parlamento senza alcun voto contrario la legge 33 (\u201cDeleghe al Governo in materia di politiche in favore delle persone anziane), che istituisce per la prima volta nella nostra storia un sistema di <em>welfare<\/em> veramente a misura di anziano: una legge storica poich\u00e9 mette insieme cultura, esperienze, studi, <em>best practices<\/em> che da decenni animano il dibattito sull\u2019innovazione sociosanitaria del nostro paese. Pensiamo a temi quali l\u2019integrazione di sanit\u00e0 e assistenza e la creazione di un <em>continuum<\/em> di servizi personalizzati; il trasferimento della regia del sistema integrato dalle residenze e dall\u2019ospedale al territorio e alla domiciliarit\u00e0; riconoscimento e qualificazione dei prestatori d\u2019opera nei servizi alla persona e dei <em>caregiver<\/em> familiari; e tanto altro ancora.<\/p>\n\n\n\n<p>La legge delega attiva due ambiti di intervento: da un lato, politiche per l\u2019invecchiamento attivo, promozione dell\u2019inclusione sociale e prevenzione della fragilit\u00e0; dall\u2019altro, assistenza sociale, sanitaria e sociosanitaria per le persone anziane non autosufficienti. L\u2019architettura del sistema finalmente integrato (Sistema nazionale per la popolazione anziana non autosufficiente, SNAA) si fonda su una cabina di regia costituita dal Comitato interministeriale per le politiche in favore della popolazione anziana (CIPA), presieduto dal Presidente del Consiglio, che adotta ogni anno i due Piani, per l\u2019invecchiamento attivo e per l\u2019assistenza e la cura della fragilit\u00e0 e della non autosufficienza. Il <em>modus operandi<\/em> del sistema \u00e8 il <em>continuum<\/em> assistenziale, che inizia dai Punti Unici di Accesso (PUA), collocati presso le Case di comunit\u00e0, cio\u00e8 sul territorio, dove avviene l\u2019incontro fisico tra le diverse professionalit\u00e0; e che prosegue con l\u2019elaborazione, per ciascun soggetto preso in carico, di Progetti individualizzati di assistenza integrata (PAI), da attuare prevalentemente al domicilio dell\u2019interessato, o in centri diurni, o ancora in servizi residenziali temporanei di sollievo, ove si prospettano i nuovi compiti per RSA rinnovate.<\/p>\n\n\n\n<p>In pratica viene azzerata la modalit\u00e0 prestazionale dell\u2019intervento di cura, con i suoi protocolli standardizzati, per adottare la modalit\u00e0 della presa in carico. Si entra cio\u00e8 in un\u2019altra dimensione: quella della personalizzazione dei servizi, che vengono forniti sulla base del bisogno del soggetto assistito e non dei moduli organizzativi del servizio.<\/p>\n\n\n\n<p>Per quanto riguarda le RSA, certo viene sottratto loro il monopolio della cura delle fragilit\u00e0. Del resto basti pensare che un\u2019indagine della Commissione Paglia e ISTAT ha evidenziato che nella popolazione over 75, circa 7 milioni di persone, 2,7 milioni presentano situazioni di estrema fragilit\u00e0 per diversi motivi. I servizi di ADI forniscono 18 ore l\u2019anno per anziano bisognoso e l\u2019investimento sul territorio e presso l\u2019abitazione non supera i 2 miliardi annui. Per i 280 mila anziani in RSA la spesa pubblica e dei cittadini \u00e8 di ben 12 miliardi l\u2019anno: una sproporzione macroscopica e per certi versi inspiegabile. Non si tratta di mettere in discussione la necessit\u00e0 di servizi residenziali adeguati, a patto che si rispetti il principio per cui tutti gli anziani hanno diritto a vivere fino alla fine dei loro giorni in luoghi che possano chiamare casa o famiglia La legge 33 chiede alle RSA di rinnovarsi e di adattarsi a nuovi ruoli: \u201cnon pi\u00f9 \u2018terminali\u2019 di un processo di inevitabile decadimento da cui non si offrono pi\u00f9 vie di uscita, non pi\u00f9 entit\u00e0 isolate e isolanti, che rendono difficile o impossibile il contatto umano, ma elementi dinamici, aperti alla societ\u00e0, alle famiglie e al volontariato\u201d (Palombi, 2023). Possono diventare centri multiservizi, fornendo un mix di servizi territoriali e domiciliari, unit\u00e0 mobili, specie nelle aree interne e pi\u00f9 spopolate del paese; o trasformarsi in ospedali di comunit\u00e0, somministrando cure di transizione. Ma la legge introduce anche nuove forme di coabitazione solidale domiciliare per le persone anziane e di coabitazione intergenerazionale, nell\u2019ambito di case famiglia, gruppi famiglia, gruppi appartamento e condomini solidali\u201d,alternative all\u2019istituzionalizzazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto a carico e sulle spalle dello Stato? Certamente no. La legge promuove e valorizza, nell\u2019ambito del sistema di cura, tutte quelle reti di prossimit\u00e0 che si creano attorno all\u2019anziano fragile e che sono costituite da esperienze di volontariato, risorse parentali, forme di cittadinanza attiva, in grado di spezzare l\u2019isolamento sociale degli anziani. Nella societ\u00e0 frammentata e atomizzata di oggi, che d\u00e0 enorme valore all\u2019autonomia dei singoli e deprezza l\u2019importanza dei legami stabili, essere condannati alla solitudine \u00e8 il destino comune di molti anziani. E di solitudine ci si ammala e si muore. La legge va incontro a quel modello di \u201ccitt\u00e0-comunit\u00e0\u201d di cui parla papa Francesco nella <em>Laudato si\u2019<\/em>, affermando che la qualit\u00e0 delle relazioni umane possono fare la differenza anche in un ambiente profondamente degradato dalla miseria. Promuovere l\u2019amicizia civica \u00e8 certamente un tratto innovativo che la legge si propone di realizzare.<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>Considerazioni finali.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p>Il <em>welfare<\/em> aggiornato ai tempi deve saper coniugare universalit\u00e0 e diversit\u00e0: servizi di cura a carattere universalistico, ma con l\u2019impronta della personalizzazione, poich\u00e9 ogni soggetto \u00e8 unico: non pi\u00f9 <em>i disabili<\/em>, ma <em>quella persona con la sua disabilit\u00e0<\/em>. La quale, per di pi\u00f9, non deve mai essere identificata col suo limite.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Infine, la solidariet\u00e0 con la persona nel bisogno deve oggi misurarsi con due grossi ostacoli. Da un lato, la colpevolizzazione dei poveri, a cui si \u00e8 gi\u00e0 accennato, fenomeno che cresce in questi anni anche a causa della domanda di distanza dagli altri e dei meccanismi di un neo-capitalismo competitivo che d\u00e0 un peso eccessivo alla meritocrazia. Dall\u2019altro, la settorializzazione o professionalizzazione delle risposte, che vedono specialisti fornire il proprio contributo, pur di valore, senza connettersi con la complessit\u00e0 dei problemi e delle risorse di una persona, in una visione globale e olistica. In questo modo anche il lavoro sociale finisce per essere di sportello, si applicano protocolli, si categorizzano i bisogni, si interviene su esplicita richiesta, ma l\u2019umanit\u00e0 dei bisognosi resta sullo sfondo. La standardizzazione delle risposte \u00e8 un\u2019arma a doppio taglio. C\u2019\u00e8 una professionalit\u00e0, una laicit\u00e0 del servizio da promuovere e coltivare, ma, verrebbe da dire, occorre anche uscire dalle istituzioni o dagli uffici e ritornare sulla strada, percorrere di pi\u00f9 le vie e le piazze dei quartieri o dei borghi dove vive la gente, per conoscerne la storia, la vita, le difficolt\u00e0 e, all\u2019occorrenza, prevenirne i bisogni. Proprio come diceva una vecchia canzone: \u201cC&#8217;\u00e8 solo la strada su cui puoi contare, la strada \u00e8 l&#8217;unica salvezza, c&#8217;\u00e8 solo la voglia e il bisogno di uscire, di esporsi nella strada e nella piazza. Perch\u00e9 il giudizio universale non passa per le case, le case dove noi ci nascondiamo. Bisogna ritornare nella strada, nella strada per conoscere chi siamo\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Fonti delle citazioni<\/p>\n\n\n\n<p>T. Judt, Guasto \u00e8 il mondo, Roma-Bari 2010.<\/p>\n\n\n\n<p>G. Serughetti, La societ\u00e0 esiste, Roma-Bari, 2023.<\/p>\n\n\n\n<p>I. Illich, Nemesi medica. L\u2019espropriazione della salute, Milano 2004.<\/p>\n\n\n\n<p>L. Palombi, \u201cLe premesse demografiche, epidemiologiche, sociali e sanitarie della legge\u201d, in (a cura di) V. Paglia, L\u2019Et\u00e0 Grande: la nuova legge per gli anziani, Milano 2023.<\/p>\n\n\n\n<p>G. Gaber, La strada, in: Anche per oggi non si vola, Stagione teatrale 1974\/75.<\/p>\n\n\n\n<p>*Responsabile del servizio anziani della Comunit\u00e0 di S. Egidio<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La crisi del welfare va compresa oggi nell\u2019orizzontedella grande transizione europea, che non \u00e8 solo demografica ma anche culturale. 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