{"id":19806,"date":"2023-12-13T18:02:28","date_gmt":"2023-12-13T17:02:28","guid":{"rendered":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/?p=19806"},"modified":"2023-12-13T18:18:35","modified_gmt":"2023-12-13T17:18:35","slug":"non-di-sola-riduzione-di-orario-e-il-futuro-della-contrattazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/non-di-sola-riduzione-di-orario-e-il-futuro-della-contrattazione\/","title":{"rendered":"Riduzione di orario, motore del futuro della contrattazione"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per me, che 45 anni fa, assieme a Nicola Cacace e Luigi Frey scrivemmo un libro intitolato \u201clavorare meno, per lavorare tutti\u201d (Edizioni Lavoro 1978) \u00e8 una bella soddisfazione che si riapra il capitolo della riduzione del tempo di lavoro. In questo lungo periodo di tempo, carsicamente se ne \u00e8 riparlato. Qui e l\u00e0 si \u00e8 cercato di abbattere il muro delle 40 ore settimanali.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma in questo campo, non siamo mai stati i primi della classe in Europa.&nbsp;&nbsp;La cultura industrialista e pi\u00f9 specificamente fordista che ha coinvolto l\u2019attenzione degli ambienti intellettuali progressisti e anche le forze sociali e politiche centrate sulla realt\u00e0 lavoratrice, ha sempre preferito dedicarsi alla libert\u00e0 delle persone \u201cnel\u201d lavoro (qualifiche, pause, formazione, ruoli), piuttosto che \u201cdal\u201d lavoro ( meno presenza sul posto del lavoro&nbsp;&nbsp;anche per aprire spazi a nuovi occupati).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Erano soprattutto i centri cattolici attenti all\u2019egualitarismo e al solidarismo che alzavano la voce sulla redistribuzione del tempo di lavoro, sostenendo a buona ragione, che alla tecnologia non si potesse mettere il bavaglio e che questa di certo avrebbe causato l\u2019espulsione di quote significative di lavoratori dal ciclo produttivo. Una voce sempre minoritaria, anche all\u2019interno del mondo cattolico, pi\u00f9 propenso&nbsp;&nbsp;all\u2019assistenzialismo che ad una interpretazione \u201cliberal\u201d dell\u2019evoluzione dei sistemi produttivi. Cos\u00ec fioccarono pi\u00f9 i prepensionamenti che i contratti di solidariet\u00e0, pi\u00f9 gli straordinari a gog\u00f2 che i part-time.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Siamo in una fase del tutto nuova.&nbsp;&nbsp;Le schematizzazioni del passato sono inservibili. Ho pesato molto la perdita di importanza delle ideologie. Ne \u00e8 plastica testimonianza la stessa riduzione dell\u2019orario di lavoro. Oggi, pi\u00f9 che alla crescita dell\u2019occupazione, mira a rendere pi\u00f9 soddisfacente l\u2019equilibrio tra tempo di lavoro e tempo di vita. La realt\u00e0 del lavoro \u00e8 sottoposta ad una progressiva ridefinizione professionale, organizzativa, motivazionale e generazionale che apre a scenari ancora da comprendere fino in fondo e da stabilizzare. Se a questo si aggiungono le incertezze sulle future caratteristiche della globalizzazione e l\u2019irruzione&nbsp;&nbsp;delle nuove tecnologie e dell\u2019 Intelligenza Artificiale, il ridisegno dei cicli del valore dei prodotti e le forme organizzative per realizzarli diventano esiziali per la sopravvivenza delle imprese.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La lettura giornalistica di alcuni recenti accordi sindacali di settori e aziende significativi &#8211; dei quali si sottolinea prevalentemente la buona acquisizione salariale e l\u2019istituzione (parziale o totale, ma sempre strutturale) della settimana di 4 giorni lavorativi &#8211; non coglie la complessit\u00e0 del mutamento qualitativo delle materie contrattate. I migliori di questi accordi sono proprio quelli che intrecciano qualit\u00e0 e quantit\u00e0 del salario, tempi di lavoro tarati sulle esigenze delle aziende ma anche dei lavoratori, organizzazioni lavorative cooperative e con dinamiche professionali sostenute da formazione continua e da scambi generazionali, accresciuta attenzione al benessere delle persone come precondizione per un benessere collettivo. Il tutto affidato non soltanto al management ma ad una governance sempre pi\u00f9 strutturata che affida oneri e onori a tutti i soggetti della rappresentanza aziendale. Le aziende sono vissute progressivamente in quanto comunit\u00e0 e non teatri di conflitti d\u2019interessi, come nel passato. E anche la contrattazione lo certifica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le conquiste nuove non avvengono mai di botto. Si accumulano nei punti di maggiore praticabilit\u00e0, per poi estenderle, attraverso i contratti nazionali. Varr\u00e0 anche per la riduzione dell\u2019orario di lavoro, per la valorizzazione delle competenze, per le tutele sociali integrative di un welfare pubblico sempre pi\u00f9 azzoppato dalle convenienze del mercato e dalle disfunzioni amministrative. L\u2019esigenza di una generalizzazione \u00e8 giunta anche negli Stati Uniti, culla del sindacalismo aziendale, fino a diventare \u201cup to date\u201d (leggere l\u2019intervista al Presidente della UAW Shawn Fain pubblicata in questo numero).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&nbsp;Il processo sar\u00e0 tanto pi\u00f9 accelerato, quanto maggiore sar\u00e0 il radicamento della cultura della partecipazione tra management e sindacato. Il luogo di lavoro privato o pubblico diventer\u00e0 luogo di esercizio di responsabilit\u00e0 condivise. Tutti gli accordi che vanno per la maggiora in questi giorni sono zeppi di commissioni paritetiche e procedure di regolamentazione di realt\u00e0 considerate mutevoli. Questo percorso sar\u00e0 ancora pi\u00f9 accelerato, non tanto per effetto dei mutamenti tecnologici, ma se si riuscir\u00e0 a realizzare un crescente tasso di unit\u00e0 della rappresentanza dei lavoratori.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non a caso i rinnovi innovativi sono avvenuti senza tanti scioperi e con la firma di tutti e tre i sindacati maggiormente rappresentativi. Ma se non si fermer\u00e0 la conflittualit\u00e0 di vertice delle confederazioni, prima o poi a livello di base si allargher\u00e0 il fenomeno dell\u2019autonomizzazione, o si andr\u00e0 alla frattura. Nel primo caso, lo sbocco \u00e8 la corporativizzazione della rappresentanza (pur rimanendo in un ambito confederale, ma sempre pi\u00f9 sbiadito e sempre pi\u00f9 marcato tra aree forti e aree deboli del mercato del lavoro); nella seconda ipotesi \u00e8 quasi certo che assisteremo all\u2019affaticamento se non all\u2019arretramento delle conquiste anche a livello di posto di lavoro. Comunque sarebbe un esito&nbsp;&nbsp;fantozziano di un processo che invece si profila di grande interesse.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per me, che 45 anni fa, assieme a Nicola Cacace e Luigi Frey scrivemmo un libro intitolato \u201clavorare meno, per lavorare tutti\u201d (Edizioni Lavoro 1978) \u00e8 una bella soddisfazione che si riapra il capitolo della riduzione del tempo di lavoro. In questo lungo periodo di tempo, carsicamente se ne \u00e8 riparlato. 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