{"id":20145,"date":"2024-03-11T11:07:18","date_gmt":"2024-03-11T10:07:18","guid":{"rendered":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/?p=20145"},"modified":"2024-03-13T11:57:51","modified_gmt":"2024-03-13T10:57:51","slug":"la-strategia-dei-ribelli-houthi-intervista-ad-andrea-molle","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/la-strategia-dei-ribelli-houthi-intervista-ad-andrea-molle\/","title":{"rendered":"La strategia dei ribelli Houthi. Intervista ad Andrea Molle*"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>I Ribelli Houthi continuano a colpire mercantili occidentali che transitano nel Mar Rosso, creando gravissimi danni all&#8217;economia.\u00a0Sappiamo che agiscono, per procura, &#8220;manovrati&#8221; dall&#8217;Iran. Prima, per\u00f2, ti chiedo: come nascono? Cosa li differenzia dagli altri gruppi estremisti islamisti?<\/strong><br><br>Gli Houthi, noti anche come Ansar Allah o \u201cPartigiani di Dio\u201d, sono un gruppo politico-militare fondato nello Yemen negli anni \u201990 e il cui nome deriva da quello del loro fondatore, Hussein Badreddin al-Houthi. Il gruppo si \u00e8 affermato come attore non statale fondamentale nella politica yemenita, specialmente dopo aver preso il controllo della capitale, Sana&#8217;a, nel 2014. Gli Houthi sono generalmente associati alla componente zaydita dell\u2019islam sciita, sebbene abbiano ottenuto un certo sostegno anche da altre fazioni yemenite. Il loro slogan \u201cDio \u00e8 grande, la morte all&#8217;America, la morte a Israele, maledizione sugli ebrei, vittoria all&#8217;Islam\u201d ha da sempre suscitato preoccupazioni internazionali e li ha portati ad essere al centro di un conflitto armato in corso nello Yemen, con diverse potenze regionali e internazionali coinvolte nei combattimenti, che sono oggi estesi al traffico commerciale nel Mar Rosso. Gli Houthi si differenziano da altri movimenti islamisti sotto diversi aspetti. In primo luogo l\u2019appartenenza religiosa. Gli Houthi sono sciiti, mentre gli altri movimenti islamisti, ad esempio i Fratelli Musulmani, sono prevalentemente sunniti. Sotto il profilo degli obiettivi politici gli Houthi si concentrano principalmente sulla lotta per il controllo politico nello Yemen e sull&#8217;affermazione dei diritti della minoranza zaydita. Altri movimenti islamisti hanno invece tipicamente obiettivi pi\u00f9 ampi, come l&#8217;instaurazione di uno stato islamico, o califfato, basato sulla sharia. In merito alle loro alleanze internazionali gli Houthi hanno legami stabili con l\u2019Iran, mentre altri movimenti islamisti, appunto sunniti, sono maggiormente legati all\u2019Arabia Saudita a al Qatar. In sintesi, dunque, sebbene gli Houthi condividano alcuni tratti con altri movimenti islamisti, come l&#8217;impegno politico e la visione di un ordine sociale islamico, si distinguono nettamente per la loro appartenenza religiosa, gli obiettivi specifici e le alleanze.<br><br><strong>\u00c8 sufficiente la teoria della &#8220;proxy war&#8221; (guerra per procura) per spiegare il loro rapporto con l&#8217;Iran?<\/strong><br>Naturalmente, problemi complessi richiedono approcci analitici complessi e una sola prospettiva non riesce a cogliere tutte le sfumature della crisi \u2013 o meglio delle crisi \u2013 in Medio Oriente. Tuttavia credo che applicare il modello analitico della proxy war theory, o meglio della relazione principale-agente, possa fornire spunti molto interessanti per capire come siamo arrivati a questo livello di conflitto e come esso potrebbe evolvere. \u00c8 chiaro, ad esempio, che i ribelli Houthi sono un\u2019organizzazione che deve molto in termini di supporto soprattutto all\u2019Iran. Per questo motivo \u00e8 lecito pensare che vi sia una strategia regionale in atto, che spiegherebbe l\u2019intensificarsi delle loro azioni proprio a seguito dello scoppio delle ostilit\u00e0 a Gaza. Una strategia che dipende in gran parte dalla postura che la Repubblica Islamica ha deciso di tenere nel teatro regionale, ovvero quella di \u201cagent of chaos\u201d, che mira a ridurre la presenza e l\u2019influenza occidentale in Medio Oriente. Esiste poi la questione pi\u00f9 complessa della strategia globale russa, che mira a destabilizzare e indebolire Europa e Stati Uniti sia all\u2019esterno, sia dall\u2019interno tramite strumenti di guerra ibrida e disinformazione. Con una battuta di potrebbe descrivere il rapporto tra questi attori come una Matrioska, dove gli Houthi sono bambole dell\u2019Iran e questo \u00e8 per molti versi, e con le dovute differenze, una bambola di Mosca.<br><br><strong>Hanno interessi convergenti o pensi che possono rendersi &#8220;autonomi&#8221;?<\/strong><br>La questione \u00e8 precisamente quella di capire quanto gli interessi tra Houthi e Teheran siano convergenti e quanto invece non lo siano. Quando parliamo di proxy, ovvero di agenti o mandatari, non dobbiamo commette l\u2019errore di pensare che questi ultimi siano delle marionette nelle mani dello Stato principale, o mandante. Gli Houthi non si limitano ad eseguire pedissequamente gli ordini dell\u2019Iran, pur essendo ovvio che partecipano alla sua strategia. Esiste piuttosto una complessa rete di relazioni, da cui ha origine una struttura di incentivi e penalit\u00e0, centrata sulla necessit\u00e0 per entrambi gli attori di negoziare i propri obiettivi di breve e lungo periodo al fine di massimizzare i propri vantaggi, ovviamente minimizzando al tempo stesso i costi. Certo \u00e8 che esiste una dimensione gerarchica del rapporto tra agenti e principale, dove i primi dipendono dal principale sotto molti aspetti operativi. Ma allo stesso tempo, quanto pi\u00f9 gli agenti diventano indispensabili per il principale, tanto pi\u00f9 sono incentivati ad alzare il prezzo della loro cooperazione e creare situazioni in cui sono loro a beneficiare di pi\u00f9 e in modo autonomo del rapporto con il mandante. Ci\u00f2 \u00e8 ancora pi\u00f9 ovvio quando manca chiarezza sugli obiettivi, sulla loro scalabilit\u00e0, come nel caso della strategia di destabilizzazione iraniana.<br><br><strong>Ma conviene all&#8217;Iran destabilizzare l&#8217;area?<\/strong><br>Direi di s\u00ec, e per diverse ragioni. Innanzitutto la destabilizzazione aiuta l\u2019Iran a livello regionale nel quadro della storica rivalit\u00e0 con l\u2019Arabia Saudita. Una lotta per l\u2019egemonia che ha importanti implicazioni sia geopolitiche, sia culturali, ad esempio la competizione per la leadership religiosa e ideologica. Ma l\u2019aumento dei conflitti e dell\u2019instabilit\u00e0 della regione \u00e8 soprattutto funzionale a spingere gli Stati Uniti al ritiro, o quantomeno al ridimensionamento, della loro presenza in Medio Oriente. Questo, in seconda battuta, aiuterebbe enormemente la Russia nel conflitto con l\u2019Occidente. Farebbe dunque dell\u2019Iran il gatekeeper ideale di Mosca nella regione. Un fatto che ovviamente promuoverebbe l\u2019Iran ad attore indispensabile e potente a livello globale.\u00a0<br><br><strong>L&#8217;UE ha dato avvio alla missione &#8220;Aspide&#8221;. \u00c8 sufficiente come deterrenza?<\/strong><br>\u00c8 senz\u2019altro un buon punto di partenza, ma non \u00e8 abbastanza. In una frase, la descriverei come \u201ctoo late and one dollar short\u201d. Questo significa che oramai l\u2019Occidente fa poca deterrenza e la fa anche male. Il periodo abbastanza lungo di stabilit\u00e0 relativa, successiva per intenderci alla fine della Guerra Fredda, ha fatto s\u00ec che gli Stati Uniti e i loro alleati cadessero nella trappola concettuale di pensare ogni crisi come risolvibile tramite il negoziato, nel quadro del diritto internazionale, o al massimo di ricorrere allo strumento sanzionatorio. Per anni la deterrenza \u00e8 stata vista in Occidente come un istituto quasi barbarico appartenente al passato, sottofinanziato e scarsamente operativo, e mantenuto quasi solo nella sua forma pi\u00f9 estrema di minaccia nucleare. Con il conflitto in Ucraina, ma anche adesso con la crisi mediorientale e in futuro probabilmente con l\u2019inizio di nuovi conflitti in Europa orientale e nell\u2019Indo-Pacifico, il mondo si \u00e8 risvegliato nuovamente multipolare. Un sistema delle relazioni internazionali non pi\u00f9 saldamente ancorato al diritto internazionale, altamente competitivo, che necessita una rivalutazione dello stumento militare proprio come garante della pace secondo i canoni del \u201csi vis pacem para bellum\u201d. Se si vuole la pace, bisogna abbandonare le illusioni e le fantasie e riscoprire il Realismo Strategico. Purtroppo, per\u00f2, \u00e8 un fatto che in Europa e Stati Uniti si fa fatica a capire ed accettare. Almeno non come lo si accetta in altri paesi, a partire da Russia e Cina, che da anni si preparano a questi scenari. Questo fatto purtroppo lo vediamo nella reazione tardiva e scoordinata agli eventi del Mar Rosso. Ma non solo, anche nel dibattito sulla guerra a Gaza.\u00a0<br><br><strong>Esiste un legame tra questi attacchi e il conflitto a Gaza? \u00c8 troppo &#8220;meccanicistico&#8221; fare questa correlazione?<\/strong><br>Esiste certamente una correlazione nel senso che il conflitto a Gaza, ma anche in precedenza il conflitto in Ucraina, ha aperto una finestra di opportunit\u00e0 per questi attori di esercitare un\u2019azione decisiva di logoramento nei confronti dei paesi occidentali. L\u2019apertura contemporanea di pi\u00f9 focolai di crisi ha come risultato di assottigliare le gi\u00e0 limitate risorse a disposizione di Stati Uniti ed Europa, amplificando la crisi economica, e al tempo stesso quello di aprire dei veri e propri fronti di lotta interna in quei paesi direttamente coinvolti. Ci\u00f2 \u00e8 estremamente evidente nell\u2019inasprimento del dibattito politico che porta in molti casi alla paralisi decisionale e a spaccature a livello di comunit\u00e0 internazionale. Quello che non credo sia invece plausibile \u00e8 una correlazione diretta tale da suggerire che la risoluzione del problema Houthi passi da un cessate il fuoco in Palestina. Valutazioni di questo tipo sono, a mio parere, il frutto di scarse capacit\u00e0 analitiche o di un pensiero ideologizzato, che fanno s\u00ec che si perda di vista il quadro generale di conflittualit\u00e0 diffusa e crescente che caratterizza il mondo post-COVID.<br><br><strong>Cina e Russia certamente non guardano male queste azioni. Ma alla Cina conviene davvero?<\/strong><br>Da un lato ovviamente \u00e8 ragionevole pensare che il protrarsi della crisi comporti degli svantaggi anche per Pechino. \u00c8 chiaro che un aumento dei costi di trasporto comporta una contrazione della domanda di beni prodotti dalla manifattura cinese. D\u2019altra parte, tuttavia, la domanda di prodotti cinesi non \u00e8 pienamente elastica, in quando Stati Uniti ed Europa non sono comunque competitivi in diversi settori manifatturieri, e l\u2019aumento combinato dei costi delle materie prime annulla molti dei vantaggi competitivi per le nostre industrie nazionali. La dipendenza dalla Cina \u00e8 ormai tale che uno shock di questo tipo non comporta, almeno nel breve e medio periodo, una variazione apprezzabile. Inoltre, la crisi offre almeno due vantaggi a Pechino. In primo luogo, come nel caso della Russia, la crisi crea le condizioni per una perdita di influenza occidentale in Medio Oriente e per estensione in Africa. Inoltre, essa d\u00e0 a Pechino la possibilit\u00e0 di offrirsi come mediatore della crisi aumentando le sue credenziali sul piano internazionale. Infine, proprio in ragione di questa considerazione, potrebbe nel lungo periodo portare l\u2019Europa a rivalutare la sua partecipazione al progetto della Nuova Via della Seta e, pi\u00f9 in generale, a far s\u00ec che la Cina sostituisca gli Stati Uniti come garante dei traffici commerciali globali. Uno scenario a cui la Marina Militare cinese si sta preparando ormai da anni.\u00a0<br><br><strong>Una battuta sul Medio Oriente, come evolver\u00e0 la situazione nei prossimi mesi?<\/strong><br>\u00c8 molto difficile dirlo. In prima battuta dobbiamo pensare alla possibilit\u00e0 che il conflitto si espanda. Anche in questo caso il motivo opportunistico di un\u2019espansione arriva dal prosieguo dell\u2019azione militare israeliana nella Striscia di Gaza. Qualora il conflitto dovesse protrarsi ulteriormente, \u00e8 altamente probabile che si aprano altri fronti, ad esempio a nord con Hezbollah o in Cisgiordania. Ma anche se si dovesse pervenire a un cessate il fuoco in tempi relativamente brevi, a margine ad esempio della conclusione delle operazioni israeliane a Rafah, considero probabile il perdurare dell\u2019instabilit\u00e0 nel Mar Rosso e, per estensione, nel Corno d\u2019Africa. Qui ad esempio dobbiamo monitorare con attenzione l\u2019evoluzione della crisi tra Somalia e Somaliland, un teatro dove l\u2019Italia potrebbe ricoprire un ruolo molto importante. Ma non solo, ovviamente. Pensiamo, solo per fare alcuni esempi, al riaccendersi degli scontri in Libia o Kossovo, al dilagare del terrorismo nel Sahel, all\u2019aumentare delle tensioni tra Polonia e Bielorussia e all\u2019accuirsi delle tensioni nell\u2019Indo-Pacifico. Stiamo vivendo una congiuntura molto pericolosa delle relazioni internazionali, che va navigata con estrema cautela evitando errori di calcolo e decisioni emotive, ma anche smettendo di illudersi che basti parlare di pace per evitare la guerra.<br><br><em>Andrea Molle \u00e8 professore associato presso la Chapman University (Orange, California) dove insegna Relazioni Internazionali, Teoria dei Giochi e Metodi per la Ricerca.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>DAL SITO: https:\/\/www.rainews.it\/articoli\/2024\/02\/la-strategia-dei-ribelli-houthi-intervista-ad-andrea-molle-5d5ee5b2-54f0-42ec-8501-c052130dac90.html<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I Ribelli Houthi continuano a colpire mercantili occidentali che transitano nel Mar Rosso, creando gravissimi danni all&#8217;economia.\u00a0Sappiamo che agiscono, per procura, &#8220;manovrati&#8221; dall&#8217;Iran.<\/p>\n","protected":false},"author":6358,"featured_media":20148,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"class_list":["post-20145","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-newsletter"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.2 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>La strategia dei ribelli Houthi. 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