{"id":20495,"date":"2024-05-22T09:40:16","date_gmt":"2024-05-22T07:40:16","guid":{"rendered":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/?p=20495"},"modified":"2024-05-22T10:31:50","modified_gmt":"2024-05-22T08:31:50","slug":"due-pronomi-da-far-convivere-in-modo-nuovo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/due-pronomi-da-far-convivere-in-modo-nuovo\/","title":{"rendered":"Due pronomi, da fare esprimere al meglio"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><br>Durante la pandemia, lo ricorderete sicuramente, pass\u00f2 di bocca in bocca un concetto, quasi una certezza: \u201cnon sar\u00e0 pi\u00f9 come prima\u201d. La vulgata generalizzata la interpret\u00f2 in chiave positiva ed in effetti i comportamenti collettivi di quel periodo furono improntati largamente all\u2019autocontrollo e alla solidariet\u00e0. A tutti i livelli, prevalsero consapevolezza del pericolo in corso (minoritaria rest\u00f2 l\u2019esperienza dei no vax), attenzione a salvaguardare le attivit\u00e0 essenziali (dalla salute all\u2019insegnamento, dalla produzione al lavoro, dalla giustizia alla diffusione della comunicazione), cura dei pi\u00f9 deboli con straordinarie esperienze di volontariato e pratica di uno spirito comunitario. Detto terra terra, si pens\u00f2 seriamente che la societ\u00e0 italiana stesse facendo le prove generali di un salto di qualit\u00e0 verso equilibri sociali, economici e politici pi\u00f9 cooperativi e concilianti.<br>Non \u00e8 andata proprio cos\u00ec. Rapidamente, si \u00e8 imposta la voglia di tornare a come si stava prima, a fare quello che si faceva prima, a pensare nella stessa maniera di prima. Tutto ci\u00f2 che poteva rappresentare una valorizzazione delle vicende vissute nel lockdown \u00e8 stato relegato in una zona d\u2019ombra. Valgono per tutte, due spaccati. Il silenzio piombato quasi immediatamente sull\u2019immane sforzo compiuto dai medici, dagli infermieri e da quanti lavorano nel settore della sanit\u00e0, tanto che ora assistiamo alla fuga verso l\u2019estero di questi, senza avere forze fresche per sostituirli e senza risorse finanziarie adeguate. La sottovalutazione del ruolo svolto dai sindaci nel mantenere coese le proprie comunit\u00e0; solitudine sovrastata dalla debordante pubblicit\u00e0 intorno ai Governatori delle Regioni, molti dei quali si sono distinti soltanto per rendere pi\u00f9 difficili le scelte governative.<br>Di conseguenza, i cerchi concentrici dell\u2019individualismo si sono moltiplicati. Ovviamente, non bisogna sottovalutare i tratti positivi del post Covid. Produzioni e occupazione hanno preso a crescere, i consumi stanno ritornando ai livelli di qualche anno fa, la gente non soltanto fatica ma si diverte pi\u00f9 e meglio di prima. Ma non vanno nascosti anche i tratti negativi: il 65% di chi lavora \u00e8 insoddisfatto di quello che fa (dati Censis), moltissimi giovani non \u201cconsumano\u201d politica (leggere l\u2019intervista di Ultimo, il cantante, sul Corriere della sera del 19 maggio), la solidariet\u00e0 incomincia a scarseggiare (il 75% dei delegati della FIM CISL intervistati \u00e8 d\u2019accordo nel ritenere che a proposito della solidariet\u00e0 \u201ci nostri iscritti la sentono solo se riguarda direttamente il proprio gruppo e la propria azienda\u201d, cfr Fellin e Moretti, I nuovi linguaggi della rappresentanza sindacale, Edizioni Lavoro) e anche tra gli imprenditori pi\u00f9 smart, la partecipazione alla vita associativa \u00e8 marginale (\u00e8 molto documentato il libro di Roberto Mania, Capitalisti silenziosi, Egea).<br>I riferimenti fattuali potrebbero continuare, allargando l\u2019area delle contraddizioni a riguardo dei comportamenti individuali che collettivi, sia che si riferiscano al nostro Paese, sia a quelli del mondo occidentale. Si potrebbe obiettare che le societ\u00e0 a base democratica e liberale sono sempre state attraversate da questi conflitti. Essendo caratterizzate dalla competizione culturale, sociale ed economica tendono a fabbricare differenziazioni, divisioni, sopraffazioni e sottomissioni. Ma come ci ha ammonito Pierre Carniti \u201cle difficolt\u00e0 da affrontare sono serie ed impegnative. Ma al tempo stesso si deve essere consapevoli che c\u2019\u00e8 una sola difficolt\u00e0 veramente insormontabile: \u00e8 la rassegnazione.\u201d (Lettera aperta a CGIL, CISL, UIL 10\/10\/2017).<br>L\u2019\u201dio\u201d competitivo pu\u00f2 avere tante facce: essere cinico, imbroglione, stupratore, presuntuoso, sfruttatore, intollerante, sovranista. In questo tempo, sta tentando di imporsi, sia all\u2019\u201dio\u201d ragionevole, rispettoso, affabile, conciliativo, altruista, pluralista, europeo, sia al \u201cnoi\u201d, che intende comunit\u00e0, attenzione ai pi\u00f9 indifesi, alle diversit\u00e0 etniche, culturali e sociali. E\u2019 a questo montare di tendenza che non ci si deve rassegnare, nella consapevolezza che la fluidit\u00e0 della societ\u00e0 non riesce a catalogare in schemi rigidi donne e uomini, giovani ed anziani sempre pi\u00f9 indotti a considerarsi capaci di poter sapere tutto, di avere il mondo a portata di chat, che la complessit\u00e0 del vivere si pu\u00f2 risolvere con 70 battute di messaggino.<br>Chi pensa che basti mettere un po\u2019 di bavaglio alle tecnologie che consentono queste false e fatue credenze, ritiene che si possa svuotare il mare con il secchiello. La questione \u00e8 maledettamente pi\u00f9 complicata e soprattutto non la si pu\u00f2 affrontare con le categorie culturali del secolo scorso. Era tutto pi\u00f9 semplice anche se pieno di disagi e di resistenze. La contrapposizione tra ricchi e poveri era a portata di mano, di occhi e di orecchi; ci si confrontava a distanza ravvicinata, sopruso e riscatto avevano terreni di scontro ben definiti. Lo squilibrio tra acculturati e ignoranti aveva una evidenza plateale e non mistificabile e spesso i primi aiutavano i secondi ad uscire dalla minorit\u00e0. La differenziazione tra i potenti e i subalterni, al di l\u00e0 del censo, \u00e8 stata una molla poderosa per generare la cultura dei diritti individuali, sociali e politici. Quella societ\u00e0 cos\u00ec nettamente segmentata \u00e8 alle nostre spalle.<br>Tutto \u00e8 pi\u00f9 liquido, ci ha convinto Zygmunt Bauman. Le aggregazioni sono meno scontate e comunque non dipendono soltanto dalla condizione materiale della vita, dall\u2019ambiente in cui si trascorre la maggior parte della giornata, dalle relazioni che si coltivano e si consolidano. Dipendono anche da questione sempre pi\u00f9 grandi e complesse come quelle con cui abbiamo a che fare quasi quotidianamente: clima, intelligenza artificiale, migrazioni, denatalit\u00e0, disuguaglianze mai viste nella distribuzione della ricchezza mondiale, tanto per evocare le pi\u00f9 coriacee. Colpiscono i singoli e intere comunit\u00e0 ma con gradi di preoccupazioni, di sensibilit\u00e0, di capacit\u00e0 di risposta non omogenei e spesso confliggenti.<br>Le soluzioni non sono a portata di mano e in Italia, molte sono state gi\u00e0 bruciate nell\u2019applicazione sul campo. Scaricare sui singoli individui la responsabilit\u00e0 di definire il proprio futuro, come si \u00e8 tentato alla fine degli anni 90 del secolo scorso, con l\u2019avvento dei primi governi di centro-destra, ha fatto flop. La bandiera del privato contro il pubblico \u00e8 stata ammainata rapidamente per dare spazio alla grande menzogna di far credere che ciascuno si poteva arricchire a spese dell\u2019incremento del debito pubblico. Altro che pi\u00f9 mercato e meno Stato.<br>C\u2019\u00e8 stata poi l\u2019illusione di una generale delegittimazione dei corpi intermedi della societ\u00e0 civile, ipotizzando una tutela dell\u2019\u201dio\u201d e un\u2019organizzazione del \u201cnoi\u201d soltanto per via politico &#8211; istituzionale, rafforzando alcuni punti nevralgici dell\u2019ordinamento democratico, pur necessario e legittimo ma perseguito in modo verticistico e insensibile al coinvolgimento delle articolazioni sociali.<br>Le soluzioni vanno ricercate in una faticosa ma indispensabile costruzione di un \u201cio\u201d non chiuso in s\u00e9 stesso ma che incorpori il \u201cnoi\u201d e di un \u201cnoi\u201d non ossessionato dalla volont\u00e0 di farci tutti uguali ma che sappia valorizzare i tanti \u201cio\u201d che sentono il bisogno di far parte di una comunit\u00e0. Per ottenere questa armonia, ci sono vari lavorii da sostenere con tenacia.<br>La cultura, la scienza, la formazione rappresentano un bagaglio che il singolo e l\u2019insieme dovrebbero valorizzare, quasi a prescindere. Non solo siamo un Paese tirchio, spendendo sempre meno del necessario e del possibile (finora \u00e8 stato speso il 17% dei fondi PNRR, dice la Fondazione Agnelli), ma pensiamo che basta un po\u2019 di informazione a soddisfare il bisogno di sapere. Invece, sin dall\u2019infanzia, il buon \u201cio\u201d e il buon \u201cnoi\u201d va formato e nel tempo educato non alla competizione sfrenata ma alla cooperazione creativa. Soltanto in questo modo il merito si imporr\u00e0 a tutti i livelli come criterio non solo individuale ma plurale.<br>La partecipazione alla vita sociale, economica e politica ha un\u2019importanza straordinaria. Da soli ci si sperde nei meandri della complessit\u00e0 e senza vitalit\u00e0 partecipativa si fa soltanto il gioco di chi, pochi, vuole farsi dare una delega in bianco per esercitare poteri incontrollati sugli altri, molti. In campo economico, si \u00e8 stravolto un concetto sano come \u201cil piccolo \u00e8 bello\u201d, nato come work in progress per far crescere competenze e prodotti da diventare progressivamente apprezzati e grandi. Con la flat tax si incentiva a rimanere piccoli, solitari e\/o imbroglioni. N\u00e9 ci si pu\u00f2 lamentare della scarsa e progressiva astensione all\u2019esercizio del voto amministrativo e politico, se tra un\u2019elezione ed un\u2019altra la partecipazione delle persone non viene non dico organizzata ma almeno sostenuta e favorita.<br>La rivitalizzazione del riformismo democratico, quello che sa interpretare il nuovo che si va consolidando e che per essere ben vissuto ha bisogno di cambiamenti di ogni tipo: educativi, contrattuali, legislativi, nazionali e sovranazionali. C\u2019\u00e8 la tendenza, penso al sistema fiscale, di fare aggiustamenti parziali, corporativi, contraddittori rispetto al dettato costituzionale che impone la progressivit\u00e0 nella tassazione della ricchezza. E\u2019 una strada senza sbocchi, specie se non sa affrontare il cambiamento che \u00e8 in atto nell\u2019accumulazione capitalistica che \u00e8 nettamente lontano da quella della fase industriale e non sa andare incontro alle nuove esigenze dei cittadini, che ovviamente si attestano sulla richiesta di meno tasse, in assenza di proposte pi\u00f9 intelligenti e quindi utili ed efficaci.<br>Esercitarsi a riempire di contenuti originali questi ambiti di orientamento della coscienza civile e politica degli italiani, pu\u00f2 sconfiggere la rassegnazione che \u00e8 l\u2019anticamera della regressione democratica di un popolo. Ormai abbiamo chiaro che le \u201cdemocrature\u201d si stanno diffondendo nel mondo per assenza di un pensiero compiuto circa la convivenza dell\u2019\u201cio\u201d e del \u201cnoi\u201d, con il rischio che sia l\u2019uno che l\u2019altro, tra i nostri pronomi pi\u00f9 belli, possono essere travolti dalla perdita della libert\u00e0 di esprimersi al meglio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Durante la pandemia, lo ricorderete sicuramente, pass\u00f2 di bocca in bocca un concetto, quasi una certezza: \u201cnon sar\u00e0 pi\u00f9 come prima\u201d. 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