{"id":21059,"date":"2024-10-06T11:40:56","date_gmt":"2024-10-06T09:40:56","guid":{"rendered":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/?p=21059"},"modified":"2024-10-07T18:34:43","modified_gmt":"2024-10-07T16:34:43","slug":"feltrin343","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/feltrin343\/","title":{"rendered":"Declino demografico negativo? Senso comune e buon senso a confronto"},"content":{"rendered":"\n<p><em>1. Premessa <\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Sollecitato dalla direzione della rivista,&nbsp;riprendo qui alcune considerazioni che di solito evito di proporre se non in ristretti e selezionati tavoli di discussione. Si tratta di argomenti che girano ampiamente nella discussione specialistica angloamericana<a href=\"#_ftn1\" id=\"_ftnref1\"><sup>[1]<\/sup><\/a>,&nbsp; che fanno da contraltare alla retorica dei buoni sentimenti tipica del nostro paese. Alla quale, ben volentieri, si accoda l\u2019intera comunit\u00e0 degli esperti del settore, come del resto \u00e8 stato per i virologi affamati di pubblicit\u00e0 durante il Covid.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La domanda da cui partire \u00e8 perch\u00e9, in materia di natalit\u00e0, i comportamenti effettivi delle&nbsp;&nbsp; classi dirigenti occidentali e i comportamenti delle donne, ovvero delle dirette interessate, contraddicano in modo cos\u00ec clamoroso i buoni principi sbandierati a destra e a manca. Pensare che sia solo colpa della distrazione dei politici, oppure dei mancati sostegni alla maternit\u00e0, \u00e8 quantomeno ingenuo.&nbsp;Fino a poco tempo fa pensavo non ci fossero le condizioni per avviare pubblicamente questo tipo di discussione, ma in questi ultimi mesi diversi interventi<a href=\"#_ftn2\" id=\"_ftnref2\"><sup>[2]<\/sup><\/a> sembrano indicare un clima diverso, nel quale, forse, si pu\u00f2 cominciare a discutere della questione demografica mettendo sul piatto della bilancia altri argomenti, dove la retorica viene messa da parte E sostituita con un po\u2019 di realismo.<\/p>\n\n\n\n<p>Un primo inciampo da sgomberare discende dal fatto che, quando si parla della messa al mondo dei figli, l\u2019ideologia degli accademici benpensanti va a braccetto con il senso comune. Peccato che tanto l\u2019ideologia quanto il senso comune facciano a pugni con il buon senso, l\u2019unico metro di misura che abbiamo a disposizione per valutare le affermazioni del \u2018colto e dell\u2019inclita\u2019. Ad esempio, sulla base delle risposte alle domande delle indagini demoscopiche, molti ricercatori sostengono che le giovani donne contemporanee vorrebbero davvero fare due o pi\u00f9 figli, ma non se lo possono permettere. Pensando che sia davvero cos\u00ec non si rischia di cadere in un sociologismo ingenuo?&nbsp; Una semplice avvertenza metodologica cercherebbe di accertare se siamo di fronte ad un <em>social desirability bias<\/em>, per cui a domande troppo impegnative sul piano personale si risponde adeguandosi alla morale corrente: certo che si pagano le tasse; nessuno tradisce il\/la partner; mancherebbe anche altro di non andare a votare; \u2026e, <em>\u00e7a va sans dire<\/em>, si vorrebbero fare due, tre, o pi\u00f9 figli.<\/p>\n\n\n\n<p>Mai che venga il sospetto che le donne in et\u00e0 procreativa, una volta raggiunta l\u2019autonomia personale &#8211; la quale viene garantita dall\u2019istruzione, dal reddito, dalla (tendenziale) parit\u00e0 di genere e dalla conseguente libert\u00e0 di scelta- possano avere altre priorit\u00e0 rispetto a quella di fare figli. In secondo luogo, mai che si avanzi l\u2019ipotesi che non tutto il male venga per nuocere, e che, forse, il declino demografico sia meno dannoso di quanto sostengano \u2018da mane a sera\u2019 i demografi e il senso comune. Da ultimo, seguendo il buon senso, non converrebbe cominciare a immaginare come si debbano riorganizzare quelle che potremmo chiamare le \u201csociet\u00e0 in declino demografico strutturale\u201d, invece di illudersi su di impossibili&nbsp; riprese prossime venture della natalit\u00e0? Ma andiamo con ordine.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><em>2. I fatti. <\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Ogni due anni, le Nazioni Unite pubblicano la stima aggiornata delle tendenze della popolazione futura. I tassi di fertilit\u00e0 complessivi del mondo sono da decenni in rapido calo: nel mondo le donne hanno in media un figlio in meno rispetto al 1990. In un numero ormai nettamente maggioritario di nazioni, il numero medio di nati vivi per donna \u00e8 inferiore a 2,1 -il livello minimo necessario affinch\u00e9 una popolazione mantenga una dimensione costante. Quest\u2019anno, l\u2019agenzia delle Nazioni Unite per la salute sessuale e riproduttiva (UNFPA), in coincidenza con la pubblicazione del suo <em>World Population Prospects 2024<\/em>, ha evidenziato come quasi un quinto della popolazione mondiale, tra cui chi abita in Cina, Italia, Repubblica di Corea e Spagna, hanno oggi una \u201cfertilit\u00e0 ultra-bassa\u201d, con meno di 1,4 nascite&nbsp;&nbsp; per donna. A questo gruppo di paesi, da ultimo, proprio quest\u2019anno, si \u00e8 aggiunto anche il Canada.&nbsp; Nel 2024,&nbsp; in 6 nazioni, tra cui la Cina, la Germania, il Giappone e la Federazione Russa, la popolazione hanno raggiunto il suo picco massimo e si prevede che la popolazione totale di questo gruppo diminuir\u00e0 del 14% nei prossimi trent\u2019anni<a href=\"#_ftn3\" id=\"_ftnref3\"><sup>[3]<\/sup><\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p>Come ha osservato ancora un anno fa Adair Turner, in tutti i paesi economicamente sviluppati i tassi di fertilit\u00e0 sono caduti una prima volta tra la fine del diciannovesimo secolo e gli anni \u201920, quando la contraccezione \u00e8 divenuta sempre pi\u00f9 disponibile, e le donne si sono sempre pi\u00f9 liberate dalla sfera domestica a seguito dell\u2019istruzione e della maggiore partecipazione al lavoro. Ma i tassi di fertilit\u00e0, dopo essere scesi al di sotto del livello di 2 in molti paesi tra le due guerre mondiali, sono cresciuti nuovamente nella immediata epoca postbellica, raggiungendo un livello di circa 2,4 nell\u2019Europa del nord e appena sopra il livello di 3 nel Nord America. Poi, a partire dal 1970, il trend si \u00e8 di nuovo invertito. Da quando i tassi di fertilit\u00e0 nell\u2019Europa del nord sono scesi al di sotto del livello di 2 nei primi anni \u201970, seguiti nel decennio successivo da analoghi cali nell\u2019Europa meridionale, essi non sono mai pi\u00f9 risaliti al di sopra del livello di 2, con una media attuale europea dell\u20191,46 nascite per donna e nessun paese che supera quota 1,80.<\/p>\n\n\n\n<p>Quale conclusione trarne? Che in tutti i paesi dove si \u00e8 usciti dalla povert\u00e0, dove si sono&nbsp; &nbsp;raggiunti buoni tassi di istruzione delle donne e dove vi \u00e8 libert\u00e0 riproduttiva, i tassi di fertilit\u00e0 calano ovunque nettamente al di sotto del tasso di sostituzione. Non sappiamo se questa sia davvero una regola universale del comportamento umano, in ogni caso ad oggi non abbiamo alcuna evidenza di segno contrario.&nbsp; Insomma, \u00e8 un fatto che nelle societ\u00e0 ricche e in cui le donne possono decidere cosa fare della propria vita, i bassi tassi di fertilit\u00e0 sono la norma, non l\u2019eccezione. La conseguenza inevitabile \u00e8 un declino graduale della popolazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Vi sarebbe un\u2019eccezione, la quale, secondo alcuni, indicherebbe una possibile strada alternativa. Si tratta della Francia e del suo tasso di fertilit\u00e0:&nbsp; l\u20191,79 nel 2023, ma&nbsp; in calo del 7% rispetto all\u2019anno precedente,&nbsp;&nbsp; e comunque&nbsp; inferiore del 15% al tasso di sostituzione, per si pi\u00f9 ottenuto al prezzo di un welfare&nbsp; costosissimo&nbsp; e&nbsp; sempre pi\u00f9 insostenibile. Secondo alcuni studiosi, il calo delle nascite in Francia negli ultimi anni&nbsp;&nbsp; sembra essere collegato al taglio degli storici e quasi mitici sostegni alla natalit\u00e0. Durante la presidenza di Fran\u00e7ois Hollande, nel 2014 e nel 2015, per la prima volta gli assegni familiari sono stati collegati al reddito e ridotti di importo, e il quoziente familiare limitato nel suo beneficio massimo. Un\u2019operazione alla quale ha fatto seguito un calo della natalit\u00e0 di circa il 40%, come ha calcolato uno studio recente<a href=\"#_ftn4\" id=\"_ftnref4\"><sup>[4]<\/sup><\/a>, mentre nel 2021, sotto la presidenza Macron, \u00e8 stato deciso di limitare ulteriormente la detrazione massima ottenibile per ogni figlio con il quoziente familiare.<\/p>\n\n\n\n<p>Va anche ricordato che sui tassi di fertilit\u00e0 francesi incidono&nbsp;i territori d\u2019oltremare; vi \u00e8 una popolazione immigrata che \u00e8 stata naturalizzata nei decenni trascorsi e che viene calcolata a tutti gli effetti come cittadinanza francese autoctona (alzando la natalit\u00e0); senza dimenticare che la Francia aveva alle spalle un secolo di bassa natalit\u00e0 nonostante l\u2019alta immigrazione. Se si tolgono i territori d\u2019oltremare, la natalit\u00e0 dovuta a immigrazione recente, la natalit\u00e0 dovuta &nbsp;a immigrati di lungo periodo naturalizzati francesi, il miracolo francese&nbsp; assume proporzioni molto pi\u00f9 modeste, tanto che \u00e8 stato stimato che il&nbsp; tasso di fertilit\u00e0, al netto di questi tre fattori,&nbsp; scenderebbe intorno all\u20191,50%.<\/p>\n\n\n\n<p><em>3. Le lacrime di coccodrillo del senso comune e l\u2019arte del buon senso <\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Un primo <em>wishful thinking<\/em> \u00e8 quello di chi immagina di aumentare la natalit\u00e0 in occidente e di obbligare a ridurla nel terzo mondo, obiettivo non solo irraggiungibile, ma francamente schizzato dal fango di un involontario razzismo, implicito. Di qui l\u2019impressione di predica retorica che si avverte nelle grida d\u2019allarme dei demografi, i quali sembrano imitare i preti di una volta a proposito degli anticoncezionali: neppure loro ci credevano, ma era buona educazione ripetere di continuo che era peccato la sessualit\u00e0 senza procreazione. Di qui il rifiuto a riflettere su come accettare il mondo cos\u00ec come esso \u00e8, provando a immaginare come riconfigurare le nostre societ\u00e0 alla nuova condizione, quella di un mondo strutturalmente composto da vecchi. Ad esempio, \u00e8 certo che gli equilibri previdenziali entreranno in crisi, ma chi l\u2019ha detto che il metodo contributivo, a ripartizione, sia il solo modo di alimentare il sistema pensionistico? Non costituisce un paradosso che un mondo sempre pi\u00f9 ricco, nel quale ci sono quantit\u00e0 crescenti di grandi ricchi, non possa trovare nella tassazione le risorse per alimentare una terza gamba della previdenza?<\/p>\n\n\n\n<p>Un secondo commento compassionevole lamenta l\u2019inevitabile calo della popolazione in et\u00e0 lavorativa, con conseguenze drammatiche sulla tenuta delle casse previdenziali e l\u2019assenza di ricambio nello stock di occupati.&nbsp;&nbsp; L\u2019immigrazione viene vista come unica risposta di fronte al calo delle forze di lavoro, con i demografi che si dilettano con stime catastrofiche sui milioni di immigrati necessari per sostituire la manodopera mancante.&nbsp; Siamo sicuri che queste stime abbiano davvero una qualche validit\u00e0?&nbsp; In un mondo dove l\u2019automazione e l\u2019Ict sono in rapidissima espansione, il calo demografico pu\u00f2 essere visto come una benedizione, non come un disastro annunciato. Le economie avanzate fanno le stesse cose con molti meno occupati in tutti i settori \u2013 nell\u2019 agricoltura, nell\u2019industria, nei servizi \u2013 rendendo la forza lavoro potenziale sempre meno rilevante per la crescita del prodotto interno lordo<a href=\"#_ftn5\" id=\"_ftnref5\"><sup>[5]<\/sup><\/a>,&nbsp; e non pare un caso che molti paesi&nbsp;&nbsp; con popolazione in declino registrino&nbsp;&nbsp; tassi di crescita comparativamente pi\u00f9 elevati. Per capire il valore de bicchiere mezzo pieno, basta provare a immaginare i milioni di disoccupati ai quali trovare qualcosa da fare&nbsp; &nbsp;se fossimo in presenza degli stessi tassi di natalit\u00e0 di quarant\u2019anni fa.&nbsp;&nbsp;&nbsp; Semmai, a voler essere pessimisti, il problema sar\u00e0 che il progresso tecnico rischia di impedire la piena occupazione in paesi che ancora si misurano con la povert\u00e0 e una rapida crescita della popolazione.<\/p>\n\n\n\n<p>In terzo luogo, la questione demografica davvero drammatica continua ad essere quella dei <em>troppi<\/em>, non dei <em>troppo pochi<\/em>, abitanti del pianeta.&nbsp; Insomma, le \u201csociet\u00e0 a declino demografico strutturale\u201d costituiscono una sorta di hegeliana \u201castuzia della ragione\u201d attraverso la quale miliardi di persone nel mondo affrontano (senza averne consapevolezza) la crisi ambientale. A meno rifiutarsi di ammettere che il primo fattore da cui dipende la crisi ecologica e climatica del pianeta non sia proprio il numero troppo elevato dei suoi abitanti. Nei millenni passati, a garantire una sorta di equilibrio omeostatico ci pensavano le epidemie, le carestie e le guerre, a volte intrecciate tra loro. Oggi abbiamo a disposizione solo la demografia. Senza pensarci su pi\u00f9 di tanto tutti lo avvertono, per lo pi\u00f9 in modo implicito. Siccome questo nesso causale \u00e8 evidente -consciamente o inconsciamente, non importa-&nbsp;&nbsp; a nulla servono le prediche inutili, incapaci di comprendere le ragioni, per l\u2019appunto \u2018ragionevoli\u2019, che spingono miliardi di persone a non fare figli nel mondo contemporaneo.&nbsp; Pi\u00f9 in generale, la \u2018cura del corpo\u2019, con conseguente bassa natalit\u00e0, costituisce uno stratagemma&nbsp;&nbsp; universale che spinge a comportamenti collettivi che hanno come conseguenza inintenzionale la riduzione del sovrappopolamento mondiale. Perch\u00e8 menare scandalo? Perch\u00e8 mettere sul banco degli imputati chi -il pi\u00f9 delle volte&nbsp; senza saperlo- sta salvando il pianeta? &nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><em>4. Che fare?<\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Se si accetta il fatto che il declino demografico strutturale \u00e8 un bene e non un male, il passo successivo riguarda i modi attraverso i quali si riorganizzano le societ\u00e0 e le organizzazioni produttive nel nuovo mondo che avanza, un mondo con molti pi\u00f9 anziani e molti meno giovani.&nbsp;&nbsp; Certo, serviranno molti immigrati, specie nei lavori poveri (produzione a basso valore aggiunto, basse qualifiche, attivit\u00e0 di cura e di assistenza), ma molti meno di quanti si paventano.&nbsp; Che l\u2019immigrazione costituisca una parte della soluzione al problema \u00e8 certo,&nbsp; &nbsp;ma farla diventare l\u2019unica policy \u00e8 insensato e costituisce un sintomo di qualcosa che non va (e andrebbe spiegato), specie in tanta parte del mondo cattolico. Un modo alternativo per porre la questione \u00e8 il seguente: in che modo l\u2019automazione e le tecnologie digitali potranno ridurre il numero di lavoratori necessari alle produzioni future? Quante produzioni tradizionali vogliamo ancora in Europa, in Italia, nelle aree pi\u00f9 densamente popolate e sviluppate del nostro paese?&nbsp; Il che \u00e8 lo stesso: quanti lavoratori\/abitanti in pi\u00f9&nbsp;(o in meno) si vogliono nei prossimi dieci\/venti anni anni in Lombardia, in Veneto, in Emilia, e cos\u00ec via? Sapendo che ci sono tre soluzioni che si possono combinare tra loro nei modi e nei tempi che politiche adeguate dovrebbero prevedere: a) importare lavoratori (specie nei lavori non automatizzabili e non delocalizzabili); b) esportare imprese (specie quelle ad alta intensit\u00e0 di lavoro); c) accelerare l\u2019automazione (maggiore intensit\u00e0 di capitale rispetto al lavoro).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>A volte viene da pensare che quando le forze politiche anti-immigrati in modo ipocrita chiedono lo sviluppo del terzo mondo per non averli in casa, sotto sotto, siano manovrati anche loro dalla mano nascosta dell\u2019\u2018astuzia della ragione\u2019 che li spinge a migliorare il mondo senza saperlo. Di certo, invocare con sottile piacere (un po\u2019 masochista) quote di immigrazione sempre pi\u00f9 elevate significa perorare implicitamente la causa di societ\u00e0 divise in caste sempre pi\u00f9 impermeabili, con al fondo una classe neo-servile sulla quale ci si rifiuta di gettare lo sguardo e tantomeno di immaginare i modi per ridurla allo stretto necessario. Nel frattempo, in silenzio, senza proclami, un numero via via maggiore di im prese spostano le loro produzioni a basso valore aggiunto nei paesi in via di sviluppo. Nei decenni trascorsi \u00e8 capitato al tessile e al calzaturiero. Oggi accade per il settore del legno e per alcuni comparti della meccanica<a href=\"#_ftn6\" id=\"_ftnref6\"><sup>[6]<\/sup><\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p>Che fare dunque? Per prima cosa attrezzarsi a guardare il mondo cos\u00ec com\u2019\u00e8 e non come lo si vorrebbe, per poi immaginare quali politiche siano le pi\u00f9 utili per migliorarlo davvero<a href=\"#_ftn7\" id=\"_ftnref7\"><sup>[7]<\/sup><\/a>.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref1\" id=\"_ftn1\"><sup>[1]<\/sup><\/a> Vedi, ad esempio D Bricker e J. Ibbitson, <em>Empty Planet. The shock of global population decline<\/em>, New York, Broadway Books, 2020.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref2\" id=\"_ftn2\"><sup>[2]<\/sup><\/a> Cfr.,&nbsp; ad esempio,&nbsp; gli articoli&nbsp; di I. Cippolletta, <em>L\u2019\u201cinverno demografico\u201d non \u00e8 necessariamente un problema<\/em>, in \u201cIl Domani\u201d, 29.03.2024 e di M.&nbsp; Livi Bacci, <em>Lo spauracchio demografico cambia verso?<\/em>, in \u201cUna Citt\u00e0\u201d, n. 302, 2024.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref3\" id=\"_ftn3\"><sup>[3]<\/sup><\/a>&nbsp; Vedi https:\/\/unric.org\/it\/crescita-o-contrazione-le-ultime-tendenze-sulla-popolazione-globale\/.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref4\" id=\"_ftn4\"><sup>[4]<\/sup><\/a>&nbsp; Cfr. N. Elmallakh,&nbsp; <em>Fertility and Labor Supply Responses to Child Allowances: The Introduction of Means-Tested Benefits in France, <\/em>in&nbsp;\u201cDemography\u201d, 60(5), 2023, pp. 1493-1522.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref5\" id=\"_ftn5\"><sup>[5]<\/sup><\/a> Nelle economie del XIX e del XX secolo la crescita del Pil era strettamente correlata alla crescita delle forze di lavoro.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref6\" id=\"_ftn6\"><sup>[6]<\/sup><\/a> Nei giorni scorsi, ad esempio, Zoppas Industries, leader mondiale nella produzione di resistenze elettriche e sistemi riscaldanti, ha annunciato l\u2019avvio della produzione di un nuovo stabilimento in Tunisia con pi\u00f9 di 1000 lavoratori. Secondo il comunicato aziendale, La scelta di&nbsp;Zoppas Industries&nbsp;di investire in&nbsp;Tunisiasi inserisce in un contesto pi\u00f9 ampio di crescente interesse delle aziende italiane verso il paese nordafricano. La vicinanza geografica, i costi competitivi della manodopera e gli incentivi offerti dal governo tunisino sono fattori che rendono il paese attraente per le imprese che cercano di ottimizzare la propria catena produttiva.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref7\" id=\"_ftn7\"><sup>[7]<\/sup><\/a> Un altro capitolo spinoso -ma ancora pi\u00f9 ostico- dovrebbe riguardare il futuro dei sistemi sanitari pubblici, in relazione con l\u2019invecchiamento della popolazione. Ma il parlarne rischia di ingenerare un numero ancora maggiore di equivoci.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sollecitato dalla direzione della rivista,\u00a0riprendo qui alcune considerazioni che di solito evito di proporre se non in ristretti e selezionati tavoli di discussione<\/p>\n","protected":false},"author":6496,"featured_media":21075,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"class_list":["post-21059","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-newsletter"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.2 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Declino demografico negativo? 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