{"id":2121,"date":"2017-02-27T12:54:36","date_gmt":"2017-02-27T11:54:36","guid":{"rendered":"http:\/\/5.249.146.118\/rapporto-oxfam-an-economy-for-the-99\/"},"modified":"2017-02-27T12:54:36","modified_gmt":"2017-02-27T11:54:36","slug":"rapporto-oxfam-an-economy-for-the-99","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/rapporto-oxfam-an-economy-for-the-99\/","title":{"rendered":"Rapporto Oxfam \u201cAn Economy for the 99%\u201d"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Il rapporto di Oxfam \u201cAn economy for the 99%\u201d,\u00a0pubblicato il 16 gennaio, alla vigilia del World Economic Forum di Davos, presenta nuovi dati ed evidenze sulla disuguaglianza economica che si va acuendo e che contraddistingue sempre pi\u00f9 un sistema economico, di cui beneficia un\u2019esigua minoranza di super ricchi, a discapito del resto del mondo, soprattutto delle fasce pi\u00f9 povere della popolazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-2120\" src=\"http:\/\/5.249.146.118\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/images_Schermata-2017-02-27-alle-12.44.57.png\" border=\"0\" alt=\"\" width=\"612\" height=\"743\" srcset=\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/images_Schermata-2017-02-27-alle-12.44.57.png 612w, https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/images_Schermata-2017-02-27-alle-12.44.57-247x300.png 247w\" sizes=\"(max-width: 612px) 100vw, 612px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Partendo da un\u2019analisi volta a sfatare i falsi miti alla base del neoliberismo, Oxfam propone una visione economica alternativa fondata su principi che salvaguardano il bene comune: l\u2019economia umana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">IN PILLOLE ALCUNI MESSAGGI CHIAVE DEL RAPPORTO:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">LE DIMENSIONI DELLA DISUGUAGLIANZA<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019estrema disuguaglianza economica nel mondo \u00e8 oggi ancora pi\u00f9 ampia di quanto stimato in precedenza. Secondo le nuove stime di Credit Suisse sulla distribuzione della ricchezza nel mondo che si avvalgono di miglioramento della qualit\u00e0 dei dati per i decili pi\u00f9 poveri della popolazione in Cina e India, oggi 8 super ricchi possiedono la stessa ricchezza della met\u00e0 pi\u00f9 povera della popolazione del pianeta. Se la raccolta dei dati avesse manifestato un simile salto di qualit\u00e0 gi\u00e0 lo scorso anno, la stima diffusa da Oxfam sarebbe stata di 9 miliardari (e non di 62) che nel 2015 detenevano la stessa ricchezza netta del bottom-50% mondiale. In sostanza, dai nuovi dati oggi a nostra disposizione emerge che la met\u00e0 pi\u00f9 povera della popolazione \u00e8 ancora pi\u00f9 povera di quanto precedentemente stimato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">UN MONDO DI CONTRASTI<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La ricchezza accumulata da un\u2019esigua minoranza di super ricchi sta crescendo a dismisura tanto che, a questo ritmo, nel giro di 25 anni potremmo trovarci di fronte al primo \u201ctrillionaire\u201d ovvero ad un individuo che possieder\u00e0 una ricchezza superiore ai 1.000 miliardi di dollari. Tutto questo a fronte di un contesto globale in cui ancora oggi 1 persona su 9 soffre la fame e 1 persona su 10 vive con meno di 2 dollari al giorno. Gi\u00e0, perch\u00e9 l\u2019estrema disuguaglianza ci riguarda tutti: 7 cittadini su 10 nel mondo vivono in un Paese in cui la disuguaglianza \u00e8 sensibilmente aumentata negli ultimi 30 anni. Se in questi anni, al contrario, fossero state intraprese politiche efficaci volte a ridurre il divario tra ricchi e poveri, oggi ci sarebbero 700 milioni di persone in meno intrappolate nella morsa della povert\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">LE CAUSE DELLA DISUGUAGLIANZA<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I vincitori dell\u2019attuale sistema economico occupano la posizione al vertice della piramide sociale: grandi corporation e individui super-ricchi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00d8 Le imprese sono attori economici essenziali in un\u2019economia di mercato: se agiscono nell\u2019interesse di tutti, hanno un ruolo fondamentale per la costruzione di societ\u00e0 eque e prospere. Tuttavia, nell\u2019attuale sistema economico le grandi corporation non sempre agiscono nell\u2019interesse collettivo, e questo \u00e8 chiaramente ravvisabile da alcune pratiche imprenditoriali orientate a:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; massimizzare i profitti degli azionisti: in Gran Bretagna, ad esempio, la percentuale di utili che negli anni \u201970 veniva distribuita agli azionisti (e non reinvestita nell\u2019impresa) era del 10%, oggi questa percentuale \u00e8 salita al 70%.\u2028- comprimere verso il basso i salari dei lavoratori: negli ultimi anni si \u00e8 assistito ad una crescita esponenziale delle retribuzioni dei top manager e ad un divario sempre pi\u00f9 marcato tra le loro retribuzioni e i salari dei lavoratori. Un amministratore delegato di una delle 100 compagnie dell\u2019indice FTSE guadagna in un anno quanto 10.000 lavoratori del settore dell\u2019abbigliamento in Bangladesh. La massimizzazione dei profitti comporta la necessit\u00e0 di minimizzare i costi di produzione. Ne \u00e8 un caso esemplificativo la produzione di iPhone 4 nel 2010 che ha avuto un costo lavoro per la Apple di appena il 5,3% del suo valore complessivo di mercato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; eludere il fisco: ad esempio, facendo ricorso a paradisi fiscali per \u2018ottimizzare\u2019 i propri profitti globali, erodendo le basi imponibili in paesi a fiscalit\u00e0 medio-alta; oppure siglando accordi fiscali segreti o assicurandosi esenzioni fiscali dai Governi di alcuni Paesi in cui operano. Il FMI stima che la perdita di gettito dovuta all\u2019elusione fiscale delle grandi corporation nei Paesi OCSE sia dell\u20191% del PIL. L\u2019UNCTAD stima che i paesi in via di sviluppo perdono, a causa di simili forme di abuso fiscale, circa 100 miliardi di dollari ogni anno, quanto basterebbe per riportare a scuola 124 milioni di bambini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; alimentare un capitalismo clientelare: corporation di ogni settore (finanziario, farmaceutico, tessile, estrattivo, informatico&#8230;) usano il loro schiacciante potere e la loro influenza perch\u00e9 regole e normative nazionali ed internazionali giochino a loro vantaggio. Ad esempio, in Nigeria, grandi corporation del settore petrolifero, tra cui la Shell, hanno fatto lobby verso il Governo per prevenire qualsiasi aumento delle imposte sugli utili di impresa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00d8 Secondo la lista Forbes del 2016, i miliardari nel mondo sono 1.810, prevalentemente uomini (l\u201989%) Detengono complessivamente una ricchezza di 6.500 miliardi, quanto posseduto dal 70% pi\u00f9 povero dell\u2019umanit\u00e0. Gli interessi maturati, anche con tassi bassi, sulle enormi fortune dei super- miliardari ne incrementano notevolmente la ricchezza, esasperando ulteriormente gli squilibri distributivi. In questo quadro, l\u2019industria della gestione patrimoniale \u00e8 riuscita negli ultimi anni ad incrementare la ricchezza dei propri clienti ben al di l\u00e0 di qualsiasi giustificazione razionale che possa sostenerne l\u2019utilit\u00e0 sociale. Secondo l\u2019analisi di Oxfam, avallata anche da altre ricerche di The Economist, 1\/3 della ricchezza dei miliardari \u00e8 ereditata, mentre il 43% \u00e8 dovuta a relazioni clientelari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa categoria di super ricchi non \u00e8 solo beneficiaria di un sistema economico che gioca ampiamente a loro vantaggio, ma ne alimenta anche meccanismi e pratiche rappresentando ad esempio la cerchia di azionisti a favore della quale le corporation cercano di massimizzare i profitti a discapito della sostenibilit\u00e0 d\u2019impresa e dei salari dei lavoratori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E come se non bastasse, il contributo fiscale fornito da questi individui \u00e8 andato decrescendo nel corso del tempo. Il FMI ha rilevato che a partire dagli anni \u201980 i sistemi fiscali in tutto il mondo sono diventati meno progressivi, le aliquote massime sui redditi hanno subito un drastico calo cos\u00ec come le imposte sulle rendite finanziarie, sui patrimoni e sulle eredit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I FALSI MITI DEL NEOLIBERISMO<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1. Il mercato ha sempre ragione e il ruolo dello Stato deve essere minimizzato. Lasciato senza controllo, il mercato non assicura di agire per il bene di tutti. Basti pensare alla massiccia deregolamentazione che ha riguardato il settore finanziario e la conseguente crisi finanziaria che ne \u00e8 scaturita a partire dal 2008. Vi sono poi servizi pubblici essenziali come sanit\u00e0 ed istruzione che, se privatizzati, rischiano di precludere l\u2019accesso alle fasce pi\u00f9 povere della popolazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">2. Le corporation devono massimizzare profitti e i dividendi da distribuire agli\u00a0azionisti. Della massimizzazione dei profitti beneficiano soltanto le \u00e9lite gi\u00e0 ricche che sono ai vertici manageriali o nella cerchia degli azionisti delle grandi corporation. Ma i costi che ne conseguono sono altissimi. Costi che riguardano l\u2019ambiente se non si investe in modelli di business sostenibile, il benessere dei lavoratori a cui vengono corrisposti salari non adeguati, e nel lungo periodo costi che riguardano l\u2019intera societ\u00e0 dal momento che i consumatori si troveranno con sempre minor potere di acquisto. Come messo in evidenza dal recente rapporto sull\u2019accesso ai medicinali pubblicato da un panel di esperti per conto del Segretario Generale delle Nazioni Unite, tali logiche di mercato possono spesso andare a detrimento di servizi essenziali come la salute pubblica: una delle conseguenze che ne deriva nel settore farmaceutico \u00e8\u00a0l\u2019aumento dei costi dei medicinali a carico dei cittadini.3. L\u2019estrema ricchezza individuale fa bene ed \u00e8 un segnale di successo che non inficia i livelli di disuguaglianza. E\u2019 diffusa la\u00a0convinzione che i super ricchi stiano contribuendo alla crescita economica e poco importa come le loro fortune economiche siano state accumulate. Spesso si attribuiscono meriti e talenti a chi \u00e8 al vertice della piramide sociale mentre 1\/3 della ricchezza dei miliardari \u00e8 ereditata ed il 43% \u00e8 riconducibile a relazioni clientelari. Di tanta ricchezza, nelle mani di pochi, in realt\u00e0 non beneficia la societ\u00e0 nel suo complesso e vi sono evidenze tratte anche da studi del FMI, secondo cui in Paesi in cui vi sono minori livelli di disuguaglianza vi \u00e8 una crescita maggiore e pi\u00f9 duratura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">4. La crescita del PIL deve essere il criterio guida per la definizione delle politiche\u00a0economiche. Il PIL inteso come indicatore di progresso di una nazione e la cui crescita rappresenta l\u2019obiettivo mainstream di politica economica di quasi tutti i governi, non permette di cogliere i livelli di disuguaglianza nei Paesi e di valutare altri parametri importanti per il benessere di una comunit\u00e0. Ad esempio guardando alla sola misurazione della crescita del PIL risulta che tra il 1998 e il 2010 lo Zambia abbia registrato una crescita media annua del 6%; peccato per\u00f2 che da questa misurazione nulla ci evinca sulla distribuzione dei proventi di tale crescita economica, i cui benefici sono andati soltanto alle classi pi\u00f9 agiate. In questo stesso lasso di tempo, infatti, il tasso di povert\u00e0 nel Paese \u00e8 cresciuto dal 43% al 64%, provocando in termini assoluti un aumento di 4 milioni di persone del numero di coloro che vivono al di sotto della soglia di povert\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">5. L\u2019attuale modello economico non discrimina per genere. La convinzione che il duro lavoro e i talenti siano le leve attraverso cui farsi strada e che i risultati del proprio successo non siano influenzati dall\u2019essere uomo o donna, \u00e8 smentito dalla realt\u00e0 dei fatti in un contesto in cui le donne sono spesso relegate ai livelli pi\u00f9 bassi della societ\u00e0 e impiegate in misura prevalente in settori con salari bassi e lavori precari. E\u2019 inoltre in carico alle donne gran parte del lavoro di cura non retribuito, un ambito che il PIL non rileva sebbene sia fondamentale per il funzionamento delle nostre economie e societ\u00e0. Proprio per questo loro carico di lavoro aggiuntivo, i tagli nei servizi pubblici spesso colpiscono le donne in misura maggiore. Persiste inoltre il divario retributivo di genere per cui si stima che all\u2019attuale trend alle donne servirebbero 170 anni per poter guadagnare quanto gli uomini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">6. Il nostro pianeta ha risorse illimitate. La crescita economica \u00e8 avvenuta a spese dell\u2019ambiente. Per oltre 40 anni lo sfruttamento delle risorse naturali \u00e8 stato superiore alla capacit\u00e0 di rigenerazione del nostro pianeta. Ci vorrebbero ora 1 anno e sei mesi per permettere al nostro pianeta di rigenerare le risorse consumate dall\u2019uomo in un anno. Anche nell\u2019uso delle risorse naturali e nel contributo dato alla determinazione del cambiamento climatico vanno riconosciute responsabilit\u00e0 differenziate dovute a stili di vita provocati dai crescenti livelli di disuguaglianza: il 10% pi\u00f9 ricco della popolazione mondiale \u00e8 infatti responsabile per met\u00e0 delle emissioni prodotte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">QUALE ALTERNATIVA? UN\u2019ECONOMIA UMANA<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il modello di Economia Umana proposto da Oxfam parte dal presupposto che il mercato da solo non \u00e8 in grado di rispondere in maniera adeguata ed equa ai bisogni di tutti i cittadini e di rispettare l\u2019ambiente. Pertanto \u00e8 necessario l\u2019intervento dei Governi per tutelare i diritti di tutti e per salvaguardare il bene comune.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Economia Umana pu\u00f2 realizzarsi attraverso:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Governi che si adoperano per arginare l\u2019estrema concentrazione di ricchezza, cos\u00ec da porre fine alla povert\u00e0. Pu\u00f2 essere realizzato aumentando le imposte sulla ricchezza e sui redditi pi\u00f9 alti e assicurando sistemi fiscali pi\u00f9 progressivi che permettano di recuperare risorse da investire in servizi pubblici come sanit\u00e0 e istruzione oltre che in politiche di sostegno al lavoro. \u2028<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Governi che cooperano, invece di competere in una corsa al ribasso sulle politiche fiscali e sui diritti dei lavoratori. Deve essere posta fine alla dannosa corsa al ribasso in materia fiscale perpetrata da molti Governi per attrarre investimenti di grandi multinazionali e devono essere adottate efficaci misure di contrasto agli abusi fiscali di grandi corporation e ricchi individui cos\u00ec da recuperare utili risorse per i bilanci pubblici. Inoltre, i Governi dovrebbero cooperare per assicurare che in un mercato del lavoro globalizzato la logica del massimo profitto non vada a detrimento dei diritti dei lavoratori e che venga, invece, loro corrisposto un salario dignitoso. \u2028<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Governi che sostengono modelli di business non orientati alla sola massimizzazione dei profitti, ma attenti al benessere dei propri lavoratori e al contributo che l\u2019azienda porta al bene comune della societ\u00e0. Esistono gi\u00e0 modelli \u2028imprenditoriali orientati in questa direzione che hanno dimostrato di funzionare. E\u2019 perci\u00f2 fondamentale che a queste imprese si dia il giusto sostegno per far in modo che il loro modello diventi mainstream e non sia confinato a mere sperimentazioni di economia sociale. \u2028<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Governi attenti a garantire pari opportunit\u00e0 di sviluppo a uomini e donne. Questo significa abbattere quelle barriere economiche che oggi non sempre permettono alle donne di realizzarsi al pari degli uomini. Assicurare ovunque nel mondo che le donne godano di pari accesso ai servizi educativi e sanitari. Non permettere che siano le norme sociali a predeterminare il ruolo della donna nella societ\u00e0 e riconoscere, ridurre e ridistribuire il lavoro di cura non retribuito. \u2028<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Governi che incoraggiano l\u2019innovazione tecnologica a condizione che vada a \u2028beneficio di tutti. E\u2019 cruciale il ruolo dei Governi nell\u2019assicurare che lo sviluppo tecnologico non persegua esclusivi interessi di mercato (dettati ad esempio dalla necessit\u00e0 di rispondere ai bisogni di consumatori pi\u00f9 abbienti disposti a pagare un costo pi\u00f9 alto per l\u2019accesso alle tecnologie), ma sia sempre orientato al raggiungimento di un maggior benessere per tutta la societ\u00e0. Anche nelle trasformazioni del mondo del lavoro, \u00e8 fondamentale che i decisori politici pongano particolare attenzione nel soppesare i benefici e i rischi nel lungo periodo dati da un crescente uso delle tecnologie in sostituzione del lavoro umano. \u2028<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Governi che promuovono una transizione verso l\u2019uso di energie rinnovabili per il funzionamento della nostra economia. L\u2019attuale modello economico, a partire dalla rivoluzione industriale, si \u00e8 sviluppato facendo ampio ricorso all\u2019uso di combustibili fossili. Questo modello \u00e8 incompatibile con la sostenibilit\u00e0 ambientale ed il benessere della maggioranza della popolazione. Basti pensare alle vittime provocate a livello globale dal cambiamento climatico e dai fenomeni connessi e ai danni subiti dalle comunit\u00e0 pi\u00f9 povere e vulnerabili. E\u2019 quindi essenziale una transizione energetica verso fonti rinnovabili. Per mantenere il surriscaldamento globale entro i 2\u00b0C \u00e8 necessario abbandonare del tutto l\u2019uso dei combustibili fossili entro il 2045-55. \u2028<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Governi che promuovano lo sviluppo guardando ad una molteplicit\u00e0 di \u2028indicatori relativi al benessere dei cittadini e non soltanto alla crescita \u2028economica misurata attraverso il PIL. E\u2019 necessario infatti poter cogliere l\u2019effettiva distribuzione di redditi e ricchezza all\u2019interno di un Paese e non misurare soltanto la dimensione dell\u2019attivit\u00e0 economica complessiva. \u00c8 altres\u00ec fondamentale contabilizzare i costi ambientali cos\u00ec da poter meglio salvaguardare il pianeta per le generazioni future, e integrare quelle attivit\u00e0 ad oggi non contemplate nel PIL come ad esempio il lavoro di cura non retribuito che pure \u00e8 parte fondamentale del funzionamento delle nostre economie. \u2028<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">\u00a0(*) Rapporto OXFAM\u00a0<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il rapporto di Oxfam \u201cAn economy for the 99%\u201d,\u00a0pubblicato il 16 gennaio, alla vigilia del World Economic Forum di Davos, presenta nuovi dati ed evidenze sulla disuguaglianza economica che si va acuendo e che contraddistingue sempre pi\u00f9 un sistema economico, di cui beneficia un\u2019esigua minoranza di super ricchi, a discapito del resto del mondo, soprattutto [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":2119,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"class_list":["post-2121","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-newsletter"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.2 - 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