{"id":2176,"date":"2017-03-27T15:44:27","date_gmt":"2017-03-27T13:44:27","guid":{"rendered":"http:\/\/5.249.146.118\/demografia-e-democrazia-in-un-pianeta-stretto-colloquio-con-massimo-livi-bacci\/"},"modified":"2017-03-27T15:44:27","modified_gmt":"2017-03-27T13:44:27","slug":"demografia-e-democrazia-in-un-pianeta-stretto-colloquio-con-massimo-livi-bacci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/demografia-e-democrazia-in-un-pianeta-stretto-colloquio-con-massimo-livi-bacci\/","title":{"rendered":"Demografia e democrazia in un pianeta stretto"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">In due secoli la popolazione mondiale \u00e8 passata da uno a pi\u00f9 di\u00a0sette miliardi, e se ne prevedono dieci nel 2050. Una rivoluzione demografica molto asimmetrica: il boom ora \u00e8 nei paesi poveri e soprattutto nell\u2019Africa subsahariana. A colloquio con Massimo Livi Bacci che nel suo ultimo libro denuncia un\u2019agenda internazionale dispersiva e poco credibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/ilmanifesto.info\/la-banalita-dellodio\/\">Nel romanzo <em>Sottomissione<\/em><\/a>, che ha fatto tanto discutere nei giorni della strage terroristica nella redazione di <em>Charlie Hebdo<\/em> a Parigi, Michel Houellebecq a un certo punto fa esprimere al suo protagonista \u2013 un professore universitario in crisi esistenziale e culturale \u2013 una certa nostalgia per l\u2019ordine patriarcale, del quale in Occidente sopravviverebbe ormai ben poco: \u201c\u2026 il patriarcato aveva il merito minimo di esistere, nel senso che in quanto sistema sociale perseverava nel proprio essere, c\u2019erano famiglie che mettevano al mondo figli e riproducevano all\u2019incirca lo stesso schema, e insomma funzionava; ora invece non ci sono abbastanza figli, quindi <em>\u00e8 finita<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201c<em>\u00c8 finita<\/em>\u201d \u00e8 una specie di sentenza di morte sulla societ\u00e0 europea, figlia dei Lumi: il calo fortissimo nella capacit\u00e0 di riprodursi sarebbe il sintomo pi\u00f9 evidente di una decadenza inarrestabile. A causa di questa sindrome autodistruttiva cadr\u00e0 presto vittima della dominazione islamica, che nel romanzo francese \u2013 come ormai molti sanno \u2013 \u00e8 immaginata in realt\u00e0 quale una forza politica molto \u201cmoderata\u201d, capace di allearsi con i socialisti per arrestare l\u2019ascesa dell\u2019estremismo lepenista e il clima di guerra civile strisciante che pervade il paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il tema \u2013 fantasie letterarie a parte \u2013 non \u00e8 stato assente nel dibattito pubblico sull\u2019emergenza del terrorismo di matrice islamica da un lato e su quella delle ondate migratorie dall\u2019altro. E rimanda per\u00f2 a una discussione ancora pi\u00f9 generale sui destini di un mondo nel quale il problema demografico, di cui si parla molto meno di una volta e quasi mai in modo documentato e basato sulle realt\u00e0 di fatto, \u00e8 per\u00f2 ben lungi dall\u2019essere risolto. Nei<em> think-tank <\/em>che si occupano degli assetti di potere globali, non a caso, le capacit\u00e0 demografiche dei vari paesi e delle aree regionali del mondo entrano a pieno titolo nella configurazione dei rapporti di forza e nelle previsioni dei possibili conflitti, insieme ai dati sull\u2019economia, la forza militare, le risorse energetiche e altro ancora.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La complessit\u00e0 e il peso della questione demografica a livello globale sono affrontate nel nuovo libro\u00a0<a href=\"https:\/\/www.mulino.it\/isbn\/9788815259745\"><em>Il pianeta stretto<\/em><\/a>, Massimo Livi Bacci,\u00a0professore di Demografia all\u2019Universit\u00e0 di Firenze e socio dell\u2019Accademia dei Lincei, autore di numerosi volumi su questi temi. La tesi di fondo \u2013 in estrema sintesi \u2013 \u00e8 che il dibattito e le politiche perseguite a livello internazionale sulla crescita demografica rischiano di passare da un eccessivo allarmismo nel passato a una pericolosa sottovalutazione attuale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La terra \u2013 si dice in apertura \u2013 \u00e8 cresciuta in popolazione di ben mille volte da quando, diecimila anni fa, era probabilmente abitata da circa dieci milioni di esseri umani: oggi si prevede che entro il prossimo mezzo secolo si raggiungeranno i dieci miliardi. Nel corso dei millenni questi numeri sono cresciuti, ma anche diminuiti (per esempio nell\u2019Europa medievale colpita dalla peste, o nel corso della \u201cGuerra dei trent\u2019anni\u201d). Il salto pi\u00f9 impressionante si \u00e8 verificato negli ultimi due secoli. Se all\u2019inizio del XIX secolo si calcolava un miliardo di persone in tutto il mondo, questa cifra era raddoppiata nel 1927, \u00e8 salita di nuovo del doppio, a quattro miliardi, nel 1974. Ed \u00e8 cresciuta ancora fino a sette miliardi e oltre nel primo quindicennio del nuovo millennio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non si \u00e8 trattato e non si tratta, per\u00f2, di un processo omogeneo e lineare. La \u201crivoluzione demografica\u201d ha investito prima il mondo pi\u00f9 sviluppato (pi\u00f9 ricchezza, scoperte scientifiche e migliore sanit\u00e0 contro le malattie, capacit\u00e0 di scelta sulla procreazione e sugli gli stili di vita via via sempre pi\u00f9 consistente). All\u2019inizio con il calo della mortalit\u00e0, poi con un graduale riallineamento nella natalit\u00e0 che in molti paesi \u2013 oggi non pi\u00f9 non solo occidentali, vedi il caso della Cina \u2013 misura un numero di figli per donna inferiore ai due che, con una speranza di vita di settant\u2019anni, sono considerati approssimativamente necessari per mantenere l\u2019equilibrio demografico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa tendenza \u00e8 quella che negli ultimi decenni ha \u201crassicurato\u201d sui pericoli catastrofici dell\u2019esplosione demografica. Tuttavia i paesi pi\u00f9 poveri delle altre regioni del mondo sono stati investiti dalla \u201crivoluzione demografica\u201d pi\u00f9 tardi ma a ritmi pi\u00f9 veloci e molto pi\u00f9 amplificati. Se, per esempio, la popolazione della Svezia nel periodo della \u201ctransizione\u201d dal boom al riequilibrio si \u00e8 raddoppiata, quella pi\u00f9 recente del Messico si \u00e8 quintuplicata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le previsioni di ulteriori aumenti della popolazione mondiale \u2013 oggi stimata in 7,3 miliardi \u2013 diventano pi\u00f9 incerte mano a mano che lo sguardo si spinge pi\u00f9 in l\u00e0 nel tempo. Ma sembra abbastanza realistico pensare, sulla scorta delle analisi scientifiche correnti, che da qui al 2050, nei prossimi 35 anni, si arrivi a 9,7 miliardi. Il problema di come garantire la sopravvivenza, e magari una vita decente a pi\u00f9 di due miliardi di \u201cpersone aggiuntive\u201d \u00e8 dunque di enorme rilievo.<br \/> Tanto pi\u00f9 che le tendenze sono profondamente asimmetriche: si stima che quasi tutto l\u2019aumento (98 per cento) avverr\u00e0 nei paesi poveri e \u201cin via di sviluppo\u201d, e di questo ben la met\u00e0 sar\u00e0 concentrato nell\u2019Africa subsahariana, mentre circa il 28 per cento nel subcontinente indiano. Molto \u201cscottante\u201d \u2013 come scrive Livi Bacci \u2013 \u00e8 la situazione africana: nei paesi dell\u2019area subsahariana gli attuali 962 milioni di abitanti sembrano destinati a pi\u00f9 che raddoppiarsi, diventando due miliardi e 123 milioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questa zona del mondo \u00e8 ancora innescata la cosiddetta \u201ctrappola malthusiana\u201d: lo sviluppo non decolla perch\u00e9 il ciclo tra povert\u00e0, malnutrizione, sopravvivenza precaria, ma alta fecondit\u00e0 e incremento della popolazione si autoalimenta in modo negativo. Mentre la media globale di figli per donna \u00e8 oggi di 2,5, qui \u00e8 ancora attestata a 5,1 figli per donna e stenta a diminuire (si prevede un calo al 3,1 nel 2050).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma la demografia segnala altri problemi rilevanti, se pure meno drammatici, anche per i paesi che appaiono destinati a un maggiore equilibrio, per esempio per l\u2019enorme incremento della percentuale della popolazione anziana. Un fatto in s\u00e9 positivo legato all\u2019aumento notevole delle speranze di vita, ma che produce i ben noti problemi previdenziali e sanitari, con i riflessi per i costi aggiuntivi sui bilanci statali e gli equilibri economici, e nuovi modelli di vita quando sar\u00e0 possibile comunemente la compresenza di fino a 4 generazioni diverse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine, ma si tratta delle primarie emergenze planetarie appena affrontate alla conferenza di Parigi sull\u2019ambiente, la crescita della popolazione mondiale significa pi\u00f9 bisogni alimentari, energetici, economici, quindi pi\u00f9 inquinamento, pi\u00f9 consumo di territorio, maggiore crescita delle concentrazioni urbane, specialmente sulle coste dei continenti, gi\u00e0 minacciate dagli effetti del riscaldamento globale. E maggiore pressione migratoria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 nonostante l\u2019approccio di Livi Bacci \u00e8 improntato a un ragionevole ottimismo. L\u2019umanit\u00e0 \u2013 sostiene lo studioso \u2013 possiede gi\u00e0 le conoscenze e la cultura per neutralizzare e smontare la \u201ctrappola malthusiana\u201d. E gi\u00e0 alcuni obiettivi che erano stati posti all\u2019inizio del millennio, come la riduzione del numero delle persone in stato di \u201cpovert\u00e0 estrema\u201d, o la battaglia contro le epidemie a cominciare dall\u2019AIDS, sono stati parzialmente raggiunti. Il punto \u00e8 che servirebbero politiche sovranazionali molto pi\u00f9 incisive e selettive per intaccare davvero lo scandalo di uno sviluppo \u201cche ha moltiplicato per dieci le disponibilit\u00e0 economiche pro capite della popolazione mondiale, per sette la popolazione, e per due o tre il numero dei disgraziati\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche la molto discussa enciclica sull\u2019ambiente di papa Francesco \u00e8 apprezzata da Livi Bacci per la radicalit\u00e0 dell\u2019approccio e il ventaglio dei problemi economici, scientifici e sociali affrontati, ma \u2013 secondo il demografo \u2013 sottovaluta abbastanza macroscopicamente gli effetti del previsto aumento della popolazione, con le dinamiche che abbiamo brevemente richiamato. \u201cEppure la Chiesa \u2013 osserva \u2013 predica la \u201cpaternit\u00e0, o genitorialit\u00e0, responsabile\u201d. E in pi\u00f9 di un documento auspica l\u2019avvento di una popolazione in equilibrio\u201d (6). Con il professor Livi Bacci abbiamo approfondito alcuni degli aspetti di queste questioni cos\u00ec complesse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Massimo Livi Bacci<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lei parla a un certo punto di quanto le dinamiche demografiche incidano in alcuni conflitti molto acuti oggi, come tra Israele e Palestina e in Siria, ma non solo. L\u2019argomento \u00e8 stato utilizzato anche per gli ipotizzabili sviluppi di uno scontro Islam \u2013 Europa dopo gli attentati di Parigi: \u00e8 un tema fondato? E in che misura specifica le dinamiche demografiche possono interagire con l\u2019emergenza terrorismo?<br \/> Il caso arabo-palestinese \u00e8 quello pi\u00f9 noto e clamoroso. Nonostante la buona espansione demografica della componente ebraica per l\u2019alta natalit\u00e0 (alta relativamente al mondo occidentale) e la continua immigrazione, la componente arabo-palestinese cresce molto pi\u00f9 rapidamente di quella ebraica. In una prospettiva che abbraccia l\u2019intero territorio della Palestina sotto mandato britannico, la componente araba (la popolazione degli attuali territori di Gaza e di Cisgiordania, pi\u00f9 un quinto abbondante della popolazione dello Stato d\u2019Israele) supererebbe quella ebraica verso il 2020 e accrescerebbe il suo vantaggio in seguito. Una soluzione pacifica della questione \u2013 qualsiasi siano i contorni di una eventuale intesa, che preveda uno, due o tre stati, scambi di popolazione o scambi di territori \u2013 avr\u00e0 al suo centro la questione demografica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel Libano, la compresenza di cristiani e musulmani ha portato a un assetto costituzionale paritario tra i due gruppi, nonostante il variare del rispettivo peso demografico, fino alla met\u00e0 del secolo scorso favorevole ai cristiani, e adesso nettamente ribaltato a favore dei musulmani. La crescita demografica differenziale dei vari gruppi etnico-religiosi rende ancor pi\u00f9 complessa la tragedia siriana, mentre la maggiore fecondit\u00e0 e crescita dei curdi \u00e8 motivo di persistenti e sotterranee preoccupazioni in Turchia. Tuttavia la questione demografica esercita la sua influenza sul lungo periodo, per la gradualit\u00e0 con cui si verificano i cambiamenti, e non credo sia un fattore rilevante e riconoscibile nel diffondersi del terrorismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quanto alla temuta invasione \u201cislamica\u201d dell\u2019Europa, le cifre parlano di una collettivit\u00e0 raddoppiata di numero tra il 1990 e il 2010, da 10,4 milioni nel 1990 a 19,1 nel 2010. Questa crescita per\u00f2 \u00e8 destinata a rallentarsi, in conseguenza della crisi economica, di politiche immigratorie pi\u00f9 restrittive, di una minore crescita \u201cnaturale\u201d delle collettivit\u00e0 immigrate che adottano comportamenti riproduttivi sempre pi\u00f9 simili a quelli delle popolazioni ospitanti.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A proposito degli obiettivi per il futuro, dopo le scadenze internazionali che erano previste entro la fine del 2015, le sue previsioni negative sulla nuova agenda (troppi obiettivi, poche priorit\u00e0, rimozione dell\u2019emergenza demografica) sono state confermate?<br \/> Confermate appieno! Lo scorso 26 di Settembre, l\u2019Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha solennemente approvato la cosiddetta \u201cAgenda 2030\u201d, etichettata con l\u2019impegnativo titolo \u201cTrasformare il nostro mondo: l\u2019Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile\u201d. Tale Agenda si concreta nella formulazione di 17 \u201cObbiettivi per lo Sviluppo Sostenibile\u201d (OSS) da raggiungersi entro il 2030, articolati in ben 169 \u201ctraguardi\u201d e monitorati da 304 \u201cindicatori\u201d. L\u2019Agenda \u00e8 il risultato di un accordo informale raggiunto per consenso in seno alle Nazioni Unite nell\u2019agosto di quest\u2019anno, e presentato all\u2019Assemblea Generale per l\u2019approvazione e per l\u2019adozione formale, dopo un intenso lavoro triennale di consultazione con le istituzioni internazionali, i governi e le organizzazioni della societ\u00e0 civile. A questa Agenda dovrebbe ispirarsi, o attenersi, l\u2019azione degli Stati e delle Istituzioni nel prossimo quindicennio. Naturalmente gli Obbiettivi dell\u2019Agenda non sono prescrittivi (e con quale autorit\u00e0, e risorse, potrebbero essere imposti?), ma solo delle sollecitazioni di principio che meritano approvazione e rispetto, se obbedite, o biasimo e riprovazione se inascoltate. Niente di pi\u00f9!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 davvero dubbio che un ventaglio cos\u00ec ampio di obbiettivi, senza priorit\u00e0, che vanno dall\u2019irrilevante all\u2019evanescente, possa condensarsi in motivazioni, parole d\u2019ordine, linee guida in grado di mobilitare coscienze, risorse e azioni. Si tratta purtroppo di uno zibaldone che rispecchia le procedure burocratiche delle istituzioni internazionali, un\u2019apertura alle esigenze degli stakeholder portatori di esigenze specifiche senza selezionarle e graduarle secondo priorit\u00e0. Va qui detto, a scanso di equivoci, che tutti i 17 Obbiettivi sono condivisibili: dalla eliminazione della povert\u00e0, alla scomparsa della fame; dalla buona salute per tutti e a tutte le et\u00e0, all\u2019istruzione di qualit\u00e0 per tutti; dalla crescita economica inclusiva e sostenibile, alla riduzione delle disuguaglianze, per citarne solo alcuni. Tutti e 17 gli Obbiettivi propugnano finalit\u00e0 nobili ed auspicabili anche se astratte. Ma cos\u00ec tante buone intenzioni, formulate da un pulpito poco credibile, rischiano di non valere la carta su cui sono scritte o il costo delle innumerevoli conferenze, consultazioni, iniziative che hanno costellato gli ultimi tre anni. Moniti, esortazioni o prediche sono mezzi importanti e utili per suscitare ed orientare l\u2019 impegno e le azioni delle istituzioni volte al bene comune. Ma la loro efficacia dipende essenzialmente dal prestigio di chi predica e dalla credibilit\u00e0 degli obbiettivi proposti. Purtroppo ambedue sono carenti. Il prestigio dell\u2019Assemblea dei Capi di Stato \u00e8 davvero scarso. Come possiamo prestare fede ad impegni sottoscritti anche da quei capi di stato sorretti da regimi tirannici che notoriamente violano gli elementari diritti umani? Quale forza di persuasione morale possono avere le loro esortazioni?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anni fa, quando usc\u00ec, lessi con interesse il libro di Emmanuel Todd e Youssef Courbage <em>L\u2019incontro delle civ<\/em>ilt\u00e0, che analizzando i paesi musulmani in tutto il mondo attribuiva molta importanza alla cultura (alfabetizzazione) soprattutto delle donne, nel determinare il calo del numero dei figli: prevedeva anche che questi mutamenti nelle strutture familiari avrebbero provocato terremoti sociali e politici. Lei che ne pensa?<br \/> Certamente il miglioramento dell\u2019istruzione delle donne \u00e8 una fattore importante nel determinare intenzioni e comportamenti riproduttivi non subordinati a prescrizioni familiari e tradizionali rigide e spesso oppressive. Ma non basta: sia le comunit\u00e0 palestinesi che quelle ebree ortodosse in Israele, hanno riproduttivit\u00e0 altissima nonostante gli ottimi livelli di istruzione. Occorre, accanto all\u2019istruzione, che le donne si sottraggano allo stato di subordinazione in famiglia, che entrino nel mondo del lavoro, che partecipino alla vita sociale\u2026 Naturalmente l\u2019istruzione \u00e8 un pilastro insostituibile in questo processo di cambiamento sociale, ma sarebbe insufficiente una politica che trascurasse gli altri elementi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una delle emergenze ricordate nel suo libro \u00e8 quella della dimensione delle megalopoli, soprattutto nei paesi in via di sviluppo. Che cosa prevede per il futuro di agglomerati urbani sterminati e poveri come, per fare due soli esempi, Citt\u00e0 del Messico o Mumbai, dove si concentrano dai\u00a0nove agli oltre\u00a0dodici milioni di abitanti?<br \/> Per noi occidentali, e per noi italiani soprattutto, fortunati abitatori di una delle \u201ccento citt\u00e0\u201d, e fruitori di una antica civilt\u00e0 urbana, il contatto con le megalopoli dei paesi poveri genera profondo sconcerto e timore. Ma se milioni di donne e uomini hanno deciso, nell\u2019ultimo secolo, di accentrarsi nelle grandi megalopoli, ci sono ragioni profonde. Una popolazione fortemente crescente vi \u00e8 stata costretta per sopravvivere alla fame e alla povert\u00e0 estrema. Nelle megalopoli esistevano, spiragli di modesta ascesa sociale, di lavoro e di reddito; speranza di sfuggire alla fame; possibilit\u00e0 per i figli di avere istruzione e cure mediche, ancorch\u00e9 nella miseria e nel degrado ambientale. L\u2019inurbamento significava anche il passaggio per una porta, da un mondo chiuso ad uno \u2013 sia pur precariamente \u2013 aperto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le megalopoli rischiano, per\u00f2, di sprofondare sotto il loro peso demografico, di trovarsi incapaci di gestire e migliorare i servizi pubblici di base, di generare pericolose conflittualit\u00e0, di approfondire l\u2019isolamento e l\u2019emarginazione di un vasto numero di persone. Le cosiddette \u201cmegacitt\u00e0\u201d, o agglomerati con oltre dieci milioni di abitanti, che erano due nel 1950, sono cresciute a dieci nel 1990 e a 28 nel 2014; le grandi citt\u00e0, tra i cinque e i dieci milioni, che erano 21 nel 1990, sono pi\u00f9 che raddoppiate a 43 nel 2014, mentre le piccole citt\u00e0 (piccole solo per la terminologia internazionale) da uno a cinque milioni sono passate da 239 a 415. La concentrazione demografica nelle aree urbane non \u00e8, di per s\u00e9, un fatto negativo. L\u2019umanit\u00e0 \u00e8 essenzialmente gregaria e tende a vivere in spazi ristretti. Ma il moderno processo di mega-urbanizzazione \u00e8 stato compresso in pochissimo tempo e in modo disordinato e spesso anarchico. Le conseguenze negative per l\u2019ambiente riguardano, soprattutto, l\u2019inquinamento dell\u2019aria, con i ben conosciuti effetti perversi sulla salute, e quello delle acque, con effetti che si irradiano nell\u2019ecosistema ben oltre il territorio delle megacitt\u00e0, nonch\u00e9 lo spreco o il degrado dello spazio. E siccome la crescita delle grandi conurbazioni \u00e8 pi\u00f9 veloce della crescita della popolazione urbana, e questo divario crescer\u00e0 ancora nel futuro, l\u2019effetto negativo sull\u2019ecosistema \u00e8 destinato ad aggravarsi in assenza di robusti correttivi.<br \/> Va segnalato, infine, che il tasso di crescita delle grandi megalopoli si va attenuando, sia per una minore immigrazione che per la diffusione del controllo delle nascite, generalmente pi\u00f9 rapida che nelle campagne.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il suo testo si chiude con una nota ottimistica sui possibili effetti positivi di quella che definisce la \u201cquarta globalizzazione\u201d: legando il tema a quello delle migrazioni, lei pensa che le diverse identit\u00e0 culturali saranno confermate e irrigidite (oggi vediamo l\u2019estremo del fondamentalismo islamico, e non solo) oppure si accelereranno processi di destrutturazione, di maggiore capacit\u00e0 di scambio e integrazione?<br \/> Francamente non saprei rispondere. Quel che si pu\u00f2 osservare \u00e8 che oltre ad una crescita delle tradizionali migrazioni internazionali \u2013 nonostante le crescenti restrizioni \u2013 c\u2019\u00e8 un continuo aumento della mobilit\u00e0 di breve o brevissimo periodo. Spostamenti di tecnici e dipendenti di multinazionali e di aziende esportatrici; spostamenti per affari; per studio (aumento esponenziale degli \u201cstudenti internazionali\u201d); per turismo; per contatti personali amicali e affettivi. Nel 1990 i cinesi che intrapresero un viaggio internazionale furono un milione, lo scorso anno cento milioni; i cosiddetti \u201cturisti internazionali\u201d furono 25 milioni nel 1950 si avvicineranno a due miliardi nel 2030. Non parliamo poi della rete virtuale di contatti (messaggi scritti, contatti audio, contatti video\u2026) che si va infittendo a ritmo vertiginoso\u2026 \u00c8 questa che ho chiamato \u201cquarta\u201d globalizzazione (la prima essendo quella accesa dal contatto tra Eurasia e America; la seconda quella ottocentesca, la terza quella che stiamo vivendo da qualche decennio). La speranza \u00e8 che moltiplicandosi i contatti, rompendosi gli isolamenti, parlando linguaggi comuni, si stemperino incomprensioni, ostilit\u00e0 e conflitti. Forse \u00e8 possibile che questo avvenga nel lontano futuro, ma cosa avverr\u00e0 nella lunga transizione?<br \/> La speranza \u00e8 che l\u2019intensificarsi delle relazioni umane \u2013 sia quelle dirette in conseguenza delle migrazioni e della mobilit\u00e0 , sia quelle mediate dalle comunicazioni sempre pi\u00f9 fitte ed integrate \u2013 porti ad una globalizzazione umana e sociale, con effetti positivi sulle relazioni globali. Mi piace pensare che il mondo possa avviarsi in questa direzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Veniamo per un momento alla cronaca. Ci sono state polemiche politiche e clamori mediatici sui dati recenti che parlano di un vistoso aumento della mortalit\u00e0 in Italia nel corso del 2015. Il fenomeno \u00e8 stato messo in relazione al concomitante allarme per l\u2019inquinamento atmosferico. Che cosa c\u2019\u00e8 di vero e come giudica questo clamore?<br \/> I media alimentano a perfezione la schizofrenia. Nei primi otto mesi dell\u2019anno ci sono stati 40.000 morti in pi\u00f9 dell\u2019anno precedente. Si grida: sicuramente dovuti allo smog che inquina le nostre citt\u00e0\u2026 al riscaldamento globale, all\u2019effetto serra\u2026Prova ne sia che nei mesi di novembre e dicembre lo smog ha superato i livelli di guardia\u2026.E invece, quell\u2019aumento \u00e8 presumibilmente dovuto ad un inverno particolarmente freddo , forse ad un calo delle vaccinazioni antinfluenzali (frutto anche di una irresponsabile campagna mediatica), che ha reso ancor pi\u00f9 vulnerabili le persone fragili, quelle molto anziane o indebolite da altre patologie. Il clima mite di questi novembre e dicembre, invece, avr\u00e0 contribuito a far diminuire i decessi al di sotto dei normali livelli, nonostante l\u2019accresciuto grado dell\u2019inquinamento. Meglio un\u2019ondata di freddo, con meno vaccinazioni, e alcune decine di migliaia di decessi in pi\u00f9 \u2013 oppure un inverno mite, con alto inquinamento, ma con qualche decina di migliaia di decessi in meno?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine una domanda sulla sua esperienza politica come parlamentare nel centrosinistra e su cosa pensa del rapporto tra scelte politiche e analisi della realt\u00e0. L\u2019idea di parlare di demografia parte proprio dalla considerazione che senza anche un ritorno ai \u201cdati di fatto\u201d e a una analisi critica della realt\u00e0 sembra impossibile recuperare la debolezza (per dir poco) dei soggetti politici oggi. A sinistra e non solo.<br \/> Sono entrato in Senato che non ero pi\u00f9 un bambino\u2026a 69 anni suonati, e non mi aspettavo certo che avrei cambiato il mondo! Ne sono uscito sette anni dopo: sarebbe ingiusto parlare di un bilancio negativo. Il disallineamento tra la necessit\u00e0 di politiche di lungo periodo, e il breve orizzonte cui si ispira la maggioranza delle scelte \u00e8 certo clamoroso. Ma sarebbe limitativo spiegarlo con la \u201cmiopia\u201d del ceto politico. \u00c8 la miopia della societ\u00e0 che li esprime che si riflette nell\u2019azione politica. E si tratta di una miopia alimentata da un circuito perverso dell\u2019informazione, sempre centrata sull\u2019attualit\u00e0, sull\u2019urgenza del momento attuale, sull\u2019affacciarsi di un pericolo (vero o presunto) che necessita di misure immediate, \u201cemergenziali\u201d, anche se esso viene da lontano ed era ampiamente previsto. Mi vengono in mente due esempi, legati alla mia professione. In Italia la bassissima natalit\u00e0, oramai perdurante da trent\u2019anni, \u00e8 un fenomeno con numerose ricadute negative sulla societ\u00e0. Sappiamo quali ne siano le cause e sappiamo anche che ben condotte politiche sociali potrebbero rimuovere alcune delle cause della bassissima natalit\u00e0. Ma dell\u2019argomento nessuno in realt\u00e0 si preoccupa. Le politiche sociali in sostegno delle scelte riproduttive delle coppie non si fanno. In Francia queste politiche si fanno coerentemente da settant\u2019anni (e se ne vedono le conseguenze), perch\u00e9 le varie parti politiche che si sono alternate al potere, ne hanno riconosciuto valore ed importanza, confermandole e rafforzandole. Una societ\u00e0 assai pi\u00f9 matura della nostra. Il secondo esempio \u00e8 costituito dalla schizofrenia sull\u2019immigrazione, della quale il nostro paese non pu\u00f2 fare a meno. Ma che buona parte della societ\u00e0 (e della politica) continua a considerare un fenomeno congiunturale, transitorio, Insomma, non voglio l\u2019immigrato, ma ho assoluto bisogno del suo aiuto. Non faccio figli, ma voglio i benefici del welfare pubblico ed esigo che la mia pensione sia pagata, e che la sanit\u00e0 funzioni alla perfezione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0(*) da Critica marxista\u00a0 Agosto 2016<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In due secoli la popolazione mondiale \u00e8 passata da uno a pi\u00f9 di\u00a0sette miliardi, e se ne prevedono dieci nel 2050. Una rivoluzione demografica molto asimmetrica: il boom ora \u00e8 nei paesi poveri e soprattutto nell\u2019Africa subsahariana. A colloquio con Massimo Livi Bacci che nel suo ultimo libro denuncia un\u2019agenda internazionale dispersiva e poco credibile. 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