{"id":22216,"date":"2025-07-27T21:52:45","date_gmt":"2025-07-27T19:52:45","guid":{"rendered":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/?p=22216"},"modified":"2025-07-29T22:25:23","modified_gmt":"2025-07-29T20:25:23","slug":"la-crisi-distruttiva-dellordine-internazionale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/la-crisi-distruttiva-dellordine-internazionale\/","title":{"rendered":"La crisi distruttiva dell&#8217;ordine internazionale*"},"content":{"rendered":"\n<p>Nonostante i richiami sempre pi\u00f9 irrealistici alla sua resilienza, l\u2019ordine internazionale liberale concepito alla fine della Seconda guerra mondiale e apparentemente \u201cliberato\u201d dalla scomparsa dell\u2019Unione sovietica \u00e8 ormai definitivamente crollato. E lo ha fatto, sar\u00e0 bene ricordarlo, dopo una parabola sorprendentemente breve di ascesa e declino.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La condizione di superiorit\u00e0 senza precedenti della quale avevano goduto gli Stati Uniti e i loro alleati all\u2019indomani della scomparsa dell\u2019Unione sovietica non aveva impedito infatti al Nuovo Ordine Mondiale di entrare in crisi gi\u00e0 pochi anni pi\u00f9 tardi, grossomodo alla met\u00e0 del primo decennio del XXI secolo, sotto i colpi di due fallimenti maturati pienamente al proprio interno: la guerra in Iraq a partire dal 2003 e, ancora di pi\u00f9, la crisi economico-finanziaria del 2007-08. Nel decennio successivo, lo smottamento dell\u2019edificio aveva aperto lo spazio al riemergere di competitori sia su scala regionale (come la Russia) sia, almeno potenzialmente, su scala globale (come la Cina), mentre ci\u00f2 non aveva tardato a reinnescare proprio ci\u00f2 che dieci anni prima era stato precipitosamente escluso, una nuova competizione tra grandi potenze.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Quello che \u00e8 subentrato negli sfortunatissimi anni Venti del nostro secolo, allora, \u00e8 solo il crollo definitivo dell\u2019ordine, sotto l\u2019effetto della pandemia del Covid nel 2020-2021, della guerra in Ucraina a partire dal febbraio del 2022 e, per ultimo, dell\u2019epidemia di conflitti armati susseguitisi in Medio Oriente dall\u2019ottobre del 2023. Un crollo che ha esposto il clamoroso ritardo di molti dei principali attori, a cominciare dall\u2019Unione Europea. E che costituir\u00e0, per tutti, la principale sfida del prossimo decennio.<\/p>\n\n\n\n<p>Che cosa pu\u00f2 comportare, allora, il collasso di un ordine internazionale tanto ambizioso quanto era quello congegnato dopo il 1945 e trionfalmente rilanciato nel 1990? Vale a dire, rovesciando la prospettiva: che cosa ci possiamo aspettare dalla sua fine? Fine dell\u2019ordine internazionale liberale significa, tanto per cominciare, fine di un ordine, cio\u00e8 fine di ci\u00f2 che l\u2019ordine, di qualunque natura esso sia, pu\u00f2 significare nelle relazioni internazionali: il soddisfacimento degli obiettivi elementari di qualunque convivenza sociale \u2013 la limitazione della violenza, il rispetto delle promesse e la stabilit\u00e0 del possesso; la capacit\u00e0 di nutrire almeno un piccolo ma fondamentale nucleo di aspettative sul futuro \u2013 su come sar\u00e0 distribuito il potere, per esempio, su quale sar\u00e0 la configurazione geopolitica del sistema internazionale, su quali saranno le sue regole e le sue istituzioni; la possibilit\u00e0 di basare le proprie scelte sul presupposto che su tutto ci\u00f2 si possa, almeno in linea di massima, contare.<\/p>\n\n\n\n<p>Da qui, allora, la sensazione sempre pi\u00f9 diffusa di un \u201cmondo fuori controllo\u201d. Una sensazione che, per non risolversi in una vaga formula retorica, deve essere presa nel suo significato pi\u00f9 letterale. Un mondo fuori controllo \u00e8 un mondo nel quale non funzionano pi\u00f9, o funzionano sempre di meno le forme di controllo proprie del sistema internazionale: la distribuzione (ineguale) del potere che, dopo essere stata chiarissima all\u2019indomani della fine della guerra fredda, lo \u00e8 diventata sempre meno nei decenni successivi; e il tessuto istituzionale della convivenza internazionale, passato in meno di trent\u2019anni dalla fase di effervescenza degli anni Novanta del Novecento al collasso quasi completo di oggi.<\/p>\n\n\n\n<p>La manifestazione pi\u00f9 superficiale di questa crisi di controllo \u00e8, come sempre nella politica internazionale, la proliferazione e la persistenza dei conflitti armati. Che significa non soltanto che continua a crescere il numero dei conflitti armati, internazionali e civili. Conflitti che, ancora fino a pochi anni fa, sembravano coinvolgere soltanto attori minori, ora coinvolgono sempre di pi\u00f9 anche attori maggiori (la Russia, l\u2019Ucraina e i paesi della Nato che la sostengono, Israele e l\u2019Iran). Ma significa, per di pi\u00f9, che una volta scoppiati, i conflitti armati tendono a durare sempre di pi\u00f9 nel tempo, come sta accadendo anche per i due politicamente pi\u00f9 importanti degli ultimi tre anni, quello in Ucraina e quello in Medio Oriente.<\/p>\n\n\n\n<p>Rieccoci allora al senso pi\u00f9 profondo della crisi di controllo. La proliferazione e, ancora di pi\u00f9, la persistenza dei conflitti dimostrano che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 quasi traccia della diplomazia preventiva celebrata nella fase di ascesa dell\u2019ordine liberale; che \u00e8 entrata clamorosamente in crisi la pratica del negoziato, non solo perch\u00e9 mancano quasi sempre negoziatori credibili ma perch\u00e9 manca sempre di pi\u00f9 l\u2019idea stessa della negoziabilit\u00e0 dei conflitti; mentre, alla base, se i conflitti sfuggono agli strumenti diplomatici \u00e8 perch\u00e9 sfuggono prima di tutto alle nostre categorie cognitive, che sembrano rimaste ibernate al mondo della \u201cfine della storia\u201d degli anni Novanta del Novecento.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>A questa proliferazione gi\u00e0 in corso dei conflitti si accompagna, aggravandola, la radicale inversione delle nostre aspettative sul futuro. Ancora fino a una manciata di anni fa, le aree strategicamente ed economicamente centrali del sistema internazionale sembravano destinate a un futuro di pace. Mentre le guerre che continuavano a essere combattute altrove (periodicamente anche da noi europei, come in Iraq nel 1991, in Jugoslavia nel 1991, in Afghanistan dal 2001 e in Libia nel 2011) potevano essere guardate dall\u2019Europa e dall\u2019America come \u201cfatti periferici\u201d, se non come contrassegno per eccellenza della perifericit\u00e0. Negli ultimi cinque anni, al contrario, l\u2019eventualit\u00e0 di una guerra tra grandi potenze, non alla periferia ma al centro del sistema internazionale, \u00e8 tornata al vertice delle preoccupazioni e della pianificazione strategica di tutti gli attori, Europa compresa. Detto in termini un po\u2019 approssimativi: se il mondo di qualche anno fa si preparava, nonostante tutto, alla pace, il nostro sembra prepararsi sempre di pi\u00f9 alla guerra.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo rovesciamento dei rapporti tra pace e guerra porta con s\u00e9 il secondo e ancora pi\u00f9 appariscente tratto della crisi dell\u2019ordine: la crescente rimilitarizzazione delle relazioni internazionali. Che comporta, tanto per cominciare, una corsa generale al riarmo e all\u2019innovazione delle tecnologie militari, che ha investito anche il continente, l\u2019Europa, che ne era stato risparmiato per pi\u00f9 di tre decenni.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Fianco a fianco al riarmo, e in rapporto strettissimo con il primo, la rimilitarizzazione porta con s\u00e9 il varo e il rilancio delle alleanze militari, a cominciare anche in questo caso dalla Nato. Infine, la militarizzazione non risparmia il terreno della comunicazione e dei linguaggi politici, alimentando da un lato l\u2019inclinazione a rappresentare il mondo in termini rozzamente dualistici e, dall\u2019altro, l\u2019adozione stessa di linguaggi politicamente e diplomaticamente sempre pi\u00f9 sguaiati, come quelli ai quali ci stanno abituando non soltanto Donald Trump o Dmitrij Medvedev, ma anche molti responsabili europei e atlantici (a cominciare dal Segretario generale della Nato Mark Rutte).<\/p>\n\n\n\n<p>Infine, a rendere ancora pi\u00f9 preoccupante questa deriva contribuisce il fatto che essa avviene nel pieno di una crisi spaventosa delle regole della convivenza internazionale. Una crisi che, ai cittadini europei e americani, si presenta oggi sotto la forma della guerra dei dazi e dei suoi contraccolpi sulla stabilit\u00e0 e l\u2019apertura dell\u2019economia internazionale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ma, a tutti gli altri, si era gi\u00e0 presentata nella forma ben pi\u00f9 radicale di una vera e propria demolizione dei princ\u00ecpi, delle norme e delle regole dirette e a limitare e arginare la violenza. Di questo tessuto di regole, che era il nucleo centrale della convivenza internazionale del dopo-Seconda guerra mondiale, non resta quasi pi\u00f9 nulla nel contesto attuale. Perch\u00e9 i vincoli strettissimi all\u2019uso della forza dettati dalla Carta delle Nazioni Unite hanno ceduto il passo a una progressiva riabilitazione politica, giuridica e persino etica della guerra, simboleggiata dall\u2019adozione di una nozione distruttivamente estensiva del principio di prevenzione \u2013 quale quella impiegata anche nelle ultime settimane da Israele e Stati Uniti contro l\u2019Iran.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il diritto internazionale umanitario \u00e8 stato letteralmente fatto a pezzi dapprima nella guerra globale al terrore e poi, in forme inimmaginabili ancora fino a pochi anni fa, nel bombardamento a tappeto di Gaza \u2013 fatto a pezzi non perch\u00e9, come si era gi\u00e0 ripetuto negli ultimi anni, il diritto \u00e8 stato violato ma perch\u00e9, questa volta, ci\u00f2 ha potuto avvenire nella totale impunit\u00e0 e con l\u2019oscena indulgenza persino di tanti professionisti occidentali dell\u2019umanitarismo. La distinzione stessa tra pace e guerra, infine, si \u00e8 dissolta in quella che sempre pi\u00f9 distrattamente viene rappresentata (e trattata) come una condizione di guerra ibrida permanente: una condizione nella quale tutti \u2013 politici, studiosi, giornalisti e semplici cittadini \u2013 sono chiamati a restare \u201csempre in vedetta\u201d, contro i nemici esterni ma, ancora di pi\u00f9, contro lo spettro degli immancabili \u201cnemici interni\u201d. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Fino a qui, dunque, la crisi dell\u2019ordine in quanto ordine. Ma quello che sta venendo meno non \u00e8, genericamente, un ordine internazionale, bens\u00ec un ordine internazionale connotato e legittimato in senso liberale. Che \u00e8 l\u2019altro lato della condizione nella quale ci troviamo gi\u00e0 e alla quale, presumibilmente, ci dobbiamo preparare anche per il prossimo futuro.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Crisi dell\u2019ordine liberale significa, intanto, che si \u00e8 via via sgretolato l\u2019edificio multilaterale della convivenza internazionale che era il fiore all\u2019occhiello di quell\u2019ordine. In parte, perch\u00e9 sono entrate in crisi tutte le maggiori istituzioni internazionali dell\u2019epoca, dalle Nazioni Unite al G7 alla stessa Unione Europea. E, in parte ancora maggiore, perch\u00e9 al posto del multilateralismo universalistico e inclusivo del passato si \u00e8 andato formando un multilateralismo pi\u00f9 frammentato e competitivo, organizzato su scala regionale o subregionale attorno agli attori emergenti in ciascuna regione.<\/p>\n\n\n\n<p>Sulla scia della crisi del multilateralismo, la competizione internazionale ha politicizzato e smontato la globalizzazione, rovesciando un\u2019altra delle aspettative pi\u00f9 caratteristiche della fase di ascesa dell\u2019ordine liberale. Stando a queste aspettative, la globalizzazione economica avrebbe dovuto portarsi dietro presto o tardi qualche forma di globalizzazione politica e culturale \u2013 secondo il mantra politico e accademico della global governance.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 avvenuto esattamente il contrario: \u00e8 toccato alle riemergenti fratture politiche trascinarsi dietro la globalizzazione economica, fino a spaccarla lungo linee di frattura di natura non economica ma prettamente politica. Invece che la globalizzazione inclusiva degli anni Novanta del XX secolo, quella che si profila all\u2019orizzonte allora \u00e8 una globalizzazione pi\u00f9 ristretta e aperta sempre di pi\u00f9 solo attorno agli attori e ai progetti politicamente compatibili con i propri.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma l\u2019effetto pi\u00f9 pervasivo del collasso dell\u2019ordine \u00e8 quello di averci gi\u00e0 consegnato una nuova immagine del mondo, perfettamente rovesciata rispetto a quella alla quale ci eravamo abituati nell\u2019ultimo trentennio. Al posto del mondo post-statale, post-moderno e post-vestfaliano vantato alla fine del Novecento, una imponente ristatalizzazione delle relazioni internazionali; al posto del \u201cmondo piatto\u201d e \u201csenza confini\u201d della globalizzazione, una corrispondente riterritorializzazione incentrata sul rafforzamento e sulla difesa dei confini; al posto del \u201cpresentismo\u201d, soprattutto, la consapevolezza sempre pi\u00f9 diffusa che tutto il nostro presente sta sprofondando.<\/p>\n\n\n\n<p>*DA Etica e Economia 16\/07\/2025<\/p>\n\n\n\n<p>** Insegna Relazioni Internazionali all\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Milano ed \u00e8 direttore del Programma di Relazioni Transatlantiche all\u2019Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI), per il quale cura dal 2000 il Rapporto annuale. \u00c8 autore di numerose pubblicazioni, tra le quali: Il suicidio della pace. Perch\u00e9 l\u2019ordine internazionale liberale ha fallito (1989-2024), Cortina, Milano 2025.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nonostante i richiami sempre pi\u00f9 irrealistici alla sua resilienza, l\u2019ordine internazionale liberale concepito alla fine della Seconda guerra mondiale<\/p>\n","protected":false},"author":6580,"featured_media":22247,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"class_list":["post-22216","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-newsletter"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.2 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>La crisi distruttiva dell&#039;ordine internazionale* - Nuovi Lavori<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/la-crisi-distruttiva-dellordine-internazionale\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"La crisi distruttiva dell&#039;ordine internazionale* - 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