{"id":22232,"date":"2025-07-28T16:10:35","date_gmt":"2025-07-28T14:10:35","guid":{"rendered":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/?p=22232"},"modified":"2025-07-29T20:49:38","modified_gmt":"2025-07-29T18:49:38","slug":"per-andare-oltre-le-ragioni-della-ditta-nel-sindacato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/per-andare-oltre-le-ragioni-della-ditta-nel-sindacato\/","title":{"rendered":"Sindacato, andare oltre le ragioni della &#8221;ditta&#8221;"},"content":{"rendered":"\n<p>So che molti pensano &#8211; sinceramente o non, ha poca importanza \u2013 che evocare il passato \u00e8 tempo perso, tanto \u201cora \u00e8 tutto un\u2019altra epoca\u201d. Io sono fermamente convinto, con Keynes che \u201cnon so cosa rende un uomo pi\u00f9 conservatore, se ricordare solo il passato o solo il presente\u201d. Infatti, la storia non \u00e8 soltanto pura reminiscenza, ma un importante aiuto alla cronaca per fare, come ripeteva spesso Carniti, \u201cpossibilmente errori nuovi, se proprio si vuole correre il rischio di errare\u201d. A maggior ragione, questi suggerimenti valgono per quanti si considerano riformisti, perch\u00e9 non diventino degli stagionati e forse neanche tanto inconsapevoli, conservatori, in un mondo affamato di futuro.<\/p>\n\n\n\n<p>A valle del Congresso della CISL e dello scambio di messaggi, veramente franchi, tra Fumarola, Bombardieri e Landini mi sono chiesto a che punto fosse l\u2019identit\u00e0 complessiva del sindacalismo italiano. Perch\u00e9 alle menti e agli occhi delle lavoratrici e dei lavoratori, a quelli dell\u2019opinione pubblica e a quelli dei decisori pubblici e privati, quel che conta \u00e8 la visione d\u2019insieme, prima ancora delle specificit\u00e0 di ogni singola organizzazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella storia repubblicana del sindacalismo italiano si possono delineare tre stagioni, abbastanza lunghe per dare a ciascuna una caratterizzazione prevalente. La prima, pioneristica e generativa, contrassegnata da un abbrivio forzatamente unitario in una sola organizzazione, la CGIL, voluto sostanzialmente dai partiti che avevano guidato la Resistenza. Dur\u00f2 poco, per forti divergenze politiche (c\u2019era la guerra fredda) e differenti convinzioni sul ruolo del sindacato. Nacquero la CISL e la UIL ma assieme alla CGIL non rappresentavano granch\u00e8; la cultura associativa non era diffusa, n\u00e9 conosciuta: venti anni di corporativismo fascista avevano lasciato il segno.<\/p>\n\n\n\n<p>Di Vittorio, Pastore e Viglianesi avevano idee diverse, ma su un punto convergevano: marciare divisi e colpire uniti. Sia verso il padronato che verso il Governo in carica. Riuscirono nell\u2019intento di ottenere risultati importanti per la difesa della dignit\u00e0 dei loro rappresentati, sia pure discutendo a distanza \u2013 a volte siderale \u2013 sulle prospettive&nbsp; dell\u2019iniziativa sindacale. Se tuttora sono personaggi evocati, \u00e8 perch\u00e9 seppero fare scelte, talvolta radicali, non tanto per il presente quanto per il futuro, non tanto per interesse di parte, ma sempre con una visione da rappresentanti di tutto il mondo del lavoro.<\/p>\n\n\n\n<p>La seconda stagione \u00e8 quella che inizi\u00f2 nei primi anni sessanta e si chiuse all\u2019alba del 14 febbraio 1984, passato alla storia come giorno dell\u2019accordo di San Valentino. Furono due decenni di grande crescita del peso sociale del sindacato, di formidabili conquiste resistenti all\u2019usura del tempo, di imponenti adesioni alle tre confederazioni, di decisive resistenze al terrorismo nero e rosso, di generosi tentativi per raggiungere l\u2019unit\u00e0 sindacale. \u201cUni e trini\u201d era la battuta che prevaleva per dare una spiegazione immaginifica, soprattutto alle delegazioni sindacali straniere che venivano a curiosare questo fenomeno esistenziale, perch\u00e9 culturale e politico nello stesso tempo (e spesso per copiarlo).<\/p>\n\n\n\n<p>Si era ad un passo dal realizzare il sogno di una nuova generazione di sindacalisti delle tre confederazioni, in quel momento guidate da Benvenuto, Carniti e Lama. Ma l\u2019offensiva del PCI di Berlinguer, concentrata su due cavalli di battaglia della CISL \u2013 prima lo 0,5% del salario dei lavoratori da mettere in un Fondo per l\u2019occupazione nel Sud e poi la concertazione per ridurre l\u2019inflazione a due cifre degli inizi degli anni ottanta \u2013 in realt\u00e0 si dimostr\u00f2 finalizzata a non far procedere il processo unitario. L\u2019inflazione fu sconfitta con l\u2019accordo di San Valentino; il PCI rimase traumatizzato dall\u2019insuccesso del referendum abrogativo di quell\u2019intesa fino a quando cambi\u00f2 nome; ma chi pag\u00f2 il prezzo pi\u00f9 alto fu il sindacato che dovette prendere atto della frantumazione della prospettiva unitaria.<\/p>\n\n\n\n<p>La terza stagione \u00e8 stata la pi\u00f9 lunga, quella che praticamente ha attraversato l\u2019ultimo quindicennio del secolo scorso e si \u00e8 distesa sul primo quarto del secolo in corso. E\u2019 una stagione controversa, altalenante tra tentativi di ripresa dell\u2019unit\u00e0 d\u2019azione (la punta pi\u00f9 alta si raggiunse con gli accordi di concertazione con i Governi Amato del 1992 e Ciampi del 1993) e momenti di distinguo significativi, con intese separate sia contrattualmente (nei metalmeccanici in modo particolare) che con le istituzioni centrali e periferiche. Anni difficili sul piano economico, sociale e politico all\u2019interno e sul piano internazionale, con il sindacato sulla difensiva anche perch\u00e9 il settore manifatturiero era sottoposto ad una offensiva distruttiva per effetto sia della globalizzazione dei mercati e sia dell\u2019indebolimento della capacit\u00e0 innovativa dell\u2019imprenditoria nostrana.<\/p>\n\n\n\n<p>Nello stesso tempo, nel sindacato cresceva un\u2019attitudine di buona e riconosciuta professionalit\u00e0 nella gestione dei servizi alla persona (in via diretta o in cogestione con le controparti private), surroganti competenze del pubblico: dalla formazione, all\u2019assistenza, dalla gestione delle conseguenze delle ristrutturazioni, alle pensioni. Un irrobustimento di risorse umane e finanziarie che hanno potenziato l\u2019apparato sindacale e reso meno pesante l\u2019effetto negativo dell\u2019accelerazione del turnover degli iscritti e della maggior diffusione delle piccole e piccolissime imprese.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Questa solidezza ha consentito di gestire senza affanni una stagione di \u201cmezze vittorie\u201d per il mestiere del sindacato. Sia chiaro, non sono da disprezzare, ma vanno chiamate con il loro nome. Tanto \u00e8 vero che sul piano contrattuale \u00e8 cresciuta una grave questione salariale, soprattutto nei settori del terziario dove la produttivit\u00e0 \u00e8 bassissima e sul terreno della politica economica si sono succedute intese su problematiche come il fisco, la sanit\u00e0 e le pensioni mai risolutive e inevitabilmente vocate alla necessit\u00e0 di riprenderle sempre alla prossima tornata di discussione della legge di bilancio.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo contesto, negli ultimi anni si \u00e8 affermata una strana teoria attuata da una pratica rigorosa. Unit\u00e0 sul piano contrattuale da parte delle categorie, perseguita con determinazione e anche successo nei rinnovi contrattuali (salvo qualche smentita nel pubblico impiego), distinzione di iniziative sulle questioni generali, non tanto sull\u2019impostazione iniziale quanto nella gestione dei confronti con il Governo e nelle convinzioni terminali. Le intese, come gli scioperi confederali non unitari, sono diventati un\u2019abitudine, con scarsi effetti in termini quantitativi e qualitativi della rappresentativit\u00e0 delle tre confederazioni. Quest\u2019assetto delle relazioni sindacali si differenzia molto da quello tradizionale della fase ascensionale del sindacato: contrattazione a doppio livello, dialogo sociale con controparti e Governo, concertazione nei momenti di forte emergenza (non a caso durante la pandemia \u00e8 stata di grande efficacia e compattezza).<\/p>\n\n\n\n<p>Il dialogo sociale, nel primo scorcio di secolo, ebbe uno schiaffo clamoroso con il Job Act del Governo Renzi (con luci e ombre nel merito, scorbutico nel metodo); ma se non ha avuto seguito (nel quadriennio passato non c\u2019\u00e8 stato n\u00e9 con la Confindustria, n\u00e9 con i Governi) \u00e8 anche perch\u00e9 tra le tre Confederazioni non c\u2019\u00e8 stata sintonia su come dovesse essere rilanciato. Mentre la UIL si \u00e8 messa cautamente da parte, rimanendo su un terreno sostanzialmente rivendicativo, per qualificare il proprio ruolo, la CGIL di Landini si \u00e8 inventata dei referendum persi in partenza. A sua volta la CISL ha puntato sulla legge della partecipazione al governo delle imprese che, entrata in Parlamento con molta forza propositiva, ne \u00e8 uscita azzoppata, tanto che Daniela Fumarola l\u2019ha definita correttamente una \u201csoft law\u201d. Su questa legge, va sottolineato un flop del PD che si \u00e8 limitato ad astenersi nel voto, mentre avrebbe potuto imbarazzare la maggioranza di Meloni presentando emendamenti identici alle parti \u201ctagliate\u201d della proposta della CISL.<\/p>\n\n\n\n<p>Proprio quelle due vicende, al di l\u00e0 dell\u2019enfasi con cui sono state vissute dai protagonisti, dovrebbero essere considerate un punto di chiusura di una stagione di ricerca di identit\u00e0 diversificate e quindi prive di criteri generali di gestione delle grandi questioni, fra l\u2019altro sempre pi\u00f9 condizionate dai mutamenti internazionali. Senza una ridefinizione di ci\u00f2 che pu\u00f2 essere il dialogo sociale nella transizione ambientale e digitale, in un contesto caratterizzato dagli sconvolgimenti commerciali mondiali e dalla diffusione dell\u2019Intelligenza Artificiale, finanche la contrattazione pu\u00f2 sfuggire di mano alla logica confederale e approdare ad un neocorporativismo aziendale e categoriale, privo di contenuti solidaristici e di coesione sociale generalizzabili.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ma soprattutto il confronto con le controparti private e i Governi rischia di essere sempre pi\u00f9 una variabile dipendente di valutazioni di opportunit\u00e0, di collocazione partitica piuttosto che politica, di convenienza momentanea, di una autonomia decisionale falsata dalle circostanze. N\u00e9 sar\u00e0 in grado di delineare una robusta strategia sui temi critici posti dall\u2019Europa, che non pu\u00f2 essere pi\u00f9 vista come altro da noi. Cos\u00ec, la strada della subalternit\u00e0 diventa scivolosa e pu\u00f2 travolgere anche le intenzioni pi\u00f9 nobili.<\/p>\n\n\n\n<p>Il dialogo sociale nazionale ed europeo deve diventare una scelta politica e non di mero metodo, come la contrattazione non \u00e8 soltanto una technicality ma una tessitura sempre pi\u00f9 raffinata e mutevole di norme e regole di cittadinanza nei luoghi di lavoro e come la concertazione che non \u00e8 un\u2019astanteria da pronto soccorso, ma un segno di coesione sociale e politica di alto livello. Ci sono questioni, come il fisco, la sanit\u00e0, l\u2019educazione, l\u2019assetto produttivo in chiave europeo \u2013 per citare le pi\u00f9 importanti e comolesse &#8211; che non possono essere risolte con i pannicelli caldi. Ha ragione il prof. Heyets (di cui si produce in questo numero il suo pensiero): \u201cla politica sociale \u00e8 meno frequentemente percepita come un meccanismo di ridistribuzione delle risorse e pi\u00f9 come la base di un nuovo contratto sociale, che definisce resilienza, dignit\u00e0 e coesione sociale.\u201d&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il sindacalismo confederale \u00e8 su questo terreno riformatore che deve mettere in campo proposte strutturali nuove, non mutuate dal passato. E farlo cercando la massima convergenza tra le confederazioni. Anche le pi\u00f9 belle idee, se non sostenute dalla forza della convinzione e del consenso dei lavoratori, cercate insieme dalle tre confederazioni, possono restare lettera morta.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Se questo cambio di marcia succedesse, sarebbe un gradevole punto e a capo. Senza abiure da parte di nessuno. Molte forze, sociali e politiche, che hanno scommesso in questi anni sulla divisione sindacale dovranno preoccuparsi della perdita di questa rendita di posizione. Nello stesso tempo, le dicerie, le insinuazioni, le cadute di stile, le forzature di andare oltre le radici delle singole confederazioni verrebbero cancellate dal prestigio della ridefinizione del ruolo che deve avere il pi\u00f9 forte, credibile corpo intermedio in grado di rappresentare una parte significativa di una societ\u00e0 in profonda trasformazione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In sintesi, ciascun sindacalista che \u00e8 in prima linea deve chiedersi \u201cvuoi essere qualcuno o vuoi fare qualcosa?\u201d (Jacques Delors).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>So che molti pensano &#8211; sinceramente o non, ha poca importanza \u2013 che evocare il passato \u00e8 tempo perso, tanto \u201cora \u00e8 tutto un\u2019altra epoca\u201d.<\/p>\n","protected":false},"author":6341,"featured_media":22233,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"class_list":["post-22232","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-newsletter"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.2 - 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Nel 1966 \u00e8 responsabile dell'Ufficio Studi e Marketing della Rinascente S.p.A., nel 1967 entra all\u2019Ufficio Studi della CISL. Nel 1969 avvia la sua attivit\u00e0 sindacale come operatore nella Fim-Cisl nazionale, di cui diviene segretario nazionale nel 1975, ricoprendo la responsabilit\u00e0 di vari settori (elettromeccanica, informatica, siderurgia, e infine auto e trasporti) e assumendo il coordinamento delle politiche sindacali. Nel 1983 succede a Franco Bentivogli come segretario generale della Fim-Cisl e nel 1989 passa alla segreteria nazionale della confederazione, di cui diviene segretario generale aggiunto, in coppia con Sergio D'Antoni segretario generale. Nel 1998 si conclude la sua esperienza sindacale e si apre una fase di impegno politico nelle file del centro-sinistra. Dal 1998 al 2001 \u00e8 Sottosegretario con delega al Ministero del Lavoro. Dal 2002 al 2009 \u00e8 stato presidente di Trambus, la societ\u00e0 per azioni del Comune di Roma che gestisce la maggior parte del trasporto pubblico di Roma. Dal 2004 al 2009 \u00e8 stato presidente di Confservizi, la confederazione nazionale che rappresenta le aziende e gli enti che gestiscono i Servizi Pubblici Locali. Morese \u00e8 stato inoltre Consigliere del Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro (CNEL) nella IV Consiliatura, e nel 2005 \u00e8 stato nominato presidente della Commissione per le grandi opere e le reti infrastrutturali, per le politiche energetiche e i servizi di rete. Dal 1996 al 2009 \u00e8 stato Presidente di Intersos, la pi\u00f9 grande ONG italiana per l\u2019intervento umanitario nelle situazioni di guerra, di calamit\u00e0 naturali, di epidemie. Ha inoltre collaborato con numerosi quotidiani e settimanali, quali Sette giorni, Mondo Operaio, Il Popolo, Il Nuovo e L\u2019Europa, ed \u00e8 autore di diverse pubblicazioni sul mondo del lavoro, come Lavorare meno, lavorare tutti, Le Frontiere della partecipazione, Contare fino a uno e Ridistribuire il lavoro. 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Nel 1966 \u00e8 responsabile dell'Ufficio Studi e Marketing della Rinascente S.p.A., nel 1967 entra all\u2019Ufficio Studi della CISL. Nel 1969 avvia la sua attivit\u00e0 sindacale come operatore nella Fim-Cisl nazionale, di cui diviene segretario nazionale nel 1975, ricoprendo la responsabilit\u00e0 di vari settori (elettromeccanica, informatica, siderurgia, e infine auto e trasporti) e assumendo il coordinamento delle politiche sindacali. Nel 1983 succede a Franco Bentivogli come segretario generale della Fim-Cisl e nel 1989 passa alla segreteria nazionale della confederazione, di cui diviene segretario generale aggiunto, in coppia con Sergio D'Antoni segretario generale. Nel 1998 si conclude la sua esperienza sindacale e si apre una fase di impegno politico nelle file del centro-sinistra. Dal 1998 al 2001 \u00e8 Sottosegretario con delega al Ministero del Lavoro. Dal 2002 al 2009 \u00e8 stato presidente di Trambus, la societ\u00e0 per azioni del Comune di Roma che gestisce la maggior parte del trasporto pubblico di Roma. Dal 2004 al 2009 \u00e8 stato presidente di Confservizi, la confederazione nazionale che rappresenta le aziende e gli enti che gestiscono i Servizi Pubblici Locali. Morese \u00e8 stato inoltre Consigliere del Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro (CNEL) nella IV Consiliatura, e nel 2005 \u00e8 stato nominato presidente della Commissione per le grandi opere e le reti infrastrutturali, per le politiche energetiche e i servizi di rete. Dal 1996 al 2009 \u00e8 stato Presidente di Intersos, la pi\u00f9 grande ONG italiana per l\u2019intervento umanitario nelle situazioni di guerra, di calamit\u00e0 naturali, di epidemie. 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