{"id":22429,"date":"2025-11-03T10:31:20","date_gmt":"2025-11-03T09:31:20","guid":{"rendered":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/?p=22429"},"modified":"2025-11-04T18:37:46","modified_gmt":"2025-11-04T17:37:46","slug":"lorlando-furioso-delle-intelligenze-artificiali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/lorlando-furioso-delle-intelligenze-artificiali\/","title":{"rendered":"L\u2019Orlando Furioso delle intelligenze artificiali"},"content":{"rendered":"\n<p>\u201cNoi vendiamo ontologia\u201d.<br>Lo ha gridato il 4 agosto, con la brutale sincerit\u00e0 che \u00e8 propria di chi si reputa padrone del mondo, Alexander C. Karp, il Ceo di Palantir, la sulfurea e ormai onnipotente societ\u00e0 che produce interferenze sociali e strategie di guerra ibrida.<br>\u00c8 questa societ\u00e0 privata, fondata da Peter Thiel, il guru del movimento Maga (Make America Great Again) che sostiene Donald Trump, il vero cervello del Pentagono, che ha appaltato non solo le infrastrutture ma anche il know how e le categorie ontologiche appunto, per analizzare scenari e tendenze.<br>Quel giorno, il 4 agosto scorso, la quotazione di Palantir \u2013 il termine \u00e8 emblematicamente tratto dalla saga di Tolkien Il Signore degli anelli, dove le palantir sono le pietre veggenti che sorvegliano da lontano la specie umana \u2013 sfior\u00f2 i 400 miliardi di dollari.<br>Una stima fondata pi\u00f9 che sui numeri commerciali, che sono buoni ma non fantascientifici quali la quotazione suggerirebbe, proprio sulla indispensabilit\u00e0 della sua mission: c\u2019\u00e8 ormai una grande domanda di ontologia nel mondo.<br>L\u2019affermazione di potenza contenuta nella lettera agli azionisti del Ceo Karp, diffusa qualche ora dopo la quotazione record, \u00e8 di fatto un manifesto ideologico, che scopre le vere origini e intenzioni di quel sistema che chiamiamo Silicon Valley.<br>Un laboratorio antropologico dove con la freddezza degli scienziati e il cinismo degli affaristi \u00e8 stato allestito e perfezionato il pi\u00f9 grande esperimento di riconversione di una specie vivente.<br>Peter Thiel nelle sue esplicite elucubrazioni non fa mistero che la potenza di calcolo sia il mezzo per mettere ordine al caos planetario e \u201csalvare\u201d l\u2019umanit\u00e0 da quella che definisce la grande stagnazione indotta dalla democrazia.<br>Una vena ideologica che attraversa da sempre la societ\u00e0 americana.<br>Dai Padri Pellegrini che usarono le scritture come fondamento del nuovo stato, per sfuggire alla complessit\u00e0 culturale europea, nel pieno del secolo del calcolo e delle eresie, quale fu il XVII\u00b0, all\u2019epopea della nuova frontiera, dove la violenza privata fu la tecnologia per accelerare lo sviluppo (pensiamo allo sterminio dei nativi e alla stagione della giustizia fai da te che contrappose allevatori a coltivatori), per arrivare poi alle suggestioni del governo degli ingegneri della fine del XIX\u00b0 secolo, fino alla gigantesca macchina dei sogni, l\u2019apparato dell\u2019immaginario americano, ben spiegata da un profeta dell\u2019autoritarismo comunicativo quale fu Edward Bernays, nipote di Freud, che nel 1928, alla vigilia della grande crisi, nel suo saggio Propaganda teorizz\u00f2 che \u201cpoich\u00e9 la nostra democrazia ha la missione di tracciare la via, deve essere governata dalla minoranza intelligente che sa organizzare le masse per poterle meglio guidare\u201d.<br>Da questo filone socio culturale arriva oggi Trump e il movimento suprematista Maga, di cui Thiel e i suoi guru informatici sono i nuovi profeti.<br>Il mezzo \u00e8 il messaggio, per richiamare McLuhan. In questa strategia \u00e8 la relazione fra le parole e i numeri, cio\u00e8 i numeri codificano l\u2019ordine della sequenza delle parole che determina nella macchina la relazione mnemonica fra ogni spezzone di frase e il suo senso. Sono questi spezzoni di frasi ingurgitati dai dispositivi di intelligenza artificiale i famosi parametri semantici di cui si cibano a miliardi di miliardi i diversi prodotti di intelligenza generativa.<br>L\u2019informatica, che genera la scienza dell\u2019informazione, \u00e8 esattamente il sapere che traduce in numeri, fondamentalmente 0 e 1, l\u2019intero universo semantico di tutto quanto sia stato pensato e scritto.<br>Come sempre, nelle trascrizioni di pensieri e visioni originali, il traduttore aggiunge e altera senso.<br>\u00c8 in questa particolare fase, quando il pensiero si automatizza nell\u2019algoritmo, che si sta trasformando l\u2019evoluzione umana mediante appunto la transizione da un pensare lento e individuale, ad un decidere veloce e condiviso.<br>Concretamente parliamo di quella delicatissima ed essenziale fase di formazione e addestramento dei dispositivi di intelligenza artificiale, quando l\u2019ordine e la struttura dei contenuti trasmessi alla macchina, i famosi parametri semantici contati a miliardi di miliardi, vengono impaginati e connessi gli uni agli altri per dare al sistema la massima consapevolezza possibile della sequenza logica che si trova a riprodurre.<\/p>\n\n\n\n<p>LE CINQUE W DELL\u2019AI<br>Torna qui di attualit\u00e0 la vecchia filastrocca del giornalismo artigianale, le 5 W: What? Where? When? Who? Why? A cui aggiungerei la sesta W che, dopo aver cambiato pelle all\u2019informazione, sta imponendo un senso inedito al pensiero: While, quel mentre che sta comprimendo ogni evento ed ogni relativa narrazione in un eterno e precipitoso presente. La simultaneit\u00e0 fra il fatto e la notizia ha sconvolto profili professionali, metriche narrative, tecniche distributive dell\u2019informazione.<br>Dinanzi ad ogni sistema di intelligenza artificiale dovremmo porre esattamente queste domande per poter correttamente identificare il senso e l\u2019ontologia che quel sistema ci sta vendendo, come dicono i capi di Palantir.<br>Torniamo inesorabilmente a quell\u2019imitation game con cui Alan Turing, con il suo fatidico articolo pubblicato su Mind dal titolo \u201cComputing machinery and intelligence\u201d del 1950, pose la fatidica domanda che ancora oggi fa discutere i sofisti digitali: \u201cuna macchina pu\u00f2 pensare come un uomo?\u201d. Oggi il punto interrogativo sembra sempre pi\u00f9 prossimo ad essere cancellato.<br>Da quel quesito di Turing si apr\u00ec la corsa alla interattivit\u00e0 ossia all\u2019interferenza di sistemi artificiali, comandati o programmati da un autore o proprietario, sulla vita degli altri esseri umani, appunto quella che il professor Federico Cabitza dell\u2019Universit\u00e0 Bicocca di Milano ha definito Ethopoiesis, ossia produzione di comportamenti [1].<br>In realt\u00e0 alle spalle di questa intuizione cibernetica c\u2019era, come sempre quando si parla di tecnologia, una visione politica, ancora di pi\u00f9, una volont\u00e0 ideologica simboleggiata dal saggio di Vannuvar Bush, il pi\u00f9 geniale sociologo del 900, apparso sulla rivista Atlantic nel luglio del 1945 intitolato \u201cAs we may think\u201d, con il quale si rispondeva alla domanda posta dal dipartimento di stato americano ad alcuni intellettuali sul finire della guerra: come ci potremmo ritrovare in una contesa sull\u2019egemonia nel mondo con la contro parte sovietica?<br>Bush, offrendo una matrice ontologica, appunto, e un contesto geo politico alla successiva elaborazione di Turing, spieg\u00f2 che l\u2019unico modo per prevalere sul movimento del lavoro, che i sovietici rappresentavano, era smantellare l\u2019infrastruttura industriale manifatturiera, e sostituirla con un apparato virtuale al cui centro non era la produzione materiale ma il sapere.<br>Proprio seguendo questa bussola, prende le mosse il complesso della Silicon Valley negli anni 50, dove si pratica proprio la centralit\u00e0 della conoscenza come forma di valorizzazione delle merci.<br>Un fenomeno tecnologico che il capitalismo, usando come ha sempre fatto la domanda di libert\u00e0 in induzione all\u2019individualismo, ha trasformato in un modello di organizzazione sociale, scambiando efficienza con subalternit\u00e0.<br>La stagione del ribellismo anti autoritario e anti disciplinare degli anni 60, che attraverso il Free Speech di Mario Savio a Berkley divenne la base del free software di Richard Stalman che diede la prima spinta alla computerizzazione di massa, divenne poi la base di consenso del nuovo mercato della connessione, dove i gangli della rete divennero da soci di un sogno di autonomia clienti di un unico linguaggio commerciale.<br>In questa transizione, dai sistemi operativi centralizzati da Microsoft, alle capacit\u00e0 di ricerca di Google, ai social di Facebook, fino a ChatGPT, la potenza di relazione diretta che frantuma le comunit\u00e0 in pulviscolo di followers, ci ha portato, con le intelligenze semantiche, ad una gerarchia di vocabolari.<br>Tramite i linguaggi, la scelta delle sequenze delle parole, costruiamo ontologie, che vengono allegate alle risposte ai nostri prompt, sempre pi\u00f9 while.<br>Etimologicamente l\u2019ontologia, che vendono nella silicon valley, \u00e8 un concetto forte: discorso, trattazione, studio (dal greco L\u00f2gos) sull\u2019essere, su ci\u00f2 che \u00e8 (in greco \u201c\u00f2n ontos\u201d \u00e8 il participio presente di \u201ceimi\u201d, io sono).<br>SE NON PENSANO DECIDONO<br>Mentre ci si accapiglia, soprattutto in Europa, sul concetto di tecnologia senziente, ossia sulle propriet\u00e0 di intelligenza umana che potrebbe o dovrebbe avere un sistema di intelligenza artificiale, disputando sulle premesse filosofiche dell\u2019idea di intelligenza, negli USA, al vertice del paese, si fissano le gerarchie nella classificazione materiale della vita, puntando al primato nel programmare, realizzare e controllare i processi evolutivi dell\u2019esistenza, mediante costante controllo e interferenza su ogni attivit\u00e0 vitale degli esseri.<br>In questo scenario, che vede le tecnologie psico computazionali articolarsi in protesi neurali che affiancano e orientano il nostro esserci, si conferma una tendenza strutturale dell\u2019informatica che scompiglia i piani di Thiel: il decentramento.<br>Da grande a piccolo, da centrale a individuale, da istituzionale a sociale: ogni stadio dell\u2019innovazione informatica produce miniaturizzazione e moltiplicazione degli accessi alla gestione e non solo all\u2019uso subalterno dei nuovi apparati.<br>Gi\u00e0 Adriano Olivetti , in un famosissimo discorso che tenne l\u20198 novembre 1959 [2] presentando l\u2019ultima versione del calcolatore Elea all\u2019allora Capo dello Stato Giovanni Gronchi, nella sua \u201ccomunit\u00e0\u201d di Ivrea, coglieva questa peculiarit\u00e0 della nuova scienza informatica : miniaturizzare gli apparati diluendo la dimensione industriale a misura di ogni singolo individuo, mutando la natura e la funzione dell\u2019impresa che non potr\u00e0 pi\u00f9, sosteneva Olivetti, esaurirsi nella ricerca del profitto ma dovr\u00e0 contrattare con le comunit\u00e0 sociali le forme di benessere condiviso.<br>Ne abbiamo visto l\u2019impatto del decentramento sui sistemi di calcolo con il personal computer, e sugli smartphone, che hanno integrato in network professionali milioni di dilettanti, trasformando le elites in occasionali esperti, sempre accerchiati e incalzati dall\u2019onda montante delle competenze di massa. In questo l\u2019informatica \u00e8 una cultura profondamente politica: \u00e8 il luogo del conflitto moderno fra orizzontale e verticale come vaticin\u00f2 un grande vecchio della sinistra italiana come Vittorio Foa [3].<br>Le intelligenze artificiali generative non fanno eccezione.<br>In poco tempo, nei tre anni che ci separano dalla prima offerta di ChatGPT, assistiamo ad un proliferare di infine modalit\u00e0 e versioni di sistemi che stressano sempre di pi\u00f9 le possibilit\u00e0 di personalizzazione e di tipicizzazione dei codici linguistici che guidano i sistemi generativi.<br>Un terreno di confronto e conflitto culturale e politico.<br>Mentre ad esempio Sam Altman, il Ceo di OpenAI, la societ\u00e0 proprietaria di ChatGPT, teorizza che l\u2019intelligenza artificiale, al singolare, sar\u00e0 quanto prima una commodity, una sorta di energia elettrica a cui ognuno potr\u00e0 connettersi [4].<br>Invece Jensen Huang, il capo di Nvidia, il colosso che produce i pregiati microchip per attivare gli apparati di intelligenza artificiale, parla al plurale delle diverse opzioni che il mercato proporr\u00e0, sostenendo che ognuno potr\u00e0 disporre di una propria AI [5].<br>Due visioni che implicano modelli sociali e geopolitici diversi e su cui si sta ingaggiando una partita nevralgica in Europa.<br>Infatti al centro della contesa \u00e8 proprio la capacit\u00e0 e la possibilit\u00e0 di poter identificare i sistemi di automatizzazione delle decisioni, tali sono in concreto le forme di AI, che adottiamo attraverso i bot e i sistemi esperti verticali, con la nostra autonoma struttura semantica, ancora di pi\u00f9 e meglio, con la nostra ontologia.<br>\u00c8 un tipico e ricorrente conflitto nella storia umana: come salvaguardare e valorizzare il proprio modo di esprimersi e di trasmettere, con i media del tempo, il senso comune proprio.<br>In questa tendenza appare centrale per ogni apparato linguistico-culturale la capacit\u00e0 e ambizione di essere soggetto attivo nei processi di tipicizzazione e formattazione, appunto ontologica, dei sistemi di interferenza sociale quale sono i dispositivi di intelligenza artificiale che si riducono comunque a macchine di automatizzazione delle decisioni.<br>La trasmissione del sapere \u00e8 la funzione che sostiene una struttura sociale, accredita le sue elites e garantisce politicamente il protagonismo di una comunit\u00e0.<br>Le grandi religioni monoteiste si affermano e si strutturano con le scritture. Gli ebrei, come popolo eletto che si separa dalle comunit\u00e0 circostanti, sono gli unici a pretendere che tutti i propri correligionari sappiano leggere perch\u00e9 \u00e8 un libro e non una terra a identificare la loro comunit\u00e0. Mentre i cristiani riservano solo alla gerarchia ecclesiastica l\u2019accesso ai testi sacri, visto che l\u2019universalit\u00e0 del messaggio poteva produrre confusione e ingovernabilit\u00e0 fra le diverse popolazioni di fedeli.<br>Ad Atene, dopo la condanna di Socrate, nel 399 A.C., Platone inventa gli intellettuali, dando a quelle elites la missione di formare e trasmettere le conoscenze.<br>Il rapporto fra potere e diffusione del sapere diventa sempre pi\u00f9 organico: dall\u2019impero carolingio al medio Evo, alle citt\u00e0 stato, fino ai grandi imperi, e poi agli stati che seguono la pace di Vestfalia.<br>Dal dominio dei monasteri come fabbriche dei libri, alla moltiplicazione dei copisti laici, si arriva allo shock della stampa di Gutemberg, che muta l\u2019economia del sapere, con un\u2019inflazione di pubblicazioni.<br>Sono gli stampatori che guidano il processo di alfabetizzazione del mondo conosciuto, pi\u00f9 degli autori, semplici funzionari dell\u2019industrializzazione della stampa.<br>Nasce proprio alla fine del \u2018500 la prima modalit\u00e0 multimediale, in cui testi e immagini condividono la stessa pagina. Creando una nuova dimensione epistemologica.<br>ARIOSTO IL PRIMO MULTIMEDIALE<br>Ci indica Lina Bolzoni, una straordinaria archeologa della semantica letteraria, nel saggio La Galassia Ariosto (Donzelli) che ha curato nel 2017, come sia stato prefigurante \u201cquell\u2019intarsio di parole ed immagini che caratterizza l\u2019impresa che l\u2019Ariosto dissemina\u201d riferendosi alla prima edizione dell\u2019Orlando Furioso, in cui campeggiano straordinarie miniature di figure mitologiche che danno alla pagina e alla stessa forma della lettura un nuovo valore e senso.<br>Trasmissione di senso e articolazione del messaggio in una pluralit\u00e0 di linguaggi scritti e iconografici sono i due elementi di fondo di una capacit\u00e0 espressiva autonoma di un popolo o un paese.<br>La prima funzione &#8211; la trasmissione &#8211; assicura legame, crea quella complessit\u00e0 emotiva che distingue ancora il ceppo semantico mediterraneo da quello anglosassone, che produce oggi i sistemi di intelligenza artificiale.<br>Il punto che sta diventando incombente riguarda proprio la considerazione che il dominio linguistico del proprietario dei sistemi automatici, diciamo i calcolanti, tende ad essere insidiato da quella spinta al decentramento che abbiamo descritto. Una spinta che ci propone di dotarci di strategie e contenuti tali da poter giocare la partita della personalizzazione dei sistemi in chiave di abbondanza, la moltiplicazione delle opportunit\u00e0, e non di penuria, la semplice normativa vincolistica.<br>La cultura delle tutele e del garantismo con cui fu giocata la partita dell\u2019eccezione culturale cinematografica \u00e8 risultata del tutto fallimentare, o comunque largamente insufficiente.<br>Nella tornata delle intelligenze artificiali, si deve affrontare il tema con un approccio radicalmente diverso.<br>Gino Roncaglia, nel saggio che appare nel gi\u00e0 citato Galassia Ariosto, ci parla di \u201cmulticodicalit\u00e0\u201d come superamento dell\u2019ormai del tutto inadeguata multimedialit\u00e0. Intende con il nuovo termine proprio la formattazione di linguaggi digitalmente dinamici e ricchi grazie alla potenza espressiva, vettore di una grande densit\u00e0 di senso, che contengono immagini e narrazione video.<br>La sfida che abbiamo dinanzi \u00e8 proprio quella di ripensare la filiera della comunicazione, alla luce di questa nuova organizzazione ontologica, in cui i sistemi di connessione, combinati con capacit\u00e0 generative, raggiungono direttamente miliardi di individui, condizionandone comportamento e modo di pensare. Di conseguenza l\u2019intera filiera mediatica \u2013 dall\u2019informazione ai linguaggi narrativi, dalla letteratura ai prodotti audiovisivi \u2013 non pu\u00f2 ignorare che la modalit\u00e0 di arrivare agli utenti contempla oggi anche il ruolo dei sistemi agentici, ossia dei bot intelligenti che rispondono alle domande di noi tutti. In sostanza si parla al mondo anche attraverso il senso che si organizza nei meandri degli algoritmi di intelligenza artificiale che supportano le nostre necessit\u00e0.<br>Esattamente come nel secolo scorso si condividevano le opinioni del mondo mediante i mass media, che interfacciavano autori e utenti.<br>Quanto un film o una fiction sono stati pensati e realizzati proprio per veicolare senso comune, addirittura per concorrere, se non proprio determinare, un\u2019ontologia collettiva?<br>E di conseguenza quanto oggi questo patrimonio pu\u00f2 essere \u201cletteratura di formazione\u201d per i sistemi esperti, per le nuove versioni di intelligenze, come ad esempio Gemini 2 di Google o Claude di Anthropic, o ancora CoPilot di Microsoft addestrabili mediante modelli di distillazione, come ci ha mostrato la cinese deep seek.<br>Mi riferisco a quella catena di addestramento che permetta che da un grande sistema, quale quelli dei brand pi\u00f9 accreditati della Silicon Valley, si possa ricavare un apparato specializzato e personalizzato.<br>Le esperienze indicate da realt\u00e0 come la francese Mistral, o la svizzera Apertus, nelle loro differenze ci informano di una rapida evoluzione, nella direzione dell\u2019Open Source, delle capacit\u00e0 generative. E ci dicono come oggi si possa, in una scala sempre pi\u00f9 maneggevole, organizzare dispositivi intelligenti il cui linguaggio e la gerarchia dei valori possano essere pi\u00f9 affini all\u2019utente che al proprietario. Pi\u00f9 simili al calcolato che al calcolante.<br>Siamo reduci in questo primo scorcio di nuovo secolo da una prima esperienza di rinnovamento dei modi di leggere e scrivere, che l\u2019integrazione di protesi digitali e il contesto di un\u2019ipertestualit\u00e0 avvolgente ci ha imposto. Una nuova modalit\u00e0 che ci ha consentito forme di lettura e scrittura aumentate, filtrate e rafforzate attraverso sistemi industriali, veri e propri moltiplicatori cognitivi, che accorciavano i testi in abstract e riproducevano interi brani con i link.<br>&nbsp;LA PALESTRA DEL GIORNALISMO<br>Gi\u00e0 il giornalismo \u00e8 stato un laboratorio, in cui si scriveva e parlava a macchine, piattaforme e siti, con i linguaggi propri che quel mondo pretende, affinch\u00e9 queste macchine poi parlassero agli utenti. Da anni componiamo pagine e compiliamo testi elettronici ricodificando la vecchia letteratura professionale sulla base dei dati di contatto. Abbiamo riformulato la struttura del titolo, la cadenza dei sommari, la portata dei testi e soprattutto la relazione fra testo, fonte e corredo audiovisivo attraverso un vorticoso gioco di link, da cui estraiamo costantemente informazioni per far evolvere tutti questi elementi in base all\u2019attenzione degli utenti.<br>Ora \u00e8 la creativit\u00e0 audiovisiva ad essere sollecitata ad un salto di specie.<br>Non solo per la parte di produzione, in cui con l\u2019uso di sistemi editoriali automatici, che alleggeriscono attivit\u00e0 di realizzazione e di editing successiva, fino alla creazione dal nulla di intere sequenze sceniche si ottiene un prodotto con un impegno manifatturiero ridotto. Ma proprio con una nuova metrica letteraria e audiovisiva del racconto ai fini primari di addomesticare una macchina.<br>Se prima codificare significare istruire la macchina a fare determinate operazioni usando il suo linguaggio, affidando la nostra visione del tema alla macchina affinch\u00e9 la processi, ora invece abbiamo l\u2019ambizione di portare la macchina a pensare e operare con il nostro linguaggio.<br>Tanto pi\u00f9 se si investe sulla ricchezza della multicodicalit\u00e0, di cui parla Roncaglia.<br>Pensiamo ad esempio a come l\u2019intero ciclo del neo realismo \u2013 dai classici di Rossellini e De Sica, passando per De Santis a Lattuada \u2013 possa trasmettere episteme della ricostruzione della societ\u00e0 repubblicana nel nostro paese, oppure come Fellini o Visconti siano vettori di problematicit\u00e0 della modernit\u00e0 industriale, e procedendo con la commedia all\u2019italiana o i grandi autori.<br>Ma in particolare \u00e8 la fiction che potrebbe diventare una vera matrice di ontologia nazionale. Dai grandi teleromanzi degli anni 60, fino alle prime esperienze degli anni 70 e 80 di genere di largo consumo, per arrivare a quella narrazione dell\u2019intima percezione nazionale che \u00e8 stata cadenzata in questi ultimi decenni dalla Rai in particolare, ma anche dalla stessa Mediaset.<br>Pensiamo alla cura dei dialoghi, alla composizione delle scene, interne ed esterne, alla rielaborazione della cronaca o dei miti contemporanei. Un bagaglio etico ed estetico che potrebbe disegnare un sentiment, come si dice, uno stile linguistico e mentale che potrebbe indurre le soluzioni tecnologiche ad un\u2019interpretazione delle opzioni cognitive pi\u00f9 organiche e integrate alle culture nazionali.<br>LA FICTION COME ACADEMY<br>L\u2019esperienza di Netflix, con la sua attenta aderenza delle sceneggiature ai dati di gradimento degli utenti, ricavati dalla piattaforma, ci dice come oggi la costruzione della narrazione poggia su registri pi\u00f9 vari e complessi del semplice racconto o anche della traduzione televisiva di un\u2019opera letteraria.<br>Fra questi registri si annuncia ora una nuova funzionalit\u00e0: content for tuning.<br>Si estende cosi l\u2019utilit\u00e0 ripetuta di prodotti quali la fiction alle procedure di affinamento delle intelligenze artificiali.<br>Si tratta di un cambio sostanziale di prospettiva nella dinamica mediatica, in cui si ripropone un ruolo nazionale agli autori, pi\u00f9 in generale agli intellettuali, come tecnici linguistici per produrre sistemi ontologici. O, ancora di pi\u00f9, agli architetti dei palinsesti e delle strutture di produzione che dovranno assumere come propria responsabilit\u00e0 l\u2019arricchimento delle library di formazione digitale.<br>Certo gli autori, gli stessi intellettuali, i dirigenti degli apparati editoriali, devono acquisire per questo la dimestichezza con i nuovi codici che l\u2019intermediazione algoritmica reclama, in cui, come dicevamo, il destino di un\u2019opera letteraria o audiovisiva non \u00e8 solo riservata agli utenti diretti, ma ad un pubblico che vi arriver\u00e0 mediato da un sistema tecnologico che gli parler\u00e0 sulla base di quelle suggestioni, influenzato da quelle espressioni logiche che le opere gli hanno trasmesso.<br>Siamo reduci in questo primo scorcio di nuovo secolo da una prima esperienza di rinnovamento dei modi di leggere e scrivere, che l\u2019integrazione di protesi digitali e il contesto di un\u2019ipertestualit\u00e0 avvolgente, ci ha imposto. Una nuova modalit\u00e0 che ci ha consentito forme di lettura e scrittura aumentate, filtrate e rafforzate attraverso sistemi industriali, veri e propri moltiplicatori cognitivi, che accorciavano i testi in abstract e riproducevano interi brani con i link.<br>Siamo un paese che ha alle spalle straordinarie esperienze di adattamento e riconfigurazione di filiere produttive come l\u2019artigianato di qualit\u00e0 -dalla moda al design alla meccanica di precisione- ci ha insegnato. Investire questo istinto in un settore emergente che potremmo definire del \u201cdesign semantico per il learning machine\u201d ci offre una nuova opportunit\u00e0 di rientrare nel campo della competizione tecnologica.<br>Siamo, nonostante l\u2019autoflaggellazione, una realt\u00e0 di prima linea per la potenza di calcolo pura, che ci annovera fra i primi tre paesi con capacit\u00e0 di elaborazione record: ospitiamo 4 dei primi dodici calcolatori del pianeta.<br>Siamo per questo una palestra naturale per l\u2019addestramento e la strutturazione dei bagagli semantici dei sistemi intelligenti. Combinando le disponibilit\u00e0 di apparati come il Cineca di Bologna, principale protagonista nei sistemi computazionali, con gli archivi e le produzioni attuali della Rai gi\u00e0 avremmo una vera Academy di formazione in italiano delle tecnologie generative pi\u00f9 sofisticate.<br>Del resto tanti, ma tanti anni fa gi\u00e0 Marshal McLuhan aveva intuito, nel suo leggendario saggio Galassia Gutenberg che \u201cstiamo cominciando a renderci conto che i nuovi media non sono solo espedienti meccanici per la creazione di mondi di illusioni, ma nuovi linguaggi con poteri di espressione originali e unici\u201d.<br>Se lo erano quei nuovi media 50 anni fa figuriamo i vecchi media attuali.<br>In questo gioco algoritmico che impatta direttamente sulle formule di organizzazione e trasferimento dei saperi \u2013 attraverso attivit\u00e0 di intermediazione linguistica, organizzazione semantica, e diffusione informativa \u2013 la prospettiva di salvaguardare livelli di autonomia e indipendenza nei processi di formazione del senso comune di un soggetto sociale \u00e8 conseguenza esclusiva della propria capacit\u00e0 di intervenire, direttamente sul contenuto o indirettamente sui processi, sul percorso di addestramento che anima ogni apparato generativo.<\/p>\n\n\n\n<p>NOTE E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI<br>[1] La Lettura, supplemento settimanale del Corriere della Sera, numero 719, 7 settembre 2025<\/p>\n\n\n\n<p>[2] Vedi M.Mezza, Avevamo la Luna, Donzelli editore, 2013, pag 69<\/p>\n\n\n\n<p>[3] Vittorio Foa, Questo Novecento, Einaudi Editore, 2009<\/p>\n\n\n\n<p>[4] https:\/\/www.infrajournal.com\/it\/chi-e-sam-altman-intelligenza-artificiale-openai-chatgpt<br>[5] https:\/\/www.wired.it\/article\/jensen-huang-nvidia-ai-democratica-intervista\/<\/p>\n\n\n\n<p>*da Letture Lente, Ottobre 2025<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cNoi vendiamo ontologia\u201d.<br \/>\nLo ha gridato il 4 agosto, con la brutale sincerit\u00e0 che \u00e8 propria di chi si reputa padrone del mondo, Alexander C. 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