{"id":22604,"date":"2025-12-15T15:23:22","date_gmt":"2025-12-15T14:23:22","guid":{"rendered":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/?p=22604"},"modified":"2025-12-17T14:06:11","modified_gmt":"2025-12-17T13:06:11","slug":"lautonomia-del-sindacato-e-a-rischio-ma-e-ancora-nelle-sue-mani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/lautonomia-del-sindacato-e-a-rischio-ma-e-ancora-nelle-sue-mani\/","title":{"rendered":"L\u2019autonomia del sindacato \u00e8 a rischio, ma \u00e8 ancora nelle sue mani*"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Premessa d\u2019obbligo<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Sono un incallito estimatore del sindacato &#8211; quello confederale, storico, per capirci &nbsp; CGIL, CISL e UIL &#8211; non per nostalgia personale; lo considero un soggetto sociale non solo determinante per la tutela dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, ma anche per cooperare per uno sviluppo sostenibile del benessere collettivo e soprattutto per la tenuta e ampliamento della democrazia del nostro Paese e nel mondo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Sono convinto che, se queste tre caratteristiche non viaggiano in parallelo e non diventano incisive, il ruolo del sindacato non verrebbe messo in discussione ma perderebbe di mordente e di efficacia. E\u2019 di tutta evidenza che la manifestazione per la Palestina del 22 settembre 2025, se fosse stata indetta e gestita da CGIL, CISL e UIL e non da USB avrebbe avuto ben altra proiezione futura e finanche meno spazi di agibilit\u00e0 dei \u201cguastatori\u201d di professione. Una grande occasione mancata. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Sono altrettanto certo che ci sia stata una progressiva scissione tra la funzione primaria della tutela e le altre due, pi\u00f9 politiche. Non intendo sostenere che non ci siano state proposte, richieste, rivendicazioni, confronti, mobilitazioni pi\u00f9 o meno consistenti, talvolta eclatanti, purtroppo anche non unitarie. Ma sotto il profilo della innovazione significativa rispetto all\u2019esistente, del loro clamore nell\u2019opinione pubblica, dei loro effetti modificativi della condizione dei soggetti rappresentati \u00e8 calato sistematicamente il silenzio, l\u2019indifferenza dei mass media, l\u2019attenzione sociale e degli stessi lavoratori e quindi \u00e8 scemata la rilevanza dell\u2019azione sindacale.<\/p>\n\n\n\n<p>Non si tratta di additare responsabilit\u00e0 individuali e collettive dei gruppi dirigenti che appunto, essendo \u201cgruppi\u201d, spetta ad essi decidere responsabilmente del destino delle organizzazioni di appartenenza.&nbsp; Si tratta di capire le ragioni di fondo che hanno determinato questa situazione e se ci sono possibilit\u00e0 concrete di correggere, sterzare, reimpostare strategie capaci di corrispondere a quei tre ruoli essenziali per consentire ai lavoratori e alle lavoratrici di esercitare un\u2019influenza decisiva in questo Paese.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>L\u2019eredit\u00e0 dell\u2019autonomia<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Per orientarsi e non farsi travolgere dagli eventi conviene tenere d\u2019occhio il passato, dal quale trarre i suggerimenti pi\u00f9 utili per fare scelte giuste. Il tempo che fu \u00e8 sempre una miniera ricca di suggestioni profonde anche per quanto riguarda il sindacato.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il materiale pi\u00f9 raffinato che si pu\u00f2 estrarre da questa miniera \u00e8 la testarda, composita e controversa costruzione dell\u2019autonomia di pensiero, di azione e di organizzazione che ha coinvolto le tre Confederazioni. Dando per scontata l\u2019autonomia da tutte le controparti contrattuali, pi\u00f9 complessa era quella dalla politica. Il percorso non \u00e8 stato n\u00e9 lineare, n\u00e9 omogeneo, n\u00e9 scontato. In quegli anni, coincidenti con la prima Repubblica, il sistema dei partiti era ben radicato nella societ\u00e0, aveva una forza propositiva di forte impatto, culturale e propositivo, disponeva di gruppi dirigenti collaudati dalla lotta di Liberazione e dalla successiva esperienza di governo amministrativo e istituzionale. La presa sui corpi intermedi di rappresentanza di interessi e di idealit\u00e0 intensamente contrastanti (a lungo ha dominato la \u201cguerra fredda\u201d) era una cosa concreta, anche se con sfumature differenziate. Marcatissime &#8211; c\u2019era la regola della \u201ccinghia di trasmissione\u201d \u2013 per i partiti di sinistra e la CGIL e la UIL; meno formalizzate e vincolanti per le altre forze e in particolare tra Democrazia Cristiana, CISL e ACLI. Ma resta il dato che l\u2019autonomia risentisse molto del Patto di Roma del 1944, che diede vita, sia pure breve, alla CGIL unitaria.<\/p>\n\n\n\n<p>Part\u00ec dal mondo cattolico la spinta a far diventare \u201cadulti\u201d i corpi intermedi. Sono note come evolsero alcune battaglie del sindacato: per le incompatibilit\u00e0 tra essere sindacalista e parlamentare, per tagliare i ponti tra essere dirigente del sindacato e dirigente di partito, per non limitarsi a fare i contratti e occuparsi anche di politica economica. La CISL diede il l\u00e0 a questo sostanzioso embrione di autonomia generativa; pi\u00f9 sollecita a seguirne l\u2019esempio fu la UIL, molto sofferto l\u2019approdo della CGIL.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Lo sganciamento formale nel rapporto tra sindacato e partito non avrebbe avuto successo senza una progressiva appropriazione culturale e programmatica dell\u2019iniziativa sindacale. La debolezza organizzativa e di proselitismo spinsero ad una incalzante ricerca di impostazione, di opinioni e di priorit\u00e0 sia sulla politica contrattuale (a partire dalla contrattazione decentrata) che su quella dei diritti democratici (in primis lo Statuto dei lavoratori) e della politica economica e sociale (il potenziamento del welfare, innanzitutto).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Non star\u00f2 a dettagliare come si qualific\u00f2 ulteriormente questa autonomia propositiva e di iniziativa. C\u2019\u00e8 ormai una letteratura consistente e polifonica che la documenta. Mi interessa sottolineare che negli anni sessanta e settanta essa non fu il frutto di uno spontaneismo movimentista, dentro e fuori i luoghi di lavoro (penso al movimento studentesco di quei tempi) a cui il sindacato avrebbe fatto da altoparlante e propulsore. Il sindacato non si \u00e8 mai fatto trascinare nell\u2019ingorgo della lotta per la lotta, nel furore quasi insurrezionale di alcuni leaders di base; seppe incanalare quella formidabile spinta al cambiamento con una sua visione egualitaria, solidale e democratica che produceva obiettivi e contenuti trasformabili in risultati tangibili.<\/p>\n\n\n\n<p>E tutto ci\u00f2, perch\u00e9 c\u2019erano una elaborazione originale e una opzione realmente riformistica che aveva la consistenza sia per coinvolgere il consenso dei lavoratori e delle lavoratrici, indipendentemente che fossero o no gi\u00e0 iscritti sindacalmente, sia per ottenere risultati tangibili, robusti e irreversibili ai tavoli del confronto con le controparti imprenditoriali e governative, ai vari livelli. Fu questa autonomia, irrobustita dalla pratica negoziale, che consent\u00ec all\u2019insieme del sindacalismo confederale di essere anche un punto di riferimento nel mondo sia attraverso la solidariet\u00e0 con le organizzazioni sindacali dei Paesi pi\u00f9 poveri, sia partecipando al governo delle strutture sindacali internazionali.<\/p>\n\n\n\n<p>Nello stesso tempo, consent\u00ec di acquisire un ruolo determinante nel dibattito politico del Paese, contribuendo significativamente a demolire finanche il terrorismo nero e rosso, prosciugando il consenso \u2013 contenuto ma insidioso \u2013 che si stava formando tra la gente nei luoghi di lavoro. E tutto ci\u00f2 va a merito dei gruppi dirigenti di CGIL, CISL e UIL che non erano aprioristicamente d\u2019accordo su tutto, ma avevano scelto di privilegiare la mediazione, ovviamente la migliore e pi\u00f9 alta possibile, per poter realizzare il maggior vantaggio per i lavoratori e le lavoratrici.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La mutazione dell\u2019autonomia<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019 un\u2019eredit\u00e0 robusta, che ha retto l\u2019urto della frantumazione dell\u2019unit\u00e0 sindacale che poteva essere alle porte, se quel mattino del 14 febbraio 1984 la CGIL non avesse deciso di non sottoscrivere un accordo con il Governo Craxi, pur avendo dato il proprio contributo nella fase di discussione. La pressione del PCI fu inesorabile, oltre che inusuale. Probabilmente si rese conto che con quell\u2019accordo, l\u2019approdo all\u2019unit\u00e0 sindacale diventava possibile, concreto e dal punto di vista del partito, ingombrante. I tentativi successivi non fecero risalire la tensione unitaria, pur tentata con tenacia (gli accordi con i Governi Amato del 1992 e Ciampi del 1993 lo testimoniano); ciascuna Confederazione prese la sua strada. Il PCI ne usc\u00ec traumatizzato e la sua proiezione verso un\u2019inedita aggregazione di rappresentanza politica non ebbe pi\u00f9 la robustezza e l\u2019autorevolezza del passato.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ci sono molti cambiamenti che concorsero a mutare la qualit\u00e0 dell\u2019autonomia delle organizzazioni sindacali. Un sistema dei partiti largamente fragile, molto condizionato dalla natura bipolare delle regole elettorali che hanno spinto a privilegiare il leaderismo (e il culto della personalit\u00e0 in alcune forze politiche la fece da padrone), la verticalizzazione delle decisioni (contagiosa anche per il sindacato) e la voglia di potere piuttosto che l\u2019omogeneit\u00e0 programmatica delle coalizioni. Un susseguirsi di Governi con poca stabilit\u00e0 temporale e quindi sempre pi\u00f9 tendente a confronti dal contenuto congiunturale se non emergenziale. Associando spesso a questa caratteristica anche situazioni produttive e commerciali sfavorevoli, sia pure in una lunga fase di bassa inflazione, il difensivismo del sindacato \u00e8 stato una costante. Infine, la progressiva internazionalizzazione delle grandi imprese e l\u2019assenza di politiche di sostegno alla trasformazione delle medie e piccole imprese in soggetti pi\u00f9 competitivi (anni ed anni di incremento della produttivit\u00e0 vicina allo zero) hanno indebolito le potenzialit\u00e0 del &nbsp; fronte imprenditoriale in tutti i settori e reso la loro rappresentanza assolutamente inadeguata, spesso evanescente.<\/p>\n\n\n\n<p>In questa situazione, anche il sindacato confederale italiano ha abbandonato progressivamente la sua connotazione di forza riformatrice. Non ha perso autonomia, anche perch\u00e9 nessuna gliela insidiava, ma \u00e8 cambiata la qualit\u00e0. Ciascuna confederazione con la propria matrice originaria, ciascuna con la cultura che \u00e8 stata elaborata nel dopo S. Valentino. Di questa mutazione, fanno testimonianza tre spaccati dell\u2019attivit\u00e0 del sindacato soprattutto in questo primo quarto di secolo.<\/p>\n\n\n\n<p>Si \u00e8 rafforzata l\u2019identit\u00e0 contrattuale delle categorie. Ma con molte differenze. Le pi\u00f9 forti per struttura produttiva, le meno esposte alla competitivit\u00e0 internazionali e le pi\u00f9 sindacalizzate hanno messo in campo \u2013 quasi sempre unitariamente &#8211; proposte e iniziative di governo delle ristrutturazioni e di tutela salariale e dei diritti che hanno abbastanza protetto e soddisfatto i lavoratori e le lavoratrici. Quelle meno forti, riguardanti buona parte del pubblico impiego e settori con una moltitudine di piccole e piccolissime aziende, non hanno tenuto il passo con le scadenze contrattuali e quindi con le tutele necessarie.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>I prodromi di una neo-corporativizzazione del mestiere sindacale si addensano nella pratica concreta della gestione delle relazioni sindacali. E ci\u00f2, anche perch\u00e8 il ruolo politico del sindacato \u00e8 stato ridimensionato dallo svuotamento della prassi del confronto sia con le controparti private (l\u2019ultimo accordo con la Confindustria, il Patto per la fabbrica \u00e8 del 2018) che con i Governi (l\u2019ultimo Governo Berlusconi del 2008 fu il destinatario di pi\u00f9 di uno sciopero generale senza cambiare una riga della sua legge di bilancio e quello Renzi nel 2016 parl\u00f2 con CGIL, CISL e UIL per non pi\u00f9 di un\u2019ora della legge di Bilancio, al mattino presto, prima del Consiglio dei Ministri che la var\u00f2 senza correzioni sostanziali).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nessuna delle organizzazioni ha sposato la logica del \u201cgoverno amico\u201d \u2013 sia quando la coalizione governativa era di centro sinistra che di centrodestra &#8211; ciascuna, per\u00f2, ha virato il proprio giudizio autonomo in funzione delle convenienze immediate e pi\u00f9 opportune. La CGIL ha perseguito una logica neo labourista con l\u2019esplicito obiettivo di dettare l\u2019agenda della sinistra e coalizzare intorno a s\u00e9 l\u2019arcipelago dell\u2019associazionismo sociale pi\u00f9 radicale. La CISL ha scelto la strada stretta del giudizio sui contenuti, ma per la parzialit\u00e0 dei risultati offerti dai Governi pi\u00f9 recenti fino all\u2019attuale, ha dato l\u2019impressione, senza far molto per smentirla, di essere appiattita su chi fosse al potere, indipendentemente dal loro colore. La UIL, che per un lungo tratto ha fiancheggiato la CGIL, ha avuto uno scatto di autonomia quando quella ha preso la via dell\u2019azione legislativa con i referendum sul lavoro, usciti sconfitti dal voto popolare; inoltre, non ha favorito la scelta della CISL della legge sulla partecipazione, sanzionata dal voto parlamentare mutilata da importanti e significativi contenuti presenti nella proposta cislina.<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure, da San Valentino in poi, le tre organizzazioni non hanno avuto significative conseguenze organizzative. Ci\u00f2 \u00e8 dovuto anche al potenziamento dei servizi forniti ai lavoratori in fatto di fisco, previdenza, assistenza su vari fronti, anche a gestione interprofessionale, (casa, formazione, sanit\u00e0, tempo libero, ecc.). Un\u2019attivit\u00e0 svolta con un buon livello di professionalit\u00e0 e quindi capace di attrarre la fiducia di moltissimi lavoratori e lavoratrici sia gi\u00e0 iscritti al sindacato, sia non iscritti e spesso ascrivibili proprio per il buon giudizio sui servizi. Con la fiducia, si consolida anche una stabilit\u00e0 finanziaria, tanto da integrare sostanziosamente le altre funzioni svolte dalle strutture sindacali. Non a caso, il rapporto tra quanti sono addetti a questi servizi e quelli che si dedicano alle altre attivit\u00e0, a partire dalla contrattazione, in molte realt\u00e0 territoriali \u00e8 a favore di quelli dei servizi. Un\u2019ombra su questo assetto, si pu\u00f2 stendere in prospettiva per via della progressiva digitalizzazione delle procedure che oggi necessitano dell\u2019assistenza sindacale verso i singoli lavoratori. Con tutte le conseguenze che ci\u00f2 potrebbe comportare sulla stabilit\u00e0 e autonomia dei bilanci sindacali.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Rigenerare progettualit\u00e0 per essere punta di diamante del sociale&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>In definitiva, l\u2019autonomia delle tre confederazioni ha ancora sufficienti anticorpi per non risultare condizionata, n\u00e9 subalterna a partiti o Governi. Semmai si sta delineando un collateralismo ambiguo sul fronte dei rapporti tra sindacati e partiti, pi\u00f9 alimentato pubblicamente da questi ultimi, poco smentito dai primi, ma fondamentalmente estraneo ad ogni strutturalit\u00e0 delle relazioni. E\u2019 ovvio, che una reiterazione nel tempo di questa ambiguit\u00e0 potrebbe indebolire l\u2019attuale presidio dell\u2019autonomia.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma \u00e8 da qui e pi\u00f9 precisamente da un contenimento dello sconfinamento dell\u2019autonomia su terreni non propri della loro tradizione, che pu\u00f2 essere ricercata la perduta unit\u00e0 di intenti che li farebbero egemoni dell\u2019ampio schieramento dei corpi intermedi e renderli pi\u00f9 autorevoli ed efficaci nello svolgimento della loro iniziativa. D\u2019altra parte, non \u00e8 all\u2019orizzonte altro soggetto sociale, capace di riempire il vuoto di proposte di forte compattezza e di ampio impatto che possa salire dalla societ\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Dal fronte imprenditoriale non c\u2019\u00e8 da aspettarsi autonomia propositiva. Ha base troppo frastagliata, quote rilevanti di aziende importanti in mano a capitali esteri che oggi ci sono e domani spariscono, scarsa omogeneit\u00e0 valoriale. Non c\u2019\u00e8 all\u2019orizzonte un Olivetti che sappia mettere l\u2019impresa al servizio della comunit\u00e0 e non del profitto pi\u00f9 esasperato.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019altro grande soggetto \u00e8 il volontariato. L\u00ec si sono concentrate enormi risorse umane cariche di valori positivi, di formidabili esperienze di solidariet\u00e0; non a caso, durante le situazioni di emergenza c\u2019\u00e8 una sicura e celere risposta di sostegno, a chi ne \u00e8 coinvolto, che allevia il peso della tragedia e della eccezionalit\u00e0. Ma il suo peso politico, attraverso il Terzo Settore, \u00e8 molto modesto e le strutture pi\u00f9 consistenti, oltre al loro ruolo, si limitano a organizzare l\u2019esaltazione del proprio essere con manifestazioni molto partecipate ma fini a s\u00e9 stesse.<\/p>\n\n\n\n<p>Di questa pochezza di protagonismo sociale, il sindacalismo confederale se ne deve fare carico. Non pu\u00f2 pi\u00f9 rimanere ai margini nella complicata ma inevitabile discussione sulle prospettive future della societ\u00e0 italiana ed europea. Far ritornare centrali i lavoratori e le lavoratrici nelle grandi scelte che ci attendono, deve essere obiettivo comune per renderlo vincente.<\/p>\n\n\n\n<p>Siamo gi\u00e0 immersi dentro sconvolgimenti culturali inimmaginabili fino a qualche anno fa, a scoperte e innovazioni la cui ricaduta sul tessuto sociale ed economico sta gi\u00e0 provocando modifiche profonde di senso del vivere civile e politico. Altri se ne profilano circa la qualit\u00e0 della vita terrestre, accompagnati da fenomeni climatici di difficile retrocessione verso il gi\u00e0 noto. N\u00e9 si possono dimenticare gli allarmi demografici dei Paesi come il nostro e la difficolt\u00e0 di rendere pacifica la convivenza tra autoctoni, sempre pi\u00f9 vecchi ed immigrati, sempre pi\u00f9 numerosi. Va aggiunto che non meno preoccupante sta diventando la lenta e costante trasformazione della parola \u201cdemocrazia\u201d in quella pi\u00f9 inquietante, \u201cdemocratura\u201d in molti Paesi del mondo e in molti linguaggi politici anche in Europa e in Italia. E per finire, c\u2019\u00e8 incombente l\u2019ecclisse della pace come esigenza comune dei popoli e l\u2019egemonia della forza della prepotenza sulla forza del diritto, calpestando ogni valutazione umanitaria.<\/p>\n\n\n\n<p>Va aggiunto a questo elenco di questioni, la grande sfida della ricomposizione del mondo del lavoro dipendente. Non vuol dire affrontare soltanto il lato fragile del lavoro nero e sottopagato, ma anche quello del lavoro professionalizzato e aggredito dalla digitalizzazione e dall\u2019uso dell\u2019intelligenza artificiale e per entrambi il destino del welfare state (sanit\u00e0, formazione continua, previdenza e fiscalit\u00e0). Una ricomposizione lontana da quella novecentesca perch\u00e9 molto meno massificata e massificabile, pi\u00f9 sottoposta all\u2019usura delle professionalit\u00e0 acquisite in giovent\u00f9, incline a dare importanza al \u201csenso\u201d del lavoro e della vita. C\u2019\u00e8 da aspettarsi che tanto la contrattazione collettiva quanto le politiche economiche e sociali si diano canoni interpretativi e canalizzazioni fattuali del tutto inediti.<\/p>\n\n\n\n<p>Per sviluppare questo enorme sforzo progettuale, andrebbe definita una volta per tutte, come si fece per lo Statuto dei lavoratori, una regolamentazione condivisa della definizione della rappresentativit\u00e0 dei soggetti negoziali e delle modalit\u00e0 e tempi delle scadenze contrattuali per evitare ogni rischio di slittamento temporale soprattutto per i settori pi\u00f9 deboli. Nello stesso momento va stabilito cosa e come vanno affrontati i temi propri di un serio dialogo sociale (manutenzione della politica economica con particolare coinvolgimento a riguardo delle questioni del lavoro) e quelli da vera e propria concertazione (riguardanti eventi eccezionali, situazioni emergenziali, prospettiva sovranazionali). In questo modo, si ridurrebbe &nbsp; enormemente il rischio della dipendenza dall\u2019umore degli interlocutori e si canalizzerebbero meglio sia i contenuti che i confronti.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche l\u2019autonomia sindacale sarebbe meglio tutelata contro i tentativi di ridimensionamento che, in una situazione di pluralismo sindacale e di alternanza di Governi, potrebbero meglio riuscire da parte di chi, pur di restare al potere, cercherebbe ogni strada per accaparrarsi un pezzo di consenso sociale. Ma soprattutto sarebbe utile ad assicurare che la dialettica democratica non sia una esclusiva del sistema dei partiti, non si faccia condizionare dai neocapitalisti tecnologici e mediatici ma sia la risultante di un articolato sistema di pesi e contrappesi, di cui il sindacato possa e debba farne parte.<\/p>\n\n\n\n<p>*Questo testo \u00e8 stato pubblicato nell\u2019Annuario di Diario del Lavoro, 2025 &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono un incallito estimatore del sindacato &#8211; quello confederale, storico, per capirci \u00a0 CGIL, CISL e UIL &#8211; non per nostalgia personale &#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":6341,"featured_media":22608,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"class_list":["post-22604","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-newsletter"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.2 - 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