{"id":2262,"date":"2017-05-22T20:04:28","date_gmt":"2017-05-22T18:04:28","guid":{"rendered":"http:\/\/5.249.146.118\/divergenze-nei-mercati-del-lavoro-dell-eurozona\/"},"modified":"2017-05-22T20:04:28","modified_gmt":"2017-05-22T18:04:28","slug":"divergenze-nei-mercati-del-lavoro-dell-eurozona","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/divergenze-nei-mercati-del-lavoro-dell-eurozona\/","title":{"rendered":"Divergenze nei mercati del lavoro dell\u2019eurozona"},"content":{"rendered":"<div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il miglioramento del quadro macroeconomico e il recupero del mercato del lavoro dell\u2019area euro<\/p>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">La fase di ripresa che ha attraversato l\u2019area euro nel corso degli ultimi tre anni ha iniziato a produrre effetti positivi sul mercato del lavoro. Il tasso di disoccupazione \u00e8 sceso sino al 9.5 per cento dal massimo del 12 per cento; il numero di occupati si \u00e8 riportato in prossimit\u00e0 dei livelli toccati prima della crisi, con un recupero di circa 5 milioni rispetto ai minimi toccati quattro anni fa. Considerando che nel corso dei primi mesi del 2017 il segno degli indicatori congiunturali \u00e8 orientato positivamente, si pu\u00f2 affermare che la fase pi\u00f9 aspra della crisi europea \u00e8 in corso di superamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questa direzione si \u00e8 espresso anche recentemente con estrema chiarezza il Presidente della Bce, Mario Draghi<a name=\"_ftnref1\" href=\"#_ftn1\" title=\"\">[1]<\/a>:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Crisis<\/em> is <em>now behind us<\/em>; <em>Euro area recovery is resilient<\/em>, <em>increasingly more broad<\/em>&#8211;<em>based<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Condizioni economiche divergenti nelle economie dell\u2019eurozona<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il miglioramento riscontrato guardando al quadro complessivo dell\u2019eurozona non si \u00e8 per\u00f2 materializzato con la stessa intensit\u00e0 in tutte le economie dell\u2019area.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mentre in alcuni paesi la ripresa ha avuto inizio dal 2010, per altri, fra cui l\u2019Italia, si \u00e8 verificata una seconda fase recessiva fra il 2011 e il 2013. Per il primo gruppo di paesi l\u2019economia \u00e8 in ripresa da circa otto anni, per il secondo gruppo l\u2019inversione ciclica ha avuto inizio da tre anni, e a partire da un contesto pi\u00f9 fragile, in quanto colpito da due fase recessive consecutive. Anche i ritmi di uscita dalla crisi sono stati diversi a seconda dei casi, e anche questo comporta differenze di rilievo nelle condizioni attuali dei diversi paesi dell\u2019area euro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le profonde divergenze nelle condizioni economiche dei paesi dell\u2019area sono un risultato che va in una direzione diametralmente opposta rispetto a quella che ci si attendeva al momento dell\u2019adesione all\u2019euro, quando prevaleva l\u2019attesa di processi di convergenza verso livelli di reddito pro-capite simili, cio\u00e8 di riduzione delle distanze centro-periferia, e di fluttuazioni cicliche sincronizzate, dato che un set di variabili uguali per tutti i paesi \u2013 tassi d\u2019interesse, cambio, regole della politica fiscale \u2013 avrebbe in teoria dovuto portare a condividere in linea di massima lo stesso genere di shock a livello macroeconomico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Facendo riferimento alle variabili del mercato del lavoro \u00a0anche la fase recente si \u00e8 caratterizzata per ampie differenze: la crescita dell\u2019occupazione osservata nel corso dell\u2019ultimo triennio nei paesi dell\u2019area euro \u00e8 largamente spiegata dagli incrementi registrati in due paesi, Germania e Spagna, dove nel primo l\u2019occupazione in realt\u00e0 non si era mai ridotta neanche nella fase pi\u00f9 acuta della crisi, mentre nel secondo i guadagni recenti paiono insufficienti per colmare le gravi perdite subite durante la crisi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A seguito di tali divari nella creazione di posti di lavoro, anche i livelli della disoccupazione sono molto diversi, con casi, come quello tedesco, in cui l\u2019economia \u00e8 in condizioni di full employment, e altri, come la Spagna, dove la disoccupazione \u00e8 in rapida discesa, ma ancora su valori elevatissimi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La distanza dell\u2019area euro dal pieno impiego<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I progressi della ripresa europea hanno riportato al centro dell\u2019attenzione la questione della dimensione degli spazi di capacit\u00e0 produttiva inutilizzati presenti nel sistema. In particolare, il tema \u00e8 quello della quantificazione del cosiddetto \u201coutput gap\u201d ovvero la distanza fra il livello del prodotto effettivo e il livello del Pil potenziale. Tale aspetto \u00e8 entrato nel dibattito nel corso degli ultimi anni soprattutto perch\u00e9 in termini di saldo di bilancio strutturale (la cui misura si basa sulla stima dell\u2019output gap) sono espressi gli obiettivi adottati all\u2019interno delle regole di finanza pubblica europee.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oltre all\u2019utilizzo all\u2019interno della cornice delle politiche di bilancio, il tema del sottoutilizzo della capacit\u00e0 produttiva esistente rileva per stabilire se la ripresa in corso contiene o meno un potenziale rischio d\u2019inflazione e se quindi da essa non discenda l\u2019esigenza di accelerare i tempi della normalizzazione della politica monetaria della Bce.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le stime della Commissione Ue suggeriscono che quest\u2019anno l\u2019area euro in aggregato dovrebbe quasi azzerare l\u2019output gap. Il livello del Pil dovrebbe cio\u00e8 posizionarsi in prossimit\u00e0 del potenziale. Dal punto di vista delle condizioni del mercato del lavoro ci\u00f2 equivale a dire che il tasso di disoccupazione \u00e8 prossimo al suo valore di equilibrio, definito dal Nairu, o dal Nawru (non accelerating wages, rate of unemployment) nel modello della Commissione, ovvero il livello della disoccupazione coerente con la mancata accelerazione dei salari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora, nonostante i progressi della congiuntura europea, la tesi che il tasso di disoccupazione sia gi\u00e0 prossimo al livello di equilibrio appare discutibile, e pertanto conviene spendere al proposito alcune riflessioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-2258\" src=\"http:\/\/5.249.146.118\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/images_Schermata-2017-05-22-alle-19.57.59.png\" border=\"0\" alt=\"\" width=\"566\" height=\"443\" srcset=\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/images_Schermata-2017-05-22-alle-19.57.59.png 566w, https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/images_Schermata-2017-05-22-alle-19.57.59-300x235.png 300w\" sizes=\"(max-width: 566px) 100vw, 566px\" \/>\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno dei limiti della misura del grado di utilizzo del fattore lavoro offerta dal tasso di disoccupazione \u00e8 che esso risente delle decisioni di partecipazione, per cui in fasi di crisi possiamo osservare un abbandono del mercato del lavoro verso l\u2019inattivit\u00e0, e viceversa nelle fasi di crescita. In una fase di ripresa dell\u2019economia, la riduzione del tasso di disoccupazione potrebbe indurre a sottostimare l\u2019offerta di lavoro potenzialmente attivabile con il protrarsi della fase di crescita della domanda di lavoro. Inoltre, anche il tasso di occupazione \u00e8 una misura parziale delle condizioni del mercato del lavoro. In particolare perch\u00e9 la quantificazione del numero di occupati poco ci dice sulle potenzialit\u00e0 di aumento dell\u2019offerta in termini di orari di lavoro pro-capite. Difatti, nel corso della crisi, proprio come reazione alle scarse opportunit\u00e0 di impiego, \u00e8 aumentata notevolmente l\u2019incidenza dei lavoratori part-time. Come si osserva dal grafico, con il superamento della fase pi\u00f9 acuta della crisi l\u2019incidenza del part-time sull\u2019occupazione alle dipendenze ha smesso di aumentare, ma non \u00e8 ancora iniziata la fase di riduzione. Questa variabile suggerirebbe quindi che vi sono ancora ampi margini di crescita prima di approssimare una situazione di saturazione dell\u2019offerta di lavoro potenziale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine, una misura diretta del grado di tensione del mercato del lavoro \u00e8 evidentemente costituita dall\u2019andamento dei salari. Da questo punto di vista ci posizioniamo ancora su livelli molto bassi, dai quali sembrerebbe di poterne desumere che l\u2019area euro attualmente opera in condizioni distanti dal potenziale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<img decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-2259\" src=\"http:\/\/5.249.146.118\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/images_Schermata-2017-05-22-alle-19.58.14.png\" border=\"0\" alt=\"\" width=\"569\" height=\"423\" srcset=\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/images_Schermata-2017-05-22-alle-19.58.14.png 569w, https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/images_Schermata-2017-05-22-alle-19.58.14-300x223.png 300w\" sizes=\"(max-width: 569px) 100vw, 569px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dove \u00e8 maggiore la spare capacity? Il dilemma del potenziale nei paesi della periferia<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se la misurazione dell\u2019output gap dell\u2019intera area euro \u00e8 un esercizio che si presta a conclusioni non univoche, non meno problematica \u00e8 la quantificazione delle distanze dal potenziale per i singoli paesi dell\u2019area.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come si osserva dal grafico, che fa riferimento alle quattro maggiori economie dell\u2019area euro, la stima della disoccupazione di equilibrio effettuata dalla Commissione \u00e8 molto vicina al livello della disoccupazione effettiva per ciascuno di essi. Naturalmente, le perplessit\u00e0 esposte con riferimento alla misura della disoccupazione di equilibrio in aggregato si applicano a maggior ragione al caso dei singoli paesi, soprattutto dei periferici. Il caso ai limiti del paradossale \u00e8 quello spagnolo per il quale la Commissione stima un livello del Nawru al 17 per cento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<img decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-2260\" src=\"http:\/\/5.249.146.118\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/images_Schermata-2017-05-22-alle-19.58.19.png\" border=\"0\" alt=\"\" width=\"545\" height=\"424\" srcset=\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/images_Schermata-2017-05-22-alle-19.58.19.png 545w, https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/images_Schermata-2017-05-22-alle-19.58.19-300x233.png 300w\" sizes=\"(max-width: 545px) 100vw, 545px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La conclusione secondo la quale tutte le economie dell\u2019area euro sarebbero vicine alla full employment nonostante i livelli molto diversi dei tassi di disoccupazione effettivi implica che il prodotto attuale sia prossimo al potenziale. E\u2019 l\u2019ipotesi dell\u2019isteresi, secondo la quale aumenti del tasso di disoccupazione legati a fattori ciclici possono diventare di tipo persistente; in altri termini, il prodotto potenziale si abbassa a causa della riduzione stessa del livello del prodotto. Fra le spiegazioni vi \u00e8 il fatto che dopo un lungo periodo di crisi il capitale fisico tende a deteriorarsi nel tempo, soprattutto a seguito di obsolescenza tecnologica, al pari del capitale umano, se non utilizzato nel processo produttivo per un certo lasso temporale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tale conclusione con riferimento alla fase attuale \u00e8 per\u00f2 messa in dubbio soprattutto dal fatto che non vi sono segnali di svolta nei prezzi e nelle dinamiche salariali, come dovrebbe accadere quando il sistema opera in prossimit\u00e0 del potenziale. La Bce ha fallito per diversi anni gli obiettivi d\u2019inflazione e quest\u2019anno li sta approssimando, ma pi\u00f9 per effetto dell\u2019andamento dei prezzi delle materie prime che per sostanziali cambiamenti nelle dinamiche di fondo. \u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In particolare, non si scorgono segnali di accelerazione salariale. La stessa Commissione Ue stima che la dinamica del costo del lavoro sar\u00e0 bassissima tanto quest\u2019anno quanto il prossimo: le previsioni per il 2017 vedono una crescita prossima all\u20191 per cento per l\u2019area euro in aggregato; fra le maggiori economie solo la Germania dovrebbe vedere una crescita del costo del lavoro al 2.5 per cento, mentre le altre dovrebbero mantenere una crescita intorno all\u20191 per cento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-2261\" src=\"http:\/\/5.249.146.118\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/images_Schermata-2017-05-22-alle-19.58.29.png\" border=\"0\" alt=\"\" width=\"561\" height=\"440\" srcset=\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/images_Schermata-2017-05-22-alle-19.58.29.png 561w, https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/images_Schermata-2017-05-22-alle-19.58.29-300x235.png 300w\" sizes=\"(max-width: 561px) 100vw, 561px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le conseguenze per le politiche<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla luce della precedente riflessione, vi sono oggi due problemi analitici &#8211;\u00a0 la misurazione dell\u2019output gap dell\u2019area euro, e le differenze su questa variabile per i singoli paesi \u2013 che hanno conseguenze sulle scelte della politica monetaria e fiscale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Circa la politica monetaria, quanto pi\u00f9 si ritiene che l\u2019economia dell\u2019area euro abbia approssimato condizioni di pieno impiego, tanto pi\u00f9 \u00e8 probabile che le Bce possa essere indotta a avviare un percorso di normalizzazione della propria politica. Nei prossimi mesi la Bce si potr\u00e0 trovare in una posizione difficile, considerando che la situazione congiunturale di alcune economie come la Germania giustificherebbe gi\u00e0 ora un abbandono del Qe e l\u2019inizio di una fase di risalita dei tassi d\u2019interesse. Non a caso, da tempo in Germania si insiste per un cambiamento nell\u2019impostazione della politica monetaria.\u00a0 La posizione tedesca sottolinea i problemi che un livello anomalo dei tassi d\u2019interesse pu\u00f2 determinare nelle scelte degli investitori, e gli effetti redistributivi fra paesi creditori e paesi debitori che derivano da un livello dei tassi troppo basso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Soprattutto in Italia si guarda con attenzione a tale questione, nella misura in cui l\u2019avvio della fase di riduzione dello stock di titoli di Stato detenuti dalla banca centrale potrebbe avere effetti negativi sul livello dei tassi europei in generale, e in particolare su quelli dei paesi che attualmente pagano uno spread rispetto ai rendimenti dei paesi del centro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Circa la politica fiscale, il tema della misurazione dell\u2019output gap \u00e8 stato al centro delle discussioni degli ultimi anni, perch\u00e9 gli obiettivi di bilancio europei sono espressi in termini di saldo strutturale. Senza addentrarci troppo nella questione in questa sede, per un paese come l\u2019Italia la quantificazione di un output gap pi\u00f9 elevato porta ad aumentare la parte del deficit spiegata da fattori di carattere ciclico e riduce simmetricamente la stima del deficit strutturale. Ad esempio, nel Def di recente pubblicazione il governo italiano ha ampiamente sottolineato la possibilit\u00e0 di stime del prodotto potenziale meno penalizzanti ai fini della valutazione delle condizioni della finanza pubblica italiana. Anche in vista degli obiettivi molto impegnativi sul saldo di bilancio del 2018, un\u2019ipotesi aperta \u00e8 proprio quella di puntare a ridiscutere le metodologie di calcolo dell\u2019output gap in modo da migliorare la stima del saldo di bilancio strutturale italiano. In alternativa, il rischio \u00e8 quello di dovere varare una manovra di correzione dei conti di ampie dimensioni gi\u00e0 dal prossimo anno, il che accrescerebbe ulteriormente il ritardo della ripresa italiana rispetto a quella delle altre economie dell\u2019area euro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In conclusione<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per concludere, il miglioramento del quadro macroeconomico europeo \u00e8 ben visibile in base alle tendenze dei principali indicatori, anche quelli relativi alle condizioni del mercato del lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tale miglioramento si accosta per\u00f2 a differenze fra i paesi dell\u2019area che non sono mai state cos\u00ec ampie. Il rischio \u00e8 che la politica europea non riesca a occuparsi proprio di chi \u00e8 pi\u00f9 indietro e che, anzi, calibrando le scelte sulla base dei valori \u201cmedi\u201d dell\u2019area, si possano produrre effetti negativi sulle economie pi\u00f9 indietro nei tempi e nelle velocit\u00e0 della ripresa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono i limiti che emergono nel momento stesso in cui politiche per definizione comuni a tutti non riescono a fronteggiare i problemi dei singoli paesi, avendo questi ultimi perso buona parte degli strumenti di governo della propria economia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In sintesi, il problema \u00e8 che la politica in Europa segue necessariamente logiche locali. Il Governo italiano si occupa della disoccupazione italiana, cos\u00ec come quello spagnolo dei senza lavoro in Spagna, mentre la politica monetaria e le regole della politica di bilancio seguono logiche pi\u00f9 ampie, e in apparenza slegate dalle sorti dei singoli paesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si pu\u00f2 prendere a riferimento il caso della Grecia per disporre di un esempio lampante di risultati disastrosi dello schema di policy seguito. A parte il caso greco, probabilmente estremo e con tratti del tutto peculiari, \u00e8 comunque evidente che l\u2019Europa si sta muovendo secondo velocit\u00e0 diverse, e che l\u2019Italia \u00e8 fra le economie caratterizzate da una velocit\u00e0 fra le pi\u00f9 basse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0(*) REF Ricerche<\/p>\n<div><br clear=\"all\" \/><\/p>\n<hr width=\"33%\" size=\"1\" \/>\n<div id=\"ftn1\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><a name=\"_ftn1\" href=\"#_ftnref1\" title=\"\">[1]<\/a> Discorso del 19 maggio 2017 all\u2019universit\u00e0 di Tel Aviv.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il miglioramento del quadro macroeconomico e il recupero del mercato del lavoro dell\u2019area euro La fase di ripresa che ha attraversato l\u2019area euro nel corso degli ultimi tre anni ha iniziato a produrre effetti positivi sul mercato del lavoro. 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