{"id":2264,"date":"2017-05-22T20:08:13","date_gmt":"2017-05-22T18:08:13","guid":{"rendered":"http:\/\/5.249.146.118\/governance-europea-al-primo-posto-il-benessere\/"},"modified":"2017-05-22T20:08:13","modified_gmt":"2017-05-22T18:08:13","slug":"governance-europea-al-primo-posto-il-benessere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/governance-europea-al-primo-posto-il-benessere\/","title":{"rendered":"Governance europea, al primo posto il benessere"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Molti hanno notato recentemente una serie di segnali positivi sulle tematiche degli indicatori di benessere, come riferimento delle politiche economiche.<a name=\"_ftnref1\" href=\"#_ftn1\" title=\"\">[1]<\/a> Certamente, va al primo posto l\u2019approdo nel percorso di finanza pubblica degli indicatori del BES, cio\u00e8 del Benessere equo e sostenibile; la riforma della legge di Bilancio, approvata a luglio scorso, prevede, infatti, per la prima volta, l\u2019utilizzo degli indicatori di benessere nella valutazione delle politiche economiche. Questa dovrebbe essere condotta da ora in avanti considerando tutte le dimensioni del benessere e non solo il reddito. Si tratta naturalmente di un antipasto leggero, di un primo approccio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel Documento di Economia e Finanza uscito ad aprile sono stati presentati quattro indicatori tra i vari del BES;<a name=\"_ftnref2\" href=\"#_ftn2\" title=\"\">[2]<\/a> ma, oltre che allargare il riferimento e renderlo pi\u00f9 robusto, bisogner\u00e0 intervenire soprattutto per riportare la definizione dello strumento e l\u2019analisi congiunta ad uno spazio di condivisione con le parti sociali e le associazioni della societ\u00e0 civile; cos\u00ec come era stato definito a suo tempo nella collaborazione istituzionale tra CNEL e ISTAT. La soluzione che ha affidato la verifica delle politiche pubbliche attraverso il BES al Comitato misto amministrazioni (MEF, Banca d\u2019Italia, ISTAT) e esperti non \u00e8 soddisfacente, perch\u00e9 non d\u00e0 nessun ruolo agli <em>stakeholder<\/em>, ai portatori di interesse. E perch\u00e9 le scelte fatte (dall\u2019individuazione degli indicatori alla modellizzazione) finiscono per essere considerate potenzialmente di parte. Su questo punto \u00e8 auspicabile che si ritorni. C\u2019\u00e8 la possibilit\u00e0 che un CNEL profondamente rinnovato torni a lavorare su questa partita, positivamente, come \u00e8 stato nella fase di progettazione e implementazione? Personalmente penso di s\u00ec, ma ci potrebbero essere anche altre soluzioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Intanto, legittimamente, Pier Carlo Padoan pu\u00f2 affermare che l\u2019Italia \u00e8 il primo paese dentro il G7, primo tra i paesi avanzati, ad utilizzare il Benessere equo e sostenibile come metro della politica economica. E non \u00e8 cosa da poco. Ma sarebbe necessario che la strada intrapresa dal nostro paese sulla scia dei suggerimenti della Commissione Stiglitz<a name=\"_ftnref3\" href=\"#_ftn3\" title=\"\">[3]<\/a> sia seguita anche da altri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E a proposito del G7 Finanze, proprio dal cosiddetto \u00abManifesto di Bari\u00bb \u00e8 venuto il riconoscimento da parte dei maggiori governi di un preoccupante aumento delle disuguaglianze interne nei diversi paesi e che questo sta avendo conseguenze largamente negative sullo sviluppo. Si \u00e8 detto che \u201c<em>la diffusione dei vantaggi di una maggiore prosperit\u00e0 richiede un approccio multidimensionale e nazionale. Sono necessari pacchetti politici completi, coerenti ed efficaci, che vanno oltre l&#8217;obiettivo del reddito per coprire altre dimensioni fondamentali del benessere, necessarie per affrontare efficacemente la diseguaglianza e contribuire alla crescita forte, sostenibile, equilibrata e inclusiva.<\/em>\u201d<a name=\"_ftnref4\" href=\"#_ftn4\" title=\"\">[4]<\/a> Se le politiche devono essere multidimensionali e integrate, ne consegue che le conoscenze non possono essere parziali, frammentarie e isolate. Tema largamente presente nell\u2019Enciclica \u201cLaudato si\u2019\u201d.<a name=\"_ftnref5\" href=\"#_ftn5\" title=\"\"><em><strong>[5]<\/strong><\/em><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E in questa breve rassegna non pu\u00f2 mancare anche la messa a punto degli indicatori Onu per la misura degli Obiettivi di sviluppo sostenibile. L\u2019Agenda 2030 delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile, che individua 17 obiettivi globali (SDGs) e 169 target, d\u00e0 ai paesi, ma anche agli attori economici, una serie di obiettivi quantitativi e qualitativi connessi a specifici target, che rappresentano linee guida e parametri internazionalmente condivisi, utili per le nuove priorit\u00e0 dello sviluppo sostenibile, nonch\u00e9 per un monitoraggio dei processi e una valutazione dei risultati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma la sfida maggiore rimane l\u2019inserimento di un approccio multidimensionale al Benessere nella Governance europea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Dal <em>fiscal compact <\/em>al <em>well-being compact<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Unione Europea \u00e8 nata da una parte per evitare le guerre che hanno insanguinato il Novecento; dall\u2019altro per l\u2019urgenza di contare di pi\u00f9, tutti insieme, in un mondo che diventava pi\u00f9 piccolo e pi\u00f9 esposto ai condizionamenti delle politiche dei grandi, enormi paesi che potevano disporre di una voce sola. Ma ad un certo punto l\u2019Europa ha iniziato a non essere pi\u00f9 percepita dai suoi cittadini come un\u2019opportunit\u00e0, ma piuttosto come uno svantaggio; la crescita del populismo antieuropeo si nutre da un lato dall\u2019idea della lontananza delle istituzioni europee dai cittadini, dall\u2019altro dalla non accettazione di politiche che vengono considerate controproducenti rispetto agli interessi dei paesi e della grande maggioranza della popolazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Europa, da garanzia di uno sviluppo pi\u00f9 rapido e coeso nella cooperazione tra paesi, \u00e8 diventata, nella percezione, sempre pi\u00f9 matrigna, fatta per imporre politiche e misure, che non si sarebbe voluto perseguire. \u201cLo chiede l\u2019Europa\u201d \u00e8 diventata per troppo tempo la comoda scorciatoia della politica nazionale per fare scelte impopolari. E nel fare questo si consumava un prezioso patrimonio di attaccamento agli ideali europei. Nella stessa pubblicazione del Parlamento europeo, che tiene il polso della fiducia verso le istituzioni, si dice che una crescente maggioranza ritiene che le cose nell\u2019Unione stiano andando nella direzione sbagliata; si tratta del 58% di coloro che rispondevano alla domanda specifica nell\u2019intervista nei mesi di settembre \u2013 ottobre 2016 contro il 27% di coloro che ritenevano che le cose andassero nel verso giusto. Coloro che non sono soddisfatti degli orientamenti europei sono aumentati di oltre 13 punti rispetto al settembre 2015. In pochissimi casi prevalgono gli ottimisti, mentre al fondo della classifica si trovano i cittadini dei paesi che hanno maggiormente risentito della crisi e che sono stati chiamati a forti interventi di ristrutturazione finanziaria, come Grecia, Spagna, Italia e Portogallo; solo il 10% dei greci e poco pi\u00f9 del 20% degli italiani pensano che le cose stiano andando nella direzione giusta.<a name=\"_ftnref6\" href=\"#_ftn6\" title=\"\">[6]<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro elemento molto allarmante \u00e8 che quasi il 60% dei cittadini europei ritiene che la propria voce non conti all\u2019interno dell\u2019Unione contro il 37% di coloro che invece ritiene di avere una certa influenza. Le differenze tra i paesi sono in questo caso ancora pi\u00f9 ampie: gli scandinavi e i cittadini del Nord Europa ritengono di contare di pi\u00f9 rispetto a quanto avviene a Sud e a Est.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa forte e crescente frattura tra i cittadini e le istituzioni europee deriva dall\u2019aver concentrato l\u2019obiettivo strategico dell\u2019Unione Europea sul controllo esclusivo della finanza pubblica da attuare attraverso le politiche di austerit\u00e0. Chi le ha sostenute riteneva che quelle politiche sarebbero state auto espansive, capaci cio\u00e8 di annullare e, anzi, superare gli impulsi recessivi derivanti dalla riduzione dei deficit pubblici; tutto ci\u00f2 si sarebbe dovuto innescare attraverso le aspettative favorevoli di una minore, futura pressione fiscale. La definizione delle politiche di austerit\u00e0 ha posto al centro dell\u2019attenzione i parametri di equilibrio della finanza pubblica; il resto passava cos\u00ec in secondo piano; i rapporti deficit\/Pil e debito\/Pil assumevano di fatto una valenza costituzionale. E\u2019 avvenuto cos\u00ec che la scelta del rigore della finanza pubblica \u00e8 stata basata su indicatori specifici, che non solo orientano strettamente la politica economica, ma assumono principio fondativo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come suggerito da Amartya Sen, discutere di indicatori significa ragionare sui fini ultimi di una societ\u00e0. La scelta degli indicatori \u00e8 un passo cruciale, non una funzione tecnica. Infatti, definire il \u201ccosa si misura\u201d influenza il \u201ccosa si fa\u201d. Pareggio di bilancio e convergenza del debito hanno, dunque, assunto un rilievo primario. E\u2019 vero che nelle varie Costituzioni, e anche in quella italiana, come negli stessi Trattati sono affermati \u201caltri\u201d principi di tenuta sociale; questi obiettivi, per\u00f2, sono generici ed indefiniti, mentre quelli europei di finanza pubblica sono specifici, determinati ed anche rafforzati da sanzioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le politiche di austerit\u00e0 non hanno avuto successo e hanno compresso in Europa il tasso di sviluppo; come hanno dimostrato le analisi anche del Fondo Monetario Internazionale, il demoltiplicatore della spesa pubblica era ben pi\u00f9 elevato di quello ipotizzato e ha avuto un impatto ben pi\u00f9 ampio e negativo di quello che si aspettavano i sostenitori. Le manovre di riduzione del deficit da parte di alcuni paesi non sono state compensate da politiche pi\u00f9 espansive di altri e lo scenario complessivo \u00e8 stato dunque caratterizzato da impulsi recessivi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le politiche del <em>fiscal compact <\/em>non hanno portato al miglioramento della situazione economica complessiva e i cittadini europei ne hanno dovuto prendere atto; questo ha certamente contribuito ad allargare la frattura tra istituzioni e cittadini. Ma sulla presa di distanza ha inciso soprattutto il fatto che il benessere delle persone non ha un riferimento diretto, esplicito, univoco nell\u2019azione politica europea. Quando si sono assunti gli obiettivi di finanza pubblica come vincolanti, si \u00e8 ritenuto che questo massimizzasse la crescita di lungo periodo del PIL; e che questa a sua volta sarebbe stata in qualche modo correlata al miglioramento del benessere degli individui. Si tratta di due ipotesi non necessariamente verificate e che vengono oggi entrambe contestate. Si poteva ricondurre tutto all\u2019obiettivo della stabilit\u00e0 della finanza pubblica?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le ragioni dell\u2019Europa e della stessa moneta unica vanno molto al di l\u00e0 della stabilit\u00e0 finanziaria ed anche economica, che pure sono importanti. I nostri sistemi di misura sono, dunque, risultati incompleti e conseguentemente le stesse politiche sono state sbagliate. Il fatto \u00e8 che se ci limitiamo a guardare soltanto alcuni indicatori, determiniamo di fatto una gerarchia all\u2019interno degli obiettivi e delle linee di azione; scegliere alcuni indicatori (sulla stabilit\u00e0 finanziaria piuttosto che sulla crescita del capitale umano) significa dichiarare che le politiche che quelli rappresentano sono essenziali, mentre le altre sono tendenzialmente residuali. Bisogna ampliare il target, perch\u00e9 le persone vi si possano riconoscere. Ed i target, con indicatori appropriati, devono essere il benessere, la qualit\u00e0 della vita e il progresso nell\u2019Unione. Non a caso l\u2019art. 3 del Trattato Europeo dice che \u201c<em>L&#8217;Unione si prefigge di promuovere la pace, i suoi valori e il benessere dei suoi popoli<\/em>\u201d e specifica che l\u2019Unione si adopera per lo sviluppo sostenibile, il progresso sociale, il miglioramento della qualit\u00e0 dell&#8217;ambiente, la promozione del progresso scientifico e tecnologico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ed \u00e8 cos\u00ec che gi\u00e0 da un po\u2019 di tempo abbiamo proposto di bilanciare, nella governance europea, il <em>fiscal compact<\/em> con il <em>well-being compact<\/em>, cio\u00e8 con un sistema di indicatori che segnali attentamente ai politici e a tutta la societ\u00e0 l\u2019andamento del benessere collettivo nell\u2019Unione. La governance deve ampliare gli indicatori di riferimento dai parametri finanziari e di bilancio pubblico agli indicatori di benessere equo e sostenibile. Abbiamo specificato che passare dal <em>fiscal compact <\/em>al<em> well-being<\/em> <em>compact<\/em> non significa necessariamente dimenticarsi della sostenibilit\u00e0 della finanza pubblica di breve e di lungo periodo, ma ricostruirla in un quadro pi\u00f9 forte, che si faccia carico della crescita della fiducia dei cittadini verso le istituzioni nazionali e dell\u2019Unione. E puntare a riconciliare anche in questo modo gli europei con l\u2019istituzione, che \u00e8 il loro progetto di pace e benessere.<a name=\"_ftnref7\" href=\"#_ftn7\" title=\"\">[7]<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come fare del benessere il perno delle strategie politiche dentro la <em>governance<\/em> europea? Come suggerito a suo tempo dalla Commissione Stiglitz \u2013 Fitoussi \u2013 Sen e poi recentemente ricordato dal premio Nobel Michael Spence<a name=\"_ftnref8\" href=\"#_ftn8\" title=\"\">[8]<\/a> in successione occorre:<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\">\n<li>decidere quali sono le cose importanti nella nostra societ\u00e0;<\/li>\n<li>cercare di misurarle;<\/li>\n<li>verificare se si stanno facendo progressi rispetto alle cose che si ritengono importanti.<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">A quel punto, dice Spence, entra in gioco un elemento di creativit\u00e0 nel cercare di spostare l\u2019ago della bilancia sulle cose importanti. \u00a0E\u2019 questo il mestiere della politica che deve destinare risorse limitate su obiettivi che possono essere anche concorrenti, se non addirittura in contrasto tra di loro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma il processo di definizione degli obiettivi, di approntamento degli indicatori specifici, di verifica dei risultati deve essere un processo condiviso; non pu\u00f2 essere inteso come un percorso da compiere in solitudine, in un ambito puramente tecnocratico, che definisca in via autonoma quali siano i valori, la scala delle priorit\u00e0, i trade off, cos\u00ec come i modelli di analisi e la lettura dei risultati. Se, invece, viene tutto risolto in una commissione pi\u00f9 o meno tecnica non si \u00e8 in presenza della necessaria terziet\u00e0, indispensabile per rafforzare il Patto tra la politica e i cittadini. Processo condiviso, dunque partecipato dalla societ\u00e0, certamente in una sede di confronto \u201cesperto\u201d, non puramente politico; in cui i soggetti che istruiscono il confronto siano competenti, sappiano leggere gli indicatori e abbiano chiaro il terreno su cui ci si deve muovere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Come mettere il Benessere al primo posto<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un interessante contributo all\u2019avanzamento del tema dell\u2019utilizzo degli indicatori di benessere nella <em>governance<\/em> europea \u00e8 venuto recentemente da Georg Feigl, un giovane economista austriaco in un contributo all\u2019ETUI, l\u2019Istituto sindacale europeo, ovvero l\u2019istituto di ricerca della CES. \u00a0Scrive: \u201c<em>Abbiamo bisogno una riforma della governance che ponga al primo posto il benessere. Questa esigenza dovrebbe essere affrontata definendo un quadro preciso di concreti obiettivi economici, ambientali e sociali, sostenuti da indicatori che servano a misurare i progressi compiuti e una procedura per stabilire priorit\u00e0 definite discrezionalmente sulla base dell&#8217;attuale situazione economica, ambientale e sociale.\u201d<a name=\"_ftnref9\" href=\"#_ftn9\" title=\"\"><strong>[9]<\/strong><\/a><\/em> Si fa riferimento, dunque, ad un Patto europeo che punti alla Sostenibilit\u00e0 ed all\u2019Equit\u00e0 dello sviluppo. Feigl ricorda l\u2019esperienza tedesca del \u201cQuadrato Magico\u201d della fine degli anni \u201960, che si proponeva di raggiungere <span style=\"text-decoration: underline;\">contemporaneamente e per il maggior tempo possibile<\/span> risultati rispetto ai quattro principali obiettivi economici allora individuati: la stabilit\u00e0 dello sviluppo economico, la bassa inflazione, un\u2019elevata occupazione e l\u2019equilibrio della bilancia dei pagamenti; si definiva magico, perch\u00e9 si trattava di un equilibrio eccellente, difficile da raggiungere, dato che questi obiettivi nell\u2019esperienza erano in contrasto l\u2019uno con l\u2019altro. E\u2019 bene notare che lo strumento del \u201cQuadrato magico\u201d veniva costruito al momento della definizione in Germania del programma di azione concertata tra sindacati e governo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Feigl, anche sulla base di altre proposte, aggiorna quest\u2019impostazione suggerendo un \u201cpoligono magico\u201d, che tiene conto naturalmente del quadro mutato e delle preoccupazioni attuali. Si tratta non solo dell\u2019introduzione dei vincoli della sostenibilit\u00e0 ambientale e sociale, ma anche della critica alla capacit\u00e0 segnaletica del PIL, la crisi finanziaria, il problema della sostenibilit\u00e0 del settore pubblico, la crescente esigenza di elevata qualit\u00e0 del lavoro. Il quadrato, dunque, si allarga ad un poligono. Nell\u2019impostazione di Feigl gli elementi da considerare nel poligono sarebbero:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>il benessere materiale, da intendere come disponibilit\u00e0 di reddito e di consumo, equamente distribuito;<\/li>\n<li>la piena occupazione e la qualit\u00e0 del lavoro;<\/li>\n<li>la sostenibilit\u00e0 ecologica;<\/li>\n<li>la stabilit\u00e0 dell\u2019attivit\u00e0 del settore pubblico, da intendersi sia con riferimento alla crescita degli investimenti pubblici in infrastrutture e macchinari sia alla stabilit\u00e0 di lungo periodo della finanza pubblica;<\/li>\n<li>l\u2019equilibrio dei conti con l\u2019estero;<\/li>\n<li>la stabilit\u00e0 dei prezzi;<\/li>\n<li>la stabilit\u00e0 finanziaria;<\/li>\n<li>la qualit\u00e0 della vita.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi diversi capitoli dovrebbero essere specificati attraverso indicatori che dessero modo di valutare i progressi (e eventualmente gli arretramenti) nei diversi ambiti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In termini di <em>governance<\/em> Feigl giustamente insiste sul fatto che l\u2019enfasi dovrebbe essere posta sull\u2019aggregato europeo e poi in successione sulle economie nazionali. Oggi, invece, la <em>governance<\/em> \u00e8 tutta mirata ai risultati dei singoli paesi ed inoltre, ci si ferma a valutare solo un piccolo segmento del poligono e i relativi indicatori. L\u2019Analisi annuale della Crescita dovrebbe, dunque, diventare l\u2019Analisi annuale del Benessere e della Convergenza, focalizzata sulla qualit\u00e0 della vita e il progresso, sulla sostenibilit\u00e0, sulla riduzione degli squilibri nell\u2019insieme dell\u2019Unione o dell\u2019Eurozona.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Analisi sul Benessere e la Convergenza non dovrebbe essere redatta dalla Commissione Europea, ma da un organismo terzo, un Consiglio di esperti economici, sociali e ambientali. Questo avrebbe un compito assai rilevante: quello non solo di monitorare l\u2019evoluzione del benessere e della convergenza, ma anche di definire obiettivi ed indicatori.\u00a0 La proposta di Feigl pu\u00f2 essere migliorata, laddove il Consiglio di esperti viene visto come una sorta di Autorit\u00e0 indipendente, accreditata sulle competenze piuttosto che sull\u2019espressione d\u2019interessi; l\u2019approccio \u00e8, dunque, tendenzialmente tecnocratico. Sul modello di quello che \u00e8 oggi l\u2019<em>European Fiscal Board<\/em>, i cui membri sono stati selezionati in un processo avvenuto tutto dentro le istituzioni europee e che, quindi, non garantisce la terziet\u00e0. Bisogna, invece, dare pi\u00f9 espressione agli <em>stakeholder<\/em>, ai portatori di interesse.Come si \u00e8 detto nella prima parte \u00e8 decisamente preferibile che il Consiglio sia esplicitamente espressione della societ\u00e0 e delle parti sociali europei.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci si pu\u00f2, invece, porre una domanda. Questo tipo di percorso pu\u00f2 essere patrocinato in sede CESE, il Comitato Economico e Sociale Europeo, che per i non addetti ai lavori \u00e8 una sorta di CNEL europeo, oppure \u00e8 opportuno scegliere una sede in cui coinvolgere pi\u00f9 direttamente i protagonisti della societ\u00e0 civile, a partire dalla CES, la Confederazione europea dei sindacati, e dalle organizzazioni datoriali a livello europeo?\u00a0 La discussione secondo me \u00e8 aperta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019, invece, del tutto da condividere la proposta di Feigl di replicare a livello nazionale i Consigli degli esperti per il Benessere e la Convergenza, che svolgano un ruolo di supporto e di coordinamento della politica economica per evitare tendenze non sostenibili e divergenti. Consigli che dovrebbero sostituire, dunque, gli attuali <em>Fiscal Council<\/em> nazionali, come il nostro Ufficio parlamentare del Bilancio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La proposta che viene da Feigl mi pare decisamente interessante, perch\u00e9 da un lato pone la questione del benessere e della convergenza al centro dell\u2019attenzione di una <em>governance<\/em> europea, che palesemente ha bisogno di una nuova legittimazione da parte dei cittadini. Ma dall\u2019altro lo fa con modalit\u00e0 che non dovrebbero dispiacere anche in paesi come la Germania e nell\u2019area nordica, da sempre molto preoccupati sui rischi di instabilit\u00e0 che possono provenire dal settore pubblico, in uno scenario di progressivo invecchiamento della popolazione. L\u2019approccio \u00e8 quello riformista, politicamente pi\u00f9 robusto quando si preoccupa di individuare soluzioni che possono trovare un consenso pi\u00f9 ampio rispetto agli schieramenti canonici nord Europa \/ sud Europa, sinistra \/ centro, keynesiani \/ non keynesiani. E tanto pi\u00f9 importante per dare respiro e durata ad una strategia di riassorbimento delle pulsioni populiste, che prima le elezioni in Olanda e poi quelle in Francia, paiono avere contenuto, ma non sradicato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 auspicabile che il governo italiano si esprima in questa direzione, ma che anche le parti sociali facciano sentire la loro voce.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<div><br clear=\"all\" \/><\/p>\n<hr width=\"33%\" size=\"1\" \/>\n<div id=\"ftn1\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><a name=\"_ftn1\" href=\"#_ftnref1\" title=\"\">[1]<\/a> Donato Speroni (2017), <em>Sostenibilit\u00e0: il Def, i quattro indicatori Bes e la ricerca di una Strategia delle strategie<\/em>, \u201cNumerus\u201d, <a href=\"http:\/\/numerus.corriere.it\">http:\/\/numerus.corriere.it<\/a>, aprile.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"ftn2\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><a name=\"_ftn2\" href=\"#_ftnref2\" title=\"\">[2]<\/a> Ministero dell\u2019Economia e delle Finanze (2017), <em>Il Documento di Economia e Finanza 2017 \u2013 Allegato: Il Benessere equo e sostenibile nel processo decisionale<\/em>, <a href=\"http:\/\/www.mef.gov.it\/\">http:\/\/www.mef.gov.it\/<\/a>, aprile.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"ftn3\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><a name=\"_ftn3\" href=\"#_ftnref3\" title=\"\">[3]<\/a> Joseph Stiglitz, Amartya Sen e Jean Paul Fitoussi (2009), <em>Report by the Commission on the Measurement of\u00a0 Economic Performance and Social Progress<\/em>, stiglitz-sen-fitoussi.fr<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"ftn4\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><a name=\"_ftn4\" href=\"#_ftnref4\" title=\"\">[4]<\/a> G7 2017 (2017), <em>Bari policy agenda on growth and inequalities<\/em>, <a href=\"http:\/\/www.g7italy.it\">http:\/\/www.g7italy.it<\/a>, maggio.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"ftn5\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><a name=\"_ftn5\" href=\"#_ftnref5\" title=\"\">[5]<\/a> Francesco (2015), <em>Lettera enciclica Laudato Si\u2019 sulla cura della casa comune<\/em>, Libreria Editrice Vaticana.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"ftn6\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><a name=\"_ftn6\" href=\"#_ftnref6\" title=\"\">[6]<\/a> European Parliament (2016), <em>Parlemeter 2016 Analytical overview &#8211; Special Eurobarometer of the European Parliament<\/em>, <a href=\"http:\/\/www.europarl.europa.eu\">http:\/\/www.europarl.europa.eu<\/a>, november<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"ftn7\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><a name=\"_ftn7\" href=\"#_ftnref7\" title=\"\">[7]<\/a> Gabriele Olini (2014), Oltre il Fiscal Compact Occorre il Well-Being Compact, <a href=\"http:\/\/www.nuovi-lavori.it\/\">http:\/\/www.nuovi-lavori.it\/<\/a>, aprile<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"ftn8\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><a name=\"_ftn8\" href=\"#_ftnref8\" title=\"\">[8]<\/a> A. Michael Spence (2016) How Governance Drives Well-Being &#8211; An Interview, <a href=\"https:\/\/www.bcg.com\/\">https:\/\/www.bcg.com\/<\/a>, marzo<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"ftn9\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><a name=\"_ftn9\" href=\"#_ftnref9\" title=\"\">[9]<\/a> Georg FEIGL (2017), <em>From growth to well-being: a new paradigm for EU economic governance<\/em>, ETUI Policy Brief \u2013 European Economic, Employment and Social Policy, <a href=\"https:\/\/www.etui.org\/\">https:\/\/www.etui.org\/<\/a>, n. 2<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Molti hanno notato recentemente una serie di segnali positivi sulle tematiche degli indicatori di benessere, come riferimento delle politiche economiche.[1] Certamente, va al primo posto l\u2019approdo nel percorso di finanza pubblica degli indicatori del BES, cio\u00e8 del Benessere equo e sostenibile; la riforma della legge di Bilancio, approvata a luglio scorso, prevede, infatti, per la [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":2263,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"class_list":["post-2264","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-newsletter"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.2 - 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