{"id":23002,"date":"2026-04-13T19:44:40","date_gmt":"2026-04-13T17:44:40","guid":{"rendered":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/?p=23002"},"modified":"2026-04-15T15:13:33","modified_gmt":"2026-04-15T13:13:33","slug":"i-referendum-sono-ordigni-pericolosi-difficili-da-maneggiare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/i-referendum-sono-ordigni-pericolosi-difficili-da-maneggiare\/","title":{"rendered":"I referendum sono ordigni pericolosi, difficili da maneggiare"},"content":{"rendered":"\n<p>Non era un referendum come gli altri. E non lo \u00e8 diventato solo dopo il voto, lo era gi\u00e0 prima, nel modo in cui il governo lo aveva caricato di significato, nel modo in cui l\u2019opposizione aveva deciso di scommetterci sopra, nel modo in cui il paese vi ha progressivamente riversato molte pi\u00f9 cose del tema formalmente contenuto nel quesito referendario. La consultazione sulla giustizia del 22 e 23 marzo 2026 doveva servire a blindare un racconto: un governo forte, una leadership senza rivali, una riforma presentata come necessaria, un popolo pronto a ratificare. \u00c8 accaduto l\u2019opposto. Non soltanto il No ha vinto, ma ha vinto \u201cnonostante\u201d una partecipazione molto alta, imprevista, capace di smentire tanto i sondaggi delle settimane precedenti al voto, come pure le aspettative di tutti i fronti.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019entra innanzitutto la campagna referendaria. Il centrosinistra, al di l\u00e0 delle sue tradizionali divisioni, ha condotto una campagna continua, visibile, martellante. Il centrodestra, invece, almeno fino a una decina di giorni prima del voto, ha dato l\u2019impressione di muoversi in ordine sparso, senza una regia politica chiara. N\u00e9 la scelta di affidare il ruolo di front-man del S\u00ec al ministro Carlo Nordio pare aver prodotto effetti significativi di mobilitazione o di convinzione. Quando poi \u00e8 \u201cscesa in campo\u201d la premier lo ha fatto in modo tardivo, poco coerente con il contemporaneo messaggio del rifiuto delle dimissioni in caso di sconfitta. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il dato decisivo non \u00e8 soltanto il 53% e pi\u00f9 per cento dei No, ma il 58,9% di affluenza. \u00c8 l\u00ec che si consuma la sconfitta vera della maggioranza. Se avesse votato poco pi\u00f9 di un terzo degli aventi diritto, il governo avrebbe potuto rifugiarsi in un\u2019ovvia scappatoia: materia tecnica, quesiti difficili, scarso coinvolgimento popolare. Ma quando alle urne va quasi il 59 per cento del corpo elettorale, quella via di fuga si chiude di colpo. Non c\u2019\u00e8 stato n\u00e9 disinteresse n\u00e9 afasia democratica; c\u2019\u00e8 stata, al contrario, una mobilitazione piena, intensa, esplicitamente politica. Gli italiani hanno capito benissimo che non stavano votando (solo) su una riforma della giustizia. E su cosa allora? Su questo punto i sondaggi hanno fallito, non solo e non tanto sulle percentuali attese di partecipazione al voto, ma anche nella lettura del clima politico che, da tempo, si andava deteriorando di settimana in settimana. Non avevano misurato la temperatura in rialzo, ovvero la tempesta in arrivo.&nbsp; Non \u00e8 stato colto il punto decisivo: il referendum si stava caricando di un\u2019energia di gran lunga eccedente rispetto al suo oggetto. Il referendum, in altri termini, \u00e8 diventato un contenitore politico nel quale si sono riversati orientamenti, umori e tensioni accumulatisi nel corso degli ultimi mesi.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutti i grandi appuntamenti referendari funzionano cos\u00ec. Apparentemente si vota su una norma, in realt\u00e0 si vota su una stagione politica. La scheda pone una domanda precisa, l\u2019elettore risponde allargando lo spettro dei messaggi che vuole mandare alle classi dirigenti. Porta con s\u00e9 irritazioni, paure, risentimenti e, soprattutto, la voglia di punire chi non lo ascolta. Per questa ragione sono le consultazioni pi\u00f9 pericolose per chi governa per il fatto che il loro significato reale esonda il merito del quesito proposto. Basti pensare al referendum del 1991 sull\u2019abolizione delle preferenze: Craxi invitava ad andare al mare, ma si trov\u00f2 a dover fronteggiare il 62,5% di affluenza, un quorum ampiamente superato, e il 95,6% di s\u00ec all\u2019abolizione delle preferenze multiple.&nbsp; Davvero volevano tutti l\u2019abolizione delle preferenze? Ne siamo sicuri? Una riflessione ancora attuale non fosse altro &nbsp; perch\u00e9 oggi larga parte dei quegli stessi elettori invoca il ritorno alle preferenze.&nbsp; &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Come nel 1991, come nel 2016 all\u2019epoca di Renzi, anche questa volta non hanno votato soltanto i cittadini interessati alla separazione delle carriere o agli assetti del Consiglio superiore della magistratura, o al giudice che deve giudicare i giudici. Del resto, \u00e8 difficile dire quanti davvero siano stati in grado di apprezzare le motivazioni di Augusto Barbera, ex parlamentare Pci ed ex presidente della Corte Costituzionale, schierato per il s\u00ec, &nbsp; mettendole a confronto con le motivazioni di Luciano Violante, gi\u00e0 magistrato e gi\u00e0 parlamentare Pd, schierato per il no.&nbsp; Una parte minima di elettori \u00e8 stata capace di approfondire una matassa cos\u00ec complicata, di stretta competenza degli addetti ai lavori.&nbsp; Quanti sono?&nbsp; E tutti gli altri, poco o nulla preparati sull\u2019argomento? &nbsp; Perch\u00e9 sono andati a votare e in larga maggioranza hanno votato no? Supponiamo che questa prima sezione di elettorato che ha votato no pesi il 10%, ad essere ottimisti.&nbsp; E il resto?<\/p>\n\n\n\n<p>Una seconda componente \u00e8 composta dagli elettori di opposizione che avrebbero comunque votato in modo opposto alla Meloni senza se e senza ma, vale a dire, &nbsp; tutti coloro che si riconoscono nei partiti di opposizione politica al governo Meloni. Qui dentro troviamo anche una larga parte di elettorato urbano periferico, di matrice popolare, che ha consegnato il voto di quasi tutte le citt\u00e0 al No, accerchiando e mettendo in minoranza i centri storici, dove ha prevalso il Si, dove abitano i famosi \u201cceti medi riflessivi\u201d delle Ztl, i quali, guardando al merito del quesito referendario, hanno seguito le indicazioni di tanti esponenti di sinistra che si erano espressi in questa direzione -come Ceccanti, Parisi, Barbera, e tanti altri.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In terzo luogo \u00e8 andata a votare una parte della sinistra pi\u00f9 radicale, che ha letto il referendum come momento di sfida complessiva all\u2019indirizzo politico del governo. Qui troviamo i giovani che provengono da quasi due anni di mobilitazioni proPal e anti Trump nelle scuole di mezza Italia. Queste stesse mobilitazioni hanno riattivato segmenti di elettorato di sinistra radicale o di protesta che da tempo non andavano pi\u00f9 a votare: il variegato mondo dei centri sociali, dei cobas, dell\u2019autonomia organizzata, dove per la prima volta c\u2019\u00e8 stato un appello al ritorno al voto dopo decenni di astensionismo elettorale. Basta guardare i loro siti -ad esempio quelli di Global Project,&nbsp; Usb.it, Potere al popolo, ecc.- per rendersi conto di quanto estesa sia stata la mobilitazione dei molteplici mondi della sinistra radicale. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La terza spinta riguarda la preoccupazione e la protesta contro l\u2019intervento. \u00c8 di natura economico-sociale e riguarda il costo della vita, a partire dall\u2019aumento dei carburanti, che ha ulteriormente alimentato un clima di insoddisfazione. La somma di questi fattori ha mosso soprattutto un elettorato di centrosinistra, che nelle citt\u00e0 \u00e8 riuscito a ricompattare sensibilit\u00e0 anche molto diverse. Infine ha votato anche una quota di societ\u00e0 preoccupatissima per le conseguenze della guerra in Iran sul costo della vita, sulla tenuta dei bilanci familiari, e che gi\u00e0 di suo stava accumulando una rabbia crescente verso un governo che ostentava sicurezza mentre accumulava continui fattori di rischio. Il voto meridionale -una sorpresa, specie in Calabria e Sicilia- potrebbe essere dipeso dall\u2019estrema sensibilit\u00e0 di queste aree al peggioramento del ciclo economico, come del resto si era gi\u00e0 visto nelle tornate elettorali di ascesa del Movimento 5 Stelle. &nbsp; Certo, in queste due regioni si osserva la partecipazione al voto pi\u00f9 bassa d\u2019Italia, essendo le uniche due regioni al di sotto del 50%. Tuttavia, si tratta di un dato strutturale: infatti, se si guarda alla crescita della partecipazione elettorale tra l\u2019ultima elezione utile -il voto per il Parlamento europeo nel 2024- e il referendum di oggi, Calabria e Sicilia sono aumentate entrambe poco pi\u00f9 dell\u20198% rispetto alla media nazionale (+9,2%), in linea con il resto delle regioni meridionali.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>I referendum sono brutte bestie proprio perch\u00e9 il loro esito va sempre oltre il merito del quesito in virt\u00f9 della natura binaria dell\u2019interrogativo che viene posto all\u2019elettore: se vai a votare, se non ti astieni, le uniche alternative sono S\u00ec, No.&nbsp; Punto e a capo.&nbsp; Traduzione: Meloni ha voluto il referendum e lo ha perso senza se e senza ma. Inoltre, lo ha perso nel modo pi\u00f9 scomodo possibile, perch\u00e9 non \u00e8 stata sconfitta da un\u2019astensione di indifferenza, ma da una partecipazione di reazione. Ha creduto di poter convocare il popolo sicura della sua forza magnetica -un po\u2019 come capit\u00f2 a Renzi nel 2016- e si \u00e8 ritrovata a una larga maggioranza popolare che le si \u00e8 rivoltata contro. Non basta replicare che il governo resta in piedi, che la maggioranza parlamentare non cambia, che nulla \u00e8 compromesso. Tutto vero, ma politicamente l\u2019urto c\u2019\u00e8 stato e si \u00e8 visto subito, per la semplice ragione che i governi fondati sulla forza del racconto inciampano quando il racconto si incrina, quando ad essere colpita \u00e8 la narrazione dell\u2019invulnerabilit\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Per il governo inizia una navigazione difficile perch\u00e9 nella maggioranza si riaprono i giochi. Dentro questo quadro si colloca il nodo leghista. Anche se nessuno lo dir\u00e0 pubblicamente, gli alleati della Meloni, in particolare la Lega, sapevano benissimo che una vittoria del S\u00ec avrebbe consolidato ancora di pi\u00f9 la centralit\u00e0 della premier e del suo partito. Con ogni probabilit\u00e0 luned\u00ec sera in casa Lega si \u00e8 festeggiato nonostante la sconfitta perch\u00e9 il No riapre i giochi all\u2019interno della maggioranza, rende di nuovo pensabile una dialettica interna e legittima le differenze strategiche (ad esempio, in campo internazionale). Da questo punto di vista, il risultato finale apre un interrogativo politico non irrilevante: i dirigenti leghisti sono davvero in lutto per la sconfitta del S\u00ec? Tanto pi\u00f9 che, osservando i risultati di Veneto, Friuli Venezia Giulia e Lombardia, nessuno pu\u00f2 seriamente sostenere che la Lega abbia sabotato la campagna del centrodestra. Per il momento non c\u2019\u00e8 aria di crisi, ma si apre nella coalizione di governo quel tanto di pluralit\u00e0 competitiva che la forza della leadership meloniana aveva fin qui compresso. E la premier deve decidere se provare una rimonta nei prossimi 18 mesi o far saltare il banco e andare a votare il prima possibile.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Sul fronte opposto, come si \u00e8 visto, non tutto quello che si \u00e8 raccolto nel No \u00e8 facilmente unificabile in termini propositivi.&nbsp; Nel No si sono sommati mondi diversi, culture diverse, perfino fastidi diversi.&nbsp; \u00c8 stata una vittoria priva di orizzonte comune, costruita sulla convergenza di tanti fattori eterogenei, tutti in negativo, che pone un problema difficile da risolvere. Qui sta il punto e la contraddizione. Elly Schlein esce obiettivamente rafforzata, perch\u00e9 ha scelto il terreno, ci ha messo la faccia e ha incassato il risultato offrendo la prova che il governo pu\u00f2 essere battuto. Ma allo stesso tempo rischia di amplificare le distanze interne nel multiverso fronte di opposizione, rendendo pi\u00f9 difficile la costruzione di una proposta di governo del paese. I suoi oppositori interni luned\u00ec sera hanno s\u00ec brindato, ma di malavoglia, perch\u00e9 &nbsp; la leader del Pd non pu\u00f2 essere pi\u00f9 messa in discussione e con lei saldamente in sella diventa pi\u00f9 incerta la costruzione di un\u2019alternativa di governo davvero credibile e competitiva.<\/p>\n\n\n\n<p>*da Riformismo e solidariet\u00e0, 27\/04\/2026&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non era un referendum come gli altri. 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