{"id":23217,"date":"2026-06-10T16:06:17","date_gmt":"2026-06-10T14:06:17","guid":{"rendered":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/?p=23217"},"modified":"2026-06-10T18:21:39","modified_gmt":"2026-06-10T16:21:39","slug":"guerra-e-diplomazia-al-tempo-dei-romani-e-ora","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/guerra-e-diplomazia-al-tempo-dei-romani-e-ora\/","title":{"rendered":"Guerra e diplomazia, al tempo dei romani e ora"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella Roma monarchica e repubblicana la guerra era un affare serio, da decidere dopo approfondite valutazioni e complesse procedure che comprendevano accertamenti religiosi, passaggi parlamentari ed azioni diplomatiche. Era una decisione che andava presa non alla leggera, ma ben ponderata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In primo luogo occorreva che la guerra fosse giusta. Un <em>bellum<\/em> era <em>iustum<\/em> non se portava vantaggi materiali, quali, ad esempio, l\u2019ampliamento del territorio, un grande bottino, abbondanza di schiavi da mettere alla lavorazione dei campi; non se era dettato dall\u2019ira che sopraffaceva la ragione, ma era <em>iustum<\/em> se rispettava tre condizioni: (i) essere motivato da una giusta causa, (II) essere deliberato dalla legittima autorit\u00e0; (iii) essere dichiarato seguendo una formale procedura. Poich\u00e9 la guerra era sotto la protezione degli Dei, si riteneva che costoro accertassero se quello dichiarato era un <em>bellum iustum<\/em> o meno, e quindi si riteneva che avrebbero dato o negato la loro assistenza all\u2019esercito romano belligerante.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La prima condizione richiedeva che il popolo romano non andasse in guerra per sete di ricchezze, per accaparrarsi terreni fertili da coltivare, per far bottino di schiavi, ma che lo facesse per rispondere ad un attacco proditorio ed ingiustificato, per riparare un grave torto subito, per ottenere il rispetto di un trattato violato. In questo caso si sarebbe trattato di una guerra difensiva, per respingere un\u2019aggressione e una tale guerra era sempre ammessa dagli Dei, perch\u00e9 essi avevano dato all\u2019universo un ordine naturale fondato sulla intangibilit\u00e0 della vita e dei beni delle persone; ragion per cui l\u2019aggressione, che rompeva l\u2019equilibrio dell\u2019ordine naturale, meritava di essere repressa e cos\u00ec, respinto l\u2019aggressore, fosse ripristinato l\u2019ordine della natura.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel secondo caso si sarebbe trattato di una guerra per causa di giustizia: se la citt\u00e0 intera o alcuni dei suoi cittadini avessero subito, ad opera di stranieri, un grave torto ingiustificato, gli Dei, in questo caso Giove, preposto all\u2019amministrazione della giustizia, avrebbe approvato la reazione (proporzionata) come sanzione alla illecita condotta degli stranieri. Mancando fra gli uomini un giudice col potere di sanzionare gli stranieri, sarebbe stato conforme all\u2019ordine naturale che i romani cercassero da s\u00e9, con la guerra, riparazione al torto ricevuto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel terzo caso, poich\u00e9 i trattati, come i contratti fra privati, erano suggellati dal giuramento, la violazione degli accordi rompeva la <em>fides<\/em> che era uno dei pilastri su cui reggevano le societ\u00e0 arcaiche. I romani ne fecero addirittura una divinit\u00e0, il <em>Deus<\/em> <em>Fidius<\/em>, che altri non era che un\u2019ipostasi di Giove, custode dei giuramenti. La <em>fides<\/em> era ci\u00f2 che aveva portato gli uomini fuori dalla ferinit\u00e0, ci\u00f2 che aveva reso possibile vivere in comunit\u00e0 organizzate, scambiare beni e promettersi reciproca protezione dal nemico. <em>Fides<\/em> voleva dire riporre affidamento che il concittadino avrebbe fatto ci\u00f2 che era implicito fare per il bene della comunit\u00e0, avrebbe osservato le consuetudini e rispettato le regole non scritte da sempre vigenti; <em>fides<\/em> voleva dire avere fiducia che il contraente avrebbe fatto o dato ci\u00f2 che aveva promesso. Senza la fiducia nel mantenimento della parola data la vita comunitaria si sarebbe spenta. Analogo sentimento di affidamento c\u2019era nei rapporti con altre citt\u00e0 e Paesi; un trattato di amicizia, un trattato commerciale, un trattato di pace erano stipulati sulla fiducia che sarebbero stati rispettati; senza questo necessario presupposto mai nessun accordo avrebbe visto la luce. Il giuramento a Giove metteva al trattato un suggello sacro, si chiamava la divinit\u00e0 a testimone del mantenimento delle promesse fatte e lo si rendeva vindice della violazione. Giove, era risaputo, approvava la guerra per la violazione dei trattati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa era l\u2019opinione comune sulle condizioni del <em>bellum iustum<\/em>, non sempre rispettate, vero, ma restava un caposaldo filosofico-politico. Ai tempi burrascosi di Cicerone all\u2019aggettivo <em>iustum <\/em>fu aggiunto <em>pium<\/em> per rimarcare ulteriormente che la guerra doveva ricevere l\u2019approvazione degli Dei, ai quali non piacevano le guerre intestine.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La seconda condizione era che la guerra fosse deliberata dalle autorit\u00e0 a ci\u00f2 preposte per legge. A Roma le istituzioni su cui gravava l\u2019onere di deliberare la guerra erano due: il Senato e l\u2019assemblea dei comizi centuriati. Davanti al Senato si svolgeva il dibattito sull\u2019esistenza di un rischio di aggressione da parte dei popoli vicini; si esaminava il torto portato al popolo romano, le sue cause e la sua gravit\u00e0; si esaminavano le violazioni del trattato. Il Senato analizzava i fatti, cercava le soluzioni idonee ad evitare il peggio, valutava i rischi che la guerra avrebbe comportato e il suo costo per l\u2019Erario, perch\u00e9 spettava al Senato decidere sulla composizione dell\u2019esercito e mettere i fondi necessari a disposizione dei consoli.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019assemblea popolare dei comizi centuriati deliberava la guerra se fossero fallite le trattative diplomatiche. Questa assemblea riuniva tutto il popolo, aristocratici e plebei purch\u00e9 avessero la cittadinanza romana. Erano quindi rappresentati nell\u2019assemblea classi sociali diverse di cittadini, categorie economiche diverse che comprendevano sia coloro che potevano avere un interesse economico alla guerra, produttori di armi, appaltatori e commercianti; sia coloro che ne avrebbero sopportato il peso maggiore, i contadini e gli artigiani. Costoro, arruolati come <em>pedites, <\/em>soldati appiedati e poco protetti da corazze e scudi, erano quelli che in battaglia rischiavano di pi\u00f9, coloro che lasciavano i campi incoltivati, le officine chiuse, le famiglie con problemi di sostentamento e i debiti da pagare al rientro. Occorreva, perch\u00e9 si formasse una maggioranza a favore della guerra, che la giustificazione che i maggiorenti romani davano fosse davvero salda, s\u00ec che la guerra apparisse necessaria e ricevesse l\u2019appoggio divino.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il pensiero degli Dei era scrutato attraverso gli \u00e0uguri che traevano gli auspici; se il loro esito non era confortante, tutti ne avrebbero tenuto conto, dai popolani ai consoli. Ed allora, messa da parte l\u2019idea della guerra, si sarebbero percorse altre strade.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se le risposte degli Dei confortavano la deliberazione della guerra, entrava in azione il Collegio dei Feziali. Era, questo, uno speciale ordine di sacerdoti che aveva il compito di curare le relazioni internazionali, di verificare il rispetto dei trattati e di reggere le relazioni diplomatiche quando si avvicinava una crisi. Il compito diplomatico dei Feziali, quando si agitavano venti di guerra, era di prendere contatto con la controparte, non ancora nemica, e di presentare le doglianze del popolo romano con la richiesta di ripristinare la legalit\u00e0 e risarcire i danni quando ve ne fossero. All\u2019uopo una delegazione di Feziali si recava fino al confine del territorio della controparte e l\u00ec si fermava per chiedere il permesso di entrare in citt\u00e0 e di parlare alle autorit\u00e0. Se ammessi, si presentavano al cospetto delle autorit\u00e0 o del popolo ed esponevano le ragioni del malcontento di Roma, comunicando ci\u00f2 che Roma chiedeva per evitare la guerra. Alla controparte erano assegnati trentatr\u00e8 giorni per dare la risposta. Quindi i Feziali si ritiravano oltre il confine e l\u00ec aspettavano gli ambasciatori della controparte. Se la risposta non fosse stata di piena accettazione delle richieste di Roma, si sarebbe aperta una trattativa che avrebbe coinvolto il Senato romano. Quando la trattativa non approdava ad alcun risultato, l\u2019assemblea popolare deliberava di dichiarare guerra, i Feziali ritornavano al confine col territorio del nemico e comunicavano la dichiarazione di guerra lanciando nel contempo una lancia oltre il confine.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La procedura, come ce la raccontano le fonti, era lunga, coinvolgeva tutte le istituzioni e le magistrature, ma consentiva una adeguata valutazione dell\u2019opportunit\u00e0 di fare la guerra. Soprattutto la procedura prevedeva l\u2019attivit\u00e0 diplomatica dei Feziali come passaggio obbligatorio per poter definire la guerra giusta e gradita agli Dei. Questi sacerdoti-diplomatici erano persone di grande cultura ed esperienza, che avevano svolto importanti compiti nell\u2019amministrazione della citt\u00e0 prima di assumere la carica sacerdotale; erano esperte nell\u2019arte della retorica, nel saper toccare i tasti giusti e trovare le parole giuste per convincere la controparte; insomma, erano diplomatici di lungo corso. Infine erano consapevoli di rappresentare Roma, la citt\u00e0 che fin dalle origini si era imposta come dominatrice e dalla forza di Roma traevano la forza delle loro parole.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La stessa certezza e la stessa forza che sentiva di avere Gaio Popilio Lenate quando nel 168. C. fu inviato in Egitto per fermare la guerra di Antioco IV.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella tarda repubblica la diplomazia romana era cambiata; aveva perso, come tutte le magistrature, quella connotazione religiosa che aveva nei tempi della monarchia e dell\u2019alta repubblica. Roma, padrona del Mediterraneo, aveva oramai contatti diplomatici tramite personale laico, governatori di province, consoli, condottieri, persone tutte di grande esperienza ma dai modi spicci, consapevoli della forza che Roma aveva, che essi sapevano esercitare e far rispettare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Antioco, preso con la violenza il trono di Siria che spettava al fratello maggiore, dopo aver riordinato il regno e riformato l\u2019esercito, volle aggiungere al suo regno la Celesiria, fertile regione fra l\u2019Egitto e la Siria, da sempre contesa dalle dinastie Seleucide e da quella Lagide egiziana. Di recente, quella fertile terra era stata oggetto di una dubbia donazione nuziale a Cleopatra, sorella di Antioco. Morta Cleopatra, Antioco nel 170 a. C. si proclam\u00f2 erede e rivendic\u00f2 per s\u00e9 la Celesiria. Andando per le lunghe le trattative diplomatiche, Antioco, approfittando della debolezza della monarchia egiziana, ne invase il territorio giungendo con il suo possente esercito fino al Delta del Nilo. Poi entr\u00f2 in Egitto, fece prigioniero il nipote Tolomeo VI, legittimo faraone, e si spinse fino a Menfi dove \u2013 sembra \u2013 dai sacerdoti egiziani si fece incoronare faraone quale tutore del nipote. Quindi torn\u00f2 in Siria.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Insomma anche Antioco IV era uno che preferiva l\u2019uso della forza alla diplomazia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma l\u2019Egitto, con nuovi ministri e governanti, si riorganizz\u00f2 e sfid\u00f2 Antioco che, nel 168, ritorn\u00f2 in Egitto con tutto l\u2019esercito per riaffermare di esserne il faraone. La monarchia egiziana chiese aiuto a Roma che non poteva consentire che Antioco sconvolgesse gli equilibri politici della regione estendendo sull\u2019Egitto la sua autorit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il Senato invi\u00f2 come diplomatico Gaio Popilio Lenate, magistrato di lungo corso, che era stato gi\u00e0 console, col mandato di fermare Antioco e farlo recedere dalla conquista dell\u2019Egitto. Popilio part\u00ec senza eserciti e senza scorta militare, sembra solo con un paio di littori. Mentre Antioco stava ritornando da Menfi ad Alessandria, Popilio lo incroci\u00f2 sulle sabbie del deserto e gli chiese un incontro. Antioco fu felice di rivedere un vecchio amico; si conoscevano da molti anni, poich\u00e9 Antioco era vissuto a Roma per circa quindici anni dove aveva compiuto gli studi, aveva frequentato, lui figlio di Antioco III il Grande, la migliore societ\u00e0 romana e conosciuto l\u2019organizzazione statale e militare di Roma.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Antioco and\u00f2 sollecito a salutare l\u2019amico e tese il braccio in segno di saluto; ma Popilio ritrasse il suo, dicendo che non era l\u00ec a titolo personale ma per portare un messaggio del Senato di Roma. Disse, senza mezzi termini, che Roma voleva che lui si ritirasse dall\u2019Egitto lasciando in pace la dinastia tolemaica e rinunciasse anche alla Celesiria. Antioco non poteva credere alle sue orecchie e ai suoi occhi: \u201cCome puoi tu, da solo, senza esercito, venire qui, in una terra che mi appartiene e darmi ordini; qui sei in mio potere\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Popilio non si spavent\u00f2 e rispose che Antioco non aveva davanti un semplice ambasciatore, ma Roma stessa. \u201cE\u2019 Roma che ti parla e ti intima di ritirarti, di me puoi fare quello che credi; sono, come vedi, senza esercito ed anche senza scorta. Ma quello che farai a me l\u2019avrai fatto a Roma\u201d. Antioco prese tempo, doveva riflettere \u2013 disse &#8211; e consultarsi con i ministri e i grandi dignitari del suo regno; avrebbe dato una risposta dopo le consultazioni. I due personaggi erano in piedi, fuori dalle carrozze, uno di fronte all\u2019altro; Antioco pensava di aver schivato il problema.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Popilio, forse per l\u2019et\u00e0, forse per le conseguenze di una ferita, portava un bastone. Senza dire una parola, col bastone, disegn\u00f2 sulla sabbia un cerchio intorno alla persona del re siriano e disse: \u201cPrima che tu esca da questo cerchio mi devi dare la tua risposta: accogli o no il consiglio del Senato di Roma?\u201d Antioco rimase perplesso: aveva conosciuto Roma molto da vicino, il suo esercito, i suoi governanti, il loro rigore; aveva appena saputo della sconfitta a Pidna dell\u2019esercito di Perseo di Macedonia; e quell\u2019esercito era ancora l\u00ec, in Grecia a poche settimane di navigazione dall\u2019Egitto. Pieg\u00f2 la testa e disse: \u201cAccolgo il consiglio del Senato di Roma, lascio l\u2019Egitto e la Celesiria\u201d. Il giorno dopo l\u2019esercito siriano si mise in cammino.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel primo trimestre del 2026 \u00e8 scoppiata la crisi, da tempo latente, fra lo Stato che ritiene di avere l\u2019esercito pi\u00f9 potente del pianeta e un Paese che da anni destabilizza il Medio Oriente, spadroneggiando proprio in quella Celesiria dei tempi di Antioco IV (oggi Libano) e su tutti i Paesi vicini. Alcuni di questi hanno chiesto l\u2019intervento dello Stato pi\u00f9 forte del pianeta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo \u00e8 partito a testa bassa minacciando e bombardando, senza avere un obbiettivo preciso; o meglio: nessuno dei capi di Stato, dei commentatori politici e militari ha capito quali realmente siano il progetto e l\u2019obbiettivo dello Stato pi\u00f9 forte del pianeta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se fosse stata vigente la dottrina del <em>bellum iustum et pium<\/em> e la complessa procedura descritta innanzi, i governanti dello Stato pi\u00f9 forte del pianeta avrebbero avuto l\u2019opportunit\u00e0 di fare l\u2019analisi della situazione e delle cause, di fare la valutazione dei rischi di un intervento armato e del suo costo sulla collettivit\u00e0, se non proprio la collettivit\u00e0 mondiale (valutazione doverosa in un\u2019epoca di commerci ed economia interconnesse) quanto meno su quella nazionale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se la deliberazione fosse stata rimessa all\u2019assemblea rappresentativa del popolo, si sarebbero ascoltate pi\u00f9 voci, sia di coloro che dalle operazioni militari traggono un profitto sia di coloro che pagano il prezzo pi\u00f9 alto. Ma si sarebbero potute sentire le voci di organizzazioni internazionali, di altri Paesi, di saggi, di economisti e pensatori. L\u2019assemblea rappresentativa del popolo dello Stato pi\u00f9 forte del pianeta avrebbe assunto le sue decisioni con migliore conoscenza delle cause, dei rischi e dei costi. Se poi fossero emersi elementi negativi si sarebbero studiate strade alternative all\u2019intervento militare anche con il consenso e la partecipazione di altri Paesi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche la procedura diplomatica dell\u2019epoca romana, se fosse ancora in vigore oggi, sarebbe stata utile. Il Collegio dei Feziali era formato da persone che, prima di entrare nel Collegio, avevano acquisito un\u2019alta professionalit\u00e0 per l\u2019esercizio di tutte le magistrature, fino alle pi\u00f9 alte e poi si dedicavano soltanto a missioni diplomatiche. I Feziali, oltre che capaci, erano consapevoli della forza che era alle loro spalle e che li sosteneva nell\u2019azione diplomatica presso la controparte.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Insomma la dottrina del <em>bellum iustum et pium<\/em> e l\u2019azione di un Collegio di esperti diplomatici sarebbero, se ancora oggi fossero in vigore, di grande utilit\u00e0. Sarebbe stata utile, se vi fosse un personaggio all\u2019altezza, anche una diplomazia alla Popilio, spiccia, di poche parole, che per\u00f2 sappia farsi rispettare. Il romano era persona di grande pratica del potere, era dotato di grande carisma personale, fu capace di imporsi su Antioco, personaggio spregiudicato che della illegalit\u00e0 aveva fatto il suo credo, senza ostentare la forza, senza minacciare apertamente. \u201cQuello che farai a me l\u2019avrai fatto a Roma\u201d furono le terribili parole dell\u2019ambasciatore romano e bastarono.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quello che abbiamo visto ed abbiamo oggi sotto gli occhi \u00e8 sconfortante: una decisione avventata, assunta&nbsp; &#8211;&nbsp; senza un adeguato approfondimento &#8211; da un ristretto numero di persone che hanno ignorato l\u2019esistenza dell\u2019assemblea deliberante; trattative affidate a dilettanti della diplomazia; ostentazione della forza che non ha intimidito nessuno. E quel che \u00e8 peggio, nessuna via d\u2019uscita.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Oh tempora o mores<\/em>! direbbero gli antichi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella Roma monarchica e repubblicana la guerra era un affare serio, da decidere dopo approfondite valutazioni e complesse procedure che comprendevano accertamenti religiosi, passaggi parlamentari ed azioni diplomatiche<\/p>\n","protected":false},"author":6344,"featured_media":23218,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"class_list":["post-23217","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-newsletter"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.8 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Guerra e diplomazia, al tempo dei romani e ora - Nuovi Lavori<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/guerra-e-diplomazia-al-tempo-dei-romani-e-ora\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Guerra e diplomazia, al tempo dei romani e ora - 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