{"id":23683,"date":"2026-10-29T14:18:31","date_gmt":"2026-10-29T13:18:31","guid":{"rendered":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/?p=23683"},"modified":"2026-10-29T17:24:41","modified_gmt":"2026-10-29T16:24:41","slug":"il-diritto-di-manifestare-e-il-dovere-di-governare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/il-diritto-di-manifestare-e-il-dovere-di-governare\/","title":{"rendered":"Il diritto di manifestare e il dovere di governare"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per molti anni, a partire dai primi anni Sessanta, ho partecipato a manifestazioni e scioperi. Ho vissuto le piazze, i picchetti, le iniziative di fabbrica e di categoria, le grandi mobilitazioni confederali. Sono stato in piazze nazionali, a Roma e a Reggio Calabria, in momenti nei quali la tensione sociale era alta e le provocazioni potevano diventare particolarmente pericolose.Erano stagioni di conflitto, talvolta aspro, nel quale si confrontavano interessi, idee e visioni diverse del Paese. Eppure, nonostante le difficolt\u00e0, quelle manifestazioni non hanno mai oltrepassato il confine della violenza. Non perch\u00e9 mancassero le ragioni della protesta o le tensioni, ma perch\u00e9 esistevano organizzazioni capaci di assumersi una responsabilit\u00e0 collettiva.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La presenza dei lavoratori, dei dirigenti sindacali e delle organizzazioni confederali contribuiva a mantenere il controllo delle piazze. Anche a Reggio Calabria, dove le provocazioni erano particolarmente forti e rischiose, la capacit\u00e0 di organizzare e guidare la partecipazione rappresent\u00f2 un elemento decisivo per impedire che il conflitto degenerasse.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In quegli anni esisteva anche un rapporto costante con le forze dell\u2019ordine e con gli apparati preposti alla sicurezza. Un rapporto fondato sulla conoscenza reciproca, sulla responsabilit\u00e0 e sulla consapevolezza che manifestare fosse un diritto da tutelare, mentre garantire l\u2019ordine pubblico fosse un dovere da esercitare senza trasformare il dissenso in un problema di ordine politico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Oggi lo scenario appare profondamente cambiato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La presenza dei lavoratori nelle piazze \u00e8 spesso meno consistente, mentre gruppi ristretti di violenti riescono talvolta a condizionare il corso delle manifestazioni. Giovani che scendono in strada per esprimere un disagio reale o per sostenere una causa finiscono cos\u00ec per essere trascinati in episodi di devastazione, con vetrine distrutte, spazi pubblici danneggiati e quartieri trasformati in luoghi di paura.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La violenza non \u00e8 soltanto un danno materiale. \u00c8 anche una forma di intimidazione collettiva, un messaggio che allontana i cittadini dalle piazze e finisce per consegnare la rappresentanza del dissenso a chi dispone della maggiore capacit\u00e0 di provocazione e distruzione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 proprio qui che si misura la qualit\u00e0 di una democrazia. Perch\u00e9 la violenza di pochi non pu\u00f2 diventare una condanna per tutti, n\u00e9 pu\u00f2 essere utilizzata per mettere in discussione il diritto costituzionale di manifestare pacificamente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il rischio \u00e8 evidente: una protesta legittima viene accompagnata o seguita da episodi di violenza e il Governo utilizza questi episodi per introdurre misure che possono restringere gli spazi della partecipazione democratica. Si finisce cos\u00ec per confondere due questioni profondamente diverse: la necessit\u00e0 di contrastare chi commette reati e quella, altrettanto essenziale, di garantire ai cittadini la possibilit\u00e0 di esprimere liberamente il proprio dissenso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una democrazia matura deve saper fare entrambe le cose.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il principio secondo cui chi rompe paga \u00e8 ragionevole e condivisibile: chi danneggia beni pubblici o privati deve rispondere delle proprie azioni, secondo le regole e le garanzie dello Stato di diritto. Ma non possiamo fermarci qui. La repressione dei comportamenti violenti \u00e8 necessaria; da sola, tuttavia, non risolve le condizioni sociali che alimentano il disagio e rendono alcuni giovani vulnerabili alla radicalizzazione, alla provocazione e alla ricerca della violenza come forma di identit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se vogliamo davvero affrontare il problema, dobbiamo avere il coraggio di guardare oltre l\u2019emergenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Occorre investire nella formazione, rafforzare la presenza educativa nei territori, creare pi\u00f9 occasioni di lavoro dignitoso e ricostruire un sistema di protezione sociale capace di non lasciare sole le persone. Occorre uno Stato sociale pi\u00f9 presente, soprattutto nei contesti nei quali precariet\u00e0, esclusione e mancanza di prospettive rischiano di trasformarsi in rabbia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non si tratta di giustificare chi distrugge. Si tratta di impedire che la distruzione diventi, per alcuni, l\u2019unico linguaggio attraverso cui rendersi visibili.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per usare un\u2019immagine semplice, non basta togliere l\u2019acqua maleodorante nella quale possono nuotare le forze eversive: bisogna anche intervenire sulle cause che rendono quell\u2019ambiente possibile. Altrimenti si continuer\u00e0 a inseguire le conseguenze senza affrontare le origini del problema.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C\u2019\u00e8 poi una questione sulla quale ritengo necessario aprire una riflessione seria: il ruolo degli apparati di sicurezza e, in particolare, dei servizi di informazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Di fronte a fenomeni di violenza organizzata, a possibili infiltrazioni eversive e a un clima politico sempre pi\u00f9 teso, \u00e8 legittimo chiedersi quale sia l\u2019efficacia dell\u2019attivit\u00e0 di prevenzione. Gli apparati preposti alla sicurezza riescono a individuare tempestivamente i rischi? Sono in grado di distinguere il dissenso democratico dalle attivit\u00e0 dirette a destabilizzare le istituzioni? Le informazioni raccolte si traducono in una prevenzione efficace? E, soprattutto, esistono meccanismi adeguati di controllo e responsabilit\u00e0?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sono domande che non dovrebbero appartenere soltanto alla polemica politica. In uno Stato democratico, la sicurezza nazionale \u00e8 una funzione essenziale e deve essere accompagnata da trasparenza istituzionale, controlli rigorosi e risultati verificabili, nel rispetto della riservatezza necessaria alle attivit\u00e0 di intelligence.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ogni tanto vengono annunciate riforme, nuovi strumenti e nuovi interventi. Ma la misura della loro efficacia non pu\u00f2 essere l\u2019annuncio. Deve essere il miglioramento concreto della sicurezza del Paese, la capacit\u00e0 di prevenire le minacce e la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La sicurezza, del resto, non si costruisce soltanto attraverso nuovi divieti o un rafforzamento delle misure repressive. Si costruisce anche con istituzioni credibili, servizi pubblici efficienti, comunit\u00e0 meno frammentate e una politica capace di affrontare i conflitti prima che degenerino.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nei prossimi giorni sono previste nuove manifestazioni e importanti appuntamenti politici. \u00c8 quindi necessario che le autorit\u00e0 competenti mantengano un livello elevato di attenzione, assicurando un controllo adeguato e proporzionato dei possibili rischi. Ma \u00e8 altrettanto importante che le forze politiche, le organizzazioni sindacali e la societ\u00e0 civile contribuiscano a promuovere una mobilitazione pacifica, isolando con chiarezza chiunque voglia trasformare il dissenso in violenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La responsabilit\u00e0 \u00e8 collettiva, ma non indistinta: ciascuno deve fare la propria parte, secondo il ruolo che ricopre.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La mia esperienza nelle piazze mi ha insegnato che la partecipazione organizzata non \u00e8 un ostacolo alla libert\u00e0. Al contrario, pu\u00f2 rappresentare una delle condizioni che permettono alla libert\u00e0 di esprimersi senza degenerare. Quando esistono interlocutori riconosciuti, responsabilit\u00e0 condivise e obiettivi chiari, il conflitto sociale pu\u00f2 diventare uno strumento di cambiamento e non una minaccia per la convivenza civile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non dobbiamo rimpiangere semplicemente il passato. Dobbiamo recuperare ci\u00f2 che di essenziale quell\u2019esperienza ci ha lasciato: il valore dell\u2019organizzazione, il senso della responsabilit\u00e0 e la capacit\u00e0 di tenere insieme il diritto alla protesta e il rispetto delle regole democratiche.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Oggi pi\u00f9 che mai abbiamo bisogno di piazze libere, istituzioni autorevoli e cittadini responsabili. Abbiamo bisogno di uno Stato che sappia garantire la sicurezza senza comprimere i diritti, e di una societ\u00e0 che sappia ascoltare il disagio senza accettare la violenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La democrazia non si difende impedendo ai cittadini di manifestare. Si difende facendo in modo che possano farlo liberamente, pacificamente e senza paura.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 questa, ancora oggi, la vera prova della nostra maturit\u00e0 democratica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per molti anni, a partire dai primi anni Sessanta, ho partecipato a manifestazioni e scioperi. 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