{"id":2432,"date":"2017-10-10T07:54:56","date_gmt":"2017-10-10T05:54:56","guid":{"rendered":"http:\/\/5.249.146.118\/berti-202\/"},"modified":"2017-10-10T07:54:56","modified_gmt":"2017-10-10T05:54:56","slug":"berti-202","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/berti-202\/","title":{"rendered":"Il dissesto idrogeologico, atteso ma non imprevedibile"},"content":{"rendered":"<div class=\"WordSection1\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo stato del dissesto in Italia.\u00a0L\u2019Italia \u00e8 uno dei Paesi europei pi\u00f9 esposti al rischio frane. Secondo un recente studio del <em>Joint Research Center <\/em>della Commissione Europea (Van Den Eeckhaut and Hervas, 2012) i database nazionali e regionali di 22 Stati membri contengono informazioni su oltre 630.000 fenomeni franosi. Di questi, il 75% si trova in Italia. Per gli addetti al settore questa non \u00e8 una sorpresa. L\u2019Italia \u00e8 stato uno dei primi Paesi a realizzare un cen- simento capillare delle frane e delle alluvioni a scala nazionale. Nel 1989 il Dipartimento di Protezione Civile commission\u00f2 al Consiglio Nazionale delle Ricerche il primo censimento delle aree del Paese colpite da frane e alluvioni nell\u2019ultimo secolo (Progetto avi; cnr-gndci, 1994). La carta finale riporta la lo- calizzazione di oltre 9.000 localit\u00e0 colpite da frane catastrofiche nel periodo 1918-1994. Il 30% di queste localit\u00e0 risultano colpite da frane in modo ricorsivo, ovvero pi\u00f9 di una volta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pi\u00f9 recentemente l\u2019Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ispra) ha portato a termine un ambizioso Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia (Progetto iffi; ispra, 2007) svolto in collaborazione con le Regioni e le Province Auto- nome. Il quadro che emerge \u00e8preoccupante. L\u2019inventario ha censito circa 500.000 frane che coprono un\u2019area complessiva di oltre\u00a021.000 km2, pari al 9% circa del territorio nazionale montano e collinare. Si tratta di un\u2019area pi\u00f9 grande dell\u2019interaregione Lazio(1).<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"WordSection2\" style=\"text-align: justify;\">\n<p>Tutte le regioni sono interessate dal problema, anche se in misura differente in ragione delle differenti condizioni ge- ologiche, morfologiche e climatiche. La Tabella 1 e la Figura 1 mostrano l\u2019indice di franosit\u00e0 medio delle varie regioni, cal- colato come rapporto percentuale tra l\u2019area in frana e l\u2019area montana-collinare. Le regioni con l\u2019indice di franosit\u00e0 pi\u00f9 alto sono la Lombardia, l\u2019Emilia Romagna e le Marche. Quelle con l\u2019indice pi\u00f9 basso sono la Puglia, la Sardegna e la Sicilia. Il rapporto ispra sottolinea comunque come i dati di Basilicata, Calabria e Sicilia sono sottostimati rispetto alla reale situazione di dissesto perch\u00e9 il censimento delle frane ha interessato le sole aree antropizzate (centri abitati e infrastrutture).<\/p>\n<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-2427\" src=\"http:\/\/5.249.146.118\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/images_Schermata-2017-10-10-alle-10.32.51.png\" border=\"0\" alt=\"\" width=\"422\" height=\"442\" srcset=\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/images_Schermata-2017-10-10-alle-10.32.51.png 422w, https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/images_Schermata-2017-10-10-alle-10.32.51-286x300.png 286w\" sizes=\"(max-width: 422px) 100vw, 422px\" \/><\/p>\n<\/div>\n<div class=\"WordSection3\" style=\"text-align: justify;\">\n<p>Il termine \u00abfrana\u00bb include per\u00f2 fenomeni di dissesto estre- mamente differenti: possiamo avere frane grandi, profonde e relativamente lente, caratterizzate da velocit\u00e0 dell\u2019ordine dei metri\/giorno e da movimenti in blocco che coinvolgo- no un intero versante; frane piccole ma molto rapide, che scendono all\u2019interno di un canale a elevata velocit\u00e0 (metri\/ secondo); crolli isolati di blocchi rocciosi che si arrestano al piede di una scarpata; valanghe di roccia in grado di percor- rere chilometri prima di arrestarsi. In termini di pericolosit\u00e0 il fattore pi\u00f9 importante \u00e8 la velocit\u00e0 di movimento, poich\u00e9 da essa dipende la possibilit\u00e0 di mettersi in salvo. Spesso le frane pi\u00f9 grandi e apparentemente pi\u00f9 pericolose sono in realt\u00e0 annunciate da chiari segni premonitori (fratture nel terreno, rigonfiamenti della sede stradale, lesioni a edifici) e durante la fase di parossismo la velocit\u00e0 di movimento \u00e8 tale da consentire la messa in sicurezza delle persone. Al contrario, piccoli crolli di roccia o frane rapide superficiali avvengono spesso senza alcun avvertimento (o perlomeno i segni premonitori sono pi\u00f9 difficili da vedere) e si propaga- no a velocit\u00e0 molto elevata, risultando cos\u00ec potenzialmente letali.<\/p>\n<p>Per queste ragioni, il rischio sociale legato alle frane ha una distribuzione territoriale diversa dall\u2019indice di franosit\u00e0 riportato in Tabella 1. Il Consiglio Nazionale delle Ricerche (Salvati et al., 2010) stima che negli ultimi 70 anni ci siano stati almeno 789 eventi di frana che hanno prodotto oltre\u00a05.000 vittime in 522 comuni. Il rischio pi\u00f9 elevato compete al Trentino Alto-Adige e alla Campania, colpite rispettiva- mente da 198 e 231 eventi calamitosi nel periodo 1950-2008. Il rischio pi\u00f9 basso compete all\u2019Emilia-Romagna (5 eventi), che \u00e8 invece ai primi posti come indice di franosit\u00e0. L\u2019Emilia- Romagna, infatti, \u00e8 caratterizzata da frane lente e profonde che causano enormi danni economici ma che difficilmente mettono a rischio la vita delle persone.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"WordSection4\" style=\"text-align: justify;\">\n<p>Tabella 1 &#8211; Rapporto percentuale tra l\u2019area in frana e l\u2019area montano-collinare per le Regioni italiane, da nord a sud (dati ispra, 2007).<\/p>\n<p>\u00a0<img decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-2428\" src=\"http:\/\/5.249.146.118\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/images_Schermata-2017-10-10-alle-10.33.01.png\" border=\"0\" alt=\"\" width=\"410\" height=\"559\" srcset=\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/images_Schermata-2017-10-10-alle-10.33.01.png 410w, https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/images_Schermata-2017-10-10-alle-10.33.01-220x300.png 220w\" sizes=\"(max-width: 410px) 100vw, 410px\" \/><\/p>\n<p>Come possiamo migliorare questa situazione? Come possiamo diminuire l\u2019impatto del dissesto idrogeologico e aumentare la nostra capacit\u00e0 di difesa? Ci sono diverse possibilit\u00e0: pi\u00f9 prevenzione, una maggiore consapevolezza dei rischi naturali da parte della popolazione, un atteggiamento meno connivente degli enti pubblici con gli interessi privati, il rispetto della pianificazione territoriale. Personalmente vedo per\u00f2 la strada maestra nell\u2019aumento della conoscenza, nel miglioramento degli strumenti tecnici e nell\u2019avanzamento della ricerca. Quando la malattia \u00e8 seria servono buoni medici e buoni strumenti per avere buone diagnosi e cure.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-2429\" src=\"http:\/\/5.249.146.118\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/images_Schermata-2017-10-10-alle-10.33.08.png\" border=\"0\" alt=\"\" width=\"414\" height=\"303\" srcset=\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/images_Schermata-2017-10-10-alle-10.33.08.png 414w, https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/images_Schermata-2017-10-10-alle-10.33.08-300x220.png 300w\" sizes=\"(max-width: 414px) 100vw, 414px\" \/><\/p>\n<p>Figura 5 &#8211; Il costante aumento del numero di pubblicazioni scientifiche sul tema frane in tre prestigiose riviste di settore testimonia lo sforzo della ricerca negli ultimi 20 anni.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Negli ultimi venti anni la ricerca scientifica internazionale ha prodotto un grande sforzo sul tema frane (Figura 5) e l\u2019 Italia \u00e8 in prima linea. Un recente studio bibliometrico\u00a0pubblicato su una prestigiosa rivista di settore (\u00abLandsli- des\u00bb; Wu et al., 2015) pone l\u2019 Italia al secondo posto tra le nazioni pi\u00f9 produttive al mondo nell\u2019ambito della ricerca sulle frane, subito dietro gli usa. Un grande risultato se consideriamo gli esigui finanziamenti pubblici alla ricerca scientifica.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"WordSection5\" style=\"text-align: justify;\">\n<p>Chiaramente, molte ricerche non hanno ricadute dirette sulla mitigazione del rischio essendo rivolte alla comprensione fisica dei processi o all\u2019analisi di aspetti puntuali. Grazie per\u00f2 alle recenti innovazioni in ambito tecnologico dispo- niamo ora di strumenti nuovi che stanno gi\u00e0 cambiando il nostro modo di gestire il rischio da frana. Tra le tecniche pi\u00f9 promettenti spicca l\u2019interferometria satellitare e il radar interferometrico terreste.<\/p>\n<p>L\u2019interferometria satellitare \u00e8 una delle tecniche in pi\u00f9 rapido sviluppo di monitoraggio remoto. Le immagini radar prese da satellite sono utilizzate per derivare modelli digitali del terreno e individuare, tramite il confronto fra le immagini successive, lo spostamento di alcuni punti a elevata visibilit\u00e0 (edifici, piloni della luce, affioramenti di roccia&#8230;). A ogni rivoluzione del satellite si ha una misura e in questo modo si ottiene una serie temporale di spo- stamento per ogni punto rilevato. I primi satelliti (ers ed envisat) avevano un tempo di rivoluzione di circa un me- se ed erano quindi in grado di fornire dei valori medi di velocit\u00e0 di spostamento sul lungo periodo. I nuovi satelliti (es. cosmo-SkyMed) arrivano a un tempo di rivoluzione di pochi giorni e permettono quindi di seguire con buon dettaglio l\u2019evoluzione di un fenomeno franoso. Con questa tecnica \u00e8 possibile misurare velocit\u00e0 di spostamento com- prese tra pochi mm a qualche cm\/anno.<\/p>\n<p>Il Ministero dell\u2019Ambiente ha finanziato nel 2002 un importante progetto di telerilevamento a scala nazionale (Piano Straordinario di Telerilevamento Ambientale) utilizzando questa tecnica. I dati raccolti (liberamente disponibili nel Geoportale Nazionale) consistono di oltre 10 milioni di punti di misura per cui \u00e8 stata calcolata la velocit\u00e0 media di spostamento negli intervalli temporali 1992-2000 (ers) e 2003-2008 (envisat). L\u2019integrazione tra questi dati e la cartografia del dissesto \u00e8 in fase di elaborazione in molte Regioni. L\u2019idea \u00e8 quella di aggiornare lo stato di attivit\u00e0 delle frane censite e identificare eventuali dissesti non rilevati. Si tratta per\u00f2 di elaborazioni delicate che richiedono attente verifiche di campo. \u00c8 probabile che serva ancora qualche anno per vedere i frutti di questo investimento.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"WordSection6\" style=\"text-align: justify;\">\n<p>Nell\u2019Appennino vi sono molti abitati costruiti su frane in lento movimento che causano lesioni agli edifici e problemi alle infrastrutture. Si tratta di convivenze difficili, ma la vera preoccupazione \u00e8 che una precipitazione intensa possa causare un\u2019accelerazione di tali frane con gravi conseguenze. In quest\u2019ottica \u00e8 fondamentale l\u2019azione di monitoraggio, in quanto l\u2019innesco di frane di questo tipo non \u00e8 improvviso ma preceduto da una lunga fase di accelerazione (fase pre-rottura) che pu\u00f2 essere colta con strumentazione idonea. Il radar interferometrico satellitare, combinato con strumenti a terra quali inclinometri (misuratori di spostamenti profondi del versante) o stazioni gps, consente di tenere il fenomeno sotto controllo e di allertare per tempo la popolazione. In molti casi \u00e8 possibile mitigare il rischio da frana (diminuire cio\u00e8 la probabilit\u00e0 che una frana crei danni alle persone) utilizzando il moni- toraggio al posto di costosi interventi di consolidamento, che nel caso di grandi frane possono essere tra l\u2019altro molto costosi o di dubbia efficacia.<\/p>\n<p>Il radar interferometrico terrestre utilizza una tecnica analoga a quello satellitare, ma le misure sono eseguite da terra. Essendo pi\u00f9 vicino all\u2019oggetto da rilevare si arriva a misure molto precise, dell\u2019ordine di qualche mm di spostamento di un punto posto entro 3 km di distanza dal punto di presa. Il radar terrestre \u00e8 utilizzato in fase di emergenza per ottenere in modo rapido una mappa di deformazione del versante e individuare cos\u00ec le zone critiche. Nessun altro strumento \u00e8 in grado di fornire mappe di spostamento con una tale densit\u00e0 di punti (dell\u2019ordine di 1 punto ogni 2mquadri\u00a0a 1 km di distanza). Si tratta per\u00f2 di una tecnica piuttosto costosa, il cui uso \u00e8 al momento limitato a poche frane di particolare interesse. Sono in genere fenomeni di grandi dimensioni e rischio elevato, che non possono essere con- solidati o messi in sicurezza con le tecniche tradizionali. In quest\u2019ambito il dato di monitoraggio \u00e8 essenziale per seguire l\u2019evoluzione del fenomeno e mitigare il rischio ad esso connesso.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"WordSection7\" style=\"text-align: justify;\">\n<p>Le Figure 6a e 6b mostrano un esempio di monitorag- gio interferometrico terrestre per il controllo della rupe di San Leo (provincia di Rimini) dopo il grande crollo avvenuto il 27\/02\/2014. Il crollo \u00e8 stato improvviso e ha causato un arretramento della scarpata di circa 50 m, avvicinando- la pericolosamente a una serie di abitazioni, alla caserma dei Carabinieri e alla scuola elementare. Gli edifici sono stati prontamente evacuati, ma subito dopo l\u2019evento c\u2019era la preoccupazione che la frana avesse in qualche modo peggiorato le condizioni di stabilit\u00e0 della scarpata adiacente. In cima a questa scarpata corre infatti la strada di accesso per la Rocca di San Leo, una delle fortezze medioevali pi\u00f9 belle d\u2019 Italia. Anche in questo caso il monitoraggio \u00e8 stato essenziale per gestire l\u2019emergenza. Il problema specifico \u00e8 che le frane di crollo in roccia possono avere un\u2019evoluzione anche molto rapida e (a differenza del caso precedente) le deformazioni pre-rottura possono essere minime. \u00c8 quindi necessario un monitoraggio continuo, di precisione millimetrica e in grado di coprire una grande area. Il radar interferometrico terrestre ha queste caratteristiche e ha permesso di verificare che la scarpata era sostanzialmente ferma consentendo cos\u00ec, dopo un congruo tempo di verifica, il rientro delle persone nelle abitazioni e la riapertura della scuola.<\/p>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-2430\" src=\"http:\/\/5.249.146.118\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/images_Schermata-2017-10-10-alle-10.33.18.png\" border=\"0\" alt=\"\" width=\"403\" height=\"295\" srcset=\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/images_Schermata-2017-10-10-alle-10.33.18.png 403w, https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/images_Schermata-2017-10-10-alle-10.33.18-300x220.png 300w\" sizes=\"(max-width: 403px) 100vw, 403px\" \/><\/p>\n<div class=\"WordSection8\" style=\"text-align: justify;\">\n<p>Figura 6 a &#8211; Rupe di San Leo (Provincia di Rimini): foto panoramica del crollo avvenuto il 27 luglio 2014.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-2431\" src=\"http:\/\/5.249.146.118\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/images_Schermata-2017-10-10-alle-10.33.23.png\" border=\"0\" alt=\"\" width=\"403\" height=\"236\" srcset=\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/images_Schermata-2017-10-10-alle-10.33.23.png 403w, https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/images_Schermata-2017-10-10-alle-10.33.23-300x176.png 300w\" sizes=\"(max-width: 403px) 100vw, 403px\" \/>\u00a0<\/p>\n<p>Figura 6 b &#8211; Mappa di spostamento ottenuto da interferometria radar terrestre eseguita dal Centro di Competenza del Servizio Nazionale di Protezione Civile dell\u2019Universit\u00e0 di Firenze. Le aree evidenziate indicano zone di attenzione carat- terizzate da particolare attivit\u00e0 di movimento.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"WordSection9\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><em>Per concludere: consapevolezza, attenzione e conoscenza<\/em><\/p>\n<p>In definitiva, penso che non ci sia una ricetta semplice per ridurre il drammatico impatto del dissesto idrogeologico nel nostro Paese. L\u2019 Italia ha una naturale predisposizione allo sviluppo di fenomeni franosi. Vivere in un tale ambiente ri- chiede particolare consapevolezza, attenzione e conoscenza. Non possiamo liquidare come \u00abeccezionale\u00bb un fenomeno franoso che in realt\u00e0 si \u00e8 attivato pi\u00f9 volte in passato (magari addirittura in epoca storica) e non \u00e8 stato considerato per ignoranza o negligenza. Cos\u00ec come non dobbiamo stupirci se una colata rapida di detrito colpisce un edificio costruito su un\u2019area di conoide formata (nel tempo geologico) proprio da depositi multipli di colate di detrito. La conoscenza geo- logica del territorio \u00e8 consapevolezza delle trasformazioni di lungo termine e dei processi, anche catastrofici, che possono interagire con la nostra vita.<\/p>\n<p>Le soluzioni globali, definitive e certe non esistono di fronte a fenomeni cos\u00ec complessi. Servono piuttosto cono- scenza, ricerca e persone qualificate nei posti giusti; canali di finanziamento capillari e certi, che sostengano il miglio- ramento del sapere e rendano pi\u00f9 efficace l\u2019azione di inter- vento. Un celebre aforisma di Bertrand Russell recita: \u00ab<em>Ci\u00f2 <\/em><em>che gli uomini vogliono realmente non \u00e8 la conoscenza, ma la certezza<\/em>\u00bb. Una tendenza pericolosa quando parliamo di frane.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><em>note<\/em><\/p>\n<p>1. Dati di sintesi sono stati pubblicati nel 2014 da M. Amanti e da C. Margottini, si veda qui in bibliografia.<\/p>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Bibliografia<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; amanti m. (2014), <em>Frane. La fragilit\u00e0 del territorio italiano fra eventi estremi, caratteri geologici e aggressioni antropiche<\/em>, in e. guidoboni, g. valensise (a cura di), <em>L\u2019Italia dei disastri. Dati e riflessioni sull\u2019impatto degli eventi naturali 1861-2013<\/em>, Bononia University Press, Bologna, pp. 159-190.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; margottini c. (2014), <em>La difesa del suolo in Italia. Impatti e costi<\/em>, in <em>L\u2019Italia dei disastri<\/em>, cit. pp. 191-206.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; consiglio nazionale delle ricerche-gruppo per la difesa dalle cata- strofi idrogeologiche (1994), <em>Progetto avi, Aree vulnerate e piani di protezione civile<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; frumento s. (2014), <em>Il rischio idrogeologico in Italia<\/em>. Wolters Kluwer Italia, 160 pp. guidoboni e., g. valensise (a cura di) (2014), <em>L\u2019Italia dei disastri. <\/em><em>Dati e riflessioni sull\u2019impatto degli\u00a0<\/em><em>eventi naturali 1861-2013<\/em>. Bononia University Press,\u00a0Bologna, 430 pp.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; international consortium on landslide (2008), <em>The First World Landslide Forum<\/em>, Proceedings, Tokyo, Japan.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (2007),\u00a0<em>Rapporto sulle frane in Italia<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (2011),\u00a0<em>Annuario dei dati ambientali.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (2012),\u00a0<em>Rapporto di sintesi sul dissesto idrogeologico in Italia 2014<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; salvati p., bianchi c., rossi m., guzzetti f. (2010), <em>Societal landslide and flood risk in Italy<\/em>, \u00abNatural Hazards Earth System Science\u00ab, 10, pp. 465-483.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; van den eeckhaut m., hervas d.f. (2012), <em>State of the art of national landslide databases in Europe and their potential for assessing landslide susceptibility, hazard and risk<\/em>, \u00abGeomorphology\u00bb, 139, pp. 545-558.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; wu x., chen x., zhan f.b. (2015), <em>Global research trends in landslides during 1991- 2014: a bibliometric analysis<\/em>, \u00abLandslides\u00bb, doi 10.1007\/s10346-015-0624-z.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">*Universit\u00e0 di Bologna<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.researchgate.net\/publication\/310475925\">View publication stats<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo stato del dissesto in Italia.\u00a0L\u2019Italia \u00e8 uno dei Paesi europei pi\u00f9 esposti al rischio frane. 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