{"id":248,"date":"2013-11-19T11:20:06","date_gmt":"2013-11-19T10:20:06","guid":{"rendered":"http:\/\/5.249.146.118\/intervento-di-leo-caroli\/"},"modified":"2013-11-19T11:20:06","modified_gmt":"2013-11-19T10:20:06","slug":"intervento-di-leo-caroli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/intervento-di-leo-caroli\/","title":{"rendered":"Rivalutiamo il servizio pubblico"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Ringrazio \u201cNuovi Lavori\u201d per aver ideato questo momento di confronto tra variegate e molto spesso buone pratiche territoriali di politiche attive del lavoro, di formazione e riqualificazione professionale, organizzazione e implementazione di servizi per l\u2019impiego. Specie con uno sguardo rivolto ai giovani e alla specificit\u00e0 della loro condizione di svantaggio nel mercato del lavoro, pur in un respiro pi\u00f9 complessivo ed ampio di analisi che deve saper guardare a ci\u00f2 che la crisi sta provocando nelle fabbriche, negli uffici, nei servizi, nell\u2019economia, nei territori, nelle famiglie. Nelle vite sempre pi\u00f9 difficili di milioni di persone, spinte oltre la soglia della povert\u00e0. Per provare anche a portare delle testimonianze e ad avanzare delle proposte utili alla discussione, all\u2019ulteriore approfondimento che sono sicuro anche l\u2019iniziativa di quest\u2019oggi sapr\u00e0 alimentare.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Comincio da alcuni dati statistici sulla Regione Puglia. Nel periodo che il Cnel definisce tra i peggiori nella storia dell\u2019economia italiana dal Secondo Dopoguerra, guardando al dato compreso tra il II Trimestre 2012 e il II Trimestre 2013, l\u2019Istat ci dice che in Puglia ben 48 mila persone prima non interessate si sono aggiunte alle gi\u00e0 229 mila in cerca di lavoro. Si tratta di un dato interessante perch\u00e9, da un lato, dimostra un ritrovato dinamismo del mercato del lavoro pugliese, visto che si riduce la platea degli inattivi, degli scoraggiati, degli sfiduciati (e in questa platea sono ovviamente tanti giovani <em>NEET<\/em>). Dall\u2019altro lato, invece, ci fa prendere atto della significativa incidenza di quelle 48 mila persone in cerca di lavoro sul rapporto tra le persone in cerca di occupazione e la forza di lavoro. Si tratta di un rapporto che definisce il tasso di disoccupazione e che per questa ragione in Puglia \u00e8 lievitato fino al 19.1%, raggiungendo un record storico negativo che naturalmente \u00e8 molto preoccupante. Anche nella mia Regione risulta particolarmente grave la situazione dei giovani in et\u00e0 compresa tra i 15 e i 24 anni, per i quali il tasso di disoccupazione \u00e8 del 32%. Sono soprattutto giovani con un profilo simile a quelle 114 mila persone che, come mostra lo Svimez, hanno lasciato i paesi del Sud per emigrare verso il Centro Nord d\u2019Italia in cerca di lavoro. E hanno analoghe caratteristiche alla platea dei 50 mila che invece \u00e8 emigrata negli ultimi 12 mesi verso l\u2019estero. Sempre dal Mezzogiorno d\u2019Italia, che evidentemente torna a perdere ingenti risorse. Si perdono le risorse rappresentate dagli investimenti delle famiglie e dalle comunit\u00e0, per educazione, istruzione, formazione e spesso per l\u2019alta ed altissima formazione di chi invece non pu\u00f2 rimanere e rende cos\u00ec infruttuoso l\u2019investimento. Gli economisti li chiamano <em>costi di allevamento<\/em>, che purtroppo saranno scontati a favore della ricchezza di altri territori e di altre comunit\u00e0. Poi perdiamo un\u2019altra importante risorsa: il capitale umano. Un patrimonio fatto di saperi, di competenze, conoscenze, esperienze che si allontana dal Sud d\u2019Italia insieme ai suoi migranti in una fuga che depaupera il Mezzogiorno, sia sul piano sociale che su quello economico.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo quadro, in cui il problema della disoccupazione giovanile assume i caratteri dell\u2019emergenza, \u00e8 intervenuto nei mesi scorsi il Decreto Letta per favorire l\u2019occupazione degli Under 30 privi di diploma e di qualifica professionale e da almeno 6 mesi privi anche di impiego. Bene questa attenzione ai giovani. Bene la scelta di destinare maggiori risorse (500 milioni dei circa 800 complessivamente stanziati) a favore del Sud. Per determinare nel prossimo triennio un incentivo massimo di 600 euro al mese fino ai 18 mesi, l\u2019assunzione dei nostri giovani. Ma, attenzione, lo dico ai giovani laureati. E\u2019 vero che rispetto agli altri riescono a trovare occupazione. Soprattutto se sostenuti dalla mano pubblica come ad esempio accade con la misura pugliese che abbiamo chiamato <em>Ritorno al futuro<\/em>, gi\u00e0 nota come <em>Bollenti Spiriti<\/em>; la misura ha finanziato con 209 milioni in sette anni ben 1.300 master all\u2019anno di studenti pugliesi nella regione, in Italia e all\u2019estero. Vorrei evidenziare che quasi il 60% dei giovani\u00a0 che hanno beneficiato dell\u2019incentivo risultano nei 12 mesi successivi al master essere stati occupati, contro il 45% del tasso di occupazione che invece attiene alla residua platea degli studenti. Un risultato evidentemente molto importante e positivo che per\u00f2 va rapportata ai dati generali della condizione dei giovani laureati italiani presentati qualche tempo fa da un report di Banca d\u2019Italia. Ben il 25% dei giovani laureati italiani assunti trova occupazione in attivit\u00e0 per le quali non \u00e8 richiesta la laurea. E addirittura il 38% di essi viene occupato in settori diversi da quello per cui hanno studiato e nel quale hanno raggiunto livelli altissimi di competenze. Sinceramente non so se l\u2019altra misura, quella chiamata <em>Staffetta generazionale<\/em>, sempre rivolta ai giovani, arriver\u00e0 a colmare questa dispersione di potenzialit\u00e0 e di alte competenze. <em>Staffetta generazionale<\/em> \u00e8 comunque un intervento molto interessante, che punta a stimolare lo spirito di solidariet\u00e0 tra generazioni permettendo all\u2019anziano che rinuncia a parte del suo orario di lavoro e al salario a esso collegato di conservare la copertura totale ai fini pensionistici e al giovane di ottenere un lavoro a tempi indeterminato per quanto a tempo parziale. Io penso per\u00f2 che ci sia bisogno di integrare la misura, con ulteriori risorse, al fine di stimolare adeguatamente l\u2019adesione dell\u2019anziano all\u2019ipotesi di riduzione dell\u2019orario. Temo infatti che lo spirito di solidariet\u00e0 su cui basa la misura \u2013 a meno che il giovane con cui spartire il lavoro non sia un familiare o il figliolo del dipendente \u2013 corra il rischio di rimanere per cos\u00ec dire \u201cinespresso\u201d. Qualora si ottenesse un mirato incentivo, magari un <em>benefit <\/em>sulla pensione, anche <em>una tantum<\/em>, potrebbe favorirne il successo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il disagio dei giovani rappresenta ormai un grave problema europeo e non solo nazionale. Ne parliamo oggi: la Comunit\u00e0 Europea raccomanda agli Stati Membri di garantire a tutti i giovani in et\u00e0 inferiore ai 25 anni la <em>Garanzia<\/em> di cui abbiam parlato. Mette anche a disposizione delle risorse, poche, destinate alle azioni conseguenti alle raccomandazioni. Nelle regioni con un tasso di disoccupazione superiore al 25%. Ovvero, per l\u2019Italia, parliamo ancora del Mezzogiorno. Ma c\u2019\u00e8 un ritardo nell\u2019adozione di un accordo tra Stato e Regioni per attuare tale <em>Garanzia<\/em>. Serve ancora decidere con quale strumento finanziare le azioni, le politiche, l\u2019implementazione dei servizi necessari per l\u2019attuazione del piano. Io non ho dubbi: lo strumento \u00e8 il Por. Perch\u00e9 serve conservare il ruolo pienamente programmatorio e non meramente esecutivo delle Regioni. E\u2019 vero: serve una forte sussidiariet\u00e0 statale e serve anche la capacit\u00e0 di adottare obiettivi uguali per tutte le Regioni. Ma, sinceramente, io temo sia dannoso standardizzare i percorsi necessari a raggiungere quegli obiettivi senza saper tener conto delle forti e diffuse differenze territoriali. Quelle note tra Nord e Sud e le altre meno note tra le diverse aree dello stesso Mezzogiorno o addirittura nell\u2019ambito delle stesse singole regioni. Di cui occorre saper considerare le differenti condizioni nell\u2019organizzazione dei servizi per l\u2019impiego, rispetto al quale scontiamo un altro ritardo, altrettanto grave: la riforma dei servizi alla vigilia della soppressione delle province. E occorre considerare le peculiarit\u00e0 del mercato del lavoro, territorio per territorio \u2013 e le caratteristiche dei diversi tessuti produttivi. L\u2019indispensabile ruolo portante delle regioni nell\u2019ambito delle materie competenti di politiche del lavoro, di progettazione, di gestione della Garanzia Giovani, richiede la capacit\u00e0 di spendere le risorse comunitarie disponibili. E richiede di saperlo fare in esclusiva funzione dell\u2019effettiva efficacia dei risultati. Io porto una testimonianza: faccio parte di una Giunta, mi avvalgo del formidabile lavoro di una tecnostruttura e mi confronto quotidianamente con attori sociali tutti ossessionati dal problema della destinazione di ogni singolo euro pubblico. Ossessionati, forse anche perch\u00e9 contagiati dal nostro Presidente, Vendola, dall\u2019efficienza della spesa pubblica. Non a caso poche settimane fa l\u2019organismo europeo di controllo ha elogiato la Puglia per la sua capacit\u00e0 di spesa e la misura <em>Bollenti Spiriti <\/em>\u00e8 stata premiata a Bruxelles come una delle pi\u00f9 innovative ed efficaci messe in campo nell\u2019intera Comunit\u00e0. E ancora pochi giorni fa le pagine economiche di alcuni quotidiani nazionali hanno titolato <em>\u201cSembra il Nord Est, ma \u00e8 la Puglia<\/em>\u201d: il riferimento \u00e8 al successo del settore della meccatronica nella regione, che fa il paio con quello del distretto aerospaziale. Evidentemente a monte ci sono anche riconosciute capacit\u00e0 di programmazione, di spesa e di controllo dei finanziamenti a supporto dello sviluppo locale. Per queste ragioni trovo inaccettabili le gravissime e infondate accuse di <em>\u201cMancanza di cultura civica. Disinteressamento circa la destinazione e l\u2019efficacia della spesa regionale locale, destinata esclusivamente ad alimentare l\u2019area del consenso da cui trarre vantaggi anche attraverso alleanze ombra con la criminalit\u00e0. <\/em>Accuse mosse genericamente alla classe politica meridionale tutta, senza distinzioni, da parte di un autorevole esponente del Governo Letta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Continuando con le testimonianze, nella Regione Puglia siamo quelli di <em>Diritti a scuola<\/em>: dall\u2019anno scolastico 2009\/2010 circa 650 progetti in 350 scuole impegnano ogni anno circa 1300 insegnanti precari, presi dalle graduatorie provinciali. E altre 1.500 unit\u00e0 di personale cd. ATA, non docente, e coinvolgono sino a oggi 180 mila allievi. Si tratta di spesa pubblica, per la nostra Regione anche ingente, pari a circa 30 milioni all\u2019anno. E\u2019 una spesa che ha provocato fino a oggi occupazione per il personale docente e non docente espulsi dai tagli operati dai governi passati. E si tratta di un spesa di risorse comunitarie che ha conseguito \u2013 al tempo stesso \u2013 l\u2019importante risultato di ridurre la dispersione scolastica, passata dal 24% al 18 nel periodo 2004-2012. Stiamo adesso attuando nel Piano <em>Straordinario per il Lavoro<\/em> varato dalla Cabina di Regia regionale un piano sugli AA.SS. in deroga. Si tratta della radicale riforma dell\u2019intervento delle politiche attive in un nuovo sistema integrato tra politiche del lavoro e della formazione, che prevede anche l\u2019utilizzo di un\u2019unica interconnessa piattaforma informatica che tiene tutti insieme. I percettori di AA.SS. stanno gi\u00e0 tenendo presso i Centri per l\u2019Impiego i colloqui per il bilancio delle loro competenze. Intanto 143 organismi formativi si sono accreditati per l\u2019attivit\u00e0 di formazione, per la quale abbiamo messo a disposizione 40 milioni di euro, che coinvolgeranno tutti i percettori di ammortizzatori sociali. Per chi non pu\u00f2 pi\u00f9 percepire ammortizzatori si \u00e8 chiuso l\u2019altrieri un Bando per il sostegno al reddito che offrir\u00e0 sostentamento per quelle persone e l\u2019opportunit\u00e0 di riqualificarsi.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Insomma, siamo di fronte a un ingente sforzo per i nostri servizi per l\u2019impiego: la chiamata dei percettori per i servizi di base, il bilancio delle competenze, l\u2019offerta formativa calibrata, sul catalogo formativo, sull\u2019indice di occupabilit\u00e0. A questi servizi si aggiungono quelli per il piano di Garanzia Giovani. Allora il punto \u00e8: i nostri Centri per l\u2019Impiego sono in grado di reggere? Sicuramente in Puglia non sono in grado di sostenere un ulteriore carico di lavoro. Specie in un contesto di austerit\u00e0, che continua a tagliare i bilanci pubblici e ad alimentare la deriva culturale di demonizzazione del lavoro pubblico. Al quale ancora nella recente Legge di stabilit\u00e0 vengono negati gli adeguamenti salariali e lo stesso turn over. Col risultato di avere organici sottodimensionati, personale stressato, a volte anche demotivato. Anche nei Centri per l\u2019Impiego. Serve allora rivedere il modello dei servizi, ancorando ogni organizzazione al pilone portante rappresentato dal servizio pubblico, determinare nuove forme di cooperazione \u2013 secondo un principio di sussidiariet\u00e0 \u2013 con i soggetti privati e accreditati. Un percorso scontato in altri territori italiani, \u00e8 del tutto nuovo in Puglia. Dove finalmente, superando una residuale resistenza culturale, abbiamo sottoscritto una convenzione quadro tra il comitato sindacale territoriale e le associazioni delle agenzie accreditate. Un utile passo avanti verso l\u2019implementazione, l\u2019efficienza e l\u2019efficacia dei servizi per l\u2019impiego. Ma non \u00e8 ancora sufficiente. Come non lo sono gli sforzi di supplenza che le Regioni compiono quotidianamente per l\u2019assenza di politiche industriali nel Paese, che sostengano l\u2019innovazione e la ricerca, che sostengano il riequilibrio territoriale dei tessuti produttivi. Tanto da evitare ci\u00f2 che accade: che il Mezzogiorno diventi un\u2019unica grande area di produzione dei servizi, dalla produzione di energia allo smaltimento dei rifiuti per altri territori e contestualmente territorio di consumo di beni prodotti in altre aree del Paese. Serve pertanto molto altro per contrastare la disoccupazione crescente e la povert\u00e0 che coinvolge milioni di famiglie. Parrebbe servire allora una prima riflessione sulle varie incentivazioni: quelle per l\u2019assunzione dei giovani; quelle per l\u2019assunzione delle donne; per i disoccupati di lunga durata; la dote occupazionale per i disoccupati di lunga durata ecc. Ma non corriamo il rischio che si annullino l\u2019una con l\u2019altra? Mi chiedo poi, proseguendo con la provocazione, se \u00e8 possibile che le misure incentivanti non stiano producendo quegli effetti aggiuntivi attesi sull\u2019offerta di lavoro, ma in realt\u00e0 stiano producendo risultati occupazionali di carattere meramente sostitutivo. In altre parole, stiamo rischiando di determinare dei vantaggi competitivi per alcuni soggetti incentivati nel mercato del lavoro, rischiando di avvantaggiare alcuni a svantaggio di altri (si pensi agli ultracinquantenni, che hanno sostenuto i costi di allevamento di cui abbiamo parlato in apertura). Concludendo con un interrogativo: non \u00e8 che la crisi \u00e8 divenuta talmente acuta che pur incentivando le assunzioni e le politiche del <span style=\"font-size: small;\">lavoro non si riesce a far crescere l\u2019offerta di lavoro<span style=\"line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; mso-bidi-font-size: 11.0pt; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA;\">, <\/span><\/span><span style=\"color: #333333;\"><span style=\"line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: medium; mso-bidi-font-size: 11.0pt; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA;\">cos\u00ec come da tempo dice il buon professore Vito Pinto<\/span>?<\/span><span style=\"font-size: small;\"> L\u2019offerta di lavoro non<\/span> cresce, e lo impedisce la straordinaria dimensione e la caratteristica della crisi. Dunque, se il momento \u00e8 straordinariamente difficile e se ci si chiede \u2013 come classe dirigente \u2013 di offrire proposte immediate al bisogno di lavoro, di reddito, di pace, allora possiamo concludere che i rimedi cui pensare devono avere le stesse caratteristiche di eccezionalit\u00e0 e straordinariet\u00e0? Penso proprio di s\u00ec. Penso che vada garantito \u2013 da parte di una grande spinta della mano pubblica \u2013 a quanti rimangono senza lavoro (siano essi giovani o no) la possibilit\u00e0 di accedere a un reddito minimo certo. E purch\u00e9 non si cada nella mera assistenza, ma si attui un\u2019azione di inclusione sociale di politiche attive, ritengo che una sperimentazione di reddito minimo, anche di 12 mesi, vada subordinato all\u2019impegno dei soggetti interessati\u00a0 in lavori di pubblica utilit\u00e0 (dalla cura delle spiagge e dei luoghi turistici e paesaggistici, al sostegno ai territori colpiti da calamit\u00e0 ecc.). Io penso che questa sia un\u2019interessante strada di impegno comune. Un impegno prioritario e urgente, che conviene sperimentare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0(*) Assessore al Lavoro della Regione\u00a0Puglia<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ringrazio \u201cNuovi Lavori\u201d per aver ideato questo momento di confronto tra variegate e molto spesso buone pratiche territoriali di politiche attive del lavoro, di formazione e riqualificazione professionale, organizzazione e implementazione di servizi per l\u2019impiego. 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