{"id":2520,"date":"2017-11-20T10:53:35","date_gmt":"2017-11-20T09:53:35","guid":{"rendered":"http:\/\/5.249.146.118\/settimane-sociali\/"},"modified":"2017-11-20T10:53:35","modified_gmt":"2017-11-20T09:53:35","slug":"settimane-sociali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/settimane-sociali\/","title":{"rendered":"Il lavoro. Libero, creativo, partecipativo, solidale."},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>La questione urgente del lavoro<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>Il lavoro era e rimane un\u2019esperienza umana fondamentale<\/strong> che coinvolge integralmente la persona e la comunit\u00e0. Esso dice prima di tutto quanto amore c\u2019\u00e8 nel mondo: si lavora per vivere con dignit\u00e0, per dar vita a una famiglia e far crescere i figli, per contribuire allo sviluppo della propria comunit\u00e0.Il lavoro umano \u00e8 un\u2019esperienza dove coesistono realizzazione di s\u00e9 e fatica,\u00a0 contratto e dono, individualit\u00e0\u00a0 e collettivit\u00e0, ferialit\u00e0 e festa. Esso richiede passione, creativit\u00e0, vitalit\u00e0, energia, senso di responsabilit\u00e0 perch\u00e9 nelle imprese, nelle botteghe, negli studi professionali, negli uffici pubblici, la differenza, alla fine, la fanno le persone. Come scrive Giovanni Paolo II nella\u00a0 <em>Laborem Exercens<\/em> (1981): \u201cMediante il lavoro, l\u2019uomo <em>non solo trasforma la natura<\/em> adattandola alle proprie necessit\u00e0, ma anche <em>realizza se stesso <\/em>come uomo ed anzi, in certo senso, \u00abdiventa pi\u00f9 uomo\u00bb\u201d (n.9). Mutuando inoltre dalla regola benedettina, si pu\u00f2 dire che \u2018lavorare non significa solo creare ricchezza, ma partecipare alla creazione del mondo\u2019.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>2.<strong>Quanto il lavoro, e il lavoro ben fatto, sia importante per la nostra vita, quanto possa essere un\u2019ancora di salvezza anche nei momenti pi\u00f9 bui e difficili<\/strong>, ce lo ricorda Primo Levi, raccontando un episodio della sua vita nel lager: \u201cMa ad Auschwitz ho notato spesso un fenomeno curioso: il bisogno del \u00ablavoro ben fatto\u00bb \u00e8 talmente radicato da spingere a far bene anche il lavoro imposto, schiavistico. Il muratore italiano che mi ha salvato la vita, portandomi cibo di nascosto per sei mesi, detestava i nazisti, il loro cibo, la loro lingua, la loro guerra; ma quando lo mettevano a tirar su muri, li faceva dritti e solidi, non per obbedienza ma per dignit\u00e0 professionale\u201d. \u00c8 infatti prima di tutto attraverso il lavoro che diciamo al mondo chi siamo, cosa sappiamo fare: non conosciamo veramente una persona fino a quando non la vediamo lavorare. Il lavoro \u00e8 espressione della nostra dignit\u00e0, ma anche impegno, sforzo, capacit\u00e0 di collaborare con altri, perch\u00e9 esso \u00e8 sempre \u2018con\u2019 o \u2018per\u2019 qualcuno. E dunque non \u00e8 mai un atto solitario. In questo senso, il lavoro \u00e8 intriso di cooperazione, il luogo dove si diventa veramente adulti, dove impariamo a dare il nostro contributo per rendere pi\u00f9 bello il mondo. L\u2019uomo, scriveva San Tommaso d\u2019Aquino (cf., <em>De Veritate<\/em>) conosce se stesso solo in azione, durante l\u2019azione, mentre \u00e8 in azione. Ecco perch\u00e9, quando non lavora, l\u2019essere umano conosce meno se stesso e smarrisce il senso del vivere.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>3. <strong>Se il lavoro \u00e8 una dimensione cos\u00ec importante per l\u2019essere umano, deve esserlo per tutti. <\/strong>Negare ad un giovane di partecipare a questo grande progetto comune o privare un adulto della possibilit\u00e0 di continuare a dare il proprio contributo; sfruttare il lavoro altrui o discriminare in base all\u2019identit\u00e0 di genere o razziale sono atti di violenza che lacerano il tessuto umano e sociale. Anche rispetto al tema degli immigrati, \u00e8 proprio il lavoro che costituisce lo strumento pi\u00f9 efficace per il successo del percorso di integrazione.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>4. <strong>La questione della disoccupazione ci interpella in modo particolare<\/strong>. L\u2019isolamento sociale, il senso di fallimento, il rischio di depressione sono costi umani che non possono essere dimenticati. E ci\u00f2 \u00e8 tanto pi\u00f9 vero nelle regioni del Mezzogiorno dove l\u2019aspirazione ad avere un lavoro dignitoso \u00e8 troppo spesso destinata a non trasformarsi in realt\u00e0.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>5. <strong>Guardando avanti gli interrogativi diventano ancora pi\u00f9 incalzanti<\/strong>. Negli ultimi anni, infatti, il mondo del lavoro sta cambiando cos\u00ec in fretta da rivoluzionare stili di vita e modelli etici. Si tratta di mutamenti portatori di grandi domande. Cosa significa oggi lavoro (umano)? Quali devono essere i (nuovi) diritti e doveri del lavoratore? Come sconfiggere la disoccupazione e quale formazione continua potr\u00e0 preparare chi gi\u00e0 lavora ai cambiamentidel futuro? E ancora ci chiediamo: con quali competenze gestire il rapporto lavoratore e la macchina robot? Su quali conoscenze devono investire i giovani? E infine, come in tutti i cambiamenti epocali, quali forme di tutela efficaci per il \u2018lavoro degno\u2019 \u00e8 necessario trovare al tempo dell\u2019industria 4.0?<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>2. Mai senza i volti<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>6. <strong>Non si risolvono i problemi dimenticando i volti e le storie della gente che lavora<\/strong>. Il lavoro non \u00e8 una astrazione. Ma coinvolge sempre concretamente la vita delle persone. Che vanno prima di tutto ascoltate. \u00c8 stato scritto che l\u2019ascoltare \u2018\u00e8 un atto del silenzio\u2019 per essere obbedienti a una realt\u00e0 che cambia. Per questo alla base del nostro impegno ci devono essere sempre i volti delle donne e degli uomini che lavorano. E ancora di pi\u00f9 di coloro che non lavorano o che lavorano in contesti di precariet\u00e0 o illegittimit\u00e0. \u00c8 a loro che dobbiamo rispondere. Troppe volte i problemi del lavoro rimangono confinati nelle vite di chi li deve sopportare: forse \u00e8 proprio questa distanza dal dolore degli altri che finisce per renderci insensibili e ignavi.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>7. <strong>\u00c8 per tale ragione che in questi mesi siamo andati alla ricerca di volti e storie per raccontare come cambia il lavoro<\/strong>. Il deserto occupazionale, pi\u00f9 figlio di politiche errate in risposta ai cambiamenti globali che dell\u2019automazione, pu\u00f2 essere fatto fiorire e coltivato da uomini e donne che mettono al centro \u2018un\u2019ecologia integrale\u2019 del lavoro. Partire dai volti \u00e8 l\u2019antidoto a ogni deriva tecnocratica. Progresso materiale e spirituale sono vasi comunicanti per umanizzare il lavoro e porre al centro la dignit\u00e0 della persona secondo gli insegnamenti della Dottrina Sociale della Chiesa.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>8. <strong>Dire lavoro \u00e8 dire impresa che produce ricchezza attraverso il lavoro<\/strong>. La rilevanza civile dell\u2019azione imprenditoriale \u00e8 sotto gli occhi di tutti. Il buon imprenditore \u00e8 colui che si prende cura della sua impresa e del lavoro che in essa si svolge. Il suo compito non si esaurisce nella creazione di valore economico. In una economia sana e aperta, il valore economico deve anche tradursi in reddito e qualit\u00e0 della vita, consentire una vita materiale decente e innescare il processo di inclusione sociale. Non \u00e8 un caso che Giovanni Paolo II pone la moderna \u201ceconomia d&#8217;impresa\u201d al servizio dell\u2019integrale libert\u00e0 umana, \u201cil cui centro \u00e8 di natura etica e religiosa\u201d, e lo inquadra all&#8217;interno di un solido sistema delle regole (<em>Centesimus Annus<\/em>, 42).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>9. Il recente discorso di Papa Francesco a Genova (27 maggio 2017) ci dice con estrema chiarezza che <strong>il lavoro lo crea l\u2019impresa, nella misura in cui risponda in modo adeguato al suo specifico dovere di solidariet\u00e0<\/strong>. L&#8217;efficienza, rispettosa dei principi di sostenibilit\u00e0 sociale e ambientale, oltre a costituire il motore di una azienda ben organizzata e a fruttare dunque profitto, diventa allo stesso tempo un criterio di giustizia sociale.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>10. Molti giovani, legittimamente si chiedono: \u201cci sar\u00e0 un lavoro anche per me quando avr\u00f2 finito gli studi?\u201d. Una domanda che ci sta a cuore e che spesso resta drammaticamente senza risposta a causa del dramma della disoccupazione. Occorre, al tempo stesso, che un sempre maggior numero di giovani si ponga anche un\u2019altra domanda: \u201cquanti posti di lavoro sar\u00f2 capace di creare, finiti gli studi?\u201d. <strong>Promuovere una cultura d\u2019impresa significa investire sulla capacit\u00e0 di essere protagonisti delle propria vita<\/strong>. Per far ci\u00f2, crediamo sia necessario sostenere la\u00a0 \u2018creativit\u00e0\u2019 dei giovani: la virt\u00f9 dell\u2019iniziativa che sgorga dalla soggettivit\u00e0 creativa della persona umana, ossia l\u2019inclinazione a cogliere ci\u00f2 che altri non riescono ancora a vedere. In secondo luogo, educare alla \u2018solidariet\u00e0\u2019, ossia, al \u2018senso della comunit\u00e0\u2019, in considerazione del fatto che <em>il lavoro \u00e8 lavoro con gli altri e lavoro per gli altri<\/em>. In terzo luogo, educare al \u2018realismo\u2019, cio\u00e8 alla fatica e ai tempi lunghi necessari per vincere la sfida della creazione del lavoro attraverso l\u2019impresa.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>11. <strong>Non ci ritroviamo a Cagliari per celebrare un bel convegno<\/strong>. Data la gravit\u00e0 della situazione, ci\u00f2 suonerebbe come una stonatura. Le giornate spese insieme vogliono piuttosto segnare una tappa di un cammino sinodale volto a capire, a trovare soluzioni, ad avanzare proposte. Il nostro ritrovarci vuole essere piuttosto un modo per stare vicini a chi si trova in difficolt\u00e0. Un modo per dire che non ci vogliamo dimenticare di nessuno. Seguendo l\u2019indicazione di Papa Francesco, <strong>siamo qui per \u201ciniziare processi<\/strong>\u201d che impegnino le comunit\u00e0 cristiane e la societ\u00e0 italiana nel suo insieme(<em>Evangelii Gaudium,<\/em>n. 223). Nello spirito di quei \u2018cammini sinodali\u2019 che papa Francesco raccomanda come antidoto alla sclerosi ecclesiastica, <strong><em>l\u2019Instrumentum Laboris <\/em>costituisce un testo aperto<\/strong> che, raccogliendo i primi frutti del percorso compiuto in tante Diocesi e Associazioni nei mesi della preparazione, intende offrire la base di riferimento comune per un ordinato svolgimento dei lavori assembleari. Cos\u00ec da rendere la 48\u00aa edizione delle Settimane Sociali vera esperienza di Chiesa, momento fruttuoso e propositivo a beneficio dell\u2019intero Paese e soprattutto di chi soffre per la mancanza o la cattiva qualit\u00e0 del lavoro.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>12. <strong>Il metodo che ci siamo dati \u00e8 basato su quattro registri comunicativi: denuncia, ascolto, raccolta delle buone pratiche, proposta. Lo scopo \u00e8 quello di arrivare a maturare un vero cambiamento del nostro modo di essere e di fare.<\/strong> Una conversione di cui ha bisogno l\u2019intera societ\u00e0 italiana. La sfida che ci aspetta nei prossimi anni \u00e8 infatti quella di realizzare un cambio di paradigma, passando da un modello basato sullo sfruttamento e l&#8217;espansione illimitata ad uno centrato sulla persona umana e sullo sviluppo umano integrale, sostenibile e inclusivo. \u00c8 in questa nuova cornice che il lavoro che vogliamo va cercato e trovato.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>3. Il lavoro degno<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>13. <strong>Siamo figli di una storia da sempre attenta al lavoro<\/strong>. Dalla <em>Rerum Novarum<\/em> (1891) di Leone XIII \u2013 in cui si denunciava lo sfruttamento dei lavoratori dipendenti, il lavoro minorile, i duri orari dei lavoratori, la situazione delle fabbriche \u2013 fino all\u2019<em>Evangelii Gaudium<\/em> (2013)<em> \u2013 <\/em>incui Papa Francesco afferma che il lavoro \u00e8 quella attivit\u00e0 in cui \u201cl\u2019essere umano esprime e accresce la dignit\u00e0 della propria vita. Il giusto salario permette l\u2019accesso adeguato agli altri beni che sono destinati all\u2019uso comune\u201d (n.192) \u2013 la Chiesa ha sempre avuto a cuore i lavoratori, specie i pi\u00f9 deboli.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>14. <strong>Un insegnamento penetrato cos\u00ec in profondit\u00e0 nella cultura italiana da caratterizzare la stessa Costituzione italiana<\/strong>, dove \u2018lavoro\u2019 \u00e8 il secondo termine pi\u00f9 ricorrente, dopo \u2018legge\u2019. Il citatissimo art. 1, \u201cla Repubblica \u00e8 fondata sul lavoro\u201d \u2013 da cui discendono diritti e doveri per contribuire al progresso \u201cmateriale o spirituale della societ\u00e0\u201d(art. 4 Cost.) \u2013 presuppone uno stretto legame tra il lavoro \u2013 visto come mezzo di crescita personale e comunitaria, di inclusione e di coesione sociale \u2013 e la dignit\u00e0 della persona.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>15. Eppure, <strong>oggi pi\u00f9 che mai, siamo sfidati a mettere i nostri fondamenti antropologici, spirituali e teologici al servizio delle soluzioni ai problemi che assillano l\u2019uomo contemporaneo<\/strong>. Mai come in questa epoca sono necessarie soluzioni maturate alla luce dei princ\u00ecpi della centralit\u00e0 della persona, della sua dimensione relazionale ad immagine e somiglianza di Dio, dell\u2019opzione preferenziale per gli ultimi. Le questioni non mancano, l\u2019impegno massimo \u00e8 necessario.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>16. <strong>L\u2019attenzione al lavoro nasce dalla attenzione ad un aspetto strutturale della condizione umana, il bisogno<\/strong>. In ogni singolo bisogno \u00e8 implicata tutta la persona nella sua relazione con la realt\u00e0 e attraverso di essa col destino. Per tale ragione, il punto di riferimento della Dottrina Sociale della Chiesa \u00e8 la persona che lavora nella totalit\u00e0 delle sue esigenze che arrivano fino all\u2019apertura all\u2019infinito, apertura che sostiene e dilata lo stesso bisogno umano. Se non fosse cos\u00ec, l\u2019uomo sarebbe frammentato in tanti pezzi separati tra di loro. \u00c8quando si perde di vista il\u2018cuore della persona\u2019, il suo bisogno e il suo limite, che si sviluppano le tante drammatiche distorsioni legate al mondo del lavoro di oggi, dove la persona \u00e8 spesso ridotta a puro strumento di produzione in vista della massimizzazione del profitto.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>17. <strong>Persona e lavoro sono due parole che possono e devono stare insieme<\/strong>. Perch\u00e9 se pensiamo e diciamo il lavoro senza la persona, il lavoro finisce per diventare qualcosa di disumano, che dimenticando le persone dimentica e smarrisce se stesso. E se pensiamo la persona senza lavoro, diciamo qualcosa di parziale, di incompleto, perch\u00e9 la persona si realizza in pienezza quando diventa lavoratore, lavoratrice; perch\u00e9 l\u2019individuo si fa persona quando si apre agli altri, alla vita sociale, quando fiorisce nel lavoro. La persona fiorisce nel lavoro e il lavoro \u00e8 l\u2019espressione totale della persona, espressione del rapporto che l\u2019uomo ha con Dio. Per questa ragione un ordine puramente tecnocratico \u00e8 un delitto contro l\u2019uomo. La persona che lavora partecipa all\u2019opera creatrice di Dio. Dunque, la questione del lavoro \u00e8 la questione del lavoro degno. Che\u00a0 cos\u2019\u00e8 il lavoro degno?\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>18. <strong>Il lavoro \u00e8 degno perch\u00e9 la persona \u00e8 \u2018degna\u2019. <\/strong>La persona \u00e8 immagine e somiglianza di Dio:il lavoro \u00e8 degno non tanto perch\u00e9 permette di soddisfare i bisogni materiali, ma in quanto\u00a0 realizza la persona \u2013 che, come tale, \u00e8 degna di un salario e di una vita adeguate. Non basta creare lavoro. Bisogna che tale lavoro sia degno, come realizzazione della persona, sostegno della famiglia e della vita della societ\u00e0. Cos\u00ec si salva la fatica, l\u2019aridit\u00e0, il sudore del lavoro concreto.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>19. <strong>Non qualunque tipo di lavoro \u00e8 degno. <\/strong>Ai lavoratori dell\u2019Ilva di Genova (27 maggio 2017) papa Francesco ha detto: \u201cChi perde il lavoro e non riesce a trovare un altro buon lavoro, sente che perde la dignit\u00e0, come perde la dignit\u00e0 chi \u00e8 costretto per necessit\u00e0 ad accettare lavori cattivi e sbagliati. Non tutti i lavori sono buoni: ci sono ancora troppi lavori cattivi e senza dignit\u00e0\u201d, nella produzione e \u201cnel traffico illegale di armi, nella pornografia\u201d, nell\u2019\u201cazzardo e in tutte quelle imprese che non rispettano i diritti dei lavoratori o della natura. Come \u00e8 cattivo il lavoro di chi \u00e8 pagato molto perch\u00e9 non abbia orari, limiti, confini tra lavoro e vita perch\u00e9 il lavoro diventi tutta la vita\u201d. Dolorosamente dobbiamo ammettere che ci sono ancora troppe zone in Italia dove convincere i figli che \u00e8 preferibile la durezza e l\u2019incertezza del lavoro al facile guadagno proposto dai trafficanti e criminali organizzati rimane un\u2019impresa assai ardua. Il lavoro degno \u00e8 sempre sfida di legalit\u00e0, un antidoto alle mafie, strumento di contrasto all\u2019illegalit\u00e0.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>20. <strong>Il lavoro \u00e8 degno quando rispetta la vita delle persone e dell\u2019ambiente, <\/strong>cio\u00e8 la \u2018Casa comune\u2019 come ci dice l\u2019enciclica <em>Laudato Si\u2019<\/em>. La sicurezza dei lavoratori, la salute dei cittadini e la salvaguardia del creato non solo sono criteri etici irrinunciabili, ma anche premesse per la stabilit\u00e0 e la produttivit\u00e0 del lavoro.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>21. <strong>Il lavoro \u00e8 degno quando rispetta il ritmo e i tempi della vita<\/strong>. Un paradosso della nostra societ\u00e0 \u00e8 la compresenza di una crescente quota di persone che vorrebbero lavorare e non riescono, e altri che lavorano troppo, che vorrebbero lavorare di meno ma non ci riescono perch\u00e9 sono stati \u2018comprati\u2019 dalle imprese. Il lavoro, invece, diventa \u2018fratello lavoro\u2019 quando accanto ad esso c\u2019\u00e8 il tempo del non-lavoro, il tempo della festa. Gli schiavi non hanno tempo libero: senza il tempo della festa, il lavoro torna ad essere schiavistico, anche se superpagato; e per poter fare festa dobbiamo lavorare. Nelle famiglie dove ci sono disoccupati, non \u00e8 mai veramente domenica e le feste diventano a volte giorni di tristezza perch\u00e9 manca il lavoro del luned\u00ec. Per celebrare la festa, \u00e8 necessario poter celebrare il lavoro. L\u2019uno scandisce il tempo e il ritmo dell\u2019altra. Vanno insieme.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>22. In conclusione, <strong>il lavoro \u00e8 degno quando e viene prima del risultato economico<\/strong>, rimanendo legato alle ragioni pi\u00f9 vere della vita. Ragioni che diventano buone pratiche e forme di vita nuova che possono aiutare a superare le molte ingiustizie di questa economia che uccide e ad offrire una vera speranza al nostro popolo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>23. <strong>Sembra incredibile, ma ancora oggi si fa fatica a riconoscere che non c\u2019\u00e8 altra via per una crescita armonica: \u00e8 il lavoro, con la sua creativit\u00e0 ed anche con la sua produttivit\u00e0, la vera fonte della ricchezza di una comunit\u00e0<\/strong>. Il pilastro su cui costruire una relazione armonica tra le capacit\u00e0 di ogni singola persona e lo sviluppo economico e sociale. Per questo, <strong>il lavoro che vogliamo<\/strong> \u00e8:<\/span><\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li><span><strong>libero<\/strong>, dove siano finalmente bandite tutte le forme di schiavit\u00f9, di illegalit\u00e0 e di sfruttamento e dove ogni persona sia messa nelle condizioni di poter dare il meglio di s\u00e9 senza essere schiacciata dalla burocrazia o dalle procedure;<\/span><\/li>\n<li><span><strong>creativo<\/strong>, occasione per permettere a ciascuno di dare il meglio di s\u00e9 dentro un\u2019idea di innovazione che non \u00e8 riducibile al solo aspetto tecnologico;<\/span><\/li>\n<li><span><strong>partecipativo<\/strong>, nella consapevolezza che non c\u2019\u00e8 economia che possa prescindere dal contributo della persona umana;<\/span><\/li>\n<li><span><strong>solidale<\/strong>, capace cio\u00e8 di non dimenticare che relazioni di reciproco riconoscimento e di alleanza tra soggetti diversi sono alla base di ogni vero sviluppo.\u00a0<\/span><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>4. La denuncia<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>24. <strong>Quando non scade nel lamento, la denuncia \u00e8 necessaria per assumere responsabilmente i termini di quelle \u2018situazioni problematiche\u2019 che attendono di essere risolte. <\/strong>Nel caso italiano, sono 6 le \u2018criticit\u00e0\u2019 sulle quali pensiamo si debba richiamare l\u2019attenzione, veri e propri snodi critici che vanno denunciati:<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>25. <strong>Giovani che non lavorano<\/strong>. La prima \u2018situazione problematica\u2019 riguarda il rapporto tra giovani e lavoro, un tema che oggi rappresenta \u2018la\u2019 priorit\u00e0 per rilanciare le prospettive socio-economiche del Paese. Conosciamo i dati: se, in Europa, il tasso di occupazione dei giovani \u00e8 rimasto sostanzialmente stabile negli ultimi 15 anni (56% nel 2016), in Italia il forte calo dell\u2019occupazione giovanile registrato fin dal 2006 si \u00e8 infatti arrestato solo negli ultimi due anni (51% nel 2006, 40% nel 2016). L\u2019Italia ha ancora oggi il triste primato di essere il paese europeo con il numero pi\u00f9 elevato di NEET (<em>Not in Education, Employment or Training<\/em>): pi\u00f9 di 2,2 milioni di giovani: un\u2019intera generazione rischia di essere bruciata. Qualcosa che non pu\u00f2 essere accettato.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>26. <strong>Un lavoro troppo precario<\/strong>. Il rischio di precariet\u00e0 \u2013 tendenza comune ai principali paesi europei \u2013 \u00e8 in Italia eccessivamente alto: dal 2002 al 2016 i lavoratori temporanei \u2013 molti dei quali \u2018involontari\u2019 sono passati dal 9,9% al 14%del totale dei dipendenti.Anche la durata dei contratti a termine influenza il rischio di precarizzazione. Nel 2016, per\u00a0 quasi due milioni di lavoratori a termine il contratto ha avuto una durata di meno di un anno e per circa mezzo milione inferiore ai 3 mesi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>27. <strong>La piaga del caporalato<\/strong>. Il \u2018caporalato\u2019 \u00e8 una forma di\u00a0 reclutamento illecito su cui si innestano forme odiose di sfruttamento. I dati sono inaccettabili: a) ci sono pi\u00f9 di 400.000 lavoratori (italiani e sempre pi\u00f9 spesso immigrati) di cui oltre 100.000 sono in condizioni di grave sfruttamento e vulnerabilit\u00e0 alloggiativa; b) ci sono pi\u00f9 di 80 distretti agricoli a rischio, distribuiti su tutto il territorio nazionale, ma concentrati in modo particolare nel Sud; c) il salario medio giornaliero percepito in nero per circa 10\u201312 ore di lavoro si aggira tra i 25 euro e i 30 euro; d) sono almeno 10 i lavoratori morti nelle campagne a causa del caporalato nell\u2019estate 2015; e) la stima del gettito contributivo perso ammonta a 600 milioni di euro all\u2019anno.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>28. <strong>Il lavoro delle donne: poco e mal pagato<\/strong>. In Italia meno di una donna su due lavora e la disoccupazione femminile \u00e8 pi\u00f9 alta rispetto alla media europea. Non solo: la retribuzione oraria \u00e8 inferiore del 12,2% rispetto a quella degli uomini, un dato che addirittura aumenta tra i laureati (-30,6%). Fatto\u00a0 ancora pi\u00f9 grave, il 22% delle madri di nati nel 2009\/2010 che hanno lasciato o perso il lavoro dopo la gravidanza. Un dato che si aggrava nel Mezzogiorno (30%), tra le pi\u00f9 giovani (47% per le madri con meno di 24 anni, 32% per le 25-29enni) e quelle con basso livello di istruzione (31%). In un paese in cui le ragazze con meno di 30anni hanno un livello di istruzione superiore a quello dei ragazzi e nel quale esiste un gravissimo problema di natalit\u00e0, la questione del lavoro femminile \u00e8 cruciale.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>29. <strong>Un sistema educativo che non prepara adeguatamente al lavoro<\/strong>. La scuola e, pi\u00f9 in generale, il sistema di formazione, presentano diversi aspetti di criticit\u00e0: non orientano adeguatamente i nostri giovani; non riescono a ricomporre la distanza fra formazione formalizzata e esperienza lavorativa; non garantiscono occasioni di\u00a0 formazione permanente, requisito ormai essenziale in un mondo che cambia in fretta e dove si vive pi\u00f9 a lungo.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>30. <strong>Un lavoro pericoloso e malsano. <\/strong>L\u2019ultima denuncia riguarda il rapporto tra lavoro, salute e ambiente. Nel periodo gennaio-novembre 2016 il totale degli infortuni denunciati \u00e8 stato di 587.599 casi, di cui 935 mortali (82% nell\u2019industria, 13% in agricoltura); nello stesso periodo, le malattie professionali denunciate sono state 55.922 (contro le 58.917 nel corso di tutto il 2015). Senza contare la vasta gamma di patologie somatiche, psicosomatiche e psichiche.I potenziali fattori nocivi legati al lavoro non colpiscono soltanto i lavoratori ma anche il territorio e la comunit\u00e0 circostante, come i casi di Taranto e del Sulcis dimostrano: il rispetto da parte delle imprese dei vincoli di sostenibilit\u00e0 ambientale rimane un obiettivo ancora da raggiungere adeguatamente. La scelta di puntare strategicamente sullo sviluppo responsabile e durevole consente ad un numero crescente di imprese di ottenere interessanti ritorni in termini di reputazione, distintivit\u00e0 e redditivit\u00e0 economica.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>5. Le buone pratiche: imparare e diffondere quello che gi\u00e0 si fa\u00a0<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>31. <strong>Per affrontare concretamente i problemi che abbiamo di fronte, la prima cosa da fare, con un atto di umilt\u00e0, \u00e8 imparare da coloro che sono riusciti a vincere la sfida di creare valore economico e buon lavoro.<\/strong>Il raccolto di questo lavoro di ascolto delle buone pratiche \u00e8 stato abbondante(pi\u00f9 di 400 pratiche censite). Ugualmente ricco \u00e8 stato il numero di <em>Cercatori di lavOro <\/em>coinvolti nei territori e gli eventi organizzati per presentare, discutere e ragionare sui risultati a livello locale.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>32. Nel settore manifatturiero l\u2019identificazione di numerose buone pratiche mette in evidenza come <strong>la sfida della competizione globale possa essere vinta puntando sulla qualit\u00e0 e l\u2019innovazione<\/strong> che aumentano la produttivit\u00e0 del lavoro ed evitano di dover competere su segmenti di manodopera a basso costo o poco specializzata dove ci sar\u00e0 sempre qualcuno che potr\u00e0 pagare meno il lavoro in qualche altra parte del mondo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>33. Tra le buone pratiche abbiamo trovato numerosi casi di <strong>consorzi eccellenti che in diversi settori (da quello agricolo a quello manifatturiero o socio-assistenziale) hanno saputo rafforzare la capacit\u00e0 di creare valore dei singoli produttori. <\/strong>Molto interessanti sono anche le realt\u00e0 di servizio al vasto e molecolare mondo delle imprese artigiane, dalle piattaforme web che offrono servizi fino ai pi\u00f9 tradizionali enti bilaterali di miglior qualit\u00e0 che nascono dalle risorse accantonate da ciascun produttore secondo quanto previsto dai contratti nazionali e offrono servizi a tutto il sistema delle imprese.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>34. Un altro filone particolarmente promettente \u00e8 quello degli \u2018<strong>innovatori enogastronomici<\/strong>\u2019 che valorizzano l\u2019enorme ricchezza del nostro paese (leader nella biodiversit\u00e0 naturale che si traduce naturalmente in ricchezza e diversit\u00e0 di prodotti tipici) puntando sul <em>genius loci<\/em> dei loro territori.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>35. Il nostro paese \u00e8 leader mondiale come numero di siti considerati patrimonio dell\u2019umanit\u00e0 dall\u2019UNESCO: 53 distribuiti in 17 regioni italiane. Molto rilevante da questo punto di vista la nascita e diffusione di imprese cooperative nel privato che si propongono di <strong>sviluppare servizi ed attivit\u00e0 di promozione del patrimonio artistico, culturale e naturale dei loro territori<\/strong> contribuendo alla valorizzazione di un bene comune di cui l\u2019intera comunit\u00e0 locale beneficia nel tempo.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>36. In generale, il <strong>ruolo delle imprese cooperative \u00e8 risultato rilevante<\/strong> in molti settori produttivi, <strong>soprattutto per la capacit\u00e0 di inclusione di giovani donne immigrate, il coinvolgimento di persone svantaggiate in fragilit\u00e0 nonch\u00e9 la capacit\u00e0 di resilienza nei territori del Mezzogiorno.<\/strong>Le realt\u00e0 pi\u00f9 interessanti non sono quelle che puntano solo sulla logica di solidariet\u00e0 ma quelle che hanno saputo individuare e valorizzare le qualit\u00e0 e le specifiche e diverse abilit\u00e0 di queste categorie la cui diversa ricchezza \u00e8 stata fonte di generativit\u00e0 per tutti. Al loro interno particolarmente interessanti le eccellenze che responsabilizzano i detenuti attraverso il lavoro riducendo la recidiva carceraria e generando cos\u00ec rilevanti risparmi per le finanze pubbliche. Tali progetti sono facilmente estendibili e replicabili. Sarebbe assolutamente auspicabile costruire in tale delicatissimo ambito alcune politiche quadro da concretizzare in sperimentazioni pilota nelle quali la riduzione del rischio di ricaduta della singola persona contribuisca, da una parte, a diminuire la spesa pubblica e, dall\u2019altra, ad accrescere le possibilit\u00e0 di investimento. Occorrerebbero politiche e una cornice di riferimenti per potenziare ed estendere su scala nazionale tale progettualit\u00e0. Infine, occorre ricordare i molti casi nei quali le cooperative sono state lo strumento attraverso il quale imprese in dismissione sono state \u2018rigenerate\u2019 e i lavoratori, attraverso operazioni di <em>working buy out<\/em>, sono diventati gli \u2018imprenditori di se stessi\u2019.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>37. Una delle caratteristiche distintive emerse dal percorso svolto \u00e8 la <strong>capacit\u00e0 di alcune imprese eccellenti di capire in profondit\u00e0 desideri ed istanze della persona umana<\/strong>, la quale non \u00e8 solo un consumatore che si propone di massimizzare la propria utilit\u00e0 attraverso l\u2019acquisto di beni e servizi, ma primariamente e soprattutto un cercatore di senso la cui vita pu\u00f2 fiorire nella misura in cui diventa generativa (ovvero diventa capace di incidere positivamente sulla propria sorte e su quella di altri esseri umani).\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>38. Un altro ambito vivo e vitale \u00e8 quello che costruisce <strong>legami tra istituzioni formative e mondo del lavoro in modo sempre pi\u00f9 intelligente e creativo<\/strong> dando contenuti al vastissimo progetto di alternanza scuola-lavoro avviato in Italia. A livello internazionale si riconosce ormai che \u00e8 soprattutto attraverso attivit\u00e0 extracurriculari che si sviluppano quelle competenze utili alla fioritura umana, alla valorizzazione dei talenti e alla realizzazione in ambito lavorativo. In Italia esiste una tradizione molto robusta \u2013 in larga parte espressione delle comunit\u00e0 cristiane \u2013 di attivit\u00e0 che si muovono in questa direzione. Un patrimonio che va riconosciuto come parte integrante di una formazione che mira a formare la\u00a0 persona.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>39. Di grande interesse appaiono non solo le <strong>simulazioni di attivit\u00e0 d\u2019impresa realizzata nelle scuole ma anche e soprattutto le botteghe e le imprese formative<\/strong>, vere e proprie realt\u00e0 produttive gestite da giovani in alternanza scuola-lavoro che si succedono nel tempo. Importante e promettente anche lo sforzo di istituzioni formative ed imprese che cooperano nella costruzione di corsi e percorsi formativi che facilitano la possibilit\u00e0 di trovare lavoro alla fine degli studi, nel rispetto della funzione della scuola e della formazione che ovviamente non si esaurisce in questo ma consiste nel \u2018preparare professionalmente\u2019 anche nel dare al giovane strumenti culturali, di riflessione e discernimento, senso civico e \u2018capitale sociale\u2019.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>40. Una pista di grande interesse appare quella percorsa da <strong>realt\u00e0 che riescono efficacemente a lavorare sulla rigenerazione urbana<\/strong> superando l\u2019ostacolo della mancanza di domanda pagante. La strada scelta \u00e8 quella delle concessioni compensative dove le amministrazioni affidano a cittadini, gruppi o associazioni la ristrutturazione di un bene (un immobile, un terreno, ecc.)\u00a0 \u2018remunerandoli\u2019 con la propriet\u00e0 di una parte dei frutti una volta completata l\u2019opera. Molte, ricche e diverse le esperienze di rigenerazione dei borghi del nostro paese (dall\u2019ospitalit\u00e0 diffusa, al ristorante diffuso, alla ristrutturazione sotto varie forme degli immobili e dei centri storici).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>41. Moltissime nel paese sono le <strong>esperienze virtuose di conciliazione tra lavoro e famiglia<\/strong> grazie alle opportunit\u00e0 offerte oggi dalla rete che consente di lavorare assieme senza l\u2019obbligo di compresenza spazio-temporale. Grazie a questa opportunit\u00e0 molte imprese private ed istituzioni pubbliche iniziano ad offrire una variet\u00e0 di orari di lavoro costruiti a misura delle esigenze della persona (es. di madri con figli piccoli che hanno vincoli temporali particolarmente pressanti).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>42. In forte crescita (anche grazie alle politiche di defiscalizzazione) appaiono anche le <strong>iniziative di welfare aziendale<\/strong> dove i lavoratori possono beneficiare di forme integrative di assistenza sanitaria e\/o di previdenza, di finanziamento per la formazione e servizi di benessere di vario tipo. Tali iniziative fanno evidentemente leva su un concetto allargato di benessere e <em>ben-vivere<\/em> che va oltre l\u2019aumento quantitativo delle remunerazioni.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>43. Un altro filone generativo e promettente nel nostro paese \u00e8 quello di alcune <strong>aziende medio-grandi di successo che hanno saputo affermarsi creando valore economico in modo socialmente ed ambientalmente sostenibile e<\/strong>, oltre a costituire un modello in s\u00e9, ritengono parte della loro <em>mission<\/em> il perseguimento di una <strong>stretta integrazione con il territorio e le comunit\u00e0 locali<\/strong>. Per questo, molte lavorano per la nascita di cooperative locali ed imprese ibride.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>44. In conclusione, <strong>ci\u00f2 che abbiamo imparato dalle raccolta delle buone pratiche \u00e8 che la speranza non \u00e8 morta. <\/strong>Al contrario. \u00c8 chiaro infatti che il successo nella creazione di valore sostenibile e di lavoro di qualit\u00e0 sta nell\u2019investire nella qualit\u00e0 del rapporto con il lavoro. Che a sua volta pu\u00f2 contribuire significativamente alla competitivit\u00e0 stessa: nella logica dello scambio di doni, una tale modalit\u00e0 collaborativa aumenta la fidelizzazione, le motivazioni intrinseche e la produttivit\u00e0 dei dipendenti formando una comunit\u00e0 di lavoro forte e coesa. L\u2019identificazione di questo circolo virtuoso non deve per\u00f2 portarci ad una visione idealizzata della realt\u00e0. Essa infatti coesiste assieme a percorsi d\u2019insuccesso dove la qualit\u00e0 nei rapporti di lavoro non sostenuta da una buona idea imprenditoriale e da un vantaggio competitivo porta purtroppo al fallimento dell\u2019attivit\u00e0 economica. E coesiste con imprese pi\u00f9 o meno irresponsabili che pur sfruttando persona e lavoro sono purtroppo economicamente solide. Ai nostri fini ci\u00f2 che conta \u00e8 che soltanto nella prima di queste tre tipologie l\u2019obiettivo che ci interessa pu\u00f2 essere raggiunto: la fioritura della vita della persona nella dignit\u00e0 e nella qualit\u00e0 del lavoro orientato al bene comune.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>6.\u00a0 La responsabilit\u00e0 della\u00a0 proposta<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>45. <strong>Che cosa si pu\u00f2 fare dunque perch\u00e9 l\u2019Italia si muova in questa direzione? Quali proposte possiamo responsabilmente avanzare per coinvolgere le singole persone di buona volont\u00e0, la comunit\u00e0 ecclesiale, le parrocchie, le imprese, i territori e, non ultime, le istituzioni? <\/strong>Rimaniamo convinti infatti che per rispondere alla crisi del lavoro sia prima di tutto necessario fare appello a quelle energie spirituali diffuse e disperse che ancora sappiamo per\u00f2 presenti nel nostro Paese<strong>.<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li><span><strong>Una formazione per la persona che lavora\u00a0<\/strong><\/span><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>46<strong>. <\/strong>Il <strong>nesso tra educazione, formazione e lavoro<\/strong>, <strong>da sempre importante, diventa oggiimprescindibile<\/strong>. Per le singole persone e per la stessa economia. Un assetto realmente poliarchico della vita sociale, quale quello auspicato gi\u00e0 dalla <em>Caritas in Veritate<\/em> (2009) e ribadito e affinato nei pronunciamenti magisteriali successivi, pu\u00f2 avverarsi solo tramite una migliore sinergia tra le istituzioni della formazione, della ricerca, e dell\u2019impresa, in modo da collocare qualsiasi proposta formativa entro una rete di relazioni in grado di sollecitare in modo non solo sistematico, ma anche simpatetico, accanto all\u2019arricchimento dei saperi, quella disposizione di apertura, di servizio e di auto-riprogettazione propria delle comunit\u00e0 di apprendimento. In questo crocevia di valori, interessi e passioni, sul fronte della formazione, possono trovare ospitalit\u00e0 alcune proposte volte a incoraggiare un cambio di rotta sulla base degli insegnamenti evangelici.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>47. Per evitare che una scolarizzazione senza specializzazione crei disoccupazione \u00e8 necessario <strong>l\u2019inserimento di programmi di formazione tecnica e professionale che arricchiscano i curricula scolastici con forme di apprendimento basate sul lavoro, inteso come esperienza formativa fondamentale nella preparazione alla vita adulta. <\/strong>Peraltro, fa\u00a0 ben sperare che la sperimentazione del sistema duale nella filiera delle istituzioni formative accreditate dalle Regioni stia dando ottimi frutti sul versante dell\u2019integrazione tra sistemi formativi e rafforzamento della capacit\u00e0 di occupazione nei territori.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>48. <strong>La vera politica attiva del lavoro \u00e8 rafforzare con adeguati finanziamenti la filiera della formazione professionale, a partire dalla istruzione e formazione professionale fino agli ITS e alla formazione degli adulti.<\/strong> Di fronte alla sfida dell\u2019industria 4.0, ma anche all\u2019arrivo di tanti giovani immigrati, occorre un grande investimento nella formazione professionale, quella in cui si apprende nel lavoro e attraverso il lavoro. L\u2019ampliamento, il consolidamento e la diffusione in tutto il Paese della filiera della formazione professionale deve diventare un pilastro strategico delle politiche e degli investimenti del futuro. Concretamente ci\u00f2 pu\u00f2 voler dire: aggiornare e ampliare il repertorio nazionale delle qualifiche e dei diplomi; incentivare la partecipazione delle scuole e degli enti di formazione professionale ai poli tecnico-professionali; favorire l\u2019alternanza scuola lavoro, anche promuovendo un maggiore coinvolgimento delle parrocchie e delle associazioni cattoliche come soggetti ospitanti per percorsi di alternanza scuola-lavoro; sostenere economicamente gli investimenti in formazione e, nello stesso tempo, offrire l&#8217;opportunit\u00e0 di seguire i migliori percorsi formativi, in Italia e all&#8217;estero.\u00a0In sostanza, l\u2019attivit\u00e0 di formazione\u00a0 dei giovani\u00a0 deve tornare ad essere considerata, anche dalle famiglie, un vero e proprio investimento.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>49. Dal lato della cultura del lavoro, <strong>occorre sostenere<\/strong> (con snellimento dei passaggi burocratici, finanziamenti a fondo perduto o tasso agevolato, no tax area, no contributi previdenziali, ecc.) <strong>quelle forme di impresa che si impegnino e riescano a valorizzare nei propri lavoratori e dirigenti<\/strong>, accanto alle competenze tecnico-specialistiche, anche quelle attitudini virtuose (o <em>soft-skills<\/em>) necessarie per affrontare le sfide delle relazioni interpersonali, della multiculturalit\u00e0, della flessibilit\u00e0, della mobilit\u00e0 sociale, dell\u2019innovazione, del rispetto delle regole \u2013 un bagaglio di conoscenze ed esperienze umane e professionali che rappresenta sempre pi\u00f9 il fattore critico di successo sui mercati globali.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>50. <strong>Vanno potenziate e meglio qualificate le competenze manageriali, <\/strong>per adeguare ai mutati contesti e qualificare ulteriormente le persone investite di responsabilit\u00e0 dirigenziale in tutti i luoghi di lavoro, privati e pubblici. In alcuni ambiti, in modo particolare, l\u2019integrazione tra competenze specialistiche, abilit\u00e0 manageriali e piattaforme valoriali necessita di un potenziamento al fine di poter superare possibili scissioni tra comportamenti in linea con le regole del mercato e la coerenza identitaria sia della persona sia dell&#8217;azienda.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li><span><strong>Creare nuovo\u00a0 lavoro<\/strong><\/span><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>51. A partire da quello che abbiamo imparato dalla raccolta delle buone pratiche \u00e8 possibile individuare <strong>tredirezioni fondamentali d\u2019intervento<\/strong> per affrontare l\u2019emergenza lavoro: rimuovere ostacoli per chi il (buon) lavoro lo pu\u00f2 creare; invertire la rotta di un sistema che crea la corsa al ribasso sui costi del lavoro e ne distrugge cos\u00ec la dignit\u00e0; ridare dignit\u00e0 agli scartati e agli esclusi favorendo il loro reinserimento nel mondo del lavoro.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>52. <strong>Partendo dalla necessit\u00e0 di rimuovere ostacoli per chi il (buon) lavoro lo pu\u00f2 creare,<\/strong> occorre ricordare che il lavoro si crea innanzitutto quando una buona idea imprenditoriale genera un nuovo prodotto o servizio che incontra la domanda dei cittadini. \u00c8 fondamentale pertanto che questo momento creativo sia aiutato e non soffocato. Come sappiamo, gli ostacoli che si frappongono alla creazione di lavoro e di impresa sono molti: tra i pi\u00f9 importanti, il carico fiscale e i tempi della giustizia civile.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Un paese che da centralit\u00e0 al lavoro non pu\u00f2 tassarlo nel modo in cui accade in Italia. <strong>La riduzione del \u2018cuneo fiscale\u2019<\/strong> di cui si parla da anni va al pi\u00f9 presto realizzata con risorse che vanno prese da un serio impegno nella riduzione della spesa pubblica improduttiva e la lotta all\u2019evasione.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>La lentezza della giustizia civile, vera e propria anomalia italiana, indebolendo lo stato di diritto, riduce l\u2019affidabilit\u00e0 dell\u2019intero paese agli occhi di possibili investitori. Tra mondo dell\u2019economia e mondo del diritto continua a esistere un vero e proprio conflitto culturale che deve essere superato. <strong>La riduzione dei tempi della giustizia civile<\/strong> (che frena gli investimenti, la creazione d\u2019impresa aumentandone enormemente i costi attesi) <strong>\u00e8 una priorit\u00e0 da perseguire<\/strong> attraverso direzioni gi\u00e0 individuate come telematizzazione, accorpamento delle udienze, de-giurisdizionalizzazione delle cause meno importanti, semplificazione del dispositivo delle sentenze, dissuasione dei giudizi dilatori.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>53. <strong>La questione della difficolt\u00e0 dell\u2019accesso a fonti di finanza esterna<\/strong> (credito bancario ma anche capitale di rischio) deriva, invece, dall\u2019oggettiva difficolt\u00e0 determinata da un modello di banca prevalentemente orientato alla massimizzazione del profitto e dalla conseguente difficolt\u00e0 di trovare attraente il segmento dei finanziamenti alle piccole imprese e alle imprese artigiane (segmento generalmente in perdita o non certo in grado di generare gli utili chiesti dagli azionisti delle banche per via dei limitati guadagni da interesse e degli alti costi fissi di istruttoria rispetto ai proventi ricavati) nonch\u00e9 dalle regole che spingono in tale direzione. In tale prospettiva, in un\u2019ottica di <strong>biodiversit\u00e0 bancaria<\/strong>, \u00e8 stato importante riconoscere l\u2019esigenza di una riforma partecipata che salvaguardasse la specificit\u00e0\u00a0 del credito cooperativo (nato in Italia proprio sulla spinta dell&#8217;enciclica <em>Rerum Novarum<\/em> e geneticamente e strategicamente orientato a servire in via prioritaria le imprese medio-piccole) e il riconoscimento delle banche etiche e non massimizzatrici di profitto.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>54. Altrettanto importante \u00e8 un <strong>cambio di approccio della regolamentazione bancaria europea ed internazionale, procedendo nel senso dell&#8217;applicazione strutturale del principio di proporzionalit\u00e0.<\/strong> Oltre a spingere verso l&#8217;omologazione delle banche di natura non capitalistica, il peso improprio della normativa penalizza di fatto la competizione nei mercati locali del credito e rischia di indebolire la capacit\u00e0 di finanziamento dell&#8217;economia reale da parte delle banche da sempre dedite alla creazione e allo sviluppo delle imprese piccole (e che in Italia assicurano oltre il 90% dei posti di lavoro).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>55. Pi\u00f9 in generale, la <strong>scarsa attenzione alle piccole imprese \u2013 <\/strong>che pure sono la parte preponderante del nostro sistema economico e della sua capacit\u00e0 di creare buon lavoro \u2013 <strong>continua a essere un problema<\/strong>. Negli Stati Uniti, ad esempio, la <em>Small Business Authority<\/em> esprime\u00a0 parere vincolante nel processo di valutazione della produzione normativa ovvero nel verificare se una regola burocratica deve e pu\u00f2 essere applicata anche alle piccole imprese. Senza entrare nei dettagli, riteniamo che il nostro paese corregga nel prossimo futuro questa sotto-rappresentazione.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>56. Nell\u2019attuale sistema economico, la dignit\u00e0 della persona attraverso la qualit\u00e0 del lavoro non ha la stessa centralit\u00e0 del valore per gli azionisti e del benessere del consumatore. In un mondo globale dove le forze dell\u2019automazione e della concorrenza al ribasso dei salari verso i paesi dove il lavoro costa meno, la<strong> centralit\u00e0 dei consumi e dei risparmi offre ai cittadini la possibilit\u00e0 di usare lo strumento del \u2018voto col portafoglio\u2019 per valutare il valore di un bene e servizio in termini di dignit\u00e0 del lavoro e tutela dell\u2019ambiente<\/strong>. Nel settore ambientale questa via ha gi\u00e0 dimostrato la sua efficacia. Noi auspichiamo un percorso simile in materia di dignit\u00e0 del lavoro. Attraverso lo sviluppo nei prossimi anni di una metrica sempre pi\u00f9 in grado di misurare la qualit\u00e0 del lavoro, di comunicare le informazioni ai cittadini dando loro la possibilit\u00e0 di votare con le loro scelte a favore del bene comune e della dignit\u00e0 della persona.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>57. Anche lo Stato \u2018vota col portafoglio\u2019 nel momento in cui, ad esempio, seleziona i vincitori delle gare d\u2019appalto. A <strong>questo proposito pensiamo sia assolutamente miope e contrario alla tutela e alla salvaguardia della dignit\u00e0 del lavoro usare come unico criterio quello del massimo ribasso di prezzo<\/strong>, ribasso che costringe di fatto le imprese ad avvilire il lavoro, a fornire servizi di qualit\u00e0 scadente o finisce paradossalmente col favorire le organizzazioni criminali che hanno costi di finanziamento minori (mediante forme di riciclaggio anche sofisticate di denaro proveniente da attivit\u00e0 illecite) e\/o organizzazioni che eludono il fisco riducendo i propri costi. Proprio in un\u2019ottica di voto col portafoglio attento alla dignit\u00e0 del lavoro, lo Stato e le amministrazioni locali non possono non tener conto con elementi premiali della responsabilit\u00e0 sociale, ambientale e fiscale delle imprese concorrenti all\u2019appalto.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>58. In una fase storica caratterizzata da profonde trasformazioni e ferite, un pilastro fondamentale nelle politiche economiche \u00e8 quello di una <strong>strategia per rimettere in pista gli scartati e gli esclusi sempre pi\u00f9 numerosi nel nostro paese<\/strong>. L\u2019Italia, come accade per ogni altro paese ad alto reddito, deve avere una sua rete di protezione universale (evitando come in passato privilegi a macchia di leopardo validi solo per alcune categorie). I principi della dottrina sociale, che sottolineano come la dignit\u00e0 della persona non sta nel ricevere ma nel dare, chiedono che tale rete non sia passiva ma punti fortemente all\u2019inclusione nella rete sociale e produttiva attraverso la relazione e la presa in carico da parte delle organizzazioni locali di societ\u00e0 civile. Riteniamo infatti che la cura della relazione e della prossimit\u00e0 possa avere un ruolo complementare ma essenziale per restituire dignit\u00e0 e capacit\u00e0 agli esclusi, le cui ferite hanno spesso radici relazionali. \u00c8 altres\u00ec ben noto che misure di sostegno sono spesso oggetto di abusi. Per questo motivo diventa essenziale affiancarle ad un monitoraggio e ad una valutazione d\u2019impatto in modo da minimizzare il rischio di falsi beneficiari e di massimizzare le possibilit\u00e0 di reinserimento nel mondo del lavoro.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li><span><strong>Nuovi\u00a0 modelli di vita e di lavoro\u00a0<\/strong><\/span><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>59. <strong>Gli scenari e le previsioni circa lo spiazzamento dei posti di lavoro da parte dei robot sono incerti e a volte molto pessimistici<\/strong>. Certo \u00e8 che la quarta rivoluzione industriale ormai arrivata non va demonizzata o ostacolata, ma accompagnata. Gli esseri umani sono molto pi\u00f9 creativi di quanto pensiamo e ci saranno sempre lavori nuovi. Perch\u00e9 il lavoro \u00e8 espressione di mutuo vantaggio: fare qualcosa che serve a qualcun altro. E con nuovi bisogni, cresceranno anche nuovi lavori \u2013 magari per progettare, realizzare, fare manutenzione e programmazione delle nuove macchine e dei nuovi robot. Tutto questo per\u00f2 non \u00e8 automatico n\u00e9 immediato. Il passaggio al futuro rimane pieno di incognite. Soprattutto rimane alta la possibilit\u00e0 che siano i pi\u00f9 deboli a pagare i costi di un adattamento che non sar\u00e0 facile.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>60. <strong>Nel nuovo scenario cambiano le stesse forme di lavoro<\/strong>. Attraverso il lavoro organizzato direttamente da una piattaforma digitale (<em>crowd work), <\/em>un lavoratore da una qualsiasi parte del mondo \u00e8 in grado di lavorare a favore di persone e imprese grazie alle commesse della piattaforma virtuale a cui \u00e8 connesso. Questo tipo di attivit\u00e0 lavorativa \u00e8 privo di tutela e non rientra negli schemi giuridici del diritto del lavoro novecentesco. Per tale ragione, si pongono interrogativi in ordine agli standard minimi di tutela di questo tipo di lavoratori<em>.<\/em> Anzitutto il diritto a un compenso minimo dignitoso; in secondo luogo, prevedere garanzie per la sicurezza; infine, pensare e stabilire criteri in base a cui la piattaforma distribuisce le commesse.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>61. Occorre dunque pensare <strong>soluzioni legislative nuove in grado di cogliere le specificit\u00e0 di questo nuovo tipo di lavoratore <\/strong>che non \u00e8 n\u00e9 quello subordinato, n\u00e9 quello autonomo n\u00e9 quello parasubordinato. Come \u00e8 stato evidenziato dalla giurisprudenza inglese sul caso <em>Uber<\/em>, i lavoratori della nuova era sconfinano dagli schemi giuridici tradizionali perch\u00e9 la rivoluzione tecnologica ha messo in crisi le categorie su cui essi si sono retti. E cos\u00ec, il giudice ha concluso che questi lavoratori sono innanzitutto semplicemente <em>lavoratori (workers)<\/em> e non <em>occupati (employees) <\/em>cio\u00e8 dipendenti. L\u2019obiettivo deve essere quello di garantire a questi lavoratori la possibilit\u00e0 di esercitare gli stessi diritti sindacali gi\u00e0 riconosciuti agli altri lavoratori, a partire dalla facolt\u00e0 di costituire rappresentanze sindacali nei luoghi di lavoro, con funzioni anche contrattuali e di esercitare i propri diritti (sciopero compreso) senza che a tale esercizio possano seguire comportamenti discriminatori e punitivi. Le particolarit\u00e0 delle prestazioni lavorative (discontinuit\u00e0, saltuariet\u00e0, occasionalit\u00e0, ecc.) richiedono, pi\u00f9 in generale, alcuni correttivi alla disciplina <em>vigente, <\/em>ad esempioestendendo la disciplina in materia di somministrazione di lavoro e qualificando la piattaforma digitale quale agenzia di somministrazione e l\u2019esercente che utilizza il servizio del lavoratore quale utilizzatore.Infine<strong><em>, <\/em><\/strong>si tratta di creare strumenti di tutela in caso di disoccupazione involontaria, malattia e maternit\u00e0, trattamento pensionistico, soprattutto qualora l\u2019attivit\u00e0 si configura come la sola fonte di guadagno.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>62. Con il <em>lavoro \u201cagile\u201d<\/em>, il lavoratore si collega ad una postazione virtuale all\u2019interno dell\u2019azienda e svolge attivit\u00e0 di lavoro da remoto. <strong>Il <em>lavoro agile<\/em> non \u00e8 semplicemente lavorare a casa, ma consiste nell\u2019orientare la prestazione al risultato e non \u2018al tempo\u2019,<\/strong> garantire che il lavoratore cresca nella conoscenza, proteggere il professionista indipendente. Questo tipo di lavoro \u00e8 gi\u00e0 stato regolato da un disegno di legge approvato nel 2017. Tuttavia \u00e8 disciplinato nell\u2019antico alveo del lavoro subordinato. Andrebbero invece disciplinati i tempi di lavoro per permettere al lavoratore di \u2018disconnettersi\u2019, regolata la sicurezza \u2013 anche con riferimento all\u2019infortunio c.d. in itinere \u2013 disegnata per il lavoro subordinato e prevista la compatibilit\u00e0 del trattamento economico stabilito dall\u2019attuale contrattazione collettiva all\u2019attivit\u00e0 lavorativa. \u00a0 \u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>63. Cogliere la sfida della quarta rivoluzione industriale \u2013 che crea rapporti verticali e orizzontali di lavoro, lo spazio e i tempi di lavoro \u2013 significa <strong>ripensare, anche dentro la fabbrica e i luoghi di lavoro, le tutele del diritto del lavoro di stampo fordista o post-fordista<\/strong> e <strong>favorire la contrattazione aziendale <\/strong>(la forma pi\u00f9 \u2018prossima\u2019 alla vita del lavoratore) rispetto alla contrattazione nazionale. A questo riguardo, occorre\u00a0 superare il binomio costituito dalle Rappresentanze sindacali aziendali (Rsa) e le Rappresentanze sindacali unitarie (Rsu), riformando l\u2019articolo 19 dello Statuto dei lavoratori (la legge n.300 del 1970) per poter selezionare i soggetti sindacali abilitati alla contrattazione di prossimit\u00e0 e garantire una disciplina che renda vincolante il contratto aziendale. La rappresentanza dei lavoratori, sul modello francese e tedesco, deve realizzare un ruolo di rappresentanza esclusiva e basata sul criterio della maggioranza, con poteri specifici di negoziazione, che sia sostenuto anche dalla norma di legge.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>64. Pi\u00f9 in generale, le questioni\u00a0 poste dalla robotizzazione e dallo sviluppo della\u2018Intelligenza artificiale\u2019 ci interrogano su <strong>quale sia la specifica componente e qualit\u00e0 umana del lavoro rispetto a quelle meccaniche<\/strong>: la storia insegna che non \u00e8 l\u2019energia, non \u00e8 la velocit\u00e0 e, ora, che anche la cognizione e l\u2019adattabilit\u00e0 alla situazione non sono specifiche solamente umane. Vale qui l\u2019adagio latino <em>primum non nocere<\/em>. Sappiamo infatti che la realizzazione di tecnologie controllate da sistemi di intelligenza artificiale porta con s\u00e9 una serie di problemi legati alla gestione dell\u2019autonomia decisionale di cui questi apparati godono. La capacit\u00e0 dei robot di mutare il loro comportamento in base alle condizioni in cui operano, per analogia con l\u2019essere umano, viene definita autonomia. Quando si usa tale termine con riferimento al mondo della robotica si vuole intendere il funzionamento di sistemi di intelligenza artificiale, la cui programmazione li rende in grado di adattare il loro comportamento in base alle circostanze in cui si trovano ad operare. <strong>Si tratta allora di sviluppare algoritmi di verifica indipendenti (cio\u00e8, affidati ad enti terzi certificatori)che, quantificando e certificando questa capacit\u00e0 di intuizione, intelligibilit\u00e0, adattabilit\u00e0 e adeguatezza degli obiettivi del robot, tutelino la persona e il suo valore negli ambienti misti uomo-robot<\/strong>.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>65. Ugualmente importante \u00e8<strong>promuovere strumenti analoghi a quanto gi\u00e0 in essere per la libera circolazione dei beni nel mercato comune europeo tenuti al rispetto di determinati requisiti di sicurezza attraverso la marcatura CE di conformit\u00e0 <\/strong>(rilasciata dal fabbricante o certificata da un organismo verificatore ufficiale). Non si tratta semplicemente di fare controlli sulla sicurezza di installazione e delle condizioni operative delle macchine ma di garantire che la componente autonoma di questi nuovi artefatti intelligenti rispetti sempre e in ogni condizione le direttive etiche fondamentali. Ci\u00f2 di cui c\u2019\u00e8 bisogno sono algoritmi che sappiano valutare l\u2019adeguatezza delle intelligenze artificiali destinate a coesistere e cooperare con il lavoratore umano.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>66. Sotto questo profilo, la <strong>recente riforma del Terzo settore e dell\u2019impresa sociale apre un capitolo molto importante<\/strong>: <strong>la sfida culturale e antropologica sottesa all\u2019idea di un mercato sociale e civile \u00e8 al centro del nostro futuro economico e sociale<\/strong>. Molti dei nuovi lavori del futuro origineranno in questo comparto. Tale tendenza deve suggerire una riflessione sul tipo di formazione, di contrattazione di lavoro, dei criteri utilizzati in relazione ai rapporti umani implicati.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>67. Da questo punto di vista occorre finora considerare che la trasformazione in corso comporter\u00e0 <strong>una ridefinizione dei confini stessi del lavoro<\/strong>. Una proposta in tal senso \u00e8 quella di <strong>configurare un nuovo modo di concepire il lavoro <em>full time<\/em>, diminuendo le ore di lavoro per investirle nella cura \u2013 intesa come assistenza, il prendersi cura \u2013 dei bambini, degli anziani, dei pi\u00f9 deboli, in famiglia e nei quartieri e nelle comunit\u00e0 di riferimento, e per la coltivazione delle relazioni e della propria umanit\u00e0<\/strong>. L\u2019idea sottostante questo nuovo modo di concepire il lavoro \u00e8 che una persona non \u00e8 pienamente umana se non sa prendersi cura degli altri. Un tempo di lavoro ridotto e una maggiore capacit\u00e0 di cura a favore di chi ne ha bisogno permetterebbero allo Stato di risparmiare in alcune spese di assistenza, e la riduzione dell\u2019orario di lavoro, reso possibile dallo sviluppo delle nuove tecnologie, permetterebbe a pi\u00f9 persone di lavorare. Le imprese sociali potrebbero fare da <em>start up<\/em> in questa intrapresa che \u00e8 prima di tutto culturale. Ripartire le attivit\u00e0 di cura nella collettivit\u00e0, come parte integrante del lavoro permetterebbe anche uno sguardo nuovo sul lavoro femminile e di chi ha meno possibilit\u00e0.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>68. Un cambiamento cos\u00ec importante nel modo di intendere il lavoro e la cura \u00e8 uno di quei processi che richiedono proteste e conquiste collettive. \u00c8 un dono all\u2019intera societ\u00e0 che oggi pu\u00f2 venire principalmente, e forse esclusivamente, da voci di donna. S\u00ec, perch\u00e9 tradizionalmente il ruolo della cura \u00e8 stato attribuito alle donne, che oggi, se vogliono lavorare, devono dividersi, a volte in maniera estenuante e non sostenibile tra lavoro e attivit\u00e0 di cura. <strong>Ma se la cura \u00e8 una dimensione essenziale dell\u2019essere umano, e non si \u00e8 pienamente umani se non ci si prende cura degli altri (anche pulire una stanza \u00e8 prendersi cura di chi dovr\u00e0 abitarla), allora tutti dovremmo diventarne pi\u00f9 consapevoli. <\/strong>Ritroveremo un nuovo rapporto con il lavoro, se troveremo un nuovo rapporto con la cura, uomini e donne insieme.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>7. Per un\u2019Europa del lavoro<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>69. Come una bassa marea, la crisi ha fatto incagliare moltissime barche (ovvero ha mandato in crisi moltissime imprese) distruggendo molti posti di lavoro. Per questo, al di l\u00e0 di quanto \u00e8 necessario fare per ogni singola impresa e territorio, \u00e8 fondamentale capire in che modo \u00e8 possibile far tornate a salire il mare, cos\u00ec che tutte le imbarcazioni possano tornare a navigare. <strong>Non possiamo dunque non guardare all\u2019Europa perch\u00e9 \u00e8 l\u00ec che molte delle iniziative in grado di rialzare il livello del mare e riportare in acqua tutte le barche si possono realizzare.\u00a0<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>70. <strong>L\u2019Eurozona \u00e8 oggi ancora bloccata in mezzo al guado<\/strong>. Una serie di soluzioni tecniche che renderebbero l\u2019Unione molto pi\u00f9 solida sono pronte sul tavolo ma non vengono adottate per mancanza di fiducia da una parte e mancanza di affidabilit\u00e0 dall\u2019altra. Non si tratta di procedere verso innaturali fusioni che rinneghino le identit\u00e0 e le specificit\u00e0 nazionali, ma di fare massa critica su alcuni ambiti decisivi come possono essere quello finanziario, della difesa e delle scelte di politica internazionale.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>71. Le recenti sentenze nazionali ed europee in materia di elusione fiscale a favore degli stati nazionali evidenziano un \u2018peccato originale\u2019 dell\u2019Unione Europea che ne rappresenta anche uno dei principali fattori di debolezza. L\u2019Unione Europea impone allo stesso tempo una severa disciplina fiscale chiedendo ai paesi membri di muovere verso il pareggio strutturale di bilancio, ma insieme consente agli stessi paesi membri di porre in atto misure di concorrenza fiscale aggressiva \u2018sleali\u2019 che finiscono per favorire pratiche di elusione fiscale delle imprese transnazionali sottraendo risorse per la finanza pubblica dai paesi dove effettivamente le imprese svolgono la loro attivit\u00e0 produttiva. Se vogliamo avere un\u2019Unione Europea forte, questo peccato di origine va emendato attraverso un <strong>percorso di armonizzazione fiscale<\/strong> che \u2018europeizzi\u2019 il motto \u2018pagare meno pagare tutti\u2019. L\u2019obiettivo di tale armonizzazione fiscale dovrebbe essere quello di una convergenza verso un\u2019aliquota unica (o uno spettro di aliquote molto stretto) pi\u00f9 bassa di quelle attualmente adottate nei paesi con peso fiscale maggiore e sicuramente pi\u00f9 alta di quella in paesi che adottano concorrenza fiscale aggressiva. Eliminando una volta per tutte i \u2018paradisi fiscali interni\u2019 che non hanno ragione di esistere e minano la solidit\u00e0 finanziaria dell\u2019Unione.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>72. Una seconda priorit\u00e0 riguarda <strong>l\u2019apertura di una nuova stagione di investimenti. <\/strong>Affinch\u00e9 ci sia compatibilit\u00e0 con il vincolo del bilancio pubblico e gli investimenti pubblici non aumentino il debito pubblico, \u00e8 necessario riqualificare la spesa e puntare su investimenti a moltiplicatore maggiore di uno. O, pi\u00f9 specificamente, su investimenti che producono una crescita dell\u2019economia tale da generare un prelievo fiscale che compensi la spesa iniziale. <strong>Ugualmente efficaci possono essere agevolazioni pubbliche mirate a forme specifiche di investimento ed attivit\u00e0 privata<\/strong>. La storia recente dimostra che la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio favorita da detrazioni fiscali ha stimolato l\u2019attivit\u00e0 economica al punto che \u00e8 stato possibile compensare, con il prelievo fiscale generato, l\u2019esborso pubblico dell\u2019incentivo. Altrettanto efficaci sono stati i fondi impiegati con il super-ammortamento per favorire il rilancio degli investimenti. L\u2019Unione Europea pu\u00f2 e deve essere pi\u00f9 coraggiosa nel varare un piano d\u2019investimenti pubblici e di agevolazioni mirate di questo genere, se necessario scorporandole dal patto di stabilit\u00e0. La fedelt\u00e0 cieca al <em>Fiscal Compact<\/em>, le cui regole sono violate da moltissimi paesi, \u00e8 oggi di ostacolo al perseguimento di quest\u2019obiettivo. \u00c8 necessario pertanto costruire una nuova strategia che mantenga l\u2019orientamento alla disciplina di bilancio e alla graduale riduzione del debito facendo per\u00f2 attenzione in parallelo al problema della tenuta sociale.\u00a0 \u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>73. La <strong>terza priorit\u00e0 ha a che fare con l\u2019obiettivo della piena occupazione<\/strong>. Come \u00e8 noto, la Banca Centrale Europea ha come obiettivo statutario quello della stabilit\u00e0 dei prezzi che devono tendere ma non superare il 2%. Non si parla della questione occupazionale, che rimane un obiettivo \u2018implicito\u2019. Di fronte a questa situazione, il governatore della Banca Centrale Europea ha coraggiosamente sollevato la questione della disoccupazione, segnalandolo come emergenza principale dell\u2019Unione Europea. \u00c8 ora di chiedere all\u2019Unione Europea un cambiamento di statuto\u00a0 della BCE cos\u00ec da affiancare esplicitamente \u2013 come avviene ad esempio negli statuti della <em>Federal Reserve <\/em>Americana e della <em>Bank of England<\/em> \u2013 all\u2019obiettivo del contenimento della dinamica dei prezzi quello della riduzione della disoccupazione. In concreto, un accento prioritario alla dignit\u00e0 della persona e del lavoro significa saper usare le leve della politica monetaria per ridurre la spesa per interessi che finisce per creare sempre nuovo debito.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>8. Oltre Cagliari, una sfida entusiasmante \u00a0<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>74. <strong>L\u2019impegno per la nuova centralit\u00e0 del lavoro non finisce a Cagliari<\/strong>. L\u2019entusiasmo suscitato da\u00a0 questo percorso (con i suoi risultati in termini di fertilizzazione incrociata di idee, riproducibilit\u00e0 delle stesse per la creazione e la promozione della dignit\u00e0 del lavoro, messa in movimento e partecipazione delle componenti pi\u00f9 sensibili del nostro tessuto sociale) rappresenta lo stimolo\u00a0 pi\u00f9 convincente a proseguire il lavoro cominciato. Denuncia, ascolto, raccolta di buone pratiche, proposta possono cos\u00ec diventare lo spartito di una azione diffusa e quotidiana\u00a0 che in tanti, nelle diverse comunit\u00e0, potranno da ora in avanti suonare. Riteniamo pi\u00f9 specificamente che \u00e8 possibile avviare, a partire ed imparando dall\u2019esperienza dei <em>Cercatori di LavOro<\/em>, una nuova stagione di progresso nella partecipazione e cittadinanza. Su questa strada intendiamo avviare una metodologia di accompagnamento, registrazione e valutazione d\u2019impatto dei progressi prossimi venturi di amministrazioni, imprese e istituzioni formative che realizzi al contempo due obiettivi: il proseguimento della moltiplicazione e diffusione delle buone pratiche ed una forma di partecipazione ed apprendimento che coinvolga parti sempre pi\u00f9 vaste di cittadinanza attiva del paese. Intendiamo in questo senso il camminare tutti insieme in una sinfonia, come ci dice papa Francesco:\u201csinfonia, che vuol dire accordo, armonia, diversi strumenti suonano insieme; ognuno mantiene il suo timbro inconfondibile e le sue caratteristiche di suono si accordano su qualcosa di comune. Poi c\u2019\u00e8 chi guida, il direttore, e nella sinfonia che viene eseguita tutti suonano insieme in \u2018armonia\u2019, ma non viene cancellato il timbro di ogni strumento; la peculiarit\u00e0 di ciascuno, anzi, \u00e8 valorizzata al massimo!\u201d (<em>Udienza<\/em> del 9 ottobre 2013, n. 3).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>75. <strong>Sulla realt\u00e0 del lavoro si gioca il futuro di una societ\u00e0 ed anche la responsabilit\u00e0 dei cattolici nella costruzione del bene comune<\/strong>. La Settimana Sociale di Cagliari ci stimola ad abbandonare gli idoli del nostro tempo che sono il consumo e la massimizzazione del profitto. \u201cSe svendiamo il lavoro al consumo, con il lavoro presto svenderemo anche tutte queste sue parole sorelle: dignit\u00e0, rispetto, onore, libert\u00e0. Non dobbiamo permetterlo, e dobbiamo continuare a chiedere il lavoro, a generarlo, a stimarlo, ad amarlo. Anche a\u00a0<em>pregarlo<\/em>: molte delle preghiere pi\u00f9 belle dei nostri genitori e nonni erano preghiere del lavoro, imparate e recitate prima, dopo e durante il lavoro\u201d (Francesco, <em>Discorsoall\u2019Ilva di Genova<\/em>, 27 maggio 2017).\u00a0\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Il lavoro e la custodia del creato costituiscono delle frontiere avanzate della nuova evangelizzazione e aprono il dialogo con le diverse tradizioni culturali del nostro Paese. Questo \u00e8 il terreno dove occorre dare risposte a problemi reali della nostra societ\u00e0 come nel passato hanno fatto le Settimane Sociali dei Cattolici Italiani, fondate cento e dieci anni fa dal Beato Giuseppe Toniolo. Questo, riprendendo il dettato della Costituzione e della Dottrina Sociale della Chiesa, \u00e8 uno dei punti pi\u00f9 decisivi attorno a cui si pu\u00f2 sviluppare una rinnovata rilevanza pubblica dei cattolici in It<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>* Mons. Filippo SantoroResponsabile per il Comitato Scientifico e Organizzatore\u00a0 delle Settimane Sociali dei Cattolici Italiani<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>* Mons. Filippo SantoroResponsabile per il Comitato Scientifico e Organizzatore\u00a0 delle Settimane Sociali dei Cattolici Italiani<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La questione urgente del lavoro Il lavoro era e rimane un\u2019esperienza umana fondamentale che coinvolge integralmente la persona e la comunit\u00e0. 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