{"id":2554,"date":"2017-12-20T10:22:57","date_gmt":"2017-12-20T09:22:57","guid":{"rendered":"http:\/\/5.249.146.118\/un-sogno-di-pace-e-ancora-possibile-in-israele\/"},"modified":"2017-12-20T10:22:57","modified_gmt":"2017-12-20T09:22:57","slug":"un-sogno-di-pace-e-ancora-possibile-in-israele","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/un-sogno-di-pace-e-ancora-possibile-in-israele\/","title":{"rendered":"Un sogno di pace \u00e8 ancora possibile in Israele?"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Sono giorni drammatici per Gerusalemme. La decisione del Presidente americano, Donald Trump, di insediare l\u2019ambasciata Usa a Gerusalemme sta creando caos e morte. Eppure, tra mille difficolt\u00e0, c\u2019\u00e8 ancora, in Israele, chi non si rassegna. E\u2019 il caso del piccolo villaggio, situato nella biblica Valle di Ayalon, di Neve Shalom. Ne parliamo, in questa intervista, con il teologo Brunetto Salvarani.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>Brunetto Salvarani, il bellissimo libro da te curato, &#8220;Il folle sogno di Neve Shalom \u2013 Wahat al-Salam&#8221;, tratta del sogno realizzato di\u00a0Padre Bruno Hussar, domenicano francese di radici ebraiche (di lui parleremo pi\u00f9 avanti), di creare, nella valle di Ayalon, molto significativa dal punto di vista biblico, un villaggio della Pace dove\u00a0potessero convivere\u00a0ebrei, palestinesi,\u00a0cristiani ed anche non\u00a0credenti. L&#8217;uscita del libro si colloca in una\u00a0fase, l&#8217;ennesima, drammatica per quella terra. Tanto che viene alla mente un detto del Talmud: &#8220;10 misure di dolore vennero date al mondo, nove ne prese Gerusalemme e il resto il mondo&#8221;. A guardare la storia\u00a0millenaria di\u00a0Gerusalemme il Talmud ha perfettamente\u00a0ragione.\u00a0Adesso, dopo la pericolosa decisione di Trump di spostare l&#8217;ambasciata Usa a Gerusalemme, stiamo vivendo l\u2019intifada.\u00a0 Una iniziativa, quella di Trump, destabilizzante per tutta la regione. Qual \u00e8 il tuo\u00a0pensiero?<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Ti ringrazio, innanzitutto. Questo volume, cui tengo molto, \u00e8 stato pensato in occasione di due ricorrenze concomitanti: i venticinque anni dalla nascita dell\u2019Associazione italiana degli Amici di Neve Shalom &#8211; Wahat al-Salam, fortemente voluta da una delle figure chiave del dialogo ebraico-cristiano in Italia, Renzo Fabris, e i vent\u2019anni dalla scomparsa del domenicano Bruno Hussar. Al di l\u00e0 del dato occasionale, peraltro, il libro ha l\u2019ambizione dichiarata di colmare un duplice vuoto nell\u2019editoria italiana: da una parte, in relazione alla vicenda straordinaria di Hussar,\u00a0 davvero un signore dei sogni (<em>ba\u2019al chazon<\/em>), fra l\u2019altro personaggio centrale nella rinascita di una chiesa cattolica in lingua ebraica, la <em>Kehill\u00e0<\/em> (oggi Vicariato di San Giacomo); e dall\u2019altra, riguardo al Villaggio della Pace, su cui esiste una vasta pubblicistica ma non un testo completo recente cui poter fare riferimento (l\u2019ultimo pubblicato in italiano era ormai fuori commercio, risalendo a venticinque anni fa).\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Venendo alle cose di questi giorni, e augurando di sbagliarmi, ritengo la decisione di Trump una catastrofe, capitata in un quadro stagnante e tristissimo per il conflitto israelopalestinese. Forse l\u2019ipotesi interpretativa su cui lavorare per riprendere il filo di un ragionamento razionale sul futuro di israeliani e palestinesi potrebbe essere quello dello scenario <em>a corto raggio<\/em>, che provi a distinguere il destino dei due popoli dallo scenario macroregionale drammatico che abbiamo tutti sotto gli occhi da diversi anni. Il fondamento di questa ipotesi \u2013 che la scelta statunitense temo non aiuti &#8211; \u00e8 nella storia dell\u2019ultimo quarantennio e soprattutto nel fossato che, al di l\u00e0 della trita retorica panarabista, si \u00e8 scavato tra il destino dei palestinesi e quello dei <em>fratelli<\/em> arabi. In oltre mezzo secolo di conflitto, israeliani e palestinesi si sono conosciuti come pochi altri popoli: insieme hanno vissuto drammi e speranze speculari e proprio per questo perfettamente comprensibili sia agli uni che agli altri. Luoghi simbolici e profetici come Neve Shalom \u2013 Wahat al-Salam sono e sono stati un eccezionale laboratorio nel quale generazioni di studenti hanno imparato un vocabolario comune e hanno condiviso interpretazioni se non univoche quanto meno compatibili della storia dei loro popoli. Ma l\u2019Oasi della pace non \u00e8 un\u2019isola ed \u00e8 circondata da molte altre realt\u00e0 che, con pochi mezzi, tanta tenacia e altrettanta fatica, tessono il filo del dialogo tra i due popoli. Penso, ad esempio, alle donne che hanno aderito a\u00a0 <em>Women Wage Peace<\/em>, e che nell\u2019autunno del 2016 ma anche in seguito hanno dato vita a una mobilitazione durata due settimane marciando insieme tra villaggi e citt\u00e0 sia israeliane sia palestinesi: \u201cSono qua con donne che hanno scelto coraggiosamente di intraprendere una strada che non \u00e8 ancora percorsa \u2013 ha dichiarato rivolta a un pubblico israeliano Huda Abuarqoub, donna palestinese nata a Gerusalemme e cresciuta a Hebron, direttrice regionale dell\u2019Alleanza per la pace in Medio Oriente. &#8211; Una strada di speranza, amore, luce, dignit\u00e0, inclusione e riconoscimento reciproco. E sono anche qui per dirvi, s\u00ec, avete un partner, lo avete visto!\u201d.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>All&#8217;interno di Neve Shalom c&#8217;\u00e8 una\u00a0scuola per la pace. Davvero un piccolo seme di utopia in Israele, una fonte di pace, piccola ma preziosa. Tutto questo avviene nel segno di Bruno Hussar. L&#8217;uomo dalle quattro identit\u00e0, il &#8220;costruttore di ponti&#8221;. Che\u00a0messaggio ci viene da Neve Shalom a noi europei, cos\u00ec pieni di paura, che costruiamo muri?<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Rispondo volentieri a questa domanda, perch\u00e9 ritengo che la Scuola per la Pace sia un\u2019istituzione largamente profetica, rispetto a quando nacque. Fondata nel \u201979, essa \u00e8 stata pensata sin dall\u2019inizio come realt\u00e0 capace di far sentire in massima misura verso l&#8217;esterno l\u2019impatto educativo di NS-WaS (\u201cAnche la pace \u00e8 un\u2019arte, che non s\u2019improvvisa, ma deve essere insegnata\u201d, ripeteva spesso padre Bruno). Sin da quando l\u2019ho conosciuta \u2013 ricordo che me la present\u00f2, durante una mia visita al Villaggio nei primi anni Novanta, l\u2019amico Abed Najjar, che all\u2019epoca vi lavorava \u2013 ho pensato che l\u2019idea di educarci a gestire le differenze e i conflitti con metodologie attive fosse un\u2019intuizione eccezionale, anche perch\u00e9 portava a un faccia a faccia, per quanto duro, oltrepassando pregiudizi e precomprensioni. Il messaggio che ne viene a noi, un messaggio che per quanto mi riguarda colsi bene gi\u00e0 allora, \u00e8 che i muri non servono a nulla, salvo che a esacerbare ulteriormente gli animi: serve guardarsi in faccia, parlarsi, tirare fuori apertamente i problemi e provare a gestirli il pi\u00f9 possibile insieme. I muri chiudono le relazioni, le impediscono radicalmente: e noi abbiamo bisogno, per quanto sia difficile, di aumentare e migliorare le relazioni.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>Parliamo, ora, di Bruno Hussar.\u00a0Prima lo\u00a0abbiamo un poco tratteggiato. Adesso cerchiamo di conoscere la sua profondit\u00e0. Abbiamo\u00a0detto l&#8217;uomo delle &#8220;quattro identit\u00e0&#8221;, e la \u00a0coabitazione interiore non era facile. Eppure, ed \u00e8 questa la sua grandezza, non ne ha rinnegata una. Ti chiedo: lui si \u00a0sente un figlio di Israele, la prima\u00a0radice, e su questa radice compie il &#8220;miracolo&#8221; della pienezza di ciascuna identit\u00e0. Il suo non \u00e8 sincretismo, \u00e8 pienezza. Come avviene\u00a0questo percorso? Sappiamo che viene \u00a0alimentato dalla sua storia\u00a0concreta fatta di grandi\u00a0incontri, \u00e8 cos\u00ec?<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>\u201cAl di l\u00e0 di ogni tappa particolare, vivevo e vivo sempre per Israele e per la sua pienezza, per la riconciliazione, la pace e la comunicazione fraterna tra i figli di Abramo, perch\u00e9 la Buona Novella dia vita al mondo\u2026\u201d: cos\u00ec lui, hai detto bene, l\u2019uomo <em>dalle<\/em> <em>quattro identit\u00e0<\/em>, nella sua autobiografia, spiegava il senso del suo sogno, da autentico <em>ba&#8217;al chazon<\/em>, <em>uomo di visioni<\/em>, che gi\u00e0 l\u2019aveva condotto in Israele nel 1953 (appena un lustro dopo la fondazione dello stato) a fondare, a Gerusalemme nel 1960, la <em>Maison Saint\u00a0<\/em> <em>Isa\u00efe<\/em>, spazio qualificato per l\u2019insegnamento della Bibbia nella terra dei Padri, e poi a collaborare in maniera decisiva alla stesura della dichiarazione conciliare <em>Nostra aetate<\/em>. L\u2019ulteriore tappa sarebbe stata la nascita di un sito concreto in cui ogni componente etnica e religiosa avrebbe scelto di abitare nell&#8217;uguaglianza e nella collaborazione reciproca, appunto il Villaggio della pace. A suo parere, una comunit\u00e0 tesa a proporsi come autentica <em>oasi di pace <\/em>\u2013 questo il significato, in ebraico e in arabo, della sua denominazione<em> &#8211;<\/em> sarebbe potuta fiorire soltanto se nel suo \u00e0mbito si fosse mantenuto e fatto salvo il ventaglio pi\u00f9 ampio possibile di risorse spirituali presenti in coloro che accettavano di condividerne la costituzione e il destino.\u00a0 E perci\u00f2, in omaggio alla sua eccezionale apertura a tutti gli <em>altri<\/em>, Hussar scelse di avere al proprio fianco persone con i pi\u00f9 diversi retroterra ideologici (politici e religiosi), evitando con ogni scrupolo gli aut-aut dottrinali, valorizzando le differenze culturali ma anche gli aspetti complementari delle rispettive tradizioni e cercando, soprattutto, di garantirsi che i suoi compagni fossero uomini e donne sinceramente impegnati a rispettarsi nella diversit\u00e0 e a tessere, giorno dopo giorno, artigianalmente, la tela della pacifica convivenza. E cos\u00ec sarebbe stato\u2026<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>Lui venne mandato, dal suo\u00a0ordine\u00a0religioso (i domenicani), in Eretz Israel a &#8220;rifondare&#8221; la Chiesa di Sion. Un&#8217;opera profetica, fatta ancor prima del Vaticano II. Ti chiedo quanta consapevolezza, \u00a0 \u00a0c&#8217;\u00e8 nel popolo di Dio , \u00a0 che la Chiesa ha due polmoni (ebrei e gentili)? Senza la prima \u00a0radice la Chiesa perde il suo Signore. E&#8217; cos\u00ec?<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Certo, \u00e8 cos\u00ec. Ges\u00f9 \u00e8 ebreo, anche se per, tanti secoli, non ce ne siamo accorti. Fino in fondo. Anzi, si potrebbe aggiungere che l\u2019ebraismo di Ges\u00f9 non traspare solo in qualche particolarit\u00e0 dei suoi atteggiamenti, ma costituisce la modalit\u00e0 di fondo dell\u2019intera sua esistenza; \u00e8 il suo modo di vivere, di pensare e, ovviamente, di credere in Dio. L&#8217;ebraismo \u00e8, per cos\u00ec dire, il <em>campo ermeneutico<\/em> della sua personalit\u00e0, all\u2019infuori del quale la sua esistenza umana non \u00e8 pi\u00f9 espressiva, oppure tende a ricevere delle connotazioni a lui profondamente estranee, proiezioni delle nostre pi\u00f9 svariate ideologie, com\u2019\u00e8 effettivamente accaduto nel corso della storia: dal Ges\u00f9 moralista liberale a quello socialista rivoluzionario, per tacere delle tante reinterpretazioni in chiave trionfalistica del passato, nel tempo della cristianit\u00e0. Il che, peraltro, non significa che egli sia riducibile a una certa somma d\u2019influenze ambientali, o che non possieda una sua originalit\u00e0 del tutto singolare: per\u00f2 la sua stessa originalit\u00e0 si conserva, a ben vedere, perfettamente ebraica, comprensibile solo nelle pieghe del giudaismo. Egli non ha affatto inteso rompere con esso. Se la polemica antigiudaica, nei vangeli, \u00e8 talora assai aspra, si pu\u00f2 legittimamente ritenere che non sia tanto sua, ma rappresenti piuttosto un\u2019esasperazione della chiesa primitiva, scritta quando, alcuni decenni dopo la sua morte, i rapporti fra (buona parte de)gli ebrei e i cristiani (spesso a loro volta ebrei di nascita e fede) si erano deteriorati. Basterebbe vedere, ad esempio, il modo in cui Matteo trasforma una parola di Ges\u00f9 sul raduno escatologico dei dispersi d\u2019Israele in un giudizio senza appello contro i <em>figli del Regno<\/em> e in favore soltanto dei pagani (cfr. Lc 13,28-29 con Mt 8,11-12). D\u2019altra parte, c\u2019\u00e8 un Ges\u00f9 che a lungo \u00e8 rimasto nascosto alla precomprensione cristiana: il Ges\u00f9 che si esprime comunemente nel dialetto aramaico della Galilea, osserva con scrupolo la <em>Tor\u00e0<\/em>, certo reinterpretandola alla sua maniera, insegna nella sinagoga, accetta dispute con i farisei e con i dottori della Legge come qualunque altro rabbi\u2026<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>Venne il Concilio\u00a0Vaticano II, il Concilio della\u00a0svolta con gli ebrei. Un passaggio importante per Hussar&#8230;<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>S\u00ec, \u00e8 vero. Il 25 gennaio 1959 papa Giovanni XXIII annunciava la convocazione del Concilio Ecumenico, e padre Bruno capisce immediatamente come questo avvenimento possa diventare decisivo per cambiare i rapporti tra cristianesimo ed ebraismo; da subito opera affinch\u00e9 questa storica occasione non venga sprecata. Senza riassumere qui tutta la complessa attivit\u00e0 da lui svolta e la complicatissima storia del \u201ctesto ebraico\u201d, la dichiarazione conciliare <em>Nostra aetate<\/em>, eccone una succinta cronologia: 1960 e \u201961, Hussar partecipa alle riunioni di Apeldoorn, durante le quali una ventina di teologi elaborano una supplica per il Concilio. Dopo molte peripezie questo testo diventer\u00e0 la base del cosiddetto <em>testo ebraico<\/em> dal quale deriva il quarto paragrafo della <em>Nostra aetate. <\/em>Visita il cardinal Augustin Bea, che presiede il Segretariato per l\u2019unit\u00e0 dei cristiani, che gli legge un testo appena composto, su precisa richiesta di Giovanni XXIII. Questo testo esprime la contrizione per i peccati commessi contro gli ebrei, l\u2019amore dei cristiani verso i fratelli maggiori nella fede e la ferma volont\u00e0 di riformare il proprio insegnamento nei loro riguardi. Nel 1964 viene chiamato a partecipare, in qualit\u00e0 di esperto, ai lavori della Commissione conciliare del Segretariato per l\u2019Unit\u00e0 dei Cristiani, organismo competente per la redazione e la presentazione del <em>testo ebraico<\/em>. Nello stesso anno la Commissione conciliare, dopo un decisivo intervento di padre Bruno, approva il testo proposto dal comitato di redazione. Infine, il 20 ottobre 1965 la dichiarazione sugli ebrei, inclusa nella dichiarazione conciliare <em>Nostra aetate <\/em>viene approvata dal plenum e papa Paolo VI la promulga solennemente otto giorni dopo. Non era un testo esaustivo ma rappresentava un buon inizio, una vera svolta.\u00a0 Nella circostanza, il contributo di Hussar fu tale che, sette giorni dopo, ricevette la cittadinanza d\u2019Israele che aveva atteso per anni.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>Bruno Hussar, \u00a0come gi\u00e0 detto, \u00e8 stato figlio di Israele. Non solo sul piano teologico ma anche sul piano politico. Qual \u00e8 la sua lezione politica?<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Mi chiedo spesso se l\u2019intuizione di padre Bruno, Neve Shalom- Wahat al-Salam, a oltre quarant\u2019anni dai suoi primi insediamenti, sia ancora necessaria, anche sul versante politico. E mi rispondo, in genere, a tre livelli. Il primo \u00e8 che senza la pace tra Israele e Palestina \u2013 oggi purtroppo realisticamente cos\u00ec lontana dal realizzarsi &#8211; non ci potr\u00e0 essere pace a livello mondiale: una di quelle frasi che udiamo continuamente, e rischiamo di dare per scontate. Per molte ragioni. In primo luogo, per l\u2019aumento esponenziale dei fondamentalismi vicendevoli: veniamo da una stagione in cui le rivendicazioni delle identit\u00e0 sono diventate chiusure identitarie e giustificazione ai rancori e ai fondamentalismi di ogni matrice, e solo di recente \u2013 grazie soprattutto all\u2019azione instancabile di papa Francesco \u2013 la parola <em>dialogo<\/em> \u00e8 tornata pronunciabile.\u00a0 Il secondo motivo \u00e8 per il messaggio interculturale che ci viene dal Villaggio della pace. In particolare negli ultimi anni e mesi \u00e8 emersa dalle cronache una vistosa difficolt\u00e0 in Europa rispetto al tema chiave dell\u2019immigrazione, con tre ipotetiche soluzioni: il modello comunitarista di marca anglosassone, il modello nazionalista-assimilazionista di tipo francese, e il modello <em>non-modello<\/em> italiano, quello che non decide e continua a vedere l\u2019emergenza sempre e comunque. Modelli diversamente in crisi, oggi. Cogliere questo momento di crisi spinge ancor pi\u00f9 a valorizzare il Villaggio, nella prospettiva offertane da padre Bruno e nella realizzazione concreta delle famiglie che vi risiedono, come una realt\u00e0 autenticamente profetica! La terza ragione riguarda il messaggio che proviene dal Villaggio sul versante interreligioso. Forse, \u00e8 questa la partita pi\u00f9 delicata\u2026\u00a0 Hussar, che era una civetta capace di vedere nella notte nonostante il buio pesto, aveva intuito che dalle religioni in quanto tali non fioriscono necessariamente germi di pace ma, spesso, sono preda e causa di conflitti irrisolti, per cui il fatto di operare insieme nella quotidianit\u00e0, nel dialogo della vita non \u00e8 per nulla secondario. Da qui, lo spazio del silenzio, <em>Dumia-Sakinah<\/em>, forse la sua eredit\u00e0 pi\u00f9 personale. Con tanti altri amici commossi ho accompagnato nel suo estremo tragitto padre Bruno al piccolo cimitero del Villaggio, posto a fianco di <em>Dumia-Sakinah<\/em>, a febbraio del \u201996, in uno strano giorno di pioggia che per\u00f2 &#8211; mentre giungevamo alla meta &#8211; era stata sostituita da un sole abbagliante, con il contorno di un fulgido e simbolico arcobaleno. Quel silenzio, quel momento di sosta in un luogo senza contrassegni di simboli religiosi, al di l\u00e0 delle identit\u00e0 confessionali, \u00e8 un\u2019eredit\u00e0 ancora assai fertile\u2026 E che domani, mi auguro, produrr\u00e0 ancora di pi\u00f9\u2026 Mi torna in mente<\/span><span>una <em>Lettera agli amici <\/em>di Bose, inviata a Pentecoste 2016, dove Enzo Bianchi scrive: \u201c\u2026ancora una volta ribadiamo che siamo in attesa di un\u2019insurrezione della coscienza dei cittadini: se non c\u2019\u00e8 questa insurrezione, se non si \u00e8 capaci di fare resistenza, se ci si lascia sedurre dal <em>cos\u00ec fan tutti gli altri<\/em>, allora la nostra gi\u00e0 debolissima democrazia dovr\u00e0 lasciare posto alle forze pi\u00f9 o meno oscure che tentano di regnare in tutto l\u2019occidente. Certo, perch\u00e9 la coscienza insorga e riapra cammini di speranza \u00e8 necessario pensare, fermarsi a riflettere per non cedere all\u2019aporia degli orizzonti chiusi ed \u00e8, quindi, indispensabile ritrovare un altro rapporto con il tempo: senza tempo, infatti, non c\u2019\u00e8 memoria n\u00e9 progettualit\u00e0, non c\u2019\u00e8 possibilit\u00e0 di futuro e di azione\u201d. E\u2019 una fotografia efficace della lezione di padre Bruno.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>Ultima domanda: A vent&#8217;anni dalla morte cosa resta\u00a0di quel &#8220;profeta di riconciliazione \u00a0e pace in Israele&#8221;?<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Ho avuto modo di frequentare quell\u2019impareggiabile artigiano della pace soltanto negli ultimi dieci anni della sua vita, ma so che proprio la sua amicizia e la crescente dimestichezza con il suo messaggio mi hanno offerto stimoli per cogliere alcuni degli aspetti pi\u00f9 delicati delle relazioni tra gli uomini, con particolare riferimento alle radici identitarie di molte conflittualit\u00e0 e ai gravi ostacoli che tutti i processi di pacificazione generalmente incontrano. Di lui ci resta molto, io credo, come spero si sia colto dalle risposte precedenti. Ora, la domanda inevitabile riguarda la capacit\u00e0 di chi resta \u2013 al Villaggio ma anche altrove, nella sua Chiesa e nel suo ordine, ad esempio &#8211; di fare memoria del suo lascito, che in realt\u00e0 va molto al di l\u00e0 di quel periodo, impossibile racchiudere in poche righe: operazione delicata e complessa, in un\u2019epoca di smemoratezza collettiva senza eguali. E soprattutto, di farne una memoria, alla Metz, davvero <em>pericolosa<\/em> <em>e<\/em> <em>sovversiva<\/em>, senza inutili reliquiari, ma capace di metterci in crisi. Lo dobbiamo a lui, e ancor pi\u00f9 a chi verr\u00e0 dopo di noi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Dal sito: http:\/\/confini.blog.rainews.it\/2017\/12\/13\/un-sogno-di-pace-e-ancora-possibile-in-israele-la-storia-di-neve-shalom-intervista-a-brunetto-salvarani\/<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>\u00a0\u00a0 \u00a0 \u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>\u00a0<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono giorni drammatici per Gerusalemme. La decisione del Presidente americano, Donald Trump, di insediare l\u2019ambasciata Usa a Gerusalemme sta creando caos e morte. Eppure, tra mille difficolt\u00e0, c\u2019\u00e8 ancora, in Israele, chi non si rassegna. E\u2019 il caso del piccolo villaggio, situato nella biblica Valle di Ayalon, di Neve Shalom. 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