{"id":2569,"date":"2017-12-20T12:15:56","date_gmt":"2017-12-20T11:15:56","guid":{"rendered":"http:\/\/5.249.146.118\/segnali-di-miglioramento-dal-bes-ma-non-riguardano-poverta-e-disuguaglianza\/"},"modified":"2017-12-20T12:15:56","modified_gmt":"2017-12-20T11:15:56","slug":"segnali-di-miglioramento-dal-bes-ma-non-riguardano-poverta-e-disuguaglianza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/segnali-di-miglioramento-dal-bes-ma-non-riguardano-poverta-e-disuguaglianza\/","title":{"rendered":"Segni positivi dal BES, ma non riguardano povert\u00e0 e disuguaglianza."},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Presentata il 15 dicembre scorso dall\u2019ISTAT la quinta edizione del \u201c<a href=\"http:\/\/www.istat.it\/it\/archivio\/207259\"><span style=\"background-color: #ffffff; color: #3366ff;\"><em>Rapporto sul Benessere equo e sostenibile<\/em><\/span>\u201d<\/a>. Varie le dimensioni illustrate.\u00a0 Nel suo quadro di sintesi l\u2019ISTAT evidenzia che nel 2016 si \u00e8 realizzata la fuoriuscita del Paese dalla crisi che ha avuto impatto sulla struttura produttiva italiana, i comportamenti individuali, le politiche pubbliche. Tale fenomeno positivo non ha riguardato allo stesso livello ambiti sociali e dimensioni territoriali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>Salute\u00a0<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>La <\/span><span><strong>speranza di vita<\/strong><\/span><span> alla nascita in Italia, nel 2016 pari a 82,8 anni, dopo aver recuperato la flessione del 2015, aumenta di oltre un anno dal 2010 (+1,3 per gli uomini, +0,7 per le donne). L\u2019Italia \u00e8 tra i paesi pi\u00f9 longevi in Europa, preceduta solo dalla Spagna.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>La speranza di vita superiore alla media europea \u00e8 presente anche nelle fasce di et\u00e0 anziane degli italiani.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>La <\/span><span><strong>qualit\u00e0 della sopravvivenza<\/strong><\/span><span> peggiora oltre i 65 anni.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Positivo \u00e8 l\u2019andamento dei principali <\/span><span><strong>indicatori di mortalit\u00e0<\/strong><\/span><span>: la mortalit\u00e0 infantile scende gi\u00e0 nel 2014 al di sotto di 3 per 1.000 nati vivi; la mortalit\u00e0 per i tumori maligni si riduce ulteriormente in corrispondenza dei progressi medici in questo campo (9 per 10mila residenti); stabile nel 2016 la mortalit\u00e0 per incidenti stradali dei giovani tra 15 e 34 anni (dopo il miglioramento registrato fino al 2013).\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Limitati i miglioramenti degli <\/span><span><strong>stili di vita<\/strong><\/span><span> nel 2016: sul fronte dell\u2019alimentazione aumenta il consumo di frutta e verdura (il 19,8% della popolazione ne consuma almeno 4 porzioni al giorno); diminuisce la quota di popolazione sedentaria (39,4%); sostanzialmente stabile la diffusione di comportamenti a rischio come il consumo di alcol, il fumo e l\u2019eccesso di peso (si stima che il 25% dei bambini e ragazzi tra 6 e 17 anni \u00e8 obeso o in sovrappeso. Dato medio 2015-2016).\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>Istruzione e formazione\u00a0<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Nel 2016 migliora, anche se in maniera articolata, la <\/span><span><strong>partecipazione ai processi formativi<\/strong><\/span><span> (formali e non formali). Si riduce, almeno in parte, il divario accumulato nei decenni precedenti nei confronti degli altri paesi europei.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>La quota di giovani (18-24 anni) che escono dai percorsi di istruzione e formazione senza una qualifica o un diploma diminuisce anche nel 2016. Aumentano invece i giovani tra i 30 e i 34 anni che hanno concluso percorsi universitari o di pari livello. Pur raggiunti o superati gli obiettivi nazionali per Europa 2020, l\u2019Italia rimane lontana dalla media Ue. Migliora la partecipazione degli adulti alla formazione continua.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Gli studenti nati all\u2019estero incontrano difficolt\u00e0 nel percorso formativo: i giovani immigrati che abbandonano precocemente gli studi sono il 30% (contro l\u201911,8% dei nativi italiani) e i laureati sono il 13,4% rispetto al 29,5% dei 30-34enni nati in Italia.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>I risultati della valutazione realizzata dall\u2019Ocse (PISA) mostrano che nel 2015 i quindicenni italiani sono al di sotto della media dei paesi partecipanti nella comprensione dei testi; in ambito matematico, per la prima volta, il punteggio degli studenti italiani equivale a quello medio Ocse.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>A livello territoriale, la rilevazione delle competenze funzionali condotta dall\u2019INVALSI evidenzia il permanere di notevoli differenze; nelle competenze alfabetiche la distanza tra Nord e Mezzogiorno.<\/span><span><strong>\u00a0<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>Lavoro e conciliazione dei tempi di vita\u00a0<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Migliorano le condizioni del <\/span><span><strong>mercato del lavoro italiano<\/strong><\/span><span> per tasso di occupazione (61,6%) e per tasso di disoccupazione (21,6%). Non diminuisce la distanza con la media europea.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>L\u2019incidenza dei lavoratori con bassa paga diminuisce (-0,3 punti percentuali), aumenta la permanenza in lavori instabili (+2,9 punti di occupati in lavori stabili) e ad aspetti soggettivi; diminuisce la preoccupazione legata all\u2019insicurezza per il proprio posto di lavoro, rimane stabile la quota di coloro soddisfatti del proprio lavoro, attestata al valore del 2015.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Nelle differenze di genere il gap tra uomini e donne si riduce per quanto riguarda la permanenza in lavori instabili e la bassa retribuzione mentre si amplia per la quota di occupati ad alta istruzione. Costante, ma in ulteriore divaricazione rispetto alla media Ue, la quota di occupati in part-time involontario..\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Per gli stranieri tutti gli indicatori di qualit\u00e0 mostrano un miglioramento superiore a quello dei cittadini italiani, riducendo un gap che resta comunque molto elevato.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>Benessere economico\u00a0<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Nel 2016 continua ad aumentare il <\/span><span><strong>reddito disponibile<\/strong><\/span><span> delle famiglie consumatrici (+1,6% rispetto all\u2019anno precedente); in termini pro capite; il reddito medio disponibile \u00e8 pari a 18.191 euro.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Aumenta la <\/span><span><strong>disuguaglianza<\/strong><\/span><span>: il rapporto tra il reddito posseduto nel 2015 dal 20% della popolazione con i redditi pi\u00f9 alti e il 20% con i redditi pi\u00f9 bassi \u00e8 salito a 6,3 dal 5,8 registrato nel 2014.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>L\u2019incidenza della <\/span><span><strong>povert\u00e0 assoluta<\/strong><\/span><span>, pi\u00f9 che raddoppiata durante la crisi, si \u00e8 mantenuta su valori elevati (7,9%) ed \u00e8 ulteriormente aumentata tra i minori (12,5%, corrispondente a 1 milione 292mila) mentre gli anziani si confermano il gruppo meno fragile (3,8%). L\u2019incidenza della povert\u00e0 assoluta raggiunge il valore massimo tra gli stranieri (sia in famiglie miste sia in famiglie di soli stranieri) i quali risultano assolutamente poveri in un terzo dei casi (contro meno di 1 su 20 tra gli italiani).\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>Relazioni sociali\u00a0<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Scende la <\/span><span><strong>soddisfazione per le relazioni<\/strong><\/span><span> familiari (dal 34,6% al 33,2%) e per le relazioni amicali (dal 24,8% al 23,6%).\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Registra una diminuzione significativa la <\/span><span><strong>partecipazione civica e politica<\/strong><\/span><span>, attestandosi al 63,1% (-3,3 punti percentuali rispetto al 2015). Sono sempre meno le persone che parlano di politica (dal 41,3% al 36,7% della popolazione di 14 anni e pi\u00f9) o che si informano di questioni riguardanti la politica almeno una volta alla settimana (dal 62,2% al 58,2%). Il calo \u00e8 generalizzato, pi\u00f9 intenso nelle fasce di et\u00e0 centrali. Tra i motivi per cui non ci si informa prevale la mancanza di interesse (nel 61,8% dei casi), seguita dalla sfiducia nei confronti della politica italiana (30,4%).La partecipazione civica e politica \u00e8 molto meno diffusa tra le persone con basso livello di istruzione, tra gli operai, tra le persone che non hanno l\u2019abitudine alla lettura di quotidiani o libri, tra i residenti nel Mezzogiorno e nei comuni di dimensioni demografiche ridotte.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>Politica e istituzioni\u00a0<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Gli indicatori che esplorano la relazione tra <\/span><span><strong>governance <\/strong><\/span><span>e benessere mostrano una diffusa insoddisfazione nei confronti delle istituzioni. L&#8217;affluenza al voto \u00e8 costantemente diminuita nel corso degli ultimi anni, come \u00e8 diminuita la fiducia verso il Parlamento, il sistema giudiziario e i partiti politici.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Un elevato grado di fiducia \u00e8 riscosso solamente da istituzioni con ruolo operativo e tecnico come i Vigili del fuoco e le Forze dell\u2019ordine (voto medio 7,2).\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Progressi si registrano per la presenza femminile nei luoghi decisionali, anche grazie a recenti interventi legislativi. L\u2019Italia raggiunge la media europea per le quote di donne nelle assemblee parlamentari e nei consigli comunali; supera la media per la percentuale di donne nei consigli di amministrazione delle grandi societ\u00e0 quotate in borsa; rimane molto al di sotto per quanto riguarda le donne elette nelle assemblee regionali.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>Sicurezza\u00a0<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Positivi alcuni degli indicatori che misurano l\u2019evoluzione della sicurezza.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Diminuisce il tasso di omicidi (0,7 per 100mila abitanti. Segnano una lieve flessione i reati predatori. Caratterizza l\u2019Italia l\u2019incidenza di furti in abitazione e di rapine mentre il tasso di omicidi \u00e8 tra i pi\u00f9 bassi.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Sul fronte delle <\/span><span><strong>percezioni,<\/strong><\/span><span> diminuisce la preoccupazione di subire una violenza sessuale riferita a se stessi o ad altri della propria famiglia e migliora la percezione della qualit\u00e0 della zona in cui si vive.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>Benessere soggettivo\u00a0<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>La <\/span><span><strong>soddisfazione per la propria vita<\/strong><\/span><span> mostra netti segnali di miglioramento nel 2016:\u00a0 il 41% degli individui\u00a0 ne d\u00e0 una valutazione molto buona.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Aumenta l\u2019incertezza rispetto al futuro: sale la quota di quanti non sono in grado di esprimere una previsione sull\u2019evoluzione della propria situazione nei prossimi 5 anni.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>Paesaggio e patrimonio culturale\u00a0<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Tornano a crescere la <\/span><span><strong>spesa pubblica per la cultura<\/strong><\/span><span> e gli investimenti nella tutela e nella valorizzazione del patrimonio culturale.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Sale l\u2019attenzione per il <\/span><span><strong>paesaggio<\/strong><\/span><span> nelle politiche agricole. Il peso dell\u2019<\/span><span><strong>abusivismo edilizio <\/strong><\/span><span>conosce finalmente una battuta d\u2019arresto. Negli ultimi anni aumentano gli <\/span><span><strong>incendi boschivi<\/strong><\/span><span>.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Poche variazioni sul versante del livello di insoddisfazione in merito al paesaggio.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>L\u2019intero quadro \u00e8 caratterizzato dal persistere di forti <\/span><span><strong>disuguaglianze regionali<\/strong><\/span><span>. In particolare, emerge la debolezza del Mezzogiorno nella valorizzazione delle risorse culturali, che trova conferma nell\u2019indicatore di diffusione e rilevanza del patrimonio museale pari nel 2015 a 0,8 per 100 km2 nel Mezzogiorno, contro 3,9 nel Centro e 1,4 nel Nord. Simili indicazioni emergono considerando la spesa comunale per la gestione del patrimonio culturale, pari nel 2015 a 4,2 euro pro capite nei comuni del Mezzogiorno, a 11,4 in quelli del Centro e a 14,1 nei comuni del Nord.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>Ambiente\u00a0<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>L\u2019Italia continua ad essere uno dei paesi Ue28 con il <\/span><span><strong>minor consumo di risorse materiali pro capite <\/strong><\/span><span>(7 tonnellate contro 13 della media Ue). Il conferimento di rifiuti in <\/span><span><strong>discarica<\/strong><\/span><span> \u00e8 in leggera diminuzione; aumenta l\u2019incidenza della <\/span><span><strong>raccolta differenziata<\/strong><\/span><span> e, a un ritmo pi\u00f9 lento, la <\/span><span><strong>depurazione<\/strong><\/span><span> delle acque reflue.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>La <\/span><span><strong>qualit\u00e0 dell\u2019aria<\/strong><\/span><span> in ambiente urbano migliora, specie per quanto riguarda le polveri sottili<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Stabili la quota delle acque balneabili e la dotazione di verde urbano.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Nel 2016 rimane stabile intorno al 33% la quota di consumo interno di <\/span><span><strong>energia elettrica da fonti rinnovabili<\/strong><\/span><span>, che vede l\u2019Italia sopra la media Ue (29%). La <\/span><span><strong>dispersione idrica<\/strong><\/span><span> mostra un\u2019evoluzione negativa: la perdita dell\u2019acqua immessa nella rete \u00e8 pari al 40%.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>\u00a0Le <\/span><span><strong>emissioni pro-capite di CO2<\/strong><\/span><span> (e altri gas) sono salite a 7,2 tonnellate. Il contributo delle famiglie alle emissioni atmosferiche (trasporto privato, riscaldamento, giardinaggio, usi di cucina, uso di solventi e vernici) hanno prodotto il 24% delle emissioni di inquinanti ad effetto serra; il restante 76% \u00e8 generato dalle attivit\u00e0 produttive.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>Innovazione, ricerca e creativit\u00e0\u00a0<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Nel 2015 gli <\/span><span><strong>investimenti in propriet\u00e0 intellettuale<\/strong><\/span><span> hanno segnato un forte aumento (+6,1%) anche perch\u00e9 \u00e8 migliorata la spesa per ricerca e sviluppo (R&amp;S) sostenuta da imprese, istituzioni pubbliche, istituzioni private non profit e universit\u00e0. La spesa in R&amp;S \u00e8 stata finanziata per pi\u00f9 della met\u00e0 dal settore privato (imprese e istituzioni non profit); dal settore delle istituzioni pubbliche (38,0%, 8,4 miliardi) e dai finanziatori stranieri (8,3%, 1,8 miliardi).\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Aumentata la quota di <\/span><span><strong>persone con istruzione universitaria<\/strong><\/span><span> occupate in professioni scientifico-tecnologiche. La quota di occupati in <\/span><span><strong>professioni culturali e creative<\/strong><\/span><span> ha subito una flessione nel 2016 di 23 mila unit\u00e0 rispetto all\u2019anno precedente, a scapito soprattutto dei lavoratori artigiani.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>La capacit\u00e0 dell\u2019Italia di favorire <\/span><span><strong>prospettive di occupazione altamente qualificata<\/strong><\/span><span> per i laureati italiani continua a mostrare segnali decisamente negativi, soprattutto per il Mezzogiorno. Nel 2016 circa 16mila laureati italiani tra i 25 e i 39 anni hanno lasciato il nostro Paese e poco pi\u00f9 di 5 mila sono rientrati, confermando il trend negativo del tasso di migratoriet\u00e0 dei giovani laureati registrato negli ultimi anni (-4,5 per 1.000 nel 2016; -4,2 nel 2015; -2,4 nel 2012).\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Le differenze territoriali confermano lo svantaggio di buona parte delle regioni del Mezzogiorno per quanto riguarda la spesa in R&amp;S, l\u2019occupazione in professioni culturali e creative e la mobilit\u00e0 dei laureati. Nel 2016 la quota pi\u00f9 elevata di professioni culturali e creative \u00e8 concentrata in alcune regioni del Centro (3,6% nel Lazio e 3,4% in Toscana) mentre nel Mezzogiorno si registra un valore medio (1,9%) ampiamente sotto la media nazionale (2,6%).\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Alcune regioni del Nord, come l\u2019Emilia-Romagna e la Lombardia, sembrano aver adottato strategie pi\u00f9 efficaci nell\u2019attrarre e trattenere flussi migratori qualificati (+7 per 1.000 nel 2016); nel resto del Paese si registrano invece diminuzioni del saldo migratorio dei giovani laureati (25-39 anni), con valori negativi piuttosto consistenti in Basilicata, Calabria e Sicilia (tra -26 e -28 per 1.000) e comunque inferiori alla media nazionale (-5 per 1.000), con l\u2019unica eccezione della Toscana, la sola del Centro-Sud per la quale si registra un saldo positivo (+ 2 per mille).\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>Qualit\u00e0 dei servizi\u00a0<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>In chiaroscuro l\u2019evoluzione dei servizi, con persistenti situazioni di difficolt\u00e0 nel Mezzogiorno dove l\u2019offerta \u00e8 minore. In questa area geografica i <\/span><span><strong>posti letto<\/strong><\/span><span> nei presidi residenziali socio-assistenziali e socio-sanitari nel 2014 sono pari a 3,9 per 1.000 abitanti (contro la media Italia di 6,6), la <\/span><span><strong>quota di bambini <\/strong><\/span><span>di 0-2 anni presi in carico dai servizi socio-educativi comunali \u00e8 del 4,7% (12,6% il valore nazionale).\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>L\u2019evoluzione dal lato delle <\/span><span><strong>infrastrutture<\/strong><\/span><span> si presenta disomogenea: l\u2019accesso ai principali servizi \u00e8 in lieve peggioramento negli ultimi anni (7,4% delle famiglie dichiara di avere difficolt\u00e0 a raggiungere almeno 3 servizi essenziali); pur esistendo una copertura della banda larga del 60%, solo il 6% circa risulta abbonato al servizio;\u00a0 il numero di interruzioni del servizio elettrico \u00e8 in forte calo: le irregolarit\u00e0 del servizio idrico, pressoch\u00e9 stabili a livello nazionale, peggiorano nel Mezzogiorno; per il trasporto pubblico la dotazione locale espressa in termini di posti\/km per abitante aumenta (+1,8% nel 2015 rispetto all\u2019anno precedente) grazie agli incrementi nell\u2019offerta al Nord. Restano invece piuttosto bassi i livelli di soddisfazione per il servizio.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><strong>Osservazioni<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Il Rapporto ISTAT evidenzia alcune questioni su cui occorre intensificare gli interventi perch\u00e9 la fuoriuscita rilevata dalla situazione di crisi si configuri come un reale sviluppo inclusivo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>In primo luogo la questione delle povert\u00e0 estreme e l\u2019adiacente situazione di rischio. Sulle misure di\u00a0 contrasto alla povert\u00e0 \u00e8 in attuazione il Reddito d\u2019Inclusione. Ma \u00e8 condiviso a riguardo il giudizio relativo all\u2019insufficienza delle risorse attualmente destinate (le esigenze di copertura, per un effettivo intervento universalistico e non selettivo, ammontano a sette miliardi), alla necessit\u00e0 di rafforzamento quantitativo e qualitativo dei servizi sociali territoriali (sono in atto interventi con il limite dei tempi e delle articolazioni territoriali), al pieno coinvolgimento del Terzo settore. Una variante della povert\u00e0 \u00e8 la condizione dell\u2019infanzia tra carenza di strutture e debolezza degli interventi di contrasto agli abbandoni scolastici. Anche in quest\u2019area gli interventi in atto possono essere considerati simbolici con gli attuali programmi di contrasto alla povert\u00e0 educativa, ovvero di sostegno alla natalit\u00e0. L\u2019altra variante \u00e8 la condizione degli anziani, sempre pi\u00f9 soli nell\u2019affrontare il proprio percorso di vita, vista le carenze dei servizi alla persona diretti o indiretti e il non ancora perfezionato riconoscimento del ruolo dei <em>caregiver<\/em> familiari.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>In secondo luogo vi \u00e8 da intervenire sulle progressive disuguaglianze. Tematica che non pu\u00f2 che essere affrontata con un mix di interventi: reddito da lavoro, politiche fiscali, politiche di attivazione socio lavoristiche.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>note:<\/span><\/p>\n<p>[I] Vedi ISTAT. Il progetto per misurare il benessere equo e sostenibile nasce con l&#8217;obiettivo di valutare il progresso di una societ\u00e0 non soltanto dal punto di vista economico, ma anche sociale e ambientale. L&#8217;Istat, insieme ai rappresentanti delle parti sociali e della societ\u00e0 civile, ha sviluppato un approccio multidimensionale per misurare il &#8220;Benessere equo e sostenibile&#8221; (Bes) con l&#8217;obiettivo di integrare le informazioni fornite dagli indicatori sulle attivit\u00e0 economiche con le fondamentali dimensioni del benessere, corredate da misure relative alle diseguaglianze e alla sostenibilit\u00e0. L&#8217;analisi dettagliata degli indicatori, pubblicata annualmente nel rapporto Bes a partire dal 2013, mira a rendere il Paese maggiormente consapevole dei propri punti di forza e delle difficolt\u00e0 da superare per migliorare la qualit\u00e0 della vita dei cittadini, ponendo tale concetto alla base delle politiche pubbliche e delle scelte individuali.\u00a0 Nel 2016 il Bes \u00e8 entrato a far parte del processo di\u00a0<a href=\"http:\/\/www.istat.it\/it\/benessere-e-sostenibilit%C3%A0\/misure-del-benessere\/il-bes-nel-def\"><strong>programmazione economica<\/strong><\/a>: per un set ridotto di indicatori \u00e8 previsto un allegato del Documento di economia e finanza che riporti un&#8217;analisi dell&#8217;andamento recente e una valutazione dell\u2019impatto delle politiche proposte. Inoltre, a febbraio di ciascun anno vengono presentati al Parlamento il monitoraggio degli indicatori e gli esiti della valutazione di impatto delle policy.<\/p>\n<p class=\"Default\">[II] Gli indicatori del Bes, in tutto 129, sono articolati in 12 domini: Salute; Istruzione e formazione; Lavoro e conciliazione dei tempi di vita; Benessere economico; Relazioni sociali; Politica e istituzioni; Sicurezza; Benessere soggettivo; Paesaggio e patrimonio culturale; Ambiente; Innovazione, ricerca e creativit\u00e0 (prima denominato Ricerca e innovazione); Qualit\u00e0 dei servizi.\u00a0<\/p>\n<p class=\"Default\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>[III] Calcolato come densit\u00e0 territoriale dei musei con peso variabile in funzione del numero annuo di visitatori.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Presentata il 15 dicembre scorso dall\u2019ISTAT la quinta edizione del \u201cRapporto sul Benessere equo e sostenibile\u201d. 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