{"id":2600,"date":"2018-01-23T11:42:16","date_gmt":"2018-01-23T10:42:16","guid":{"rendered":"http:\/\/5.249.146.118\/una-ripresa-da-rafforzare-in-un-percorso-di-finanza-pubblica-sostenibile\/"},"modified":"2018-01-23T11:42:16","modified_gmt":"2018-01-23T10:42:16","slug":"una-ripresa-da-rafforzare-in-un-percorso-di-finanza-pubblica-sostenibile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/una-ripresa-da-rafforzare-in-un-percorso-di-finanza-pubblica-sostenibile\/","title":{"rendered":"Molto e&#8217; cambiato, molto ancora va cambiato"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Il percorso dell\u2019economia italiana nella 17.ma legislatura si \u00e8 mosso dalla necessit\u00e0 di recuperare la profonda doppia caduta del periodo 2008-09 e di quella 2011-13. Il rovinoso crollo di quegli anni fu determinato certamente dalla crisi finanziaria internazionale, divenuta presto crisi dell\u2019economia reale, per tornare ad essere, in ondate successive, di nuovo crisi finanziaria. Ma sull\u2019economia italiana in quegli anni ha certamente inciso, pi\u00f9 che negli altri paesi, la difficolt\u00e0 di essere competitivi sul mercato internazionale, da un lato per la marcata specializzazione in settori con un\u2019elevata elasticit\u00e0 rispetto al prezzo e a basso valore aggiunto, dunque particolarmente esposta rispetto alla concorrenza dei paesi a basso costo del lavoro; dall\u2019altro per una dimensione d\u2019impresa troppo ridotta, che rendeva pi\u00f9 difficile competere nei nuovi mercati in espansione. La bassa crescita della produttivit\u00e0, anche per modalit\u00e0 dell\u2019organizzazione del lavoro che non favoriscono troppo l\u2019innovazione e l\u2019utilizzo efficace delle nuove tecnologie, ha pesato sulla competitivit\u00e0 del paese, assieme ai ritardi infrastrutturali. Cos\u00ec come hanno inciso le difficolt\u00e0 nella <em>governance <\/em>istituzionale con un quadro di regole spesso confuso, sovrabbondante, incapace di portare rapidamente a compimento e in maniera condivisa le cose da fare. Nella seconda fase, quella del 2011\u20132013, ha poi gravato il peso del debito pubblico, che ci ha reso vulnerabili alle bufere finanziarie di quegli anni, che hanno coinvolto i titoli pubblici, con l\u2019aumento dei rendimenti richiesti per sottoscriverli, e le stesse banche, colpite dal credit crunch. D\u2019altra parte a livello internazionale si era innescato un circolo perverso tra basso sviluppo ed instabilit\u00e0 finanziaria; il prevalere di segnali negativi nell\u2019attivit\u00e0 economica accese i timori sulla sostenibilit\u00e0 della finanza pubblica, soprattutto nei paesi pi\u00f9 esposti. I differenziali di rendimento dei titoli di Stato di diversi paesi dell\u2019area rispetto al Bund tedesco, e tra questi l\u2019Italia, raggiunse livelli record. \u00a0In parallelo il credit crunch, cio\u00e8 l\u2019asfissia del credito per il timore sulla solvibilit\u00e0 dei diversi soggetti economici e sugli andamenti dell\u2019attivit\u00e0, bloccava l\u2019erogazione dei finanziamenti alle imprese ed alle famiglie e, dunque, scoraggiava gli investimenti delle imprese ed i consumi delle famiglie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le politiche europee, specialmente a partire dalla crisi greca, si erano affidate all\u2019austerit\u00e0, con l\u2019idea (sbagliata, come poi ha eccepito lo stesso Fondo Monetario Internazionale) che il ritorno verso finanze pubbliche in equilibrio avrebbe automaticamente migliorato la situazione. I vincoli pi\u00f9 forti sulla finanza pubblica non hanno mancato di avere la loro conseguenza nei paesi del Sud Europa, rallentandone ulteriormente la crescita, con una forte caduta dell\u2019occupazione, dei consumi, della domanda aggregata e determinando, di fatto, un circolo vizioso. La risposta emergenziale, di fronte allo scatenamento dell\u2019avversit\u00e0 del mercato, esemplificata dalla scalata dello <em>spread<\/em> tra BTP e <em>Bund <\/em>tedesco, sta nelle politiche che hanno chiuso la 16.ma legislatura. In particolare con il Governo Monti, queste da un lato puntavano a rimediare alle criticit\u00e0 strutturali e di lungo periodo della finanza pubblica, dall\u2019altro aggravavano le condizioni a breve e a medio termine, in particolare con la crescita delle diseguaglianze sociali e dei divari territoriali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il contesto della 17.ma legislatura, iniziata ad aprile 2013, \u00e8 stato diverso. Perch\u00e9 nel frattempo, sotto la spinta del nostro paese, si sono modificate le politiche europee, che sono diventate pi\u00f9 duttili e hanno accettato lo scambio tra riforme strutturali e flessibilit\u00e0 del bilancio. Il principio, portato avanti dall\u2019Italia e dal Ministro Padoan in particolare durante il semestre di Presidenza dell\u2019UE nel 2014, \u00e8 che le riforme sono necessarie ad accrescere il potenziale di sviluppo dell\u2019economia europea; ma che non si pu\u00f2 non tener conto del loro impatto macroeconomico, spesso negativo; e, dunque, \u00e8 necessario avere margini per il sostegno dell\u2019economia e degli investimenti. Perci\u00f2 non viene contestata la necessit\u00e0 della sostenibilit\u00e0 della finanza pubblica di lungo periodo, ma \u00e8 cresciuta l\u2019attenzione alla coerenza macroeconomica degli interventi. Nella politica italiana di bilancio dei Governi Renzi e Gentiloni quest\u2019approccio diventer\u00e0 quello del \u201csentiero stretto\u201d ad esprimere la necessit\u00e0 del rispetto degli impegni di bilancio presi con la Commissione Europea (che naturalmente significa volont\u00e0 di stare nell\u2019area Euro e in Europa) e dall\u2019altro l\u2019esigenza di sostenere e non ostacolare troppo la ripresa economica e la coesione sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma, in maniera ancora pi\u00f9 decisa in Europa \u00e8 cambiata nel periodo la politica monetaria. Dopo una fase pi\u00f9 attendista, la persistenza della bassa crescita ed un elevato disordine finanziario, che ha rischiato di travolgere l\u2019Euro e la stessa Unione, hanno portato il Presidente della BCE Draghi alla famosa affermazione \u201csalveremo l\u2019euro a qualunque costo\u201d del luglio 2012. Ne \u00e8 venuta l\u2019adozione del piano Omt (Outright monetary transactions), con gli interventi a sorpresa di Francoforte a sostegno dei titoli sovrani dei paesi in crisi. Questa decisione ha compresso lo <em>spread<\/em> e, dunque, ha alleggerito la pressione sul bilancio pubblico, ma non ha rilanciato lo sviluppo. In particolare non ha risposto al problema, fino ad allora pressoch\u00e9 sconosciuto in Europa, della deflazione; la crescita dei prezzi in Europa dalla met\u00e0 del 2013 \u00e8 stata, infatti, sotto l\u2019obiettivo del 2%, rendendo pi\u00f9 complicato il raggiungimento degli equilibri di bilancio. Questo ha portato, dunque, la BCE, nonostante l\u2019accanita opposizione in Germania, ad annunciare nel giugno 2014 l\u2019allentamento della politica monetaria europea e poi, nel marzo 2015, il <em>Quantitative Easing<\/em>, ovvero l\u2019acquisto programmato dei titoli del debito pubblico con lo scopo di aumentare l\u2019offerta di credito e di comprimere i costi finanziari per le imprese e le famiglie. Risultato sostanzialmente realizzato, pur nei limiti raggiungibili dalla politica monetaria. Qualcuno potrebbe obiettare che le vicende della politica della BCE non hanno a che fare con le scelte dei governi della 17.ma legislatura, perch\u00e9 in capo ad un\u2019autorit\u00e0 politicamente indipendente dalle istituzioni europee e ancor pi\u00f9 dai singoli paesi. Ma, a mio avviso, anche se la storia non si fa con i \u201cSe\u201d, non ci sarebbe stato nessun allentamento della politica monetaria e nessun <em>Quantitative easing,<\/em> se le politiche nazionali, ed in particolare quella italiana, non avessero giustificato tale scelta. Se, dunque, le decisioni dei paesi in materia di bilancio non fossero state all\u2019interno delle regole comuni, non vi sarebbe stata una politica monetaria accomodante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019insieme di questi elementi porta ai risultati che si vedono nelle due rappresentazioni sotto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il grafico 1 mostra le variazioni percentuali del PIL da un trimestre all\u2019altro assieme a Ita-coin, un indicatore<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-2595\" src=\"http:\/\/5.249.146.118\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/images_Schermata-2018-01-23-alle-15.30.01.png\" border=\"0\" alt=\"\" width=\"633\" height=\"420\" srcset=\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/images_Schermata-2018-01-23-alle-15.30.01.png 633w, https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/images_Schermata-2018-01-23-alle-15.30.01-300x199.png 300w\" sizes=\"(max-width: 633px) 100vw, 633px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">del ciclo dell\u2019economia italiana, che fornisce una stima mensile dell\u2019evoluzione tendenziale dell\u2019attivit\u00e0 attraverso un insieme di variabili, di natura sia quantitativa (produzione industriale, inflazione, vendite al dettaglio, flussi di interscambio, indici azionari) sia qualitativa (fiducia di famiglie e imprese, indicatori PMI). Dal grafico si vede come, dopo la violenta caduta del Prodotto interno Lordo della fine della 16.ma legislatura, la crescita ha gradualmente ripreso fino ad arrivare al valore annuo nel 2017 dell\u20191,6%, almeno quattro decimali in pi\u00f9 rispetto al dato medio del periodo 2001-2007. Si tratta di un risultato abbastanza solido, come mostra la tendenza dell\u2019indicatore ciclico, ma che andrebbe messo in sicurezza. Le esportazioni sono state il fattore trainante con un elevato e crescente avanzo commerciale, ad indicare che, per quanto vi possano essere anche temporanei fattori di vantaggio, la specializzazione delle esportazioni italiane si \u00e8 spostata verso settori (macchinari, veicoli e farmaceutici) meno esposti alle pressioni concorrenziali dei produttori a basso costo e verso produzioni che hanno nel Made in Italy una reputazione particolarmente distintiva e un pi\u00f9 alto valore aggiunto (alimenti e bevande). Le imprese sopravvissute alla crisi sono anche riuscite a diversificare i mercati.<a name=\"_ednref1\" href=\"#_edn1\" title=\"\">[i]<\/a> Decisamente pi\u00f9 lenta \u00e8 stata la dinamica della domanda interna. Gli investimenti solo recentemente hanno recuperato rispetto ai livelli minimi raggiunti nel biennio 2013-14 in risposta agli incentivi fiscali di Impresa 4.0 e a una capacit\u00e0 utilizzata pi\u00f9 elevata. I consumi, privati e pubblici, in termini reali sono ancora molto sotto il livello precedente la crisi, soprattutto se valutati in termini pro capite, tenendo conto dell\u2019aumento della popolazione residente. E\u2019 mancato in questa legislatura un ruolo di sostegno che la riduzione della pressione fiscale avrebbe potuto assicurare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il grafico 2 mostra l\u2019andamento dei principali indicatori di finanza pubblica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"center\">\u00a0<img decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-2596\" src=\"http:\/\/5.249.146.118\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/images_Schermata-2018-01-23-alle-15.30.08.png\" border=\"0\" alt=\"\" width=\"638\" height=\"447\" srcset=\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/images_Schermata-2018-01-23-alle-15.30.08.png 638w, https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/images_Schermata-2018-01-23-alle-15.30.08-300x210.png 300w\" sizes=\"(max-width: 638px) 100vw, 638px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal 2012 l\u2019indebitamento netto, ovvero il saldo tra le entrate e le uscite pubbliche, \u00e8 stato sotto il livello del 3% . Dal 2014 la politica di bilancio ha puntato a una riduzione costante, anche se non accentuata, del rapporto deficit \/ PIL. L\u2019obiettivo della convergenza verso il pareggio di bilancio \u00e8 stato reso compatibile con la necessit\u00e0 di raggiungere la ripresa economica mantenendosi all\u2019interno dei margini di flessibilit\u00e0 stabiliti dalle regole europee. Nel 2016 e nel 2017 l\u2019indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche in rapporto al PIL \u00e8 diminuito rispettivamente al 2,5% e al 2,1%, in conseguenza sia della riduzione della spesa per interessi sia dell\u2019aumento dell\u2019avanzo primario, che nell\u2019ultimo anno \u00e8 stato all\u20191,7%. Per il 2018 il Governo ha deciso di ridurre l\u2019aggiustamento strutturale di bilancio da 0,8 punti percentuali, gi\u00e0 previsti e concordati con Bruxelles, a 0,3 punti; questo ha determinato un maggiore spazio della manovra dello 0,6% rispetto all\u2019andamento tendenziale e, dunque, ha consentito di non soffocare la ripresa. \u00a0\u00a0Durante la 17.ma legislatura il rapporto tra il debito e il prodotto non \u00e8 sceso, ma si \u00e8 stabilizzato; dal 2018 vi dovrebbe essere un\u2019accelerazione \u201cmorbida\u201d del processo di riduzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che cosa si pu\u00f2 chiedere alla nuova legislatura? Certo di non contraddire questo percorso, come potrebbe far presagire lo scoppiettante inizio di campagna elettorale, dove si sentono roboanti propositi di aumento della spesa pubblica a fronte di altrettanti tagli delle entrate. Non \u00e8 un atteggiamento responsabile, n\u00e9 si pu\u00f2 immaginare che l\u2019Italia scopra una nuova edizione del Paese dei balocchi in cui si spende e non si paga. E le politiche keynesiane vere non hanno a che fare con tutto ci\u00f2. Occorre mantenere la sostenibilit\u00e0 della finanza pubblica, facendo interventi di oculata riduzione della pressione fiscale e contributiva con obiettivi di equit\u00e0 sociale e di occupazione. Questo con sgravi che riguardino <em>in primis<\/em> i redditi bassi e medi e non quelli alti, come sembrano presupporre le proposte di <em>flat tax<\/em>. Tutto ci\u00f2 dentro una strategia di continua revisione e riqualificazione della spesa pubblica, che sia essa stessa un fattore di sviluppo. Ma per una crescita pi\u00f9 robusta occorre inevitabilmente costruire un contesto di regole che consenta ai soggetti, pubblici e privati, di operare con efficacia, fuori dalle pastoie e paralisi procedurali, che non portano a nulla. Non il taglia-leggi di cui qualcuno parla, richiamando, non si sa se consapevolmente, esperienze gi\u00e0 note, che non hanno portato benefici, ma sono state esse stesse fattore di complicazione.<a name=\"_ednref2\" href=\"#_edn2\" title=\"\">[ii]<\/a> Bisogna andare piuttosto verso una regolazione <em>soft<\/em>, che premi la collaborazione e la convergenza degli interessi rispetto agli obiettivi plurimi, piuttosto che la deresponsabilizzazione e il conflitto a prescindere. Questo vuol dire anche indirizzare la transizione del sistema produttivo verso l\u2019innovazione tecnologica e la qualit\u00e0 del lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><span style=\"color: #00ccff;\">Il Benessere delle famiglie: l\u2019Attivit\u00e0 economica dice molto, ma non tutto<\/span><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli indicatori del Benessere consentono di seguire in modo pi\u00f9 diretto e rappresentativo l\u2019andamento delle condizioni di vita delle famiglie rispetto alla sola tendenza del PIL. E\u2019 significativo da questo punto di vista il Barometro CISL del Benessere \/ Disagio delle famiglie, che \u00e8 un indicatore composto da 33 indicatori raccolti in cinque domini o aree di attenzione (attivit\u00e0 economica; lavoro, distinto in quantit\u00e0 e qualit\u00e0 del lavoro; istruzione; redditi; coesione sociale).<a name=\"_ednref3\" href=\"#_edn3\" title=\"\">[iii]<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Grafico 3, relativo all\u2019indicatore complessivo evidenzia la forte caduta del Benessere delle famiglie avutasi all\u2019indomani della crisi del 2008-2009 e replicata in modo ancora pi\u00f9 rilevante nel 2012\u20132013. Con la 17.ma legislatura si \u00e8 innescato il lento percorso di ripresa, che, per quanto proceda, non \u00e8 arrivato a recuperare i livelli precedenti la crisi. Si tratta di una dinamica pi\u00f9 rallentata rispetto a quella segnata dal Prodotto Interno Lordo; la crescita del PIL, infatti, non sempre determina un miglioramento del benessere delle persone. Se nel 2015 il Barometro CISL del Benessere delle famiglie \u00e8 cresciuto significativamente per effetto degli incentivi per l\u2019occupazione e per gli 80 \u20ac di sgravio fiscale, nel biennio successivo l\u2019andamento \u00e8 stato decisamente meno vivace, nonostante una congiuntura pi\u00f9 favorevole. La ripresa economica \u00e8 stata, infatti, trainata dalle esportazioni e dalle scorte, pi\u00f9 recentemente dagli investimenti; i benefici avvertiti dalla maggioranza delle persone sono stati per questo ridotti, dato che sono rimasti concentrati e non sono stati trasferiti. Non a caso il Clima di fiducia dei consumatori rilevato dall\u2019ISTAT, dopo un andamento cedente nel 2016, \u00e8 migliorato in maniera sensibile solo nella seconda met\u00e0 del 2017. Resta il fatto che i buoni risultati raggiunti non sono bastati a colmare i danni prodotti dalla lunga crisi economica che abbiamo vissuto dal 2008 in poi. Danni che hanno colpito soprattutto le fasce pi\u00f9 fragili della popolazione e che si sono manifestati attraverso il permanere di numerosi segnali di debolezza.\u00a0 Si tratta di elementi che probabilmente peseranno sulle dinamiche elettorali, amplificando le spinte populiste.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"center\">\u00a0<img decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-2597\" src=\"http:\/\/5.249.146.118\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/images_Schermata-2018-01-23-alle-15.30.13.png\" border=\"0\" alt=\"\" width=\"595\" height=\"417\" srcset=\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/images_Schermata-2018-01-23-alle-15.30.13.png 595w, https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/images_Schermata-2018-01-23-alle-15.30.13-300x210.png 300w\" sizes=\"(max-width: 595px) 100vw, 595px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prossima legislatura dovrebbe ispirarsi al principio che uno sviluppo equo \u00e8 anche uno sviluppo che massimizza la crescita potenziale. Il tema dell\u2019equit\u00e0 va posto non solo in termini di distribuzione del reddito, che \u00e8 ovviamente importante, ma anche in relazione alle opportunit\u00e0 che sono date alla persona nella societ\u00e0. Per i minori, ad esempio, sia la povert\u00e0 che le ridotte opportunit\u00e0 educative sono elementi che impediscono la loro crescita come capitale umano e, dunque, riducono le loro possibilit\u00e0 occupazionali; li espongono a problemi di salute e devianza sociale in et\u00e0 adulta; determinano redditi insufficienti nella terza et\u00e0. D\u2019altra parte, limitati servizi per anziani non autosufficienti espongono a ricadute sulla possibilit\u00e0 di lavorare in particolare per le donne in et\u00e0 centrale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo l\u2019ISTAT la percentuale di persone in povert\u00e0 assoluta \u00e8 passata dal 3.6 % nel 2008 a 7.9 % nel 2016. I dati ci suggeriscono che il punto peggiore per povert\u00e0 e disagio economico dovrebbe essere stato raggiunto tra 2015 e 2016. Vi \u00e8 qualche segnale positivo, anche se la ripresa economica non determina subito un miglioramento dei redditi delle famiglie, specie di quelli pi\u00f9 bassi. E\u2019 molto importante che per la prima volta sia stato introdotto in Italia il REI, il Reddito di Inclusione Sociale, uno strumento strutturale ed organico su scala nazionale, a vocazione universale di sostegno al reddito, connesso con un percorso di reinserimento socio-lavorativo. La prestazione \u00e8 condizionata alla prova dei mezzi e all&#8217;adesione a un progetto personalizzato di attivazione e di inclusione sociale e lavorativa con l&#8217;obiettivo di uscire dalla situazione di povert\u00e0. I potenziali beneficiari cresceranno nel corso del 2018, anche se le risorse non risultano sufficienti ad affrontare il problema pi\u00f9 vasto della povert\u00e0. Bisogna rafforzare e ampliare questo strumento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"center\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #00ccff;\"><em>L\u2019occupazione \u00e8 cresciuta, ma la qualit\u00e0 del lavoro no<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se ci concentriamo sugli indicatori del Lavoro nel Barometro, rileviamo che le variabili relative alla Quantit\u00e0 del lavoro sono in costante miglioramento dal 2014. L\u2019indicatore sintetizza l\u2019andamento del tasso di occupazione, il tasso di mancata partecipazione al lavoro, cio\u00e8 il tasso di disoccupazione ampliato ai lavoratori scoraggiati, e i cassaintegrati. Nel periodo 2014-2017 sono aumentati gli occupati, specie i lavoratori pi\u00f9 anziani della fascia 55-64 anni, e sono diminuiti i disoccupati e le persone inattive. \u00a0Nel terzo trimestre 2017 l\u2019occupazione stimata dall\u2019indagine sulle forze di lavoro dell\u2019ISTAT \u00e8 risultata pari a 23 milioni di persone, recuperando, dunque, i livelli pre-crisi, pur con profonde asimmetrie per et\u00e0 e territorio. Un\u2019altra avvertenza \u00e8 che, se in termini di teste il recupero dei livelli pu\u00f2 essere considerato, almeno in via generale, acquisito, le ore lavorate si collocano ancora sotto il livello di partenza a causa della diffusione di rapporti di lavoro ad orario molto ridotto, spesso con <em>part time<\/em> involontario. \u00a0La disoccupazione rimane pi\u00f9 elevata rispetto ai livelli pre-crisi. L\u2019occupazione femminile \u00e8 cresciuta, ma la distanza rispetto ai livelli europei \u00e8 notevole. Il Mezzogiorno presenta dati molto peggiori ed \u00e8 pi\u00f9 in ritardo rispetto al recupero dei livelli pre-crisi: mentre per il complesso dell\u2019economia nazionale l\u2019occupazione \u00e8 tornata ai livelli del 2008, la Calabria e la Sicilia sono ancora sotto per pi\u00f9 dell\u20198%. La crescita in questi mesi, per\u00f2, ha coinvolto anche le regioni del Sud e questa \u00e8 una novit\u00e0 positiva recente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-2598\" src=\"http:\/\/5.249.146.118\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/images_Schermata-2018-01-23-alle-15.30.18.png\" border=\"0\" alt=\"\" width=\"587\" height=\"430\" srcset=\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/images_Schermata-2018-01-23-alle-15.30.18.png 587w, https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/images_Schermata-2018-01-23-alle-15.30.18-300x220.png 300w\" sizes=\"(max-width: 587px) 100vw, 587px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0Rispetto alla Quantit\u00e0 del Lavoro \u00e8 invece deludente l\u2019andamento della Qualit\u00e0 del lavoro con la crescita dell\u2019incidenza del lavoro precario sul totale e la riduzione della probabilit\u00e0 di transitare da lavori instabili a stabili. Infatti, all\u2019interno del Barometro CISL del Benessere\/Disagio l\u2019indicatore relativo alla Qualit\u00e0 del lavoro ha avuto un andamento decisamente pi\u00f9 insoddisfacente: il dato registrato per il 2\u00b0 trimestre 2017 rappresenta il valore minimo dal 2008. La fine degli incentivi previsti dal governo per il 2015, poi erogati in misura ridotta negli anni successivi, ha coinciso con una rapida ripresa del lavoro a termine. \u00a0Il calo osservato per l\u2019indicatore sintetico della Qualit\u00e0 del lavoro \u00e8 da attribuire prevalentemente alla minore stabilit\u00e0 dell\u2019occupazione.\u00a0 L\u2019incidenza del lavoro precario sul totale, considerando i dipendenti temporanei, i collaboratori e i prestatori d&#8217;opera in percentuale dell&#8217;occupazione complessiva, ha raggiunto cos\u00ec nel secondo trimestre 2017 il 12.8%, un picco storico rispetto a quanto osservato in passato. L\u2019ultimo aggiornamento dell\u2019Inps relativo ai rapporti di lavoro attivati e cessati indica che quasi otto assunzioni su dieci sono stati effettuati attraverso un contratto a tempo determinato, mentre si \u00e8 registrata un\u2019ulteriore compressione dell\u2019incidenza dei contratti a tempo indeterminato sul totale delle nuove assunzioni (17.5% nei primi sette mesi del 2017).\u00a0 Nel 2015, quando era in vigore l\u2019esonero contributivo triennale per i contratti a tempo indeterminato, questa stessa quota aveva raggiunto il picco del 29.2%.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"center\">\u00a0<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-2599\" src=\"http:\/\/5.249.146.118\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/images_Schermata-2018-01-23-alle-15.30.25.png\" border=\"0\" alt=\"\" width=\"559\" height=\"407\" srcset=\"https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/images_Schermata-2018-01-23-alle-15.30.25.png 559w, https:\/\/nuovi-lavori.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/images_Schermata-2018-01-23-alle-15.30.25-300x218.png 300w\" sizes=\"(max-width: 559px) 100vw, 559px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La risposta ad una tale situazione non sta nel rifugiarsi nella normativa pre <em>jobs act<\/em>, ma necessariamente nel modificare le convenienze tra rapporto di lavoro a tempo indeterminato e a termine, rendendo quest\u2019ultimo relativamente pi\u00f9 costoso. Il lavoro a tempo indeterminato deve costare significativamente meno di quello a termine e questo deve valere anche per l\u2019occupazione giovanile. Qui vanno superati utilizzi spigliati di strumenti pure importanti, come <em>stage<\/em> e tirocinio, ma che vedono spesso una rotazione frenetica e in successione sullo stesso posto di pi\u00f9 giovani, senza una finalizzazione concreta in un lavoro stabile per nessuno di loro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oltre a questo, cosa c\u2019\u00e8 da aspettarsi dalla prossima legislatura? Certamente la risoluzione di un problema annoso nel nostro paese, quale uno sviluppo delle politiche attive e passive del mercato del lavoro: un\u2019esigenza che deve essere colmata, proprio con quel coordinamento di strumenti, regole e soggetti, di cui si parlava nel primo paragrafo.<\/p>\n<div><br clear=\"all\" \/><\/p>\n<hr width=\"33%\" size=\"1\" \/>\n<div id=\"edn1\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><a name=\"_edn1\" href=\"#_ednref1\" title=\"\">[i]<\/a>\u00a0 Matteo Bugamelli, Silvia Fabiani, Stefano Federico, Alberto Felettigh, Claire Giordano e Andrea Linarello (2017), \u00a0<em>Di nuovo in carreggiata? Una narrativa macro e micro delle esportazioni italiane<\/em>, Banca d\u2019Italia, Questioni di Economia e Finanza (Occasional Papers), ottobre, www.bancaditalia.it.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"edn2\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><a name=\"_edn2\" href=\"#_ednref2\" title=\"\">[ii]<\/a> https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Dipartimento_per_la_semplificazione_normativa<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"edn3\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><a name=\"_edn3\" href=\"#_ednref3\" title=\"\">[iii]<\/a> CISL \u2013 Centro Studi Ricerca e Formazione (2017), <em>Il Barometro CISL del benessere\/disagio delle famiglie<\/em>, ottobre, www.cisl.it<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il percorso dell\u2019economia italiana nella 17.ma legislatura si \u00e8 mosso dalla necessit\u00e0 di recuperare la profonda doppia caduta del periodo 2008-09 e di quella 2011-13. 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