{"id":279,"date":"2013-12-17T13:19:13","date_gmt":"2013-12-17T12:19:13","guid":{"rendered":"http:\/\/5.249.146.118\/una-proposta-per-ridurre-l-orario-in-tempi-di-crisi\/"},"modified":"2013-12-17T13:19:13","modified_gmt":"2013-12-17T12:19:13","slug":"una-proposta-per-ridurre-l-orario-in-tempi-di-crisi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/una-proposta-per-ridurre-l-orario-in-tempi-di-crisi\/","title":{"rendered":"Una proposta per evitare i licenziamenti"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Che cosa faremo quando finir\u00e0 (perch\u00e8 prima o poi finir\u00e0) la lunga parentesi della Cassa Integrazione in deroga? Quando cio\u00e8 le aziende si posizioneranno, in termini di occupazione, a un\u00a0 livello adeguato a rispondere a un mercato pi\u00f9 ristretto di qualche anno fa?\u00a0<br \/>Le risposte a questa domanda sono tutte caratterizzate da auspicabili propositi di riformismo forte:<br \/>a- sostituire i settori che inevitabilmente perderemo (quelli a basso valore aggiunto) con settori in cui facciano la differenza la ricerca, l&#8217;innovazione, la formazione;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">b- rendere pi\u00f9 efficaci le politiche attive del lavoro, in modo da essere capaci di offrire (previa eventuale formazione professionale) ai lavoratori in esubero un nuovo lavoro;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">c- ridare competitivit\u00e0 al sistema, agendo sulle variabili esterne alle aziende come l&#8217;efficienza della pubblica amministrazione, la durata dei processi (in particolare quelli civili), il costo dell&#8217;energia, il cuneo fiscale, ecc.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutte queste ricette vanno benissimo e il sindacato deve impegnarsi per realizzarle, ma hanno due difetti: primo dipendono dalla politica e disegnano pertanto un ruolo sindacale di stimolo e di concertazione, relegando la contrattazione all&#8217;attesa di \u201ctempi migliori\u201d; secondo hanno tempi lunghi, per molti versi incompatibili con i tempi brevi, caratteristici dell&#8217;agire sindacale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A partire da queste considerazioni propongo due azioni che il sindacato dovrebbe mettere in campo: la prima, si richiama al ruolo di \u201csindacato educatore\u201d che \u00e8 faticoso e d\u00e0 frutti e risultati solo in tempi lunghi, ma \u00e8 indispensabile svolgere soprattutto in periodi di crisi come quello che stiamo attraversando; la seconda, \u00e8 composta di due riforme contrattuali che possono essere introdotte in un primo momento dalla contrattazione aziendale, e in seguito essere generalizzate attraverso i contratti nazionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prima e pi\u00f9 difficile cosa da fare \u00e8 un profondo cambio di mentalit\u00e0 di quelli che rappresentiamo. Bisogna passare da un modo di pensare da \u201cdipendente\u201d a un modo pi\u00f9 responsabile e perci\u00f2 pi\u00f9 \u201cpartecipativo\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In tutti questi anni abbiamo imparato che i primi a essere colpiti dalle crisi aziendali sono i lavoratori dipendenti. Quando una fabbrica o un ufficio vanno in crisi, il lavoratore rischia il suo bene pi\u00f9 prezioso: il posto di lavoro. I profondissimi cambiamenti di scenario internazionale e le loro ripercussioni sulla competitivit\u00e0 richiedono pi\u00f9 coinvolgimento, pi\u00f9 responsabilit\u00e0, pi\u00f9 partecipazione dei lavoratori al destino del loro posto di lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Occorre perci\u00f2 passare da una mentalit\u00e0 per la quale i problemi di competitivit\u00e0 erano \u201caffari loro\u201d, cio\u00e8 dei datori di lavoro, a un farsi carico, con scelte responsabili, dei destini del proprio posto di lavoro. E in questo \u201cfarsi carico\u201d il problema della competitivit\u00e0 \u00e8 al primo posto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo primo punto potr\u00e0 apparire a molti una delle solite prediche senza proposte operative, che lasciano il tempo che trovano. Pu\u00f2 darsi, ma la mia ormai lunga militanza e il lavoro che svolgo da pi\u00f9 di tre anni in CISL Lombardia mi hanno insegnato che la \u201cmentalit\u00e0\u201d con cui i dirigenti e i lavoratori affrontano i problemi aziendali \u00e8 molto importante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vengo ora a due proposte che, a mio avviso, possono contribuire a rendere pi\u00f9 flessibili gli orari di lavoro e, al tempo stesso, a garantire meglio l&#8217;occupazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prima \u00e8: decliniamo il <strong>monte ore annuo<\/strong> che un lavoratore \u00e8 tenuto a fare. L&#8217;attuale, prendendo a riferimento il CCNL dei metalmeccanici, \u00e8 il seguente: (365-104 giorni x 8 ore = 2088 ore \u2013 ((20 gg ferie+13gg ROL+12gg festivit\u00e0) x 8 ore) = 1728 ore + 200 o 250 ore di straordinario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La seconda \u00e8: introduciamo l&#8217;<strong>orario minimo<\/strong> oltre quello massimo (che serve per delimitare il confine oltre il quale scatta lo straordinario).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo serve per due scopi:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">a \u2013 dare al lavoratore la possibilit\u00e0 di scelta dell&#8217;orario annuo che vuole fare;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">b \u2013 impegnare l&#8217;azienda a non licenziare nessuno finch\u00e8 non scende (per problemi di mercato) al di sotto dell&#8217;orario minimo per tutti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Naturalmente le maggiorazioni per il lavoro straordinario, l&#8217;orario plurisettimanale e l&#8217;intervento della CIG continuano ad avere i riferimenti di oggi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una possibile ipotesi \u00e8 fissare l&#8217;orario minimo a 30 ore settimanali, che darebbe un&#8217;orario annuo di 1296 +150 o 186 ore di straordinario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si potrebbe poi affidare alla contrattazione aziendale la definizione dei diritti dei lavoratori o dei datori di lavoro in merito all&#8217;orario di lavoro, cio\u00e8 sostanzialmente chi decide quando effettuare i riposi, il funzionamento della banca delle ore, il potere di \u201ccomandare\u201d per certi picchi produttivi lo svolgimento di un orario superiore alle 40 ore ecc.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per esempio, si potrebbe introdurre una franchigia nella banca delle ore al di sotto della quale il potere di decidere quando fare il riposo spetta al lavoratore e superata la quale la decisione spetta al datore di lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Naturalmente si pone il problema di chi \u201cpaga\u201d questi orari ridotti. La mia ipotesi \u00e8 che, in tempi di crisi, bisogna andarci cauti a richiedere la riduzione d&#8217;orario a parit\u00e0 di salario. Mi basta, come punto di partenza, la garanzia che le aziende non licenzino nessuno fino a trenta ore di lavoro per tutti. A partire da qui si possono prevedere varie forme di pagamento a carico delle aziende, dello Stato, dei lavoratori e contrattarle a partire da sperimentazioni nella contrattazione aziendale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(*) Responsabile dell\u2019Osservatorio Contrattazione della Cisl Lombardia<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che cosa faremo quando finir\u00e0 (perch\u00e8 prima o poi finir\u00e0) la lunga parentesi della Cassa Integrazione in deroga? 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