{"id":2815,"date":"2018-05-14T22:26:52","date_gmt":"2018-05-14T20:26:52","guid":{"rendered":"http:\/\/5.249.146.118\/vitale-riders\/"},"modified":"2018-05-14T22:26:52","modified_gmt":"2018-05-14T20:26:52","slug":"vitale-riders","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovi-lavori.it\/index.php\/vitale-riders\/","title":{"rendered":"La gig economy alla prova della giurisprudenza del lavoro"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Si chiamano\u00a0<em>platform workers\u00a0<\/em>e sono i lavoratori che offrono il proprio lavoro attraverso le piattaforme digitali. Finalmente, da quando la magistratura del lavoro ha dovuto affrontare questioni innovative utilizzando il vecchio strumentario lavoristico, anche in Italia si parla di tutele per coloro che prestano lavoro attraverso la piattaforma digitale.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Tribunale di Torino (sentenza n. 778\/2018), ancora un volta dopo il caso dei\u00a0<em>pony express<\/em>degli anni \u201980, e conformandosi all\u2019orientamento prevalente, sancisce in modo condivisibile, che le tutele lavoristiche tradizionali pensate per il lavoratore subordinato della fabbrica fordista e limitate a una visione conflittuale del lavoro, non sono adatte a essere estese ai nuovi modi di lavorare dei ciclo-fattorini: e non lo sono neppure le nuove regole introdotte dal\u00a0<em>Jobs Act<\/em>per combattere l\u2019abuso delle collaborazioni autonome (art. 2, c. 1, d.lgs. n. 81\/2015).\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quest\u2019ultima norma estende la disciplina del lavoro subordinato alle collaborazioni che si concretano in prestazioni di lavoro esclusivamente personali, continuative e le cui modalit\u00e0 di esecuzione sono organizzate dal committente anche (soltanto) con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro. Secondo il Tribunale di Torino, chi come i\u00a0\u00a0ciclo fattorini, negozia con il committente sia il luogo sia il tempo di lavoro ma pu\u00f2 in qualsiasi momento rifiutare di eseguire ordini specifici inviati a mezzo di una app non \u00e8 un lavoratore subordinato.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se la determinazione del luogo e dell\u2019orario di lavoro non \u00e8 imposta unilateralmente dall\u2019azienda che si limita a pubblicare gli\u00a0<em>slot<\/em>con i turni di lavoro; se il lavoratore \u00e8 libero di dare o no la disponibilit\u00e0 per uno dei turni indicati; e se quest\u2019ultimo dopo l\u2019inserimento in un turno \u00e8 libero di presentarsi o no a rendere la prestazione senza alcuna comunicazione preventiva (c.d.\u00a0<em>no show<\/em>) e di revocare la propria disponibilit\u00e0 (funzione\u00a0<em>swap<\/em>) siamo nell\u2019area del lavoro coordinato e non di quello subordinato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dove per coordinazione, deve intendersi l\u2019attivit\u00e0 di lavoro svolta nel rispetto delle modalit\u00e0 di coordinamento stabilite di comune accordo dalle parti, sempre che il collaboratore organizzi autonomamente l&#8217;attivit\u00e0 lavorativa (art. 409, n. 3 c.p.c. come modificato dalla l. n. 81\/2017, c.d.\u00a0<em>Jobs Act<\/em>dei lavoratori autonomi).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella scorsa legislatura il Senatore Ichino come primo firmatario, consapevole dei radicali cambiamenti recati dalla digitalizzazione, present\u00f2 un DDL dedicato proprio ai\u00a0<em>platform workers,<\/em>recante tutele lavoristiche capaci di avviare un processo di adeguamento dell\u2019ordinamento alle loro esigenze di protezione. Il DDL n. 2934\/2017, caduto nel vuoto di un fine legislatura inconcludente, mira a creare i presupposti per l\u2019attivazione almeno di alcune garanzie minime contro la vulnerabilit\u00e0 di una categoria di lavoratori il cui numero \u00e8 destinato a crescere e stabilisce un livello minimo di diritti, procedimenti e garanzie che equilibrano o compensano la situazione di vulnerabilit\u00e0 di persone che lavorano indipendentemente dalla qualificazione giuridica del rapporto di lavoro. Sarebbe opportuno che il nuovo Parlamento riprendesse in mano il progetto di\u00a0legge e desse risposte legislative in tempi rapidi a una platea di lavoratori destinata a infittirsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fa bene Pietro Ichino a riproporre la nozione di dipendenza economica come criterio per la definizione del campo di applicazione del diritto del lavoro, scelta che era stata fatta propria dalla legge Fornero, poi abbandonata nel 2015 (<em>I diritti del lavoro nella gig economy<\/em>, www.lavoce.info.it). Ma nel quadro della legge oggi vigente \u00e8 corretta la decisione del giudice del Tribunale di Torino che esclude la subordinazione dei ciclo-fattorini in quanto liberi di decidere di volta in volta se presentarsi al lavoro e se rispondere a ciascuna singola chiamata: essi non possono dunque considerarsi n\u00e9 eterodiretti \u2013 secondo la tradizionale nozione di assoggettamento al potere direttivo del datore di lavoro \u2013 n\u00e9 etero organizzati \u2013 secondo la nozione introdotta dal legislatore con il\u00a0<em>Jobs Act<\/em>. Sarebbe stata dunque una forzatura considerare questi lavoratori come collaboratori assoggettati a etero organizzazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La questione delle tutele applicabili a questi lavoratori resta dunque aperta. Essa pu\u00f2 essere risolta in due modi: con una legge che reintroduca un salario orario minimo, tutele previdenziali e antiinfortunistiche allo stesso modo del lavoro accessorio, inopinatamente abolito, e ora crollato ai minimi storici a causa delle drastiche restrizioni introdotte dalla nuova disciplina del lavoro occasionale (art. 54\u00a0<em>bis<\/em>della legge n. 96\/2017 di conversione del D.L. n. 50\/2017); oppure attraverso la contrattazione collettiva che potrebbe dare vita a un sistema di protezione originale e adeguato a questa nuova forma di organizzazione del lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche nei Paesi pi\u00f9 avanzati su questo terreno, come Gran Bretagna e Francia, si riconosce la necessit\u00e0 che questo segmento della forza-lavoro, indipendentemente dalla qualificazione della prestazione lavorativa come subordinata o autonoma, fruisca quanto meno di una protezione essenziale costituita, innanzitutto, dal diritto alla parit\u00e0 di trattamento e non discriminazione, inoltre dal diritto di coalizione e di autotutela collettiva, a un trattamento retributivo non inferiore a uno standard minimo, alla formazione professionale continua, a servizi efficaci di assistenza nel mercato del lavoro nelle transizioni occupazionali, nonch\u00e9 alle assicurazioni pensionistica, antiinfortunistica e per il caso di malattia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo la sentenza di Torino, anche in Italia si moltiplicano i tentativi a livello territoriale di animare un dibattito politico-sindacale per sollecitare risposte e tutele per i lavoratori della\u00a0<em>gig economy<\/em>che ne sono privi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo la<em>Carta dei diritti dei lavoratori digitali<\/em>del comune di Bologna, si registrano due iniziative legislative a livello regionale in Emilia Romagna e nel Lazio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il messaggio \u00e8 chiaro: lanciare al legislatore nazionale la sfida di organizzare un lavoro di qualit\u00e0 con proiezione nel futuro che, superato il dualismo tradizionale subordinazione\/autonomia, parli un linguaggio nuovo fatto non solo di algoritmi ma da un sistema cooperativo che tenga conto anche delle esigenze dei consumatori.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0(*) Professore di diritto del lavoro, Universit\u00e0 Sapienza, Roma<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si chiamano\u00a0platform workers\u00a0e sono i lavoratori che offrono il proprio lavoro attraverso le piattaforme digitali. 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